La rete di ecologisti per la difesa climatica Ultima Generazione, per protestare contro il via libera al decreto Sicurezza varato dal Consiglio dei Ministri la scorsa settimana, ha messo in campo una serie di iniziative.
Un attivista di Ultima Generazione, Michele Giuli, insegnante al liceo Cavour di Roma, ha iniziato uno sciopero della fame per chiedere un incontro con il Presidente Mattarella e consegnare le quasi 100mila firme raccolte su una petizione lanciata da Ultima Generazione che chiedeva al presidente di non firmare l’approvazione del decreto.
Ma presidente della Repubblica, nonostante le richieste giunte da molte parti, ha firmato lo stesso il decreto sicurezza. Il testo era stato approvato nel Consiglio dei ministri di venerdì 4 aprile con un blitz che aveva bypassato il dibattito al Senato. Il decreto è stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale il 4 aprile 2025.
Come noto gli attivisti di Ultima Generazione agiscono con iniziative non-violente per sensibilizzare l’opinione pubblica su temi che riguardano il cambiamento climatico e la messa in sicurezza dei territori da eventi atmosferici sempre più estremi, Ultima Generazione ha deciso di portare avanti una battaglia contro il dl Sicurezza alla luce del fatto che gli stessi attivisti e attiviste per l’ambiente sono un preciso target della criminalizzazione sancita del decreto.
Si prevede infatti che l’ammenda nei confronti di chi “distrugge, disperde, deteriora o rende in tutto o in parte inservibili o, ove previsto, non fruibili beni culturali o paesaggistici propri o altrui” sia tra i 20.000 e i 60.000 euro. Per chi “deturpa o imbratta beni culturali o paesaggistici propri o altrui, ovvero destina i beni culturali a un uso pregiudizievole per la loro conservazione o integrità ovvero a un uso incompatibile con il loro carattere storico o artistico” l’ammenda potrà raggiungere i 40.000 euro.
Ancora più gravemente, viene reintrodotto il reato di blocco stradale, punito con la reclusione fino a 2 anni, o 4 anni se commesso da cinque o più persone. Viene introdotto anche il reato di resistenza passiva durante le manifestazioni, con pene fino a 5 anni di carcere e 15.000 euro di multa.
In molti hanno definito il decreto sicurezza “il più grande e pericoloso attacco alla libertà di protesta nella storia repubblicana”.
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Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.
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24/05/2024
L’ambientalismo diventa “reato”, e anche informare
Ricordate i tempi in cui gli ambientalisti venivano lodati e incensati da parte del potere? Beh, acqua passata… Due notizie in poche ore spazzano via qualsiasi dubbio, anche perché riguardano due paesi decisamente rilevanti all’interno dell’Unione Europea.
Quella italiana, oltre che l’ambientalismo, riguarda anche la “libera informazione”, sventolata come massimo vanto della “liberalità” del sistema capitalistico occidentale. Un gruppetto di giornalisti che stavano seguendo una protesta di ‘Ultima generazione’ è stato fermato e portato in questura, trattenuto per ore, senza alcuna spiegazione accettabile.
In Germania, invece, si comincia a far ricorso alla legislazione “antimafia” per perseguire quanti si rendono conto che questo sistema economico, oltre ad essere profondamente ingiusto per gli esseri umani, sta anche portando il Pianeta al disastro totale. E dire che a Berlino c’è un governo in cui siedono addirittura i “Verdi”, ma quelli convertiti alla Nato...
Ma noi viviamo nel “giardino”, no? E quindi zitti...
Quella italiana, oltre che l’ambientalismo, riguarda anche la “libera informazione”, sventolata come massimo vanto della “liberalità” del sistema capitalistico occidentale. Un gruppetto di giornalisti che stavano seguendo una protesta di ‘Ultima generazione’ è stato fermato e portato in questura, trattenuto per ore, senza alcuna spiegazione accettabile.
In Germania, invece, si comincia a far ricorso alla legislazione “antimafia” per perseguire quanti si rendono conto che questo sistema economico, oltre ad essere profondamente ingiusto per gli esseri umani, sta anche portando il Pianeta al disastro totale. E dire che a Berlino c’è un governo in cui siedono addirittura i “Verdi”, ma quelli convertiti alla Nato...
Ma noi viviamo nel “giardino”, no? E quindi zitti...
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da Il Fatto Quotidiano
I giornalisti, come sempre accade quando ci sono azioni del gruppo, erano stati invitati ad incontrarsi davanti a un luogo prestabilito – in questo caso un bar della zona – senza sapere quale sarebbe stata la destinazione. Poi da lì si sono mossi alla spicciolata. Chi a piedi, chi con lo scooter.
I tre cronisti hanno scelto di seguire a piedi i giovani attivisti e camminavano una ventina di metri dietro a loro quando i poliziotti li hanno fermati e chiesto di mostrare i documenti: “Cosa che abbiamo fatto – continua il racconto della collaboratrice de ilfatto.it – identificandoci subito come stampa e mostrando, oltre alle carte d’identità, anche i tesserini dell’Ordine dei giornalisti“.
