Due consulenti del ministro della salute sono entrati in un think tank partecipato dalle multinazionali farmaceutiche allo scopo di intervenire nelle riforme del settore, con un evidente rischio di conflitto di interesse.
Il caso riguarda due esperti voluti al ministero da Orazio Schillaci. Si tratta del farmacologo Guido Rasi, ex-direttore dell’Aifa e dell’Ema e già consulente del commissario Figliuolo nella campagna vaccinale anti-Covid, e dell’economista dell’università di Tor Vergata Francesco Saverio Mennini.
I due saranno anche tra i membri di Ithaca, il neonato think tank sostenuto da colossi come Roche, Gsk, MSD e AstraZeneca (ma la lista degli sponsor è molto più lunga). Secondo il comunicato con cui è stata annunciata l’iniziativa, Ithaca avrà come missione quella di «prefigurare modelli che favoriscano l’innovazione terapeutica e sappiano attrarre risorse finanziarie verso il nostro Paese».
Tra i temi di cui si occuperà nel 2023 c’è anche quello dei «modelli di governance». «Il tutto sullo sfondo della riforma dell’Agenzia italiana del farmaco», come afferma Francesco Maria Avitto, dirigente della società di consulenza sanitaria Sics che ha ideato il think tank.
Lo stesso Rasi ha illustrato la natura lobbistica dell’iniziativa: i documenti prodotti da Ithaca consentiranno alle aziende «di far sentire la propria voce e di essere soggetti attivi nella trasformazione dell’ecosistema italiano del farmaco».
Rasi e Mennini, dunque, svolgeranno un doppio ruolo. Da un lato, negli uffici del dicastero consiglieranno il ministro della salute Orazio Schillaci sui principali temi di salute pubblica. Dall’altro, aiuteranno le aziende farmaceutiche a «far sentire la propria voce» su alcuni dossier scottanti, come la riforma dell’agenzia deputata a controllarle. Un cortocircuito forse legale, ma di certo inopportuno.
P.s. della Redazione. Per la solita ironia della Storia, il governo più vicino alle follie “no vax” si dimostra il più prono ai comandamenti di Big Pharma. Della serie: non ascoltate mai quello che dicono/promettono i “potenti”, guardate quello che fanno davvero...
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24/12/2020
Italia - Qualche domanda sul vaccino anti Covid della J&J
C’è un dato, pur molto evidente, che continua a passare sotto silenzio e che merita qualche domanda.
Nella tabella delle ordinazioni stimate per milioni di vaccini anti Covid-19 da parte dell’Italia, anche a occhio emerge come la partita più grossa non sia quella della Pfizer, dell’AstraZeneca, della Moderna o del vaccino francese Sanofi o del tedesco Curevac.
Perchè solo delle prime tre si parla su giornali, televisioni, talkshow?
Eppure ogni volta che compare la tabella delle commesse sui vaccini, si nota subito come la quota principale delle opzioni non riguardi nessuna delle tre.
Diciamo che i vaccini europei (AstraZeneca e Sanofi) sono in pole position, ma il “grosso” delle ordinazioni riguarda infatti il vaccino della multinazionale statunitense Johnson & Johnson (o meglio della sua divisione farmaceutica Janssen).
Ma niente da fare, anche se il dato è macroscopico, di questo vaccino e della multinazionale che lo produce non sentiamo parlare. Magari sarà per buone ragioni, ma la cosa non può non “incuriosire”. E allora siamo andati un po’ a caccia di informazioni da condividere con i nostri lettori.
Il Ministero della Sanità così spiega la procedura adottata:
Questa stima e relativa tabella sono pubbliche e pubblicate sul sito del Ministero della Sanità:
Anche ad occhio si rileva come la maggior quantità di vaccini stimati come ordinativi dall’Italia, sia quella della J&J (Johnson & Johnson), il doppio di quelli della Pfizer, il quintuplo di quelli di Moderna, il 20% in più dei vaccini “europei” AstraZeneca e Sanofi. Ma come mai nessuno formula qualche domanda in più su un dato così macroscopico?
Risulta, tra l’altro, che il 12 ottobre scorso le sperimentazioni effettuate dall’azienda farmaceutica Johnson & Johnson sul vaccino contro il Covid-19, sono state sospese a causa di una malattia inspiegabile registrata in uno dei partecipanti al test. La notizia è stata inizialmente diffusa dal sito Stat, citando una fonte interna dell’azienda e poi da numerosi media statunitensi che hanno confermato la ”pausa” nella sperimentazione.
