Presentazione


Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.
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04/11/2024

Capotreno accoltellato a Genova Rivarolo: basta violenze nei confronti dei lavoratori delle ferrovie, USB proclama sciopero nazionale

Ennesimo episodio di violenza nei confronti di un lavoratore del trasporto ferroviario: un Capotreno è stato accoltellato in modo grave, presso la stazione di Rivarolo. Una terribile conferma del grave e immediato problema delle violente e reiterate aggressioni al personale mobile, una situazione che la nostra organizzazione ha più volte denunciato.

A tutt’oggi, infatti, siamo di fronte a un’escalation di violenza su scala nazionale, a fronte delle quali non abbiamo verificato nessun intervento da parte delle forze di polizia a tutela del personale mobile.

La gravità di quanto accade giornalmente al personale mobile ferroviario necessita di un intervento urgente, a tutela della sicurezza e dell’incolumità delle lavoratrici e dei lavoratori che, quotidianamente, prestano servizio alla collettività.

USB proclama sciopero nazionale di 8 ore, ai sensi dell’art. 2 comma 7 della legge 146/90 e s.m.i., per il giorno 5 novembre 2024, dalle 9.01 alle 16.59, di tutto il personale mobile dipendente.

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22/06/2023

Insegnare comunque, tra discredito sociale e coltelli

Sono l’insegnante che ha subito un accoltellamento da un suo alunno di seconda superiore. Avevo preferito inizialmente la linea del silenzio stampa, ma poi una serie di informazioni false diffuse sui media, in particolare circa presunte note con cui avrei vessato l’alunno, mi aveva indotta a rilasciare un’intervista a Repubblica subito dopo le mie dimissioni dall’ospedale, nonostante fossi ancora molto sofferente.

Le dichiarazioni successive, soprattutto quelle rilasciate in televisione dal difensore dell’alunno, mi inducono oggi ad un’ulteriore precisazione.

Scelgo volutamente la stampa in luogo della televisione, in accordo con i miei legali, perché lo ritengo un medium informativo più discreto e non voglio che l’accento venga messo sugli aspetti scandalistici ed emotivi della vicenda.

In primo luogo tengo a precisare che, nonostante sia uscita dall’ospedale il quarto giorno dopo l’intervento, il dolore al braccio è ancora intenso, ho diverse ferite da taglio sulla testa, inclusa una microfrattura cranica, e che i colpi inferti vicino al collo per puro caso non hanno intercettato l’aorta, altrimenti non sarei più qui.

Sono ancora ben lontana dal poter riprendere una vita normale. Mi attende infatti una lunga e dolorosa fisioterapia, oltre che un percorso di supporto psicologico, senza considerare il danno permanente che potrebbe conseguire a quanto accaduto.

Dispiace sentire minimizzare implicitamente dall’avvocato del ragazzo il dolore fisico che ancora provo, dispiace che si scelga di farlo in tv, così come, ribadisco, mi è dispiaciuto non ricevere le scuse della famiglia, che (a differenza di quanto dichiarato) conosceva la mia mail istituzionale, così come la conoscevano tutte le altre famiglie e gli alunni che l’hanno usata per dimostrare la loro solidarietà alla mia persona, oltre che alla scuola.

Vorrei si lasciasse alle persone deputate e competenti (psichiatri, educatori, magistrati) la valutazione del ragazzo, del suo vissuto e delle sue azioni: ho piena fiducia che chi di dovere saprà garantire il percorso di cui lui ha bisogno, lontano dalla risonanza mediatica e nel rispetto del dolore di tutti.

Colgo l’occasione per condividere anche una breve riflessione sulla scuola, perché tanto si è detto e scritto della scuola in queste settimane.

Tengo a dire che ho scelto di trasferirmi all’IIS Alessandrini di Abbiategrasso proprio perché lo conoscevo come una scuola dell’accoglienza, dell’inclusione, del supporto agli alunni in difficoltà.

È un istituto in cui molta attenzione viene prestata all’umanità degli alunni e ai loro percorsi di crescita, in cui la maggioranza dei colleghi e lo stesso gruppo di dirigenza si impegnano a fondo a questo scopo, in cui è attivo uno sportello psicologico tenuto da un professionista capace ed esperto. Penso di essere a mia volta una docente attenta ai bisogni anche emotivi dei ragazzi e aperta al dialogo con le classi.