Una versione che la Questura contesta, in serata, con un comunicato stampa. “All’esito di una verifica sulle identificazioni effettuate nel pomeriggio nei pressi di via Flavia, il personale intervenuto ha relazionato che i soggetti sul posto non hanno dichiarato o dimostrato di essere giornalisti“, si legge nella nota in cui viene aggiunto che i giornalisti hanno esibito delle carte di identità che sono state registrate nella relazione di servizio.
Tanto che, prosegue la nota, “nello stesso momento nella zona di via Veneto dove era in corso un imbrattamento, altri appartenenti all’ordine dei giornalisti, dopo aver esibito il tesserino professionale, hanno continuato a fare regolarmente il proprio lavoro senza esser sottoposti ad alcun ulteriore controllo”.
E tuttavia, secondo il racconto della nostra collaboratrice, il contenuto della nota non corrisponde al vero: “Abbiamo dato i documenti qualificandoci come giornalisti e mostrando il tesserino dell’Ordine. Ci è stato risposta che non era necessario”, continua il racconto di Angela Nittoli.
Anche il dipartimento di pubblica sicurezza del Viminale, in serata, ha emesso un comunicato sulla stessa linea: “A Roma e nel resto del territorio nazionale non è mai stata data una direttiva operativa che preveda l’identificazione di giornalisti e operatori dell’informazione in occasione di manifestazioni pubbliche. Singoli episodi che hanno portato all’identificazione sono avvenuti in contesti dove la qualifica di giornalista non era stata dichiarata o dimostrata. Trattasi in ogni caso di circostanze che non sono riconducibili a nuove modalità operative”.
Fatto è che per circa mezz’ora i cronisti vengono trattenuti sul ciglio della strada, a poca distanza da dov’erano stati fermati, senza che – volendo seguire la linea di Questura e Viminale – la loro qualifica venga chiarita. Ai giornalisti viene detto che non possono usare i cellulari.
Ma non finisce qui. “Con la motivazione di dover fare ulteriori controlli – aggiunge Nittoli – gli agenti hanno chiamato una volante della Polizia per farci portare in commissariato“. Anche in questo caso – a bordo dell’auto di servizio delle forze dell’ordine – niente cellulari, hanno ordinato gli agenti. E per questo “ci hanno fatto riporre gli zaini e le borse nel bagagliaio” sottolinea ancora Nittoli.
Una volta al commissariato di Castro Pretorio, sono partite le perquisizioni, non è noto alla ricerca di cosa. Dopo questa operazione i tre cronisti sono stati portati in quella che i poliziotti hanno definito “celletta“, una stanza di massimo 2 metri per 3 con la porta blindata tenuta aperta, ma sorvegliata: “Un po’ ovunque – racconta la giornalista del Fatto – sembravano esserci macchie di sangue”.
“Ho chiesto di andare in bagno – continua – e sono stata accompagnata da una poliziotta e mi è stato detto di non chiudere la porta, ma di lasciarla socchiusa. Alle nostre richieste di essere spostati in sala d’attesa, ci è stato risposto che non ci trovavamo lì per sporgere una denuncia e che quindi saremmo dovuti rimanere in quel posto“.
Tutto si è concluso dopo circa due ore: ai giornalisti sono stati restituiti i loro documenti ed è stato permesso loro di uscire. Ma passato quel tempo, dice Nittoli, non è stato più possibile “fare il nostro lavoro giornalistico di documentazione e ripresa”. L’azione degli attivisti di Ultima Generazione si era infatti già conclusa.
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Germania, ambientalisti indagati come mafiosi
Germania, ambientalisti indagati come mafiosi
il manifesto – Sebastiano Canetta, BERLINO
Ultima Generazione come la mafia. È la stupefacente, pericolosissima, equivalenza giudiziaria della Procura di Neuruppin (Brandeburgo) formulata ieri nell’atto di accusa contro cinque attivisti del movimento ambientalista.
Per la prima volta in Germania viene utilizzato il paragrafo 129 del codice penale (concepito per contrastare la criminalità organizzata) per reprimere un gruppo di protesta non-violento.
«Gli imputati hanno costituito un’organizzazione criminale», insistono i pm dettagliando le responsabilità penali di Henning Jeschke, 22 anni, Mirjam Herrmann, 27, Lukas Popp, 25, Jakob Beyer, 30, ed Edmund Schulz, 60: «Una dozzina di sabotaggi alle stazioni di pompaggio delle raffinerie di petrolio nel Brandeburgo, l’occupazione della pista dell’aeroporto internazionale Willy Brandt di Berlino oltre ad aver imbrattato un quadro al Museo Barberini di Potsdam».
Per la cronaca, non giudiziaria, la tela era un olio di Monet e lo sfregio di natura criminale sono state un paio di macchie di purè di patate.
