Presentazione


Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.
Visualizzazione post con etichetta Rosario Crocetta. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Rosario Crocetta. Mostra tutti i post

23/07/2015

Milano, Roma, Sicilia: giunte allo sbando. Perché?

In una sola giornata sia Pisapia che Marino hanno perso, per ragioni diverse, il proprio vicesindaco, mentre le rispettive giunte sono assalite da venti di dissoluzione.

A Roma lo scandalo ha tagliato le gambe alla giunta che annaspa fra i marosi per restare in sella, ma tutto fa pensare che sia una lotta disperata. A Milano la giunta, che già presentava una pagella tutt’altro che brillante, è in piena liquefazione: dopo il ritiro dalla competizione di Pisapia è partito il “rompete le righe ed ognuno per sé”. Poi Pisapia, tanto per rendere più leggera la situazione, ci ha messo il carico da undici con il suo libro, nel quale sputa veleno su mezza giunta, colpevole, a suo dire, di quel che non ha funzionato. Un sindaco che parla male pubblicamente dei suoi assessori con i quali dovrebbe continuare a lavorare ancora per un anno? Mai vista una cosa del genere.

Ma è niente in confronto ai disastri della giunta siciliana che rischia su una incredibile telefonata fra Crocetta ed il suo medico che dice che la figlia di Borsellino, dovrebbe essere tolta di mezzo come suo padre, mentre lui non risponde. Ma a parte questa infelicissima storia ancora da chiarire, Crocetta pencolava sul ciglio del burrone già da molti mesi. Dopo un avvio più che promettente con l’ingresso in giunta di Battiato, Zicchichi e tutte le altre glorie isolane, tranne Santa Rosalia e la cassata siciliana, ha rapidamente imboccato la strada della dissoluzione: poche decisioni significative, asse con il M5s subito incrinato, cambio di ben 36 assessori, dissenso via via crescente con il Pd che aspettava l’occasione per dargli il benservito. Un disastro senza precedenti. Per ora si è messa una toppa, ma durerà?

Dei sindaci del 2011 nessuno (salvo Zedda a Cagliari) presenta risultati decenti, neppure De Magistris e di Doria non diciamo per decenza, così come della giunta Zingaretti in Lazio. Nel frattempo la sinistra è riuscita anche a perdere Venezia e la Liguria. Come ci spieghiamo un disastro di queste dimensioni?

Limitiamoci al fenomeno delle giunte “arancioni” del 2011, che vinsero di slancio sulla base dei “candidati sindaci “che vengono dalla società civile”. Famosi avvocati, medici, magistrati ecc., persone onestissime, non compromesse con la politica e la cui professionalità avrebbero garantito i migliori risultati. Non è andata così e non è andata così perché così non poteva andare. L’equivoco nasce dall’idea che la mancanza di un precedente impegno istituzionale sia un titolo di merito.
Anche se, in verità, Pisapia e Marino erano stati parlamentari e dirigenti di partito, non avevano avuto nessun incarico amministrativo ed il sindaco, oltre che un politico deve essere un amministratore e ad un livello piuttosto elevato. Che una persona diventi direttamente sindaco, senza nemmeno una precedente esperienza da consigliere comunale è un po’ come dire: “il signore ha insegnato musica al conservatorio ed è un grande musicista, non ha mai avuto incarichi gestionali ed è una persona onestissima: facciamolo presidente dell’Unicredit”. Nessuna persona sana di mente farebbe mai una proposta del genere, e lo stesso per enti come l’Eni o grandi complessi industriali come la Pirelli; sapete dirmi in nome di quale contorto ragionamento, la mancanza di esperienza precedente, in politica diventa un titolo di merito e non un punto debole?

Capisco che la classe politica ha dato il peggio di sé in questi anni, fra corruzione ed incompetenza, per cui c’è una certa ripulsa verso il professionismo politico; ma se finora hai avuto un medico cane che le ha sbagliate tutte, la soluzione non è quella di affidarsi ad un veterinario.

In secondo luogo, il metodo ultra personalistico che ha finito per imporsi dagli anni ottanta, ha distratto l’attenzione dall’aspetto programmatico e progettuale, per cui io voto tal dei tali perché mi piace come personaggio ma non perché vuole rifare le banchine del porto o rivedere il piano regolatore.

Il risultato è che i partiti tendono ad impostare la loro campagna più sulle caratteristiche personali del candidato (è telegenico? Piace alle donne? Ha un bel sorriso? Veste bene? Piace ai portuali?) che sulla proposta politica che spesso proprio non c’è e si naviga a vista. Vi sembra serio?

In terzo luogo, il sistema maggioritario, con le sue strettoie per cui quello che conta è prendere un voto più dell’avversario, spinge spesso l’elettore più a votare contro un candidato che a favore di un altro: io detesto A e voterei B che, però ha poche possibilità di farcela, per cui voto C, che mi convince molto meno, ma può farcela. Con il risultato di una selezione sempre più mediocre del ceto politico. E la scelta della squadra di governo segue queste dinamiche, per cui ad un sindaco mediocre corrisponde una giunta di mezze calzette ancora più mal messe.

Dunque, sarebbe il caso di farla finita con il mito del “sindaco che viene dalla società civile” che, in sostanza, significa il primo che passa in mezzo alla strada. Bisogna aggiungere che il governo delle città è diventato infernalmente più complicato. Se mi offrissero di fare il sindaco di Roma o Milano (tranquilli: nessuno lo fa) manderei scappando chi mi fa una simile proposta indecente. Oggi le città sono praticamente ingovernabili, per cui o il sindaco è Santa Rita da Cascia (santa degli “impossibili”) oppure deve avere un solidissimo supporto organizzativo, fatto di organizzazioni politiche presenti sul territorio, pronte a percepire la domanda dei cittadini ed organizzarla, a fiancheggiare l’azione di governo, con centri di ricerca che analizzino la realtà man mano che si modifica, con un centro politico a latere capace di interloquire con i centri finanziari ed i sindacati, con le associazioni imprenditoriali e le associazioni degli immigrati, con le organizzazioni di categoria dei commercianti e le associazioni culturali e i gruppi studenteschi, ottenendo la convergenza di ciascuno su singoli progetti. Insomma, ha bisogno di un partito serio costruito sulla base della militanza e non del carrierismo, qui abbiamo solo mediocrissimi comitati elettorali il cui principale obiettivo è quello di ottenere un qualche trattamento di favore per questo o quello o (desiderio supremo) magari un contratto di consulenza comunale per l’organizzatore del comitato. Questo poi determina la foresta di falsi consulenti – spesso lautamente pagati – che in realtà sono solo modestissimi galoppini elettorali. Chi pensa che la “società politica dei partiti” è albergata da carrieristi e tangentisti, mentre la “società civile” ospita solo disinteressatissimi angeli si disilluda: le associazioni non sono meglio dei partiti in niente e le professioni sono piene di trafficoni disonesti.

Ma qui i partiti si sono liquefatti e sono solo conglomerate di comitati d’affari, per cui il difetto è nel manico e non basta la faccia pulita di un buon candidato a sopperire al bisogno.

Nella tornata del 2011 erano già presenti in massimo grado le premesse del disastro: personalismo, campagna “contro” senza proposte positive, assenza di programmi, partiti melassa di affaristi, inesperienza della squadra di governo ecc. poi ciascuno (Doria, Pisapia, Marino, De Magistris) ci ha messo del suo per peggiorare le cose, in modo da essere sicuri che nemmeno per caso le cose potessero andar bene.

Qui non si tratta di cambiare uomini, ma cambiare metodo, prendere sul serio la politica che non è un gioco per principianti.

Fonte

13/02/2015

Il Tar della Sicilia blocca il Muos

Finalmente una buona notizia, per quanto parziale e momentanea, da uno dei tanti fronti di lotta contro le devastazioni ambientali e la militarizzazione dei territori.

Questa mattina i giudici della prima sezione del Tar di Palermo hanno informato di aver accolto i ricorsi presentati dal comitato regionale di Legambiente e del comitato No Muos contro la realizzazione del Muos, il sistema di comunicazioni satellitari della marina statunitense ormai a buon punto nel territorio di Niscemi, in Sicilia. I magistrati del tribunale regionale hanno accolto i ricorsi ritenendo il sistema pericoloso per la salute dei cittadini che vivono intorno alle mastodontiche installazioni. La sezione del Tar siciliano presieduta da Caterina Criscenti ha pubblicato oggi il dispositivo che origina dall’esame congiunto di cinque diversi ricorsi, presentati nel corso degli ultimi cinque anni. Si tratta dei ricorsi con cui il Comune di Niscemi aveva chiesto l'azzeramento delle autorizzazioni rilasciate oltre tre anni fa dalla Regione per la costruzione dell'impianto satellitare (dichiarato improcedibile), quello del ministero della Difesa contro la revoca delle autorizzazioni e la sospensione dei lavori voluta dalla Regione lo scorso 29 marzo 2013 e il conseguente risarcimento (rigettati dal Tar), quelli di Legambiente e dell'associazione No Muos Sicilia, in cui si chiedeva l'annullamento del provvedimento del 24 luglio 2013, con il quale la Regione revocava i provvedimenti di revoca (la contestatissima retromarcia del governatore Crocetta) delle autorizzazioni ambientali del 29 marzo 2013, e che sono stati invece accolti. Il tribunale ritiene che le installazioni statunitensi siano pericolose per la salute pubblica perché superano la soglia di attenzione fissata per legge delle emissioni elettromagnetiche.

