Lo dice da Strasburgo, in mezzo a una sequela di insulti rivolti a chi le chiede di dimettersi per la telefonata di "solidarietà" con cui Anna Maria Cancellieri - prefetto di carriera in pensione ed ex ministro, prima degli interni, ora della giustizia - si "metteva a disposizione della moglie di Ligresti, per quanto riguardava il "trattamento" riservato alla figlia, detenuta e improvvisamente colpita da anoressia.
"E' falso e bugiardo chi sostiene che io sia intervenuta sulla magistratura. Non chiederei nulla che non fosse nel rispetto della legge. Non mi sono mai occupata di scarcerazione, è una falsità, non ho mai fatto nulla che non sia un mio preciso compito: non è mai successo che il Dap intervenisse per una scarcerazione. Chi dice questo è falso, bugiardo e ignorante".
Ma in ogni caso, e nonostante la "blindatura" offertale sia da Enrico Letta che Napolitano, che da tutto il Pdl (strana cordata, non vi pare?), s'è detta disposta a farsi da parte - "se me lo chiedono" - purché il governo Letta vada avanti. "Posso anche fare un passo indietro se il Paese lo chiederà, a me interessa che il governo Letta vada avanti e continui perché è l'unica e giusta risposta ai bisogni del Paese. Ma io resterò nel governo solo se potrò farlo con piena dignità, non sarò mai un ministro dimezzato".
Domani è comunque attesa nei due rami del Parlamento per "riferire" sul caso che la riguarda. I Cinque stelle avrebbero preparato una mozione di sfiducia; il Pd (per tre quarti) vedrebbe con favore le dimissioni, anche per giocarsela meglio con la decadenza di Berlusconi. Alta politica, tutta "etica" e "senso di responsabilità"...
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Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.
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05/11/2013
04/11/2013
L’incredibile perizia medica per la Ligresti: se anche il carcere divide i ricchi dai poveri
La galera non si augura a nessuno, nemmeno ai nemici. Nemmeno ai ricchi, stavamo per dire. Poi ci è capitato questo articolo scritto peraltro sul moderatissimo Repubblica, dalla certo non estremista - ma seria - sociologa Chiara Saraceno, e ci siamo fermati.
Il problema è in fondo semplice: i ricchi in galera ci vanno poco, e solo in casi estremi, perché hanno loro il pallino del potere in mano. Loro hanno segnalato buona parte dei governanti per la nomina, loro possiedono le conoscenze e i numeri di telefono giusti, loro possono "sistemare" situazioni che per qualunque comune mortale sono drammatiche.
Loro possono naturalmente anche pagare medici, periti e perizie mediche. Ma fin qui mai ci era capitato di sentir teorizzare - da un perito affettuoso, ma evidentemente poco attento alla propria credibilità - che chi è possidente "non può" sopravvivere alla galera perché troppo abituato a diversi e più salubri standard di vita. I poveri, invece, e come si sa, possono tollerare tutto. Anche la galera. Per fortuna che siamo di sana e robusta costituzione, anche se con le tasche vuote...
Vien quasi da rimpiangere i tempi in cui era prevista la galera per debiti... e anche per i fallimenti. Tre quarti della classe dirigente attuale, a partire da quella imprenditorial-finanziaria, sarebbe permanentemente "al gabbio".
*****
Forse a Giulia Ligresti non occorreva neppure l’interessamento della ministra della Giustizia Cancellieri perché il tribunale valutasse il suo stato di salute come troppo rischioso per la sua incolumità psico-fisica e quindi ne decidesse la scarcerazione. Bastava la sua condizione di persona ricca e privilegiata, non abituata quindi ai disagi. Secondo la perizia medica alla base della decisione del tribunale, infatti, proprio la sua condizione di persona abituata ai privilegi e agli agi l’ha resa particolarmente inadatta a sostenere l’esperienza carceraria. Secondo il perito, Giulia Ligresti soffriva “di un disturbo dell’adattamento, che è un evento stressante in modo più evidente per chi sia alla prima detenzione e in particolar modo per chi sia abituato a una vita particolarmente agiata, nella quale abbia avuto poche possibilità di formarsi in situazioni che possano, anche lontanamente, preparare alla condizione di restrizione della libertà e promiscuità correlate alla carcerazione».
