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venerdì 22 dicembre 2017

Libia - Sarraj gioca la carta internazionale per salvare il suo governo

di Francesca La Bella

Per un Paese che ormai da anni non riesce a trovare una stabilità non dovrebbe stupire, ma la settimana in corso ha visto mutamenti tanto repentini da poter essere considerati inconsueti anche in un contesto come quello libico. Il 17 dicembre cadeva, infatti, il secondo anniversario degli accordi di Skhirat che portarono alla nomina del primo ministro Fayez al Sarraj e alla nascita del Governo di Accordo Nazionale (Gna).

Secondo quanto previsto dall’accordo stesso, il governo avrebbe dovuto essere provvisorio in quanto finalizzato alla creazione delle condizioni necessarie per una transizione efficace verso unità e pacificazione. Sfruttando la ricorrenza, il principale avversario del governo internazionalmente riconosciuto, il generale Khalifa Haftar, ha dato vigore alle proprie critiche al Gna, invocando immediatamente il diritto dei libici a votare un proprio esecutivo e la necessità di chiudere l’esperienza Gna.

Secondo le dichiarazioni del portavoce del parlamento Aquila Saleh, le elezioni sarebbero effettivamente state calendarizzate per il 2018, ma, mentre da Tobruk si chiedono le immediate dimissioni di Sarraj, il premier e il suo governo sembrano intenzionati a traghettare la Libia fino alle urne. In questo modo il Gna spera di mantenere saldo il proprio controllo della capitale Tripoli e di riuscire a circoscrivere eventuali vuoti amministrativi pericolosi per la tenuta del Paese.

In quest’ottica, Sarraj, probabilmente conscio della debolezza intrinseca del Gna, sembra essersi rivolto verso l’esterno per ridare vigore alle proprie politiche. Accusato dai propri avversari interni di essere una creazione occidentale, nata in esilio e aliena alle reali dinamiche territoriali, la compagine di governo sembra aver messo da parte le esitazioni ed aver consapevolmente scelto di giocare la carta dell’appoggio internazionale per tentare di uscire da una fase di grande difficoltà.

Già alcuni giorni prima delle dichiarazioni di Haftar, Sarraj aveva invocato l’aiuto occidentale per trovare una soluzione definitiva alla questione immigrazione. Dopo gli accordi che hanno bloccato migliaia di migranti in partenza verso l’Europa all’interno dei confini libici, il Gna si trova oggi a confrontarsi con una situazione esplosiva. Sotto questa luce si leggano l’incontro di inizio mese tra Sarraj e il ministro degli Interni italiano Marco Minniti e le parole del ministro degli Esteri Mohamed Taher Siala.

Rispondendo in merito alle accuse di Amnesty International, il ministro ha chiesto esplicitamente l’aiuto europeo per gestire i flussi migratori in entrata e uscita dal Paese. Da un lato ha, dunque, invitato i governi europei ad accogliere coloro che possono ottenere asilo, e dall’altro ha domandato assistenza per le procedure di rimpatrio e per rinforzare la sicurezza dei propri confini.

Quest’ultimo punto risulta particolarmente interessante valutando un altro evento pressoché contemporaneo a queste dichiarazioni: l’incontro G5 Sahel. Il 13 dicembre nel castello di La Celle Saint-Cloud, alle porte di Parigi, si è tenuto un vertice tra Italia, Francia, Germania, Mali, Burkina Faso, Mauritania, Niger e Ciad nel quale è stato deciso un piano di intervento di assistenza ai cinque Paesi africani in funzione anti-terrorismo. La contemporaneità degli eventi risulta particolarmente significativa in quanto i cinque Paesi sono tra i principali porti di partenza dei migranti rinchiusi nei centri di detenzione libici e, data la mancanza di sicurezza interna, luoghi dove è difficile il rimpatrio coatto. L’interdipendenza tra le dinamiche interne di tutti questi Paesi e la Libia risulta così evidente e il governo libico potrebbe cercare di sfruttare questa occasione per riacquisire credito agli occhi degli attori internazionali.

In quest’ottica i rappresentanti del Gna incontrano ministri e capi di stato chiedendo di rinnovare il proprio appoggio al Gna come nel caso della visita del Ministro degli Esteri libico a Mosca o l’incontro dello stesso Taher Siala con l’omologo francese Jean-Yves Le Drian. In altri casi Sarraj stesso spende parole a favore di Tripoli per impedire che il fronte cirenaico si rafforzi come nel caso della visita in Algeria degli scorsi giorni.

Secondo quanto riportato da Al-Araby Al-Jadeed e da Libya Observer, il premier libico in visita ad Algeri, avrebbe chiesto ai funzionari algerini di esercitare una maggiore pressione sull’Egitto perché ritiri il suo sostegno diretto da Haftar. Sarraj e il Gna cercano, dunque, di tessere una fitta rete di relazioni che permetta loro di reggere la forza politica e militare di Haftar e di Tobruk che, nei mesi, hanno continuato il loro avanzamento territoriale e diplomatico. Il risultato potrebbe, però, non essere quello desiderato.

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