Nella sentenza si legge che lo "studio dell'Istituto Superiore di Sanità costituisce un documento non condiviso da tutti i professionisti che hanno composto il gruppo di lavoro e - fatto ancor più significativo - risulta non condiviso proprio dai componenti designati dalla Regione siciliana, Mario Palermo e Massimo Zucchetti". I due esperti, con una loro autonoma relazione allegata allo studio Iss, evidenziavano che rimangono aperte le valutazioni predittive in campo vicino, per le quali la stessa relazione principale dell'Iss dà atto trattarsi di un campo molto esteso vista la dimensione delle antenne e di non avere a riguardo informazioni specifiche. Inoltre, non sarebbe stata ben indagata nello studio Iss neppure la reale dimensione del rischio alla salute".

I giudici amministrativi prendono in considerazione l’analisi sulla pericolosità del Muos condotta dal professor Marcello D’Amore, verificatore nominato dal Tar dopo il ricorso del Comune di Niscemi, e riconvocato il 16 aprile 2014 «con lo specifico compito - spiegano i magistrati - di integrare la precedente verificazione, estendendola allo studio dell’Istituto superiore di Sanità e alle osservazioni critiche dei due esperti Mario Palermo e Massimo Zucchetti». Secondo i magistrati, «l’Iss si è basato su procedure di calcolo semplificate che non forniscono accettabili indicazioni nell’ottica del caso peggiore. Il verificatore afferma che le problematiche riguardanti la mappa del campo elettromagnetico irradiato dalle parabole satellitari del Muos in asse, fuori asse e in particolare in prossimità del terreno, il livello del campo elettromagnetico irradiato dalle antenne della base Nrtf nel breve e nel lungo periodo, i possibili effetti causati dall’interazione di aeromobili con il fascio del Muos sono trattate rispettivamente dall’Iss, dall’Ispra e dall’Enav in maniera non esaustiva e come tale suscettibile di ulteriori doverosi approfondimenti».

L'impianto, in corso di realizzazione da parte della Marina militare statunitense, inizialmente è stato avversato anche dal presidente della Regione siciliana Rosario Crocetta, che aveva inizialmente sospeso i lavori, in attesa di un'analisi da parte dell'Iss. Quando l’Iss ha dato parere favorevole all’opera la Regione aveva concesso di nuovo l'autorizzazione all'impianto fra le proteste dei comitati No Muos e di molti elettori dello stesso Crocetta e del Pd.

Fonte

21/02/2014

Muos… Non è solo colpa dell’imperialismo yankee

Le megaparabole del MUOS sono lì, nel cuore della “Sughereta” di Niscemi, erette a emblema di morte, distruzione, olocausto. Nulla hanno potuto contro l’arroganza dei Signori di tutte le Guerre, i cento - mille volti, sguardi e corpi che hanno sfidato il senso comune e le leggi per impedire l’ennesimo scempio nell’Isola portaerei-fortezza Usa e Nato. Il suo ruolo a livello mondiale? Servirà principalmente per dare ordini bellici. È una struttura nociva per la salute delle persone e dell’ambiente. Per parecchi mesi intricate trattative, complicato e segreto carteggio… lotte ad oltranza del movimento, balletti delle istituzioni, decisioni dei Tribunali, il 24 luglio 2013 la giunta Crocetta revocò la sua revoca, consentendo l’installazione finale delle antenne del MUOS. La sua era stata tutta propaganda elettorale… il nostro un sogno…

Le mega-parabole del MUOS sono lì, nel cuore della “Sughereta” di Niscemi, erette a emblema di morte, distruzione, olocausto. Nulla hanno potuto contro l’arroganza dei Signori di tutte le Guerre, i cento-mille volti, sguardi e corpi che hanno sfidato il senso comune e le leggi per impedire l’ennesimo scempio nell’Isola portaerei-fortezza Usa e Nato. Stavolta, però, non è solo colpa dell’imperialismo yankee o di una borghesia nazionale affarista, vile e mafiosa. Se un giorno i siciliani riusciranno a liberarsi del MUOStro per le guerre globali del XXI secolo, come fecero già vent’anni fa con i missili nucleari di Comiso, ricorderanno certo ancora il nome di chi avrebbe potuto e dovuto ostacolarne, e non l’ha fatto, i lavori di costruzione, violando la Costituzione e le normative urbanistiche, ambientali e antimafia. Primo fra tutti il governatore della Regione siciliana Rosario Crocetta, bugiardo paladino della legalità, con la sua corte di assessori e parlamentari-sostenitori. Un megafono per amplificare servitù e ingiustizie in una terra che con le antenne del MUOS oggi è ancor di più meno libera.

Generali, ministri e governatori insieme appassionatamente

«Dire no al MUOS non è stata una passeggiata. Ci rendiamo conto di avere toccato interessi forti. Mi aspetto una reazione da parte di qualcuno. Chi? Gli stessi poteri magari che decisero di fare scomparire il presidente dell’Eni Enrico Mattei». L’11 marzo 2013 il neo presidente della Regione Sicilia Rosario Crocetta ammetteva pubblicamente di temere le conseguenze della sua originaria presa di posizione contro l’installazione del MUOS a Niscemi. In campagna elettorale Crocetta aveva assunto l’impegno a impedirne la costruzione con ogni mezzo. «Uno dei primi atti che farò da governatore sarà quello di revocare le autorizzazioni ai lavori firmate dal mio predecessore Raffaele Lombardo» aveva ripetuto agli esponenti No MUOS incontrati ai comizi. Un impegno accolto con favore dall’elettorato e dai media siciliani e che contribuì non poco all’esito della competizione elettorale. Da presidente il No all’impianto USA divenne però sempre più tiepido e l’assunzione di qualsiasi atto amministrativo fu rinviata sine die. Al primo incontro ufficiale tra l’assessore all’Ambiente e Territorio Mariella Lo Bello e il Coordinamento dei Comitati No MUOS, tenutosi a Palermo il 30 dicembre 2012, le posizioni apparvero poco conciliabili e la richiesta di revoca delle autorizzazioni in autotutela fu respinta dalla Regione. Erano palpabili sin d’allora le pressioni politiche nazionali e statunitensi sui nuovi governanti siciliani. Il 3 gennaio 2013 la ministra degli Interni Annamaria Cancellieri inviò una missiva al presidente Crocetta preannunciando l’intervento repressivo della polizia contro i manifestanti di Niscemi. «La base MUOS è un sito di interesse strategico per la difesa militare della nazione e dei nostri alleati», scrisse la Cancellieri. Mentre alcuni parlamentari protestarono esprimendo contestualmente solidarietà ai No MUOS che presidiavano la stazione Usa di Niscemi, Crocetta preferì il silenzio.

L’8 gennaio l’Assemblea Regionale Siciliana approvò all’unanimità una mozione che impegnava la giunta ad adottare ogni iniziativa utile alla revoca delle autorizzazioni ai lavori del nuovo sistema satellitare. Per ottenere un primo atto formale del governo si dovette attendere però il successivo 11 gennaio, quando le forze dell’ordine caricarono ripetutamente centinaia di manifestanti che tentavano d’impedire l’arrivo in contrada Ulmo di un’autogrù della Comina S.r.l. di Belpasso per l’innalzamento delle antenne del MUOS. Lo sconcerto generale per la violenta repressione di una protesta del tutto legittima e pacifica, convinse Crocetta ad annunciare l’avvio del procedimento di revoca delle due autorizzazioni ambientali firmate dal governo Lombardo. «Noi non diciamo no al MUOS, diciamo alla Marina militare americana di presentare uno studio autorizzato da un organismo pubblico sanitario competente come l’Istituto Superiore di Sanità che dimostri che il MUOS non è dannoso», scrisse lo stesso Crocetta sul quotidiano Il manifesto del 13 gennaio 2013. L’idea di affidare all’Istituto dipendente direttamente dal ministero della salute non era nuova. Il governatore l’aveva espressa il 23 novembre 2012 quando i No MUOS avevano iniziato a presidiare i cancelli della base di Niscemi impedendo l’ingresso dei mezzi. «Proprio stamattina ho avuto una riunione in Regione per parlare di questo caso», spiegò Crocetta alla giornalista Antonella Sferrazza. «Incaricherò l’ISS di fare uno studio sulla pericolosità di queste antenne per la salute e per l’ambiente».

Ancora più sconcerto destò però il tenore di alcune dichiarazioni che l’assessore Mariella Lo Bello rilasciò a Livesicilia.it il 16 gennaio 2013. «Non siamo contrari all’opera in sé», esordì Lo Bello. «Non riteniamo che il MUOS sia dannoso, ma che la gente debba conoscere i dati di cui non siamo in possesso. Se venisse fuori che è nocivo dal punto di vista dell’inquinamento elettromagnetico o che non può stare così vicino ad un aeroporto chiederemo che venga spostato in un altro posto». Dopo l’audizione congiunta delle Commissioni ambiente e sanità dell’Assemblea Regionale del 5 febbraio a cui parteciparono esperti, docenti universitari e attivisti No MUOS, il governatore annunciò l’avvio del procedimento di revoca. L’azione amministrativa fu intrapresa solo sei giorni dopo ma si rivelò del tutto differente da quanto preannunciato. L’assessorato emise infatti un mero «invito» alla Marina USA a «sospendere» i lavori in attesa dell’acquisizione di pareri tecnico-scientifici che potessero offrire garanzie della non nocività del MUOS sulla salute della popolazione.

L’11 marzo una delegazione della Regione guidata dal governatore si recò a Roma per un vertice con l’esecutivo guidato da Mario Monti che si dichiarò favorevole all’affidamento a un «organismo tecnico indipendente» di uno studio sulle problematicità ambientali del MUOS: la scelta, come auspicato dalla giunta Crocetta, ricadde sull’Istituto Superiore di Sanità con la collaborazione dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA), organo del ministero dell’ambiente. Soddisfatto per il discutibile esito del summit romano, Crocetta invitò i manifestanti a sospendere blocchi e presidi nelle stradine di accesso alla base NRTF di contrada Ulmo. La richiesta fu però respinta anche perché il via vai di camion proseguiva nonostante le assicurazioni di sospensione dei lavori. Il 15 marzo le forze dell’ordine caricarono ancora una volta i giovani e le mamme No MUOS.

