Presentazione


Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.
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29/01/2026

La “difesa che serve” è il 5% del PIL per fermare il crollo dell’Italia, non per le armi

La tragedia di Niscemi rappresenta l’ennesimo squarcio in un contesto nazionale segnato dall’incuria territoriale e dall’abbandono istituzionale, in un Paese ormai ridotto ad accettare il disastro ambientale come un prodotto della fatalità, rinunciando a interrogarsi sulle cause di tali eventi e sui drammatici effetti che essi generano sulla popolazione e sulle infrastrutture.

È il segno tangibile di un’Italia che attende ancora l’attuazione efficace di un Piano Nazionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici (PNACC) che sia in grado di intervenire su scenari come quello siciliano, organizzando azioni per limitarne la portata.

In una nazione dove il Ministero delle Infrastrutture sembra dare priorità ad accogliere figure come il neonazista Tommy Robinson in pompa magna e a investire miliardi di euro dei contribuenti per un’opera inutile come il Ponte sullo Stretto, il dissesto idrogeologico ha smesso di essere un’allerta stagionale per trasformarsi nella vera emergenza strutturale.

I numeri, d’altronde, non lasciano spazio a interpretazioni: oggi il 94,5% dei comuni italiani, pari a 7.463 municipi, è a rischio frana, alluvione, erosione costiera o valanghe (Rapporto ISPRA 2024), con oltre 1,3 milioni di persone che vivono in aree a pericolosità di frana elevata o molto elevata e ben 6,8 milioni di abitanti esposti al rischio alluvioni (Dati ISPRA 2024).

A questo si aggiunge un dato allarmante sul consumo di suolo, che viaggia al ritmo di 2,4 metri quadrati al secondo, riducendo drasticamente la capacità naturale di assorbimento delle piogge (Rapporto ISPRA 2024), mentre i danni economici legati a eventi meteo estremi hanno raggiunto nel solo 2025 la cifra record di 12 miliardi di euro (stime BCE e Agenzia Ambientale Europea 2025).

In questo scenario appare paradossale, quasi grottesco, un dibattito pubblico che vede l’Italia rincorrere le richieste internazionali per elevare la spesa per la difesa al 5% del PIL entro il 2035 – un investimento che supererebbe i 100 miliardi di euro l’anno – quando la realtà ci avverte che a quella data rischiamo di non avere più un territorio da difendere da nemici esterni, avendolo visto sgretolarsi sotto i nostri piedi.

La vera difesa della nazione non si costruisce infatti con gli armamenti, ma con uno stanziamento speculare del 5% del PIL destinato esclusivamente alla messa in sicurezza del territorio e dei cittadini, poiché l’emergenza climatica non è uno spauracchio teorico, ma un fenomeno concreto che sta già modificando la geografia dei nostri territori: basti pensare che l’Italia ha registrato un incremento del 22% degli eventi meteorologici estremi nell’ultimo anno (Osservatorio Città Clima Legambiente 2025) e un aumento della superficie a rischio frana del 15% solo nell’ultimo triennio (Rapporto ISPRA 2025).

Gli ultimi eventi siciliani confermano che il Mezzogiorno non ha bisogno delle Zone Economiche Speciali, create spesso per attirare capitali volatili o deregolamentare il lavoro tramite la defiscalizzazione, ma necessita di un piano pubblico di investimenti finalizzato al miglioramento delle infrastrutture primarie e alla resilienza idrica, considerando che le perdite delle reti acquedottistiche superano ancora il 42% su scala nazionale (Dati ISTAT 2024).

Questo è il grande piano per la difesa del territorio di cui necessita il nostro Paese e deve diventare il volano per un rilancio occupazionale senza precedenti, capace di assorbire personale altamente formato, come ingegneri e tecnici, insieme a una vasta forza lavoro da impiegare nell’unica grande opera realmente necessaria.

Investire nella protezione del suolo significa restituire un futuro a territori che da decenni perdono risorse e popolazione a causa dell’emigrazione forzata, trasformando la manutenzione del territorio in una priorità nazionale assoluta che metta finalmente al riparo la popolazione da un nemico interno fatto di incuria e abbandono.

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28/01/2026

Frana a Niscemi: non è una fatalità, è il modello che crolla!

In questi giorni una grave frana ha colpito Niscemi, in provincia di Caltanissetta, producendo oltre mille sfollati e rendendo inagibili interi quartieri: un burrone profondo 50 metri con una linea di frana posizionata a 150 metri dal bordo e la quasi certezza che le case entro 50-70 metri crolleranno.

Il fronte del cedimento si è allungato per chilometri, coinvolgendo la strada provinciale SP10 e isolando parti della città. Case lesionate, famiglie costrette a lasciare le proprie abitazioni, scuole chiuse: una situazione definita “drammatica” dalle stesse autorità locali.

È evidente che questo evento non è casuale: da settimane il Sud e le isole sono nella morsa di una violentissima perturbazione, il ciclone Harry, che si stima abbia prodotto 200 milioni di euro di danni in Sardegna, 300 in Calabria e ben un miliardo e mezzo in Sicilia.

La frana di Niscemi è il punto di arrivo di settimane di inondazioni, devastazione e crolli, dovuti agli eventi estremi frutto della tropicalizzazione del clima, ma soprattutto di anni di incuria rispetto alla situazione strutturale di dissesto idrogeologico che attraversa gran parte del territorio italiano, e in particolare la Sicilia, dove ad aggravare questa condizione si aggiunge la cementificazione selvaggia portata avanti in nome del profitto.

Il rapporto ISPRA 2025 sul consumo di suolo evidenzia come nell’ultimo anno la Sicilia sia la seconda regione del centro-Sud per suolo consumato, e quarta in tutta Italia solo dopo Emilia-Romagna, Lombardia, e Puglia. Suoli fragili, colline argillose, aree già vulnerabili vengono sottoposte a pressione continua: urbanizzazione, infrastrutture, opere considerate “strategiche”, consumo di suolo e impermeabilizzazione che aumentano il rischio di frane, alluvioni e crolli.

Per questo le responsabilità politiche a tutti i livelli di governo sono triple: per il mancato impegno nelle politiche di contrasto alla crisi climatica, per l’asservimento totale delle amministrazioni nei confronti degli speculatori e per il taglio agli investimenti sulla tutela dei territori.

La finanziaria approvata quest’anno è emblematica: meno soldi per la prevenzione del dissesto idrogeologico, investimenti nella “grandi opere strategiche” (come il Ponte sullo Stretto!) e soprattutto ingenti finanziamenti alla guerra, che con le sue basi rappresenta un’altra piaga di lungo corso in Sicilia.

Le conseguenze le pagano le comunità locali, le famiglie sfollate, chi perde la casa, chi vive nell’incertezza e nella paura. La frana di Niscemi è l’ennesima dimostrazione che il dissesto non nasce in una notte: è il risultato di scelte politiche precise, di un modello di sviluppo che consuma il territorio e scarica i costi sociali e ambientali sulle classi popolari.

Con le piogge intense, ciò che cede non è solo il terreno, ma l’intero sistema economico e questo modello di gestione del territorio.

Non bastano parole di cordoglio o interventi emergenziali. Serve staccare la spina a questo sistema. Serve costruire una prospettiva di rottura, capace di mettere al centro la difesa dei territori, la sicurezza reale delle persone e un’alternativa sistemica al capitalismo della devastazione e della guerra.

È in questa prospettiva che cresce la necessità di organizzarsi. Serve costruire le EcoResistenze contro un sistema che, in nome di profitto e guerra, sta letteralmente facendo franare il futuro.

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03/06/2019

Un secondo Muos per colpa dei topi

Nel Mediterraneo trasformato in cimitero c’è chi comunque è in grado di mettere su sistemi sofisticatissimi di telecomunicazioni. Dopo il Muos di Niscemi, verrà realizzato un altro megacentro di telecomunicazioni satellitari delle forze armate Usa. Costerà 77 milioni e 400 mila dollari. Dove? A Sigonella, una delle principali basi mondiali nota per le operazioni dei droni killer Usa.

Le motivazioni ufficiali del finanziamento? “Nel corso dei mesi invernali, gatti selvatici e ratti trovano ingresso nell’edificio attraverso le condotte e le tubature. Questi roditori strappano a morsi i cavi delle fibre ottiche, rompono gli isolanti dall’esterno e poi divorano le fibre...”

Dopo il MUOS di Niscemi, verrà realizzato in Sicilia un altro megacentro di telecomunicazioni satellitari delle forze armate Usa. Il Dipartimento della Difesa ha infatti chiesto al Congresso degli Stati Uniti d’America l’autorizzazione alla spesa di 77 milioni e 400 mila dollari per costruire all’interno della stazione aeronavale di Sigonella una “infrastruttura di telecomunicazione a più piani che comprenda pure una facility per le informazioni sensibili e riservate (Sensitive Compartmented Information Facility – SCIF)”.

“La nuova stazione di telecomunicazioni nella NAS – Naval Air Station di Sigonella consentirà di effettuare più sicure e affidabili telecomunicazioni vocali e dati, classificate e non classificate, alle unità navali, sottomarine, aeree e terrestri della Marina militare Usa, in supporto delle sue operazioni reali e delle esercitazioni in tutto il mondo, nonché a quelle della coalizione alleata che intervengono nei teatri operativi”, spiega il Pentagono nella richiesta di stanziamento fondi per l’anno fiscale 2019-2020.

“La nuova facility fornirà anche un’area per le telecomunicazioni satellitari, un’area per le attrezzature di sicurezza criptografica e per i sistemi meccanici e di generazione di energia elettrica. Questo progetto è finalizzato a rafforzare significativamente le capacità funzionali e il supporto operativo della base a favore dei sistemi strategici della Flotta Usa. L’installazione di terminali multibanda della Marina militare all’interno del nuovo edificio miglioreranno l’efficienza del sistema”.

Secondo la scheda progettuale presentata dal Dipartimento della Difesa, la nuova infrastruttura di Sigonella includerà oltre al centro di telecomunicazioni, alcune aree per la manutenzione e l’addestramento, spazi amministrativi, caveu di sicurezza e per la protezione del cablaggio, magazzini, un piano per le aree operative, una multimedia room con capacità di video-teleconferenza e un’area protetta interna.

“L’edificio verrà protetto contro tutte le interferenze elettromagnetiche e Tempest (in gergo militare le modalità di protezione e sicurezza dei materiali e delle apparecchiature di telecomunicazioni che emettono radiazioni elettromagnetiche – EMR, NdA)”, riporta il Dipartimento. “I sistemi di controllo dell’infrastruttura includeranno quelli per la cybersecurity in accordo con i criteri odierni previsti dalla Difesa. I sistemi informativi comprenderanno le apparecchiature per le telefonate di sicurezza e non, per la trasmissione dei dati classificati e non, per le comunicazioni televisive via cavo. Si prevedono inoltre apparecchiature per la radiofrequenza, le video-teleconferenze e la diffusione radio. Questo progetto risponderà alle caratteristiche di protezione anti-terrorismo, antisisma e antincendio, fornitura elettrica no stop, conversione delle frequenze, ecc.”.

Accanto al nuovo centro di telecomunicazioni sorgerà pure un parcheggio per 200 veicoli circa. Complessivamente le infrastrutture occuperanno una superficie di 6.607 metri quadri, contro i 2.685 metri quadri attualmente occupati dall’odierno centro di telecomunicazioni.

“Quando il nuovo progetto sarà completato, verranno demoliti alcuni edifici esistenti all’interno della base (si tratta di quelli identificati con i numeri 581, 585, 580, 579, 750, 580TR4, 580TR3 e 580TR2) e le funzioni che adesso vi sono ospitate saranno ricollocate nella nuova facility”, aggiunge il Dipartimento della Difesa.

L’assegnazione del contratto lavori è prevista entro l’agosto 2020, mentre la realizzazione dovrebbe concludersi entro l’aprile 2024.