«Qualunque protesta di Ultima Generazione si è svolta alla luce del sole. Non era mai successo prima nella Repubblica federale che un movimento per la difesa dell’ambiente, votato unicamente alla disobbedienza civile, fosse accusato di essere un’organizzazione criminale. La Procura di Neuruppin ha incredibilmente fatto leva sul paragrafo 129, ideato per combattere le mafie, trasformando così il nostro diritto costituzionale di protesta e riunione politica in un reato. In realtà si tratta di un mero pretesto. Vogliono impedire tutte le nostre future proteste», è la controaccusa di Ultima Generazione.
E movimento uguale mafia vuol dire anche e soprattutto che di conseguenza i sospetti vengono trattati come pericolosi criminali. Nei confronti dei cinque attivisti prima sono state attivate le intercettazioni telefoniche, poi il sequestro del sito web e infine le perquisizioni all’alba nelle abitazioni alla ricerca di materiale compromettente.
«Basterà la sentenza di colpevolezza anche solo di uno fra gli accusati e l’intero movimento finirà in blocco nella lista delle organizzazioni proibite», prevede la portavoce di Amnesty International Deutschland, Paula Zimmermann, secondo cui «in Germania siamo di fronte a una escalation nella criminalizzazione della protesta ambientalista».
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08/12/2023
12 attiviste in carcere per un blocco stradale
Lunedì 4 dicembre dodici cittadine entrate in resistenza civile con Ultima Generazione sono state arrestate e trattenute in carcere per tre notti. Tutto questo per aver protestato bloccando una strada per 30 minuti.
È una reazione gravissima e totalmente sproporzionata visto che il blocco stradale è normalmente punibile solo con una multa. E mentre loro sono state arrestate un automobilista che le ha investite è a piede libero.
Nonostante siano ora state rilasciate, è chiaro che questo è il modo con cui il governo ha deciso di reprimere i cittadini che protestano pacificamente.
La istituzioni recepiscono quella che è ancora solo una proposta di legge della Lega, arrestando in flagranza e processando per direttissima chiunque effettui un blocco stradale. Il parlamento è bypassato e ridotto a ruolo di ratificatore, la repressione del dissenso fa un altro salto. Siamo sotto attacco e con noi il diritto a protestare in maniera pacifica.
La situazione è assurda: mentre il nostro paese è sempre più vittima di alluvioni, frane e incendi un governo criminale è colluso con i responsabili di queste calamità. E mentre sono impegnati a difendere i loro privilegi, sono anche indagati per fatti ben più gravi di un blocco stradale.
Delmastro, Sgarbi e Santanchè sono solo i più famosi membri della maggioranza che sono indagati. Nessuno di loro è ovviamente sotto arresto; sono chiare le priorità delle istituzioni: libertà per chi è responsabile della devastazione dei nostri territori, gli arresti per chi pacificamente pretende giustizia.
Chiediamo che si smetta di ordinare l’arresto in flagranza per azioni di disobbedienza civile nonviolente.
Fonte
È una reazione gravissima e totalmente sproporzionata visto che il blocco stradale è normalmente punibile solo con una multa. E mentre loro sono state arrestate un automobilista che le ha investite è a piede libero.
Nonostante siano ora state rilasciate, è chiaro che questo è il modo con cui il governo ha deciso di reprimere i cittadini che protestano pacificamente.
La istituzioni recepiscono quella che è ancora solo una proposta di legge della Lega, arrestando in flagranza e processando per direttissima chiunque effettui un blocco stradale. Il parlamento è bypassato e ridotto a ruolo di ratificatore, la repressione del dissenso fa un altro salto. Siamo sotto attacco e con noi il diritto a protestare in maniera pacifica.
La situazione è assurda: mentre il nostro paese è sempre più vittima di alluvioni, frane e incendi un governo criminale è colluso con i responsabili di queste calamità. E mentre sono impegnati a difendere i loro privilegi, sono anche indagati per fatti ben più gravi di un blocco stradale.
Delmastro, Sgarbi e Santanchè sono solo i più famosi membri della maggioranza che sono indagati. Nessuno di loro è ovviamente sotto arresto; sono chiare le priorità delle istituzioni: libertà per chi è responsabile della devastazione dei nostri territori, gli arresti per chi pacificamente pretende giustizia.
Chiediamo che si smetta di ordinare l’arresto in flagranza per azioni di disobbedienza civile nonviolente.
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05/11/2023
Il blocco del traffico è violenza privata: tre ecoattivisti a processo
Due capi scout e una ricercatrice universitaria. Trattati come pericolosi criminali, arrestati, convalidati e, tra meno di un mese, sotto processo.
Questo è accaduto a Bologna, dove giovedì mattina tre giovani attivisti di Ultima Generazione sono stati portati via dalla polizia dopo aver fatto un blocco stradale in tangenziale: Ettore, Midia e Silvia sono i loro nomi.