Il 29 marzo 2013 – un giorno prima della manifestazione nazionale che vide la partecipazione a Niscemi di più di 15.000 persone – l’Assessorato regionale Territorio ed Ambiente revocò le autorizzazioni rilasciate l’1 e 28 giugno 2011, rispettivamente di valutazione ambientale ed esecuzione dei lavori del MUOS. Com’era già avvenuto nell’ottobre 2012 con il ricorso al Tribunale della libertà di Catania contro il provvedimento di sequestro preventivo dei cantieri da parte del Gip del Tribunale di Caltagirone per il reato di abusivismo edilizio, il Ministero della Difesa, nell’interesse della Marina Usa, chiese al TAR di Palermo l’annullamento previa sospensione dell’atto della Regione e il ristoro dei presunti danni conseguenti al procedimento, indicati in 25.000 euro al giorno dalla data del 29 marzo 2013.

L’amorevole carteggio Governo-Regione-Ambasciata Usa

La crescente mobilitazione a Niscemi e in tutta la Sicilia e la revoca delle autorizzazioni da parte della Regione impensierirono i militari e il corpo diplomatico Usa; fu così deciso di rafforzare il pressing sul governo e le forze armate italiane, la Regione Sicilia e gli amministratori locali. Gli statunitensi invocarono la riapertura d’imperio dei cantieri e un’azione energica contro i No MUOS. Ovviamente il governo Monti si prodigò per non deludere l’alleato d’oltreoceano: fu chiesto alle forze dell’ordine di esercitare la tolleranza zero con le proteste, mentre il prefetto fu sollecitato a trovare una soluzione con il presidente Crocetta che consentisse di completare l’installazione delle mega-antenne. Parte del circuito pro-MUOS attivato al di fuori dei canali politico-istituzionali ufficiali è stato rivelato dagli hacker di Anonymus Italia che intercettarono nel maggio 2013 centinaia di e-mail e comunicazioni riservate del Viminale con la Prefettura di Caltanissetta, la Farnesina, il Ministero della Difesa e l’Ambasciata degli Stati Uniti a Roma con oggetto la costruzione del sistema satellitare in Sicilia.

L’obiettivo generale fu quello di aggirare il divieto ai lavori in verità mai realmente sospesi. Il prefetto di Caltanissetta Carmine Valente s’impegnò in una difficile opera di mediazione con gli amministratori siciliani e le forze armate Usa. «Dopo la riunione a Palazzo Chigi sembra che la situazione di empasse in cui ci si trova sul MUOS possa essere superata, anche alla luce di una conversazione informale avuta oggi con Crocetta», riportò il prefetto in una e-mail inviata il 16 aprile al viceministro Staffan de Mistura. «Il Presidente in effetti ha manifestato imbarazzo a ritirare la revoca in quanto non sarebbe sostenuta da alcuna motivazione plausibile e perché, alla luce dell’accordo politico raggiunto lo scorso 11 marzo, è stata accettata pubblicamente anche dal Governo nazionale la tesi che le autorizzazioni rilasciate precedentemente dalla Regione Siciliana presentassero vistose lacune sotto il profilo ambientale e sanitario». Carmine Valente assicurò comunque che a Palermo «vi sarebbero poche remore a concedere una deroga alla revoca per la prosecuzione di alcuni lavori ben definiti, nelle more della decisione della Commissione istituita presso l’ISS». A tal fine suggerì di presentare alle autorità siciliane una richiesta di autorizzazione «di un numero limitato di lavori» da portare a termine entro il 31 maggio.

Giorno 18 aprile il Capo di gabinetto del Ministero della Difesa, ammiraglio Vanni Nozzoli, inviò al prefetto il documento stilato in accordo con il viceministro De Mistura e l’Ufficio di Cooperazione per la Difesa dell’Ambasciata Usa per consentire regolarmente l’ingresso ai contractor USA sia agli impianti MUOS che alle antenne della stazione NRTF. «Stamani ho parlato con l’assessore Lo Bello che sa tutto e aspetta questa lista», rispose Carmine Valente. Il 22 aprile fu stilato il testo finale dell’accordo da sottoporre all’Assessorato Ambiente e Territorio. La mattina del 24 Valente scrisse all’ammiraglio Nozzoli. «Ho avuto modo di parlare con l’Assessore Lo Bello, mi ha assicurato che la scheda è condivisibile e che rispecchia esattamente quello che ci eravamo detti a Roma nell’ultima riunione». Il 3 maggio il dirigente generale dell’assessorato Vincenzo Sansone firmò il provvedimento che consentì la riappacificazione tra Regione, governo nazionale e Washington. «Relativamente alla scheda proposta – vi si legge – fermo restando che questo Assessorato non ha mai impedito alcuna azione all’interno della base, nulla osta a che vengano effettuati interventi di manutenzione e messa in sicurezza degli impianti, demandando al Prefetto e al Comandante di Sigonella la vigilanza sulle attività svolte all’interno della base».

Il tradimento del Governatore
Nonostante il pressing del governo Monti e dei militari Usa o i pareri scientifici assai poco indipendenti, il 9 luglio 2013 il TAR di Palermo respinse la domanda di sospensiva del Ministero della Difesa, ritenendo che vi fossero seri dubbi sulla nocività dell’impianto MUOS per la salute pubblica, l’ambiente e la sicurezza del traffico aereo negli scali siciliani. Il ministro Mauro diede subito mandato all’Avvocatura dello Stato d’impugnare innanzi al Consiglio di Giustizia Amministrativa (CGA) le ordinanze emesse dal TAR e la discussione fu fissata d’urgenza per il successivo 25 luglio. Il 18 luglio, però, l’ennesimo colpo di scena. Alcuni organi di stampa pubblicarono stralci del Rapporto sul sistema MUOS predisposto dal Comitato d’esperti dell’Istituto Superiore di Sanità. L’esito delle valutazioni era ovviamente del tutto riduzionista e tranquillizzante. «Non sono prevedibili rischi dovuti agli effetti noti dei campi elettromagnetici e anche nell’ipotesi, poco probabile, di un puntamento delle antenne paraboliche a livello del terreno o comunque nelle direzioni di persone che potrebbero essere esposte al fascio principale, tali rischi possono essere considerati del tutto trascurabili», riportò l’ISS. Gli esperti invitarono però ad assumere un atteggiamento prudenziale, in quanto «la natura puramente teorica delle valutazioni riportate impone comunque la necessità di verifiche sperimentali, successive alla messa in funzione delle antenne del MUOS, qualora queste ultime vengano affettivamente installate».

Com’era prevedibile, il 24 luglio 2013 – un giorno prima del pronunciamento del CGA – la giunta Crocetta revocò i provvedimenti di revoca delle autorizzazioni ai lavori, consentendo l’installazione finale delle antenne del MUOS. «Sulla base del parere estremamente positivo espresso dall’Istituto Superiore di Sanità, non era più perseguibile mantenere alcun divieto senza causare il default della Sicilia», affermò il governatore siciliano. «Le autorizzazioni del governo Lombardo avevano prodotto responsabilità e legittimi interessi a favore di terzi che, in caso di diniego ad effettuare l’istallazione, hanno diritto di essere risarciti. Gli americani, infatti, sostengono che l’intero complesso MUOS a livello mondiale costi 18 miliardi di dollari e che tale istallazione non può funzionare senza l’impianto di Niscemi. Non avevamo altra scelta se non quella del rispetto delle leggi». Dove Crocetta avesse tratto l’astronomico costo del MUOS non è dato sapere. Che la non installazione in Sicilia degli impianti (costati appena una quarantina di milioni di dollari) possa comportare il blocco del sistema a livello planetario è poi un’invenzione di sana pianta del governatore. Nei momenti più critici del contenzioso tra Washington e la Regione siciliana, i tecnici Usa avevano prospettato finanche di trasferire il terminale terrestre in un altro luogo del Mediterraneo.

Per sancire il nuovo corso pro-MUOS, il 19 settembre 2013 Rosario Crocetta e l’assessore alla sanità Lucia Borsellino incontrarono a Roma il ministro della Difesa Mario Mauro. I cronisti diedero un volto e un nome all’inatteso accompagnatore della delegazione siciliana: il senatore Pd-il Megafono Giuseppe Lumia, già presidente della Commissione parlamentare antimafia. Proprio colui che qualche tempo prima aveva interrogato il governo sull’irregolarità dei lavori d’installazione del terminale MUOS di Niscemi, eseguiti nello specifico da un’azienda in odor di mafia. Ma c’è mafia è mafia. Come c’è certo antimafia e antimafia. Quella che si limita alla presenza nelle parate delle tragiche ricorrenze. E quella sociale che lotta e paga in prima persona per ottenere libertà e diritti, pace, disarmo e giustizia.

A futura memoria.

Fonte

13/08/2013

Sicilia, Crocetta temporeggia e l’acqua resta in mano ai privati

La questione spinosa è tra le principali promesse della campagna elettorale del presidente Pd e da mesi anima le sedute dell'Assemblea regionale. L'assessore Marino garantisce: "Vogliamo rispettare il referendum 2011, abbiamo un disegno di legge da discutere dopo la pausa". Risponde Antonella Leto del Forum dei movimenti: "Nella prima bozza è chiaro che l'intenzione è quella di non cambiare nulla della situazione attuale".

