E’ cominciata ieri la guerra di Ciad e Niger al gruppo estremista
islamico Boko Haram. Un’offensiva congiunta di terra e aria che,
lanciata il giorno dopo l’adesione ufficiale dei miliziani di Abu Bakr
Shekaku all’Isis, sta avanzando nella martoriata regione di Borno,
confinante con Camerun, Ciad e Niger. Secondo fonti militari ciadiane,
N’djamena avrebbe già fatto penetrare i suoi militari per decine di
chilometri all’interno dello stato nigeriano, dove avrebbero
riconquistato porzioni di territorio a ridosso della frontiera
camerunense. Secondo i portavoce della coalizione, già trenta tra
villaggi e città sarebbero stati strappati ai miliziani islamisti.
L’autorizzazione ad attaccare era arrivata venerdì scorso, con l’approvazione da parte dell’Unione Africana di un contingente regionale di 10 mila uomini promessi da Ciad, Camerun, Niger, Nigeria e Benin:
la base era una risoluzione adottata lo scorso gennaio in una riunione
del consiglio panafricano sulla scia dei massacri di Boko Haram che non
solo stavano devastando il nord-est della Nigeria, ma anche le aree di
confine appartenenti agli stati vicini.
Dopo la strage compiuta nel villaggio e nella base militare di Baga –
Abuja dichiara 150 morti, ma le organizzazioni internazionali e i
testimoni oculari parlano di almeno 2 mila vittime – all’inizio di
gennaio, Boko Haram aveva attaccato una base militare in Camerun e pochi
giorni dopo, con una rapida incursione nel villaggio frontaliero di
Mabass, aveva rapito sequestrato 80 persone, tra cui circa cinquanta
ragazzi tra i 10 e i 15 anni, per poi rientrare subito in Nigeria.
Non si tratta solo di proteggere le frontiere, ora, ma di “sradicare
completamente la presenza” di Boko Haram, come ha dichiarato l’Unione
Africana nel meeting di venerdì scorso. Annientare il gruppo nigeriano,
che mira a istituire un Califfato nelle regioni settentrionali del
paese, significa anche impedire ad eventuali altri gruppi estremisti di
attivarsi nei paesi limitrofi e unirsi sotto la bandiera nera del
radicalismo islamico. Un radicalismo che in Nigeria, secondo le
stime, ha ucciso circa 13 mila persone dal 2009 e creato oltre un
milione e mezzo di profughi. Le incursioni di Boko Haram sono cosi sanguinarie che interi villaggi spariscono dalle mappe dopo il suo passaggio.
L’ultima carneficina è avvenuta sabato scorso a Maiduguri, capitale
dello stato di Borno, squassata da cinque attacchi suicidi che hanno
provocato almeno 50 vittime e oltre 100 feriti. Se il contingente
dell’Unione Africana promette di debellare la minaccia islamista nella
regione, c’è il timore che a pagarne il prezzo più alto saranno i
civili, già vittime in passato – oltre che delle violenze di Boko Haram
– dei metodi “poco ortodossi” delle truppe di Abuja: le popolazioni
musulmane del nord nigeriano hanno infatti spesso accusato l’esercito di
violazioni e metodi brutali, come detenzioni illegali, omicidi e
torture. Un esercito malpagato e mal equipaggiato che non solo definiscono corrotto, ma anche vigliacco.
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