Sembra che non siano
solo i livornesi a non voler morire democristiani. Ieri alcuni
parlamentari del Partito Democratico si sono rifiutati di proferire il
loro “obbedisco” a Renzi riguardo all'abolizione del Senato elettivo per
lasciare tutto il potere legislativo e la responsabilità di governo ad
una sola Camera, che godrà oltretutto di un lauto premio di maggioranza.
Ed ecco che dalla Commissione Affari Costituzionali che sta preparando
il "paese nuovo" di Re Renzi, vengono espulsi su consiglio della
Ministra Boschi (c’era solo un voto di scarto ed era meglio non
rischiare), i democratici Mineo, Pizzetto e Chiti (il giorno prima era
stato epurato Mario Mauro). In pratica Renzi va avanti dritto come un
treno, chi gli si oppone, fosse anche di un altro schieramento, viene
eliminato e sostituito con qualcuno a lui gradito. Il tutto per poter
governare senza opposizioni. Un modo di governo studiato sul modello
delle Leggi Fascistissime e sulla legge Acerbo.
L’espulsione di
Mineo ha però avuto delle ripercussioni su qualche coscienza. È notizia
di oggi che ben 13 senatori del Partito Democratico hanno lasciato il
gruppo in Senato e si sono autosospesi. Nel frattempo la riunione della
commissione è stata interrotta in attesa del terzo incontro tra Renzi e
Berlusconi (che dovranno cercare il numero di voti per far passare la
riforma costituzionale in Parlamento).
Non resta che vedere
cosa succederà sabato 14 all’Assemblea Nazionale. Chissà se anche lì
moriranno democristiani. Nel frattempo per Livorno giungono voci di
commissariamento da parte di Renzi, per la gioia di tutti gli ex
comunisti che a morire democristiani ci stavano eccome.
La sconfitta di
Livorno, intanto, ha fatto tanto rumore e turbato chi ancora pensa che
ci sia della sinistra nel Pd. Solo Renzi non pare affatto turbato, del
resto lui di sinistra non è mai stato, essendo stato sotto l'ombrellone
della tradizione centrista e cristianodemocratica del Partito Popolare
Italiano. A conferma di ciò, ecco le sue dichiarazioni che confermano
che ci sono possibilità che a Livorno non si vinca più, ma la cosa non
lo preoccupa più di tanto: "è la fine delle posizioni di rendita
elettorale, è finito il tempo in cui qualcuno sa che in quel posto si
vince di sicuro". Il premier si è comunque detto soddisfatto per un
"risultato straordinario". Ed ecco che il Pd perde nelle rosse Livorno,
Perugia e Padova (una delle poche roccaforti del nord), ma vince nelle
regioni ricche del nord tradizionalmente di destra come Biella, Pavia o
Bergamo (candidando per il PD l’amico di Berlusconi, Giorgio Gori, colui
che ha portato in Italia con Magnolia, di cui era manager, il Grande
Fratello, l’isola dei Famosi e X Factor).
Chissà come reagirà
la base del Pd livornese, quella che con Ruggeri ha impostato il
ballottaggio sull'antifascismo e la dicotomia sinistra/destra, quando
tra poco si vedranno paracadutare un bel renziano alla guida della
segreteria.
Redazione - 12 giugno 2014
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