Hanno trascorso la notte ai domiciliari e ieri mattina, accompagnati dai loro avvoacati Elia De Caro e Mimma Barbarello, si sono presentati davanti alla giudice Francesca Zavaglia, che ne ha convalidato gli arresti per i reati di violenza privata aggravata e danneggiamento (ma non interruzione di pubblico servizio, come pure richiesto dalla procura).
E così è finita con un obbligo di firma e due divieti di dimora a Bologna. Questo nonostante nessuno dei tre sia stato riconosciuto come promotore del blocco stradale, parte della campagna «Fondo riparazione» di Ultima Generazione. Gli avvocati hanno infine chiesto i termini a difesa e il processo è stato fissato per il prossimo 30 novembre.
Fuori dal palazzo di giustizia bolognese, intanto, una cinquantina di attivisti ha atteso il termine dell’udienza dando vita a un presidio di solidarietà per gli arrestati. Poi la partenza alla volta della Toscana, a spalare il fango causato dall’ennesima manifestazione del cambiamento climatico in Italia.
«Ettore, Silvia e Mida potrebbero essere familiari o amici di chiunque – si legge in una nota di Ultima Generazione – sono persone comuni che si sono trovate senza alternative di fronte alla propria società in pericolo e un governo sordo ai bisogni dei propri cittadini».
Ettore, che a Bologna frequenta l’Accademia di belle arti e adesso non potrà più recarsi a sentire le lezioni e a sostenere gli esami, si definisce «frastornato», «confuso» e «arrabbiato».
Spiega: «Non è denunciando noi che fermeranno il cambiamento climatico, non daranno un obbligo di firma al fiume che deve stare nei suoi argini se esonda, non riusciranno a permettere alla pioggia di non cadere e non riusciranno a fermare le alluvioni. Ogni anno aumentano i danni, i dispersi, i morti e non è denunciando noi che questa cosa verrà fermata».
Solidarietà da parte della Cgil di Bologna, con il segretario Michele Bulgarelli e la delegata al clima Susanna Sandri che parlano di «preoccupante tentativo di criminalizzazione di una protesta nonviolenta: il diritto al dissenso democratico è il sale della nostra Costituzione».
Esultanze di vario genere e gusto da destra. Spicca l’intervento del ministro degli Interni Matteo Piantedosi, che parla di «azione illegale sanzionata dalle autorità» e aggiunge che «in questo evento c’è la qualificazione intera di questo tipo di manifestazioni».
L’ostilità del governo nei confronti degli ecoattivisti non è certo una novità. E già si parla di nuovi reati ad hoc per fermare i nuovi nemici.
Fonte
Questo è accaduto a Bologna, dove giovedì mattina tre giovani attivisti di Ultima Generazione sono stati portati via dalla polizia dopo aver fatto un blocco stradale in tangenziale: Ettore, Midia e Silvia sono i loro nomi.
Hanno trascorso la notte ai domiciliari e ieri mattina, accompagnati dai loro avvoacati Elia De Caro e Mimma Barbarello, si sono presentati davanti alla giudice Francesca Zavaglia, che ne ha convalidato gli arresti per i reati di violenza privata aggravata e danneggiamento (ma non interruzione di pubblico servizio, come pure richiesto dalla procura).
E così è finita con un obbligo di firma e due divieti di dimora a Bologna. Questo nonostante nessuno dei tre sia stato riconosciuto come promotore del blocco stradale, parte della campagna «Fondo riparazione» di Ultima Generazione. Gli avvocati hanno infine chiesto i termini a difesa e il processo è stato fissato per il prossimo 30 novembre.
Fuori dal palazzo di giustizia bolognese, intanto, una cinquantina di attivisti ha atteso il termine dell’udienza dando vita a un presidio di solidarietà per gli arrestati. Poi la partenza alla volta della Toscana, a spalare il fango causato dall’ennesima manifestazione del cambiamento climatico in Italia.
«Ettore, Silvia e Mida potrebbero essere familiari o amici di chiunque – si legge in una nota di Ultima Generazione – sono persone comuni che si sono trovate senza alternative di fronte alla propria società in pericolo e un governo sordo ai bisogni dei propri cittadini».
Ettore, che a Bologna frequenta l’Accademia di belle arti e adesso non potrà più recarsi a sentire le lezioni e a sostenere gli esami, si definisce «frastornato», «confuso» e «arrabbiato».
Spiega: «Non è denunciando noi che fermeranno il cambiamento climatico, non daranno un obbligo di firma al fiume che deve stare nei suoi argini se esonda, non riusciranno a permettere alla pioggia di non cadere e non riusciranno a fermare le alluvioni. Ogni anno aumentano i danni, i dispersi, i morti e non è denunciando noi che questa cosa verrà fermata».
Solidarietà da parte della Cgil di Bologna, con il segretario Michele Bulgarelli e la delegata al clima Susanna Sandri che parlano di «preoccupante tentativo di criminalizzazione di una protesta nonviolenta: il diritto al dissenso democratico è il sale della nostra Costituzione».
