Il Golfo si prepara alla guerra? Non è da escludere. Dopo il sì del
Qatar e l’annuncio fatto dal Kuwait di aver avviato i lavori per un
disegno di legge simile, anche gli Emirati hanno promulgato una legge
che istituisce il servizio militare obbligatorio per tutti i cittadini
maschi di età compresa tra i 18 e i 30 anni. Il periodo di leva durerà
nove mesi per gli uomini in possesso di diploma di scuola superiore o
equivalente, due anni per i non diplomati. Le donne, che potranno
prestare servizio volontario per un massimo di nove mesi, dovranno
ottenere il permesso del proprio guardiano.
La notizia è stata annunciata sabato dall’agenzia stampa nazionale WAM,
che ha diffuso i contenuti della legge federale promulgata dal
presidente Sheikh Khalifa bin Zayed al-Nayhan e pubblicata sulla
gazzetta ufficiale. La legge, come si legge nel comunicato, ha
l’obiettivo di “ affermare e instillare i valori di lealtà, appartenenza
e sacrificio nelle anime dei figli di patria”. Figli – cioè cittadini –
che, secondo i dati del 2012, su una popolazione di circa 5 milioni di
abitanti non arrivano neanche al 20 percento.
Stretto alleato – come tutti gli stati del Golfo – di Washington e
delle altre potenze occidentali che la riforniscono di apparecchiature
militari, la confederazione di piccoli regni è sempre stata risparmiata
dagli attacchi terroristici che hanno colpito, per esempio, la vicina
Arabia Saudita. Eppure, in quanto membro dell’Opec, Dubai è obbligata ad
aiutare gli altri membri a individuare e respingere qualsiasi minaccia
di attacco.
Sulla decisione di istituire la leva obbligatoria pesano
anche gli squilibri regionali – guerra siriana, instabilità irachena e
yemenita – e il rinnovato dialogo tra Occidente e Iran, i cui cittadini
costituiscono circa il 23 per cento della forza lavoro emiratina. Ma
soprattutto pesa il contenzioso territoriale con Teheran sulle tre isole
del Golfo persico storicamente appartenenti alla Repubblica islamica:
rivendicate da Dubai perché amministrate dalla Gran Bretagna assieme ai
propri territori fino all’indipendenza degli Emirati, rioccupate
dall’Iran 48 ore prima della fondazione degli Emirati nel 1971, la più
grande, Abu Musa, è adagiata su uno dei giacimenti petroliferi più grandi del mondo.
Nel 2012 il governo incaricato dall’allora presidente iraniano
Ahmadinejad aveva negato ufficialmente qualsiasi intenzione di
restituire le isole e minacciato la rottura dei rapporti diplomatici con
Dubai. Per tutta risposta, gli Emirati avevano minacciato di rivolgersi
al Tribunale dell’Aja. E lo scorso gennaio un tweet del primo ministro
emiratino Sheikh Mohamed bin Rashid al-Maktoum aveva presagito futuri
venti di guerra: ”Proteggere la nazione, preservare la sua indipendenza e
la sovranità sono un dovere nazionale sacro e la nuova legge sarà
attuata su tutto”.
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