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giovedì 23 agosto 2018

Le finte “selvagge” al servizio della governance

Un post che non è uno sfogo, se non nella forma, e che accende un riflettore sul fermentare della spazzatura come vettore politico rilevante. Avremmo potuto intitolare “la politica della merda in faccia”, su tutti e tutto, così non c’è più necessità o curiosità di vedere le differenze abissali tra le persone, le classi, i ruoli sociali (tipo sfruttati e sfruttatori, aggressori e aggrediti, stalker e vittime, ecc).

I social sono il contenitore dove fermenta questo compost di avanzi di cervello, con qualche “professionista” che sa come, cosa e con quali strumenti rimestare, facilitando la fusione apparente tra elementi che – alla fin fine – servono soltanto a concimare il profitto. E quando un “nome famoso” si prende il compito di sparare – mediaticamente, per carità! – su una “persona qualunque” abbiamo la verifica del funzionamento di un meccanismo ben oliato che si ripropone, con i dovuti aggiustamenti, su tutti i canali. La guerra dei “potenti” contro gli ultimi è in atto da sempre, e si serve di tutti gli strumenti possibili...

Proprio per questo non si tratta di uno “sfogo” (peraltro ultra-giustificato), ma di una chiave di interpretazione. Che diventerà tale quando sbollirà la rabbia, ovviamente. Com’è ovvio che senza rabbia, indignazione, rivolta, non c’è politica in grado di cambiare alcunché.

*****

Volevo dormire ma vabbé, ho fatto il classico errore di dare un occhio a facebook, e m’è montata una rabbia e una tristezza terribile, perché non ci potevo credere. Lo so, uno se lo dovrebbe sempre aspettare, ma la cattiveria umana ancora non riesco a comprenderla. E questa cosa è davvero cattiva, sadica, meschina.

Il post di Selvaggia Lucarelli. Una giornalista affermata, potente, con milioni di fan, che si prende la briga di “smontare” pezzo pezzo il racconto di Marta, una nostra amica di 20 anni che ha trovato il coraggio, dopo mesi, di denunciare pubblicamente il suo stalker.

Argomentazioni capziose, finto giornalismo d’inchiesta, consumato sulle spalle di una giovane, senza chiedersi se è il momento, se sta bene o male, senza contattarla prima, senza conoscerla...

A quel post fa ovviamente seguito una nuova ondata di merda sulla bacheca della povera Marta, che da poche ore stava respirando, cercando un po’ di silenzio dopo l’inaspettata visibilità del suo sfogo/denuncia.

Centinaia di persone che si precipitano a commentare animate da una volontà di demolire psicologicamente, di sfogare le loro frustrazioni. Gente che la insulta, che cerca di umiliarla, gente che pretende risposte e prove, anche velocemente, gente che la fa pentire di avere denunciato. Sono così tanti che viene voglia di smettere di rispondere, di abbandonare, di chiudersi...

E ti vengono brutti pensieri: se non denunciavi, alla fine, magari finiva prima. Il tuo persecutore si stancava, tu ti dimenticavi... ora invece ti devi portare appresso questa cosa, gli aspetti legali, la voce della gente...

Perché? Che senso ha tutta questa cattiveria? Che gusto ci prova Lucarelli a continuare a fare screenshot, a pompare i commenti passandoci su una giornata?

Io non mi stupisco che la gente non ci creda. Viviamo in un paese troppo sessista per dare alle donne il beneficio del dubbio, siamo troppo gente di merda per fidarci dell’altro, pensiamo sempre che il singolo agisca per guadagnarci qualcosa: la visibilità, la fama (in questo caso poi!!!)... La gente piccola non è capace di slanci: ci deve sempre essere dietro qualcosa, e già il dirlo ti fa sentire più intelligente.

Quello che mi stupisce però è il fatto di non tenere questa cosa per sé, di scriverlo, di molestare Marta sui social, di approfittare di una posizione di potere per ridicolizzare una persona che vive in un momento di fragilità, di approfittare del numero per fomentarsi a vicenda.

Mi metto nei panni di chi lo fa ma non ci riesco.

Immagino ci siano convenienze personali per la carriera di Lucarelli. Like, condivisioni, certo: vive di questo. Il tema è piccante, gira sicuro. Forse lei si vuole anche qualificare come personaggio “scomodo”, come quella che “dice sempre la verità”... E forse, ed è il motivo per cui si prende la briga di andare a insultare Viola e poi sfottere altre compagne, vuole fare un’operazione politica. Farci apparire come ridicoli, infantili, insinuare che addirittura Potere al Popolo! avrebbe inventato la storia per un po’ di visibilità...

Magari poi – e dico “poi” perché se fossi lo stalker ora starei ben tranquillo finché non passa l’attenzione, e quindi mica è detto che tutto si chiuda nel giro di poche ore – si scopre che Marta aveva ragione. Ma sapete com’è, la calunnia è un venticello: “te la ricordi quella storia?” “Sì ma aspè, ricordo che c’era qualcosa che non tornava, si disse che non era vero...”

Ecco, per convenienze personali e politiche Lucarelli gioca con la vita di una ragazza che ora ha bisogno di aiuto. Non vi nascondo che per un attimo ho desiderato con tutte le mie forze che Marta non avesse avuto quella foto profilo con il logo in evidenza, che non fosse riconducibile a PaP o all’Ex OPG. Perché certamente le avrebbero dato meno addosso, non ci sarebbe stato tutto questo compiacimento... Marta invece paga come tutte le donne molestate e di più, perché osa avere anche un pensiero politico...

Poi questo brutto desiderio m’è passato. Perché chi fa questo vuole proprio che noi scompariamo. Che scompaiano le persone che protestano, che denunciano, che si ribellano alle ingiustizie senza chiedere il permesso. Che scompaiano la comunità, e restino solo individui come la Lucarelli, ognuno in lotta contro l’altro, pronti ad aspettare la défaillance dell’altro. Avvoltoi che si cibano di animali zoppi.

Per fortuna, ogni cosa non va mai senza il suo rovescio. Ed il rovescio sono le tante persone che si sono strette a Marta, le donne che hanno raccontato la storia della loro violenza subita rendendola un fatto collettivo, quelle compagne e quei compagni che pure se non condividono il nostro progetto politico, non hanno esitato un attimo a schierarsi...

Ed è con questo pensiero, e con questi volti d’amicizia, che io, e Marta soprattutto, spero dormiremo.

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