“Le apparecchiature C4I ed elettroniche associate a questo progetto saranno fornite da altri capitoli finanziari”, spiegano i militari Usa. Nello specifico si prevede uno stanziamento aggiuntivo di 57 milioni di dollari entro il 2023. “La stazione di telecomunicazione esistente a NAS Sigonella è stata costruita nel 1966”, spiegano ancora i vertici militari Usa.

“L’edificio è di dimensioni assai ridotte e non soddisfa i bisogni delle odierne tecnologie. Sono stati effettuati adeguamenti negli anni nel tentativo di accrescere le capacità di telecomunicazione e ridurre i gap dei sistemi elettrici e meccanici. Per i frequenti ammodernamenti delle attrezzature di comunicazione e delle tecnologie informatiche, sono stati richiesti diversi lavori nei locali nella facility che hanno comportato alti costi e lo spreco di tempo utile. Con i costanti progressi nella tecnologia, ulteriori adeguamenti e nuovi spazi operativi saranno ancora richiesti. L’eventuale riconfigurazione dell’edificio esistente avrà come conseguenza la distribuzione inadeguata del personale e ulteriori costi aggiuntivi. Verrà inoltre limitato lo svolgimento delle attività operative della base e si comprometterà la rapidità delle sue missioni”.

Da qui, secondo il Pentagono, l’esigenza di provvedere immediatamente alla costruzione di un novo di centro di telecomunicazioni a Sigonella.

Davvero singolari poi le altre motivazioni addotte per giustificare il finanziamento del progetto. “L’inadeguatezza degli edifici esistenti causa carenza nella sicurezza dei locali”, spiega il Dipartimento Usa.

“Nel corso dei mesi invernali, gatti selvatici e ratti trovano ingresso nell’edificio attraverso le condotte e le tubature. Questi roditori strappano a morsi i cavi delle fibre ottiche, rompono gli isolanti dall’esterno e poi divorano le fibre, interrompendo così le comunicazioni. Inoltre essi diffondono germi e malattie in tutto l’edifico rendendolo insalubre. L’edificio è connesso inoltre al sistema fognario dell’Aeronautica militare italiana e spesso subisce gli effetti delle eventuali perdite e le acque nere traboccano al suo interno. L’area delle telecomunicazioni è connessa alla rete di distribuzione idrica dell’Aeronautica italiana. L’acqua non è potabile e non è utilizzabile neanche per lavarsi le mani, mentre la fornitura non è costante. È necessario acquistare così acqua imbottigliata per poter bere e lavarsi le mani”.

Come dire, cioè, che i piccoli roditori e le fogne di Sigonella mettono costantemente sotto scacco la potenza militare e nucleare più potente della Terra...

Dalla scheda progettuale si evince un altro dato a testimonianza che quello previsto a Sigonella non è un mero ammodernamento del centro di telecomunicazione esistente ma un suo rilevante potenziamento. Entro la fine del 2023, infatti, con la nuova facility il personale statunitense di stanza nella grande stazione aeronavale siciliana raggiungerà le 3.322 unità contro le 3.021 unità censite il 30 settembre 2018 (l’aumento previsto è dunque del 10 per cento).

Inoltre, il valore degli immobili di proprietà Usa a Sigonella, stimato lo scorso anno in 925.329.000 dollari, grazie ai progetti previsti nei prossimi quattro si attesterà a 1.260.087.000 dollari.

Rilevante anche la descrizione fatta dal Pentagono sulle principali funzioni svolte dalla grande base siciliana.

“Sigonella è la maggiore installazione della US Navy nel Mediterraneo centrale ed è utilizzata per il supporto logistico della Sesta Flotta e come base per lo schieramento degli aerei per la guerra ai sottomarini (ASW). A Sigonella è assegnato anche uno squadrone per il trasporto aereo della Marina nel teatro mediterraneo, per missioni di trasporto carichi a bordo delle unità navali in transito. La base opera in supporto ai velivoli tattici di stanza sulle portaerei, ai voli cargo dell’Air Mobility Command (AMC) e ai voli passeggeri del Military Airlift Command (MAC) dagli Stati Uniti d’America. Assicura inoltre l’interfaccia logistica con la vicina baia di Augusta, utilizzata quale pontile e deposito carburante e munizioni della Nato. Supporta infine gli squadroni elicotteri da combattimento e sorveglianza”.

I vertici militari di Washington omettono tuttavia di ricordare come NAS Sigonella sia da tempo pure una delle principali basi mondiali per le operazioni dei droni killer e d’intelligence delle forze armate Usa...

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09/08/2017

Dalla Sicilia a Bologna. La polizia di Scelba-Minniti a testa bassa

Il 6 agosto le forze di polizia hanno riempito di gas velenosi i pacifici manifestanti NoMuos che si avvicinavano alla base NATO di Niscemi da cui si compromette la salute in Sicilia. Il mio amico e compagno Orazio Vasta, militante USB è dovuto andare in ospedale perché gasato.

Stamattina a Bologna la polizia in forze ha sgomberato con violenza il centro sociale Làbas, difeso da giovani resistenti passivi. Un centro sociale apprezzato ed usato da tutto il quartiere, ma che dà fastidio alla città degli affari guidata dal sindaco PD Merola.

Non sono casi isolati, è il modello di stato poliziesco di cui è leader osannato, anche dal presidente della Repubblica e naturalmente da tutto il il regime mediatico, il ministro Marco Minniti, l’erede di Mario Scelba. Il ministro di polizia degli anni '50 che fece massacrare e incarcerare una intera generazione di operai e contadini che lottavano per la giustizia.

Un capitalismo che torna alla ferocia di quegli anni e anche la supera, un sistema di potere che scatena sempre più guerre ed interventi militari, ha ovviamente bisogno di una adeguata copertura poliziesca contro il dissenso e la protesta.

Minniti è l’interprete designato per lo stato di polizia che il potere sta costruendo.

Le sue “leggi” sono la semplice restaurazione del codice penale Rocco, varato durante il fascismo. E ovviamente anche una sua modernizzazione sperimentata prima sui migranti e poi usata su tutti noi. Le ipocrite parole su Genova del capo della polizia Gabrielli ora si chiariscono. Si è dichiarato di voler chiudere la pagina delle violenze poliziesche del 2001, perché in realtà se ne sta aprendo una nuova, indirizzata prima di tutto verso i poveri e i migranti, verso ogni forma di protesta, ribellione, lotta sociale. Così “aiutiamoli a casa loro” è subito diventato ammazziamoli a casa loro e la libertà di manifestare è diventata libero manganello su libera testa.

Le violenze poliziesche attuali sono prima di tutto di classe e di guerra, sono il presidio di un sistema di potere che deve solo rispondere alle banche, alla finanza, alle multinazionali e alle loro pressanti richieste di una politica liberista e guerrafondaia sempre più feroci. Le violenze poliziesche di oggi sono tipicamente europee, frutto della UE e della sua austerità autoritaria.

ScelbaMinniti, la sua polizia e le sue leggi violente ben rappresentano il potere italiano ed europeo, che sulla democrazia dà lezioni al Venezuela mentre la distrugge qui. Solidarietà a chi lotta e viene colpito, vergogna a chi sta col gas e i manganelli.

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12/04/2017

MUOS: rischio per ambiente e salute

10 aprile 2017

La presenza di emissioni elettromagnetiche nocive per l’uomo, recentemente misurate da ARPA, oltre che dei vincoli ambientali del SIC “Sughereta di Niscemi”, insieme a tutti gli altri punti già rilevati in precedenza (si veda articolo articolo su Contropiano), quali ad esempio la certificazione antisismica assente, l’edificazione in zona ad elevata sismicità, le emissioni elettromagnetiche nocive per uomo, ambiente e traffico aereo, la già rilevante presenza di altre fonti di inquinamento elettromagnetico e chimico, impone l’unica possibile soluzione: occorre procedere alla rimozione del MUOS e delle antenne NRTF e alla smilitarizzazione di tutta la zona.

Nella Lettera ARPA del 31 marzo 2017 si riportano risultati di misurazioni effettuate nel 2016:


Con questa precisazione siamo ancora una volta a ribadire come sia del tutto improprio riferirsi al livello di riferimento di 83 V/m per le emissioni a 46 kHz. Un ente chiamantesi ARPA (Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente) dovrebbe svolgere un ruolo più adeguato al nome che porta, e non limitarsi all’applicazione tabellare di limiti inadeguati.

Sulla base della normativa vigente, riteniamo che le soglie di sicurezza per l'esposizione prolungata della popolazione alle frequenze in banda LF da 30 kHz a 100 kHz, debbano essere fissate a 6 V/m per la componente elettrica e a 0,016 A/m ·100 / f (in kHz) per la componente magnetica.

Viceversa non vi è alcun nessun meccanismo fisico conosciuto che possa giustificare un aumento delle soglie di sicurezza di oltre un ordine di grandezza in corrispondenza a una diminuzione della frequenza da 100 kHz a 46 kHz. La scelta di una soglia di sicurezza di E=873V/m per la tutela della popolazione civile da possibili effetti cronici per esposizioni prolungate alle emissioni elettromagnetiche a 46 kHz, è priva di fondamenti scientifici e la sua adozione costituisce quindi un errore scientifico e metodologico;

La scelta di adottare un valore di attenzione di E = 83 V/m, indicata dalla Raccomandazione UE 1999/512/CE per la tutela dagli effetti acuti, finisce di fatto per rimuovere le protezioni che la Legge 36 del 2001 offre alla popolazione dagli effetti di una esposizione prolungata ai campi elettromagnetici, violando così lo spirito e la lettera della legislazione in vigore che richiede di fissare tale limite in modo opportuno sulla base delle conoscenze scientifiche più aggiornate.

I risultati dell’ARPA ci indicano pertanto che – anche senza MUOS e soltanto con le attuali antenne, in funzione da decenni – si hanno livelli di campo elettromagnetico superiori alle soglie di sicurezza e pertanto passibili di procedure di messa a norma, ovvero, in questo caso, di spegnimento. L’addizione di ulteriori sorgenti di esposizione ai campi elettromagnetici, come il MUOS, è ovviamente fuori discussione.

Conseguentemente all'adozione del principio di precauzione, la legislazione italiana (vedi Appendice) prescrive l'adozione di limiti di sicurezza per l'esposizione a lungo termine della popolazione (detti: Valori di Attenzione). Tali limiti sono stati fissati in base a un compromesso tra esigenze tecniche e risultanze scientifiche e il loro rispetto non garantisce in assoluto l'assenza di rischio, vi sono anzi evidenze del fatto che la soglia per annullare gli effetti biologici delle radiazioni non ionizzanti debba essere di un ordine di grandezza inferiore1. Per queste ragioni il rigoroso rispetto dei limiti fissati dai Valori di Attenzione è uno dei requisiti minimi richiesti nelle valutazioni.

I riferimenti protezionistici formulati nelle linee guida dell'International Commission on Non-Ionising Radiation Protection (ICNIRP), risalenti al 19982, come appunto il limite di 87 V/m, sono invece da considerarsi oramai superati dagli importanti sviluppi che la ricerca ha conosciuto negli ultimi 20 anni, si riferiscono infatti unicamente agli effetti acuti dovuti alle esposizioni a breve termine3.

La legge quadro n.36 del 2001 nel fissare i termini generali per la radioprotezione dai campi elettromagnetici non ionizzanti, adotta quindi un doppio livello di protezione, che prevede due differenti soglie di sicurezza: a) i Limiti di Esposizione, a tutela degli effetti acuti e immediati, e b) i Valori di Attenzione, a tutela dagli effetti cronici dovuti a esposizioni prolungate. Poiché in generale gli effetti cronici dovuti a esposizioni prolungate si verificano per livelli di campo inferiori rispetto a quelli necessari per produrre effetti acuti e immediati, i Valori di Attenzione dovranno assumere valori notevolmente inferiori rispetto ai Limiti di Esposizione. Nel caso di esposizioni multiple poi, va considerato il cumulo dovuto alla sovrapposizione degli effetti dovuti a tutte le singole sorgenti.

La legge quadro n.36 del 2001 non indica però le soglie di sicurezza specifiche per le diverse condizioni di esposizione, ma rimanda per la loro fissazione ad appositi decreti applicativi, che sono poi stati emessi solo in parte.