Se ne deduce che invece chi non è abituato a una vita particolarmente agiata ha più facilità ad adattarsi alle condizioni di vita in carcere. Ne deriva, per seguire fino in fondo la logica di questo ragionamento, che l’istituzione carceraria deve essere particolarmente attenta ai bisogni e alle difficoltà di chi arriva in carcere da una vita di privilegi. Una attenzione che invece non è necessaria nei confronti dei poveri cristi che ci arrivano da vite modeste. Le “difficoltà di adattamento” di questi ultimi, e più generalmente il loro malessere, devono essere molto più vistosi per avere una possibilità di essere presi in considerazione. E non sempre ciò basta, proprio perché mancano loro le conoscenze, il know how, per mobilitare perizie e richiamare l’attenzione. Se poi, oltre a non essere agiate, presentano anche qualche tipo di vulnerabilità sociale (piccoli precedenti, tossicodipendenza, segnalazione ai servizi sociali e simili), le loro condizioni di malessere rischiano di essere sistematicamente ignorate o sottovalutate - qualche volta fino alla morte, come è avvenuto per il povero Cucchi: prima picchiato da chi lo aveva arrestato, poi lasciato morire dai medici per carenza di assistenza medica e per mancanza di cibo e di liquidi.
La ministra Cancellieri afferma di essere intervenuta per motivi umanitari e di averlo fatto in un altro centinaio di casi rimasti sconosciuti e riguardanti sconosciuti. Sarà sicuramente vero. Ma proprio per questo preoccupante, soprattutto se messo insieme alle argomentazioni del perito del caso Ligresti. Segnala che, nel girone infernale delle carceri italiane, la possibilità che i detenuti continuino a essere considerati esseri umani con diritto alla dignità e integrità personale e alla cura è affidato - come nell’ancien régime - alla discrezionalità di chi ha il potere di accogliere una supplica o ai privilegi riconosciuti alla ricchezza e allo status sociale - incluso il privilegio di vedersi riconosciuto un plus
di vulnerabilità e sofferenza. Quanti altri detenuti si trovano in condizioni di “disadattamento grave” alle condizioni carcerarie, ma non hanno modo di attirare l’attenzione della ministra, o non viene loro neppure in mente di poterlo fare, e non sono abbastanza agiati da sollecitare la comprensione di un perito? Se non affronta l’ineguale diritto all’umanità dei detenuti nelle carceri italiane, il diritto alla propria umanità rivendicato dalla ministra non è altro che la rivendicazione del diritto alla discrezionalità benevola in assenza di diritti e garanzie per tutti.
Da la Repubblica
Fonte
Altro che al gabbio, sta gente va appesa per il collo porca puttana!
Un ministro al telefono. E le cose si aggiustano
“I domiciliari a Giulia Ligresti sono stati concessi per una serie di "circostanze obiettive" e "sarebbe arbitraria e del tutto destituita di fondamento ogni illazione che ricolleghi la concessione degli arresti domiciliari a circostanze esterne di qualunque natura" afferma in una nota il procuratore capo di Torino, Gian Carlo Caselli, in merito al caso Fonsai. Il procuratore è tornato ad intervenire fornendo tutti gli assist necessari al Ministro Cancellieri finito nella bufera per le telefonate sulle condizioni di salute della detenuta "eccellente" Giulia Ligresti.
Nel comunicato il dott. Caselli sottolinea che: "tutte le risultanze del fascicolo (ormai pubbliche e riscontrabili: documenti, acquisizioni processuali, atti d'indagine e accertamenti peritali) testimoniano in modo univoco e incontrovertibile che la concessione degli arresti domiciliari è avvenuta esclusivamente in base alla convergenza di decisive circostanze obiettive: le condizioni di salute verificate con consulenza medico-legale e l'intervenuta richiesta di “patteggiamento da parte dell'imputata, risalente al 2 agosto e perciò di molto antecedente le conversazioni telefoniche oggetto delle notizie". “È arbitraria e destituita di ogni fondamento ogni illazione che ricolleghi la concessione degli arresti domiciliari a circostanze esterne di qualunque natura» scrive Caselli insieme ai pm Vittorio Nessi e Marco Gianoglio, ricostruendo tempi e modalità della scarcerazione in modo tale da escludere un nesso causale tra l'interessamento del ministro (il 17 agosto) e la concessione dei domiciliari (il 28 agosto).