Il sistema online utilizzato per registrare i partecipanti allo studio è stato chiuso mentre veniva convocato un comitato di controllo dei dati e della sicurezza; ossia un’entità indipendente che garantisce la sicurezza dei pazienti sottoposti alla sperimentazione clinica. Poche ore dopo l’azienda aveva confermato quanto accaduto attraverso una dichiarazione pubblicata sul proprio sito web.
“Abbiamo temporaneamente interrotto il dosaggio aggiuntivo in tutti i nostri studi clinici sul vaccino COVID-19, incluso lo studio di fase 3, a causa di una malattia inspiegabile in un partecipante allo ricerca" – ha osservato l’azienda.
Eppure solo dieci giorni dopo, come niente fosse, leggiamo su Il Sole 24 Ore, che Johnson & Johnson ha dato il via a un test finale su 60.000 persone del suo vaccino JNJ-78436735, sviluppato dalla Janssen (la divisione farmaceutica di J&J), a iniezione singola che potenzialmente semplificherebbe la distribuzione di milioni di dosi rispetto ai principali rivali che utilizzano due dosi.
Se questo fosse vero, come leggiamo dalla tabella del Ministero della Sanità, le dosi di vaccino della J&J che verrebbero acquistate dall’Italia scenderebbero della metà, cioè a quota 26,92 milioni, esattamente come quello della Pfizer/BT.
La J&J prevede di avere i risultati dello studio di fase III (Ensemble) entro la fine dell’anno o all’inizio del prossimo anno e di produrre fino a 1 miliardo di dosi nel 2021, ha detto Paul Stoffels, direttore scientifico di J&J, in una conferenza stampa congiunta con funzionari del National Institutes of Health e dell’amministrazione Trump.
Il 18 dicembre è la stessa società J&J a scrivere sul proprio sito che la Janssen, l’azienda farmaceutica del Gruppo Johnson & Johnson, ha avviato la rolling submission presso l’Agenzia europea per i medicinali (EMA) per il suo candidato vaccino a dose singola contro il COVID-19 in fase di sperimentazione. La procedura rolling review, consiste nel valutare le singole parti dei dossier man mano che vengono presentate dalle aziende, anziché attendere l’invio di un dossier completo.
Vediamo cosa dice la Johnson & Johnson:
Iil 17 dicembre, tuttavia, è la stessa Johnson&Johnson a riferire che: “I dati provvisori dello studio ENSEMBLE dovrebbero essere attualmente disponibili entro la fine di gennaio 2021. Tuttavia, poiché questo studio dipende dagli eventi della malattia, la tempistica è approssimativa. Se i dati indicano che il vaccino è sicuro ed efficace, la Società prevede di presentare una domanda di autorizzazione all’uso di emergenza alla Food and Drug Administration (FDA) statunitense a febbraio”.
Ma il problema della calendarizzazione delle vaccinazioni riguarda anche l’Italia, soprattutto in base alle quantità di vaccini che saranno materialmente disponibili e gestibili (basti pensare alla diversa conservazione – refrigerazione da vaccino a vaccino), alla loro distribuzione e alla loro somministrazione. Colpisce però che la maggiore quantità di vaccini sia stata opzionata proprio all’azienda che presenta ancora maggiori incertezze.
Una fuga di notizie dal quartier generale della Commissione europea, ha fatto trapelare indicazioni anche sui prezzi che i paesi della Ue pagheranno alle multinazionali che stanno producendo i vaccini: 12 euro a dose per il vaccino contro il Covid-19 sviluppato da Pfizer e BionTech e 18 dollari a dose per quello di Moderna. I prezzi sono stati segnalati dal giornale olandese Het Laatste Nieuws, che ha pubblicato lo screenshot di un tweet della sottosegretaria al Bilancio belga, Eva de Bleeker, la quale per errore aveva lanciato i prezzi in rete. La de Bleeker ha poi cancellato il tweet, ma il giornale ormai lo aveva salvato e poi pubblicato.
