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18/01/2021

C’è un nuovo “Che fare?”

Le vere ragioni della crisi di governo sono in queste righe:

“Un monito arriva da Berlino, dove Lars Feld, uno dei consiglieri economici di Angela Merkel, ha un messaggio molto chiaro per l’Italia: la crisi va chiusa rapidamente e vanno scongiurate le elezioni anticipate che farebbero vincere la destra. La priorità è che l’Italia riprenda in mano il Recovery Plan e lo migliori decisamente: «Contiene pochi investimenti nel futuro e troppi investimenti in settori in perdita».” (repubblica.it)

La lotta all’ultimo sangue è tra chi riuscirà a fare la parte del leone sui soldi europei. È uno scontro duro, nel quale le vittime designate sono gli strati sociali più deboli, gli indifesi prodotti da anni di neoliberismo: l’intera classe lavoratrice, dalla manifattura al commercio; dalla ristorazione alle cooperative di comodo che operano nel settore pubblico; dal bracciantato ai lavoratori dello spettacolo. E poi le donne, i giovani, gli anziani già duramente colpiti dai tagli decennali allo Stato sociale: Sanità, Istruzione e Previdenza sono stati lasciati in balia dell’incuria e delle privatizzazioni.

“Andrà tutto bene” solo per chi è protetto dalla legge del più forte.

Tutti gli altri: o si organizzano, esprimendo un programma comune e alternativo per introdurre misure per la redistribuzione del reddito e della ricchezza, come stella polare del “Next generation Eu”, e su questa piattaforma programmatica produrre significativa iniziativa politica che attraversi e unifichi tutti i livelli dell’opposizione sociale, nelle sue articolazioni – luoghi di lavoro, aggregazioni nelle città, nelle periferie, nelle campagne, scuole e università, centri culturali ed esperienze ambientaliste.

Oppure la situazione è destinata rapidamente a degenerare pericolosamente, anche sul versante della democrazia liberale, come dimostrano i fatti di Washington e l’agire politico dei “sovranisti” della destra italiana ed europea.

È tempo di riconquistare una prospettiva più salubre di quella espressa dal governo attuale, le cui forze politiche credono che sia ancora storicamente possibile riformare il capitalismo e sperano di saper gestire le spinte corporative con questa o quella misura tampone.

Non ci sono né ristori né bonus che possano essere sufficienti a garantire a tutti di non subire la crisi economica, scatenata dalla pandemia. La “Vandea” nazionalista e neo-patriottica, agitata dalla propaganda di Salvini e Meloni non si ferma facendo un cordone di sicurezza attorno al governo. Si sconfigge, invece, con un’iniziativa politica e sociale dal basso, per rioccupare lo spazio politico che gli è stato lasciato agibile.

Perché, comunque venga ricomposto il quadro politico scompaginato dalle mosse di Renzi, l’asse è già stato spostato a destra, come dimostra il Recovery Plan del governo, tutt’ora contendibile nello scontro tra forze economiche con interessi contrapposti, pronte a tutto per rivendicare una fetta sostanziosa dei finanziamenti europei a loro favore, e, di conseguenza, a nostre spese.

Se ne sono accorti perfino in Germania, mentre qui da noi veniamo distratti dalle beghe interne a una classe politica tanto ciarliera quanto miope.

Il fatto è che chiunque degli attuali contendenti avrà la meglio, per la stragrande maggioranza andrà comunque peggio.

Il nuovo “Che fare?” è non lasciarli fare. Senza che stavolta coloro che pagano regolarmente le crisi cicliche – ma anche la successiva cosiddetta ripresa economica – e che sono la stragrande maggioranza, abbiano la concreta possibilità di dire chiaramente cosa vogliono nei prossimi mesi per i loro redditi e i loro diritti, poiché attualmente non c’è un futuro degno e dignitoso per migliaia di persone.

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