I due DPCM dell'8 luglio 2003 hanno fissato le soglie di sicurezza per i campi lentamente variabili4, dovuti essenzialmente agli elettrodotti, e per le emissioni a frequenze comprese tra 100 kHz e 300 GHz prodotti da sorgenti fisse5. Non sono stati emessi invece decreti attuativi specifici relativi ad alcune importanti fonti di esposizione quali, ad esempio, le sorgenti mobili (telefoni cellulari, cordless, etc.) e le sorgenti impulsate (radar, etc.); mentre per le emissioni radio alle frequenze basse e bassissime (bande LF e VLF) sono stati fissati esplicitamente solo i Limiti di Esposizione, a tutela degli effetti acuti e immediati.

La legge 36 del 2001 naturalmente non esclude affatto che in quelle situazioni in cui una delle due soglie di sicurezza, o entrambe, non siano state esplicitamente fissate attraverso un esplicito decreto, non vi siano rischi per la salute e la popolazione non vada tutelata sia dagli effetti acuti e immediati, che da quelli effetti cronici dovuti a esposizioni prolungate. Le garanzie di sicurezza stabilite dalla legislazione non possono in nessun caso venir meno, perciò, se in una specifica situazione di esposizione non sono disponibili limiti di sicurezza precisi, fissati per decreto, dovranno essere i tecnici incaricati a determinarli, di volta in volta, sulla base delle conoscenze scientifiche più aggiornate.

Un caso emblematico, che riguarda esclusivamente l'ambito militare, è quello delle esposizioni a emissioni radio alle frequenze basse e bassissime (bande LF 30 kHz – 300 kHz e VLF 3kHz – 30 kHz), utilizzate per le trasmissioni con i sottomarini, anche in immersione.

Naturalmente la legge 36 del 2001 non esclude affatto che emissioni elettromagnetiche al di sotto dei 100 kHz non siano dannose per la salute, e vadano escluse dal computo degli effetti complessivi. Il DPCM dell'8 luglio 2003 dedicato ai campi quasi-statici, specifica che, per quanto riguarda lo spettro di frequenze da 0 Hz a 100 kHz, non riconducibili a elettrodotti, si applica “l’insieme completo delle restrizioni stabilite nella Raccomandazione del consiglio dell’Unione Europea 1999/512/CE del 12 Luglio 1999” (Art. 1 comma 3), che a sua volta, in caso di esposizioni multiple6 prevede il calcolo del cumulo attraverso formule del tutto analoghe a quelle previste dal DPCM dell'8 luglio 2003 per le radiofrequenze. Ne consegue che il contributo dato dalle emissioni sotto i 100 kHz devono essere considerate in cumulo delle altre, attraverso formule del tutto analoghe.

I limiti tabellari indicati nella raccomandazione 1999/512/CE, sono basati sulle linee guida dell'ICNIRP e sono perciò adeguati per la tutela esclusiva dagli effetti acuti (danni derivanti da esposizioni anche brevi a campi di elevata intensità), mentre non offrono alcuna protezione dai possibili effetti a lungo termine a campi di moderata intensità7, tutela esplicitamente prevista dalla legislazione italiana. I limiti tabellari indicati nella raccomandazione 1999/512/CE non devono perciò essere utilizzati per fissare i Valori di Attenzione a tutela degli effetti a lungo termine dell'esposizione ai campi elettromagnetici, che andranno viceversa determinati a parte, sulla base della normativa e delle conoscenze scientifiche più aggiornate.

Occorre rimarcare come quella evidenziata non sia affatto la sola lacuna presente nella legislazione radioprotettiva dalle radiazioni non ionizzanti; vi sono altri casi molto rilevanti nei quali le soglie di sicurezza previste dalla legge quadro n. 36 del 2001 non sono ancora state fissate da appositi decreti attuativi: basti pensare alle emissioni impulsate provenienti dai radar o quelle relative dagli apparecchi di telefonia cellulare. In tutti questi casi naturalmente la garanzia di sicurezza stabilita dalla legislazione non può venire meno, occorre quindi che i tecnici incaricati, di volta in volta, stabiliscano un valore opportuno, sulla base delle conoscenze scientifiche più aggiornate. Nel caso delle garanzie da offrire alla popolazione civile per i rischi legati agli effetti cronici dovuti a esposizione continua, la determinazione di adeguate soglie di sicurezza risulta particolarmente complessa in quanto sia le conoscenze scientifiche che gli orientamenti giuridici in questo campo sono in rapida evoluzione. Non per questo il tecnico si può sottrarre a quello che è un suo compito preciso e una sua responsabilità non derogabile.

I limiti di sicurezza a frequenze in banda LF (30-300 kHz) ricadono solo in parte nei limiti di applicabilità del DPCM dell'8 luglio 2003, che fissa le soglie di sicurezza da 100 kHz a 300 GHz. Le soglie di sicurezza per le frequenze prossime ma inferiori ai 100 kHz, possono essere agevolmente determinate per estrapolazione, a partire dalle soglie di sicurezza fissate dalla normativa sino alla frequenza di 100 kHz, utilizzando a questo scopo le specifiche della norma tecnica CEI 211-7. Alle frequenze comprese tra 10 kHz e 10 MHz infatti, i limiti di base sono espressi in termini di densità di corrente all'interno dell'organismo (CEI 211-7 paragrafo 8.2). In particolare la componente elettrica del campo è in grado di produrre sia correnti di spostamento che di conduzione (CEI 211-7 paragrafi 4.1.3 e 4.1.4), mentre la componente magnetica genera correnti per effetto della legge di induzione magnetica (CEI 211-7 equazione 8.1). Si supponga ad esempio di dover valutare i limiti di sicurezza per una frequenza compresa tra 100 kHz e 30 kHz. Le correnti di conduzione, dovute alla componente elettrica, dipendono dalla conducibilità dei tessuti ma non dalla frequenza; poiché la conducibilità dei tessuti non varia in modo significativo nell'intervallo da 100 kHz a 30 kHz, non vi è ragione perché il valore di attenzione debba variare in questo intervallo di frequenze. Al contrario, le correnti indotte dalla componente magnetica, dipendono dalla conducibilità dei tessuti e crescono linearmente con la frequenza f, dunque, a parità di intensità di campo, passando dalla frequenza di 100 kHz a alla frequenza f (espressa in kHz) le correnti indotte si ridurranno di un fattore f /100 kHz, di conseguenza la soglia di sicurezza alla frequenza f può essere estrapolata da quella a 100 kHz dividendola per il medesimo fattore.

In definitiva, sulla base della normativa vigente, riteniamo che le soglie di sicurezza per l'esposizione prolungata della popolazione alle frequenze in banda LF da 30 kHz a 100 kHz, debbano essere fissate a 6 V/m per la componente elettrica e a 0,016 A/m ·100 / f (in kHz) per la componente magnetica.

Il risultato è riassunto nella seguente tabella:


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13/11/2016

Niscemi. Stanno attivando il Muos. “Non cantino vittoria troppo presto”

"The ground station in Niscemi is operational". Il MUOS di Niscemi è operativo. Poche righe, ufficiali, del Retroammiraglio Christian Becker per liquidare la questione. Come se l’opposizione popolare contro il MUOS sia acqua passata, come se non ci fosse, nell’ordine, un giudizio di revocazione davanti al CGA e un ricorso alla Cassazione sul dissequestro, come se in questi giorni non si stesse celebrando un processo penale davanti al Tribunale di Caltagirone per abuso edilizio.

Il Retroammiraglio Becker, responsabile di Intelligence e Sistemi Spaziali del Pentagono, ha dovuto ammettere i meriti del movimento No MUOS: la nostra lotta ha ritardato e resa inoperativa la base per lungo tempo, “accecando” il sistema satellitare in quella eterna zona di guerra che è il Mediterraneo. Dopo il dissequestro del Tribunale del Riesame, annuncia soddisfatto il graduato statunitense, il MUOS è tecnicamente pronto. Certo, non è ancora operativo sul campo ma ormai, volendo credere alle parole di Becker, è una questione burocratica.

Se l’ufficiale statunitense può liquidare così la questione MUOS è anche grazie alla compiacenza della Regione Sicilia, e del suo presidente Rosario Crocetta, che potrebbe immediatamente sospendere in autotutela le autorizzazioni e porre la parola fine alla vicenda e invece, sempre a voler prendere per buone le parole dell’ammiraglio, preferisce “lavorare con gli USA” per facilitare la costruzione del MUOS.

Dopo centinaia di denunce, processi in corso, salatissime multe e ridicole accuse qualcuno, dentro alle istituzioni italiane, avrà rassicurato gli USA: la lotta No MUOS è ormai acqua passata.

E mentre gli Stati Uniti costringono il mondo a quell’insensata tifoseria tra il peggio e la catastrofe che sono le elezioni, ribadiamo forte che per noi la lotta è tutt’altro che chiusa. Continueremo a batterci per la completa smilitarizzazione della Riserva Sughereta di Niscemi, della Sicilia e dell’Italia. Qualunque saranno le mosse del nuovo presidente americano e dei suoi lacchè locali, dei magistrati di turno e delle forze del disordine. Tutti uniti allegramente per quello che è diventato il nuovo incubo americano: esportare democrazie e sicurezza a suon di guerra permanente, in ogni territorio, anche a costo di calpestare leggi e volontà delle popolazioni, senza curarsi della devastazione che ne consegue.

Però qualcuno ha brindato troppo presto.
La lotta No MUOS continua!

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20/01/2016

Muos costruito senza autorizzazione antisismica Dubbi anche sulla massima potenza dichiarata

Da ieri sul tavolo dei verificatori ci sono i dati, forniti dall'ambasciata Usa, per valutare la pericolosità dell'impianto di Niscemi. In assenza di misurazioni, ci si baserà sul progetto. Che però, come denunciato negli anni scorsi, sembra deficitario in più punti. A sviluppare il modello previsionale sarà il consulente della Difesa.

Attesa e imbarazzo. Sono questi gli elementi che caratterizzano in queste ore le vicende legate al Muos, e nello specifico il lavoro del collegio dei verificatori che, tra ieri e oggi, ha preso in esame la documentazione fornita dall'ambasciata statunitense sull'impianto satellitare di Niscemi. In principio, l'oggetto dello studio sarebbero dovute essere le misurazioni sul campo prescritte a novembre dal Cga e per i quali lo stesso Consiglio di giustizia amministrativa ha nominato l'equipe di esperti. I controlli però – previsti per il 13 e 14 gennaio, con l'accensione alla massima potenza delle parabole – non si sono svolti. E questo per un motivo che ha lasciato stupiti i più: l'impossibilità di attuare adeguate misure precauzionali per la popolazione.

Nell'ultima settimana, tuttavia, di retroscena ce ne sono stati altri. Come la scoperta della mancata taratura della strumentazione che l'Arpa avrebbe dovuto utilizzare nel sito di contrada Ulmo, con l'Agenzia regionale per la protezione dell'ambiente impossibilitata a ottenere per tempo la regolazione degli analizzatori di spettro. I motivi di imbarazzo, però, non finiscono qui. In attesa di conoscere i contenuti della relazione dei verificatori, le prime indiscrezioni parlano della mancanza – già denunciata negli anni scorsi dai legali del comitato No Muos – delle autorizzazioni antisismiche. In altre parole, il Muos, pur trovandosi in una zona a elevato rischio terremoti, è stato realizzato senza che nel progetto venissero considerati i dovuti accorgimenti previsti dalle norme in materia. Davanti a questi rilievi, da parte del ministero della Difesa – che nel procedimento difende indirettamente gli interessi degli statunitensi – sarebbe arrivata la rassicurazione secondo cui la pratica in oggetto sarebbe ferma in uno studio napoletano e in procinto di essere recapitata alle parti.