I conti però non tornano. L’agenzia Reuter a novembre riportava che L’Unione europea pagherà il vaccino sviluppato da Pfizer e BioNtech meno dei 19,5 dollari (16,5 euro) a dose che pagheranno gli Stati Uniti. L’agenzia Reuters ha citato un alto funzionario Ue coinvolto nelle trattative. Il funzionario ha aggiunto che il prezzo sarà più vicino ai 20 che ai 10 dollari. Altre notizie raccolte affermano che la francese Sanofi ha concordato con l’Ue un prezzo di circa 10 euro per dose, senza ottenere alcuna rinuncia di responsabilità, mentre AstraZeneca pagherebbe solo fino a una certa soglia se qualcosa dovesse andare storto con il suo farmaco.
Ma in Italia e in Europa non si riesce a trovare alcuna indicazione sul prezzo concordato per i vaccini della J&J che, ripetiamo, almeno sulla carta risulta essere il quantitativo maggiore di dosi vaccinali opzionato dall’Italia. Sappiamo solo che negli Stati Uniti il prezzo concordato con le autorità statali durante l’estate era di 10 dollari a dose per una fornitura di 1miliardo e 100mila dosi.
Ed allora, qualcuno al Ministero della Sanità o nelle istituzioni sanitarie preposte può dirci qualcosa di più sul vaccino della J&J che rappresenta una quota così rilevante dei vaccini che l’Italia ha opzionato e si appresta a ordinare? Solo per sapere, stiamo chiedendo per un amico.
Fonte
Nella tabella delle ordinazioni stimate per milioni di vaccini anti Covid-19 da parte dell’Italia, anche a occhio emerge come la partita più grossa non sia quella della Pfizer, dell’AstraZeneca, della Moderna o del vaccino francese Sanofi o del tedesco Curevac.
Perchè solo delle prime tre si parla su giornali, televisioni, talkshow?
Eppure ogni volta che compare la tabella delle commesse sui vaccini, si nota subito come la quota principale delle opzioni non riguardi nessuna delle tre.
Diciamo che i vaccini europei (AstraZeneca e Sanofi) sono in pole position, ma il “grosso” delle ordinazioni riguarda infatti il vaccino della multinazionale statunitense Johnson & Johnson (o meglio della sua divisione farmaceutica Janssen).
Ma niente da fare, anche se il dato è macroscopico, di questo vaccino e della multinazionale che lo produce non sentiamo parlare. Magari sarà per buone ragioni, ma la cosa non può non “incuriosire”. E allora siamo andati un po’ a caccia di informazioni da condividere con i nostri lettori.
Il Ministero della Sanità così spiega la procedura adottata:
“La Commissione UE e gli Stati Membri hanno sottoscritto un accordo in base al quale i negoziati con le aziende produttrici sono stati affidati in esclusiva alla stessa, affiancata da un gruppo di sette negoziatori in rappresentanza degli Stati membri (tra i quali un italiano), e da uno Steering board che assume le decisioni finali, ove siedono rappresentanti di tutti gli Stati membri. Le trattative avviate si sono concentrate su un gruppo di Aziende che stanno sviluppando vaccini con diversa tecnologia. I negoziati hanno già portato alla sigla di alcuni accordi e l’Unione Europea, al momento, si è già assicurata circa 1,3 miliardi di dosi da parte di diverse Aziende”.Qui sotto c’è la stima della potenziale quantità di dosi di vaccino disponibili (in milioni) in Italia nel 2021, per trimestre (Q) e per azienda produttrice, in base ad accordi preliminari d’acquisto (APA) sottoscritti dalla Commissione europea e previa AIC. Si tratta quindi di opzioni.
Questa stima e relativa tabella sono pubbliche e pubblicate sul sito del Ministero della Sanità:
Anche ad occhio si rileva come la maggior quantità di vaccini stimati come ordinativi dall’Italia, sia quella della J&J (Johnson & Johnson), il doppio di quelli della Pfizer, il quintuplo di quelli di Moderna, il 20% in più dei vaccini “europei” AstraZeneca e Sanofi. Ma come mai nessuno formula qualche domanda in più su un dato così macroscopico?
Risulta, tra l’altro, che il 12 ottobre scorso le sperimentazioni effettuate dall’azienda farmaceutica Johnson & Johnson sul vaccino contro il Covid-19, sono state sospese a causa di una malattia inspiegabile registrata in uno dei partecipanti al test. La notizia è stata inizialmente diffusa dal sito Stat, citando una fonte interna dell’azienda e poi da numerosi media statunitensi che hanno confermato la ”pausa” nella sperimentazione.
