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sabato 25 agosto 2018

Fedeli nel CDA della Fondazione Agnelli al posto di Marchionne

Carriere fulminanti che la dicono lunghissima sulla classe dirigente, i servi delle imprese e la “caratura” di certi sindacalisti.

Di Valeria Fedeli si sapeva poco fin quando non è stata investita dell’incarico di ministro della Pubblica Istruzione, Ricerca e Università nel governo Gentiloni. Gli addetti ai lavori l’avevano conosciuta come segretaria nazionale dei tessili Cgil per molti anni, in cui il settore è stato progressivamente smantellato (chiusure e delocalizzazioni), senza che il sindacato da lei diretto muovesse un dito per fermare il disastro; o almeno provarci.

Poi era stata eletta senatrice con il Pd, nominata vicepresidente del Senato, posto lasciato per quello di ministro.

Aveva sollevato scandalo il fatto di aver sostanzialmente “taroccato” il proprio curriculum di studi, vantando una laurea inesistente e persino un diploma di scuola superiore di natura incerta. Vederla a capo della ricerca e dell’università era certamente uno choc per chiunque avesse a cuore la qualità della formazione delle nuove generazioni.

Ora che anche la sua carriera politica – dopo quella sindacale – è finita, risorge a nuova vita.

Un incarico più onorifico che di vero potere, che presumibilmente assicura ricchi gettoni di presenza e un’aura di internità ai poteri che contano.

Scrive infatti Orizzonte Scuola:
Valeria Fedeli, ex ministro dell’Istruzione, farà parte del Cda della Fondazione Agnelli: lo scrive “Il Tempo”.

John Elkann ha scelto la Fedeli come erede del posto vuoto lasciato da Sergio Marchionne nel CDA, che al momento è formato dalla vicepresidente Tiziana Nasi, da Anna Agnelli, da Tancredi Campello della Spina e da Gianluigi Gabetti, da Giorgio Barba Navaretti, Francesco Profumo e Salvatore Rossi.

La decisione, però sarebbe stata presa prima della morte di Marchionne con il via libera dell’Antitrust, causa l’incarico come ministro dell’Istruzione fino a poche settimane prima della candidatura, per evitare il conflitto d’interessi.
Non conosciamo le ragioni o i meriti che abbiano convinto gli Agnelli ad affidarle uno dei posti che occupava Sergio Marchionne. Ma di sicuro non devono essere legati alla sua pervicacia nella “difesa dei lavoratori”, dell’istruzione pubblica, di docenti e studenti.

Anzi...

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