Esultanze di vario genere e gusto da destra. Spicca l’intervento del ministro degli Interni Matteo Piantedosi, che parla di «azione illegale sanzionata dalle autorità» e aggiunge che «in questo evento c’è la qualificazione intera di questo tipo di manifestazioni».
L’ostilità del governo nei confronti degli ecoattivisti non è certo una novità. E già si parla di nuovi reati ad hoc per fermare i nuovi nemici.
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26/05/2023
Attivisti ecologisti sotto tiro in Italia e in Germania
Il 23 maggio undici attiviste/i di Ultima Generazione, hanno dato vita a Roma ad un’altra delle loro iniziative clamorose bagnando con dell’acqua la facciata di palazzo Madama; mentre un altro gruppo ha sversato del fango vicino al portone e due attiviste si sono versate il fango addosso; fango come quello che ha travolto l’Emilia Romagna a seguito della devastante alluvione che dimostra come i cambiamenti climatici siano ormai questione urgente.
L’azione è durata pochissimi minuti perché la polizia è intervenuta immediatamente, e in poco tempo hanno portato via gli attivisti. Le testimonianze video dimostrano modalità piuttosto “brusche” a danno degli attivisti. Sul posto è intervenuta anche un’ambulanza.
Secondo Ultima Generazione l’azione al Senato (la seconda in pochi mesi) “vuole essere una risposta all’invito/ricatto del presidente del Senato Ignazio La Russa di andare a spalare il fango in Emilia Romagna come condizione affinché Palazzo Madama ritiri la costituzione di parte civile nei confronti di Ultima Generazione, “avendo dato prova di volere concretamente fare qualcosa per l’ambiente”.
Due giorni prima avevano tinto di nero (con carbone vegetale diluibile, ovviamente) le acque della Fontana di Trevi e della Fontana dei Fiumi in Piazza Navona.
Proprio pochi giorni fa è iniziato al tribunale di Roma il processo contro gli attivisti e le attiviste di Ultima Generazione che a gennaio 2023 avevano lanciato vernice lavabile contro la sede del Senato, palazzo Madama.
I due ragazzi e la ragazza coinvolti, poco più che ventenni, rischiano fino a 5 anni di carcere. L’accusa mossa contro di loro è di “danneggiamento aggravato”, ma per i legali si tratta di un “accanimento penale” che va contro il principio di proporzionalità della pena previsto dalla Costituzione. Le loro azioni, infatti, non hanno causato alcun danno permanente a palazzo Madama.
È doveroso ricordare che l’aggravante per il reato di “deturpamento e imbrattamento di cose altrui” è stata introdotta da uno dei cosiddetti decreti sicurezza approvati nel 2019 dall’allora ministro dell’Interno, Matteo Salvini, e si applica quando il reato viene commesso durante una manifestazione pubblica. Così mentre per l’imbrattamento la pena massima prevista è di un anno, per il danneggiamento aggravato si arriva fino a 5 anni.
Infine va ricordato che l’11 aprile la Procura di Padova ha notificato a 12 attivisti di Ultima Generazione un avviso di conclusione delle indagini preliminari, accusandone cinque per associazione per delinquere.
“Compiamo azioni di disobbedienza civile nonviolenta per ottenere misure di contrasto al collasso ecoclimatico a cui stiamo andando incontro a causa delle troppe emissioni” – scrivono sul loro sito gli attivisti di Ultima Generazione – “Stiamo andando verso l'inferno climatico con acceleratore premuto. Leader e uomini d’affari non stanno solo mentendo, stanno soffocando il nostro pianeta con i loro interessi e investendo sui combustibili fossili. Abbiamo il dovere morale di ribellarci a questo genocidio programmato”.
A difesa degli ambientalisti c’è stata la presa di posizione pubblica di un centinaio di avvocati e giuristi, secondo i quali “Non possiamo non notare come le legittime ragioni di queste proteste, tutte condotte con metodo non violento, non abbiano evidentemente avuto alcuno spazio come se si trattasse di una banda di rapinatori seriali”, spiegano nell’appello.
I legali si riferiscono alla ragione che spinge gli attivisti a infrangere la legge, ovvero la volontà di portare sotto i riflettori un disastro ambientale ormai in corso e rispetto al quale non rimane molto tempo per agire.
Ma se in Italia governo, procure e “manettari” in servizio permanente effettivo usano la mano pesante contro gli attivisti/e di Ultima Generazione.
Anche in Germania le autorità hanno deciso di usare la “mano pesante”. Sette sospettati, perquisizioni in altrettanti Laender, accuse dall’associazione a delinquere al sabotaggio.
Una operazione di polizia effettuata ieri in Germania contro membri di Ultima Generazione, ha portato a perquisizioni e denunce in vari Laender con la pesante accusa di “associazione a delinquere”, una logica accusatoria quindi simile a quella della Procura di Padova.
Su mandato della procura di Monaco di Baviera, la polizia tedesca ha dato via ad una operazione in Baviera, a Berlino, Amburgo, nonché in Assia, Sassonia, Sassonia-Anhalt e Schleswig-Holstein.
