Presentazione


Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.
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13/11/2016

Niscemi. Stanno attivando il Muos. “Non cantino vittoria troppo presto”

"The ground station in Niscemi is operational". Il MUOS di Niscemi è operativo. Poche righe, ufficiali, del Retroammiraglio Christian Becker per liquidare la questione. Come se l’opposizione popolare contro il MUOS sia acqua passata, come se non ci fosse, nell’ordine, un giudizio di revocazione davanti al CGA e un ricorso alla Cassazione sul dissequestro, come se in questi giorni non si stesse celebrando un processo penale davanti al Tribunale di Caltagirone per abuso edilizio.

Il Retroammiraglio Becker, responsabile di Intelligence e Sistemi Spaziali del Pentagono, ha dovuto ammettere i meriti del movimento No MUOS: la nostra lotta ha ritardato e resa inoperativa la base per lungo tempo, “accecando” il sistema satellitare in quella eterna zona di guerra che è il Mediterraneo. Dopo il dissequestro del Tribunale del Riesame, annuncia soddisfatto il graduato statunitense, il MUOS è tecnicamente pronto. Certo, non è ancora operativo sul campo ma ormai, volendo credere alle parole di Becker, è una questione burocratica.

Se l’ufficiale statunitense può liquidare così la questione MUOS è anche grazie alla compiacenza della Regione Sicilia, e del suo presidente Rosario Crocetta, che potrebbe immediatamente sospendere in autotutela le autorizzazioni e porre la parola fine alla vicenda e invece, sempre a voler prendere per buone le parole dell’ammiraglio, preferisce “lavorare con gli USA” per facilitare la costruzione del MUOS.

Dopo centinaia di denunce, processi in corso, salatissime multe e ridicole accuse qualcuno, dentro alle istituzioni italiane, avrà rassicurato gli USA: la lotta No MUOS è ormai acqua passata.

E mentre gli Stati Uniti costringono il mondo a quell’insensata tifoseria tra il peggio e la catastrofe che sono le elezioni, ribadiamo forte che per noi la lotta è tutt’altro che chiusa. Continueremo a batterci per la completa smilitarizzazione della Riserva Sughereta di Niscemi, della Sicilia e dell’Italia. Qualunque saranno le mosse del nuovo presidente americano e dei suoi lacchè locali, dei magistrati di turno e delle forze del disordine. Tutti uniti allegramente per quello che è diventato il nuovo incubo americano: esportare democrazie e sicurezza a suon di guerra permanente, in ogni territorio, anche a costo di calpestare leggi e volontà delle popolazioni, senza curarsi della devastazione che ne consegue.

Però qualcuno ha brindato troppo presto.
La lotta No MUOS continua!

Fonte

26/10/2015

Napoli. Contrastiamo le manovre militari della Nato. Ieri la prima manifestazione


Ieri a Napoli un corteo di circa duemila persone ha avviato in Italia la campagna di mobilitazione contro le manovre militari della Nato “Trident Juncture  2015” che coinvolgono numerosi paesi e forze armate nell’ambito di una operazione militare a vasta scala a ridosso di tutti i teatri di conflitto in corso: dall’Ucraina alla Siria.

Il corteo di Napoli è stato la prima tappa, si replica sabato prossimo 31 ottobre a Marsala in Sicilia e poi il 3 novembre a Capo Teulada in Sardegna.  E’ una mobilitazione contro la guerra e contro la Nato importante, soprattutto perché la consapevolezza su questi temi fa ancora fatica a diventare priorità nell’agenda politica.

Ieri pomeriggio da Piazza del Gesù è partito un corteo che si è ingrossato mano a mano che sfilava nelle strade del centro di Napoli fino a concludersi in piazza del Plebiscito. Manifestanti sono arrivati anche dalla Sicilia con le bandiere dei No Muos, da Roma e da Firenze.  In piazza padre Alex Zanotelli, Giorgio Cremaschi e persino il sindaco di Luigi De Magistris che ha visto Napoli approvare la delibera di città denuclearizzata vietando l’attracco a navi e sommergibili nucleari della marina statunitense. Erano visibili le bandiere del movimento No Muos, le reti No War, diversi striscioni solidali con la resistenza palestinese (un bandierone è stato calato dal Maschio Angioino), molti di sostegno agli immigrati e contro il razzismo, uno striscione invoca "guerra alla guerra", e poi lavoratori della Usb e dei Cobas, la Rete dei Comunisti, Ross@, Partito Comunista. Guarda QUI il video del corteo

Qualche momento di tensione all’inizio, in piazza del Gesù e nei vicoli limitrofi, quando sono stati opportunamente allontanati dal corteo alcuni provocatori di Socialismo Rivoluzionario con le bandiere dei “gruppi ribelli” siriani, che hanno cercato ripetutamente di creare problemi su una questione che il movimento No War ha ormai ampiamente chiarito nel nostro e negli altri paesi.

Questa mattina a Napoli ci sarà una assemblea nazionale di bilancio, discussione e di impostazione delle prossime tappe della mobilitazione del movimento No War nel nostro paese.

Fonte e foto

17/07/2015

Il Muos è sotto sequestro, e ora la smilitarizzazione della Sicilia

La lotta No Muos continua.
Non ci basta il Muos sotto sequestro, vogliamo la smilitarizzazione della Sicilia.
Dal 6 al 9 agosto 2015 si terrà il terzo campeggio No Muos.
Ancora una volta al presidio permanente in contrada Ulmo.

Dopo anni di lotte e pressioni popolari il Muos è sotto sequestro.

C'è stato il tempo per festeggiare un risultato che senza la mobilitazione collettiva non si sarebbe mai ottenuto. Eppure noi rimaniamo vigili e cauti: troppe volte abbiamo assistito a inganni, raggiri e false promesse per poterci dire del tutto soddisfatti. Il nostro obiettivo resta lo smantellamento non solo dello stesso Muos ma anche dell'intera base americana che ha sventrato quel che resta della Sughereta. E' in contrada Ulmo che, da più di vent'anni, sono installate le quarantasei antenne NRTF, le cui radiazioni costituiscono, non solo un permanente pericolo per la salute pubblica, ma rappresentano l'avamposto più importante che le potenze imperialiste occidentali, Stati Uniti in testa, utilizzano per le loro politiche di guerra e distruzione nei confronti dei popoli dell'area mediterranea. Queste politiche guerrafondaie che abbiamo avuto negli ultimi decenni costringono l'Italia a sostenere un sempre maggiore impiego di forze militari, in nome d'ipocrite e criminali operazioni umanitarie che sono la causa delle gravi tensioni geopolitiche che rischiano di sfociare in un nuovo terribile conflitto mondiale.

Per questi motivi lanciamo il 3° campeggio No Muos, dal 6 al 9 agosto, ancora una volta al presidio permanente in contrada Ulmo.

Nel corso degli anni la lotta No Muos ha raccolto tantissimi consensi e ottenuto grandi risultati, ha instaurato legami e attraversato pratiche e dinamiche di conflitto sociale su e giù per il mondo.

Siamo stati i primi a denunciare gli scempi che avvenivano al Cara di Mineo, tra i primi a chiederne la chiusura ben prima che il fetore di Mafia Capitale fosse manifesto. Le condizioni di detenzione dei migranti sono ormai note. Di fronte ad una Fortezza Europa che prova a barricarsi nei propri confini di cartapesta e di fronte un'Italia che tenta di smistare persone come fossero pacchi, da antimilitaristi ribadiamo che non possono essere soluzioni praticabili il respingimento, l'isolamento, il controllo mascherato da esigenze di sicurezza. Noi crediamo ancora all'appello di Vittorio Arrigoni: restiamo umani.

Abbiamo partecipato al tentativo di unire le miriadi di conflitti ambientali sparsi per l'Italia. A Bruxelles così come a Taranto ci siamo accorti di parlare la stessa lingua, di poterci e saperci mettere in connessione per imbrigliare il potere di pochi nella volontà di tanti, ci siamo resi conto che non siamo soli. Le lotte di ciascuno sono le nostre lotte.

Siamo stati a Kobane, dove si è registrata l'unica reale vittoria sui terroristi dell'Isis. Abbiamo partecipato e siamo stati solidali con la resistenza dei guerriglieri e delle guerrigliere curdi del Rojava e siamo impegnati a sostenere la ricostruzione di Kobane. Intanto dovevamo subire la colossale menzogna che il Muos potesse servire per contrastare l'Isis, bugia raccontata da molti guerrafondai durante l'avanzata dell'esercito islamista in Libia.

Saremo in Giappone per un meeting internazionale contro le basi Usa sparse per il globo. Siamo stati a bordo della Freedom Flottilla, che si batte per rompere l'embargo di Israele sulla striscia di Gaza ai danni della popolazione palestinese. Siamo stati nella Milano dell'Expo, per opporci a questo modello economico che adotta retoriche umanitarie e ambientaliste per nascondere le devastazioni ambientali, economiche e sociali che produce. È questa la nostra risposta a chi ci taccia di essere un manipolo di sedicenti rivoluzionari. Siamo ovunque perché siamo chiunque lotta.