In Johnny Stecchino era la seconda piaga, in ordine di importanza, che affliggeva la Sicilia. Oggi però ad affliggere i siciliani, più che la siccità di Johnny Stecchino, è la gestione delle risorse idriche. Una situazione spezzettata, tra compartecipazioni regionali, aziende private che decidono il prezzo delle bollette, carrozzoni in procinto di fallire e padroncini delle autobotti che tengono sotto ricatto intere città dell’isola.

Eppure, due anni fa sembrava che tutto dovesse cambiare. Erano tutti d’accordo i siciliani che il 12 e 13 giugno del 2011 si recarono alle urne per votare al referendum: quasi 98 per cento di “Sì”, avevano chiesto di cancellare la gestione privata delle risorse idriche dell’isola.

Una volontà popolare plebiscitaria che più di due anni dopo è rimasta soltanto sulla carta: doveva cambiare tutto ma nulla è cambiato. E ancora oggi, nella torrida estate del 2013, la gestione dell’acqua è rimasta quasi ovunque nelle mani dei privati. Una questione spinosa che da mesi anima le sedute della quarta commissione dell’Assemblea regionale Siciliana. “Hanno accusato il governo di voler lasciare la gestione dell’acqua ai privati, ma non è vero: il governo Crocetta vuole l’acqua pubblica” ha chiarito l’assessore Marino, ex pm antimafia a Caltanissetta, da settimane sulla graticola proprio per la questione dell’acqua. Il ritorno all’acqua pubblica era stato uno dei perni centrali della campagna elettorale del governatore Rosario Crocetta. A quasi un anno dalle elezioni regionali però la situazione è identica a quella ereditata dai governi precedenti. “Non riusciremo ad approvare il disegno di legge sulla gestione dell’acqua entro la pausa estiva a causa dell’ipocrisia del Pd e delle schermaglie interne alla maggioranza” ha denunciato il cinque stelle Giampiero Trizzino, presidente della commissione regionale ambiente.

“Noi abbiamo fatto avere all’assessore il nostro disegno di legge, ma nella prima bozza di legge la situazione sembra essere quella di prima, ovvero una gestione mista tra pubblico e privato” replica Antonella Leto, del Forum dei movimenti per l’acqua pubblica, che dal 2007 si batte per restituire ai siciliani la gestione delle risorse idriche. Era il 2004 quando il governo regionale di Totò Cuffaro, divise l’isola in 9 Ato idrici, aprendo le porte alle aziende private. “Bandi di gare che non brillarono certo per trasparenza” denuncia sempre Leto. Ad ogni gara fu infatti invitata una sola azienda. È così che Girgenti Acque si aggiudica la gestione della rete idrica nell'agrigentino. La quota di maggioranza della società nel 2012 è stata rilevata da Marco Campione, imprenditore fresco di condanna definitiva a 10 mesi per truffa aggravata. Stessa cosa si verificò a Siracusa. “Lì – spiega sempre la Leto – la società vincitrice presentò fideiussioni soltanto per cinque anni di servizio nonostante l’appalto fosse trentennale”. La società in questione si chiama Sai8 ed è stata recentemente congelata dall’ex investigatore della Dia Nando Buceti, nominato commissario idrico dall’assessore Marino.

E se a Palermo, il sindaco Leoluca Orlando sta cercando di trasformare l’Amap in un ente di diritto pubblico (sulla scia di quanto già si sta facendo a Napoli) diverso è il discorso per la provincia del capoluogo. Nel 2007 Cuffarò nominò Mario Rosario Mazzola commissario di gara per assegnare la gestione dell’acqua nella provincia palermitana. Lo stesso Mazzola che fino a pochi giorni prima sedeva del consiglio di amministrazione di Genova Acque, una delle società che insieme ad altre compagnie formò la Acque Potabili Siciliane, candidandosi alla gestione idrica della provincia di Palermo. E chi è che ha poi vinto quell’appalto? Proprio la Acque Potabili Siciliane, che oggi versa in una condizione economica disastrosa, dopo essere stata commissariata. “A stento si pagano gli stipendi: non si può neanche dire che siamo gestiti male. In realtà non siamo gestiti per niente” spiega uno dei 200 dipendenti che potrebbe vedere a rischio il suo posto di lavoro.

Ma chi paga oggi la cattiva gestione delle risorse idriche in Sicilia? I cittadini, ovviamente, gli stessi cittadini che due anni fa si erano espressi per far tornare l’acqua pubblica. Cuffaro infatti aveva affidato tutta la gestione dell’acqua siciliana a Siciliacque spa, una società che appartiene al 25 per cento alla Regione e al 75 per cento ai francesi di Veolia. È Siciliacque che fornisce acqua agli Ato al prezzo di 60 centesimi di euro a metro cubo. Poi sono le aziende private che si occupano invece di gestirla fino alle abitazioni. “Lucrando guadagni dai soldi pubblici con investimenti minimi, dato la rete idrica non viene mai riparata” spiegano dal Forum per l’acqua pubblica. Il risultato è il 35 per cento di perdite dalla rete idrica: in pratica ogni 100 euro di acqua , ben 35 euro si disperdono nel sottosuolo. Dati che poi ricadono direttamente sulle bollette: ogni siciliano spende mediamente per l’acqua corrente circa 300 euro l’anno, 100 euro in più rispetto ad un cittadino lombardo e quasi il doppio di un trentino. Il disegno di legge del Forum per l’acqua pubblica prevede l’acquisto da parte della Regione di tutte le quote di Siciliacque e l’affidamento della gestione della rete idrica ai comuni. Una mossa che sembrerebbe semplice a dirsi ma che – nei fatti – è ancora lontana. Complici i chiari interessi dei privati che non intendono certo rinunciare ad una torta quantificabile tra i 500 e i 700 milioni di euro all’anno.

I problemi per combattere la siccità però in Sicilia non si fermano qui. Le carenze ci sono anche dove le aziende private non sono mai subentrate. E la gestione è inspiegabilmente ancora in mano all’Eas, l’enorme carrozzone regionale, da tempo in liquidazione, che continua a gestire la rete idrica non privatizzata, producendo debiti al ritmo di 6 milioni e mezzo di euro ogni anno. Ed è proprio nelle province dove la gestione dell’acqua non è privatizzata che – casualmente – sono più diffuse le abitazioni che non hanno ancora un allacciamento alla rete idrica. E dove l’allacciamento esiste spesso è interrotto per lunghi periodi soprattutto d’estate. Una condizione che obbliga i cittadini a rivolgersi ai padroncini delle autobotti: un mercato spesso infiltrato dalla criminalità organizzata che costa circa 500 euro all’anno per quindici carichi d’acqua. “Spesso – conclude la Leto – si pensa erroneamente che la Sicilia sia povera d’acqua: non è così. La nostra regione è ricca di acqua grazie ai vari investimenti pubblici che in 50 anni hanno costruito varie dighe in tutta l’isola”. È non è un caso se il giornalista Mario Francese fu assassinato da Cosa Nostra proprio dopo aver denunciato le infiltrazioni mafiose durante la costruzione della diga Garcia. Correva l’anno 1979. Oggi, 34 anni e un referendum plebiscitario dopo, la situazione non sembra essere troppo diversa.

Fonte

10/08/2013

Niscemi: i No Muos tagliano le reti e occupano la base

"Abbiamo occupato la base Usa per dare un segnale a tutti: ci riprendiamo il nostro territorio che non appartiene agli Stati Uniti né può dipendere dalle deboli volontà di Regione e governo nazionale". Lo affermano i rappresentanti dei comitati No Muos che hanno occupato la base dove sorgono le 46 antenne e dove è in costruzione il sistema satellitare Muos. E i 10 attivisti scesi dalle antenne dopo quasi 24 ore affermano: "E' stato bellissimo, la lotta non si ferma".

Dopo il blitz che tra giovedì sera e venerdì mattina ha portato dieci attivisti ad arrampicarsi su alcune antenne violando la zona militare, ieri pomeriggio un corteo di quasi 5000 persone ha sfilato tranquillamente, e sotto un sole cocente, nel territorio di Niscemi, puntando diritto alla sughereta dove sorge la base militare in cui gli Stati Uniti stanno costruendo, per la modica cifra di 8 miliardi, una enorme base radar per loro fondamentale per il controllo del Mediterraneo. Il corteo ha gridato slogan contro gli Usa, la militarizzazione, l’inquinamento e le spese militari, con le ''Mamme No-Muos'' che reggevano uno striscione con su scritto ''diritto alla salute''.

La maggior parte degli slogan però sono stati riservati al governatore siciliano Rosario Crocetta, per otto anni sindaco antimafia della vicina Gela, l'uomo che solo qualche mese fa aveva sfidato l'amministrazione Usa ritirando l'autorizzazione ai lavori per il completamento del sistema satellitare voluto dalla Marina militare statunitense, un permesso concesso nel giugno 2011 dal suo predecessore Raffaele Lombardo, nonostante contrada Ulmo faccia parte della riserva naturale della ''Sughereta''. Il veto proposto da Crocetta aveva avuto l'ok del Tar e si aspettava il pronunciamento dell'organo d'appello dei giudici amministrativi, il Cga; ma un mese fa, qualche giorno prima che le toghe si riunissero, Crocetta ha ritirato l'esposto, sottraendo ai magistrati la materia del contendere. La ragione del suo voltafaccia, aveva spiegato l’esponente del PD, starebbe nelle analisi condotte dall'Istituto superiore di sanità, che secondo lui avrebbe stabilito la non pericolosità dell'impianto per la salute. La mossa del governatore è stata naturalmente vissuta come un tradimento dai No-Muos, in testa le mamme, che per mesi hanno vigilato giorno e notte davanti alla recinzione dell'impianto. ''Crocetta ci ha preso per cretini ma noi non ci fermiamo. Lui ha avuto paura e si è ritirato. Noi lottiamo per i nostri diritti e la salute dei nostri figli'' ha detto alle agenzie di stampa Maria Concetta Gualato, coordinatrice delle mamme No-Muos. Nel corteo ieri spiccavano gli striscioni ''Fermarlo è possibile, tocca a noi farlo'' e ''Crocetta porta la Sicilia alla guerra''. Alla manifestazione oltre a esponenti di diversi partiti di sinistra, sindacati, associazioni e comitati, hanno partecipato anche i sindaci di Messina, Niscemi, Pozzallo, Caltagiorne, Acate, Piazza Armerina, e anche il consiglio comunale di Palermo ha dato la sua adesione.


