Ci eravamo abituati alla profusione di notizie false sul Venezuela, ma quanto avvenuto oggi giovedì 5 settembre 2024 passa davvero ogni limite, anche per il diretto coinvolgimento di istituzioni italiane in prima persona.
La prima bufala infatti appare sul sito X: si tratta di un messaggio del ministro degli Esteri Tajani che inventa di sana pianta la decisione del presidente della Repubblica bolivariana del Venezuela, Nicolas Maduro, di “anticipare il Natale”.
Vorremmo rassicurare Tajani, qualora sia in buona fede, che i Venezuelani e le Venezuelane continueranno a celebrare il Natale, festività molto sentita nel Paese, il 25 dicembre al pari del resto del mondo.
Occorre però chiedersi quali siano le radici della gigantesca topica di Tajani che, in quanto rappresentante massimo della politica estera italiana avrebbe l’obbligo di maneggiare e verificare con cura le informazioni prima di esporre se stesso, il governo di cui fa parte e tutto il Paese, a una bruttissima figura, oltre il ridicolo.
La seconda fake news è invece stata diffusa dalla principale agenzia informativa nazionale, l’ANSA, secondo la quale il Parlamento colombiano avrebbe votato all’unanimità una mozione per chiedere l’arresto di Maduro alla Corte penale internazionale. Stranamente di tale notizia non v’è traccia sulla stampa colombiana.
Approfondendo quanto riportato da un sito brasiliano si capisce che in realtà si tratta di una lettera indirizzata alla Corte penale internazionale che è stata sottoscritta da 30 congressisti colombiani su 296. L’approvazione da parte del Parlamento colombiano, mai avvenuta, è stata autocertificata dalla redattrice della lettera, tale congressista colombiana Paloma Valencia, in un video autoprodotto.
Si tratta quindi di una volgarissima bufala a evidenti fini autopromozionali. Resta da capire come possa la principale agenzia informativa nazionale, un tempo dotata di prestigiosa professionalità in campo giornalistico, essere incorsa in una cantonata del genere, purtroppo ripresa anche da taluni giornali, tra i quali il Fatto Quotidiano e il Messaggero veneto.
Oltretutto l’ANSA, e sulla sua scia i disattenti quotidiani che hanno ripreso la bufala, l’hanno ulteriormente arricchita facendo menzione di un’unanimità che neanche la stessa Valencia si era peritata di affermare.
Possiamo quindi concludere che la forsennata campagna di bugie e falsità contro il legittimo governo del Venezuela bolivariano sta facendo illustri vittime e cioè là credibilità e rispettabilità del governo e dell’informazione italiana.
Il che come cittadini italiani ci dispiace fortemente e vorremmo chiedere a tutti i soggetti implicati una formale smentita e altrettanto formali scuse non solo al governo di Caracas ma al popolo italiano subissato di improponibili e ridicole menzogne.
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Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.
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06/09/2024
30/08/2015
I volenterosi amici dei torturatori israeliani
E' difficile smentire un filmato girato in presa diretta, dove un soldato israeliano armato e col passamontagna insegue un bambino palestinese di 12 anni, per di più con un braccio ingessato, la prende per il collo, lo sbatte sui massi e piacevolezze del genere per lunghi minuti.
E' difficile, ma qualche volenteroso complice di un torturatore si trova sempre. Sottoponiamo perciò alla vostra attenzione questo lancio dell'agenzia Ansa, la "matrice" da cui quasi tutti i giornalisti apprendono una notizia e la "inquadrano" dentro un certo contesto.
Noterete che, riprendendo un articolo altrettanto infame del britannico Daily Mail, il video viene definito "controverso", come se ci potesse essere un equivoco di fondo su quello che si vede.
Si parla di "provocazione palestinese", come se qualcuno avesse buttato il bambino addosso al "povero soldato" che, non sapendo come reagire alla "provocazione", fa quello che fa avendo una qualche "giustificazione".