Perché crediamo che la migliore solidarietà ai popoli in lotta, dal Kurdistan all'Ucraina, contro l'oppressione imperialista sia quella di combattere per smantellare gli strumenti di guerra a casa nostra. E perché crediamo che la profonda crisi economica che stiamo attraversando la paghiamo anche noi quando chi ci governa taglia fondi alle scuole, agli ospedali e alle pensioni per mantenere in piedi un apparato militare utile ai soli interessi dell'industria bellica e delle multinazionali alla conquista di nuovi mercati.

Quest'anno è il centenario dell'inizio della Prima Guerra Mondiale, momento storico che registrava un esteso fermento contro la guerra e di cui oggi raccogliamo l'eredità ideale, morale, politica, culturale e antimilitarista. Dal 6 al 9 agosto cade anche un altro tragico anniversario: il lancio delle bombe atomiche americane su Hiroshima e Nagasaki. Ricorrenze significative alle quali dedichiamo il 3° campeggio No Muos, all'insegna dell'opposizione a qualsiasi attività militare.

Ed è proprio per ricordare in chiave antimilitarista e antimperialista queste ricorrenze che lanciamo una manifestazione nazionale l'8 agosto; il 9 agosto invece è previsto un sit-in di protesta per commemorare la tragica conclusione della 2° guerra mondiale.

Fonte

27/04/2015

Il Riesame conferma il sequestro del cantiere Muos

Nuova importante affermazione delle ragioni del Movimento No MUOS nell’ordinanza che respinge il ricorso verso il sequestro dell’impianto disposto lo scorso primo aprile dal tribunale di Caltagirone.

Che l’impianto di guerra (ad uso esclusivo degli Stati Uniti) sia stato costruito abusivamente dalla US Navy trova ora una nuova conferma nella sentenza odierna che si pone in continuità con quanto già acclarato dal Tribunale Amministrativo Regionale, dal Consiglio di Giustizia Amministrativa e dalla Procura della Repubblica di Caltagirone.

Gli attivisti hanno sempre sostenuto il pericolo che il MUOS rappresenta e sono riusciti a dimostrarlo in tutte le sedi istituzionali, giudiziarie e politiche, sinora coinvolte. Come del resto hanno conquistato il consenso della grande generalità della pubblica opinione in Sicilia e nel resto del mondo. Una pubblica opinione che condivide per intero la costellazione di ragioni di chi si oppone al MUOS: perché pericoloso per la salute, perché abusivo e pericoloso per l’ambiente, perché è una minaccia bellica nei confronti della popolazione siciliana e italiana, perché mina la sovranità nazionale dell’Italia, perché, insieme con le 46 antenne esistenti nella stessa base NRTF di Niscemi, arreca disturbo a ogni dispositivo elettrico o tecnologico, ivi comprese le apparecchiature elettromedicali e quelle degli aeromobili in transito sino a interferire con la sicurezza del traffico aereo civile e militare dei vicini aeroporti di Comiso, Catania e Sigonella.

Certo qualcuno dovrà raccontare – in un futuro che ci auguriamo quanto più prossimo possibile – la storiella di un governo locale, italiano e regionale, che ricorre con ogni mezzo e usando tutta la sua forza contro i cittadini che, invece, in ottemperanza a un mandato elettorale, dovrebbe rappresentare, difendere e tutelare.

PS: seguirà la nota stampa dei legali che, per esprimersi compiutamente, attendono di conoscere i dettagli della sentenza.

Coordinamento Regionale dei Comitati No MUOS
Fonte

20/04/2015

Muos. C’è un giudice a Caltagirone

Applicare i sigilli all’interno di una base militare dove le forze armate straniere ospitate realizzano un modernissimo strumento di morte. Non lo aveva mai fatto nessuno in Italia. Forse non lo hanno mai fatto in Europa. A Niscemi, in Sicilia, i magistrati - due volte in tre anni - hanno dichiarato illegittimi e abusivi i lavori di costruzione del MUOS, il nuovo sistema di telecomunicazioni satellitari che coordinerà tutti gli interventi militari futuri della prima potenza mondiale, gli Stati Uniti d’America. Dall’1 aprile, i cantieri del MUOS, all’interno di una delle aree naturali protette più belle e delicate dell’Isola, la “Sughereta di Niscemi”, sono sotto sequestro e né le imprese contractor né i militari a stelle e strisce possono farvi ingresso. L’apposizione dei sigilli è stata disposta dal Gip del Tribunale di Caltagirone, Salvatore Ettore Cavallaro, su richiesta del Procuratore Giuseppe Verzera. Il 6 ottobre 2012 era stato l’allora procuratore calatino, Paolo Francesco Giordano, a ottenere un primo ordine di sequestro, prontamente annullato dal Tribunale della libertà di Catania.

“I lavori del MUOS sono stati eseguiti senza la prescritta autorizzazione assunta legittimamente o in difformità di essa, e insistono su beni paesaggistici, all’interno della riserva naturale orientata di Niscemi in zona A, di inedificabilità assoluta, in violazione delle prescrizioni del decreto istitutivo e del regolamento inerente”, scrivono i giudici di Caltagirone nell’ordinanza di sequestro. Sette gli indagati per violazione del “Codice dei beni culturali e del paesaggio”: Giovanni Arnone, all’epoca dirigente dell’Assessorato territorio e ambiente della Regione Sicilia, responsabile del procedimento di autorizzazione del MUOS; i responsabili legali delle aziende appaltatrici Mauro Gemmo (presidente della Gemmo S.p.A. di Vicenza); Adriana Parisi (Lageco di Catania); Concetta Valenti (Calcestruzzi Piazza di Niscemi); Carmelo Puglisi (PB Costruzioni); Maria Condorelli (CR Impianti); il direttore dei lavori Giuseppe Leonardi. “Ai professionisti che svolgono queste attività sul territorio da moltissimo tempo non poteva sfuggire la macroscopica illegittimità dei decreti autorizzativi emessi”, commenta amaramente la Procura.

“Ad integrazione delle indagini, nuovi rilievi sono venuti in soccorso ai giudici di Caltagirone”, spiega il Coordinamento dei Comitati No Muos. “Innanzitutto la sentenza del Tar di Palermo che il 23 febbraio 2015 ha accolto i ricorsi dei nostri legali e di Legambiente contro l’atto della Regione siciliana del 24 luglio 2013 che aveva revocato lo stop ai lavori di costruzione dell’impianto militare, ordinato il 29 marzo precedente. Riconoscendo la fondatezza delle denunce sui gravi rischi del sistema satellitare per la salute e l’ambiente e per la sicurezza del traffico aereo in Sicilia, il Tar ha dichiarato il cantiere MUOS abusivo e illegittimo, annullando le autorizzazioni. Altrettanto determinanti le richieste di sequestro presentate dall’Associazione antimafie “Rita Atria”, in cui si sottolineava come all’interno della base i lavori continuavano illegalmente, nonostante la sentenza del Tar”.

I provvedimenti giudiziari sono stati accolti con favore dai No MUOS, ma quanto accaduto nei quasi dieci anni di campagne di lotta contro il sistema di guerra, impone cautela e l’esigenza di tenere alta la mobilitazione. “Abbiamo dato vita a innumerevoli cortei, sit-in e blocchi stradali; abbiamo invaso in due occasione con migliaia di persone la base Usa; ci sono stati scioperi cittadini; nei Comuni sono state approvate mozioni contro le megaparabole e decine di interrogazioni e interpellanze sono state presentate al parlamento europeo e in quelli nazionale e regionale, ma le uniche risposte sono state le repressioni, le violenze sui pacifici manifestanti e l’arroganza di proseguire i lavori in violazione delle normative urbanistiche, ambientali e persino antimafia”, spiegano i portavoce del Coordinamento No MUOS. “La vicenda di questo sistema d’arma di proprietà ed uso esclusivo delle forze armate Usa, la sua installazione in territorio italiano in barba alla Costituzione e ai principi di sovranità nazionale, sono questioni meramente politiche che vanno affrontate e determinate in sede politica. Ancora una volta in Italia, invece, l’assenza o l’irresponsabilità della politica impone alle Procure e ai Tar d’intervenire per colmare i vuoti e riportare la legalità dove impera l’illegalità e l’arbitrio. Il MUOS è purtroppo l’ennesima emblema della crisi profonda della democrazia. In questo clima, ovvio attendersi ulteriori colpi di coda reazionari da parte delle istituzioni nazionali per imporre, sulla pelle dei cittadini e del diritto, il completamento a Niscemi del programma bellico di Washington”.

