La Global Sumud Flotilla, ancora prima della semi-violenta conclusione con l’abbordaggio dei soldati israeliani, era già diventata un marchio in grado di fornire eccezionale visibilità a chiunque ne facesse parte anche se – nella quasi totalità dei partecipanti – nulla ha fatto per far parlare di sé invece che dell’impresa collettiva internazionale.
È un fatto, ed anche una legge dei media.
Intorno alla Flotilla, però, hanno cercare di “inzuppare il biscotto” diversi interessi contrari (ne abbiamo parlato nei giorni scorsi). Il caso più noto è stato relativo a presunti screzi tra Greta Thunberg e altri componenti, come se in un movimento internazionale di volontari – non proprio un “esercito con linee di comando centralizzate” – fosse strana la discussione ed anche la differenza di vedute.
Fatto sta, comunque, che Greta era ancora a bordo della Flotilla e risulta tra gli arrestati. Fine delle speculazioni pro-Tel Aviv o governo Meloni, ecc.
Il criterio di verifica appena indicato – chi c’era e chi no sulle barche al momento dell’arresto – vale anche per episodi certamente minori, ma comunque fastidiosi e rivelatori di un demi-monde che cerca di parassitare le iniziative migliori.
Nei giorni scorsi, man mano che cresceva la preoccupazione per la salute e la vita degli equipaggi, in redazione sono arrivati numerosi messaggi che chiedevano delle condizioni di salute di questo o quell’attivista. O magari anche soltanto se un certo nome era tra quelli che avevano scelto di abbandonare la missione. Il più noto e polemico era stato Ivan Grozny, che aveva offerto alla destra di governo l’occasione cercata per mentire come sempre: “tutti gli italiani lasciano la Flotilla!”. Oppure come nel caso del fotoreporter fiorentino Niccolò Celesti.
Completamente diverso il caso della portavoce della Global Sumud Flotilla, Maria Elena Delia, scesa nei giorni scorsi ma con il preciso compito di rafforzare il rapporto con le istituzioni da terra al momento dell’attacco israeliano.
Ma tra i nomi su cui venivano chieste informazioni dai lettori ce n’erano diversi che neanche erano mai stati tra i “candidati” a salire a bordo. Alcuni perfettamente sconosciuti, altri un po’ meno ignoti, ma comunque fuori dal giro.
È venuto così fuori che in occasione delle soste nei porti (Genova, Otranto, Siracusa, Gallipoli, ecc.) un sacco di compagni e semplici cittadini erano andati a portare il proprio saluto ai coraggiosi degli equipaggi, scambiando abbracci, portando regali, scattando qualche selfie.
Tutto più che normale, ovviamente, e persino bello. Solo che qualcuno – evidentemente a corto di meriti per “emergere” nel giro delle sue conoscenze – ha trasformato quei selfie in una “prova della presenza a bordo” di una delle imbarcazioni. Un po’ come far credere di essere un buon calciatore perché si può mostrare un selfie con Totti...
Piccole miserie umane, in quella ricerca spasmodica del “quarto d’ora di celebrità” cui ognuno pensa di aver diritto.
Al momento degli abbordaggi c’erano a bordo 37 attivisti, parlamentari o giornalisti con cittadinanza del nostro paese. Questi – e solo questi – possono fregiarsi di essere stati sulla Sumud Flotilla e di essere stati per questo “arrestati” dall’esercito dei genocidi. E sarà facilissimo, una volta che saranno rientrati, verificare chi – dal suo divano di casa – millantava gesta eroiche.
Come si vede, e paradossalmente, anche un arresto può diventare utile a far crescere la conoscenza e selezionare meglio le proprie compagnie.
Qui di seguito la lista degli arrestati e la barca su cui erano saliti:
Su Hio c’era un italiano, Lorenzo D’Agostino (giornalista indipendente con numerose collaborazioni internazionali, attualmente collaboratore de il manifesto).
Su Huga (Haifa) nessuno.
Sulla Jannot III, Andrea Sebastiano Tribulato
Sulla Karma: Giacomo Migliore (Arci), Margherita Cioppi (Arci), Arturo Scotto (parlamentare del PD), Annalisa Corrado (europarlamentare PD), Paolo Romano (consigliere regionale Lombardia, Od), Saverio Tommasi (giornalista di Fanpage), Yassine Lafram (presidente dell’Ucoi e imam di Bologna), Michele Saponaro (skipper), Romano Notarianni (presidente dell’Arci di Milano).
Sulla Mohammad Bhar, nessuno.
Morgana (Nuseirat), su cui si trovano 5 italiani: Barbara Schiavulli (direttrice di Radio Bullets), Benedetta Scuderi (giovani Verdi, Avs), Carlo Alberto Biasioli (operatore culturale a Ravenna), Jose Nivoi (portuale del Calp, Collettivo Autonomo Lavorati Portuali di Genova, dirigente dell’USB), Marco Croatti (senatore Cinque Stelle),
Otaria (Bir al Sabe’) con 6 italiani: Adriano Veneziani, Alessandro Mantovani (giornalista de Il Fatto Quotidiano, ex il manifesto), Cesare Tofani, Dario Crippa (attivista, figlio dell’assessora alla pace di Bergamo), Giorgio Patti, Manuel Pietrangeli.
Oxygono, nessuno.
Seulle (Kaysariyah): 4 italiani, Fabrizio De Luca, Paolo De Montis, Ruggero Zeni, Silvia Severini.
Sirius con un italiano: Nicolas Calabrese.
Sulla Paola 1, Abderrahmane Amajou (presidente di ActionAid Italia, ex consigliere comunale a Bra)
Spectre, nessuno
Yulara (Yata), nessuno
All Inn (Khan Yunis) gli italiani Pietro Queirolo Palmas e la Alma con Antonio La Piccirella e Simone Zambrin.
Cinque italiani – Sara Masi, Federica Frasca, Marco Orefice, Irene Soldati, Gonzalo Nestor Fabian Di Pretoro – sono invece stati sequestrati dalla nave Aurora.
Dell’equipaggio di Grande Blu fanno parte Emanuela Pala (giornalista di La7) e Luca Poggi.
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