Ma a far discutere maggiormente rimane la questione emissioni. Come detto, i verificatori dovranno pronunciarsi sulla pericolosità del Muos non più su dati sperimentali ma su proiezioni basate sul progetto. Attorno a quest'ultimo punto, però, si sviluppa l'ennesimo nodo: mentre il progetto originario prevedeva una potenza massima per le parabole di 1600 watt, nel 2013 il dato è stato drasticamente ridotto a 200. A chiedersi il perché di questa correzione fu all'epoca anche l'Istituto superiore della sanità incaricato di pronunciarsi sui possibili effetti del Muos: «Ci si riferisce al valore della potenza massima dichiarata [...] – si legge a pagina 11 della relazione – del quale si è constatato esistere due versioni dallo stesso titolo e riportanti la stessa data, la prima fornita [...] dall'ambasciata Usa, la seconda allegata al progetto». Inoltre, se in un caso il valore della potenza dichiarato è, per l'appunto 1600 watt, nell'altro i calcoli forniti dagli americani sono ottenuti basandosi su una potenza di 138,04 watt. La cifra, infatti, viene arrotondata in un secondo momento, quando l'Istituto superiore della sanità chiede lumi su quelle discrepanze: «Sono stati pertanto chiesti chiarimenti all'ambasciata Usa, che ha precisato che il valore di potenza da considerare è 200 watt».

A completare il quadro, infine, la notizia riguardante il modello previsionale che verrà prodotto a sostegno della relazione dei verificatori. Il modello – una proiezione concreta delle azioni delle parabole in compresenza con le altre 46 antenne già attive a Niscemi – verrà sviluppato da Agostino Monorchio, stimato docente di Campi elettromagnetici presso l'università di Pisa ma, soprattutto,consulente di parte del ministero della Difesa. La motivazione che ha portato a questa decisione, a quanto pare, riguarda anche in questo caso la ristrettezza dei tempi a disposizione del collegio che non ha potuto affidare a un attore terzo lo sviluppo dei dati americani.

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17/07/2015

Il Muos è sotto sequestro, e ora la smilitarizzazione della Sicilia

La lotta No Muos continua.
Non ci basta il Muos sotto sequestro, vogliamo la smilitarizzazione della Sicilia.
Dal 6 al 9 agosto 2015 si terrà il terzo campeggio No Muos.
Ancora una volta al presidio permanente in contrada Ulmo.

Dopo anni di lotte e pressioni popolari il Muos è sotto sequestro.

C'è stato il tempo per festeggiare un risultato che senza la mobilitazione collettiva non si sarebbe mai ottenuto. Eppure noi rimaniamo vigili e cauti: troppe volte abbiamo assistito a inganni, raggiri e false promesse per poterci dire del tutto soddisfatti. Il nostro obiettivo resta lo smantellamento non solo dello stesso Muos ma anche dell'intera base americana che ha sventrato quel che resta della Sughereta. E' in contrada Ulmo che, da più di vent'anni, sono installate le quarantasei antenne NRTF, le cui radiazioni costituiscono, non solo un permanente pericolo per la salute pubblica, ma rappresentano l'avamposto più importante che le potenze imperialiste occidentali, Stati Uniti in testa, utilizzano per le loro politiche di guerra e distruzione nei confronti dei popoli dell'area mediterranea. Queste politiche guerrafondaie che abbiamo avuto negli ultimi decenni costringono l'Italia a sostenere un sempre maggiore impiego di forze militari, in nome d'ipocrite e criminali operazioni umanitarie che sono la causa delle gravi tensioni geopolitiche che rischiano di sfociare in un nuovo terribile conflitto mondiale.

Per questi motivi lanciamo il 3° campeggio No Muos, dal 6 al 9 agosto, ancora una volta al presidio permanente in contrada Ulmo.

Nel corso degli anni la lotta No Muos ha raccolto tantissimi consensi e ottenuto grandi risultati, ha instaurato legami e attraversato pratiche e dinamiche di conflitto sociale su e giù per il mondo.

Siamo stati i primi a denunciare gli scempi che avvenivano al Cara di Mineo, tra i primi a chiederne la chiusura ben prima che il fetore di Mafia Capitale fosse manifesto. Le condizioni di detenzione dei migranti sono ormai note. Di fronte ad una Fortezza Europa che prova a barricarsi nei propri confini di cartapesta e di fronte un'Italia che tenta di smistare persone come fossero pacchi, da antimilitaristi ribadiamo che non possono essere soluzioni praticabili il respingimento, l'isolamento, il controllo mascherato da esigenze di sicurezza. Noi crediamo ancora all'appello di Vittorio Arrigoni: restiamo umani.

Abbiamo partecipato al tentativo di unire le miriadi di conflitti ambientali sparsi per l'Italia. A Bruxelles così come a Taranto ci siamo accorti di parlare la stessa lingua, di poterci e saperci mettere in connessione per imbrigliare il potere di pochi nella volontà di tanti, ci siamo resi conto che non siamo soli. Le lotte di ciascuno sono le nostre lotte.

Siamo stati a Kobane, dove si è registrata l'unica reale vittoria sui terroristi dell'Isis. Abbiamo partecipato e siamo stati solidali con la resistenza dei guerriglieri e delle guerrigliere curdi del Rojava e siamo impegnati a sostenere la ricostruzione di Kobane. Intanto dovevamo subire la colossale menzogna che il Muos potesse servire per contrastare l'Isis, bugia raccontata da molti guerrafondai durante l'avanzata dell'esercito islamista in Libia.

Saremo in Giappone per un meeting internazionale contro le basi Usa sparse per il globo. Siamo stati a bordo della Freedom Flottilla, che si batte per rompere l'embargo di Israele sulla striscia di Gaza ai danni della popolazione palestinese. Siamo stati nella Milano dell'Expo, per opporci a questo modello economico che adotta retoriche umanitarie e ambientaliste per nascondere le devastazioni ambientali, economiche e sociali che produce. È questa la nostra risposta a chi ci taccia di essere un manipolo di sedicenti rivoluzionari. Siamo ovunque perché siamo chiunque lotta.

Perché crediamo che la migliore solidarietà ai popoli in lotta, dal Kurdistan all'Ucraina, contro l'oppressione imperialista sia quella di combattere per smantellare gli strumenti di guerra a casa nostra. E perché crediamo che la profonda crisi economica che stiamo attraversando la paghiamo anche noi quando chi ci governa taglia fondi alle scuole, agli ospedali e alle pensioni per mantenere in piedi un apparato militare utile ai soli interessi dell'industria bellica e delle multinazionali alla conquista di nuovi mercati.

Quest'anno è il centenario dell'inizio della Prima Guerra Mondiale, momento storico che registrava un esteso fermento contro la guerra e di cui oggi raccogliamo l'eredità ideale, morale, politica, culturale e antimilitarista. Dal 6 al 9 agosto cade anche un altro tragico anniversario: il lancio delle bombe atomiche americane su Hiroshima e Nagasaki. Ricorrenze significative alle quali dedichiamo il 3° campeggio No Muos, all'insegna dell'opposizione a qualsiasi attività militare.

Ed è proprio per ricordare in chiave antimilitarista e antimperialista queste ricorrenze che lanciamo una manifestazione nazionale l'8 agosto; il 9 agosto invece è previsto un sit-in di protesta per commemorare la tragica conclusione della 2° guerra mondiale.

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27/04/2015

Il Riesame conferma il sequestro del cantiere Muos

Nuova importante affermazione delle ragioni del Movimento No MUOS nell’ordinanza che respinge il ricorso verso il sequestro dell’impianto disposto lo scorso primo aprile dal tribunale di Caltagirone.

Che l’impianto di guerra (ad uso esclusivo degli Stati Uniti) sia stato costruito abusivamente dalla US Navy trova ora una nuova conferma nella sentenza odierna che si pone in continuità con quanto già acclarato dal Tribunale Amministrativo Regionale, dal Consiglio di Giustizia Amministrativa e dalla Procura della Repubblica di Caltagirone.

Gli attivisti hanno sempre sostenuto il pericolo che il MUOS rappresenta e sono riusciti a dimostrarlo in tutte le sedi istituzionali, giudiziarie e politiche, sinora coinvolte. Come del resto hanno conquistato il consenso della grande generalità della pubblica opinione in Sicilia e nel resto del mondo. Una pubblica opinione che condivide per intero la costellazione di ragioni di chi si oppone al MUOS: perché pericoloso per la salute, perché abusivo e pericoloso per l’ambiente, perché è una minaccia bellica nei confronti della popolazione siciliana e italiana, perché mina la sovranità nazionale dell’Italia, perché, insieme con le 46 antenne esistenti nella stessa base NRTF di Niscemi, arreca disturbo a ogni dispositivo elettrico o tecnologico, ivi comprese le apparecchiature elettromedicali e quelle degli aeromobili in transito sino a interferire con la sicurezza del traffico aereo civile e militare dei vicini aeroporti di Comiso, Catania e Sigonella.

Certo qualcuno dovrà raccontare – in un futuro che ci auguriamo quanto più prossimo possibile – la storiella di un governo locale, italiano e regionale, che ricorre con ogni mezzo e usando tutta la sua forza contro i cittadini che, invece, in ottemperanza a un mandato elettorale, dovrebbe rappresentare, difendere e tutelare.

PS: seguirà la nota stampa dei legali che, per esprimersi compiutamente, attendono di conoscere i dettagli della sentenza.

Coordinamento Regionale dei Comitati No MUOS
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20/04/2015

Muos. C’è un giudice a Caltagirone

Applicare i sigilli all’interno di una base militare dove le forze armate straniere ospitate realizzano un modernissimo strumento di morte. Non lo aveva mai fatto nessuno in Italia. Forse non lo hanno mai fatto in Europa. A Niscemi, in Sicilia, i magistrati - due volte in tre anni - hanno dichiarato illegittimi e abusivi i lavori di costruzione del MUOS, il nuovo sistema di telecomunicazioni satellitari che coordinerà tutti gli interventi militari futuri della prima potenza mondiale, gli Stati Uniti d’America. Dall’1 aprile, i cantieri del MUOS, all’interno di una delle aree naturali protette più belle e delicate dell’Isola, la “Sughereta di Niscemi”, sono sotto sequestro e né le imprese contractor né i militari a stelle e strisce possono farvi ingresso. L’apposizione dei sigilli è stata disposta dal Gip del Tribunale di Caltagirone, Salvatore Ettore Cavallaro, su richiesta del Procuratore Giuseppe Verzera. Il 6 ottobre 2012 era stato l’allora procuratore calatino, Paolo Francesco Giordano, a ottenere un primo ordine di sequestro, prontamente annullato dal Tribunale della libertà di Catania.

“I lavori del MUOS sono stati eseguiti senza la prescritta autorizzazione assunta legittimamente o in difformità di essa, e insistono su beni paesaggistici, all’interno della riserva naturale orientata di Niscemi in zona A, di inedificabilità assoluta, in violazione delle prescrizioni del decreto istitutivo e del regolamento inerente”, scrivono i giudici di Caltagirone nell’ordinanza di sequestro. Sette gli indagati per violazione del “Codice dei beni culturali e del paesaggio”: Giovanni Arnone, all’epoca dirigente dell’Assessorato territorio e ambiente della Regione Sicilia, responsabile del procedimento di autorizzazione del MUOS; i responsabili legali delle aziende appaltatrici Mauro Gemmo (presidente della Gemmo S.p.A. di Vicenza); Adriana Parisi (Lageco di Catania); Concetta Valenti (Calcestruzzi Piazza di Niscemi); Carmelo Puglisi (PB Costruzioni); Maria Condorelli (CR Impianti); il direttore dei lavori Giuseppe Leonardi. “Ai professionisti che svolgono queste attività sul territorio da moltissimo tempo non poteva sfuggire la macroscopica illegittimità dei decreti autorizzativi emessi”, commenta amaramente la Procura.

