Non sarà senza conseguenze l’ultima decisione con cui l’Unione Europea intende aumentare la pressione economica contro la Russia.
L’Unione ha infatti autorizzato le proprie navi da guerra impegnate nel Mediterraneo nell’ambito dell’operazione IRINI a fermare e ispezionare petroliere straniere sospettate di trasportare greggio russo appartenente alla cosiddetta “flotta ombra”. L’annuncio è arrivato dalla solita Kaja Kallas, una degli esponenti europei più guerrafondai in qualità di Alta rappresentante dell’UE per la politica estera. L’obiettivo, secondo la Kallas, è ridurre le entrate con cui Mosca finanzia le proprie operazioni militari in Ucraina.
È bene ricordare che l’operazione IRINI era stata lanciata dalla Ue nel Mediterraneo nel 2020 ma con il compito di monitorare il rispetto dell’embargo sulle armi dirette alla Libia. Con questa decisione il mandato dell’operazione europea viene ampliato, ciò consentirà alle unità navali europee di abbordare e controllare anche le navi sospettate di aggirare le sanzioni energetiche imposte alla Russia. Sempre che quest’ultima accetti di farsi abbordare le proprie navi senza reagire.
La decisione fa il paio con la proposta di estensione del mandato dell’altra missione navale militare europea – Aspides – la quale, dopo il Mar Rosso, vorrebbe intervenire anche nello Stretto di Hormuz, nonostante l’Iran abbia fatto sapere chiaramente che non gradirà la presenza di navi militari straniere.
Insomma nel Mediterraneo come nel Golfo Persico la UE continua a giocare con il fuoco. E “l’incidente” è sempre più a portata di mano, quanto cercato con ossessiva determinazione.
Contestualmente, l’Unione Europea continua a mostrare totale complicità verso le operazioni – e i danni – che l’Ucraina continua a infliggere ai propri alleati europei.
È il caso del sabotaggio al gasdotto North Stream in Germania nel 2022 e del danneggiamento nel Mediterraneo della nave metaniera russa Arctic Metagaz – colpita dai droni marini ucraini e mandata alla deriva lo scorso marzo, per poi approdare in Libia. Adesso sono i droni ucraini che continuano a provocare problemi alla “alleata” Romania (membro della Ue e della Nato).
Dopo la manipolazione smascherata sul caso del drone russo intercettato dagli ucraini e poi caduto in Romania qualche settimana fa, un nuovo caso sta esacerbando la pazienza degli alleati con l’Ucraina.
L’ultimo episodio, di sei giorni fa, è quello del drone marino esploso nel porto rumeno di Costanza che – in questo caso – non era russo, ma ucraino. Anche in questa occasione ad affermarlo è stato il presidente della Romania Nicușor Dan, che non è certo un amico del Cremlino.
Il Ministero della Difesa rumeno il 5 giugno ha riferito che quattro droni sono sfuggiti al controllo delle Forze Armate ucraine. Uno di essi è esploso nel porto di Costanza, il secondo in mare aperto vicino al porto, altri due – a circa 145 km a est della città della Romania.
Pare che l’obiettivo dei droni marini ucraini fosse la petroliera Safeen Elona diretta da Costanza al porto russo di Novorossik dove doveva imbarcare petrolio.
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Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.
12/06/2026
La Ue gioca con il fuoco nel Mediterraneo e l’Ucraina danneggia i propri alleati
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