Poco prima delle 19, quando il corteo è arrivato davanti alle recinzioni sono stati lanciati dei bengala e dei fumogeni. A quel punto moltissimi attivisti hanno cercato di scavalcarle mentre le forze di polizia in tenuta antisommossa tentavano di impedirglielo con delle cariche. Dopo qualche minuto però molti attivisti, ‘armati’ di cesoie e corde, hanno divelto le recinzioni o sono riusciti a scavalcarle, penetrando così all’interno della base e raggiungendo i loro compagni appollaiati sui tralicci. Altri manifestanti, invece, hanno preferito allontanarsi. Quelli che erano riusciti ad entrare nella ‘zona rossa’ si sono diretti verso la vecchia base, lontano dal cantiere dei lavori. Al termine della manifestazione, in serata, gli attivisti che da più di 24 ore erano arrampicati sulle antenne sono scesi, avendo portato a termine l’obiettivo che si erano prefissati.

Se la mobilitazione prosegue contro gli attivisti si scatena come al solito la repressione.
A seguito dell’invasione di ieri la procura di Caltagirone ha aperto un'inchiesta per resistenza a pubblico ufficiale, lesioni, in riferimento anche al finanziere contuso, e danneggiamenti. I manifestanti hanno anche buttato giù ieri durante l’invasione della base oltre un chilometro di recinzione e ora chiunque può accedere all’area sequestrata finora illegalmente dai militari statunitensi. Finora però non risultano né fermati né denunciati che però potrebbero arrivare nelle prossime ore dopo l’analisi dei filmati girati dalla Digos. Dalle prime dichiarazioni degli inquirenti la tattica sembra quella già utilizzata in Val Susa: tentare di dividere il movimento tra attivisti autoctoni e manifestanti venuti da altre zone e individuare i militanti dei centri sociali o dei cosiddetti gruppi ‘anarco-insurrezionalisti’ come elementi di infiltrazione responsabili della radicalizzazione delle forme di lotta. I gesti citati dalle forze dell’ordine a giustificazione dell’apertura dell’inchiesta sono il lancio di un bengala contro un elicottero della polizia che sorvolava la zona, e il taglio di una gomma del furgone della Rai…

26/07/2013

"Revoca dei precedenti provvedimenti di revoca": questo l'incredibile oggetto dell'atto, nella foto a lato, con cui la Regione Sicilia dà il suo via libera alla prosecuzione dell'installazione del MUOS nella base militare US Navy a Niscemi.
Il giorno prima dell'udienza in Corte di Giustizia Amministrativa per la Regione Siciliana (che svolge il ruolo di organo di appello ricoperto nel resto d'Italia dal Consiglio di Stato) è così arrivato questo provvedimento che svuota di fatto il merito del contenzioso che si era aperto tra Regione e Ministero della Difesa, permettendo allo stesso Ministero e all'esercito yankee di uscire dall'impasse nella quale si erano ritrovati.
Dopo la scorsa sentenza del TAR che confermava la legittimità delle revoche alle autorizzazioni ambientali, infatti, sembrava profilarsi una sonora batosta legale per il ministero della guerra. In suo soccorso ecco quindi accorrere il figliol prodigo Crocetta e i suoi fidati funzionari della Regione e dell'Assessorato del Territorio e dell'Ambiente. Non che fino ad ora tali procedimenti avessero effettivamente bloccato i lavori per l'ultimazione delle antenne ma questa "revoca delle revoche" pone definitivamente in chiaro quanto scarse siano le opposizioni istituzionali di fronte agli interessi strategico-militari dell'esercito statunitense. Pone in chiaro anche quanto fasulle siano state le prese di posizione di Crocetta e del PD, frementi di ricevere le scontate parole dell'ISS per poter mettere fine a questo spinoso contenzioso col governo nazionale.
Il controverso documento dell'Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, ha permesso all'Istituto Superiore di Sanità di adottare la solita posizione in merito alle radiazioni elettromagnetiche: non esiste alcuna prova di causalità tra inquinamento elettromagnetico e danni per la salute. Come si legge dal provvedimento di oggi pomeriggio, infatti, "non sono prevedibili rischi dovuti agli effetti noti dei campi elettromagnetici, e anche nell'ipotesi poco probabile di un puntamento delle antenne paraboliche al livello del terreno o comunque nella direzione di persone che potrebbero essere esposte al fascio principale, si ritiene che tali rischi visti possano essere considerati del tutto trascurabili".
A partire da questo parere tanto scientifico quanto irresponsabile e irrispettoso della salute e dell'ambiente quindi, tutte le remore di Crocetta & co. sono svanite nel nulla e il MUOS, come le 44 antenne già operanti all'interno della riserva naturale della sughereta di Niscemi, è diventato una boccata di aria fresca che persino se puntato direttamente sulla popolazione siciliana non deve essere temuto.
Le opinioni del movimento e degli scienziati NoMuos però sono tutt'altre e d'altronde le posizioni dell'ISS in merito erano note già da tempo, quello che figura inaspettato è il tempismo col quale il Presidente della Regione ha accolto le sue parole anticipando l'udienza in CGA. Qualche avvisaglia sul comportamento di Crocetta e del suo governo era arrivata quando per rassicurare il consolato americano all'indomani della giornata di Gela diceva che dietro la revoca delle autorizzazioni non si celava nessun antiamericanismo e che era ben fiero di anteporre gli interessi dell'esercito più bellicoso e aggressivo del mondo a quelli dei siciliani, purché ci fosse uno straccio di documento che dicesse che non ci fossero problemi per la salute umana.
Bene: lo straccio di documento è arrivato e l'Assessorato del Territorio e dell'Ambiente della Regione ha apposto la sua firma alla revoca delle revoche mentre i medici e i pediatri niscemesi continuano a registrare percentuali anomale di incidenza di malformazioni, leucemie e tumori correlati all'inquinamento elettromagnetico.
La lotta NoMuos continua con un nemico istituzionale in più: la Regione Sicilia.

Fonte

Ecco un altro rivoluzionario istituzionale che si rivela, caso strano, un perfetto conservatore.

02/05/2013

Dovete morire prima. La Sicilia apre la corsa

Non è gratificante avere ragione su certe cose. Ma "dovete morire prima" è l'obiettivo delle politiche di taglio della spesa pubblica. In Sicilia, quindi, si eliminano i fondi per le cure di "fine vita" ai malati di tumore inoperabili.

Sintetizzare certe decisioni come "politiche criminali" - e criminogene - ci è costato qualche critica. Ma la realtà quotidiana, tra suicidi e tentati omicidi, ci dà fin troppe conferme. Ora siamo arrivati al dunque. Ricordate le polemiche di destra e cattoliche contro l'eutanasia - nei casi in cui o il paziente stesso finché era in condizioni di intendere e volere, oppure i parenti più stretti dopo anni di mantenimento in vita forzato - e le grida agli "assassini che voglio staccare la spina"?
Bene. La differenza c'è ed è abissale: chi sostiene, noi compresi, la libertà di scegliere la morte, sostiene una libertà fondata sulla consapevolezza individuale e sui limiti della scienza attuale. Nel tagliare la spesa sanitaria, invece, si pratica una "eutanasia di massa" CONTRO la volontà dei pazienti. Tra suicidio individuale e stragi di massa, nella Storia, ce ne corre...

Qui sotto vi proponiamo l'articolo di http://palermo.blogsicilia.it che dà conto della decisione della giunta regionale siciliana guidata da Crocetta. E, sotto, alcuni articoli - sia nostri che di altri analisti - che ricostruiscono la "logica" sistemica delle politiche di austerità imposte dalla Troika ed applicata dai governi nazionali.

*****

Stop alle cure oncologiche di fine vita, la Sicilia azzera i fondi

Manlio Viola
Stop alle cure ai malati oncologici terminali. La Sicilia non finanzierà più le così dette “cure palliative” o di “fine vita” abbandonando a se stessi i malati terminali che negli ultimi anni avevano potuto contare su cure per accompagnarli verso l’irreparabile limitando il dolore e garantendo loro una accettabile qualità della vita nella fase terminale e una “dignità” negli ultimi mesi di esistenza.

La Commissione bilancio ha, infatti, azzerato i tre capitoli di spesa che era dedicati alle sovvenzioni alle tre associazioni no profit che si occupano di questi malati attraverso assistenza domiciliare e attraverso la gestione di specifiche aree para ospedaliere.

Si tratta, complessivamente  di 505 mila euro, poco più di mezzo milione. I riferimenti sono a tre capitoli di spesa, uno da 70 mila euro, un secondo da 231 mila euro ed un terzo da 204 mila euro. Tutti sono adesso “per memoria” ovvero non c’è un soldo.

Bilancio di tagli, dunque, e a farne le spese sembra siano non solo precari, forestali ed enti locali anche anche l’assistenza diretta e indiretta. Persone che non possono scendere in piazza a difendersi e che vengono abbandonate a se stesse negli ultimi mesi di vita.