In realtà la prima telefonata del Ministro Cancellieri con Gabriella Fragni, la compagna del finanziere-costruttore milanese Salvatore Ligresti, risale ad un mese e mezzo prima, il 17 luglio, il giorno stesso dell’arresto di Giulia Ligresti.
Qui di seguito la telefonata del 17 luglio con la compagna di Salvatore Ligresti:
“Se tu vieni a Roma, proprio qualsiasi cosa adesso serva, non fate complimenti, guarda non è giusto, non è giusto”. Così Cancellieri si rivolge a Gabriella Fragni, compagna di Salvatore Ligresti e sua amica. Nella telefonata del 17 luglio scorso agli atti dell'inchiesta di Torino su Fonsai, il ministro esprime la sua vicinanza alla Fragni. «Io sono mesi che ti voglio telefonare per dirti che ti voglio bene, la vita mi scorre in una maniera indegna». “Comunque guarda - continua - qualsiasi cosa io possa fare conta su di me, non lo so io cosa posso fare, però guarda sono veramente dispiaciuta”.. “Sono veramente dispiaciuta - insiste - Ma sono mesi che ti voglio... poi ci sono state le vicende di Piergiorgio (Peluso, il figlio del ministro Cancellieri ndr) quindi... guarda... Eh vabbé io non so se quanto mai rientrerò a Milano, ma appena riesco ad arrivarci, ormai fino a tutto settembre, ti vengo subito a trovare. Però qualsiasi cosa veramente, con tutto l'affetto di sempre... con tutto l'affetto di sempre guarda, non...”. Qui la telefonata si conclude con la Cancellieri che termina così la conversazione: “Ti abbraccio con tantissimo affetto”. Il contesto sembra quello effettivamente di una telefonata molto personale con un ministro coinvolto affettivamente dalla conoscenza diretta delle persone coinvolte nel caso giudiziario. Il problema è che non è stata l'unica telefonata.
Giulia Ligresti era stata arrestata il 17 luglio nell’ambito dell’inchiesta sul falso in bilancio della Fonsai, ma dal 18 settembre era tornata una persona libera. Il gip Ilaria Guarriello, del tribunale di Torino, infatti aveva accolto la richiesta presentata dai difensori della donna, Alberto Mittone e Gianluigi Tizzoni, di revocare anche gli arresti domiciliari concessi ad agosto. La figlia dell'ingegner Salvatore Ligresti aveva patteggiato lo scorso 3 settembre, uscendo così dall'inchiesta su Fonsai.
Colpisce non poco un passaggio dell’articolo del Sole 24 Ore del 19 settembre secondo cui: “La scelta di Giulia ha spiazzato gli altri indagati, rompendo il fronte difensivo comune. E adesso i magistrati stanno lavorando anche per capire se, nei mesi scorsi, ci siano stati dei tentativi di influenzare le testimonianze da parte di qualcuno”.
L'udienza per il patteggiamento di Giulia Ligresti si è tenuta il 3 settembre davanti a un Gip del tribunale di Torino. La figlia dell'ingegnere di Paternò si trova in carcere dal 17 luglio scorso per le accuse di falso in bilancio aggravato e manipolazione del mercato. Ma la difesa dell'ex amministratrice del gruppo Fondiaria Sai aveva trovato un accordo con la procura di Torino per un patteggiamento a poco meno di tre anni e al versamento di un milione di euro. Giulia Ligresti dal momento della sua carcerazione aveva perso 6 chilogrammi e, stando a quanto aveva scritto il medico, le sue condizioni di salute erano incompatibili con la detenzione, che avrebbe acutizzato precedenti patologie. Il dimagrimento riscontrato, secondo il medico, se dovesse proseguire potrebbe avere delle gravi conseguenze sulla salute di Giulia Ligresti. Alla luce di questa situazione i magistrati - che già si erano espressi favorevolmente sulla richiesta della difesa di attenuare la misura cautelare - avevano fatto richiesta al Gip per la concessione degli arresti domiciliari… e la richiesta è stata accolta.