Il 4 aprile scorso, giorno in cui di fronte alla base di Niscemi migliaia di persone provenienti da tutta la Sicilia davano vita a un gioioso serpentone multicolore, sulla prima pagina del Corriere della Sera il prof. Angelo Panebianco ha dedicato alle vicende del MUOS un lungo e inquietante editoriale dal titolo “Il paese nelle mani dei Tar”. “Esso è un sistema di comunicazione concepito per accrescere la capacità di individuazione dei pericoli”, scrive Panebianco. “È sconcertante che la nostra sicurezza nazionale (di cui gli impegni con l’alleato americano sono un’essenziale componente) sia appesa alle decisioni di Tar e procure. È sconcertante, inoltre, che tali decisioni siano prese sotto la spinta di una mobilitazione cosiddetta ambientalista contro presunti, e tutti da dimostrare, rischi per la salute, proprio in una fase in cui si profilano minacce gravissime per la vita (e dunque - si suppone - anche per la salute) degli italiani, in una fase in cui andrebbero accresciuti, e non indeboliti, tutti gli strumenti possibili di difesa, nonché la capacità del Paese di dimostrarsi un partner affidabile per i suoi alleati militari”.

Per l’illustre politologo-editorialista il Muos è dunque la “nostra” arma eccellente per difenderci dai nuovi barbari del Califfato, che nessuna norma costituzionale o giuridica deve vietare o limitare, anche a costo di tornare all’assolutismo del XVII secolo. Peccato che di “difensivo” il MUOS, come appurato dai manuali e dai report strategici delle forze armate Usa, non abbia proprio nulla e che la sua architettura, invece, è necessaria  a consolidare lo strapotere planetario del Pentagono e accelerare il passaggio tragicamente epocale verso la completa automatizzazione e dronizzazione delle guerre.

Che il MUOS serva a difendere l’Occidente dall’Isis, lo crede solo Panebianco e qualche sottosegretario di governo. Ad oggi i due satelliti lanciati nello spazio sono serviti alla Marina Usa solo ad attivare le “prime connessioni satellitari affidabili” nel Mar Glaciale Artico. “L’Oceano Artico è una delle aree più importanti dal punto di vista strategico”, ha spiegato l’ammiraglio Gary Roughead, (ex) capo delle Operazioni navali. “Esso lambisce diverse nazioni e serve come importantissima via di comunicazione marittima tra l’Atlantico e il Pacifico. La capacità di operare in questa regione in ogni periodo dell’anno e in ogni condizione atmosferica e ambientale è vitale per i nostri interessi nazionali e consente agli Stati Uniti un accesso sicuro alle risorse naturali esistenti e a tutte le aree operative marittime del mondo”. Per questo, l’estate scorsa, sono stati avviati i test per mettere in rete i satelliti e i terminali MUOS con i sottomarini nucleari in immersione nei ghiacciai polari. Nel 2015 i test si estenderanno al polo Sud, nella frenetica e folle corsa per impadronirsi e sfruttare le immense risorse naturali dell’Artico e dell’Antartico.

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05/04/2015

Niscemi. In migliaia assediano il Muos. “E' abusivo, nocivo, strumento di guerra"


Niscemi. Intorno alle 15.30 è partito il corteo contro il Muos. Insieme si parte, insieme si torna. Migliaia di persone nel corteo. Presenti delegazioni dei No Tav e dei No Dal Molin. Insieme a loro le combattive mamme No Muos. Compaiono anche alcuni sindaci con le fasce tricolori e gli emblemi No Muos.

Determinati e pacifici i manifestanti sfilano verso il cancello 1 della base USA. Oltre le reti lo schieramento di polizia è enorme. Inizia la battitura delle reti. I giornali cominciano a titolare (e ad ammettere il successo della manifestazione): “in migliaia” a Niscemi.

Intorno alle 16,45 la testa del corteo giunge davanti all’ingresso della base. Alle 17,30 si è formata una catena umana intorno al lunghissimo perimetro della base. I manifestanti gridano: Siete circondati!

I No Muos intendono ricordare che il MUOS è abusivo e a chi ancora oggi su testate una volta autorevoli (vedi il Corriere della Sera) si ostina a parlare di difesa nazionale consigliano di leggere questo documento sulla classificazione della base NRTF secondo gli accordi del 1995 e del 2006. La vera minaccia alla sicurezza nazionale è l’esistenza di un’ingombrante installazione militare ad uso esclusivo di un Paese straniero (e per di più alleato) che non ripudia la guerra, ma che la pratica dal suolo italiano. E senza che l’Italia, non i No MUOS, con i suoi organi costituzionali vi si possa opporre.

Grazie per aver seguito la diretta, mentre è in corso l’accerchiamento con una catena umana intorno alla base. Una base ad USO USA (non Nato né a disposizione della Difesa Italiana) estesa trenta volte di più della Base americana di Sigonella (1.660.000 metri quadrati contro 58.000) e con un perimetro di una quindicina di chilometri.

Qui di seguito la nota diffusa dai legali del movimento No Muos a commento del sequestro dell'impianto ordinato dalla procura di Caltagirone:

Il sequestro del MUOS richiesto dalla Procura e disposto dal GIP di Caltagirone, dà atto di quanto stabilito dal TAR di Palermo il 13 febbraio scorso, e cioè che si tratta di un’installazione priva di autorizzazioni e pertanto illegittima ed abusiva. Ma nonostante la sentenza, nei giorni successivi, la US Navy ha proseguito i lavori e utilizzato le parabole. L’associazione antimafie Rita Atria, che aveva già presentato in passato due denunce penali presso la Procura di Caltagirone per abusivismo e mancanza di autorizzazioni, all’indomani della sentenza del TAR ha depositato anche un’istanza di sequestro, che oggi finalmente vediamo realizzato attraverso l’apposizione dei sigilli. Tutta la vicenda del MUOS, sin dal suo inizio, è stata caratterizzata dall’arroganza e dalla prepotenza del governo degli Stati Uniti, supportato da quello italiano. Infatti, il rigetto delle richieste di sospensiva avanzate dal Ministero della Difesa da parte del TAR di Palermo nel luglio del 2013, avrebbe dovuto cautelarmente imporre alla US Navy di fermare i lavori nell’attesa che si definissero i procedimenti pendenti. Invece gli statunitensi hanno accelerato i lavori per completarli e porci davanti un fatto compiuto dal quale pensavano non si potesse più tornare indietro. Ma si sbagliavano, e il sequestro di oggi è l’ennesimo segnale che quell’installazione non può e non deve entrare in funzione. Avverso la sentenza del TAR il Ministero della Difesa italiano ha presentato appello, la cui udienza per la richiesta di sospensiva si terrà il prossimo 15 aprile presso il CGA di Palermo. Come legali del coordinamento dei comitati proseguiremo nella battaglia giudiziaria fino alla fine, a fianco di tutti gli attivisti e i comitati NO MUOS, per difendere il diritto di tutti a vivere in un posto libero da inquinamento, devastazione e guerre.

I legali del coordinamento dei comitati NO MUOS

Fonte

02/04/2015

Procura ordina il sequestro del Muos. Americani isterici, sabato manifestazione nazionale

Con una decisione che ha reso isterici i comandi militari statunitensi (e anche il governo italiano) la Procura della Repubblica di Caltagirone ha disposto in queste ore il sequestro dell’impianto satellitare MUOS installato all’interno della base militare della Us Navy a Niscemi. Il decreto è stato emesso a seguito della sentenza del Tar di Palermo del 13 febbraio scorso, che ha accolto i ricorsi presentati dal Movimento No MUOS (avverso alla cosiddetta “revoca della revoca”), ed ha annullato il provvedimento del Dirigente Generale del Dipartimento dell’Ambiente dell’Assessorato del Territorio e dell’Ambiente della Regione Siciliana del 24 luglio 2013.

La Procura di Caltagirone era già intervenuta con una istanza il 5 ottobre 2012 e aveva fatto mettere i sigilli al cantiere del MUOS di Niscemi, ipotizzando reati ambientali. Il decreto di sequestro era stato poi annullato il 28 ottobre dalla quinta sezione del Tribunale della Libertà di Catania, che aveva accolto la richiesta dell’Avvocatura dello Stato e ordinato di togliere i sigilli al cantiere e di restituire l’impianto al Ministero della Difesa.

Con questa notizia a rafforzare la battaglia vanno avanti i preparativi per la manifestazione nazionale No Muos convocato per sabato 4 aprile.

