I dati Istat del censimento 2011, mostrano che, a
livello nazionale, esiste un patrimonio inutilizzato di svariati milioni
di stanze e di quasi 20 miliardi di metri cubi per volumetrie. Gli appartamenti inutilizzati sono più di 7 milioni,
ipotizzando un’ampiezza media di 2,8 stanze per appartamento. I dati
conclusivi forniti oggi dall’ISTAT, riferiti al censimento ultimo sono
clamorosi: oggi il numero degli edifici presenti sul territorio
nazionale è pari a circa 14,5 milioni, per poco più di 31 milioni di
appartamenti residenziali. In attesa di avere il dato netto circa le
volumetrie e le stanze, appare accettabile la stima - assai prudenziale -
di OLT di almeno 18 miliardi di mc edificati, di cui 15,5 mld (84,3%)
di metri cubi residenziali; laddove il fabbisogno nazionale aggregato è
di 6,2 mld di mc (siamo 62 milioni di persone, includendo una stima
molto largheggiante gli immigrati non censiti). Le Regioni meridionali
esasperano il quadro nazionale: la Campania presenta circa 1 milione di
edifici, di cui 65.000 vuoti e inutilizzati per una popolazione di
5.760.000 abitanti, la Puglia rispettivamente 1.100.000 e 54.200 per 4
milioni ca di abitanti, la Basilicata 117.000 e 11.700 per 580.000
abitanti,la Sicilia 1.722.000 e 132.000 per circa 5 milioni di abitanti, la
Calabria 750.000 e 90.000 (1.250.000 e 420.000 alloggi) per poco meno di
2 milioni di abitanti (il 40% del patrimonio residenziale è vuoto e in
molti paesi dell’interno ormai esistono più case che abitanti. La
Sardegna presenta “solo” 570.000 edifici, di cui 70.000 vuoti o
inutilizzati, per 1.640.000 abitanti.
Il dato relativo agli appartamenti vuoti, o
scarsamente utilizzati, è strabiliante: quasi un alloggio su quattro è
vuoto, con una ”punta” presentata ancora dalla Calabria con una quota
pari al 40%; seguono Sicilia e Sardegna con circa il 30% del
patrimonio abitativo inutilizzato, ancora in Piemonte 1 alloggio su 4 è
vuoto, laddove in Veneto e Toscana il rapporto è di uno su cinque circa,
poco meno del Lazio (22%) e poco più della Lombardia (16%). Le proiezioni
parziali della città, presentano quote di vani vuoti superiori a
centomila a Torino, Milano e Roma, poco meno a Napoli, decine di migliaia
nelle città di Venezia , Padova, Bologna, Firenze e Genova. In diverse
città del sud il numero dei vani costruiti supera quello degli abitanti
(ancora in Calabria, a Reggio, “il top” con 40mila stanze in più dei
residenti. Solo fino a venti anni fa il dato forse più significativo era
il rapporto abitanti/stanze; con il censimento 2001, per l’emergere
della “cascata di case”, oltre alla rilevanza di aspetti più
sociologici, quale la tendenziale forte crescita delle famiglie
mononucleari, è apparso consistente parlare in termini di
abitante/appartamento. Oggi diventa significativo e iconico il rapporto
abitante/edificio: in Piemonte poco più di 3 abitanti per edificio, in
Lombardia poco meno di 5, in Toscana poco più di 4, nel Lazio circa 5.
Nelle regioni meridionali addirittura meno di 3 abitanti per edificio in
Sardegna e in Sicilia, 2,5 in Calabria, 5 in Campania, 3,2 in
Basilicata, poco meno di 4 in Puglia, che è in linea con il dato medio
nazionale.
Viene da chiedersi il perché nel nostro paese si
continui a costruire, a dispetto del declino demografico (la quota di
immigrazione è relativa) e socioeconomico. La spiegazione è stata
fornita dagli studiosi di marketing immobiliare: da tempo non si
costruisce più per la domanda sociale (che infatti, nonostante tutto il
patrimonio vuoto citato, resta in parte inevasa): la rendita fondiaria,
poi immobiliare, si è trasformata sempre più in finanziaria. I “nuovi
vani” dovevano costituire le “basi concrete” per “costruzioni virtuali”
di fondi d’investimento o risparmio gestito. A parte la quota di
edificato “lavanderia”, ovvero finalizzata al riciclaggio di capitale
illegale, facilmente intrecciata al primo. I dati riferiti alla Calabria
esasperano il quadro di sprechi e costi ambientali, già clamoroso a
livello nazionale. La regione presenta circa il 40% di alloggi vuoti per
90 mila edifici inutilizzati e quasi un milione di stanze vuote. Gli
edifici totali sono circa 750 mila per una volumetria stimata che sfiora
il miliardo e mezzo di metri cubi, per meno di 2 milioni di persone,
compresi neonati e immigrati senza documenti. Il suolo consumato si
avvicina al 20% del totale. In molti piccoli comuni costieri oltre
l’ottanta per cento del costruito è inutilizzato per almeno 10 mesi
all’anno, mentre nei comuni interni le case superano di gran lunga gli
abitanti. Sono le cifre di uno spreco economico abnorme, ma anche di un
disastro urbanistico, paesaggistico e ambientale che richiede urgenti
interventi di blocco. L’inutile (non per speculazione e criminalità)
proliferazione di case sempre più vuote e cemento, oltre a offendere
paesaggi notevoli, ha colpito componenti ambientali strutturanti per il
territorio; per esempio le fiumare, elemento di interrelazione tra i
quattro grandi massicci interni (oggi fortunatamente Parchi) e le fasce
costiere.
Il dissesto è tale che ad ogni temporale appena più
intenso si rischia il disastro. Oltre agli aspetti di difesa ambientale
va costruita una grande strategia di recupero urbanistico e
paesaggistico degli insediamenti che preveda anche la demolizione delle
non poche situazioni non risanabili, la messa in sicurezza e la
riqualificazione dell’edificato. Le dimensioni clamorose del patrimonio
inutilizzato richiamano un “nuovo piano casa ecologico”, che non
significano nuove costruzioni, ma riutilizzo e accesso al patrimonio
esistente, soprattutto pubblico, ma anche privato. Per quest’ultimo
comparto vanno previsti protocolli speciali e convenzioni mirate che
favoriscano - da parte del privato - la messa sul mercato sociale a fitti
calmierati o la cessione in comodato all’autorità territoriale
competente. Appare paradossale infatti che, a fronte di un patrimonio
inutilizzato di dimensioni clamorose, sussistano ancora svariate
situazioni di disagio abitativo, che riguardano le fasce in “disagio
sociale” e molte situazioni di immigrazione. Ma dell’accesso alla casa
ne parleremo in un prossimo numero.
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