“Ad integrazione delle indagini, nuovi rilievi sono venuti in soccorso ai giudici di Caltagirone”, spiega il Coordinamento dei Comitati No Muos. “Innanzitutto la sentenza del Tar di Palermo che il 23 febbraio 2015 ha accolto i ricorsi dei nostri legali e di Legambiente contro l’atto della Regione siciliana del 24 luglio 2013 che aveva revocato lo stop ai lavori di costruzione dell’impianto militare, ordinato il 29 marzo precedente. Riconoscendo la fondatezza delle denunce sui gravi rischi del sistema satellitare per la salute e l’ambiente e per la sicurezza del traffico aereo in Sicilia, il Tar ha dichiarato il cantiere MUOS abusivo e illegittimo, annullando le autorizzazioni. Altrettanto determinanti le richieste di sequestro presentate dall’Associazione antimafie “Rita Atria”, in cui si sottolineava come all’interno della base i lavori continuavano illegalmente, nonostante la sentenza del Tar”.

I provvedimenti giudiziari sono stati accolti con favore dai No MUOS, ma quanto accaduto nei quasi dieci anni di campagne di lotta contro il sistema di guerra, impone cautela e l’esigenza di tenere alta la mobilitazione. “Abbiamo dato vita a innumerevoli cortei, sit-in e blocchi stradali; abbiamo invaso in due occasione con migliaia di persone la base Usa; ci sono stati scioperi cittadini; nei Comuni sono state approvate mozioni contro le megaparabole e decine di interrogazioni e interpellanze sono state presentate al parlamento europeo e in quelli nazionale e regionale, ma le uniche risposte sono state le repressioni, le violenze sui pacifici manifestanti e l’arroganza di proseguire i lavori in violazione delle normative urbanistiche, ambientali e persino antimafia”, spiegano i portavoce del Coordinamento No MUOS. “La vicenda di questo sistema d’arma di proprietà ed uso esclusivo delle forze armate Usa, la sua installazione in territorio italiano in barba alla Costituzione e ai principi di sovranità nazionale, sono questioni meramente politiche che vanno affrontate e determinate in sede politica. Ancora una volta in Italia, invece, l’assenza o l’irresponsabilità della politica impone alle Procure e ai Tar d’intervenire per colmare i vuoti e riportare la legalità dove impera l’illegalità e l’arbitrio. Il MUOS è purtroppo l’ennesima emblema della crisi profonda della democrazia. In questo clima, ovvio attendersi ulteriori colpi di coda reazionari da parte delle istituzioni nazionali per imporre, sulla pelle dei cittadini e del diritto, il completamento a Niscemi del programma bellico di Washington”.

Il 4 aprile scorso, giorno in cui di fronte alla base di Niscemi migliaia di persone provenienti da tutta la Sicilia davano vita a un gioioso serpentone multicolore, sulla prima pagina del Corriere della Sera il prof. Angelo Panebianco ha dedicato alle vicende del MUOS un lungo e inquietante editoriale dal titolo “Il paese nelle mani dei Tar”. “Esso è un sistema di comunicazione concepito per accrescere la capacità di individuazione dei pericoli”, scrive Panebianco. “È sconcertante che la nostra sicurezza nazionale (di cui gli impegni con l’alleato americano sono un’essenziale componente) sia appesa alle decisioni di Tar e procure. È sconcertante, inoltre, che tali decisioni siano prese sotto la spinta di una mobilitazione cosiddetta ambientalista contro presunti, e tutti da dimostrare, rischi per la salute, proprio in una fase in cui si profilano minacce gravissime per la vita (e dunque - si suppone - anche per la salute) degli italiani, in una fase in cui andrebbero accresciuti, e non indeboliti, tutti gli strumenti possibili di difesa, nonché la capacità del Paese di dimostrarsi un partner affidabile per i suoi alleati militari”.

Per l’illustre politologo-editorialista il Muos è dunque la “nostra” arma eccellente per difenderci dai nuovi barbari del Califfato, che nessuna norma costituzionale o giuridica deve vietare o limitare, anche a costo di tornare all’assolutismo del XVII secolo. Peccato che di “difensivo” il MUOS, come appurato dai manuali e dai report strategici delle forze armate Usa, non abbia proprio nulla e che la sua architettura, invece, è necessaria  a consolidare lo strapotere planetario del Pentagono e accelerare il passaggio tragicamente epocale verso la completa automatizzazione e dronizzazione delle guerre.

Che il MUOS serva a difendere l’Occidente dall’Isis, lo crede solo Panebianco e qualche sottosegretario di governo. Ad oggi i due satelliti lanciati nello spazio sono serviti alla Marina Usa solo ad attivare le “prime connessioni satellitari affidabili” nel Mar Glaciale Artico. “L’Oceano Artico è una delle aree più importanti dal punto di vista strategico”, ha spiegato l’ammiraglio Gary Roughead, (ex) capo delle Operazioni navali. “Esso lambisce diverse nazioni e serve come importantissima via di comunicazione marittima tra l’Atlantico e il Pacifico. La capacità di operare in questa regione in ogni periodo dell’anno e in ogni condizione atmosferica e ambientale è vitale per i nostri interessi nazionali e consente agli Stati Uniti un accesso sicuro alle risorse naturali esistenti e a tutte le aree operative marittime del mondo”. Per questo, l’estate scorsa, sono stati avviati i test per mettere in rete i satelliti e i terminali MUOS con i sottomarini nucleari in immersione nei ghiacciai polari. Nel 2015 i test si estenderanno al polo Sud, nella frenetica e folle corsa per impadronirsi e sfruttare le immense risorse naturali dell’Artico e dell’Antartico.

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05/04/2015

Niscemi. In migliaia assediano il Muos. “E' abusivo, nocivo, strumento di guerra"


Niscemi. Intorno alle 15.30 è partito il corteo contro il Muos. Insieme si parte, insieme si torna. Migliaia di persone nel corteo. Presenti delegazioni dei No Tav e dei No Dal Molin. Insieme a loro le combattive mamme No Muos. Compaiono anche alcuni sindaci con le fasce tricolori e gli emblemi No Muos.

Determinati e pacifici i manifestanti sfilano verso il cancello 1 della base USA. Oltre le reti lo schieramento di polizia è enorme. Inizia la battitura delle reti. I giornali cominciano a titolare (e ad ammettere il successo della manifestazione): “in migliaia” a Niscemi.

Intorno alle 16,45 la testa del corteo giunge davanti all’ingresso della base. Alle 17,30 si è formata una catena umana intorno al lunghissimo perimetro della base. I manifestanti gridano: Siete circondati!

I No Muos intendono ricordare che il MUOS è abusivo e a chi ancora oggi su testate una volta autorevoli (vedi il Corriere della Sera) si ostina a parlare di difesa nazionale consigliano di leggere questo documento sulla classificazione della base NRTF secondo gli accordi del 1995 e del 2006. La vera minaccia alla sicurezza nazionale è l’esistenza di un’ingombrante installazione militare ad uso esclusivo di un Paese straniero (e per di più alleato) che non ripudia la guerra, ma che la pratica dal suolo italiano. E senza che l’Italia, non i No MUOS, con i suoi organi costituzionali vi si possa opporre.

Grazie per aver seguito la diretta, mentre è in corso l’accerchiamento con una catena umana intorno alla base. Una base ad USO USA (non Nato né a disposizione della Difesa Italiana) estesa trenta volte di più della Base americana di Sigonella (1.660.000 metri quadrati contro 58.000) e con un perimetro di una quindicina di chilometri.

Qui di seguito la nota diffusa dai legali del movimento No Muos a commento del sequestro dell'impianto ordinato dalla procura di Caltagirone:

Il sequestro del MUOS richiesto dalla Procura e disposto dal GIP di Caltagirone, dà atto di quanto stabilito dal TAR di Palermo il 13 febbraio scorso, e cioè che si tratta di un’installazione priva di autorizzazioni e pertanto illegittima ed abusiva. Ma nonostante la sentenza, nei giorni successivi, la US Navy ha proseguito i lavori e utilizzato le parabole. L’associazione antimafie Rita Atria, che aveva già presentato in passato due denunce penali presso la Procura di Caltagirone per abusivismo e mancanza di autorizzazioni, all’indomani della sentenza del TAR ha depositato anche un’istanza di sequestro, che oggi finalmente vediamo realizzato attraverso l’apposizione dei sigilli. Tutta la vicenda del MUOS, sin dal suo inizio, è stata caratterizzata dall’arroganza e dalla prepotenza del governo degli Stati Uniti, supportato da quello italiano. Infatti, il rigetto delle richieste di sospensiva avanzate dal Ministero della Difesa da parte del TAR di Palermo nel luglio del 2013, avrebbe dovuto cautelarmente imporre alla US Navy di fermare i lavori nell’attesa che si definissero i procedimenti pendenti. Invece gli statunitensi hanno accelerato i lavori per completarli e porci davanti un fatto compiuto dal quale pensavano non si potesse più tornare indietro. Ma si sbagliavano, e il sequestro di oggi è l’ennesimo segnale che quell’installazione non può e non deve entrare in funzione. Avverso la sentenza del TAR il Ministero della Difesa italiano ha presentato appello, la cui udienza per la richiesta di sospensiva si terrà il prossimo 15 aprile presso il CGA di Palermo. Come legali del coordinamento dei comitati proseguiremo nella battaglia giudiziaria fino alla fine, a fianco di tutti gli attivisti e i comitati NO MUOS, per difendere il diritto di tutti a vivere in un posto libero da inquinamento, devastazione e guerre.

I legali del coordinamento dei comitati NO MUOS

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13/02/2015

Il Tar della Sicilia blocca il Muos

Finalmente una buona notizia, per quanto parziale e momentanea, da uno dei tanti fronti di lotta contro le devastazioni ambientali e la militarizzazione dei territori.

Questa mattina i giudici della prima sezione del Tar di Palermo hanno informato di aver accolto i ricorsi presentati dal comitato regionale di Legambiente e del comitato No Muos contro la realizzazione del Muos, il sistema di comunicazioni satellitari della marina statunitense ormai a buon punto nel territorio di Niscemi, in Sicilia. I magistrati del tribunale regionale hanno accolto i ricorsi ritenendo il sistema pericoloso per la salute dei cittadini che vivono intorno alle mastodontiche installazioni. La sezione del Tar siciliano presieduta da Caterina Criscenti ha pubblicato oggi il dispositivo che origina dall’esame congiunto di cinque diversi ricorsi, presentati nel corso degli ultimi cinque anni. Si tratta dei ricorsi con cui il Comune di Niscemi aveva chiesto l'azzeramento delle autorizzazioni rilasciate oltre tre anni fa dalla Regione per la costruzione dell'impianto satellitare (dichiarato improcedibile), quello del ministero della Difesa contro la revoca delle autorizzazioni e la sospensione dei lavori voluta dalla Regione lo scorso 29 marzo 2013 e il conseguente risarcimento (rigettati dal Tar), quelli di Legambiente e dell'associazione No Muos Sicilia, in cui si chiedeva l'annullamento del provvedimento del 24 luglio 2013, con il quale la Regione revocava i provvedimenti di revoca (la contestatissima retromarcia del governatore Crocetta) delle autorizzazioni ambientali del 29 marzo 2013, e che sono stati invece accolti. Il tribunale ritiene che le installazioni statunitensi siano pericolose per la salute pubblica perché superano la soglia di attenzione fissata per legge delle emissioni elettromagnetiche.

Nella sentenza si legge che lo "studio dell'Istituto Superiore di Sanità costituisce un documento non condiviso da tutti i professionisti che hanno composto il gruppo di lavoro e - fatto ancor più significativo - risulta non condiviso proprio dai componenti designati dalla Regione siciliana, Mario Palermo e Massimo Zucchetti". I due esperti, con una loro autonoma relazione allegata allo studio Iss, evidenziavano che rimangono aperte le valutazioni predittive in campo vicino, per le quali la stessa relazione principale dell'Iss dà atto trattarsi di un campo molto esteso vista la dimensione delle antenne e di non avere a riguardo informazioni specifiche. Inoltre, non sarebbe stata ben indagata nello studio Iss neppure la reale dimensione del rischio alla salute".