Qui di seguito una nota diffusa dai legali del movimento No Muos

Il sequestro del MUOS richiesto dalla Procura e disposto dal GIP di Caltagirone, dà atto di quanto stabilito dal TAR di Palermo il 13 febbraio scorso, e cioè che si tratta di un’installazione priva di autorizzazioni e pertanto illegittima ed abusiva. Ma nonostante la sentenza, nei giorni successivi, la US Navy ha proseguito i lavori e utilizzato le parabole. L’associazione antimafie Rita Atria, che aveva già presentato in passato due denunce penali presso la Procura di Caltagirone per abusivismo e mancanza di autorizzazioni, all’indomani della sentenza del TAR ha depositato anche un’istanza di sequestro, che oggi finalmente vediamo realizzato attraverso l’apposizione dei sigilli. Tutta la vicenda del MUOS, sin dal suo inizio, è stata caratterizzata dall’arroganza e dalla prepotenza del governo degli Stati Uniti, supportato da quello italiano. Infatti, il rigetto delle richieste di sospensiva avanzate dal Ministero della Difesa da parte del TAR di Palermo nel luglio del 2013, avrebbe dovuto cautelarmente imporre alla US Navy di fermare i lavori nell’attesa che si definissero i procedimenti pendenti. Invece gli statunitensi hanno accelerato i lavori per completarli e porci davanti un fatto compiuto dal quale pensavano non si potesse più tornare indietro. Ma si sbagliavano, e il sequestro di oggi è l’ennesimo segnale che quell’installazione non può e non deve entrare in funzione. Avverso la sentenza del TAR il Ministero della Difesa italiano ha presentato appello, la cui udienza per la richiesta di sospensiva si terrà il prossimo 15 aprile presso il CGA di Palermo. Come legali del coordinamento dei comitati proseguiremo nella battaglia giudiziaria fino alla fine, a fianco di tutti gli attivisti e i comitati NO MUOS, per difendere il diritto di tutti a vivere in un posto libero da inquinamento, devastazione e guerre.

Fonte

13/02/2015

Il Tar della Sicilia blocca il Muos

Finalmente una buona notizia, per quanto parziale e momentanea, da uno dei tanti fronti di lotta contro le devastazioni ambientali e la militarizzazione dei territori.

Questa mattina i giudici della prima sezione del Tar di Palermo hanno informato di aver accolto i ricorsi presentati dal comitato regionale di Legambiente e del comitato No Muos contro la realizzazione del Muos, il sistema di comunicazioni satellitari della marina statunitense ormai a buon punto nel territorio di Niscemi, in Sicilia. I magistrati del tribunale regionale hanno accolto i ricorsi ritenendo il sistema pericoloso per la salute dei cittadini che vivono intorno alle mastodontiche installazioni. La sezione del Tar siciliano presieduta da Caterina Criscenti ha pubblicato oggi il dispositivo che origina dall’esame congiunto di cinque diversi ricorsi, presentati nel corso degli ultimi cinque anni. Si tratta dei ricorsi con cui il Comune di Niscemi aveva chiesto l'azzeramento delle autorizzazioni rilasciate oltre tre anni fa dalla Regione per la costruzione dell'impianto satellitare (dichiarato improcedibile), quello del ministero della Difesa contro la revoca delle autorizzazioni e la sospensione dei lavori voluta dalla Regione lo scorso 29 marzo 2013 e il conseguente risarcimento (rigettati dal Tar), quelli di Legambiente e dell'associazione No Muos Sicilia, in cui si chiedeva l'annullamento del provvedimento del 24 luglio 2013, con il quale la Regione revocava i provvedimenti di revoca (la contestatissima retromarcia del governatore Crocetta) delle autorizzazioni ambientali del 29 marzo 2013, e che sono stati invece accolti. Il tribunale ritiene che le installazioni statunitensi siano pericolose per la salute pubblica perché superano la soglia di attenzione fissata per legge delle emissioni elettromagnetiche.

Nella sentenza si legge che lo "studio dell'Istituto Superiore di Sanità costituisce un documento non condiviso da tutti i professionisti che hanno composto il gruppo di lavoro e - fatto ancor più significativo - risulta non condiviso proprio dai componenti designati dalla Regione siciliana, Mario Palermo e Massimo Zucchetti". I due esperti, con una loro autonoma relazione allegata allo studio Iss, evidenziavano che rimangono aperte le valutazioni predittive in campo vicino, per le quali la stessa relazione principale dell'Iss dà atto trattarsi di un campo molto esteso vista la dimensione delle antenne e di non avere a riguardo informazioni specifiche. Inoltre, non sarebbe stata ben indagata nello studio Iss neppure la reale dimensione del rischio alla salute".

I giudici amministrativi prendono in considerazione l’analisi sulla pericolosità del Muos condotta dal professor Marcello D’Amore, verificatore nominato dal Tar dopo il ricorso del Comune di Niscemi, e riconvocato il 16 aprile 2014 «con lo specifico compito - spiegano i magistrati - di integrare la precedente verificazione, estendendola allo studio dell’Istituto superiore di Sanità e alle osservazioni critiche dei due esperti Mario Palermo e Massimo Zucchetti». Secondo i magistrati, «l’Iss si è basato su procedure di calcolo semplificate che non forniscono accettabili indicazioni nell’ottica del caso peggiore. Il verificatore afferma che le problematiche riguardanti la mappa del campo elettromagnetico irradiato dalle parabole satellitari del Muos in asse, fuori asse e in particolare in prossimità del terreno, il livello del campo elettromagnetico irradiato dalle antenne della base Nrtf nel breve e nel lungo periodo, i possibili effetti causati dall’interazione di aeromobili con il fascio del Muos sono trattate rispettivamente dall’Iss, dall’Ispra e dall’Enav in maniera non esaustiva e come tale suscettibile di ulteriori doverosi approfondimenti».

L'impianto, in corso di realizzazione da parte della Marina militare statunitense, inizialmente è stato avversato anche dal presidente della Regione siciliana Rosario Crocetta, che aveva inizialmente sospeso i lavori, in attesa di un'analisi da parte dell'Iss. Quando l’Iss ha dato parere favorevole all’opera la Regione aveva concesso di nuovo l'autorizzazione all'impianto fra le proteste dei comitati No Muos e di molti elettori dello stesso Crocetta e del Pd.

Fonte

10/08/2014

Di ritorno da Niscemi


È stata una bella giornata di lotta quella di ieri 9 agosto a Niscemi, dove si sono riunite circa due mila persone per dare vita a una mobilitazione che cadeva sì ad un anno esatto da quella sorprendente dell'anno scorso (inevitabile tra i partecipanti i confronti sui numeri e la composizione degli aderenti al corteo), ma che ha messo insieme intanto fili di ragionamento che man mano si sono imposti.
 
Ci riferiamo a quanto sta succedendo in Palestina e in Ucraina. Le antenne Muos sono principalmente uno strumento di guerra installate in una zona strategica del Mediterraneo, zona che con la più totale subalternità le istituzioni italiane hanno ceduto a interessi economici e strategico-militari che non solo gli sono estranei, ma che la nostra Costituzione osteggia apertamente (il famoso art. 11...).
 
Ne viene che quella di ieri potrebbe essere considerata una giornata di mobilitazione contro la guerra (imperialista, dicono giustamente in tanti al corteo), i fascismi (colpi di stato e crimini di stato, in Europa e in Medio Oriente), e quel nuovo ordine mondiale che si sta cercando di costruire a partire dal Mediterraneo e dal confine orientale europeo.
 
Quindi non si tratta di una lotta "solo" per un bene comune, non "solo" una questione (sacrosanta) di salute per i cittadini niscemesi. Quella di ieri, insomma, è stata una manifestazione politica che ha trasceso il piano delle rivendicazioni (sempre sacrosante) territoriali e si è data una caratterizzazione internazionale.

È chiaro allora che la questione del Muos è solo un modo per affrontare la grande questione della guerra a casa nostra (Europa e Mediterraneo) qui ed ora. Urge quindi un approfondimento sul nostro ruolo e la nostra complicità in questo nuovo assetto economico-militare, perché in quanto italiani di questa Europa, noi siamo parte in causa (quella sbagliata).
 

03/08/2014

No Muos. Devastato il presidio alla vigilia del campeggio di lotta e della manifestazione


Nel pomeriggio di sabato 2 agosto, alla luce del sole, il Presidio permanente NO MUOS di Niscemi è stato saccheggiato; ogni oggetto e suppellettile presente dentro la baracca è stato distrutto o reso inservibile. Il vile gesto vandalico rappresenta un chiaro messaggio intimidatorio verso il movimento NO MUOS che si accinge a dare vita al campeggio resistente e alla manifestazione del 9 agosto, e si aggiunge agli altri fin troppo chiari segnali arrivati in queste settimane: dai fogli di via a 29 attivisti, cui è stato proibito di entrare nel territorio di Niscemi, al rifiuto apposto al percorso della manifestazione del 9 dentro la Sughereta, al continuo stillicidio di denunce e convocazioni per attivisti rei di aver preso parte a manifestazioni e iniziative diversi mesi fa.