*****

Vedi anche

http://www.contropiano.org/sindacato/item/13967

http://www.contropiano.org/news-politica/item/2107

http://www.contropiano.org/news-politica/item/15823-lausterit%C3%A0-ci-ammala-e-ci-uccide

http://www.contropiano.org/corsivo/item/14813-la-morte-fa-bene-al-bilancio


Fonte

Roba da nazisti...

29/04/2013

Palermo soffocata brucia mentre la polizia spara

Tutti sanno che ormai da più di un mese Palermo è in piena "emergenza rifiuti"; e tutti potranno certamente immaginare quali conseguenze, disagi, proteste questa situazione porti con se. Così ogni notte bruciano decine di roghi di immondizia, mentre i cumuli di rifiuti arrivano ormai a raggiungere vette superiori ai 2 metri. Succede dunque sempre più spesso di vedere palermitani esasperati (sono invase strade anche centrali e commerciali, in difficoltà sono persino scuole e chiese) gettare i cassonetti di traverso alla carreggiate per bloccare il traffico e costringere i mezzi ad arrivare; o a incendiare direttamente i cumuli. Ma se qualcuno trova sempre occasione per sviare e provare a sostenere che questi gesti siano "premeditati" e organizzati dalla criminalità mafiosa, in sempre meno possono negare che la situazione è divenuta semplicemente intollerabile per chiunque viva a Palermo. Ad ogni modo, neanche l'ipotesi su matrici e interessi criminali può minimamente spiegare quel che ieri sera è successo nella piazza antistante l'Assemblea regionale siciliana. Va detto che, ancora adesso a distanza di ore, le ricostruzioni non hanno chiarito lo svolgimento dei fatti di stanotte. La polizia e i media fornivano infatti una spiegazione, i lavoratori ex pip della Regione un'altra.
Ricostruendo le versioni. I telegiornali oggi ci informavano che una pattuglia di carabinieri, avendo avvistato e poi inseguito tre individui (le prime voci li indicavano come operai della Gesip, voce poi smentita) intenti a rovesciare cassonetti nel centralissmo Corso Alberto Amedeo, si sarebbe trovata costretta a fronteggiare un folto gruppo di operai ex pip (precari della società Trinacria a partecipazione regionale su cui incombe la minaccia di licenziamenti e decurtazioni salariali) presso il quale uno dei fuggitivi si sarebbe rifugiato. A quel punto, dopo avere subito sassaiole e avere chiesto rinforzi dalla vicinissima caserma, sarebbero iniziate le cariche e sarebbe stata sparata una serie di colpi di pistola in aria per dissuadere i manifestanti-aggressori. Questa almeno è la ricostruzione confusa fornita da telegiornali e questura.
Ma i manifestanti presenti al presidio serale raccontano una storia diversa. Secondo chi si trovava in presidio, in attesa che finisse la votazione ad oltranza della finanziaria regionale, le cariche dei celerini e i successivi spari non hanno nulla a che fare con uomini in fuga e cassonetti rovesciati. Nei comunicati si sostiene infatti che i fatti prendono avvio allorquando un gruppo di 5 operai, avendo visto uscire una macchina con degli onorevoli al suo interno, si sarebbero avvicinati per protestare scatenando una furiosa reazione di alcuni poliziotti scesi dalle loro auto di servizio. A quel punto, visto l'intervento degli altri operai presenti in piazza, uno dei poliziotti si sarebbe messo a sparare colpi di pistola ad altezza d'uomo; spari che solo per la prontezza dei manifestanti nel gettarsi tutti a terra non hanno colpito nessuno. E lì giù con cariche e manganellate.
Alla fine di questa folle notte un uomo è stato fermato e denunciato per resistenza e lesioni a pubblico ufficiale. Mentre continua ad esserci mistero intorno ai reali motivi che hanno scatenato la brutalità poliziesca che, come sempre, ciecamente si è sfogata su lavoratori in lotta per la difesa del posto di lavoro e di regimi salariali dignitosi. Infatti, la discussione parlamentare sulla legge di bilancio sembra invece procedere in un' altra direzione: tagli generalizzati al pubblico sia per quanto riguarda i servizi, sia per ciò che concerne il mondo del lavoro pubblico isolano.
Tornando invece un attimo all'emergenza rifiuti; sarebbe ovviamente impossibile ricostruire in poche righe la storia di un "affare" lungo decenni; possiamo però con certezza dire che questa emergenza senza vie d'uscita è la più palese dimostrazione dell'ottusità della politica e dell'insostenibilità di un sistema mal pensato e su cui si è inoltre speculato, rubato. Così, nonostante dirigenti e commissari risultano essere stati tutti ben pagati, l'Amia (azienda municipalizzata per l'igiene ambientale) è fallita e nonostante i suoi lavoratori continuino a lavorare (ma anche questi 2250 operai non sanno ancora che fine faranno e per questo hanno recentemente scioperato venendo poi denunciati per interruzione di pubblico servizio) mancano mezzi e strutture. A questo si aggiunge la perenne difficoltà in materia di "deposito" dei rifiuti: la discarica di Bellolampo è da anni al collasso e si scopre sempre satura nei momenti di emergenza. Si procede così alla costruzione di una nuova vasca di raccolta che sarà però pronta solo fra mesi e che comunque non costituisce un quantomai necessario ripensamento più complessivo del ciclo di raccolta e smaltimento dei rifiuti. Come una non-soluzione è l'appassionata richiesta del prefetto affinché regione e governo inviino uomini e mezzi della protezione civile e dell'esercito.
E mentre il Comune studia un progetto per riassorbire funzioni e personale dell'Amia ma senza chiarire come intende farlo, l'esasperazione delle persone è in esponenziale crescita. Non dimentichiamo che  l'emergenza rifiuti si inserisce in quadro che vedeva Palermo già al collasso: la disoccupazione è alle stelle e sempre più lavoratori rischiano il proprio posto. Da mesi ormai il traffico cittadino è in tilt a causa di cortei e manifestazioni che si susseguono giorno per giorno a ritmi impressionanti.
Palermo è dunque in ginocchio, e le istituzioni non sanno che pesci prendere.
Serve affermare un cambiamento radicale.

25/04/2013

Movimento 5 Stelle, rottura con Crocetta in Sicilia: “Anche qui c’è inciucio Pd-Pdl”

A deludere gli esponenti del M5S la bocciatura dei loro emendamenti al bilancio regionale, la votazione della legge per la doppia preferenza di genere e i sorrisi a Montecitorio tra il governatore e Berlusconi. Il presidente della Regione: "Il dialogo per me è sempre aperto"

Il giorno dopo le elezioni sembrava l’unica ricetta per dare un governo al Paese. Due mesi dopo è vero esattamente il contrario. Il tanto acclamato ‘modello Sicilia’ si è sfasciato definitivamente. Se a Roma Pd e Pdl, dopo la rielezione di Giorgio Napolitano al Quirinale, si uniscono in un governo formato inciucio, anche in Sicilia il futuro sembra essere quello delle grandi intese. E il Movimento Cinque Stelle, che fino ad oggi aveva dialogato su svariati punti con il governatore Rosario Crocetta, passa nettamente all’opposizione. “Anche in Sicilia il modello è ormai quello dell’inciucio Pd-Pdl. Il governo Crocetta ha preso una strada di rottura col Movimento. La rivoluzione di Crocetta è finita prima di cominciare”, dicono i deputati del movimento di Beppe Grillo all’Assemblea Regionale Siciliana.

Quello tra Crocetta e il M5S era un modello di dialogo che Pier Luigi Bersani aveva cercato di replicare anche a Roma, prima di schiantarsi sull’elezione del presidente della Repubblica. Oggi però, con il governissimo dell’inciucio che incombe su Roma, anche i partiti che sostengono il governatore siciliano auspicano un’intesa con il centrodestra. E i deputati del Movimento Cinque Stelle non sono stati a guardare.

Dopo un proficuo dialogo sul Muos e sull’abolizione delle province (che erano state depennate con il voto favorevole dei deputati Cinque Stelle) le prime frizioni tra Crocetta e i deputati di Grillo si erano registrate con la votazione della legge per la doppia preferenza di genere. Secondo i Cinque Stelle quella norma presentava un vulnus pericolosissimo: ovvero la possibilità di controllare le preferenze, agevolando quindi il voto clientelare. Il Movimento Cinque Stelle aveva dunque deciso di non votare quella norma, che invece era stata sostenuta alla fine anche dai deputati del centrodestra. Pochi giorni dopo la seconda frizione, quando il Parlamento siciliano non aveva eletto nessun deputato del Movimento Cinque Stelle tra i grandi elettori che avrebbero partecipato alle elezioni del nuovo presidente della Repubblica. “Guardando i numeri è chiaro che un pezzo di maggioranza ha votato per Francesco Cascio del Pdl”, aveva fatto notare Giancarlo Cancelleri.

La proverbiale goccia però è arrivata nelle ultime ore, quando la commissione finanze dell’Ars ha tagliato rapidamente tutti gli emendamenti del M5S al bilancio regionale. “La vecchia partitocrazia usurata dal clientelismo (Pd, Pdl, Udc e lo stesso governo di Rosario Crocetta) ha fatto quadrato sul bilancio. Gli unici che puntano sul vero cambiamento sono i deputati M5S. Ma per la vecchia partitocrazia siciliana gli emendamenti grillini sono fumo negli occhi. Così la Commissione Finanze taglia tutti gli emendamenti al bilancio targato M5S”, dicono i deputati del Movimento, che hanno annunciato la spaccatura definitiva col governatore.