Sono state effettuate perquisizioni in 15 locali, due conti bancari sono stati sequestrati e beni sono stato confiscati. Sette attiviste/i di Ultima Generazione, di età compresa tra i 22 e i 38 anni, sono sospettati di aver organizzato una raccolta di fondi per finanziare reati a favore del gruppo. Finora, le donazioni raccolte attraverso sottoscrizioni e crowfounding ammontano ad almeno 1,4 milioni di euro. La procura generale di Monaco accusa sette attivisti di associazione a delinquere o sostegno a gruppo criminale.
Le clamorose azioni di disobbedienza civile di Ultima Generazione possono indubbiamente provocare uno shock nell’opinione pubblica (e starnazzamenti legalitari in ambiti trasversalmente “manettari”) ma forse è proprio questo shock che intendono suscitare gli attivisti ambientalisti di fronte all’incedere dell’infarto ecologico del pianeta.
Fonte
L’azione è durata pochissimi minuti perché la polizia è intervenuta immediatamente, e in poco tempo hanno portato via gli attivisti. Le testimonianze video dimostrano modalità piuttosto “brusche” a danno degli attivisti. Sul posto è intervenuta anche un’ambulanza.
Secondo Ultima Generazione l’azione al Senato (la seconda in pochi mesi) “vuole essere una risposta all’invito/ricatto del presidente del Senato Ignazio La Russa di andare a spalare il fango in Emilia Romagna come condizione affinché Palazzo Madama ritiri la costituzione di parte civile nei confronti di Ultima Generazione, “avendo dato prova di volere concretamente fare qualcosa per l’ambiente”.
Due giorni prima avevano tinto di nero (con carbone vegetale diluibile, ovviamente) le acque della Fontana di Trevi e della Fontana dei Fiumi in Piazza Navona.
Proprio pochi giorni fa è iniziato al tribunale di Roma il processo contro gli attivisti e le attiviste di Ultima Generazione che a gennaio 2023 avevano lanciato vernice lavabile contro la sede del Senato, palazzo Madama.
I due ragazzi e la ragazza coinvolti, poco più che ventenni, rischiano fino a 5 anni di carcere. L’accusa mossa contro di loro è di “danneggiamento aggravato”, ma per i legali si tratta di un “accanimento penale” che va contro il principio di proporzionalità della pena previsto dalla Costituzione. Le loro azioni, infatti, non hanno causato alcun danno permanente a palazzo Madama.
È doveroso ricordare che l’aggravante per il reato di “deturpamento e imbrattamento di cose altrui” è stata introdotta da uno dei cosiddetti decreti sicurezza approvati nel 2019 dall’allora ministro dell’Interno, Matteo Salvini, e si applica quando il reato viene commesso durante una manifestazione pubblica. Così mentre per l’imbrattamento la pena massima prevista è di un anno, per il danneggiamento aggravato si arriva fino a 5 anni.
Infine va ricordato che l’11 aprile la Procura di Padova ha notificato a 12 attivisti di Ultima Generazione un avviso di conclusione delle indagini preliminari, accusandone cinque per associazione per delinquere.
“Compiamo azioni di disobbedienza civile nonviolenta per ottenere misure di contrasto al collasso ecoclimatico a cui stiamo andando incontro a causa delle troppe emissioni” – scrivono sul loro sito gli attivisti di Ultima Generazione – “Stiamo andando verso l'inferno climatico con acceleratore premuto. Leader e uomini d’affari non stanno solo mentendo, stanno soffocando il nostro pianeta con i loro interessi e investendo sui combustibili fossili. Abbiamo il dovere morale di ribellarci a questo genocidio programmato”.
A difesa degli ambientalisti c’è stata la presa di posizione pubblica di un centinaio di avvocati e giuristi, secondo i quali “Non possiamo non notare come le legittime ragioni di queste proteste, tutte condotte con metodo non violento, non abbiano evidentemente avuto alcuno spazio come se si trattasse di una banda di rapinatori seriali”, spiegano nell’appello.
I legali si riferiscono alla ragione che spinge gli attivisti a infrangere la legge, ovvero la volontà di portare sotto i riflettori un disastro ambientale ormai in corso e rispetto al quale non rimane molto tempo per agire.
Ma se in Italia governo, procure e “manettari” in servizio permanente effettivo usano la mano pesante contro gli attivisti/e di Ultima Generazione.
Anche in Germania le autorità hanno deciso di usare la “mano pesante”. Sette sospettati, perquisizioni in altrettanti Laender, accuse dall’associazione a delinquere al sabotaggio.
Una operazione di polizia effettuata ieri in Germania contro membri di Ultima Generazione, ha portato a perquisizioni e denunce in vari Laender con la pesante accusa di “associazione a delinquere”, una logica accusatoria quindi simile a quella della Procura di Padova.