È evidente che la mobilitazione in atto a Niscemi e in Sicilia fa paura; dal governo americano a quello italiano temono che la spinta dal basso della popolazione e dei comitati possa ulteriormente ostacolare il completamento del programma MUOS, specie in un momento in cui spirano venti di guerra da Nord, da Est e da Sud (Ucraina, Palestina, Libia) in cui gli interessi militaristici USA e italiani sono strettamente coinvolti.

Per questo, azioni repressive “legali” e “illegali” vedono protagonisti magistratura, forze di polizia e manovalanza malavitosa, unite dal comune obiettivo di spianare la strada all’invasore americano, e di mettere a tacere con ogni mezzo l’opposizione che da anni resiste in contrada Ulmo e in paese ad uno dei più potenti progetti bellici che abbia mai interessato il territorio italiano.

Stranamente l’atto distruttivo del Presidio permanente si è svolto senza che le numerose telecamere e gli altri strumenti di intercettazione ambientale, abbondantemente disseminati dalle forze di polizia attorno alla struttura resistente, abbiano notato nulla. A ognuno trarre le proprie conclusioni.

Al movimento NO MUOS il dovere di rispondere adeguatamente, di continuare la battaglia, di organizzare al meglio il campeggio di lotta dal 6 al 12 agosto e la manifestazione del giorno 9. Ogni atto repressivo, ogni provocazione, ogni intimidazione ci conferma di essere nel giusto e ci rafforza nella convinzione di portare sino in fondo questa lotta, fino allo smantellamento del MUOS e della base NRTF, per una Sicilia senza basi di morte, per un mondo senza guerra.

Tutte le informazioni sul presidio, il campeggio e la manifestazione su http://www.nomuos.info/?p=6041

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03/03/2014

Stato spergiuro sul Muos di Niscemi

C'è qualcosa che non mi torna a proposito delle manifestazioni popolari: mi offre l'occasione quella del primo marzo contro il MUOS.

Mai che i media esprimano il dubbio del perché succeda all'ultimo minuto l'unica cosa che racconteranno con dovizia di particolari.
Un fatto che ha dell'incredibile, ma sul quale nessuno sembra interrogarsi.

Come mai un corteo lungo otto chilometri (la cui testa arriva al punto di arrivo quando ancora la coda sta partendo), colorato, rumoroso, pieno di suoni, di voci, di colori, di cori ironici e commenti goliardici, in una parola un corteo PACIFICO nel quale sfilano fianco a fianco monaci buddisti, striscioni di Pax Christi, bandiere rosse e nere e bianche e arcobaleno, papa boys, boys scout, ragazzi dei centri sociali e tante altre persone di ogni sorta di associazione, mamme e famiglie no muos, i forum per l'acqua pubblica e i comitati di base, scienziati e religiosi e, ancora, gomito a gomito parlamentari e cittadini comuni? Come mai all'improvviso e solo quando sta per sciogliersi, giusto all'ultimo minuto, il corteo diventi inaspettatamente "violento" e senza che nessuno dei presenti se ne
sappia spiegare il motivo? E senza che la stragrande maggioranza dei manifestanti si accorga di nulla? Non è che è tutto preordinato e predisposto?

Non può e non deve passare l'idea di un popolo contro MUOS, mafia e guerra, un popolo che denuncia l'asservimento dei governi all'apparato affaristico-politico-militare internazionale, e allora? Allora meglio provocare un bell'incidente, proprio al termine, proprio quando i riflettori rischiano di illuminare la realtà: e allora ecco pronta la provocazione. Che sia il sasso, che sia il manganello, purché sia. E che sia una provocazione in grado di offuscare tutto il resto. E mai che si abbia pubblica cognizione di chi l'ha davvero innescata?

Consola sapere, toccare con mano, sentire la gente esprimersi, vederla partecipare, avvertire il trucco, smascherare l'inganno.
Tutti solleciti nell'indignarsi per una rappresentazione della realtà lontana dalla logica oltre che dalla verità.

E c'è un'altra cosa che non mi torna. A quei passacarte delle questure che scrivono le veline con il numero dei manifestanti cinque o sei volte inferiore al reale, vorrei chiedere: ma davvero vi sembrano poche quattro o cinquemila persone? Un quarto degli abitanti di una cittadina come Niscemi? Ma lo sapete che, in proporzione, corrisponderebbe a un milione in una grande città come Roma? Ma forse lo sapete e non potete scrivere nero su bianco che oltre metà del numero degli abitanti è sceso in strada a manifestare, forse perché il dato vero farebbe tremare le vene ai polsi alle cosiddette autorità di uno Stato spergiuro.

Stefano Giordano - Coordinamento regionale dei Comitati No Muos


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12/02/2014

MUOS di Niscemi, il futuro delle guerre passa dalla Sicilia




Svettano spettrali su una collina della riserva naturale di Niscemi le tre mega-antenne del MUOS, il nuovo sistema di telecomunicazioni satellitari che guiderà le guerre globali delle forze armate Usa. Anni di mobilitazioni popolari, decine di cortei, sit-in, azioni dirette nonviolente, blocchi stradali, uno sciopero generale autogestito, invasioni di massa di una delle più grandi installazioni della Marina militare degli Stati Uniti nel Mediterraneo, non sono stati sufficienti a impedire la conclusione dei lavori del quarto terminale terrestre di uno dei programmi strategicamente più rilevanti del Pentagono. Politici e ministri di centrodestra e centrosinistra, generali, manager e azionisti del complesso militare, industriale e finanziario nazionale hanno fatto fronte comune con la borghesia mafiosa contro la popolazione siciliana e i numerosi comitati di base locali sorti in opposizione alle logiche di guerra e in difesa della salute, dell’ambiente e del territorio. Le azioni dei militanti No MUOS sono stato brutalmente represse dalle forze dell’ordine, centinaia di giovani e donne sono stati oggetto di vergognosi provvedimenti penali e sono fioccate multe e sanzioni per migliaia di euro. Nell’Isola sempre più fortezza armata, sono stati pesantemente ridotti gli spazi di agibilità politica e democratica e limitati le libertà e i diritti d’espressione.

I governi succedutisi alla guida del paese nell’ultima decade hanno fatto a gara per accontentare qualsivoglia richiesta strategica del partner d’oltreoceano. L’Italia ha contributo alle guerre permanenti in Iraq, Afghanistan e Corno d’Africa; ha autorizzato il trasferimento della brigata aviotrasportata Usa dalla Germania a Vicenza e la creazione della grande base al “Dal Molin”; ha legittimato la trasformazione di Sigonella in capitale mondiale dei droni; ha trasformato il Nord-Est e la Sicilia in piattaforme avanzate per gli interventi armati di USAFRICOM nel continente africano; ha acquistato i famigerati cacciabombardieri a capacità nucleare F-35; ha spianto la strada al MUOS di Niscemi. Né impavido filo-atlantismo né supina subordinazione allo strapotere economico di Washington quello delle classi dirigenti italiane. Ma solo e semplicemente una logica di scambio ineguale sulla pelle, la salute e le tasche degli italiani, in nome del perseguimento di facili profitti da parte dei produttori bellici di casa nostra - a capitale pubblico e/o privato - come Finmeccanica, Fincantieri, Beretta, Iveco, ecc.. Un do ut des che ha consentito l’apertura del mercato statunitense ai mercanti di morte del Bel Paese, favorendo intrepide e dispendiose alleanze con i giganti del complesso militare industriale Usa. Prima fra tutte Lockheed Martin, poco meno di 50 miliardi di dollari di fatturato l’anno, artefice di fittissime reti d’interessi corruttivi in più di un continente, produttrice del MUOS e degli F-35, nonché partner di Finmeccanica nell’affaire dei cacciabombardieri, del sistema missilistico “anti-missili” MEADS e, da qualche giorno, di un sofisticato sistema di controllo e comunicazioni per il nuovo comando Nato di Bruxelles.

Un’incomparabile differenza di forze in campo: il Golia a stelle e strisce con i suoi mercenari a Roma e nel governo regionale della Sicilia (fra tutti, gli ultimi due presidenti-governatori, l’“autonomista” Raffaele Lombardo e l’“antimafioso” Rosario Crocetta, più l’intero stato maggiore del Pd isolano); i cento-mille David che non si sono piegati neanche di fronte le intimidazioni e le minacce delle cosche più efferate di Cosa Nostra, le cui imprese sono state chiamate a realizzare le piattaforme di cemento armato per i tralicci e antenne satellitari nella “Sughereta”, in palese violazione delle normative ambientali, urbanistiche e antimafia. Intorno, l’indifferenza delle forze politiche, sociali e sindacali e i silenzi interessati o le omissioni dei grandi network editoriali e radiotelevisivi. L’esito del primo round del conflitto contro il MUOStro di Niscemi, in fondo, era scontato. Ma le mega-antenne montate (ma non ancora funzionanti) non rappresentano la fine dell’Utopia di una Sicilia ponte di pace e dialogo tra i popoli del Mediterraneo. Quello in atto è uno scontro epocale, per la stessa sopravvivenza della specie umana, mai come adesso minacciata dai folli piani di totale automatizzazione, dronizzazione e robotizzazione dei conflitti armati. Comitati e attivisti sanno bene che la mobilitazione non può che essere a medio e lungo termine e che sarà necessario affiancare il No al MUOS al No ai Droni e il NO alle guerre alle migrazioni scatenate dall’Italia e dall’Unione europea con l’Operazione Mare Nostrum e il trasferimento in Sicilia e a Lampedusa e Pantelleria di un enorme dispositivo militare aeronavale e di velivoli senza pilota anti-migranti. Un impegno a 360 gradi contro militarizzazioni, militarismi e guerre, in rete con tutte le soggettività in lotta contro il neoliberismo, le brutali politiche di austerità e annientamento della spesa sociale e i tagli all’occupazione, all’istruzione e alla sanità.

