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giovedì 30 agosto 2018

Bilancio e migranti nel Mediterraneo. Tra Italia e Commissione Europea volano minacce

Der Kommissar si è fatto nuovamente sentire. “Tutti gli Stati dell’Ue si sono assunti l’obbligo di pagare i contributi nei tempi stabiliti. Tutto il resto sarebbe una violazione dei trattati che comporterebbe penalità”. A ribadire il meccanismo è stato nuovamente il commissario europeo al Bilancio Guenther Oettinger in un intervista al giornale tedesco Die Welt. “L’Italia ha conquistato il nostro appoggio nell’affrontare la crisi migratoria e le sue conseguenze, posso solo mettere in guardia Roma dal mischiare la questione migratoria con il bilancio Ue”.

Al commissario tedesco della Commissione europea, ha replicato il vicepremier Di Maio: ”Il commissario Oettinger continua ad esternare ogni giorno da quando gli abbiamo detto che non gli diamo i soldi. Non li abbiamo sentiti quando gli abbiamo chiesto una mano sull’immigrazione. L’unica cosa che capisce questa Ue e quando cominci a toglierli i soldi. La nostra posizione sul veto al bilancio resta, se poi nei prossimi giorni vorranno cominciare a riscoprire lo spirito di solidarietà con cui è stata fondata l’Ue allora ne parliamo”, per Di Maio “Le considerazioni di Oettinger sono ancora più ipocrite perché non li avevano sentiti su tutta la questione della Diciotti e adesso si fanno sentire solo perché hanno capito che non gli diamo più un euro”.

Un linguaggio decisamente forte su entrambi i lati della contesa. Ma come stanno le cose sui soldi che l’Italia verso al bilancio dell’Unione Europea e su quanto poi rientra attraverso i fondi europei?

Nella Relazione annuale della Corte dei Conti pubblicata a dicembre 2017 e dedicata a “I rapporti finanziari con l’Unione europea e l’utilizzazione dei Fondi comunitari”, vengono analizzati i flussi finanziari tra Italia e Unione Europea nel 2016, sulla base dei dati forniti dalla Ragioneria generale dello Stato.

E qui le somme della Corte dei Conti divergono da quelle rese disponibili dalla Commissione Europea Nella relazione si legge che queste, “non tengono conto di alcune differenze di contabilizzazione sul lato dei versamenti al bilancio europeo, né delle somme che non transitano per la tesoreria, sul lato degli accrediti. Per quanto riguarda questi ultimi, va detto, infatti, che non tutte le somme erogate a beneficiari italiani transitano per la tesoreria statale” (p. 34).

Ad ogni modo, per il 2016, la Corte dei Conti rileva 14,775 miliardi versati a favore dell’Ue e 10,075 miliardi ricevuti dal nostro Paese. Dunque un saldo negativo di 4,7 miliardi, mentre per la Commissione Europea i versamenti totali dell’Italia erano di 13,9 miliardi e le somme ricevute dall’UE a 11,5, con un divario e un saldo negativo per l’Italia più ridotto.

Nel 2015 la somma dei contributi europei versati dall’Italia è stata di 11 miliardi e 613 milioni, a cui va aggiunto il miliardo e 689 milioni di dazi sulle merci importate dall’Italia e provenienti dal di fuori dell’Unione Europea. Sul totale dei soldi incassati con i dazi, ogni Paese trattiene il 25% per compensare le spese di raccolta.
Infine c’è il miliardo e 125 milioni proveniente dall’Iva: lo 0,3% del gettito che ogni Paese incassa va, infatti, al bilancio della Ue. Il rimborso al Regno Unito consiste nella suddivisione tra i Paesi membri di quell’importo che il Regno Unito è autorizzato a non versare e che corrisponde al 66% della differenza tra quanto il Regno Unito stesso versa e riceve. Poi è arrivata la Brexit e tutto questo meccanismo è stato completamente rivisto.

Intanto sulla questione migranti nel Mediterraneo, dalla Germania arriva una inchiesta del Der Spiegel la quale rivela che la linea italiana sarebbe quella di incentivare il più possibile l’intervento della Guardia Costiera libica, mettendo così in soffitta la missione europea “Sophia” e con il beneplacito di Bruxelles.

Le navi della missione Ue nel Mediterraneo vengono ormai relegate a controlli compiuti su imbarcazioni sospette, ma lontano dalle coste libiche. Secondo le regole d’ingaggio della missione “Sophia” quando a compiere il salvataggio è una nave di un altro Paese membro, l’accordo prevede lo sbarco in Italia; al contrario, i recuperi delle motovedette libiche riportano i migranti sul territorio africano. Alcuni alti ufficiali della Marina tedesca hanno confermato allo Spiegel come questa nuova prassi sia iniziata prima dell’estate: i 403 migranti salvati in mare nel 2018 dalla Germania, ad esempio, sono avvenuti tutti entro maggio, dopodichè nulla. Secondo quanto riferisce lo Spiegel la rottamazione di fatto della missione Sophia sarebbe implicitamente sostenuta dalla stessa Commissione europea, intenzionata a rafforzare l’intervento della marina libica nel recupero dei migranti nel Mediterraneo

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