“Mi dispiace per le parole dei grillini. Per me il dialogo è sempre aperto” ha replicato Crocetta. Adesso, però, all’orizzonte sembra esserci una maggioranza extra large anche in Sicilia. Almeno stando a sentire Giampiero D’Alia, segretario siciliano dell’Udc, che appoggia Crocetta. “Siamo in una fase politica dove c’è la necessità di un governo di larghe intese a Palermo come a Roma, è importante che le forze politiche siciliane trovino la più ampia convergenza, così da realizzare quei provvedimenti che possano tirarci fuori dal guado economico e sociale nel quale ci troviamo”.

C’è poi un’istantanea che sembra certificare la spaccatura definitiva tra Crocetta e il M5S e l’avvicinamento del centro sinistra siciliano al Pdl. Durante le elezioni del capo dello Stato il governatore era stato beccato mentre a Montecitorio rideva di gusto in compagnia di Silvio Berlusconi. “Dovevo evitarlo? È stato molto gentile – si è giustificato Crocetta -. Il Cavaliere si è lamentato, con il sorriso tra le labbra, perché io avrei messo in pista i grillini in Sicilia. Gli ho risposto che sono stati loro, quelli del Pdl, a mettermi nei guai, non appoggiando i miei provvedimenti”. Berlusconi deve aver capito l’antifona. E da domani ogni cosa andrà al proprio posto. A Palermo, come a Roma.

Fonte

S'inizia con un "c'eravamo tanto amati" e si finisce con un "perdiamoci di vista".

21/04/2013

Le bugie del governo Monti sul MUOS di Niscemi

Un “disguido”. Cioè un mero errore d’interpretazione o di valutazione degli atti predisposti dalla Regione Siciliana che ha consentito al Pentagono di fare un piccolo passo avanti nella costruzione del terminale terrestre del MUOS di Niscemi. Così, in barba al decreto di revoca delle autorizzazioni ai lavori d’installazione delle tre mega-antenne del nuovo sistema di telecomunicazioni satellitari all’interno della riserva naturale “Sughereta”, firmato a Palermo lo scorso 29 marzo, tecnici ed operai hanno ottenuto l’Ok a completare pure il terzo traliccio dell’impianto di morte della Marina militare Usa.

Secondo il viceministro degli Esteri Staffan de Mistura e il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Antonio Catricalà, si è trattato però di un semplice malinteso. “I due uomini di governo che abbiamo incontrato a Roma lunedì 15 aprile ci hanno comunicato che c’è stato un disguido con la revoca dei lavori del MUOS”, spiega il sindaco di Niscemi Francesco La Rosa. “Ci hanno però assicurato che i lavori sono stati bloccati almeno fino al prossimo 31 maggio, quando sarà depositato lo studio sull’impatto elettromagnetico delle antenne che è stato commissionato all’Istituto Superiore della Sanità. Sino ad allora verranno garantite solo le attività di manutenzione della stazione di telecomunicazione e gli unici ingressi nella base saranno quelli dei militari statunitensi preposti al suo funzionamento”.

Con o senza revoca, i lavori del MUOS potranno ripartire dunque l’1 giugno se l’ISS darà il suo star bene all’impianto. L’ipotesi di assegnare a quest’organismo l’ultima parola sull’installazione del sistema satellitare è stata fortemente caldeggiata proprio dalla giunta Crocetta, nonostante in tanti avessero espresso dubbi sull’effettiva “indipendenza” dell’istituto noto per le sue posizioni negazioniste in tema di rischio elettromagnetico. I giornalisti Alessio Ramaccioni e Pablo Castellani ricordano nel volume Onde Anomale (Editori Riuniti, Roma, 2012) come Radio Vaticana per difendersi dalle accuse d’inquinamento ambientale nel procedimento penale che l’ha vista poi condannata, si sia affidata alla consulenza tecnica della dottoressa Susanna Lagorio dell’Istituto Superiore di Sanità. Né Rosario Crocetta né il governo Monti hanno poi tenuto conto delle richieste dei No MUOS e del Movimento 5 Stelle di far partecipare ai lavori della commissione il professore Massimo Zucchetti del Politecnico di Torino che insieme al fisico Massimo Coraddu ha provato l’insostenibilità ambientale del MUOS. “Anche se non ne farò parte perché non mi hanno voluto vi scrivo io già ora le conclusioni a cui giungerà la Commissione dell’Istituto Superiore di Sanità”, ironizza il docente del Politecnico. “Allo stato dell’arte, non risulta in letteratura alcuna prova di correlazione dimostrabile fra campi elettromagnetici ed effetti sulla salute. Quindi non vi è il minimo rischio per la popolazione. I rappresentanti istituzionali a livello territoriale si accorgeranno così come da Roma li hanno beffati…”.      

L’impegno dell’esecutivo a congelare l’affaire MUOS sino a fine maggio contrasta poi con quanto dichiarato il 10 aprile scorso dal Ministero della Difesa in un comunicato stampa. Dopo aver ribadito che l’installazione delle parabole “potrà iniziare soltanto quando saranno resi noti i risultati dello studio indipendente”, il dicastero retto da Giampaolo Di Paola ha inteso far sapere che a Niscemi proseguiranno comunque i “lavori di predisposizione” del MUOS. Un gioco di parole per mascherare la violazione dello stop alle attività del cantiere concordato a metà marzo da Mario Monti e il presidente Crocetta, violazione documentata con foto e filmati dai militanti e dalle Mamme No MUOS. Con la conseguenza che il Movimento che si oppone al progetto ha dovuto riprendere le azioni di blocco della base militare di contrada Ulmo per impedire l’ingresso degli automezzi delle aziende contractor. “Il successo della grande manifestazione nazionale del 30 marzo a Niscemi ed il provvedimento di revoca delle autorizzazioni da parte della Regione Sicilia non hanno fermato, ma anzi ringalluzzito l’arroganza della Marina militare statunitense nella prosecuzione dei lavori di costruzione del MUOS, umiliando ancora una volta la sovranità popolare e l’ARS”, commenta Alfonso Di Stefano del Comitato No MUOS – No droni di Catania. “Vista l’inefficacia pratica dei provvedimenti istituzionali e giuridici è solo grazie alla vigilanza e alla prosecuzione dei blocchi che è stato impedito in questi giorni il transito dei mezzi, praticando così dal basso la revoca dei lavori”.

La resistenza non violenta dei giovani e delle donne No MUOS ha ridato ancora una volta i suoi frutti. Da alcuni giorni i cantieri sono tornati ad essere deserti. Scortati da decine di volanti della polizia e dei carabinieri solo i furgoni che trasportano i militari hanno fatto ingresso nella Naval Radio Transmitter Facility di Niscemi. Gli attivisti lamentano però la prosecuzione delle azioni di provocazione da parte dei tutori dell’ordine con spintonamenti, identificazioni, schedature di massa e finanche un placcaggio da rugby per bloccare un attivista diretto ai cancelli della base.

“Il fatto che la polizia italiana scorti gli operai che entrano al cantiere, ci fa capire purtroppo che le direttive che partono da Roma vanno nella direzione opposta a quella dell’atto di revoca della Regione Siciliana”, commenta Paola Ottaviano del Comitato No MUOS di Modica. “Quello che davvero ci ha stupito è stato però il silenzio assordante da parte delle istituzioni regionali di fronte alle palesi violazioni del governo. L’assessore all’Ambiente, Maria Lo Bello, anziché spiegare in che modo la Regione avrebbe garantito l’efficacia e la messa in atto della revoca, rivolgendosi  alla magistratura dopo aver constatato l’avanzamento dei lavori, si è limitata a chiedere un chiarimento al ministero della difesa. E per supplire per l’ennesima volta alle mancanze degli organi istituzionali, cittadini e attivisti hanno presentato diversi esposti alla Procura di Caltagirone”. Le illegalità verificatesi nei cantieri del MUOS ad aprile sono state stigmatizzate dall’avvocato catanese Sebastiano Papandrea. “I provvedimenti di revoca, pur essendo soggetti all’ordinario termine di impugnazione di 60 giorni, hanno efficacia immediata sin dalla loro notificazione e pertanto, ove essi siano stati regolarmente notificati, appare illegittima la prosecuzione dei lavori che avrebbero dovuto essere immediatamente arrestati”.

Il Movimento No MUOS s’interroga intanto su come rilanciare la lotta contro l’installazione del nuovo sistema di guerra planetario Usa, consapevole che i giri di valzer e le ipocrisie del governo continuano anche per sfiancare le proteste e rafforzare i dispositivi di repressione. Per superare l’empasse e imporre il cambio di rotta sul MUOS è necessario che il Parlamento, prima possibile, si pronunci apertamente sul sistema satellitare e approvi una mozione che dica chiaramente “No” alla sua installazione nel territorio italiano, vincolando l’esecutivo a revocare tutte le autorizzazioni alle forze armate statunitensi. Un pronunciamento dal rilevante valore storico che consentirebbe di riaprire il dibattito politico generale sulla presenza delle installazioni militari Usa e Nato in Italia e sulla loro chiara incostituzionalità.
Non a caso per lanciare la campagna di primavera No MUOS è stata scelta la data simbolica del 25 aprile, giornata di Liberazione dalle basi di guerra. Il Presidio permanente di contrada Ulmo sarà la sede-laboratorio di dibattiti, iniziative ecologiche, artistiche e culturali per valorizzare la riserva orientata protetta, praticare e socializzare il rispetto di un ambiente unico nel Mediterraneo e rendere permanente la mobilitazione popolare contro la militarizzazione e i conflitti che insanguinano il pianeta. La partita è apertissima a condizione di mantenere la massima unità attorno agli obiettivi strategici comuni.
 