Il Ministro Cancellieri riferirà sulla vicenda martedì al Senato alle ore 16.00. Sul suo capo pende la richiesta di dimissioni presentata, per ora, solo da un gruppo parlamentare: il M5S. "Con questo atto, dovuto al cospetto di azioni svolte interamente in ambito privato e informale da parte del Guardasigilli, il MoVimento 5 Stelle intende non solo mettere il ministro di fronte alle proprie responsabilità, ma anche ricevere tutte le informazioni del caso rispetto alla rete che, alla sua richiesta di attivazione, ha tradotto i suoi desideri in azioni", spiega la nota dei pentastellati. "Questa mozione - concludono i deputati del M5S - non è dunque un atto circoscritto, ma riguarda una vicenda la cui ampiezza ha contorni che restano al momento ancora indefiniti".
Fonte
Poi ci vengono a parlare di senso dello Stato. Qui sono tutti uguali e il senso dello stato lo applicano esclusivamente quando la longa manus delle istituzioni viene bene per sistemare i cavolacci propri, alla faccia di chi era convinto che a gettar discredito sulle istituzioni fosse soltanto Berlusconi e le zozze con cui si accompagna.
Nel comunicato il dott. Caselli sottolinea che: "tutte le risultanze del fascicolo (ormai pubbliche e riscontrabili: documenti, acquisizioni processuali, atti d'indagine e accertamenti peritali) testimoniano in modo univoco e incontrovertibile che la concessione degli arresti domiciliari è avvenuta esclusivamente in base alla convergenza di decisive circostanze obiettive: le condizioni di salute verificate con consulenza medico-legale e l'intervenuta richiesta di “patteggiamento da parte dell'imputata, risalente al 2 agosto e perciò di molto antecedente le conversazioni telefoniche oggetto delle notizie". “È arbitraria e destituita di ogni fondamento ogni illazione che ricolleghi la concessione degli arresti domiciliari a circostanze esterne di qualunque natura» scrive Caselli insieme ai pm Vittorio Nessi e Marco Gianoglio, ricostruendo tempi e modalità della scarcerazione in modo tale da escludere un nesso causale tra l'interessamento del ministro (il 17 agosto) e la concessione dei domiciliari (il 28 agosto).
In realtà la prima telefonata del Ministro Cancellieri con Gabriella Fragni, la compagna del finanziere-costruttore milanese Salvatore Ligresti, risale ad un mese e mezzo prima, il 17 luglio, il giorno stesso dell’arresto di Giulia Ligresti.
Qui di seguito la telefonata del 17 luglio con la compagna di Salvatore Ligresti:
“Se tu vieni a Roma, proprio qualsiasi cosa adesso serva, non fate complimenti, guarda non è giusto, non è giusto”. Così Cancellieri si rivolge a Gabriella Fragni, compagna di Salvatore Ligresti e sua amica. Nella telefonata del 17 luglio scorso agli atti dell'inchiesta di Torino su Fonsai, il ministro esprime la sua vicinanza alla Fragni. «Io sono mesi che ti voglio telefonare per dirti che ti voglio bene, la vita mi scorre in una maniera indegna». “Comunque guarda - continua - qualsiasi cosa io possa fare conta su di me, non lo so io cosa posso fare, però guarda sono veramente dispiaciuta”.. “Sono veramente dispiaciuta - insiste - Ma sono mesi che ti voglio... poi ci sono state le vicende di Piergiorgio (Peluso, il figlio del ministro Cancellieri ndr) quindi... guarda... Eh vabbé io non so se quanto mai rientrerò a Milano, ma appena riesco ad arrivarci, ormai fino a tutto settembre, ti vengo subito a trovare. Però qualsiasi cosa veramente, con tutto l'affetto di sempre... con tutto l'affetto di sempre guarda, non...”. Qui la telefonata si conclude con la Cancellieri che termina così la conversazione: “Ti abbraccio con tantissimo affetto”. Il contesto sembra quello effettivamente di una telefonata molto personale con un ministro coinvolto affettivamente dalla conoscenza diretta delle persone coinvolte nel caso giudiziario. Il problema è che non è stata l'unica telefonata.