Il sistema online utilizzato per registrare i partecipanti allo studio è stato chiuso mentre veniva convocato un comitato di controllo dei dati e della sicurezza; ossia un’entità indipendente che garantisce la sicurezza dei pazienti sottoposti alla sperimentazione clinica. Poche ore dopo l’azienda aveva confermato quanto accaduto attraverso una dichiarazione pubblicata sul proprio sito web.
“Abbiamo temporaneamente interrotto il dosaggio aggiuntivo in tutti i nostri studi clinici sul vaccino COVID-19, incluso lo studio di fase 3, a causa di una malattia inspiegabile in un partecipante allo ricerca" – ha osservato l’azienda.
Eppure solo dieci giorni dopo, come niente fosse, leggiamo su Il Sole 24 Ore, che Johnson & Johnson ha dato il via a un test finale su 60.000 persone del suo vaccino JNJ-78436735, sviluppato dalla Janssen (la divisione farmaceutica di J&J), a iniezione singola che potenzialmente semplificherebbe la distribuzione di milioni di dosi rispetto ai principali rivali che utilizzano due dosi.
Se questo fosse vero, come leggiamo dalla tabella del Ministero della Sanità, le dosi di vaccino della J&J che verrebbero acquistate dall’Italia scenderebbero della metà, cioè a quota 26,92 milioni, esattamente come quello della Pfizer/BT.
La J&J prevede di avere i risultati dello studio di fase III (Ensemble) entro la fine dell’anno o all’inizio del prossimo anno e di produrre fino a 1 miliardo di dosi nel 2021, ha detto Paul Stoffels, direttore scientifico di J&J, in una conferenza stampa congiunta con funzionari del National Institutes of Health e dell’amministrazione Trump.
Il 18 dicembre è la stessa società J&J a scrivere sul proprio sito che la Janssen, l’azienda farmaceutica del Gruppo Johnson & Johnson, ha avviato la rolling submission presso l’Agenzia europea per i medicinali (EMA) per il suo candidato vaccino a dose singola contro il COVID-19 in fase di sperimentazione. La procedura rolling review, consiste nel valutare le singole parti dei dossier man mano che vengono presentate dalle aziende, anziché attendere l’invio di un dossier completo.
Vediamo cosa dice la Johnson & Johnson:
“Il Comitato per i medicinali per uso umano (CHMP) dell’EMA ha consentito la rolling review del candidato vaccino sperimentale di Janssen contro il COVID-19 a dose singola, principalmente sulla base di dati non clinici positivi, che mostrano che il candidato vaccino provoca una forte risposta immunitaria, come dimostrato dalla presenza di anticorpi neutralizzanti. Janssen continuerà a lavorare in stretta collaborazione con il CHMP dell’EMA per completare il processo di rolling review e per supportare la richiesta di autorizzazione all’immissione in commercio condizionata (MAA) non appena possibile.Per ulteriori informazioni sull’approccio dell’azienda nell’affrontare la pandemia, potere visitare il sito: https://www.janssen.com/emea/.
Oltre all’EMA, Janssen sta dialogando con altre autorità regolatorie in tutto il mondo per avviare processi di valutazione per l’utilizzo del suo candidato vaccino sperimentale a dose singola contro il COVID-19 in risposta alla pandemia. Janssen si è impegnata a rendere disponibile alla popolazione un vaccino contro il COVID-19 su base non profit per l’uso in emergenza nella pandemia.
(...) Il candidato vaccino sperimentale di Janssen contro il COVID-19 sfrutta la piattaforma AdVac® dell’azienda, che è stata utilizzata anche per sviluppare e produrre il vaccino di Janssen contro l’Ebola, approvato dalla Commissione Europea, e per costruire i suoi candidati vaccini sperimentali contro Zika, RSV e HIV. La tecnologia AdVac® di Janssen è stata utilizzata finora per vaccinare più di 114.000 persone in tutti i programmi di vaccinazione sperimentale dell’azienda.