Non basta. Intervengono diverse donne palestinesi, tra cui una ragazzina di 15 anni. La quale cerca come altre donne di sottrarre il bambino alla morsa strangolatrice del soldato israeliano. Il quale perde la testa, tira cazzotti, brandisce il fucile mitragliatore mentre siede sul corpo del bambino. La ragazzetta ha ovviamente una famiglia e una storia. E quindi se la sua famiglia è di "attivisti", diventa giocoforza "ovvio" che se la vanno a cercare, no?
Peggio. La ragazza è stata protagonista di altre proteste antioccupazione militare, tanto da guadagnarsi un riconoscimento internazionale. Quindi, fa capire l'ignoto estensore del testo che dovrà influenzare tutta la stampa nazionale, non dovete commuovervi vedendo la violenza che subisce, perché gli "attivisti palestinesi", ancorché minorenni e di sesso femminile, "meritano" di essere trattati in quel modo. Se poi, addirittura, mentre il soldato le tira un cazzotto, la ragazzina morde la mano che la picchia, ecco che - come fate a non capirlo - si dimostra che è la ragazza la vera "violenta". Non il soldato, no?
Anzi, tutta la sequenza sarebbe una messinscena dei palestinesi, autori di una "aggressione" nei confronti del "povero soldato".
Si prosegue dunque ironizzando sulla ragazza, utilizzando a piene mani le informative dell'esercito occupante.
Ci sembra dunque utile proporvi sia il video che il lancio Ansa, perché possiate liberamente trarre le vostre conclusioni sull'attendibilità di questo modo di fare disinformazione.
E' difficile, ma qualche volenteroso complice di un torturatore si trova sempre. Sottoponiamo perciò alla vostra attenzione questo lancio dell'agenzia Ansa, la "matrice" da cui quasi tutti i giornalisti apprendono una notizia e la "inquadrano" dentro un certo contesto.
Noterete che, riprendendo un articolo altrettanto infame del britannico Daily Mail, il video viene definito "controverso", come se ci potesse essere un equivoco di fondo su quello che si vede.
Si parla di "provocazione palestinese", come se qualcuno avesse buttato il bambino addosso al "povero soldato" che, non sapendo come reagire alla "provocazione", fa quello che fa avendo una qualche "giustificazione".
Non basta. Intervengono diverse donne palestinesi, tra cui una ragazzina di 15 anni. La quale cerca come altre donne di sottrarre il bambino alla morsa strangolatrice del soldato israeliano. Il quale perde la testa, tira cazzotti, brandisce il fucile mitragliatore mentre siede sul corpo del bambino. La ragazzetta ha ovviamente una famiglia e una storia. E quindi se la sua famiglia è di "attivisti", diventa giocoforza "ovvio" che se la vanno a cercare, no?
Peggio. La ragazza è stata protagonista di altre proteste antioccupazione militare, tanto da guadagnarsi un riconoscimento internazionale. Quindi, fa capire l'ignoto estensore del testo che dovrà influenzare tutta la stampa nazionale, non dovete commuovervi vedendo la violenza che subisce, perché gli "attivisti palestinesi", ancorché minorenni e di sesso femminile, "meritano" di essere trattati in quel modo. Se poi, addirittura, mentre il soldato le tira un cazzotto, la ragazzina morde la mano che la picchia, ecco che - come fate a non capirlo - si dimostra che è la ragazza la vera "violenta". Non il soldato, no?
Anzi, tutta la sequenza sarebbe una messinscena dei palestinesi, autori di una "aggressione" nei confronti del "povero soldato".
Si prosegue dunque ironizzando sulla ragazza, utilizzando a piene mani le informative dell'esercito occupante.
Ci sembra dunque utile proporvi sia il video che il lancio Ansa, perché possiate liberamente trarre le vostre conclusioni sull'attendibilità di questo modo di fare disinformazione.