Giulia Ligresti era stata arrestata il 17 luglio nell’ambito dell’inchiesta sul falso in bilancio della Fonsai, ma dal 18 settembre era tornata una persona libera. Il gip Ilaria Guarriello, del tribunale di Torino, infatti aveva accolto la richiesta presentata dai difensori della donna, Alberto Mittone e Gianluigi Tizzoni, di revocare anche gli arresti domiciliari concessi ad agosto. La figlia dell'ingegner Salvatore Ligresti aveva patteggiato lo scorso 3 settembre, uscendo così dall'inchiesta su Fonsai.
Colpisce non poco un passaggio dell’articolo del Sole 24 Ore del 19 settembre secondo cui: “La scelta di Giulia ha spiazzato gli altri indagati, rompendo il fronte difensivo comune. E adesso i magistrati stanno lavorando anche per capire se, nei mesi scorsi, ci siano stati dei tentativi di influenzare le testimonianze da parte di qualcuno”.
L'udienza per il patteggiamento di Giulia Ligresti si è tenuta il 3 settembre davanti a un Gip del tribunale di Torino. La figlia dell'ingegnere di Paternò si trova in carcere dal 17 luglio scorso per le accuse di falso in bilancio aggravato e manipolazione del mercato. Ma la difesa dell'ex amministratrice del gruppo Fondiaria Sai aveva trovato un accordo con la procura di Torino per un patteggiamento a poco meno di tre anni e al versamento di un milione di euro. Giulia Ligresti dal momento della sua carcerazione aveva perso 6 chilogrammi e, stando a quanto aveva scritto il medico, le sue condizioni di salute erano incompatibili con la detenzione, che avrebbe acutizzato precedenti patologie. Il dimagrimento riscontrato, secondo il medico, se dovesse proseguire potrebbe avere delle gravi conseguenze sulla salute di Giulia Ligresti. Alla luce di questa situazione i magistrati - che già si erano espressi favorevolmente sulla richiesta della difesa di attenuare la misura cautelare - avevano fatto richiesta al Gip per la concessione degli arresti domiciliari… e la richiesta è stata accolta.
Il Ministro Cancellieri riferirà sulla vicenda martedì al Senato alle ore 16.00. Sul suo capo pende la richiesta di dimissioni presentata, per ora, solo da un gruppo parlamentare: il M5S. "Con questo atto, dovuto al cospetto di azioni svolte interamente in ambito privato e informale da parte del Guardasigilli, il MoVimento 5 Stelle intende non solo mettere il ministro di fronte alle proprie responsabilità, ma anche ricevere tutte le informazioni del caso rispetto alla rete che, alla sua richiesta di attivazione, ha tradotto i suoi desideri in azioni", spiega la nota dei pentastellati. "Questa mozione - concludono i deputati del M5S - non è dunque un atto circoscritto, ma riguarda una vicenda la cui ampiezza ha contorni che restano al momento ancora indefiniti".
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Poi ci vengono a parlare di senso dello Stato. Qui sono tutti uguali e il senso dello stato lo applicano esclusivamente quando la longa manus delle istituzioni viene bene per sistemare i cavolacci propri, alla faccia di chi era convinto che a gettar discredito sulle istituzioni fosse soltanto Berlusconi e le zozze con cui si accompagna.
03/11/2013
Anna Maria Cancellieri: arrogante coi più deboli e zerbina coi potenti
In fondo Anna Maria Cancellieri è una donna che ha sempre saputo restare al suo posto. Un ministro per tutte le stagioni, discretamente apprezzata tanto a destra quanto a "sinistra". Prefetto di lungo corso, commissario a Bologna, simbolo di quel «buongoverno» che piace tanto a chi detiene il potere ma che, il resto del Paese, spesso stenta a comprendere. Una carriera partita forse tardi, ma che negli ultimi anni si è fatta fulminante.