Alcuni spunti di riflessione però si impongono.

1. Purtroppo la scuola fa un lavoro molto delicato e discreto in un contesto sociale ed economico che utilizza quotidianamente il linguaggio della competizione, della mercificazione e della violenza, che del litigio fa spettacolo, che dell’uccidere fa il principale obiettivo dei videogiochi per bambini, e che ai linguaggi d’odio si è quasi assuefatto, in cui gli stessi rappresentanti delle istituzioni non si sottraggono ad aggredire verbalmente anche le minoranze o categorie fragili come i migranti. La scuola opera in un contesto politico in cui si preferisce investire risorse nelle armi e nella guerra piuttosto che nei servizi e nella solidarietà sociale.

2. In secondo luogo la scuola è oggetto costante di discredito sociale, ritenuta causa del disagio dei ragazzi, primo capro espiatorio di un livello culturale sempre più basso nel nostro paese, benché, giorno dopo giorno, ognuno di noi si impegni a stimolare gli alunni, a creare ambienti di apprendimento che consentano loro di diventare cittadini critici e capaci di apprezzare la bellezza e di costruirsi un percorso di vita. Quanti colleghi conosco che si mettono costantemente in discussione, nonostante lo stipendio umiliante e gli attacchi continui! Eppure veniamo tacciati di essere quelli che hanno le ferie lunghe e i pomeriggi liberi, quanto di più lontano dal vero.

3. Infine la scuola è coinvolta nella marginalizzazione cui tutto il mondo della cultura, dell’arte e del sociale sono oggi relegati: gli istituti in linea con i tempi sono quelli che spendono i soldi del PNRR per comprare robot di ultima generazione e visori 3D, mentre i laboratori teatrali e le attività musicali sono relegati in spazi opzionali e forse non riescono a raggiungere gli studenti che ne avrebbero più bisogno; nella scuola devono entrare sì le tecnologie, e chi mi conosce sa quanto io ne faccia uso nella didattica, ma prima di tutto progetti di teatro, di affettività, di volontariato, di cooperazione, che inducano i ragazzi a entrare in relazione, ad ascoltarsi, a mettersi nei panni degli altri.

In tal senso voglio citare un elemento di discussione su cui in più di un’occasione ho avuto modo di confrontarmi con lo studente che mi ha poi aggredita.

Lui studiava poco la storia e si chiedeva perché dovesse farlo, visto che intendeva diventare un ingegnere e la storia “non serve” a questo scopo. Ho cercato più volte di fargli capire che la scuola non serve a preparare a un mestiere, molto meglio lo farebbe l’apprendistato lavorativo, che la scuola non ha un fine utilitaristico, ma aiuta a costruire le persone, i cittadini che saremo, a farci comprendere la realtà e partecipare alla comune umanità.

In classe abbiamo riflettuto, al termine della lettura di passi scelti dei Promessi Sposi, sul senso del “fare il bene”, dell’impegnarsi per il bene comune piuttosto che volerlo per sé, ma lui quel giorno non c’era.

Spero che altre figure educative riusciranno in futuro dove io e i miei colleghi non abbiamo potuto far breccia.

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02/08/2018

“Sporco comunista”, giornalista accoltellato sulla porta di casa

Riportiamo il testo dell’agenzia AdnKronos, con tutti i suoi condizionali dubbiosi, per far vedere come “il trattamento della notizia” non sia mai innocente. L’Aggressione c’è stata, la coltellata anche, la denuncia ai carabinieri pure. La figura di Nascimbeni è abbastanza nota, con una biografia senza zone d’ombra.

*****

Un fendente diretto al volto, parato con un braccio e sferrato sulla porta di casa. Questo quanto sarebbe accaduto ieri sera a Enrico Nascimbeni, cantautore, scrittore, giornalista e direttore di Border OnLine del Gruppo Saman, vittima di un agguato da parte di due uomini e sul quale stanno ora indagando i carabinieri. A raccontare l’episodio di violenza è stato lo stesso cronista, che su Facebook ha voluto rassicurare amici e colleghi sulle sue condizioni di salute e ringraziare tutti per la solidarietà ricevuta.