Su mandato della procura di Monaco di Baviera, la polizia tedesca ha dato via ad una operazione in Baviera, a Berlino, Amburgo, nonché in Assia, Sassonia, Sassonia-Anhalt e Schleswig-Holstein.
Sono state effettuate perquisizioni in 15 locali, due conti bancari sono stati sequestrati e beni sono stato confiscati. Sette attiviste/i di Ultima Generazione, di età compresa tra i 22 e i 38 anni, sono sospettati di aver organizzato una raccolta di fondi per finanziare reati a favore del gruppo. Finora, le donazioni raccolte attraverso sottoscrizioni e crowfounding ammontano ad almeno 1,4 milioni di euro. La procura generale di Monaco accusa sette attivisti di associazione a delinquere o sostegno a gruppo criminale.
Le clamorose azioni di disobbedienza civile di Ultima Generazione possono indubbiamente provocare uno shock nell’opinione pubblica (e starnazzamenti legalitari in ambiti trasversalmente “manettari”) ma forse è proprio questo shock che intendono suscitare gli attivisti ambientalisti di fronte all’incedere dell’infarto ecologico del pianeta.
Fonte
20/04/2023
Gli attivisti di Ultima Generazione nel mirino di magistratura e governo
La Procura di Padova ha indagato per associazione per delinquere i membri locali di Ultima Generazione, il movimento ecologista radicale responsabile di azioni clamorose, volantinaggi e blitz ambientalisti sui monumenti della città.
Ad agosto dello scorso anno c’era stato il blitz più eclatante, con l’incatenamento di quattro attivisti all’interno della Cappella degli Scrovegni dove si custodisce il ciclo degli affreschi di Giotto.
A Padova gli attivisti di UG sono nel mirino della Digos già dal 2020, quando contro di loro è stato aperto un fascicolo a seguito della prima perquisizione a casa di uno dei leader locali del gruppo.
Un’indagine, secondo l’Ansa, che lo scorso settembre – in piena campagna elettorale per le elezioni politiche – avrebbe permesso di impedire l’imbrattamento con vernice spray della sede regionale della Lega (non certo un’opera d’arte, ndr) attraverso il pedinamento e poi il fermo di alcuni attivisti prima di poter passare all’azione.
La Digos avrebbe individuato gli attivisti monitorando riunioni periodiche tenute in un parco pubblico di Padova. Non c’è chi non veda quanto “lavoro” sia stato messo in piedi per impedire un gesto dimostrativo che di sicuro non avrebbe rappresentato alcun “pericolo pubblico”...
La rete di attivisti ecologisti da diverso tempo ha intrapreso azioni di disobbedienza civile non violenta per attirare l’attenzione mediatica, politica e pubblica sulle gravi conseguenze del riscaldamento globale.
Le azioni più clamorose sono state l’imbrattamento al Senato, i vari blocchi stradale sul GRA (il Grande Raccordo Anulare di Roma), l’incollamento all’Acquario di Genova, una zuppa lanciata su un quadro di Van Gogh, l’incollamento alla “Primavera” di Botticelli a Firenze e l’imbrattamento del Palazzo della Signoria a Firenze.
Ma fino a quando non hanno preso di mira “il Palazzo” – quello del Senato, in specifico – le loro iniziative sono state tollerate e confinate tra le tante proteste che non preoccupano affatto i governi.
Il Consiglio dei ministri ha così solo ora discusso un disegno di legge per punire quelli che definisce “eco-vandali”. La bozza del documento prevede l’introduzione di una maxi sanzione che va da 20mila a 60mila euro, ma soprattutto una condanna al carcere fino a 7 anni. L'”imbrattamento” viene insomma equiparato ad una rapina, in pratica...
“Che vi piacciano o no le nostre azioni, c’è da indignarsi. Sono provvedimenti fuori da ogni schema, non hanno alcun senso se non quello di intimidire. Ma noi timidi non possiamo più esserlo” scrivono gli attivisti di Ultima Generazione.
Del resto se la partita riguarda l’estinzione della specie umana, le altre considerazioni passano necessariamente in seconda fila...
Fonte
Ad agosto dello scorso anno c’era stato il blitz più eclatante, con l’incatenamento di quattro attivisti all’interno della Cappella degli Scrovegni dove si custodisce il ciclo degli affreschi di Giotto.
A Padova gli attivisti di UG sono nel mirino della Digos già dal 2020, quando contro di loro è stato aperto un fascicolo a seguito della prima perquisizione a casa di uno dei leader locali del gruppo.
Un’indagine, secondo l’Ansa, che lo scorso settembre – in piena campagna elettorale per le elezioni politiche – avrebbe permesso di impedire l’imbrattamento con vernice spray della sede regionale della Lega (non certo un’opera d’arte, ndr) attraverso il pedinamento e poi il fermo di alcuni attivisti prima di poter passare all’azione.
La Digos avrebbe individuato gli attivisti monitorando riunioni periodiche tenute in un parco pubblico di Padova. Non c’è chi non veda quanto “lavoro” sia stato messo in piedi per impedire un gesto dimostrativo che di sicuro non avrebbe rappresentato alcun “pericolo pubblico”...