Ministro dell'Interno del governo Monti (memorabile per tempismo la sua frase: «La Val di Susa è la madre di tutte le nostre preoccupazioni». Il giorno dopo scoppiò una bomba a Brindisi), adesso ministro della Giustizia con Letta. Apprezzata, stimata, al di sopra di ogni sospetto. Dolce quando vuole, ma anche severa: «Noi italiani siamo fermi al posto fisso nella stessa città a fianco di mamma e papà». In realtà, al centro di un'indagine ci finì pure lei – nel 2009 dalla procura di Catania, per abuso d'ufficio quando era commissario del teatro Bellini –, ma, anche in epoca di grillismo e di grande attenzione per le faccende giudiziarie, a nessuno gliene è mai importato molto. Adesso, però, la faccenda si è fatta più seria: l'attivismo del ministro per la liberazione di Giulia Ligresti ha scandalizzato più di un benpensante. «Qualsiasi cosa io possa fare conta su di me», ha detto lei a Gabriella Fragni, compagna di Salvatore Ligresti. Erano le 16 e 42 del 17 luglio scorso. Drammi italiani dentro una telefonata a un ministro. «È stata la fine del mondo – spiegava la Fragni, piangendo –, non è che Salvatore non ha fatto errori...». Risposta della Cancellieri: «Però c'è modo e modo...».
L'inchiesta che ha portato dietro le sbarre mezza famiglia Ligresti riguarda un presunto buco di bilancio da 558 milioni di euro nelle riserve sinistri di Fondiaria Sai nel 2010. L'ipotesi di reato è falso in bilancio aggravato. La Cancellieri ha ritenuto poco opportuno il trattamento ricevuto in carcere da Giulia Ligresti. La sua istanza di scarcerazione, presentata il 17 agosto. Successivamente, la famiglia torna a contattare il ministro. Passano tre giorni e il procuratore aggiunto di Torino, Vittorio Nesi, corre a Roma per ascoltare il ministro della Giustizia come testimone. Lei ammette: «Ho sensibilizzato i due vice-capi dipartimento della penitenziaria, Francesco Cascini e Luigi Pagano, perché facessero quanto di loro stretta competenza per la tutela della salute dei carcerati. Si è trattato di un intervento umanitario assolutamente doveroso in considerazione del rischio connesso con la detenzione. Cascini era al corrente della situazione perché lo aveva già letto sui giornali e si era già posto il problema. Dopo di allora non li ho più sentiti e non so se siano intervenuti e, eventualmente, in che termini».
Che la situazione delle carceri italiane sia tremenda non è notizia di oggi. Che un ministro intervenga per alleviare il problema potrebbe essere anche un fatto positivo. Purtroppo non è dato sapere se la Cancellieri si sia spesa in questo modo anche per gli altri 60mila detenuti nelle prigioni italiane. D'altra parte, i legami tra l'attuale ministro della Giustizia e Fonsai sono noti da tempo. Suo figlio Piergiorgio Peluso di quel gruppo è stato direttore generale tra il 2011 e il 2012, per poi essere liquidato con 3 milioni e 600mila euro per un totale di quattordici mesi di lavoro. Mica male. Successivamente, i legami tra la Cancellieri e la Fondiaria Sai sono emersi anche ai tempi dell'occupazione della Torre Galfa a Milano da parte di Macao. I più maliziosi sostengono che lo sgombero sia stato dovuto al fatto che il palazzo abbandonato fosse di proprietà proprio del gruppo assicurativo di cui il figlio è dipendente, con il patron Salvatore - lo ricordiamo ai tempi di Tangentopoli, quando patteggiò una pena di due anni e quattro mesi – che reclamò a gran voce la proprietà del grattacielo, invocando «legalità» e «rispetto delle regole». Gli appelli accorati dei ragazzi dei collettivi e delle istituzioni (tra cui il sindaco Giuliano Pisapia) non servirono a nulla. L'occupazione durò lo spazio di pochi giorni. Qualcuno commentò sarcastico, immaginando una telefonata tra il figlioccio Piergiorgio e la signora Cancellieri: «Mamma, mi sgomberi il grattacielo?».
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17/07/2013
Schiavettoni finanziari a Milano
Finisce in manette l'intera dinastia del finanziere Ligresti. Due diverse inchieste indicano bilanci “taroccati” e un patto segreto tra “la famiglia” e il presidente di Mediobanca. Una seria ipoteca sulla fusione tra Unipol e Fonsai e un nuovo incubo sulle operazioni finanziarie targate PD.