Un controverso video sulle violenze in Cisgiordania, diventato virale sul web, scatena le polemiche.
Nelle immagini, un ragazzino palestinese con un braccio ingessato viene bloccato duramente da un soldato israeliano, nel villaggio di Nabi Saleh, in Cisgiordania. Poco dopo, un gruppo di palestinesi, incluse diverse donne e una ragazzina si scagliano sul militare, aggredendolo. La giovane, di circa 15 anni, finisce col mordere il soldato.
A questo punto, il comando israeliano decide di soprassedere e sospendere il fermo del ragazzino, di cui in precedenza era stato deciso l'arresto, "perché lanciava sassi contro i militari". Il tutto si è svolto davanti a operatori e fotografi dei media internazionali.
Il britannico Daily Mail, pubblicando foto e video della vicenda esprime "dubbi" sull'autenticità della scena, e accusa i palestinesi di "aver orchestrato" l'aggressione.
In particolare, si spiega, la ragazzina che morde il soldato a una mano "è Ahed Tamimi" la teenager ribattezzata nel 2012 la "piccola pasionaria" palestinese, quando divenne celebre per essere stata ripresa mentre si lanciava a pugni chiusi contro una pattuglia israeliana in Cisgiordania. Tanto celebre che il presidente turco Recep Tayyp Erdogan le consegnò il 'Premio Handala' per il coraggio.
E' figlia di attivisti palestinesi nel villaggio di Nabi Saleh, "in passato finiti in carcere per aver istigato i giovani a lanciare pietre contro i soldati e organizzare marce senza permesso", scrive ancora il Daily Mail. I blogger israeliani l'hanno ribattezzata "Shirley Temper", 'Shirley la furia', e la definiscono una "Pallywood star", un termine coniato da Richard Landes per descrivere le presunte manipolazioni dei media da parte palestinese.
Il portavoce dell'Esercito israeliano ha confermato che la vicenda si è svolta nell'ambito di violenti scontri, e che il ragazzino con il braccio rotto lanciava sassi contro i militari.
Dopo l'intervento delle donne e della ragazzina, "è stato deciso di non procedere al fermo".
Fonte
Nelle immagini, un ragazzino palestinese con un braccio ingessato viene bloccato duramente da un soldato israeliano, nel villaggio di Nabi Saleh, in Cisgiordania. Poco dopo, un gruppo di palestinesi, incluse diverse donne e una ragazzina si scagliano sul militare, aggredendolo. La giovane, di circa 15 anni, finisce col mordere il soldato.
A questo punto, il comando israeliano decide di soprassedere e sospendere il fermo del ragazzino, di cui in precedenza era stato deciso l'arresto, "perché lanciava sassi contro i militari". Il tutto si è svolto davanti a operatori e fotografi dei media internazionali.
Il britannico Daily Mail, pubblicando foto e video della vicenda esprime "dubbi" sull'autenticità della scena, e accusa i palestinesi di "aver orchestrato" l'aggressione.
In particolare, si spiega, la ragazzina che morde il soldato a una mano "è Ahed Tamimi" la teenager ribattezzata nel 2012 la "piccola pasionaria" palestinese, quando divenne celebre per essere stata ripresa mentre si lanciava a pugni chiusi contro una pattuglia israeliana in Cisgiordania. Tanto celebre che il presidente turco Recep Tayyp Erdogan le consegnò il 'Premio Handala' per il coraggio.
E' figlia di attivisti palestinesi nel villaggio di Nabi Saleh, "in passato finiti in carcere per aver istigato i giovani a lanciare pietre contro i soldati e organizzare marce senza permesso", scrive ancora il Daily Mail. I blogger israeliani l'hanno ribattezzata "Shirley Temper", 'Shirley la furia', e la definiscono una "Pallywood star", un termine coniato da Richard Landes per descrivere le presunte manipolazioni dei media da parte palestinese.
