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30/01/2021

I vaccini sono una battaglia di civiltà

La vicenda vaccini offre uno spaccato della società, non solo nostra ma del mondo, prona alle logiche di mercato. Dopo un anno di pandemia contiamo i morti a milioni; paese più, paese meno, nell’area capitalista i contagiati e i morti si moltiplicano grazie a cosiddette misure di prevenzione che, in ossequio al principio secondo cui la produzione viene prima della salute, non contrastano minimamente il proliferare del virus e dei contagi.

È in questo scenario che la vicenda dei vaccini straccia i veli e l’ipocrisia del modello di società che si vuole continuare a mantenere, nonostante l’evidenza dei fatti e dei risultati che produce. Non c’è, alla base dei criteri adottati nella distribuzione dei vaccini, quello di fare il massimo sforzo per garantire tutte e tutti dalla pandemia e di arrivare nel minor tempo possibile a sconfiggere il proliferare del contagio e quindi dei morti.

C’è invece l’interesse commerciale, la volontà, esplicita, di approfittare della pandemia per accumulare denaro e potere, di favorire una guerra commerciale senza esclusione di colpi per accaparrarsi le maggiori quantità possibili di vaccino, partecipando ad un’asta che inevitabilmente favorisce i paesi economicamente o politicamente più forti.

Nessuna disponibilità a rendere disponibili gratuitamente i vaccini per le popolazioni di quei paesi che politicamente ed economicamente forti non sono e in cui il Covid-19 miete ugualmente vittime. Il brevetto è sacro, non si può derogare in alcun modo alle feroci leggi del mercato e della concorrenza, neanche quando a farne le spese è la salute della gente. “È il capitalismo bellezza!”, verrebbe da dire.

Ma i governi cosa ci stanno a fare? Non dovrebbero avere al primo posto della propria mission la tutela della salute dei propri cittadini? Non dovrebbero adoperarsi in ogni modo per assicurarla?

Non dovrebbero prendere ogni provvedimento necessario a garantirla? E allora perché in Italia il governo, anche attraverso tutte le proprie strutture, non ha ingaggiato per tempo una battaglia di civiltà e di garanzia pretendendo di avere le forniture di vaccini necessarie a un paese che ha già dato un tributo enorme alla pandemia?

Perché non ha assicurato per tempo una produzione pubblica dei vaccini? Perché non utilizza a tal fine tutte le armi che la Costituzione italiana mette a disposizione, tra cui ovviamente la nazionalizzazione delle imprese necessarie a garantire la sicurezza nazionale di fronte ad un evento drammatico come quello in corso?

Le risposte a queste domande dobbiamo pretenderle, anche se già sappiamo che non potranno essere convincenti. La litania dell’inviolabilità del mercato, della libertà di impresa tornerà a risuonare con parole altisonanti per coprire una semplice, inaccettabile verità: della salute della gente ci si occupa solo se questa nell’immediato mette in pericolo gli affari, la produzione, gli utili di impresa.

Già, perché i padroni e i capitalisti sono anche stupidi e non vedono più in là del proprio naso e dei loro interessi immanenti, per cui niente programmazione, niente pianificazione, nulla che faccia capire che non si ha a cuore solo il proprio portafoglio ma il futuro dell’umanità. La vicenda vaccini sta assumendo i contorni di una battaglia di civiltà e di trasformazione sociale a cui USB vuole e deve partecipare.

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