Il profilo dei dati di sicurezza derivante da un’analisi ad interim della sperimentazione clinica in corso di Fase 1/2a del candidato vaccino Janssen contro COVID-19 – che studia il profilo di sicurezza e l’immunogenicità di una vaccinazione sia a dose singola sia a due dosi – supporta un ulteriore sviluppo del candidato vaccino. Le risposte immunitarie si sono dimostrate simili in tutti i gruppi di età studiati, compresi i più anziani.5 Sulla base di questi risultati iniziali, il candidato vaccino sperimentale contro COVID-19 è oggetto di un’ulteriore valutazione negli studi clinici di Fase 3 ENSEMBLE1 e ENSEMBLE2”.
Iil 17 dicembre, tuttavia, è la stessa Johnson&Johnson a riferire che: “I dati provvisori dello studio ENSEMBLE dovrebbero essere attualmente disponibili entro la fine di gennaio 2021. Tuttavia, poiché questo studio dipende dagli eventi della malattia, la tempistica è approssimativa. Se i dati indicano che il vaccino è sicuro ed efficace, la Società prevede di presentare una domanda di autorizzazione all’uso di emergenza alla Food and Drug Administration (FDA) statunitense a febbraio”.
Ma il problema della calendarizzazione delle vaccinazioni riguarda anche l’Italia, soprattutto in base alle quantità di vaccini che saranno materialmente disponibili e gestibili (basti pensare alla diversa conservazione – refrigerazione da vaccino a vaccino), alla loro distribuzione e alla loro somministrazione. Colpisce però che la maggiore quantità di vaccini sia stata opzionata proprio all’azienda che presenta ancora maggiori incertezze.
Una fuga di notizie dal quartier generale della Commissione europea, ha fatto trapelare indicazioni anche sui prezzi che i paesi della Ue pagheranno alle multinazionali che stanno producendo i vaccini: 12 euro a dose per il vaccino contro il Covid-19 sviluppato da Pfizer e BionTech e 18 dollari a dose per quello di Moderna. I prezzi sono stati segnalati dal giornale olandese Het Laatste Nieuws, che ha pubblicato lo screenshot di un tweet della sottosegretaria al Bilancio belga, Eva de Bleeker, la quale per errore aveva lanciato i prezzi in rete. La de Bleeker ha poi cancellato il tweet, ma il giornale ormai lo aveva salvato e poi pubblicato.
I conti però non tornano. L’agenzia Reuter a novembre riportava che L’Unione europea pagherà il vaccino sviluppato da Pfizer e BioNtech meno dei 19,5 dollari (16,5 euro) a dose che pagheranno gli Stati Uniti. L’agenzia Reuters ha citato un alto funzionario Ue coinvolto nelle trattative. Il funzionario ha aggiunto che il prezzo sarà più vicino ai 20 che ai 10 dollari. Altre notizie raccolte affermano che la francese Sanofi ha concordato con l’Ue un prezzo di circa 10 euro per dose, senza ottenere alcuna rinuncia di responsabilità, mentre AstraZeneca pagherebbe solo fino a una certa soglia se qualcosa dovesse andare storto con il suo farmaco.
Ma in Italia e in Europa non si riesce a trovare alcuna indicazione sul prezzo concordato per i vaccini della J&J che, ripetiamo, almeno sulla carta risulta essere il quantitativo maggiore di dosi vaccinali opzionato dall’Italia. Sappiamo solo che negli Stati Uniti il prezzo concordato con le autorità statali durante l’estate era di 10 dollari a dose per una fornitura di 1miliardo e 100mila dosi.
Ed allora, qualcuno al Ministero della Sanità o nelle istituzioni sanitarie preposte può dirci qualcosa di più sul vaccino della J&J che rappresenta una quota così rilevante dei vaccini che l’Italia ha opzionato e si appresta a ordinare? Solo per sapere, stiamo chiedendo per un amico.
Fonte
29/11/2014
Vaccino Novartis. E' già strage
La televisione di regime manda in video medici che "rassicurano" la popolazione e invitano ad andarsi a vaccinare contro il rischio influenza. Ma intanto le morti "sospettate" di essere state provocato dalla somministrazione del vaccino Fluad, prodotto dalla multinazionale Novartis, sono salite a undici. I lotti di medicinale bloccati, inizialmente soltanto due, aumentano col passare delle ore.