I giudici amministrativi prendono in considerazione l’analisi sulla pericolosità del Muos condotta dal professor Marcello D’Amore, verificatore nominato dal Tar dopo il ricorso del Comune di Niscemi, e riconvocato il 16 aprile 2014 «con lo specifico compito - spiegano i magistrati - di integrare la precedente verificazione, estendendola allo studio dell’Istituto superiore di Sanità e alle osservazioni critiche dei due esperti Mario Palermo e Massimo Zucchetti». Secondo i magistrati, «l’Iss si è basato su procedure di calcolo semplificate che non forniscono accettabili indicazioni nell’ottica del caso peggiore. Il verificatore afferma che le problematiche riguardanti la mappa del campo elettromagnetico irradiato dalle parabole satellitari del Muos in asse, fuori asse e in particolare in prossimità del terreno, il livello del campo elettromagnetico irradiato dalle antenne della base Nrtf nel breve e nel lungo periodo, i possibili effetti causati dall’interazione di aeromobili con il fascio del Muos sono trattate rispettivamente dall’Iss, dall’Ispra e dall’Enav in maniera non esaustiva e come tale suscettibile di ulteriori doverosi approfondimenti».

L'impianto, in corso di realizzazione da parte della Marina militare statunitense, inizialmente è stato avversato anche dal presidente della Regione siciliana Rosario Crocetta, che aveva inizialmente sospeso i lavori, in attesa di un'analisi da parte dell'Iss. Quando l’Iss ha dato parere favorevole all’opera la Regione aveva concesso di nuovo l'autorizzazione all'impianto fra le proteste dei comitati No Muos e di molti elettori dello stesso Crocetta e del Pd.

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10/08/2014

Di ritorno da Niscemi


È stata una bella giornata di lotta quella di ieri 9 agosto a Niscemi, dove si sono riunite circa due mila persone per dare vita a una mobilitazione che cadeva sì ad un anno esatto da quella sorprendente dell'anno scorso (inevitabile tra i partecipanti i confronti sui numeri e la composizione degli aderenti al corteo), ma che ha messo insieme intanto fili di ragionamento che man mano si sono imposti.
 
Ci riferiamo a quanto sta succedendo in Palestina e in Ucraina. Le antenne Muos sono principalmente uno strumento di guerra installate in una zona strategica del Mediterraneo, zona che con la più totale subalternità le istituzioni italiane hanno ceduto a interessi economici e strategico-militari che non solo gli sono estranei, ma che la nostra Costituzione osteggia apertamente (il famoso art. 11...).
 
Ne viene che quella di ieri potrebbe essere considerata una giornata di mobilitazione contro la guerra (imperialista, dicono giustamente in tanti al corteo), i fascismi (colpi di stato e crimini di stato, in Europa e in Medio Oriente), e quel nuovo ordine mondiale che si sta cercando di costruire a partire dal Mediterraneo e dal confine orientale europeo.
 
Quindi non si tratta di una lotta "solo" per un bene comune, non "solo" una questione (sacrosanta) di salute per i cittadini niscemesi. Quella di ieri, insomma, è stata una manifestazione politica che ha trasceso il piano delle rivendicazioni (sempre sacrosante) territoriali e si è data una caratterizzazione internazionale.

È chiaro allora che la questione del Muos è solo un modo per affrontare la grande questione della guerra a casa nostra (Europa e Mediterraneo) qui ed ora. Urge quindi un approfondimento sul nostro ruolo e la nostra complicità in questo nuovo assetto economico-militare, perché in quanto italiani di questa Europa, noi siamo parte in causa (quella sbagliata).
 

11/06/2014

Muos. Ora il problema diventa chi dice che è pericoloso

Nulla di nuovo dal nuovo Governo nazionale sulla questione Muos di Niscemi. L’unica novità è che, mentre il precedente esecutivo romano, tentava di scaricare tutto sul Presidente della Regione siciliana (ed in parte aveva ragione), quello attuale sposta il problema sui ‘certificatori del rischio’.

Nel corso di una audizione alla Camera, in IV Commissione, stamattina, il ministro della Difesa, Roberta Pinotti, infatti, si chiede come mai, nonostante le rassicurazioni degli enti governativi, le popolazioni non siano state tranquillizzate:

“C’è stato un lavoro fatto dalla Commissione congiunta Ambiente e Sanita’ del Senato - ha ricordato il ministro in commissione Difesa a Montecitorio -, abbiamo interpellato una serie di strutture sanitarie: facciamo tutti i controlli del caso, ma dobbiamo stabilire - dice il Ministro Pinotti -  anche chi sono i certificatori, perchè a volte anche di fronte a certificazioni non si riesce a tranquillizzare la popolazione”.

Il ministro c’è o ci fa? Non sa o finge di non sapere che le strutture sanitarie interpellate dal Governo (o dagli americani) sono state clamorosamente smentite da studi indipendenti realizzati da esperti di primo piano. Questo spiega perché le popolazioni non sono affatto tranquille.

Il ministro, in effetti, vorrebbe soffermarsi non tanto su chi certifica i rischi per la salute, quanto su chi li nega. Si potrebbe cominciare dall’Ispra, ad esempio. Una bella indagine su come questo ente ha effettuato le misurazioni a Niscemi sull'emissioni elettromagnetiche delle antenne già esistenti, sarebbe già un ottimo inizio.

Si potrebbe finalmente scoprire come mai i risultati sono opposti a quelli rilevati dall’Arpa Sicilia e se è vero che gli inviati romani dell'Ispra hanno misurato i campi con tutte le antenne in funzione o meno.
Si potrebbe poi passare all’Istituto Superiore di Sanità, soffermarsi sulle modalità con  cui ha condotto e reso noto lo studio, sul perché abbia poi fatto una mezza marcia indietro, sul trattamento che ha riservato alla relazione di minoranza e così via.

Materia d’indagine non ne manca. Bisognerà capire se il Ministro vuole la verità o cerca solo un altro modo per prendere in giro i siciliani.

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03/03/2014

Stato spergiuro sul Muos di Niscemi

C'è qualcosa che non mi torna a proposito delle manifestazioni popolari: mi offre l'occasione quella del primo marzo contro il MUOS.

Mai che i media esprimano il dubbio del perché succeda all'ultimo minuto l'unica cosa che racconteranno con dovizia di particolari.
Un fatto che ha dell'incredibile, ma sul quale nessuno sembra interrogarsi.

Come mai un corteo lungo otto chilometri (la cui testa arriva al punto di arrivo quando ancora la coda sta partendo), colorato, rumoroso, pieno di suoni, di voci, di colori, di cori ironici e commenti goliardici, in una parola un corteo PACIFICO nel quale sfilano fianco a fianco monaci buddisti, striscioni di Pax Christi, bandiere rosse e nere e bianche e arcobaleno, papa boys, boys scout, ragazzi dei centri sociali e tante altre persone di ogni sorta di associazione, mamme e famiglie no muos, i forum per l'acqua pubblica e i comitati di base, scienziati e religiosi e, ancora, gomito a gomito parlamentari e cittadini comuni? Come mai all'improvviso e solo quando sta per sciogliersi, giusto all'ultimo minuto, il corteo diventi inaspettatamente "violento" e senza che nessuno dei presenti se ne
sappia spiegare il motivo? E senza che la stragrande maggioranza dei manifestanti si accorga di nulla? Non è che è tutto preordinato e predisposto?

Non può e non deve passare l'idea di un popolo contro MUOS, mafia e guerra, un popolo che denuncia l'asservimento dei governi all'apparato affaristico-politico-militare internazionale, e allora? Allora meglio provocare un bell'incidente, proprio al termine, proprio quando i riflettori rischiano di illuminare la realtà: e allora ecco pronta la provocazione. Che sia il sasso, che sia il manganello, purché sia. E che sia una provocazione in grado di offuscare tutto il resto. E mai che si abbia pubblica cognizione di chi l'ha davvero innescata?

Consola sapere, toccare con mano, sentire la gente esprimersi, vederla partecipare, avvertire il trucco, smascherare l'inganno.
Tutti solleciti nell'indignarsi per una rappresentazione della realtà lontana dalla logica oltre che dalla verità.

E c'è un'altra cosa che non mi torna. A quei passacarte delle questure che scrivono le veline con il numero dei manifestanti cinque o sei volte inferiore al reale, vorrei chiedere: ma davvero vi sembrano poche quattro o cinquemila persone? Un quarto degli abitanti di una cittadina come Niscemi? Ma lo sapete che, in proporzione, corrisponderebbe a un milione in una grande città come Roma? Ma forse lo sapete e non potete scrivere nero su bianco che oltre metà del numero degli abitanti è sceso in strada a manifestare, forse perché il dato vero farebbe tremare le vene ai polsi alle cosiddette autorità di uno Stato spergiuro.

Stefano Giordano - Coordinamento regionale dei Comitati No Muos


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21/02/2014

Muos… Non è solo colpa dell’imperialismo yankee

Le megaparabole del MUOS sono lì, nel cuore della “Sughereta” di Niscemi, erette a emblema di morte, distruzione, olocausto. Nulla hanno potuto contro l’arroganza dei Signori di tutte le Guerre, i cento - mille volti, sguardi e corpi che hanno sfidato il senso comune e le leggi per impedire l’ennesimo scempio nell’Isola portaerei-fortezza Usa e Nato. Il suo ruolo a livello mondiale? Servirà principalmente per dare ordini bellici. È una struttura nociva per la salute delle persone e dell’ambiente. Per parecchi mesi intricate trattative, complicato e segreto carteggio… lotte ad oltranza del movimento, balletti delle istituzioni, decisioni dei Tribunali, il 24 luglio 2013 la giunta Crocetta revocò la sua revoca, consentendo l’installazione finale delle antenne del MUOS. La sua era stata tutta propaganda elettorale… il nostro un sogno…

Le mega-parabole del MUOS sono lì, nel cuore della “Sughereta” di Niscemi, erette a emblema di morte, distruzione, olocausto. Nulla hanno potuto contro l’arroganza dei Signori di tutte le Guerre, i cento-mille volti, sguardi e corpi che hanno sfidato il senso comune e le leggi per impedire l’ennesimo scempio nell’Isola portaerei-fortezza Usa e Nato. Stavolta, però, non è solo colpa dell’imperialismo yankee o di una borghesia nazionale affarista, vile e mafiosa. Se un giorno i siciliani riusciranno a liberarsi del MUOStro per le guerre globali del XXI secolo, come fecero già vent’anni fa con i missili nucleari di Comiso, ricorderanno certo ancora il nome di chi avrebbe potuto e dovuto ostacolarne, e non l’ha fatto, i lavori di costruzione, violando la Costituzione e le normative urbanistiche, ambientali e antimafia. Primo fra tutti il governatore della Regione siciliana Rosario Crocetta, bugiardo paladino della legalità, con la sua corte di assessori e parlamentari-sostenitori. Un megafono per amplificare servitù e ingiustizie in una terra che con le antenne del MUOS oggi è ancor di più meno libera.

Generali, ministri e governatori insieme appassionatamente

«Dire no al MUOS non è stata una passeggiata. Ci rendiamo conto di avere toccato interessi forti. Mi aspetto una reazione da parte di qualcuno. Chi? Gli stessi poteri magari che decisero di fare scomparire il presidente dell’Eni Enrico Mattei». L’11 marzo 2013 il neo presidente della Regione Sicilia Rosario Crocetta ammetteva pubblicamente di temere le conseguenze della sua originaria presa di posizione contro l’installazione del MUOS a Niscemi. In campagna elettorale Crocetta aveva assunto l’impegno a impedirne la costruzione con ogni mezzo. «Uno dei primi atti che farò da governatore sarà quello di revocare le autorizzazioni ai lavori firmate dal mio predecessore Raffaele Lombardo» aveva ripetuto agli esponenti No MUOS incontrati ai comizi. Un impegno accolto con favore dall’elettorato e dai media siciliani e che contribuì non poco all’esito della competizione elettorale. Da presidente il No all’impianto USA divenne però sempre più tiepido e l’assunzione di qualsiasi atto amministrativo fu rinviata sine die. Al primo incontro ufficiale tra l’assessore all’Ambiente e Territorio Mariella Lo Bello e il Coordinamento dei Comitati No MUOS, tenutosi a Palermo il 30 dicembre 2012, le posizioni apparvero poco conciliabili e la richiesta di revoca delle autorizzazioni in autotutela fu respinta dalla Regione. Erano palpabili sin d’allora le pressioni politiche nazionali e statunitensi sui nuovi governanti siciliani. Il 3 gennaio 2013 la ministra degli Interni Annamaria Cancellieri inviò una missiva al presidente Crocetta preannunciando l’intervento repressivo della polizia contro i manifestanti di Niscemi. «La base MUOS è un sito di interesse strategico per la difesa militare della nazione e dei nostri alleati», scrisse la Cancellieri. Mentre alcuni parlamentari protestarono esprimendo contestualmente solidarietà ai No MUOS che presidiavano la stazione Usa di Niscemi, Crocetta preferì il silenzio.