“Sono tornato poco fa dalla stazione Garibaldi dei carabinieri – ha scritto nella tarda serata di ieri Nascimbeni – che ringrazio per tutto quello che hanno fatto e per il loro garbo la loro umanità e per come stanno svolgendo il loro lavoro e le indagini (uno di loro in casa mia ha riempito la ciotola di acqua fresca al mio cane, gesto in certi momenti che non si scorda)”. Uno dei due aggressori, secondo quanto riferisce il cronista l’avrebbe aggredito sulla porta di casa. “Mi ha tirato una coltellata al viso – racconta Nascimbeni – che per reazione istintiva ho parato con un braccio che ovviamente ha un taglio non grave. Non grave davvero”.

“Se ne sono scappati via dicendomi ‘sporco comunista di merda’. Mi sono chiuso in casa. Mi sono ripigliato un po’ – ha raccontato ancora – e chiamato i carabinieri (e ne sono arrivati tanti) ed è arrivata una ambulanza. Una paramedica mi ha medicato e poi sono andato con i CC in caserma e ci sono rimasto fino a poco fa”.

Nascimbeni ha poi ringraziato quanti gli sono stati vicini immediatamente dopo l’accaduto, a partire dal gruppo dei Sentinelli di Milano fino all’Anpi. “Non mi aspettavo una cosa del genere – ha commentato ancora -. Una violenza del genere contro un giornalista, uno scrittore, un cantautore, per le sue idee. Mi sono spaventato e parecchio. Me la sono vista brutta. Ma mi è andata tutto sommato bene”, ha scritto, per poi concludere il post con “ora e sempre Resistenza”.

Enrico Nascimbeni nel 2016 venne insignito del Premio “Amico del Popolo Rom” per il suo impegno attivo contro tutti i razzismi e del “Premio Internazionale Phralipe”, destinato ad enti, organizzazioni o persone che esprimono disinteressatamente la loro solidarietà verso il popolo Rom.

“Casualmente”, stamattina era prevista una manifestazione a Roma proprio di Rom e Sinti, dalle 12 alle 17, in piazza Montecitorio. Dall’appello:


Prima di tutto per ricordare gli ultimi 2.897, donne, uomini e bambini rom e sinti dello Zigeunerlager di Auschwitz-Birkenau uccisi nella notte del 2 agosto 1944 e commemorare con loro più di mezzo milione di nostri fratelli e sorelle morti nei campi di sterminio d’Europa.

Poi per affermare che commemorare oggi quella data significa ricordare, imparare e agire in una nuova situazione di difficoltà. Noi siamo figli e nipoti di quelle persone. Abbiamo imparato sulla nostra pelle che il razzismo non porta un futuro migliore nemmeno per i razzisti, porta solo la ripetizione di una storia atroce e devastante per tutti. Siamo determinati ad agire con tutte le nostre forze contro questa onda nera che ci riporta indietro, non soltanto per proteggere noi e i nostri figli, ma in difesa di tutti i cittadini, in difesa della nostra civiltà e della nostra democrazia.

In Europa, in questi ultimi tempi le nostre comunità vivono un rinnovato sentimento di preoccupazione e paura: in Ucraina, in Ungheria, in Slovacchia, in Romania movimenti razzisti e neonazisti attaccano le nostre comunità, bruciano le nostre abitazioni e, come in Ungheria e Ucraina, uccidono. In Italia un sentimento di odio e discriminazione a lungo coltivato si concretizza da parte del nuovo governo in minacce di censimento etnico e di espulsione di rom e sinti non italiani. Che poi a questi ultimi si dica che “purtroppo” non saranno cacciati non riduce certo la preoccupazione di una comunità che ha una storia di discriminazione e persecuzione plurisecolare e che proprio in questo periodo subisce atti di violenza grandi e piccoli di cui basta ricordare la piccola Cirasela, colpita alla schiena pochi giorni fa da uno dei vigliacchi che sparano a chi non gli piace perché nero o perché “zingaro”.

Infine, per dire al nuovo governo, al quale abbiamo chiesto per ora inutilmente un incontro, che non sarà a colpi di censimento o di ruspa che si risolvono i problemi e che noi continuiamo a essere assolutamente determinati ad assumerci la nostra parte di responsabilità nella ricerca di soluzioni a vantaggio dell’Italia e dei suoi cittadini di origine Rom e Sinti.