Questa mattina l'intera dinastia Ligresti è finita in manette. Il provvedimento ha colpito l'intera filiera del finanziere milanese di origine siciliane: il “vecchio” Salvatore già agli arresti domiciliari, e poi i due figli Giulia e Jonella. Il quarto Paolo Ligresti non è stato arrestato perché al momento risulta essere in Svizzera. La Guardia di Finanza di Torino su mandato della Procura torinese ha arrestato anche gli ex amministratori delegati della società di assicurazioni Fonsai, Fausto Marchionni ed Emanuele Erbetta e l'ex vicepresidente Antonio Talarico. Le ipotesi di reati sono quelle di falso in bilancio aggravato per grave nocumento al mercato e manipolazione del mercato. Per i Ligresti e le altre persone arrestate il reato contestato è quello di false comunicazioni sociali. In realtà la precipitazione delle indagini – con gli arresti – non è un fulmine a ciel sereno. Salvatore Ligresti e i figli Giulia, Jonella e Paolo risultano infatti già indagati nell'inchiesta avviata dai procuratori torinesi Nessi e Gianoglio che accusano i vertici di Fonsai di aver «taroccato» la voce destinata alla cosiddetta riserva sinistri della società assicurativa, alterando in questo modo – tra il 2008 e il 2010 – il bilancio della società dando però comunicazione ai mercati sulla base di notizie false sul bilancio dell'azienda quotata in borsa, alterando così il prezzo delle sue azioni.
L'inchiesta si è arricchita con la scoperta di un buco di seicento milioni di euro che sarebbe stato nascosto dalla voce «riserve sinistri» del bilancio consolidato del 2010. Nascono da qui le ipotesi di reato per falso in bilancio e false comunicazioni al mercato, alle quali si aggiunge l'ipotesi di falso in prospetto, in quanto sulla base del bilancio di tre anni fa era stato predisposto il prospetto informativo che ha portato, nel luglio del 2011, all'aumento di capitale di Fonsai per circa 450 milioni di euro. Già nel febbraio scorso erano stati notificati sette avvisi di garanzia, tre dei quali ai rampolli di Ligresti, ai quali erano state perquisite abitazioni e uffici.
Ma l'inchiesta dei giudici torinesi sui Ligresti non è l'unica. Ce n'è infatti una parallela condotta dal magistrato milanese Luigi Orsi relativa ad alcuni passaggi del piano di salvataggio predisposto dalla Unipol per Fonsai. A mettere in sospetto il magistrato sarebbe stato una sorta di patto occulto siglato da Salvatore Ligresti con Alberto Nagel, il numero uno di Mediobanca. Un patto che avrebbe assicurato alla famiglia del finanziere una buonuscita” dalla Fonsai per circa 45 milioni di euro. La sontuosa '”uscita di scena” dei Ligresti, avrebbe dovuto consentire a Unipol e Fonsai di condurre in porto la fusione delle due compagnie e alla nascita di maxi polo assicurativo Unipol-Sai. Ma adesso, con la scoperta del buco da seicento milioni di euro, sono prevedibili seri rallentamenti dell'ennesima operazione a perdere della finanza targata PD. Non solo, un mese fa Giulia Ligresti aveva lanciato un allarme sul possibile naufragio della fusione affidando le sue esternazioni all'agenzia Adn/Kronos. Avevano cominciato a circolare voci su alcuni derivati finanziari inserita nel bilancio dell'Unipol ritenuto "sufficientemente non chiaro", e capace di avere ripercussioni sul patrimonio netto di Unipol mettendo a rischio la fusione con Fonsai.“La realtà è che Fondiaria Sai doveva salvare Unipol e gli interessi delle banche", aveva affermato Giulia Ligresti.
Nella tormentata vicenda della fusione Unipol-Fonsai non mancano però le omissioni degli organismi di controllo. Il presidente dell'Adusbef, Elio Lannutti, ha puntato nuovamente il dito contro la Consob, che aveva il compito di controllare ed impedire che tali reati si potessero concretizzare. Ad ottobre era finito nei guai anche Giancarlo Giannini, ex presidente dell'Isvap (oggi Ivass), l'Istituto per la Vigilanza sulle Assicurazioni. I magistrati vogliono capire se nel biennio 2009-2011 l'Istituto di vigilanza fosse stato a conoscenza della situazione di bilancio di Fonsai.