L’8 gennaio l’Assemblea Regionale Siciliana approvò all’unanimità una mozione che impegnava la giunta ad adottare ogni iniziativa utile alla revoca delle autorizzazioni ai lavori del nuovo sistema satellitare. Per ottenere un primo atto formale del governo si dovette attendere però il successivo 11 gennaio, quando le forze dell’ordine caricarono ripetutamente centinaia di manifestanti che tentavano d’impedire l’arrivo in contrada Ulmo di un’autogrù della Comina S.r.l. di Belpasso per l’innalzamento delle antenne del MUOS. Lo sconcerto generale per la violenta repressione di una protesta del tutto legittima e pacifica, convinse Crocetta ad annunciare l’avvio del procedimento di revoca delle due autorizzazioni ambientali firmate dal governo Lombardo. «Noi non diciamo no al MUOS, diciamo alla Marina militare americana di presentare uno studio autorizzato da un organismo pubblico sanitario competente come l’Istituto Superiore di Sanità che dimostri che il MUOS non è dannoso», scrisse lo stesso Crocetta sul quotidiano Il manifesto del 13 gennaio 2013. L’idea di affidare all’Istituto dipendente direttamente dal ministero della salute non era nuova. Il governatore l’aveva espressa il 23 novembre 2012 quando i No MUOS avevano iniziato a presidiare i cancelli della base di Niscemi impedendo l’ingresso dei mezzi. «Proprio stamattina ho avuto una riunione in Regione per parlare di questo caso», spiegò Crocetta alla giornalista Antonella Sferrazza. «Incaricherò l’ISS di fare uno studio sulla pericolosità di queste antenne per la salute e per l’ambiente».

Ancora più sconcerto destò però il tenore di alcune dichiarazioni che l’assessore Mariella Lo Bello rilasciò a Livesicilia.it il 16 gennaio 2013. «Non siamo contrari all’opera in sé», esordì Lo Bello. «Non riteniamo che il MUOS sia dannoso, ma che la gente debba conoscere i dati di cui non siamo in possesso. Se venisse fuori che è nocivo dal punto di vista dell’inquinamento elettromagnetico o che non può stare così vicino ad un aeroporto chiederemo che venga spostato in un altro posto». Dopo l’audizione congiunta delle Commissioni ambiente e sanità dell’Assemblea Regionale del 5 febbraio a cui parteciparono esperti, docenti universitari e attivisti No MUOS, il governatore annunciò l’avvio del procedimento di revoca. L’azione amministrativa fu intrapresa solo sei giorni dopo ma si rivelò del tutto differente da quanto preannunciato. L’assessorato emise infatti un mero «invito» alla Marina USA a «sospendere» i lavori in attesa dell’acquisizione di pareri tecnico-scientifici che potessero offrire garanzie della non nocività del MUOS sulla salute della popolazione.

L’11 marzo una delegazione della Regione guidata dal governatore si recò a Roma per un vertice con l’esecutivo guidato da Mario Monti che si dichiarò favorevole all’affidamento a un «organismo tecnico indipendente» di uno studio sulle problematicità ambientali del MUOS: la scelta, come auspicato dalla giunta Crocetta, ricadde sull’Istituto Superiore di Sanità con la collaborazione dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA), organo del ministero dell’ambiente. Soddisfatto per il discutibile esito del summit romano, Crocetta invitò i manifestanti a sospendere blocchi e presidi nelle stradine di accesso alla base NRTF di contrada Ulmo. La richiesta fu però respinta anche perché il via vai di camion proseguiva nonostante le assicurazioni di sospensione dei lavori. Il 15 marzo le forze dell’ordine caricarono ancora una volta i giovani e le mamme No MUOS.

Il 29 marzo 2013 – un giorno prima della manifestazione nazionale che vide la partecipazione a Niscemi di più di 15.000 persone – l’Assessorato regionale Territorio ed Ambiente revocò le autorizzazioni rilasciate l’1 e 28 giugno 2011, rispettivamente di valutazione ambientale ed esecuzione dei lavori del MUOS. Com’era già avvenuto nell’ottobre 2012 con il ricorso al Tribunale della libertà di Catania contro il provvedimento di sequestro preventivo dei cantieri da parte del Gip del Tribunale di Caltagirone per il reato di abusivismo edilizio, il Ministero della Difesa, nell’interesse della Marina Usa, chiese al TAR di Palermo l’annullamento previa sospensione dell’atto della Regione e il ristoro dei presunti danni conseguenti al procedimento, indicati in 25.000 euro al giorno dalla data del 29 marzo 2013.

L’amorevole carteggio Governo-Regione-Ambasciata Usa

La crescente mobilitazione a Niscemi e in tutta la Sicilia e la revoca delle autorizzazioni da parte della Regione impensierirono i militari e il corpo diplomatico Usa; fu così deciso di rafforzare il pressing sul governo e le forze armate italiane, la Regione Sicilia e gli amministratori locali. Gli statunitensi invocarono la riapertura d’imperio dei cantieri e un’azione energica contro i No MUOS. Ovviamente il governo Monti si prodigò per non deludere l’alleato d’oltreoceano: fu chiesto alle forze dell’ordine di esercitare la tolleranza zero con le proteste, mentre il prefetto fu sollecitato a trovare una soluzione con il presidente Crocetta che consentisse di completare l’installazione delle mega-antenne. Parte del circuito pro-MUOS attivato al di fuori dei canali politico-istituzionali ufficiali è stato rivelato dagli hacker di Anonymus Italia che intercettarono nel maggio 2013 centinaia di e-mail e comunicazioni riservate del Viminale con la Prefettura di Caltanissetta, la Farnesina, il Ministero della Difesa e l’Ambasciata degli Stati Uniti a Roma con oggetto la costruzione del sistema satellitare in Sicilia.

L’obiettivo generale fu quello di aggirare il divieto ai lavori in verità mai realmente sospesi. Il prefetto di Caltanissetta Carmine Valente s’impegnò in una difficile opera di mediazione con gli amministratori siciliani e le forze armate Usa. «Dopo la riunione a Palazzo Chigi sembra che la situazione di empasse in cui ci si trova sul MUOS possa essere superata, anche alla luce di una conversazione informale avuta oggi con Crocetta», riportò il prefetto in una e-mail inviata il 16 aprile al viceministro Staffan de Mistura. «Il Presidente in effetti ha manifestato imbarazzo a ritirare la revoca in quanto non sarebbe sostenuta da alcuna motivazione plausibile e perché, alla luce dell’accordo politico raggiunto lo scorso 11 marzo, è stata accettata pubblicamente anche dal Governo nazionale la tesi che le autorizzazioni rilasciate precedentemente dalla Regione Siciliana presentassero vistose lacune sotto il profilo ambientale e sanitario». Carmine Valente assicurò comunque che a Palermo «vi sarebbero poche remore a concedere una deroga alla revoca per la prosecuzione di alcuni lavori ben definiti, nelle more della decisione della Commissione istituita presso l’ISS». A tal fine suggerì di presentare alle autorità siciliane una richiesta di autorizzazione «di un numero limitato di lavori» da portare a termine entro il 31 maggio.

Giorno 18 aprile il Capo di gabinetto del Ministero della Difesa, ammiraglio Vanni Nozzoli, inviò al prefetto il documento stilato in accordo con il viceministro De Mistura e l’Ufficio di Cooperazione per la Difesa dell’Ambasciata Usa per consentire regolarmente l’ingresso ai contractor USA sia agli impianti MUOS che alle antenne della stazione NRTF. «Stamani ho parlato con l’assessore Lo Bello che sa tutto e aspetta questa lista», rispose Carmine Valente. Il 22 aprile fu stilato il testo finale dell’accordo da sottoporre all’Assessorato Ambiente e Territorio. La mattina del 24 Valente scrisse all’ammiraglio Nozzoli. «Ho avuto modo di parlare con l’Assessore Lo Bello, mi ha assicurato che la scheda è condivisibile e che rispecchia esattamente quello che ci eravamo detti a Roma nell’ultima riunione». Il 3 maggio il dirigente generale dell’assessorato Vincenzo Sansone firmò il provvedimento che consentì la riappacificazione tra Regione, governo nazionale e Washington. «Relativamente alla scheda proposta – vi si legge – fermo restando che questo Assessorato non ha mai impedito alcuna azione all’interno della base, nulla osta a che vengano effettuati interventi di manutenzione e messa in sicurezza degli impianti, demandando al Prefetto e al Comandante di Sigonella la vigilanza sulle attività svolte all’interno della base».

Il tradimento del Governatore
Nonostante il pressing del governo Monti e dei militari Usa o i pareri scientifici assai poco indipendenti, il 9 luglio 2013 il TAR di Palermo respinse la domanda di sospensiva del Ministero della Difesa, ritenendo che vi fossero seri dubbi sulla nocività dell’impianto MUOS per la salute pubblica, l’ambiente e la sicurezza del traffico aereo negli scali siciliani. Il ministro Mauro diede subito mandato all’Avvocatura dello Stato d’impugnare innanzi al Consiglio di Giustizia Amministrativa (CGA) le ordinanze emesse dal TAR e la discussione fu fissata d’urgenza per il successivo 25 luglio. Il 18 luglio, però, l’ennesimo colpo di scena. Alcuni organi di stampa pubblicarono stralci del Rapporto sul sistema MUOS predisposto dal Comitato d’esperti dell’Istituto Superiore di Sanità. L’esito delle valutazioni era ovviamente del tutto riduzionista e tranquillizzante. «Non sono prevedibili rischi dovuti agli effetti noti dei campi elettromagnetici e anche nell’ipotesi, poco probabile, di un puntamento delle antenne paraboliche a livello del terreno o comunque nelle direzioni di persone che potrebbero essere esposte al fascio principale, tali rischi possono essere considerati del tutto trascurabili», riportò l’ISS. Gli esperti invitarono però ad assumere un atteggiamento prudenziale, in quanto «la natura puramente teorica delle valutazioni riportate impone comunque la necessità di verifiche sperimentali, successive alla messa in funzione delle antenne del MUOS, qualora queste ultime vengano affettivamente installate».

Com’era prevedibile, il 24 luglio 2013 – un giorno prima del pronunciamento del CGA – la giunta Crocetta revocò i provvedimenti di revoca delle autorizzazioni ai lavori, consentendo l’installazione finale delle antenne del MUOS. «Sulla base del parere estremamente positivo espresso dall’Istituto Superiore di Sanità, non era più perseguibile mantenere alcun divieto senza causare il default della Sicilia», affermò il governatore siciliano. «Le autorizzazioni del governo Lombardo avevano prodotto responsabilità e legittimi interessi a favore di terzi che, in caso di diniego ad effettuare l’istallazione, hanno diritto di essere risarciti. Gli americani, infatti, sostengono che l’intero complesso MUOS a livello mondiale costi 18 miliardi di dollari e che tale istallazione non può funzionare senza l’impianto di Niscemi. Non avevamo altra scelta se non quella del rispetto delle leggi». Dove Crocetta avesse tratto l’astronomico costo del MUOS non è dato sapere. Che la non installazione in Sicilia degli impianti (costati appena una quarantina di milioni di dollari) possa comportare il blocco del sistema a livello planetario è poi un’invenzione di sana pianta del governatore. Nei momenti più critici del contenzioso tra Washington e la Regione siciliana, i tecnici Usa avevano prospettato finanche di trasferire il terminale terrestre in un altro luogo del Mediterraneo.

