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18/01/2021

Conte ha nemici ingombranti ed amici inquietanti. Oggi la fiducia alla Camera

Che contro Conte sia all’opera una cordata trasversale è ormai evidente. La destra reclama la fine del suo governo. Ma anche altri ambienti convergono sullo stesso obiettivo – via Conte – ma senza passare dalle elezioni. Soprattutto nelle testate giornalistiche del mondo Fca (La Stampa, La Repubblica) o di ambienti collaterali (L’Espresso, La7, etc,).

Alla vigilia del voto di fiducia alla Camera (e martedi al Senato), dopo le pugnalate de La7, è stato il turno del quotidiano La Stampa, adesso diretto dall’ex de La Repubblica Massimo Giannini.

In un editoriale dal titolo “Aspettando il governo dei migliori” (definizione che nel 2010 fu evocata da Montezemolo, entrato in politica contro Berlusconi e finito nelle braccia di Monti, ndr), il direttore della Stampa va alla carica contro il presidente del Consiglio Giuseppe Conte che “cerca di evitare la sua uscita di scena da Palazzo Chigi con l’abilità e l’ambiguità che si convengono a un consumato notabile della Prima Repubblica: quaggiù tutto è zona grigia, partita di scambio, trattativa sotto banco”.

Fin qui tutto bene, siamo nel campo di legittime critiche al governo e al suo premier. Ma Giannini si immerge poi con tutte le scarpe proprio nella zona grigia che ha evocato, accusando Conte di scarsa trasparenza nell’affrontare il voto delle Camere scrivendo che: “Le cronache narrano di senatori contattati da noti legali vicini al premier, da presidenti di ordini forensi a nome dello Studio Alpa, da generali della Guardia di Finanza, dai amici del capo dei servizi segreti Gennaro Vecchione, da arcivescovi e monsignori vicini al cardinal Gualtiero Bassetti e altri prelati vicini alla Comunità di Sant’Egidio. È ‘trasparenza’, questa? O piuttosto moral suasion condotta con quel ‘favore delle tenebre’ sempre negato?”, chiede Giannini facendo appello al Partito democratico affinché dica qualcosa.

A sostegno dell’editoriale di Giannini arriva poi il taccuino dell’ex direttore de La Stampa, Marcello Sorgi, che aggiunge benzina sul fuoco raccontando di un premier che “ha delegato a figure improprie come cardinali, generali della Finanza vicini ai servizi segreti, avvocati in odor di massoneria” i suoi destini in Parlamento.

Alla batteria di fuoco de La Stampa si è aggiunta poi quella de Il Foglio che, fedele come sempre alla nuova guerra fredda e agli Usa, chiama in causa gli “ambienti filocinesi” che starebbero dando una mano a Conte per rimanere a galla.

Infine non poteva mancare Italia Viva di Renzi che manda avanti il deputato Michele Anzaldi, il quale facendo sponda all’editoriale de La Stampa arriva addirittura a dichiarare che “è doveroso che arrivino al più presto chiare e nette smentite, altrimenti sarebbe opportuno che sulla questione venisse convocato subito il Copasir”, ossia il Comitato parlamentare di controllo sui servizi segreti.

Palazzo Chigi ha risposto rapidamente con una nota in cui è scritto che: “In merito all’editoriale di quest’oggi del Direttore del quotidiano la Stampa sono completamente destituite di ogni fondamento le gravissime insinuazioni in cui, facendo genericamente riferimento a quanto narrato dalle ‘cronache’ di questi giorni, si evoca un presunto ‘network’ che farebbe capo al Presidente del Consiglio al fine di ampliare la maggioranza e reclutare nuovi senatori”, sottolineano a Palazzo Chigi.

“Tra le altre cose appare particolarmente grave il riferimento a un presunto coinvolgimento in queste attività anche dei vertici dell’intelligence. Il Presidente Conte, dopo aver consultato i vertici dell’intelligence, smentisce qualsiasi loro coinvolgimento e contatto, anche solo indiretto, con membri del Parlamento e per attività che risulterebbero in palese contrasto con la legge e con le finalità istituzionali proprie del comparto”.

Insomma si tratta di bordate a palle incatenate che chiamano in causa anche i servizi di intelligence, ambienti forensi e ambienti cattolici che sarebbero stati arruolati per fare quadrato intorno alla prosecuzione di un governo con Conte premier, dunque procurando dispiacere alla destra ma anche a un pezzo di mondo liberal, “progressista”, confindustriale e filostatunitense che Conte hanno mostrato di non gradirlo.

Occorre dire però che anche la strumentalità di questi attacchi a Conte, chiamando in causa i servizi di intelligence, una qualche ragione da indagare e chiarire la presenta eccome.

A nessuno sarà sfuggito che tra i motivi di contenzioso tra Renzi e Conte c’era anche la delega al coordinamento dei servizi segreti, oggi in mano al premier. Su questo Conte non ha mollato di un millimetro nonostante il pressing di Renzi (che in pubblico parla invece solo di Recovery Fund, Mes, scuola etc, a secondo dell’intervista o dell’interlocutore, ndr).

Perché Conte non ha concesso nulla su questo terreno così delicato? Sicuramente i vertici dei servizi segreti diffidano di Renzi. Era già accaduto nel gennaio del 2016 quando Renzi era a Palazzo Chigi e voleva mettere Marco Carrai, un suo fedelissimo – tra l’altro apertamente collegato con gli israeliani – a coordinare l’intelligence italiana. I vertici dei servizi di intelligence fecero barriera e il tentativo di Renzi venne respinto.

Poi nell’estate del 2019, con Conte premier, c’è stato l’incidente dei due incontri avuti dai vertici dei nostri Servizi con l’Attorney general Usa, William Barr, e il procuratore John Durham. Ufficialmente il tema era la controinchiesta sul Russiagate negli Usa. Il capo del Dis Vecchione partecipò ad entrambi, mentre al secondo erano presenti anche i direttori di Aise e Aisi, Luciano Carta e Mario Parente.

Su tale vicenda, Renzi era andato alla carica di Conte già nell’ottobre del 2019, chiedendo nuovamente che a coordinare i servizi di intelligence venisse messo un civile (come lui aveva provato a fare nel 2016), ma anche in quel caso la risposta di Conte fu picche.

Insomma, da un lato abbiamo Renzi che da almeno cinque anni tenta di imporre un civile e non un militare o un poliziotto al coordinamento dell’intelligence. Dall’altra Conte sembra godere di piena fiducia e grandi appoggi dentro i vertici dei servizi segreti.

Il suo progetto di una fondazione mista pubblico-privata, per gestire il comparto della cybersecurity, porterebbe di fatto alla creazione di un super servizio segreto sotto il comando del fidatissimo capo del Dis Gennaro Vecchione e obiettivamente ha rivelato l’anomalia pervicace di un Conte che tiene per sé la delega sul controllo dei Servizi di intelligence.

Insomma il distinto e autorevole Presidente del Consiglio sembra aver assunto le caratteristiche del classico “coniglio mannaro”. Chi lo sottovaluta potrebbe commettere un errore. Ma nella definizione e conclusione di questa fase politica occorre vedere come andrà la verifica sul suo governo prima alla Camera e poi al Senato.

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