Il Movimento ha fissato le prossime tappe per la controffensiva No MUOS. Depositato in Parlamento il testo di una mozione per la sospensione immediata del progetto, nei prossimi giorni si rafforzerà il pressing perché finalmente le Camere, in ottemperanza agli articoli 11, 80 e 87 della Costituzione, deliberino contro l’installazione di un sistema di distruzione di massa, di proprietà ed uso esclusivo delle forze armate Usa. Sabato 22 febbraio, a Caltanissetta, un corteo e un presidio No MUOS ribadiranno il sacrosanto diritto ad opporsi ai piani di morte Usa, Nato e Ue, denunciando altresì il ciclone repressivo scatenato dalle forze di polizia e dall’autorità giudiziaria - dalla Val di Susa a Niscemi - ai danni dei singoli e delle realtà auto-organizzate che si oppongono alle Grandi Opere e ai processi di militarizzazione dei territori. L’appuntamento per tutti, infine, è per sabato 1 marzo ancora una volta a Niscemi, per una manifestazione di fronte la megastazione di radiocomunicazione NRTF e satellitare MUOS. “L’installazione all’interno della riserva naturale di Niscemi è da oltre vent’anni attiva con le sue 46 antenne apportando gravi danni all’ambiente e alla salute delle persone” denunciano i Comitati No MUOS. “Il primo di marzo ci muoveremo ancora una volta tutte e tutti verso la base attraverso cui governi e militari credono di poter raggiungere i propri fini di guerra e controllo passando sulle nostre vite. Determinati come abbiamo imparato ad essere, torneremo a riprenderci ciò che è nostro, sempre più convinti che l’occupazione militare non sia più tollerabile e che le scelte sui territori debbano essere determinate dalle esigenze delle popolazioni che li abitano e non dai disegni geopolitici delle potenze economiche”.

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28/01/2014

Niscemi. La resistenza contro il Muos continua


Le tre parabole del Muos sono state montate. Gli Usa e i loro servi in Italia e in Sicilia se ne fregano di aspettare la sentenza del Tar del 27 marzo prossimo, se ne fregano di una popolazione che da anni sta lottando per opporsi a questo MUOStro, arma di morte per i popoli che gli Usa riterranno di ostacolo ai loro interessi imperialisti, arma di morte anche per le siciliane e i siciliani, non solo niscemesi, che ne subiranno le conseguenze sulla loro pelle e su quella dei propri figli.

Enormi sono le responsabilità politiche del Presidente della Regione che per fini elettorali si era schierato con le ragioni No Muos e poi ha revocato la sua stessa revoca accreditando il parere truccato dell'Istituto Superiore di Sanità e sconfessando le controdeduzioni dei tecnici nominati dalla stessa Regione; altrettanto gravi sono le responsabilità dei politici locali, a partire dai tanti sindaci, attivi solo per le interviste, ma assenti dalle azioni concrete di lotta. Il tempo delle chiacchiere è finito e sfidiamo ognuno/a ad assumersi le proprie responsabilità.

Dopo la grande stagione di mobilitazioni che ci ha visto protagonisti durante l'anno scorso, dai blocchi che per mesi hanno praticato la revoca dal basso dei lavori alla base, alla manifestazione che, il 9 agosto, ha registrato l'invasione di migliaia di No Muos dentro la base della morte, passando per lo sciopero cittadino del 31/5 e le occupazioni delle antenne, in questi ultimi mesi sono fioccate  numerose denunce nei confronti di quanti hanno portato avanti con determinazione questa lotta.

Se lo scopo principale di questi provvedimenti è tentare di scoraggiare la partecipazione al movimento, il movimento stesso risponde manifestando il 22 febbraio a Caltanissetta per contestare i provvedimenti che ci vedono coinvolti e denunciare che è il Muos ad essere illegale e abusivo: dal mancato rispetto delle norme costituzionali (art. 11, 80, 87) ai lavori al Muos, iniziati ben prima
dell'ottenimento delle autorizzazioni fino alla partecipazione al cantiere di ditte sprovviste del certificato antimafia.

Con questa prospettiva, con lo spirito che ha sempre animato la nostra lotta, riteniamo sia giunto il momento per tornare nuovamente alla base di contrada Ulmo il giorno 1 Marzo.

Mai ci stancheremo di lottare, di praticare la democrazia dal basso senza delegare, di costruire movimento e conflitto perché solo così possiamo cambiare realmente le cose; per questo noi non ci sentiamo sconfitti dall'installazione delle parabole, ma entriamo in un'altra fase della lotta per la smilitarizzazione dei nostri territori. Il movimento No Muos ha creato in Sicilia, forse dai tempi della lotta contro gli euromissili a Comiso, un movimento vero, partecipato e radicale, un movimento che ha dato vita a un presidio permanente in contrada Ulmo, un movimento che ha messo in campo una lotta che non ha risparmiato nessun aspetto di pratica politica: dai ricorsi legali alle azioni dirette, dai blocchi stradali fino al sostegno solidale alle lotte dei migranti contro i centri di detenzione. Un movimento che, partendo dalla difesa e dalla salvaguardia del territorio, dell'ambiente e della salute dei siciliani, ha saputo connettersi con le lotte attive sul territorio nazionale da quelle ambientali (No Tav, No dal Molin, NoRadar, NoTriv...) a quelle per il reddito, dai diritti di cittadinanza alla difesa della scuola pubblica, dalla lotta per la casa alla difesa del lavoro.

Noi non ci fermeremo finché il Muos e le 46 antenne NRTF non saranno smantellati e finché la nostra terra, a partire dalla Sughereta, non  sarà smilitarizzata per diventare una terra di pace e di accoglienza.
Rilanciamo la mobilitazione e costruiamo un grande appuntamento a Niscemi per la manifestazione del primo marzo.

Coordinamento regionale dei Comitati No Muos

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26/01/2014

Niscemi. Gli americani montano le antenne. No Muos incatenati


Anche oggi sono proseguiti i lavori al cantiere MUOS dove i tecnici americani hanno completato la prima parabola e stanno lavorando per issare le altre due.
Gli attivisti No Muos sempre guardati a vista dalle forze di polizia come fossero loro nel torto, presidiano la zona notte e  giorno. Alcuni di loro si sono incantenati alla recinzione del cantiere militare.


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24/01/2014

Niscemi. Sughereta militarizzata, passa la gru per il Muos


La contrada Ulmo intorno alla base di Niscemi è stata militarizzata come non succedeva dall’undici gennaio dell’anno scorso, quando la grande gru della Comina entrò alla base MUOS. Decine le camionette dell’antisommossa che con centinaia di uomini hanno cinto l’assedio insieme con altri mezzi e personale delle ff.oo in borghese e in divisa. Per il momento lo spiegamento di forze, oltremodo massiccio, è servito per consentire il transito al secondo braccio della gru del MUOS. E l’innalzamento delle parabole sembra questione da risolversi da un momento all’altro.

In tutto ciò si inserisce la nostra azione di proposta/protesta ormai uscita dai confini locali e, con essa, si inasprisce la repressione governativa nei confronti degli attivisti No MUOS.

Stanno fioccando, infatti, in questi giorni decine e decine di denunce per l’invasione della base durante la manifestazione del 9 agosto e altre con cui si attribuiscono agli attivisti reati che vanno dall’oltraggio a pubblico ufficiale, alla resistenza aggravata e altre ancora, anche più gravi per l’entità delle sanzioni previste (migliaia di euro e carcere). L’intento intimidatorio è tutt’altro che velato.

Insomma siamo in ballo e continuiamo a ballare anche rifiutando la criminalizzazione che certi poteri forti vorrebbero realizzare del movimento.