Per sancire il nuovo corso pro-MUOS, il 19 settembre 2013 Rosario Crocetta e l’assessore alla sanità Lucia Borsellino incontrarono a Roma il ministro della Difesa Mario Mauro. I cronisti diedero un volto e un nome all’inatteso accompagnatore della delegazione siciliana: il senatore Pd-il Megafono Giuseppe Lumia, già presidente della Commissione parlamentare antimafia. Proprio colui che qualche tempo prima aveva interrogato il governo sull’irregolarità dei lavori d’installazione del terminale MUOS di Niscemi, eseguiti nello specifico da un’azienda in odor di mafia. Ma c’è mafia è mafia. Come c’è certo antimafia e antimafia. Quella che si limita alla presenza nelle parate delle tragiche ricorrenze. E quella sociale che lotta e paga in prima persona per ottenere libertà e diritti, pace, disarmo e giustizia.

A futura memoria.

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12/02/2014

MUOS di Niscemi, il futuro delle guerre passa dalla Sicilia




Svettano spettrali su una collina della riserva naturale di Niscemi le tre mega-antenne del MUOS, il nuovo sistema di telecomunicazioni satellitari che guiderà le guerre globali delle forze armate Usa. Anni di mobilitazioni popolari, decine di cortei, sit-in, azioni dirette nonviolente, blocchi stradali, uno sciopero generale autogestito, invasioni di massa di una delle più grandi installazioni della Marina militare degli Stati Uniti nel Mediterraneo, non sono stati sufficienti a impedire la conclusione dei lavori del quarto terminale terrestre di uno dei programmi strategicamente più rilevanti del Pentagono. Politici e ministri di centrodestra e centrosinistra, generali, manager e azionisti del complesso militare, industriale e finanziario nazionale hanno fatto fronte comune con la borghesia mafiosa contro la popolazione siciliana e i numerosi comitati di base locali sorti in opposizione alle logiche di guerra e in difesa della salute, dell’ambiente e del territorio. Le azioni dei militanti No MUOS sono stato brutalmente represse dalle forze dell’ordine, centinaia di giovani e donne sono stati oggetto di vergognosi provvedimenti penali e sono fioccate multe e sanzioni per migliaia di euro. Nell’Isola sempre più fortezza armata, sono stati pesantemente ridotti gli spazi di agibilità politica e democratica e limitati le libertà e i diritti d’espressione.

I governi succedutisi alla guida del paese nell’ultima decade hanno fatto a gara per accontentare qualsivoglia richiesta strategica del partner d’oltreoceano. L’Italia ha contributo alle guerre permanenti in Iraq, Afghanistan e Corno d’Africa; ha autorizzato il trasferimento della brigata aviotrasportata Usa dalla Germania a Vicenza e la creazione della grande base al “Dal Molin”; ha legittimato la trasformazione di Sigonella in capitale mondiale dei droni; ha trasformato il Nord-Est e la Sicilia in piattaforme avanzate per gli interventi armati di USAFRICOM nel continente africano; ha acquistato i famigerati cacciabombardieri a capacità nucleare F-35; ha spianto la strada al MUOS di Niscemi. Né impavido filo-atlantismo né supina subordinazione allo strapotere economico di Washington quello delle classi dirigenti italiane. Ma solo e semplicemente una logica di scambio ineguale sulla pelle, la salute e le tasche degli italiani, in nome del perseguimento di facili profitti da parte dei produttori bellici di casa nostra - a capitale pubblico e/o privato - come Finmeccanica, Fincantieri, Beretta, Iveco, ecc.. Un do ut des che ha consentito l’apertura del mercato statunitense ai mercanti di morte del Bel Paese, favorendo intrepide e dispendiose alleanze con i giganti del complesso militare industriale Usa. Prima fra tutte Lockheed Martin, poco meno di 50 miliardi di dollari di fatturato l’anno, artefice di fittissime reti d’interessi corruttivi in più di un continente, produttrice del MUOS e degli F-35, nonché partner di Finmeccanica nell’affaire dei cacciabombardieri, del sistema missilistico “anti-missili” MEADS e, da qualche giorno, di un sofisticato sistema di controllo e comunicazioni per il nuovo comando Nato di Bruxelles.

Un’incomparabile differenza di forze in campo: il Golia a stelle e strisce con i suoi mercenari a Roma e nel governo regionale della Sicilia (fra tutti, gli ultimi due presidenti-governatori, l’“autonomista” Raffaele Lombardo e l’“antimafioso” Rosario Crocetta, più l’intero stato maggiore del Pd isolano); i cento-mille David che non si sono piegati neanche di fronte le intimidazioni e le minacce delle cosche più efferate di Cosa Nostra, le cui imprese sono state chiamate a realizzare le piattaforme di cemento armato per i tralicci e antenne satellitari nella “Sughereta”, in palese violazione delle normative ambientali, urbanistiche e antimafia. Intorno, l’indifferenza delle forze politiche, sociali e sindacali e i silenzi interessati o le omissioni dei grandi network editoriali e radiotelevisivi. L’esito del primo round del conflitto contro il MUOStro di Niscemi, in fondo, era scontato. Ma le mega-antenne montate (ma non ancora funzionanti) non rappresentano la fine dell’Utopia di una Sicilia ponte di pace e dialogo tra i popoli del Mediterraneo. Quello in atto è uno scontro epocale, per la stessa sopravvivenza della specie umana, mai come adesso minacciata dai folli piani di totale automatizzazione, dronizzazione e robotizzazione dei conflitti armati. Comitati e attivisti sanno bene che la mobilitazione non può che essere a medio e lungo termine e che sarà necessario affiancare il No al MUOS al No ai Droni e il NO alle guerre alle migrazioni scatenate dall’Italia e dall’Unione europea con l’Operazione Mare Nostrum e il trasferimento in Sicilia e a Lampedusa e Pantelleria di un enorme dispositivo militare aeronavale e di velivoli senza pilota anti-migranti. Un impegno a 360 gradi contro militarizzazioni, militarismi e guerre, in rete con tutte le soggettività in lotta contro il neoliberismo, le brutali politiche di austerità e annientamento della spesa sociale e i tagli all’occupazione, all’istruzione e alla sanità.

Il Movimento ha fissato le prossime tappe per la controffensiva No MUOS. Depositato in Parlamento il testo di una mozione per la sospensione immediata del progetto, nei prossimi giorni si rafforzerà il pressing perché finalmente le Camere, in ottemperanza agli articoli 11, 80 e 87 della Costituzione, deliberino contro l’installazione di un sistema di distruzione di massa, di proprietà ed uso esclusivo delle forze armate Usa. Sabato 22 febbraio, a Caltanissetta, un corteo e un presidio No MUOS ribadiranno il sacrosanto diritto ad opporsi ai piani di morte Usa, Nato e Ue, denunciando altresì il ciclone repressivo scatenato dalle forze di polizia e dall’autorità giudiziaria - dalla Val di Susa a Niscemi - ai danni dei singoli e delle realtà auto-organizzate che si oppongono alle Grandi Opere e ai processi di militarizzazione dei territori. L’appuntamento per tutti, infine, è per sabato 1 marzo ancora una volta a Niscemi, per una manifestazione di fronte la megastazione di radiocomunicazione NRTF e satellitare MUOS. “L’installazione all’interno della riserva naturale di Niscemi è da oltre vent’anni attiva con le sue 46 antenne apportando gravi danni all’ambiente e alla salute delle persone” denunciano i Comitati No MUOS. “Il primo di marzo ci muoveremo ancora una volta tutte e tutti verso la base attraverso cui governi e militari credono di poter raggiungere i propri fini di guerra e controllo passando sulle nostre vite. Determinati come abbiamo imparato ad essere, torneremo a riprenderci ciò che è nostro, sempre più convinti che l’occupazione militare non sia più tollerabile e che le scelte sui territori debbano essere determinate dalle esigenze delle popolazioni che li abitano e non dai disegni geopolitici delle potenze economiche”.

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28/01/2014

Niscemi. La resistenza contro il Muos continua


Le tre parabole del Muos sono state montate. Gli Usa e i loro servi in Italia e in Sicilia se ne fregano di aspettare la sentenza del Tar del 27 marzo prossimo, se ne fregano di una popolazione che da anni sta lottando per opporsi a questo MUOStro, arma di morte per i popoli che gli Usa riterranno di ostacolo ai loro interessi imperialisti, arma di morte anche per le siciliane e i siciliani, non solo niscemesi, che ne subiranno le conseguenze sulla loro pelle e su quella dei propri figli.

Enormi sono le responsabilità politiche del Presidente della Regione che per fini elettorali si era schierato con le ragioni No Muos e poi ha revocato la sua stessa revoca accreditando il parere truccato dell'Istituto Superiore di Sanità e sconfessando le controdeduzioni dei tecnici nominati dalla stessa Regione; altrettanto gravi sono le responsabilità dei politici locali, a partire dai tanti sindaci, attivi solo per le interviste, ma assenti dalle azioni concrete di lotta. Il tempo delle chiacchiere è finito e sfidiamo ognuno/a ad assumersi le proprie responsabilità.

Dopo la grande stagione di mobilitazioni che ci ha visto protagonisti durante l'anno scorso, dai blocchi che per mesi hanno praticato la revoca dal basso dei lavori alla base, alla manifestazione che, il 9 agosto, ha registrato l'invasione di migliaia di No Muos dentro la base della morte, passando per lo sciopero cittadino del 31/5 e le occupazioni delle antenne, in questi ultimi mesi sono fioccate  numerose denunce nei confronti di quanti hanno portato avanti con determinazione questa lotta.

Se lo scopo principale di questi provvedimenti è tentare di scoraggiare la partecipazione al movimento, il movimento stesso risponde manifestando il 22 febbraio a Caltanissetta per contestare i provvedimenti che ci vedono coinvolti e denunciare che è il Muos ad essere illegale e abusivo: dal mancato rispetto delle norme costituzionali (art. 11, 80, 87) ai lavori al Muos, iniziati ben prima
dell'ottenimento delle autorizzazioni fino alla partecipazione al cantiere di ditte sprovviste del certificato antimafia.

Con questa prospettiva, con lo spirito che ha sempre animato la nostra lotta, riteniamo sia giunto il momento per tornare nuovamente alla base di contrada Ulmo il giorno 1 Marzo.

Mai ci stancheremo di lottare, di praticare la democrazia dal basso senza delegare, di costruire movimento e conflitto perché solo così possiamo cambiare realmente le cose; per questo noi non ci sentiamo sconfitti dall'installazione delle parabole, ma entriamo in un'altra fase della lotta per la smilitarizzazione dei nostri territori. Il movimento No Muos ha creato in Sicilia, forse dai tempi della lotta contro gli euromissili a Comiso, un movimento vero, partecipato e radicale, un movimento che ha dato vita a un presidio permanente in contrada Ulmo, un movimento che ha messo in campo una lotta che non ha risparmiato nessun aspetto di pratica politica: dai ricorsi legali alle azioni dirette, dai blocchi stradali fino al sostegno solidale alle lotte dei migranti contro i centri di detenzione. Un movimento che, partendo dalla difesa e dalla salvaguardia del territorio, dell'ambiente e della salute dei siciliani, ha saputo connettersi con le lotte attive sul territorio nazionale da quelle ambientali (No Tav, No dal Molin, NoRadar, NoTriv...) a quelle per il reddito, dai diritti di cittadinanza alla difesa della scuola pubblica, dalla lotta per la casa alla difesa del lavoro.

Noi non ci fermeremo finché il Muos e le 46 antenne NRTF non saranno smantellati e finché la nostra terra, a partire dalla Sughereta, non  sarà smilitarizzata per diventare una terra di pace e di accoglienza.
Rilanciamo la mobilitazione e costruiamo un grande appuntamento a Niscemi per la manifestazione del primo marzo.

Coordinamento regionale dei Comitati No Muos

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