Il portavoce dell'Esercito israeliano ha confermato che la vicenda si è svolta nell'ambito di violenti scontri, e che il ragazzino con il braccio rotto lanciava sassi contro i militari.
Dopo l'intervento delle donne e della ragazzina, "è stato deciso di non procedere al fermo".
Fonte
22/02/2015
"Governi di sinistra" in Europa? Solo uno...
Bisogna ringraziare l'Ansa, che forse senza volerlo ci ha
dato una notizia: in Europa fino a un mese fa non c'erano "governi di
sinistra". Con buona pace dei fan di Renzi (Vendola compreso, visto che
continua a farci accordi in Parlamento e per le elezioni regionali), gli
imbonitori di Repubblica e Tg3...
Una novità comunque rispetto agli altri governi del continente, che prendono le "riforme strutturali" consigliate (è un eufemismo, sia chiaro) e le applicano senza fiatare. La novità è riconosciuta da tutti, a denti stretti (persino da Repubblica, è tutto dire); ma naturalmente si spera che duri un attimo.
Sì, perché altri governi servi stanno per affrontare il giudizio degli elettori e la sola presenza di un esecutivo che prova almeno a "contrattare" può risultare fatale. Non è un caso che nel vertice europeo i più duri con Varoufakis e Tsipras siano stati – tedeschi a parte, che non fa più notizia – gli spagnoli Rajoy e De Guindos, che a un certo punto non volevano firmare il testo finale. Lo si può capire, Rajoy guarda i sondaggi di casa sua e sente che la distanza con Podemos è già grandissima oggi; se la Grecia di Syriza resiste fino al voto spagnolo per il vecchio franchista corrotto non ci sarebbe scampo...
In termini diversi, la questione al centro è ormai quella della sovranità. Non quella "nazionale" cara ai fascisti, ma quella popolare, che dovrebbe invece stare a cuore di chi si dice "di sinistra". E' curioso come molti attivisti "comunisti" siano rimasti affascinati, anni fa, dalla retorica capitalista antisovranista. Come se non potessero proprio arrivare a capire che in ballo non c'era davvero "la nazione", ma il diritto di una popolazione di scegliersi il modo di vivere. E di cambiare, se quello vecchio non gli piace più. Un diktat travestito da "europeismo" (e condito con cazzate immonde, come "la pace in Europa dal '45 ad oggi", quasi che Jugoslavia e Ucraina fossero in un altro emisfero), che ha convinto in realtà chi voleva confondere "la politica" con un seggio da consigliere, senza più alcuna voglia di rompere le scatole ai manovratori.
Se bisognasse dar retta a questi social-confusi, bisognerebbe oggi dire che il governo Syriza è "sovranista"...
E invece, come è costretto a far notare anche Andrea Bastasin de IlSole24Ore,
Il problema è che persino le "politiche di austerità" – se si accetta di restare entro quella gabbia logica e operativa – sono comunque "flessibili" abbastanza da consentire a un governo di scegliere una soluzione o l'altra per raggiungere lo stesso obiettivo.
Fonte
"E siccome nessuno pensa a dare carta bianca all'unico Governo di sinistra europeo, l'intesa raggiunta non lascia molto spazio alla Grecia: sarà monitorata passo dopo passo in tutte le decisioni che prende, e non riceverà nemmeno un euro se le misure che prenderà non saranno approvate dall'Eurogruppo".Il redattore Ansa sta descrivendo il lavoro improbo del governo Tsipras, che domani dovrà presentare la sua lista di riforme tenendo conto però della cornice (gabbia, più precisamente) dell'equilibrio dei conti preteso dalla "grande Troika" (Bce, Ue, Fmi). In pratica, dovrà far quadrare la propria volontà di ridare un po' di respiro alla popolazione e all'economia usando una massa di risorse che più micragnosa non potrebbe essere. Quel che produrrà, in un senso o in un atro, sarà anche la misura del "riformismo possibile" nell'Unione Europea attuale.
