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10/10/2023

Tassi in salita, danni collaterali e MES

di Guido Salerno Aletta

Quando le Banche centrali decidono di alzare i tassi di interesse, non c'è solo da fare i conti con il maggior onere cui deve andare incontro chi vuole emettere un prestito o prendere del denaro a credito in banca, oppure chi ha in corso un rapporto stipulato a tasso variabile.

Ci sono da valutare le perdite patrimoniali che penalizzano tutti gli operatori, che siano banche, fondi di investimento o assicurazioni, che hanno in portafoglio titoli acquistati in precedenza per parcheggiare la propria liquidità o per farne trading: questi titoli, che fruttano rendimenti inferiori a quelli di mercato, devono essere svalutati.

Se verranno comunque rimborsati al valore pieno alla loro scadenza da parte dell'emittente, a venderli valgono di meno: e valgono sempre meno a mano a mano che i tassi di mercato salgono.

Non c'è solo la Bundesbank a dover fare i conti con le perdite che derivano da un conto economico in cui deve remunerare a tassi elevati i depositi di liquidità delle banche tedesche, mentre incassa poco o nulla se non va addirittura in perdita sui titoli di Stato che ha comprato durante i Qe. Per sua fortuna, le regole contabili prevedono in via generale che i titoli che vengono dichiarati come "detenuti fino a scadenza", come è nel caso di quelli acquistati per motivi di politica monetaria, sono esenti dalle variazioni derivanti dagli andamenti del mark to market. Svalutazioni e rivalutazioni rispetto all'andamento dei titoli sul mercato si applicano solo a quelli detenuti in portafoglio e dichiarati "disponibili per la vendita".

Già nel corso del 2022, se la Bundesbank avesse dovuto applicare il mark to market ai titoli in portafoglio per ragioni di politica monetaria, avrebbe dovuto effettuare svalutazioni per 133 miliardi di euro che si sarebbero aggiunti alle minusvalenze per 8 miliardi che ha dovuto registrare a fronte di altri asset.

Il problema si pone, in via generale, per il sistema bancario che è alle prese con un rialzo generalizzato dei tassi di interesse: se non vengono adeguatamente remunerate, i depositanti sono indotti a ritirare le proprie giacenze per investire in modo più profittevole. Il fatto è che se una banca ha investito una buona parte dei fondi in titoli a basso rendimento dichiarandoli come "detenuti fino a scadenza", oppure ha erogato prevalentemente crediti a tasso fisso, non può aumentare in modo generalizzato e sostanzioso la remunerazione dei depositi.

A fronte di un ritiro di fondi si trova in difficoltà: è quanto è accaduto negli Usa con una serie di banche locali come SVB. Se avesse dichiarato come "disponibili per la vendita" i titoli che in precedenza erano stati classificati come "detenuti fino a scadenza" sarebbe andata incontro al fallimento, perché doveva applicare la perdita a mark to market. In ogni caso, poiché l'ammontare delle somme ritirate era superiore al suo capitale, sarebbe fallita comunque.

Devono intervenire con urgenza sia la Fed che la FDIC (Federal Deposit Insurance Corporation) per garantire i depositanti rendendoli indenni da perdite e prendendo sotto tutela l'Istituto bancario in difficoltà: occorre evitare ad ogni costo che si generi un senso di insicurezza tra i risparmiatori che li indurrebbe al bank run, la corsa generalizzata al ritiro dei fondi. Un evento cui nessun sistema può porre rimedio se non "chiudendo" gli sportelli: ma è già il caos.

Ecco che, mentre da una parte la Fed ha alzato i tassi di interesse ed ha avviato la vendita di titoli comprati con i Qe per drenare liquidità al fine di contrastare l'inflazione, dall'altra deve fornire sia i mezzi al FDIC per intervenire in casi di emergenza sia alle banche che hanno bisogno di liquidità: lo fa con operazioni di Reverse Repo (RPP), prendendo in garanzia titoli federali in cambio di liquidità a breve che viene adeguatamente remunerata. In pratica, la Fed con una mano ritira liquidità sul mercato finanziario attraverso le aste di titoli federali e di MBS's garantiti dalle Agenzie federali, con l'altra la immette prestando liquidità al FDIC ed alle Banche.

Di quanto accade nel sistema bancario europeo ci sono ben poche notizie: c'è solo la pressione spasmodica di Bruxelles affinché sia approvata anche da parte dell'Italia la riforma del MES, il Nuovo Fondo Salvastati e Salvabanche, che offrirà una ciambella di salvataggio anche alle banche in difficoltà senza però coinvolgere gli Stati. In pratica, mentre l'Unione europea ha vietato il Bail-out, l'intervento di emergenza da parte degli Stati in caso di insolvenza bancaria, ci si è resi conto che sia il Bail-in con i relativi sistemi di Risoluzione bancaria sia la tutela su base consortile dei depositi fino a 100 mila euro sono strumenti assai poco affidabili.

La Bce, avendo a che fare con sistemi bancari di tanti Stati diversi, non potrebbe certo intervenire con la stessa libertà della Fed: tutti le punterebbero il dito contro, accusandola di favoritismo.

Per questo serve il Nuovo Mes: ad intervenire in caso di difficoltà di qualche banca, senza coinvolgere direttamente né lo Stato di appartenenza né la Banca centrale competente, né la Bce.

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