Per dire che rabbia e rancore verso chi è più debole non hanno mai risolto né risolverà le difficoltà. Per anni i governi non hanno svolto le azioni necessarie per risolvere i problemi reali che ci affliggono e abbiamo visto spendere il denaro dei contribuenti italiani ed europei con un approccio rivolto all’assistenza e a internarci nei campi, una soluzione inefficace, che ha prodotto più degrado e emarginazione, ma fino ad ora non abbiamo ricevuto alternative credibili.

Per tutto questo rinnoviamo la richiesta al governo di condividere la nostra determinazione di affrontare i problemi insieme non contro di noi per lavorare per un vero cambiamento che faccia sì che le persone non sentano paura e rabbia, ma coraggio e speranza.

Per tutto questo il 2 agosto saremo a Roma in piazza Montecitorio invitando cittadini, artisti, intellettuali, forze politiche e sociali a portare un segno di solidarietà a una battaglia che non è solo nostra ma di tutti coloro che vogliono per Rom e Sinti e per tutti gli italiani una vita migliore.

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22/02/2018

Razzismo, da Macerata ad Heilbronn

Immaginiamo che un profugo accoltelli dei passanti e ne ferisca gravemente uno. Il giorno dopo, probabilmente, sui giornali si parlerebbe di « terrore ». Immaginiamo che le vittime siano profughi e l’accoltellatore un russo di origine tedesca. Quali sarebbero le reazioni ? Sabato è successo proprio questo. Per molti giornali l’aggressione meritava solo un trafiletto. L’accoltellatore aveva bevuto, scrivono, quasi scusandolo. Ci sono voluti due giorni perché si parlasse di razzismo.

Cos’era successo ? Sabato sera, un uomo di 70 anni accoltella tre giovani profughi fermi davanti a una chiesa, la Kilianskirche, nel centro di Heilbronn, cittadina di 125.000 abitanti del Baden-Württemberg (Germania meridionale). Un afghano di 17 anni viene gravemente ferito. I suoi due amici, un irakeno e un siriano, sono feriti leggermente. Il sostituto procuratore qualifica il gesto come «lesioni gravi» e non come tentato omicidio. L’accoltellatore viene lasciato a piede libero, dato che «non sussiste il pericolo di fuga o di reiterazione del reato».

La polizia nasconde importanti informazioni sull’identità delle vittime e dell’aggressore. Dichiara che l’uomo è «russo», sebbene abbia la cittadinanza tedesca. In un primo tempo, la motivazione razzista del suo gesto viene completamente taciuta. Solo lunedì il sostituto procuratore e il questore dichiarano che l’accoltellatore intendeva «dare un segnale contro la politica attuale nei confronti dei profughi». Parole scelte per minimizzare e relativizzare il suo gesto.

A Heilbronn, amministrazione comunale e polizia tentano da anni di minimizzare il problema del neofascismo. Dichiarano a più riprese che non esistono in città organizzazioni di destra, ma solo singoli «populisti». Eppure, proprio a Heilbronn, l’organizzazione terroristica nazista NSU ha assassinato nel 2007 la poliziotta Michèle Kiesewetter. Le autorità chiudono un occhio e si nascondono dietro un dito per non mettere in cattiva luce una città dove la propaganda razzista ha una lunga tradizione. Dagli anni '90 Heilbronn è diventata una roccaforte dell’NSU. Alle politiche del 2017 l’AfD (Alternativa per la Germania) ha conquistato, con il 18%, il miglior risultato della regione, sfruttando un terreno fertile, dove la cultura razzista è largamente diffusa.

Il gesto di sabato non è che la punta dell’iceberg. Nelle ultime settimane la propaganda contro i giovani rifugiati che, come le vittime, si incontrano davanti alla Kilianskirche, si è intensificata. Uno è passato dalle parole ai fatti. Venerdì organizzazioni della sinistra e della società civile hanno annunciato un presidio, per sottolineare che non è possibile, dopo quello che è avvenuto, tornare alla vita di tutti i giorni come se nulla fosse.