Perciò, sul piano politico, stiamo unendo le lotte a livello locale e nazionale con tutti i movimenti di resistenza popolare (reti migranti e antirazziste, movimento non-violento, No TRIV, No Ponte, No TAV, No Dal Molin, movimenti per i diritti, forum dell’acqua, lavoratori Ipab senza stipendio da mesi, ecc.) e abbiamo individuato nella data del 22 febbraio una giornata di mobilitazione nazionale. Per conto nostro prevediamo un sit-in davanti alla prefettura di Caltanissetta per protestare contro i provvedimenti repressivi e per ricordare al governo l’incostituzionalità della stazione MUOS e della base NRTF sulle quali lo Stato italiano non può esercitare alcun controllo perché cedute (illegittimamente) all’uso esclusivo della marina statunitense che, paradossalmente, potrebbe (legittimamente?) servirsene per i suoi interessi bellici anche quando contrastassero con quelli italiani o fossero in conflitto con le decisioni assunte dal nostro parlamento.

Sul piano legale, il nostro team di avvocati e giuristi sta preparando una serie di iniziative e provvedimenti che ci vedranno coinvolti da qui al 22 febbraio e oltre.

Non dimentichiamo che è già convocata per sabato 1 marzo una manifestazione popolare a Niscemi.

Mobilitiamoci tutti per il 22 febbraio e ancor di più per il primo marzo. Il calendario della protesta potrebbe subire cambiamenti repentini nel caso innalzassero le parabole prima di quelle date che, in ogni caso, rimangono confermate.

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01/12/2013

Il movimento No Muos smaschera i fascisti


I fascisti sono sempre stati tenuti fuori dal Movimento NoMuos, allontanati da questa esperienza apertamente antifascista, antimafiosa, antirazzista, antiomofoba e antimilitarista.

Per questo i fascisti hanno pensato bene di creare una fantomatica “Rete No Muos”, dietro la quale ci sono fascisti di Casapound, alba dorata Sicilia, diverse sigle del fascismo siciliano, e di indire una manifestazione a Palermo oggi 30 novembre.

Al Teatro Massimo diversi compagni e compagne si sono dati appuntamento per contrastare l’iniziativa e smascherarli. Ci siamo collegati con loro grazie a Ivan, compagno dell’ex carcere di Palermo. Ascolta o scarica il contributo

Di seguito il comunicato del Movimento NoMuos

Come Movimento No Muos sentiamo la necessità di chiarire le motivazioni per le quali non aderiamo all’iniziativa organizzata dalla sedicente “Rete No Muos” che si definisce apartitica e non schierata dal punto di vista ideologico. Ci risulta che dietro la sigla “Rete No Muos” ci siano: lo Spazio Identitario Atreiu (giovani del partito FRATELLI D’ITALIA dell’ex ministro LA RUSSA , uno dei principali artefici della costruzione del Muos) e Casa Pound di Palermo, due delle sigle che fanno capo al comitato regionale Terra Nostra che raggruppa  alcune organizzazioni di estrema destra siciliane. Questa rete che si definisce apartitica, quindi, ha alla sua base importanti realtà politiche che hanno condizionato e continuano a condizionare il panorama partitico della destra. Queste motivazioni sono per noi già sufficienti per dire NON ADERIAMO. Il Movimento No Muos, infatti, è antifascista, antimafioso, antirazzista, antiomofobo e antimilitarista. Per noi, dire no al Muos significa tendere a un modello culturale e di sviluppo della Sicilia che vede la nostra terra come luogo di incontro di culture, come terra di pace e di accoglienza. Nel rispetto della nostra storia e del nostro percorso di lotta, pretendiamo quindi che nel corteo non siano utilizzati i nostri simboli e le nostre bandiere. Invitiamo la stampa a non utilizzare immagini di repertorio delle manifestazioni NO MUOS per pubblicizzare l’evento del 30. Sarebbe una grave scorrettezza in piena violazione dei principi fondanti della VERA informazione. Per questi motivi non solo invitiamo a boicottare la manifestazione della sedicente “rete no muos”, ma invitiamo tutti i nomuos a scendere in piazza a Palermo il 30 novembre alle ore 15 al Teatro Massimo dove difendere tutti insieme la lotta popolare che da tanti anni stiamo portando avanti a Niscemi contro il Muos dalla strumentalizzazione dei partiti di destra.
 
da Radiondadurto

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12/11/2013

Niscemi. I lavori del Muos proseguono nonostante il Tar

Alcuni cittadini di Niscemi, assistiti dai legali del coordinamento regionale dei comitati No Muos, sono intervenuti a sostegno del ricorso presentato al TAR di Palermo da Legambiente contro l'atto di revoca dlela revoca (alla costruzione dell'impianto -ndr) della Regione Siciliana del 24 luglio scorso. L'8 novembre si è tenuta la camera di consiglio per la richiesta di sospensiva, a seguito della quale il TAR ha emanato un'ordinanza in cui ha riconosciuto l'esigenza cautelare, ma ha ritenuto di non dover sospendere i lavori all'interno del cantiere del MUOS. Anche tale procedimento è stato rinviato per la decisione nel merito al 27 marzo, riunendolo al ricorso presentato dal comune di Niscemi. Quindi, nonostante il Tribunale amministrativo abbia ritenuto fondate le richieste, ha preferito rinviare tutto nel merito a marzo, senza pregiudicare la continuazione dei lavori da parte della Marina militare degli USA. Per quanto l'accoglimento formale sia un fatto positivo, resta comunque la gravissima situazione del cantiere che va avanti, e ciò non può che preoccupare, visto lo stato avanzato dei lavori. È ormai chiaro che lo studio dell'ISS non poteva in alcun modo giustificare la revoca della revoca, rimanendo vigente l'applicazione del principio di precauzione, sancita dallo stesso TAR il 9 luglio scorso. E così, mentre assistiamo a un ridicolo rimpallo di responsabilità tra le istituzioni sull'installazione del MUOS, la Sicilia continua ad essere la più importante base operativa per le guerre nel Mediterraneo e fossa comune per i migranti. Chi si oppone a tutto ciò continua a subire atti repressivi, che negli ultimi giorni continuano a colpire numerosi attivisti con avvisi di garanzia. Il coordinamento regionale dei comitati, insieme a tutti gli attivisti e ai cittadini di Niscemi, continuerà ancora con più forza e determinazione la battaglia contro il MUOS, contro le antenne NRTF e contro il progetto folle di rendere la Sicilia una volta per tutte la portaerei degli USA e della NATO nel Mediterraneo.

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12/08/2013

Muos: effetti nocivi a breve termine

Sono un professore ordinario di protezione delle radiazioni al Politecnico di Torino, ed insieme al collega Massimo Coraddu di Cagliari siamo da due anni consulenti del comune di Niscemi per il problema del Muos. La nostra prima Relazione, prodotta nel 2011, ha messo in evidenza le gravi mancanze della precedente procedura autorizzativa rilasciata dalla giunta Lombardo, ed ha convinto la Regione Siciliana a revocare quelle autorizzazioni lo scorso marzo. A seguito di un incontro avutosi a Roma con le massime autorità statali e regionali, si è affidato all’Istituto Superiore di Sanità (Iss) il compito di valutare i rischi del Muos. A scopo di confronto, è stato istituito un tavolo tecnico presso l’Iss per il quale la Regione Siciliana ha indicato la partecipazione di tre tecnici, fra cui io stesso. Notevoli divergenze proprio sugli aspetti legati all’inquinamento elettromagnetico del Muos e delle attuali antenne Nrtf hanno portato ad affiancare la Relazione Finale Iss con una Nota di otto pagine scritta dai tecnici della Regione Siciliana, M. Palermo e M. Zucchetti. Questa Nota è stata inviata dallo stesso Iss alla Regione Siciliana il 12 luglio, mentre dal 21 nella posta certificata di Presidenza e Assessorati competenti della Regione è giunta una versione allargata della precedente Nota, lunga ben 155 pagine, a cura di un gruppo di lavoro composto da tecnici e scienziati noti a livello nazionale ed internazionale.

