Presentazione


Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.
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09/07/2025

Sciopero ferrovie: il sistema è nudo, ma non diteglielo

Si è concluso lo sciopero del personale viaggiante delle imprese delle attività ferroviarie indetto da assemblea PdM/PdB e CUB trasporti, al quale USB non ha potuto aderire per meri motivi procedurali, e di quello del personale della manutenzione infrastrutture del gruppo FSI indetto dalla nostra sigla, il dato di adesioni e cancellazioni di treni conferma il grande successo delle iniziative.

Le adesioni nelle manutenzioni sono state condizionate purtroppo dalla presa di posizione unilaterale dell'azienda RFI che ha comunicato che il nostro sciopero fosse illegittimo minacciando i lavoratori in caso di adesione. Posizione della quale RFI risponderà nelle sedi opportune.

Lo sciopero smentisce i proclami di soli pochi giorni fa, fatti alla fine del referendum a cui è seguito lo scioglimento della riserva da parte di tutte le sigle sindacali.

È evidente come si confermi quanto le modalità di gestione, la mancata partecipazione delle forze del fronte contrario nonché la mancata articolazione per settori abbia rappresentato un altro passo verso la perdita di credibilità del sistema di rappresentanza e contrattazione nelle ferrovie.

Così come è palese quanto forte sia tutt'ora la contrarietà ai contratti siglati il 22 maggio scorso sui temi di salario, condizioni di lavoro e tutela di salute e sicurezza, già fortemente compromessi con la firma degli accordi del gennaio 2024 in RFI e agosto 2023 in Trenitalia.

Peraltro una partecipazione al referendum al 53% del personale, quando precedenti votazioni segnavano dati ben maggiori, avrebbe dovuto suggerire maggiore cautela.

Adesso tocca alle istituzioni, a partire dal Ministro dei Trasporti, decidere se continuare a scaricare sull'utenza la folle decisione di chiudersi su se stesso dell'attuale sistema di contrattazione nelle ferrovie oppure avere il coraggio di imporre l'apertura alle nostre ragioni.

Unione Sindacale di Base

Fonte

18/01/2025

Il Tar dà ragione a USB: Salvini non poteva precettare lo sciopero del 13 dicembre

Dopo che a dicembre si era già espresso sospendendo l’ordinanza con la quale Salvini intendeva depotenziare lo sciopero del 13 dicembre, ora il Tar del Lazio ha pronunciato una sentenza di annullamento della stessa ordinanza, dichiarandone l'illegittimità. Con la stessa ordinanza il Tar ha condannato il ministro a pagare le spese legali.

A rendere illegittimo l’intervento di Salvini è stata, in sostanza, l’assenza di fattori straordinari che potessero giustificare l’azione del Ministro, soprattutto in considerazione del giudizio di regolarità dello sciopero espresso dalla Commissione di garanzia. Il potere di precettazione del Ministro può essere esercitato su segnalazione della Commissione “ovvero quando ricorrano condizioni di urgenza e necessità”, recita la sentenza, ma sono proprio queste condizioni a non essersi presentate lo scorso 13 dicembre.

Va ricordato che già nel dicembre del 2023 Salvini aveva precettato uno sciopero nel settore del solo trasporto locale e che in quell’occasione il Tar non aveva riconosciuto la sospensiva. Quando poi il 28 marzo del 2024 aveva riconosciuto l’illegittimità dell’intervento del Ministro, la sentenza era risultata priva di effetti concreti, poiché lo sciopero era stato comunque depotenziato.

È evidente che Salvini sia alla disperata ricerca di visibilità, anche se ultimamente con sempre meno successo. Invece di affrontare i mali strutturali del sistema dei trasporti, sempre più evidenti peraltro, si è lanciato in una crociata contro il diritto di sciopero per ingraziarsi i desiderata delle associazioni padronali. Poiché il lupo perde il pelo ma non il vizio, sicuramente tornerà alla carica, anche perché con i pessimi contratti che si apprestano a firmare tanto nel Tpl come nelle Ferrovie, le ragioni delle proteste aumenteranno.

Sulla sua strada troverà però con ancora più determinazione la nostra organizzazione, che ha già dimostrato di poterlo contrastare efficacemente, senza lasciarsi intimidire dall’azione di un ministro che è andato molto oltre il potere di cui dispone.

