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09/03/2021

Brasile - Annullate le condanne a Lula! Il Paese a una svolta

Il Brasile si prepara a cambiare di nuovo pagina. Il giudice della Corte Suprema, Edson Fachin, ha invalidato tutte le condanne dell’ex presidente Luiz Inácio Lula da Silva che, quindi, recupera i suoi diritti politici.

Questo significa che potrà condidarsi contro Jair Bolsonaro per le elezioni presidenziali del prossimo anno. E un sondaggio di questi giorni gli attribuiva – ma si trattava solo di un’ipotesi, ritenuta non molto realistica – il 50% dei consensi, dunque la certezza della vittoria.

Con oltre 11 milioni di contagiati e quasi 270.000 vittime per la pandemia, il Brasile è il secondo paese al mondo nella classifica dei più colpiti. L’economia ha subito colpi durissimi – il turismo è scomparso, come in tutto il mondo – e le sofferenze della popolazione sono in continua crescita, stante anche l’aggravarsi delle diseguaglianze.

La decisione della Corte Suprema è arrivata dunque come uno squarcio di luce in cielo plumbeo, restituendo una possibilità al popolo brasiliano. Non sarà facile, perché il potere delle multinazionali statunitensi e della borghesia compradora nazionale può contare da sempre sulla brutale forza dei militari (agli ordini degli USA, di fatto) e una magistratura per larghe parti “formata” a Washington.

Come si era visto con Sergio Moro, il magistrato che ha gestito l’inchiesta Lava Jato (Mani pulite, se vi ricorda qualcosa) sulla corruzione che aveva infine coinvolto Lula senza uno straccio di prova (come dimostrato da numerose controinchieste), costringendolo a 19 mesi di prigione prima che un’altra sentenza ne disponesse il ritorno in libertà, ma senza diritti politici.

Esemplare il percorso di Moro: dagli studi di “perfezionamento” negli Usa, all’inchiesta contro Lula e infine all’incarico di ministro della giustizia nel governo Bolsonaro. Una ricompensa piuttosto esplicita, no?

Lula, fondatore del Partito dei Lavoratori, non è un estremista rivoluzionario, e di errori ne aveva certamente compiuti parecchi, nei suoi anni alla presidenza (poi ceduta di fatto a Dilma Roussef). Ma neanche quel poco obbiettivamente fatto a favore della parte più disperata del popolo brasiliano (leggi sul lavoro che limitavano lo strapotere delle imprese, aumento del salario minimo, ecc.) poteva essere tollerato da un potere economico tra i più avidi e asserviti del pianeta.

La cancellazione della condanna riapre i giochi in tutta l’America Latina. Per le sue dimensioni, il peso economico, il ruolo da sempre avuti negli equilibri dell’area, un possibile ritorno del Brasile nell’alleanza dell’Alba (con Venezuela, Bolivia, Ecuador – se al ballottaggio vinceranno i correisti, come probabile – Cuba, Nicaragua, ecc.) può rilanciare la prospettiva di un subcontinente sulla via dell’emancipazione e del “socialismo possibile”.

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