Tutto questo materiale è stato apparentemente ignorato dalla stessa Regione Siciliana, quando poche settimane fa ha deciso di «revocare la revoca», dando via libera di fatto al Muos. Nonostante il nostro motivato contributo scientifico confermi a tutto tondo l’esistenza dei rischi connessi al Muos ed alle antenne Nrtf di Niscemi. I campi elettromagnetici (Cem) emessi fin dal 1991 dalle antenne Nrtf a Niscemi hanno valori di poco inferiori, prossimi o superiori ai livelli di attenzione stabiliti dalla Legge italiana, come si evince da misurazioni effettuate da Arpa Sicilia negli anni, che sono in motivato contrasto con la recente campagna di misurazione effettuata da Ispra. Sia per le antenne che per il Muos manca tuttora un modello previsionale atto a determinare la distribuzione spaziale dei Cem, come previsto dalla Legge. Valutazioni teoriche approssimate effettuate per il Muos, seguendo la normativa italiana, indicano che il rischio dovuto agli effetti a breve e lungo termine del Muos è rilevante e ne sconsigliano l’installazione presso Nrtf Niscemi: effetti a breve termine dovuti ad incidenti, effetti a lungo termine dovuti ad esposizione cronica, interferenza con apparati biomedicali elettrici, disturbo della navigazione aerea. La procedura autorizzativa del 2011 era completamente al di fuori delle prescrizioni della Legge ed è stata giustamente revocata. Ogni proponimento di ripresa dei lavori deve essere a valle dell’eventuale esito positivo di una nuova procedura autorizzativa. La letteratura scientifica recente conferma la sufficiente evidenza degli effetti dei Cem a lungo termine, soprattutto se si prende in considerazione quella indipendente e non viziata da conflitti di interesse. Il Rapporto del Verificatore del Tar supporta pienamente la sentenza che parla di priorità e assoluta prevalenza del principio di precauzione (art. 3 dlg. 3.4.2006 n. 152), nonché dell’indispensabile presidio del diritto alla salute della Comunità di Niscemi, non assoggettabile a misure anche strumentali che la compromettano seriamente. Il Rapporto dell’Istituto Superiore della Sanità, nelle parti riguardanti l’inquinamento chimico proveniente da Gela e lo stato di salute della popolazione, conferma l’assolta inopportunità della installazione del Muos presso la base Nrtf di Niscemi.

Massimo Zucchetti

tratto da Il manifesto del 10 agosto 2013

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11/08/2013

20 intellettuali USA contro il Muos e la repressione

Gli intellettuali di sinistra italiani si sono ben guardati, nella maggior parte dei casi, dallo schierarsi contro il progetto statunitense di costruire a Niscemi, all’interno dei parchi, una mega base militare costituita da un sistema di 46 gigantesche antenne radar.

Al contrario, proprio a poche ore dalla manifestazione prevista per oggi a ridosso dell’area militarizzata, venti noti esponenti dell’intelligentsia statunitense si sono mobilitati per denunciare l’inutilità e la dannosità dell’impianto imposto ai cittadini siciliani e per chiedere il rispetto del diritto delle popolazioni locali e protestare.

«Il progetto Muos e la militarizzazione della Sicilia non sono nell’interesse dei cittadini e delle cittadine americani. Condanniamo fermamente le violenze contro i manifestanti e chiediamo che il loro diritto di parola e di protesta venga rispettato. Esprimiamo la nostra piena solidarietà con la società civile siciliana in protesta contro il Muos».

E’ questo il breve ma chiarissimo messaggio diffuso poche ore fa dal sociologo e linguista Noam Chomsky e da Linda Alcoff (Cuny) Stanley Aronowitz (Cuny,) Richard Bernstein (New School for Social Research), Jay Bernstein (New School for Social Reasearch), Johanna Brenner (Portland State University), Robert Brenner (Ucla), Noam Chomsky (MIT), Mike Davis (UC Riverside), Kevin Floyd (Kent University), Nancy Fraser (New School for Social Research), David Graeber (London School of Economics), Michael Hardt (Duke University), Chris Hedges (The Nation Institute), Nancy Holmstrom (Rutgers University), Paul Kottman (New School for Social Research), Charles Post (Cuny), Dick Walker (UC Berkeley) e Cornel West (Union Theological Seminary).

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Questi sono gli Stati Uniti che dovrebbe avere più eco internazionale.

10/08/2013

Niscemi: i No Muos tagliano le reti e occupano la base

"Abbiamo occupato la base Usa per dare un segnale a tutti: ci riprendiamo il nostro territorio che non appartiene agli Stati Uniti né può dipendere dalle deboli volontà di Regione e governo nazionale". Lo affermano i rappresentanti dei comitati No Muos che hanno occupato la base dove sorgono le 46 antenne e dove è in costruzione il sistema satellitare Muos. E i 10 attivisti scesi dalle antenne dopo quasi 24 ore affermano: "E' stato bellissimo, la lotta non si ferma".

Dopo il blitz che tra giovedì sera e venerdì mattina ha portato dieci attivisti ad arrampicarsi su alcune antenne violando la zona militare, ieri pomeriggio un corteo di quasi 5000 persone ha sfilato tranquillamente, e sotto un sole cocente, nel territorio di Niscemi, puntando diritto alla sughereta dove sorge la base militare in cui gli Stati Uniti stanno costruendo, per la modica cifra di 8 miliardi, una enorme base radar per loro fondamentale per il controllo del Mediterraneo. Il corteo ha gridato slogan contro gli Usa, la militarizzazione, l’inquinamento e le spese militari, con le ''Mamme No-Muos'' che reggevano uno striscione con su scritto ''diritto alla salute''.

La maggior parte degli slogan però sono stati riservati al governatore siciliano Rosario Crocetta, per otto anni sindaco antimafia della vicina Gela, l'uomo che solo qualche mese fa aveva sfidato l'amministrazione Usa ritirando l'autorizzazione ai lavori per il completamento del sistema satellitare voluto dalla Marina militare statunitense, un permesso concesso nel giugno 2011 dal suo predecessore Raffaele Lombardo, nonostante contrada Ulmo faccia parte della riserva naturale della ''Sughereta''. Il veto proposto da Crocetta aveva avuto l'ok del Tar e si aspettava il pronunciamento dell'organo d'appello dei giudici amministrativi, il Cga; ma un mese fa, qualche giorno prima che le toghe si riunissero, Crocetta ha ritirato l'esposto, sottraendo ai magistrati la materia del contendere. La ragione del suo voltafaccia, aveva spiegato l’esponente del PD, starebbe nelle analisi condotte dall'Istituto superiore di sanità, che secondo lui avrebbe stabilito la non pericolosità dell'impianto per la salute. La mossa del governatore è stata naturalmente vissuta come un tradimento dai No-Muos, in testa le mamme, che per mesi hanno vigilato giorno e notte davanti alla recinzione dell'impianto. ''Crocetta ci ha preso per cretini ma noi non ci fermiamo. Lui ha avuto paura e si è ritirato. Noi lottiamo per i nostri diritti e la salute dei nostri figli'' ha detto alle agenzie di stampa Maria Concetta Gualato, coordinatrice delle mamme No-Muos. Nel corteo ieri spiccavano gli striscioni ''Fermarlo è possibile, tocca a noi farlo'' e ''Crocetta porta la Sicilia alla guerra''. Alla manifestazione oltre a esponenti di diversi partiti di sinistra, sindacati, associazioni e comitati, hanno partecipato anche i sindaci di Messina, Niscemi, Pozzallo, Caltagiorne, Acate, Piazza Armerina, e anche il consiglio comunale di Palermo ha dato la sua adesione.


Poco prima delle 19, quando il corteo è arrivato davanti alle recinzioni sono stati lanciati dei bengala e dei fumogeni. A quel punto moltissimi attivisti hanno cercato di scavalcarle mentre le forze di polizia in tenuta antisommossa tentavano di impedirglielo con delle cariche. Dopo qualche minuto però molti attivisti, ‘armati’ di cesoie e corde, hanno divelto le recinzioni o sono riusciti a scavalcarle, penetrando così all’interno della base e raggiungendo i loro compagni appollaiati sui tralicci. Altri manifestanti, invece, hanno preferito allontanarsi. Quelli che erano riusciti ad entrare nella ‘zona rossa’ si sono diretti verso la vecchia base, lontano dal cantiere dei lavori. Al termine della manifestazione, in serata, gli attivisti che da più di 24 ore erano arrampicati sulle antenne sono scesi, avendo portato a termine l’obiettivo che si erano prefissati.

Se la mobilitazione prosegue contro gli attivisti si scatena come al solito la repressione.
A seguito dell’invasione di ieri la procura di Caltagirone ha aperto un'inchiesta per resistenza a pubblico ufficiale, lesioni, in riferimento anche al finanziere contuso, e danneggiamenti. I manifestanti hanno anche buttato giù ieri durante l’invasione della base oltre un chilometro di recinzione e ora chiunque può accedere all’area sequestrata finora illegalmente dai militari statunitensi. Finora però non risultano né fermati né denunciati che però potrebbero arrivare nelle prossime ore dopo l’analisi dei filmati girati dalla Digos. Dalle prime dichiarazioni degli inquirenti la tattica sembra quella già utilizzata in Val Susa: tentare di dividere il movimento tra attivisti autoctoni e manifestanti venuti da altre zone e individuare i militanti dei centri sociali o dei cosiddetti gruppi ‘anarco-insurrezionalisti’ come elementi di infiltrazione responsabili della radicalizzazione delle forme di lotta. I gesti citati dalle forze dell’ordine a giustificazione dell’apertura dell’inchiesta sono il lancio di un bengala contro un elicottero della polizia che sorvolava la zona, e il taglio di una gomma del furgone della Rai…