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21/02/2018

Forza Nuova, il braccio violento e vittimista dell’establishment

Forza Nuova ha deciso di obbedire ai desideri del Pd e in generale dell’establishment, che fin dall’inizio hanno presentato la campagna elettorale divisa in due settori nettamente distinti: da un lato le liste “interne” ai giochi di potere (Pd, Forza Italia, Lega e e satelliti vari delle due coalizioni, più i Cinque Stelle, anche se sempre con filo di diffidenza), dall’altra “gli opposti estremismi”.

La prova? Tutte le (poche) volte che la “capa politica” di Potere al Popolo è stata chiamata in tv si è sempre vista proporre un confronto con Casapound o Forza Nuova. Di fronte ai ripetuti rifiuti i gestori delle varie trasmissioni hanno ripiegato chiamando anche esponenti di altre liste in corsa. Una di queste trasmissioni – Kronos, su RaiDue – è arrivata all’oscenità deontologica di registrare un’intervista a Viola in solitario e poi montarla come “intervista doppia” in abbinamento a un esponente di Casapound. Naturalmente senza avvertire la compagna del “pacchetto” che le sarebbe stato confezionato.

Nonostante tutti – ma proprio tutti – i media mainstream abbiano seguito la stessa linea, il gioco non è andato mai completamente a punto. Nonostante persino l’operato di Minniti, che ha dato ordine di proteggere militarmente i fascisti in tutte le piazze d’Italia, disponendo cariche indiscriminate sulle poteste degli antifascisti veri.

E’ qui che entra in gioco Forza Nuova – l’erede diretta di “Terza Posizione”, culla dei Nar negli anni ‘70 – che decide di “passare all’azione”.

Ed entra in campo col suo solito “stile”: vittimismo e violenza vigliacca.

Il vittimismo parte con un oscuro episodio avvenuto ieri sera a Palermo. Massimiliano Ursino, dirigente locale di Forza Nuova, è stato legato con del nastro isolante e picchiato ieri sera da un gruppo di almeno sei persone. In linea teorica il fatto è incontrovertibile, visto che viene addirittura fatto girare in rete un video.



Però... Nel video non si vede assolutamente nulla. Tutto avviene al buio e si sente addirittura una ragazza dire chiaramente “ma dai, lo conosciamo, non è successo niente, è uno scherzo...”. Si sente anche una voce maschile urlare, come se lo stessero picchiando. Gli “aggressori” lo legano, perdendo altro tempo, mentre tutt’intorno il via vai di gente continua senza problemi.

Ma... La scena avviene ufficialmente alle 19, in via Dante, pieno centro, con i negozi ancora aperti, gente che cammina, telecamere a bizzeffe, pattuglie di polizia in servizio, ecc. Alla fine ad Ursino viene diagnosticato in ospedale: frattura al naso, sospetta lesione a una spalla, qualche ematoma.

Il dirigente di Forza Nuova non è un bambino alieno alle tecniche di combattimento. Nel 2006 aveva pestato e rapinato, insieme ad altri due militanti di Forza Nuova, due venditori ambulanti del Bangladesh. In pratica avevano tolto loro una borsa e un sacchetto di plastica contenente articoli di bigiotteria. La reazione degli immigrati al furto era bastata a scatenare la reazione dei tre, che li avevano colpiti con calci e pugni. Arrestato e poi rilasciato, aveva proseguito con l’organizzare “ronde” contro i pericolosissimi venditori di bigiotteria.

Due anni dopo altra “brillante operazione mediatica”: assieme a un altro esponente di Forza Nuova fu denunciato per per aver inviato alla sede palermitana dell’Adnkronos e ad altri media un pacco contenente una bambola insanguinata. Ai carabinieri, i due spiegarono di aver mandato i pacchi come “gesto dimostrativo contro l’aborto”.

In numerose foto e video, che ora stanno “finalmente” avendo circolazione in rete, lo stesso Ursino appare mentre si addestra nella boxe con fiero cipiglio.

Insomma, un tipo da trattare con le molle, che non si fa sbattere per terra dal primo venuto, e nemmeno da due o tre. A suo dire, almeno...

Non siamo particolarmente esperti di “azioni violente”, quindi abbiamo chiesto un parere a compagni che qualcosa ne masticano, e abbiamo ricevuto questa risposta.
Un atleta in media forma possiede una vitalità fisica che gli permette di affrontare senza problemi più persone ‘normali’, se disarmate, come in questo caso. Può darsi che gli aggressori fossero altrettanto ‘fisici’ e allenati, ma questo restringerebbe di parecchio il raggio dei ‘sospetti’.