Unione Sindacale di Base

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31/12/2022

La verità sulle stragi? Al Ministero dei Trasporti l’archivio non c’è più

Manca completamente l’Archivio del Ministero dei Trasporti per gli anni delle Stragi (1968-1980) e ancor più in specifico, manca addirittura tutta la documentazione del Ministro e del suo Gabinetto. Questa la notizia più clamorosa sulla quale soffermarsi con particolare attenzione storico-politica, contenuta nella relazione annuale del Comitato consultivo sulle attività di versamento all’Archivio Centrale dello Stato della documentazione relativa alla direttiva Renzi\Draghi, che ha concluso nell’ottobre scorso i suoi lavori.

Si tratta di una notizia che deve far riflettere: da un lato è un grave «colpo» per la Storia del nostro Paese.

Bisogna sottolineare che il periodo di cui si certifica la mancanza di documenti è proprio quello che comprende le Stragi più sanguinose: e i trasporti sono stati particolarmente colpiti, pensiamo agli attentati sui treni, alla stazione di Bologna fino ad Ustica. Ma credo anche sia importante sottolineare come ci si trovi totalmente fuori da ogni applicazione della legislazione esistente sulla conservazione e trasmissione agli Archivi di Stato della documentazione delle Amministrazioni Pubbliche.

Non si può insomma non rilevare questo dato estremamente inquietante come sintomo negativo della situazione della documentazione archivistica nelle Amministrazioni dello Stato.

La conoscenza di questa situazione è il prodotto di un percorso di desecretazione della documentazione relativa alle Stragi iniziato nel 2014 – con la direttiva Renzi – e a cui il Governo Draghi ha dato ulteriore forza con la decisione di rendere pubbliche anche le carte relative alla P2 e a Gladio, rendendo così più completo l’arco di interesse storico; e ponendosi direttamente, la presidenza del Consiglio, «alla testa» dei lavori del Comitato, delegandone la direzione al Segretario Generale Roberto Chieppa

Nell’ultimo anno quindi si è avuto un periodo di lavori davvero importante che ha portato indubbiamente all’acquisizione di un grande patrimonio di conoscenza – documentazione, ma che comunque ha dovuto fare i conti con tutte le contraddizioni, mancanze, deficienza di materiale, sempre denunciate negli anni.

Proprio cercando di affrontare le tematiche relative alle mancanze denunciate, in particolare dai rappresentanti delle Associazioni vittime della Stragi, si e è avuto un serrato confronto «archivistico» con il Ministero dei Trasporti. E da questo confronto, da rinnovate ricognizioni, la definitiva consapevolezza della mancanza dell’Archivio stesso che avvalora, rafforza e conferma le critiche fin qui avanzate.

Va ricordato che la direttiva del 2014 (direttiva Renzi) era stata accolta con aspettative positive da parte delle Associazioni delle Vittime e con qualche perplessità e ritrosia del mondo archivistico.

E in questi anni di lavoro all’interno del Comitato, abbiamo dovuto avanzare più volte molte critiche sulla sua travagliata attuazione e soprattutto sulla inadeguatezza del materiale reso disponibile; ad esempio, per quel che riguarda la Strage di Ustica si è subito denunciata la grande assenza di materiale coevo ai fatti nelle varie Amministrazioni pubbliche.

Bisogna ricordare che l’insufficienza della documentazione è sempre stata al centro delle critiche e delle denunce delle Associazioni, ed è stato negli anni la causa del contendere all’interno del Comitato nei confronti con le Amministrazioni.
Una continua disputa-scontro tra carte mancanti, elenchi di nominativi non consegnati, carte clamorosamente censurate, intere parti coperte con vistose cancellature proprio nel momento della loro desecretazione!

Fino, come si diceva, alla mancanza dell’intero Archivio del Ministero dei Trasporti!

E quindi per l’anno che verrà, bisognerà chiedere che si prosegua e si intensifichi l’impegno per l’effettiva attuazione di quelle direttive (prima Renzi e poi Draghi), per far piena luce e delineare un documentato contesto storico su una stagione terribile e sanguinosa della Storia del nostro Paese. E su questo vanno richiamati alle loro responsabilità sia Governo che Parlamento e, a mio avviso, anche Magistratura, per quel che concerne la tenuta di documentazione in totale difformità dalla legge.

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