Una novità comunque rispetto agli altri governi del continente, che prendono le "riforme strutturali" consigliate (è un eufemismo, sia chiaro) e le applicano senza fiatare. La novità è riconosciuta da tutti, a denti stretti (persino da Repubblica, è tutto dire); ma naturalmente si spera che duri un attimo.
Sì, perché altri governi servi stanno per affrontare il giudizio degli elettori e la sola presenza di un esecutivo che prova almeno a "contrattare" può risultare fatale. Non è un caso che nel vertice europeo i più duri con Varoufakis e Tsipras siano stati – tedeschi a parte, che non fa più notizia – gli spagnoli Rajoy e De Guindos, che a un certo punto non volevano firmare il testo finale. Lo si può capire, Rajoy guarda i sondaggi di casa sua e sente che la distanza con Podemos è già grandissima oggi; se la Grecia di Syriza resiste fino al voto spagnolo per il vecchio franchista corrotto non ci sarebbe scampo...
In termini diversi, la questione al centro è ormai quella della sovranità. Non quella "nazionale" cara ai fascisti, ma quella popolare, che dovrebbe invece stare a cuore di chi si dice "di sinistra". E' curioso come molti attivisti "comunisti" siano rimasti affascinati, anni fa, dalla retorica capitalista antisovranista. Come se non potessero proprio arrivare a capire che in ballo non c'era davvero "la nazione", ma il diritto di una popolazione di scegliersi il modo di vivere. E di cambiare, se quello vecchio non gli piace più. Un diktat travestito da "europeismo" (e condito con cazzate immonde, come "la pace in Europa dal '45 ad oggi", quasi che Jugoslavia e Ucraina fossero in un altro emisfero), che ha convinto in realtà chi voleva confondere "la politica" con un seggio da consigliere, senza più alcuna voglia di rompere le scatole ai manovratori.
Se bisognasse dar retta a questi social-confusi, bisognerebbe oggi dire che il governo Syriza è "sovranista"...
E invece, come è costretto a far notare anche Andrea Bastasin de IlSole24Ore,
"La sovranità democratica nazionale non è la vittima del negoziato tra Atene e Bruxelles. La dura alternativa imposta al governo greco – e in futuro potenzialmente ad altri paesi – tra uscire dall'euro o tradire le promesse elettorali, ha solo reso espliciti i limiti della sovranità di un paese ad alto debito".Chiaro? Se sei indebitato, non hai sovranità; se sei un creditore – tedesco, of course – sì.
In molti casi durante la crisi, le democrazie nazionali hanno dovuto fare i conti con le compatibilità europee: referendum (in Irlanda e in Grecia), elezioni (in Spagna e in Italia), sentenze delle corti costituzionali (in Germania e in Portogallo) sono stati oggetto di un tiro alla fune con Bruxelles. L'Italia lo sa meglio di altri: nell'ottobre 2011 arrivarono a Roma una ventina di tecnici della Commissione europea e della Bce. Al successivo vertice di Cannes, il governo accettò l'invio degli esperti del Fondo monetario. Anche noi, come oggi i greci, abbiamo taciuto il nome della “Troika”.Di questo c'eravamo sicuramente accorti in tempo reale, scrivendo di "invasione" all'atto di nascita del governo Monti (quando gli stessi imbecilli, semplici "antiberlusconiani", non certamente "di sinistra", andavano a festeggiare sotto il Quirinale). Ma accettiamo volentieri la tardiva confessione del giornale di Confindustria.
Il problema è che persino le "politiche di austerità" – se si accetta di restare entro quella gabbia logica e operativa – sono comunque "flessibili" abbastanza da consentire a un governo di scegliere una soluzione o l'altra per raggiungere lo stesso obiettivo.