Ma le cose che non tornano sono parecchie. Intanto, per condurre un’azione organizzata di questo tipo si presuppone esista un’organizzazione di un certo numero di persone, addestrate nel tempo per condurre le varie fasi di qualsiasi azione: studiare orari e abitudini dell’obiettivo scelto (senza farsi notare...), predisporre un minimo di ‘piano d’azione’, vie di fuga, assicurarsi che il luogo scelto non sia nel mirino di telecamere di negozi o altro e, infine, un ‘nucleo operativo’ con doti fisiche non secondarie.

Faccio notare che un ferimento a colpi d’arma da fuoco è militarmente più semplice, perché non serve un grande numero di partecipanti, né è indispensabile un fisico bestiale.

Inoltre, legare l’obiettivo è un’operazione che richiede molto tempo – si immagina senza sforzo che l’obiettivo non se ne stia buono e fermo – e che appare assolutamente illogica per quello che, in definitiva, sarebbe un banale pestaggio.

L’orario e il luogo scelto, oltretutto, sono da suicidio in diretta. In via Dante ci dovrebbero essere decine di telecamere attive e non credo davvero che gli ‘aggressori’ si siano mascherati in un luogo nascosto, magari a centinaia di metri di distanza dal punto dell’azione, girando poi incappucciati per il centro di Palermo.

Infine, per sottolineare la particolarità siciliana, ricordo che neanche negli anni ‘70 – quando la disponibilità allo scontro era enormemente diffusa – si riuscì ad organizzare dei gruppi armati da quelle parti.
Fin qui l’analisi tecnica della dinamica. Ma “l’aggressione” di Palermo ha anche altre curiosità singolari. A quell’ora Roberto Fiore era negli studi Rai di Roma per registrare l’intervista poi trasmessa in tarda serata a Porta a Porta. E infatti ha potuto impegnarsi a fondo quasi soltanto su questo tema.

La campagna elettorale di Forza Nuova ha finalmente trovato quel boost che la porta fuori dal cono d’ombra determinato da una presenza socialmente irrilevante (basta riguardare la foto del patetico comizietto per difendere il quale Minniti ha fatto mettere a ferro e fuoco Bologna, sabato scorso).

Nelle stesse ore un folto gruppo di miliziani di Forza Nuova tentava di entrare negli studi de La7 dove si stava registrando la puntata di Dimartedì, diretta da Giovanni Floris. In studio c’erano, o erano attesi, personaggi del calibro di Matteo Renzi, Massimo D’Alema e Alessandro Di Battista. E’ logico supporre che ci fosse una proporzionale presenza di scorte di polizia e anche qualche osservatore dei “servizi”. Eppure sono arrivati fin quasi dentro gli studi, obbligando lo stesso Floris a un “confronto” fuori programma.

Passa qualche ora e un compagno viene accoltellato a Perugia...

D’un colpo, la campagna elettorale viene piegata allo schema che i media mainstream aveva preparato fin dall’inizio: esiste solo la politica dell’establishment, fuori da quel perimetro ci scanna tra fascisti a antifascisti, ma in fondo non è importante...

Avete capito male, ma noi abbiamo capito voi. Saremo il vostro incubo, ben oltre il 4 marzo...

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Perugia. Accoltellato attivista di Potere al Popolo. Chi soffia sul fuoco?

Un attivista di Potere al Popolo è stato accoltellato ieri sera intorno alle 22.30 a Perugia, mentre stava affiggendo dei manifesti elettorali di Potere al Popolo nella zona di Ponte Felcino alla periferia di Perugia.

Il compagno è stato accerchiato da alcune persone non ancora identificate. E’ stato quindi colpito con tre colpi di arma da taglio mentre un altro uomo che era con lui è stato colpito alla testa. Sono stati medicati all’ospedale Santa Maria della Misericordia.