I decessi riguardano soprattutto persone anziane. E preoccupa il fatto che l'Aifa - l'agenzia che dovrebbe controllare i farmaci messi in commercio dalle società produttrici - segnalava ieri mattina soltanto tra casi. Nonostante il "blocco" di alcuni stock di farmaco, dunque, le morti sono aumentate rapidamente.
I casi di morte riguardano tutto il territorio nazionale, in pratica, dunque non si può parlare di una singola partita pericolosa (altrimenti i casi sarebbero ristretti a un territorio particolare). Il problema è che soltanto i lotti bloccati dall'Aifa ammontano a 500.000 dosi distribuite nelle varie regioni, e non si sa quante vaccinazioni siano state effettivamente praticate. I media di regime invitano a non "cadere nel panico" e sottoporsi alle vaccinazioni; il che, con milioni di dosi "sospette" in giro, appare decisamente criminale. E' evidente, insomma, che si sta cercando di minimizzare il danno economico per Novartis - potente multinazionale farmaceutica già più volte al centro di scandali dovuti a "pratiche commerciali disinvolte" - mentre si fa spallucce davanti ai morti.
Gli otto decessi segnalati da ieri mattina a ieri sera, infatti, riguardano anche altri "lotti" che non sono stati ancora bloccati. Dosi che quindi in queste ore vengono tranquillamente somministrate a persone di ogni età (i maggiori rischi riguardano ovviamente gli anziani e i bambini).
Le agenzie riferiscono che "Al momento una relazione diretta vaccino-decessi non è provata e bisognerà attendere circa un mese per l'esito completo e definitivo delle analisi, in corso all'Istituto superiore di sanità (Iss)". E' evidente che nessuno può pensare di aspettare un mese per sapere se quel farmaco è effettivamente responsabile delle morti già avvenute; il criterio di prevenzione minimo suggerirebbe dunque di sospendere immediatamente tutte le vaccinazioni con il Fluad, dando spazio ad altri prodotti, se proprio necessario. Perché non viene fatto?
E' il solito vecchio gioco: "non si può stabilire una relazione diretta tra questa sostanza e le morti"... Dicevano lo stesso le multinazionali del tabacco e anche l'Eternit, almeno fin quando non venne scientificamente verificata la "relazione diretta". Nel frattempo, però, erano morte decine di migliaia di persone e altri milioni stavano subendo inconsapevolmente l'esposizione a quelle stesse sostanze. Per le multinazionali - e per il profitto in genere - "nulla fa male fino a prova contraria". Soprattutto, fa benissimo alle loro tasche.
Ci vengono invece mostrati in video "medici di famiglia" che dicono "continuo a vaccinare perché il farmaco che uso è lo stesso degli anni scorsi e non ha dato mai problemi". Come se non fosse scientificamente provato che i virus influenzali sono mutanti, cambiano ogni anno (e infatti viene loro dato un nome diverso); quindi anche i vaccini non possono restare "sempre uguali". Certo, se l'Aifa non avesse sede di fianco a quella di Farmindustria (l'associazione delle imprese produttrici di farmaci, ovvero i soggetti che andrebbero controllati dall'Aifa), si potrebbe forse nutrire qualche sospetto in meno....
Le morti sospette sono avvenute a Siracusa (due casi), Termoli, Lecce, Parma, Prato (due casi) e Como. Un uomo e una donna ultraottantenni sono deceduti a Roma. L'anziano deceduto a Parma, peraltro, non era stato vaccinato con un campione del farmaco inserito nei lotti bloccati dall'Aifa.
Per ricordare alcuni degli scandali che hanno coinvolto - ma non travolto, grazie al fiume di denaro che corre dalla multinazionale alle "autorità di controllo" - ecco alcuni riferimenti:
http://www.lastampa.it/2014/03/05/economia/farmaci-multa-per-lo-scandalo-avastin-lantitrust-sanziona-roche-e-novartis-8SepO7i0pqTyzU44thzRIN/pagina.html
http://www.informasalus.it/it/articoli/farmaci-novartis-scandalo.php
http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/04/29/medicine-venditori-e-mazzette-gli-scandali-delle-lobby-farmaceutiche/967394/
http://it.ibtimes.com/articles/47284/20130425/novartis-farmaci-tangenti.htm
e si potrebbe andare avanti a lungo...