La fine della sovranità è un alibi: nei paesi dell'euro, il 50% del Pil resta intermediato dagli stati; i divari nei livelli di tassazione sono molto ampi. Ci sono i margini fiscali per realizzare politiche nazionali che assecondino le preferenze dei cittadini. Il vero discrimine è tra politiche – nazionali ed europee – favorevoli alla crescita e politiche, in tal senso, inefficienti a fronte di debiti eccessivi.Traduciamo: è vero, la Troika preferisce e consiglia "riforme strutturali" favorevoli al capitale finanziario (debito da ripagare) e imprese multinazionali (compressione di salari e diritti dei lavoratori dipendenti). Ma i governi potrebbe, in qualche misura, scegliere tra opzioni diverse a parità di conti. Se non lo fanno – tutti i governi d'Europa, meno uno, finora – è perché sono complici "di classe". Renzi per primo, per quanto ci riguarda direttamente.
Fonte
25/05/2014
Caso Alpi-Hrovatin Due servizi segreti e le versioni a scelta
Gli atti declassificati sul ‘Caso Alpi’ visti dall’ANSA. Due servizi segreti due versioni in forte contraddizione. La versione Sisde - servizi segreti interni - amata dai sostenitori della trama internazionale, e la versione Sismi - i servizi esteri che in Somalia operavano - ridefinisce la trama.
Senza la virtù del dubbio
Per questione personale di chi manda avanti questo blog, sulla questione Alpi la regola è della assoluta neutralità. Omettendo per una volta la proclamata ‘Virtù del dubbio’. Senza turbare verità consacrate. Testo ANSA: “Traffico d’armi. L’indiziato numero uno della ragione della morte di Ilaria Alpi e del suo operatore Miran Hrovatin uccisi a Mogadiscio il 20 marzo del 1994 fa capolino fin da subito, meno di due mesi dopo l’esecuzione dei due giornalisti. A mettere l’ipotesi nero su bianco è il Sisde, il servizio segreto interno. In un’informativa riservata del maggio 1994 suggerisce anche i nomi di quattro possibili mandanti. Tutti somali. Non solo. Le fonti del Sisde puntano il dito contro la cooperativa italo-somala Somalfish, sui cui pescherecci sarebbero transitate le armi”.
| Ilaria Alpi a Mogadiscio |
Versione numero 1
L’ANSA offre i dettagli. “In quell’informativa - trasmessa pochi mesi dopo, tra gli altri, al ministero dell’Interno e alla Procura di Roma - si delinea subito il possibile filo d’Arianna che attraversa la vicenda Alpi-Hrovatin e la fitta coltre di misteri che da 20 anni la circonda. In particolare, il Sisde indica, sulla base di non meglio precisate ‘fonti fiduciarie’, quattro somali come ‘probabili mandanti dell’omicidio: il colonnello Sheikh Osman (trafficante d’armi del clan Murasade), Said Omar Mugne (amministratore della Somalfish), Mohamed Ali Abukar e Mohmaed Samatar. Fatale, per i due reporter, sarebbe stato il viaggio al porto di Bossaso, dove sarebbero saliti a bordo della motonave ’21 ottobre’, vascello della Somalfish, e avrebbero documentato una partita d’armi marchiata CCCP.
Il Sismi stoppa il Sisde
“Ma non è tutto. Tra gli incartamenti desecretati c’è anche la nota del Sisde, sempre del 1994 la cui esistenza è già emersa nel corso dei processi, in cui si indicavano come ‘mandanti o mediatori tra mandanti ed esecutori del duplice omicidio’, il faccendiere Giancarlo Marocchino ed Ennio Sommavilla, un altro connazionale ben introdotto in Somalia. L’informativa, però, all’epoca viene girata al Sismi (e solo al Sismi), il servizio segreto esterno. Come si evince da un memorandum compilato dal Sisde nel 2002 per il Copaco, il Sismi di fatto stoppa i ‘cugini’ smentendo la veridicità delle affermazioni. Stop fino al novembre del 1997 quando, attraverso il Cesis, la nota viene finalmente inoltrata alla procura di Torre Annunziata, nel processo penale “Cheque to Cheque”.