“Stiamo lavorando per organizzare questa sera in piazza a Perugia un presidio popolare, contro il fascismo e l’austerity che lo alimenta” scrive in una nota Potere al Popolo di Perugia, “Il clima di odio scatenato in questi mesi da una classe politica irresponsabile che ha soffiato sul fuoco sta producendo i suoi frutti avvelenati. A Pagare il prezzo di questa violenza siamo noi, i migranti, i diversi, gli attivisti solidali. Chiediamo lo scioglimento delle organizzazioni neofasciste, vogliamo in questa campagna elettorale parlare di lavoro e giustizia sociale, di abolizione della Fornero e Jobs act”.

Si conferma così la prevista escalation auspicata e istigata dalle forze di governo e dai mass media. Il tentativo è quello di riprodurre lo schema di uno scontro tra gli “opposti estremismi” (incluso il tentativo ripetuto di fare dibattiti televisivi tra organizzazioni neofasciste e Potere al Popolo, rifiutati da quest’ultimo) in cui il governo – e il Pd – possano ergersi a tutori della sicurezza e della convivenza civile. Si punta così a creare artificiosamente e concretamente una inquietante simmetria – vedi quanto accaduto a Palermo dove è stato pestato un fascista con molti precedenti di aggressioni contro immigrati – funzionale alle forze di governo. Una operazione fin troppo spudorata, del tutto complementare con le mazzate distribuite nelle piazze dagli apparati di polizia di Minniti contro gli antifascisti.

La mappa delle aggressioni fasciste nel centro-nord


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17/10/2015

Israele - Palestina: prove di diplomazia all'ONU

Mentre la diplomazia internazionale si è messa lentamente in moto per cercare una soluzione all’ondata di violenze che dal primo ottobre infiamma Israele e i Territori palestinesi occupati, la tensione resta alta e ieri è stata un’altra giornata di scontri: sono stati quattro i palestinesi uccisi dai soldati israeliani e un attacco incendiario da parte di manifestanti palestinesi alla tomba di Giuseppe a Nablus, Cisgiordania, ne ha distrutto una parte.

Il segretario Usa John Kerry la prossima settimana incontrerà in Germania il premier israeliano Benjamin Netanyahu e ieri si è riunito in sessione straordinaria il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Pare che al momento non sia prevista alcuna risoluzione. Secondo fonti diplomatiche, la Giordania, custode delle moschee di al Aqsa e della Roc­cia, il sito religioso al centro della contestazione sfociata in violenze nelle ultime settimane, preme per l’approvazione di una dichiarazione comune di israeliani e palestinesi che metta fine agli scontri. Ma al momento non sembrano esserci spiragli: gli israeliani accusano il presidente dell’Autorità nazionale palestinese, Mahmoud Abbas, di incitare alla violenza e hanno preso misure durissime.

I quartieri palestinesi di Gerusalemme sono stati blindati, lo è tutta la città in cui sono state rafforzate le misure di sicurezza e sono stati dispiegati centinaia di agenti e soldati. Tel Aviv ha deciso per il pugno duro anche con i responsabili degli accoltellamenti di israeliani, quasi tutti uccisi: i loro corpi non saranno consegnati alle famiglie alle quali saranno demolite le case e confiscate le proprietà. Misure giudicate una “punizione collettiva” da molte organizzazioni per i diritti umani.

Gli israeliani non ne vogliono sapere neanche della la proposta francese, riportata da Le Figaro, di inviare osservatori internazionali a Gerusalemme, per controllare che non siano commesse violazioni delle regole sulla Spianata delle Moschee, il luogo che ha dato il via a quella che è stata ribattezzata intifada. L’intifada dei coltelli per gli israeliani, l’intifada di Gerusalemme per Hamas. Ma gli scontri e gli accoltellamenti si sono diffusi anche nei Territori palestinesi occupati e al confine con la Striscia di Gaza.

Il bilancio delle vittime è di otto israeliani uccisi quasi tutti in attacchi con coltelli, e 37 palestinesi uccisi dal fuoco israeliano, 15 dei quali legati agli accoltellamenti, mentre gli altri sono morti durante le manifestazioni e gli scontri. Le misure adottate da Tel Aviv hanno fatto montare ulteriormente la rabbia tra i palestinesi e stamattina c’è stato l’ultimo tentativo di accoltellamento, secondo quanto riferito dall’esercito israeliano: a Hebron, in Cisgiordania, un 18enne palestinese è stato ucciso da un ebreo dopo aver tentato di accoltellarlo.

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