Fonte
Questa mattina l'intera dinastia Ligresti è finita in manette. Il provvedimento ha colpito l'intera filiera del finanziere milanese di origine siciliane: il “vecchio” Salvatore già agli arresti domiciliari, e poi i due figli Giulia e Jonella. Il quarto Paolo Ligresti non è stato arrestato perché al momento risulta essere in Svizzera. La Guardia di Finanza di Torino su mandato della Procura torinese ha arrestato anche gli ex amministratori delegati della società di assicurazioni Fonsai, Fausto Marchionni ed Emanuele Erbetta e l'ex vicepresidente Antonio Talarico. Le ipotesi di reati sono quelle di falso in bilancio aggravato per grave nocumento al mercato e manipolazione del mercato. Per i Ligresti e le altre persone arrestate il reato contestato è quello di false comunicazioni sociali. In realtà la precipitazione delle indagini – con gli arresti – non è un fulmine a ciel sereno. Salvatore Ligresti e i figli Giulia, Jonella e Paolo risultano infatti già indagati nell'inchiesta avviata dai procuratori torinesi Nessi e Gianoglio che accusano i vertici di Fonsai di aver «taroccato» la voce destinata alla cosiddetta riserva sinistri della società assicurativa, alterando in questo modo – tra il 2008 e il 2010 – il bilancio della società dando però comunicazione ai mercati sulla base di notizie false sul bilancio dell'azienda quotata in borsa, alterando così il prezzo delle sue azioni.
L'inchiesta si è arricchita con la scoperta di un buco di seicento milioni di euro che sarebbe stato nascosto dalla voce «riserve sinistri» del bilancio consolidato del 2010. Nascono da qui le ipotesi di reato per falso in bilancio e false comunicazioni al mercato, alle quali si aggiunge l'ipotesi di falso in prospetto, in quanto sulla base del bilancio di tre anni fa era stato predisposto il prospetto informativo che ha portato, nel luglio del 2011, all'aumento di capitale di Fonsai per circa 450 milioni di euro. Già nel febbraio scorso erano stati notificati sette avvisi di garanzia, tre dei quali ai rampolli di Ligresti, ai quali erano state perquisite abitazioni e uffici.
Ma l'inchiesta dei giudici torinesi sui Ligresti non è l'unica. Ce n'è infatti una parallela condotta dal magistrato milanese Luigi Orsi relativa ad alcuni passaggi del piano di salvataggio predisposto dalla Unipol per Fonsai. A mettere in sospetto il magistrato sarebbe stato una sorta di patto occulto siglato da Salvatore Ligresti con Alberto Nagel, il numero uno di Mediobanca. Un patto che avrebbe assicurato alla famiglia del finanziere una buonuscita” dalla Fonsai per circa 45 milioni di euro. La sontuosa '”uscita di scena” dei Ligresti, avrebbe dovuto consentire a Unipol e Fonsai di condurre in porto la fusione delle due compagnie e alla nascita di maxi polo assicurativo Unipol-Sai. Ma adesso, con la scoperta del buco da seicento milioni di euro, sono prevedibili seri rallentamenti dell'ennesima operazione a perdere della finanza targata PD. Non solo, un mese fa Giulia Ligresti aveva lanciato un allarme sul possibile naufragio della fusione affidando le sue esternazioni all'agenzia Adn/Kronos. Avevano cominciato a circolare voci su alcuni derivati finanziari inserita nel bilancio dell'Unipol ritenuto "sufficientemente non chiaro", e capace di avere ripercussioni sul patrimonio netto di Unipol mettendo a rischio la fusione con Fonsai.“La realtà è che Fondiaria Sai doveva salvare Unipol e gli interessi delle banche", aveva affermato Giulia Ligresti.
Nella tormentata vicenda della fusione Unipol-Fonsai non mancano però le omissioni degli organismi di controllo. Il presidente dell'Adusbef, Elio Lannutti, ha puntato nuovamente il dito contro la Consob, che aveva il compito di controllare ed impedire che tali reati si potessero concretizzare. Ad ottobre era finito nei guai anche Giancarlo Giannini, ex presidente dell'Isvap (oggi Ivass), l'Istituto per la Vigilanza sulle Assicurazioni. I magistrati vogliono capire se nel biennio 2009-2011 l'Istituto di vigilanza fosse stato a conoscenza della situazione di bilancio di Fonsai.
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