La rete di attivisti ecologisti da diverso tempo ha intrapreso azioni di disobbedienza civile non violenta per attirare l’attenzione mediatica, politica e pubblica sulle gravi conseguenze del riscaldamento globale.
Le azioni più clamorose sono state l’imbrattamento al Senato, i vari blocchi stradale sul GRA (il Grande Raccordo Anulare di Roma), l’incollamento all’Acquario di Genova, una zuppa lanciata su un quadro di Van Gogh, l’incollamento alla “Primavera” di Botticelli a Firenze e l’imbrattamento del Palazzo della Signoria a Firenze.
Ma fino a quando non hanno preso di mira “il Palazzo” – quello del Senato, in specifico – le loro iniziative sono state tollerate e confinate tra le tante proteste che non preoccupano affatto i governi.
Il Consiglio dei ministri ha così solo ora discusso un disegno di legge per punire quelli che definisce “eco-vandali”. La bozza del documento prevede l’introduzione di una maxi sanzione che va da 20mila a 60mila euro, ma soprattutto una condanna al carcere fino a 7 anni. L'”imbrattamento” viene insomma equiparato ad una rapina, in pratica...
“Che vi piacciano o no le nostre azioni, c’è da indignarsi. Sono provvedimenti fuori da ogni schema, non hanno alcun senso se non quello di intimidire. Ma noi timidi non possiamo più esserlo” scrivono gli attivisti di Ultima Generazione.
Del resto se la partita riguarda l’estinzione della specie umana, le altre considerazioni passano necessariamente in seconda fila...
Fonte
04/01/2023
Processo questa mattina agli attivisti di Ultima Generazione per l’imbrattamento del Senato
Oggi ci sarà il processo per direttissima – previsto in caso di flagranza di reato – per i giovani ambientalisti di Ultima Generazione, autori del raid con vernice lavabile sui muri del Senato. Lunedì avevano spiegato la loro azione con una nota che affermava: “Stamattina alle 7:50 il Palazzo del Senato della Repubblica è stato imbrattato di vernice arancione lavabile da alcuni cittadini che aderiscono alle richieste di Ultima Generazione per l’abbandono dei combustibili fossili, che il Governo e la classe politica che lo sostiene continuano a finanziare e incentivare, accelerando il collasso eco-climatico e condannando i loro stessi concittadini a sofferenze e morte”.
Lunedi, dopo aver spruzzato vernice sui muri di Palazzo Madama (chiuso), i cinque attivisti accusati dell’imbrattamento sono rimasti sul posto in attesa dell’intervento della polizia e sono stati portati in Questura per l’identificazione.
Gli attivisti di Ultima Generazione sono conosciuti per alcune azioni clamorose di protesta tese a suscitare effetti shock sull’opinione pubblica per segnalare l’allarme sull’infarto ecologico del pianeta e scuotere l’inerzia delle coscienze e della politica. Particolarmente rischiose – e controproducenti a nostro avviso – quelle con i blocchi stradali improvvisi sul Grande Raccordo Anulare di Roma. Poi ci sono state le azioni clamorose sulle opere d’arte. Infine l’ultima, quella di lunedì, che ha preso di mira uno dei palazzi del potere, segnando finalmente un salto di qualità nella individuazione degli obiettivi.
Contro il blitz degli attivisti si è scagliato il Presidente del Senato La Russa evocando una degenerazione violenta del tutto inesistente e lamentando che il palazzo del Senato non sia blindato come quello della Camera. “Nessun alibi, nessuna giustificazione per un atto che offende tutte le istituzioni e che solo grazie al sangue freddo dei carabinieri non è trasceso in violenza. Il Senato è stato vigliaccamente scelto perché a differenza di Palazzo Chigi, della Camera dei deputati e di altre istituzioni, non ha mai ritenuto fino ad ora di dover creare un area di sicurezza attorno all’edificio” ha detto La Russa.
Preoccupato dall’effetto emulazione è apparso il ministro dell’Ambiente Pichetto Fratin affermando: “È importante che i giovani e tutti i cittadini pongano attenzione su questi temi (quelli ecologici, ndr) ma è bene che sappiano che tutti gli atti vandalici messi in atto, anche se dimostrativi, sono inaccettabili e non saranno lasciati impuniti”, ha affermato il ministro.
Emergenza ambientale e rischio infarto ecologico del pianeta non sono allarmismi fuori luogo. Solo l’ipocrisia dei decisòri riesce ancora a sottovalutare il problema e rinviare soluzioni urgenti quanto necessarie.
L’essere passati dai blocchi del Raccordo Anulare e dalla vernice sulle opere d’arte ai blitz sui luoghi del potere decisionale, segna però un passaggio politico rilevante dei movimenti ambientalisti più radicali, e questo sembra destare preoccupazioni assai superiori a quelle del passato da parte dell’establishment.
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