Fonte
I decessi riguardano soprattutto persone anziane. E preoccupa il fatto che l'Aifa - l'agenzia che dovrebbe controllare i farmaci messi in commercio dalle società produttrici - segnalava ieri mattina soltanto tra casi. Nonostante il "blocco" di alcuni stock di farmaco, dunque, le morti sono aumentate rapidamente.
I casi di morte riguardano tutto il territorio nazionale, in pratica, dunque non si può parlare di una singola partita pericolosa (altrimenti i casi sarebbero ristretti a un territorio particolare). Il problema è che soltanto i lotti bloccati dall'Aifa ammontano a 500.000 dosi distribuite nelle varie regioni, e non si sa quante vaccinazioni siano state effettivamente praticate. I media di regime invitano a non "cadere nel panico" e sottoporsi alle vaccinazioni; il che, con milioni di dosi "sospette" in giro, appare decisamente criminale. E' evidente, insomma, che si sta cercando di minimizzare il danno economico per Novartis - potente multinazionale farmaceutica già più volte al centro di scandali dovuti a "pratiche commerciali disinvolte" - mentre si fa spallucce davanti ai morti.
Gli otto decessi segnalati da ieri mattina a ieri sera, infatti, riguardano anche altri "lotti" che non sono stati ancora bloccati. Dosi che quindi in queste ore vengono tranquillamente somministrate a persone di ogni età (i maggiori rischi riguardano ovviamente gli anziani e i bambini).
Le agenzie riferiscono che "Al momento una relazione diretta vaccino-decessi non è provata e bisognerà attendere circa un mese per l'esito completo e definitivo delle analisi, in corso all'Istituto superiore di sanità (Iss)". E' evidente che nessuno può pensare di aspettare un mese per sapere se quel farmaco è effettivamente responsabile delle morti già avvenute; il criterio di prevenzione minimo suggerirebbe dunque di sospendere immediatamente tutte le vaccinazioni con il Fluad, dando spazio ad altri prodotti, se proprio necessario. Perché non viene fatto?
E' il solito vecchio gioco: "non si può stabilire una relazione diretta tra questa sostanza e le morti"... Dicevano lo stesso le multinazionali del tabacco e anche l'Eternit, almeno fin quando non venne scientificamente verificata la "relazione diretta". Nel frattempo, però, erano morte decine di migliaia di persone e altri milioni stavano subendo inconsapevolmente l'esposizione a quelle stesse sostanze. Per le multinazionali - e per il profitto in genere - "nulla fa male fino a prova contraria". Soprattutto, fa benissimo alle loro tasche.
Ci vengono invece mostrati in video "medici di famiglia" che dicono "continuo a vaccinare perché il farmaco che uso è lo stesso degli anni scorsi e non ha dato mai problemi". Come se non fosse scientificamente provato che i virus influenzali sono mutanti, cambiano ogni anno (e infatti viene loro dato un nome diverso); quindi anche i vaccini non possono restare "sempre uguali". Certo, se l'Aifa non avesse sede di fianco a quella di Farmindustria (l'associazione delle imprese produttrici di farmaci, ovvero i soggetti che andrebbero controllati dall'Aifa), si potrebbe forse nutrire qualche sospetto in meno....
Le morti sospette sono avvenute a Siracusa (due casi), Termoli, Lecce, Parma, Prato (due casi) e Como. Un uomo e una donna ultraottantenni sono deceduti a Roma. L'anziano deceduto a Parma, peraltro, non era stato vaccinato con un campione del farmaco inserito nei lotti bloccati dall'Aifa.
Per ricordare alcuni degli scandali che hanno coinvolto - ma non travolto, grazie al fiume di denaro che corre dalla multinazionale alle "autorità di controllo" - ecco alcuni riferimenti:
http://www.lastampa.it/2014/03/05/economia/farmaci-multa-per-lo-scandalo-avastin-lantitrust-sanziona-roche-e-novartis-8SepO7i0pqTyzU44thzRIN/pagina.html
http://www.informasalus.it/it/articoli/farmaci-novartis-scandalo.php
http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/04/29/medicine-venditori-e-mazzette-gli-scandali-delle-lobby-farmaceutiche/967394/
http://it.ibtimes.com/articles/47284/20130425/novartis-farmaci-tangenti.htm
e si potrebbe andare avanti a lungo...
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