Fonte 

30/03/2013

Muos Niscemi, Crocetta revoca l’autorizzazione alla costruzione dei radar

L'8 febbraio scorso il governatore aveva già bloccato il cantiere. Oggi lo stop definitivo. Prevista per il 30 marzo la manifestazione nazionale dei movimenti No Muos. Allerta tra le forze dell'ordine per la possibile presenza di gruppi di anarco insurrezionalisti pronti a scatenare disordini durante il corteo

L’8 febbraio scorso il governatore della Sicilia, Rosario Crocetta, aveva bloccato i lavori del Muos (Mobile user objective system), il sistema di comunicazione satellitare in costruzione a Niscemi, comune in provincia di Caltanissetta. Oggi lo stop definitivo: “Si è concluso il procedimento e l’assessorato al Territorio e ambiente della Regione Sicilia ha revocato definitivamente l’autorizzazione per la realizzazione del Muos a Niscemi”. Prevista per il 30 marzo alle 14.30 la manifestazione nazionale dei movimenti No Muos.

L’annuncio, nel corso di una conferenza stampa a Palermo, è avvenuto alla presenza del presidente del Senato Pietro Grasso. Si conclude così la vicenda della costruzione del sistema satellitare della Marina militare Usa, la cui costruzione era prevista in contrada Ulmo a Niscemi e che aveva scatenato anche le ire degli ambientalisti. Un progetto da sempre contestato da comitati civici che temono per i rischi alla salute dovuti alle onde elettromagnetiche. Sulla vicenda, nell’ottobre del 2012, era intervenuta anche l’autorità giudiziaria di Caltagirone con la decisione della Procura che aveva ottenuto dal gip il sequestro preventivo dell’area e degli impianti.

Lo stop è stato anche fortemente voluto dal Movimento 5 stelle che aveva addirittura bloccato il Documento di programmazione economico finanziari (Dpef). Nei giorni scorsi i rappresentanti del M5s, accompagnati dal console americano Donald Moore, hanno visitato la base militare di Sigonella per prendere visione proprio di alcuni documenti che riguardano il Muos,

E proprio sulla manifestazione prevista sabato 30 marzo le forze dell’ordine hanno espresso preoccupazione perché gruppi di anarco-insurrezionalisti si starebbero preparando a ostacolare e contrastare la polizia anche con oggetti pericolosi per creare disordini prima e durante l’evento. Già aperto un fascicolo contro ignoti per l’ipotesi di reato di attentato alla sicurezza dei trasporti, porto di oggetti pericolosi atti ad offendere, minacce e oltraggio a pubblico ufficiale. Gli agenti durante ripetute perlustrazioni effettuate in questi giorni lungo il percorso del corteo hanno sequestrato in un terreno incolto alcuni sacchi contenenti una ventina di assi di legno chiodate, preparate artigianalmente, e centinaia di chiodi a tre punte ricavati da pezzi di reti elettrosaldate, con l’evidente intenzione di forare le gomme agli automezzi diretti o provenienti dal presidio militare. I poliziotti hanno rimosso cumuli di pietre ai margini della carreggiata pronti per essere messi di traverso sulla strada al momento opportuno e una barricata fatta di assi di legno.

Fonte

Chissà come mai quando sono calendarizzate certe manifestazioni spunta sempre fuori il pericolo anarco-insurrezionalista.

08/02/2013

Vittoria No Muos, Crocetta revoca autorizzazione ai radar USA

Pressato dai comitati, dagli esperti e dall'ostruzionismo all'Assemblea Regionale, il governatore siciliano Rosario Crocetta ha dovuto ordinare la revoca delle autorizzazioni per la realizzazione a Niscemi dei mega radar statunitensi.


Contro i comitati che si opponevano ai megaradar in costruzione a cinque chilometri dal centro di Niscemi, città di 50 mila abitanti, avevano usato le maniere forti: militarizzazione del territorio, manganellate, minacce e denunce. Riproponendo il modello di governance autoritaria già applicato in Val Susa contro i No Tav e altrove contro i comitati popolari che si oppongono a inceneritori e discariche. Ma alla fine la tenace e determinata protesta dei No Muos e l’arroganza degli Stati Uniti – che avevano continuato i lavori di costruzione dei mega impianti radar nonostante lo stop ordinato dall’amministrazione regionale l'11 gennaio – ha portato l’amministrazione regionale a ordinare la revoca delle autorizzazioni per un'installazione militare contestatissima. Contestatissima dai pacifisti, da chi si oppone allo sperpero di denaro pubblico, e soprattutto dagli abitanti e dai tecnici che hanno più volte lanciato l’allarme: quei giganteschi radar porterebbero ad un aumento esponenziale dei morti e dei malati di tumore in mezza Sicilia. Lo hanno ribadito ancora ieri, nelle commissioni Sanità e Ambiente del Parlamento regionale siciliano, medici, epidemiologi, tecnici vari. Citando documenti, studi, dati incontrovertibili. E, anche grazie all’ostruzionismo dei 15 parlamentari grillini che hanno bloccato l’iter legislativo, alla fine il governatore Rosario Crocetta ha deciso – probabilmente con un passo che si sarebbe volentieri risparmiato – di passare dalla sospensione dei lavori, che non era servita a fermare le ruspe nella riserva di Niscemi, all'avvio delle procedure per la revoca delle autorizzazioni alla realizzazione del sistema radar voluto dalla Marina di Washington. La mossa arriva a conclusione di una giornata convulsa, scandita dalle proteste, davanti all'Assemblea regionale, dei comitati e della ''mamme No Muos'', e dagli scontri verbali, con toni spesso accesi, tra studiosi di diversa estrazione, che hanno risposto alla convocazione delle commissioni parlamentari riunite in seduta congiunta. Grandi assenti sono stati proprio i rappresentanti dell’esercito e del governo degli Stati Uniti, sebbene i commissari avessero contatto venerdì scorso l'ambasciata Usa per avere un loro rappresentante alla riunione.

I professori Massimo Zucchetti e Massimo Coraddu del Politecnico di Torino hanno ribadito che i dati a disposizione delle attuali antenne (sono 46) presenti a Niscemi emettono onde ad alto rischio, mentre il docente dell'Università di Padova Angelo Levis, tra i massimi esperti del settore, ha sostenuto che la pericolosità delle radiazioni è supportata ''ormai da un'ampia letteratura'' e da numerose sentenze giudiziarie, compresa la Cassazione. Rischi e allarmi che i professori Patrizia Livreri e Luigi Zanforlin, due ingegneri dell'Università di Palermo che nel 2011 hanno dato parere positivo al Muos, non sono riusciti a fugare. I due studiosi sono stati anzi fortemente criticati per non aver portato in commissione i dati in base ai quali hanno stilato la relazione fatta propria dalla Regione quando due anni fa firmò il protocollo d'intesa con l'allora ministro della Difesa Ignazio La Russa, dando l'ok al Muos. La Livreri, vicina all'ex governatore Raffaele Lombardo e in passato consulente di Finmeccanica, ha opposto il ''segreto professionale'', polemizzando sul piano politico con i commissari. Poi ha rivelato che ad ingaggiare lei e Zanforlin é stata la società Urs di Milano, controllata dalla Urs corporation, gruppo internazionale che ha il quartier generale a San Francisco, Stati Uniti. Per Livreri, che dice di non sapere chi ha incaricato la Urs di occuparsi della consulenza, il Muos ''è un sistema di telecomunicazioni innovativo e non un sistema d'arma di difesa'', come viene valutato dai comitati ''No Muos''. In base a quali parametri i due ingegneri palermitani, che in passato hanno avuto rapporti con gli Usa, hanno dato parere positivo rimane, però, top secret.
Ora bisognerà vedere fino a dove arriverà il governatore nello scontro con il governo italiano, l’amministrazione statunitense e gli interessi economici locali e internazionali dietro al sistema radaristica. Fatto sta che lo stop annunciato ieri sta creando non poche polemiche e tensioni. Pippo Digiacomo (Pd), presidente della commissione Sanità dell'Ars, parla di "interessi di miliardi e miliardi di dollari, di ostilità da parte del governo nazionale e degli Usa, che hanno tutto l'interesse a nascondere il grave rischio per la salute dei siciliani''. E invita ''l'alta burocrazia della Regione a giocare a carte scoperte: non intralci la politica come spesso ha fatto e si schieri al fianco del governo''. Ma non tutti nel PD siciliano fanno salti di gioia per la revoca dell’autorizzazione chiesta da Crocetta ai suoi assessori, che dovrebbe essere operativa da oggi.
Nelle scorse settimane l'Assemblea aveva giù approvato all'unanimità una mozione che impegnava la giunta a sospendere i lavori in attesa di acquisire i pareri dell'Istituto superiore di sanità e dell'Enav, dato che il Muos potrebbe interferire con i voli per l'aeroporto di Comiso (Ragusa), che intanto è stato declassato dal governo Monti, scelta che qualcuno coglie come una ritorsione proprio per la battaglia in corso contro il radar a stelle e strisce. Ma a mettere legna sul fuoco ci ha pensato il professore Levis, che collegato in video conferenza con la commissione parlamentare, ha messo in guardia chi confidava nell'Istituto superiore di sanità: ''I nemici più agguerriti che abbiamo avuto, anche se li abbiamo sconfitti, sono stati proprio gli esperti dell'Istituto superiore della sanità''.

Al comitato No Muos si tira un sospiro di sollievo e si festeggia la buona notizia. E ci si prepara a riprendere la battaglia contro i tentativi di riprendere i lavori che sicuramente non mancheranno già nei prossimi giorni. La lobby pro Muos tornerà sicuramente all’attacco, con la scusa che ‘i trattati internazionali’ non possono essere certo messi in discussione da una istituzione regionale.

Fonte