La fine dei combattimenti e un embargo sulle armi, ma solo nei
confronti degli Houthi: questo il contenuto della bozza di risoluzione
Onu redatta dalla Giordania per trovare una soluzione alla crisi
politica che ha portato una coalizione di paesi arabi, guidati
dall’Arabia Saudita, a intervenire militarmente in Yemen. La bozza, che
secondo l’ambasciatore saudita alle Nazioni Unite, Abdallah
al-Mouallimi, potrebbe essere discussa e approvata già all’inizio della
prossima settimana al Palazzo di Vetro, conterrebbe una serie di misure
punitive contro i ribelli sciiti, accusati di aver effettuato un colpo
di stato lo scorso gennaio con l’occupazione della capitale Sanaa.
Amman, questo mese alla presidenza del Consiglio di Sicurezza, secondo l’AFP
chiederebbe un congelamento dei beni e il divieto di viaggio per il
leader Houthi Abdul-Malik al-Houthi e il figlio maggiore dell’ex
presidente yemenita, Ahmed Ali Abdullah Saleh, le cui milizie starebbero
partecipando attivamente ai combattimenti al fianco dei ribelli sciiti.
Assieme a loro l’ex presidente Ali Abdullah Saleh, il comandante
militare del gruppo ribelle Abd al-Khaliq al-Houthi e il vice comandante
Abdullah Yahya al Hakim, già colpiti dalle sanzioni Onu lo scorso
novembre.
La bozza giordana dovrebbe anche imporre un embargo sulle armi a
tutti e cinque gli uomini e invitare tutti i paesi, in particolare i
vicini dello Yemen, a ispezionare i carichi diretti verso Sanaa, se ci
fossero “motivi ragionevoli” per credere che contengano armi. La
risoluzione vorrebbe inoltre che tutte le parti yemenite, in particolare
gli Houthi, smettano di combattere e che la milizia sciita si ritiri
dalle aree conquistate, compresa la capitale Sanaa, e rinunci a tutte le
armi e i missili sequestrati alle istituzioni militari e di sicurezza.
La proposta della Giordania, che ha provocato entusiasmi al Palazzo
di Vetro – secondo l’ambasciatore saudita al-Mouallimi, ora è
solo “questione di termini e di trovare le frasi giuste” – ha
incontrato però l’opposizione della Russia, che insisterebbe su un
embargo alle armi di tutte le parti in conflitto. Nello specifico,
secondo al-Mouallimi, Mosca vorrebbe anche una modifica sul
linguaggio utilizzato nella bozza per le sanzioni e per la cessazione
della violenza (un linguaggio che sembra rivolto esclusivamente ai
ribelli houthi) e l’inclusione di “pause umanitarie”, oltre a contestare
il congelamento dei beni e il divieto di viaggio imposto al leader
della milizia sciita.
Una posizione, quella russa, agli antipodi di quella statunitense: Washington,
infatti, non solo è apertamente schierata al fianco della coalizione
anti-houthi, ma ha anche dichiarato di fornire armi e informazioni di
intelligence all’Arabia Saudita. Funzionari Usa avrebbero rivelato alla Reuters
che l’assistenza a Riyadh è stata estesa e ora “include i dati
sensibili di intelligence che permetteranno ai sauditi a rivedere meglio
gli obiettivi del regno”.
“Stiamo aiutando [Riyadh, ndr] a ottenere un senso migliore del campo
di battaglia e dello stato di avanzamento delle forze Houthi. Stiamo
anche aiutando a identificare le aree che dovrebbero evitare per ridurre
al minimo eventuali vittime civili”. Civili che si sono ritrovati
spesso sotto il fuoco delle bombe saudite: l’ultimo bilancio –
aggiornato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità al 6 aprile scorso –
parla di oltre 600 morti, 2.200 feriti e 300 mila sfollati interni.
La situazione umanitaria è sempre più precaria. In tutto il
paese mancano acqua, cibo, medicine e corrente elettrica. I primi aiuti
sono arrivati dopo due settimane di bombardamenti. Ieri l’Unicef è
riuscita a far entrare materiale sanitario e alimenti, mentre oggi un
aereo della Croce Rossa è atterrato a Sanaa. E’ il secondo cargo
umanitario in 24 ore.
AGGIORNAMENTO – SCONTRI AL SUD: 25 MORTI
È di almeno 25 morti il bilancio della battaglia che si combatte nel
Sud dello Yemen tra gli Houthi e le forze fedeli al presidente Abed
Rabbou Mansour Hadi, sostenute militarmente dalla coalizione anti-houthi
guidata dall’Arabia Saudita dove il capo di Stato yemenita ha trovato
asilo. Gli scontri di ieri notte sono stati seguiti dai raid della
coalizione, iniziati prima dell’alba, che hanno colpito le postazioni
degli Houthi ad Aden, la città più importante del Sud.
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