Sismi depistato o Sisde dietrologo?
La cronaca ANSA è talmente dettagliata che quasi crea confusione. “Poco prima, a fine ’96, spunta un’altra informativa, stavolta del Sismi, nella quale si sottolinea che, secondo ambienti dell’Olp il mandante dell’omicidio di Ilaria Alpi e dell’operatore Miran Hrovatin sarebbe stato il generale Aidid, signore della guerra somalo, destinatario del traffico d’armi, poi ‘stornato’ in Yemen per i reduci afghani. Marocchino sarebbe stato implicato nel traffico, usando per lo scopo alcune navi della cooperazione Italia-Somalia”. Non risulta detto da alcuni documento che nella sostanza si confrontano due ipotesi sulla tragedia Alpi-Hrovatin, quella ormai più diffusa dei segreti svelati dai due giornalisti, e l’altra, quella della casualità d’essersi trovati nel posto e nel momento sbagliato.
Le complessità Sisde
“Nel memorandum del 2002 compilato dal Sisde si mettono diversi puntini sulle ‘i’: è una sorta di ‘bigino’ del caso Alpi-Hrovatin”, scrive il collega dell’ANSA. “Innanzitutto ci si sofferma sul ruolo di Mugne, l’amministratore della Somalfish. Già uomo forte di Barre in Italia, dove studia e quindi prende casa, a Bologna, è di fatto il dominus che gestisce il traffico d’armi per la Somalia attraverso i pescherecci della società”. Ancora: “I servizi lo segnalano come parte attiva in una spedizione di artiglieria leggera e kalashnikov verso il suo paese. Abbandonata la Somalia, Mugne si è trasferito in Yemen, dove avrebbe continuato ad esercitare l’attività di trafficante, qui legato a doppio filo con Osama bin Laden. Ascoltato da diversi magistrati in Italia, ha sempre negato ogni coinvolgimento”.
Marocchino tutti gli usi
“Nel rapporto torna poi la figura di Marocchino, legato per via della moglie somala al presidente ad interim Ali Mahdi e primo ad essere intervenuto sul luogo dell’omicidio. Quel che se ne ricava è la figura di un avventuriero con le mani in pasta ovunque, in buoni rapporti con le diverse fazioni in guerra in Somalia e punto di riferimento per i contingenti militari dell’operazione Restore Hope dell’Onu. Tanto che nel 1993, recita il memorandum sulla base di informazioni del Sismi, “in un contesto di collaborazione internazionale, all’interno del compound di Marocchino a Mogadiscio, sarebbe stato individuato un container carico di armi e munizioni. Se il servizio di intelligence esterno smentisce un suo ruolo diretto nell’affaire Alpi-Hrovatin, non ne esclude uno “indiretto”.
| Miran Hrovatin |
I morti che aiutano i vivi
Torniamo ai testi sacri della cronaca giudiziaria. Finale con una ipotesi a metà strada tra Sisde e Sismi: “Ovvero ‘la complicità da parte del capo della sicurezza di Marocchino agli esecutori del duplice omicidio, all’insaputa dello stesso Marocchino”. Informativa che viene trasmessa agli organi inquirenti il 29 dicembre del 1994. Marocchino ha sempre negato ogni addebito e i processi che si sono svolti non lo hanno toccato ed anzi è stato parte offesa per calunnia”. Pare di capire che il sempre chiamato in causa Marocchino, per la magistratura italiana sia innocente. E le deduzioni di intelligence basate su ‘fonti fiduciarie’ ma anonime non danno certezze. Ipotesi, sospetti, la speranza di trovare delle motivazioni ‘alte’ a quanto di terribile è accaduto. Senza verità assolute a darci ragione.
Fonte
Proprio utili questi atti declassificati...
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