Il presidente Bashar al-Assad, eletto la scorsa settimana
per la terza volta con l’88 per cento dei voti, ha annunciato
un’amnistia generale per tutti i crimini commessi fino a oggi, esclusi
gli atti di terrorismo. La dichiarazione ufficiale è stata diffusa dalla
tv di stato siriana per bocca del ministro della Giustizia Najeem
al-Ahmad, che ha spiegato che il decreto presidenziale si iscrive in un
contesto di “perdono sociale, coesione nazionale e chiamate alla
coesistenza, mentre l’esercito colleziona numerose vittorie militari”.
Secondo il decreto nessuno, a parte i malati terminali e gli
over 70, verrà rilasciato subito. Le condanne e morte verranno commutate
in lavori forzati a vita, mentre gli ergastoli si trasformeranno in una
pena di 20 anni. I contrabbandieri di armi usciranno di
prigione dopo aver scontato un quarto della pena e i ricercati hanno tre
mesi di tempo per consegnarsi e usufruire dell’amnistia se in Siria,
sei se si trovano all’estero.
Restano esclusi dal decreto tutti gli atti di terrorismo, che
ovviamente per il regime siriano comprendono la ribellione del 2011 e
la partecipazione alla guerra civile tra le fila dei ribelli.
Non è ancora chiaro quanti siano i prigionieri siriani che
effettivamente potranno usufruire dello scontro di pena. Secondo le
organizzazioni per i diritti umani, sono decine di migliaia i detenuti
nelle carceri siriane che subiscono continuamente torture e altri tipi
di abusi.
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