“Stop the war on journalism: Free Julian Assange” è il titolo dei tre eventi “off” che gli Attivisti per Assange porteranno al Festival Internazionale del Giornalismo di Perugia in programma nel capoluogo umbro dal 17 al 21 aprile.
I tre eventi “off” sono:
– quattro giorni di volantinaggio all’entrata della decina di sale che ospiteranno conferenze per le migliaia di giornalisti italiani e stranieri che parteciperanno a #ijf24; il campo base degli attivisti sarà in piazza IV Novembre davanti al Palazzo dei Priori;
– una conferenza stampa che si terrà il 19/4 alle ore 11 presso l’iconica edicola di giornali a Porta Pesa, ormai chiusa ma un tempo luogo di incontro tra i perugini del quartiere, che leggevano e commentavano le prime pagine dei quotidiani esposte dal giornalaio;
– un incontro presso la sede perugina dell’ANPI, sezione Bonfigli Tomovic, in via del Cortone 19 (una traversa di Corso Cavour) il 20/4 alle ore 17:30, durante il quale verrà proiettata l’intervista TED fatta nel 2010 a Julian Assange da Chris Anderson, in cui il co-fondatore del sito WikiLeaks offre un vividissimo ritratto a 360° di se stesso. Al filmato farà seguito un dibattito tra quattro esperti di giornalismo chiamati a rispondere alla domanda: “Julian Assange è un giornalista?”
Parleranno Vincenzo Vita, giornalista de Il Manifesto e Articolo 21; Sara Chessa, giornalista indipendente, autrice del libro “Distruggere Assange – Per farla finita con la libertà d’informazione”, Ed. Castelvecchi; Tina Marinari, Coordinatrice delle campagne di Amnesty International Italia per una stampa libera e indipendente; Mauro Volpi, Costituzionalista ed esperto del caso Assange. Modererà Gianni Magini di AllertaMedia.
Aderiscono all’iniziativa, oltre alla sezione ANPI di Perugia e Amnesty International Italia, Turba, AllertaMedia e Liberi Edizioni.
Perché tutte queste iniziative “off” durante le giornate del Festival del Giornalismo?
Il motivo è presto detto. Anche se il Festival ha offerto una sessione su Assange nel 2022, negli ultimi due anni ha deciso di lasciarlo nel dimenticatoio – come se non esistesse più lo scandalo dell’incarcerazione, nel democratico Occidente, di un giornalista investigativo reo soltanto di aver fatto il suo mestiere. Un’incarcerazione in isolamento, che oltretutto dura ormai da cinque anni nella temibile prigione londinese di Belmarsh, mentre i giudici britannici decidono se Assange deve o non deve essere estradato negli Stati Uniti dove l’attendono fino a 175 anni di carcere duro.
Le accuse contro Assange, mosse dagli Stati Uniti con un accanimento che sa di vendetta, s’incentrano sulla rivelazione, da parte del giornalista ed editore australiano, di materiale segretato che ha fatto conoscere al mondo i crimini di guerra commessi dagli Stati Uniti in Afghanistan e Iraq. È pur vero che la Corte Suprema nel 1971 autorizzò i giornalisti – inequivocabilmente – a rivelare documenti segretati quando ciò non compromette la sicurezza nazionale e viene fatto nell’interesse pubblico. Di conseguenza, Assange avrebbe semplicemente esercitato il suo diritto di cronaca. Ma il Procuratore USA ha aggirato la sentenza della Corte, scegliendo di incriminare Assange ai sensi di una vecchia legge contro lo spionaggio del 1917, l’Espionage Act, che non consente all’imputato di invocare il criterio dell’interesse pubblico. Si tratta di un palese escamotage, non c’è dubbio, ma l’astuzia giuridica potrebbe costituire un precedente pericolosissimo per ogni giornalista e per noi tutti.
Infatti, se Assange come giornalista (o semplice cittadino) non ha il diritto di far conoscere materiale segretato anche se di grande interesse pubblico, allora addio alla libertà di stampa e di espressione. In futuro nessun giornalista investigativo, in nessun paese del mondo, oserà rivelare fatti tenuti segreti dal governo statunitense; altrimenti, rischierebbe di essere estradato da Washington e rinchiuso a vita in una prigione a stelle e strisce.
Ecco dunque la grande rilevanza che il caso Assange ha ancora e sempre per i partecipanti al Festival del Giornalismo di Perugia – anche se gli organizzatori non sembrano vederla. Per rompere questa loro omertà, gli Attivisti per Assange porteranno a Perugia il caso di Julian Assange – giornalista pluripremiato eppure vergognosamente rinnegato da tanti suoi colleghi.
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Presentazione
Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.
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15/04/2024
20/04/2023
Julian Assange, il convitato di pietra al Festival di Giornalismo di Perugia
Assente dal programma ufficiale del Festival, il caso Assange rientrerà dalla finestra: un gruppo di attivisti distribuirà ai partecipanti un opuscolo che spiega perché quel caso tocca ogni editore ed ogni giornalista.
La grande giornalista investigativa italiana Stefania Maurizi ha rotto il muro di omertà intorno al caso di Julian Assange l’anno scorso al Festival Internazionale di Giornalismo di Perugia (ijf), presentando il suo libro Il potere segreto. Perché vogliono distruggere Julian Assange e WikiLeaks (Chiaralettere, 2021; in English, Secret Power: WikiLeaks and Its Enemies, Pluto Press, 2022).
Quest’anno, manca nel programma del festival qualsiasi accenno al giornalista/editore australiano e così gli attivisti di FREE ASSANGE Italia, insieme a quelli di Amnesty Internazional Perugia, saranno presenti al Festival per far conoscere un nuovo libro sul caso, anch’esso di eccezionale valore: Il Processo a Julian Assange di Nils Melzer, che esce oggi, 19/4/2023, in italiano per i tipi di Fazi Editore (in inglese: The Trial of Julian Assange, Verso Books, 2022).
Molti giornalisti, che finora hanno scritto poco o nulla sul cofondatore di WikiLeaks, lamentano la mancanza di spunti nuovi sul suo caso. Ebbene, il libro di Melzer ne fornirà loro tantissimi. Con il grande scrupolo da lui dimostrato in passato come Relatore ONU sulla Tortura, l’autore documenta la persecuzione giudiziaria di Julian Assange in quanto giornalista. Sì, perché sotto attacco non è semplicemente un coraggioso editore che ha osato rivelare le illegalità dei Potenti, ma lo stesso giornalismo investigativo e la libertà di stampa.
Come scrive Melzer:
Per ulteriori informazioni visitate il nostro sito www.freeassangeitallia.it o scriveteci: info@freeassangeitalia.it.
Fonte
La grande giornalista investigativa italiana Stefania Maurizi ha rotto il muro di omertà intorno al caso di Julian Assange l’anno scorso al Festival Internazionale di Giornalismo di Perugia (ijf), presentando il suo libro Il potere segreto. Perché vogliono distruggere Julian Assange e WikiLeaks (Chiaralettere, 2021; in English, Secret Power: WikiLeaks and Its Enemies, Pluto Press, 2022).
Quest’anno, manca nel programma del festival qualsiasi accenno al giornalista/editore australiano e così gli attivisti di FREE ASSANGE Italia, insieme a quelli di Amnesty Internazional Perugia, saranno presenti al Festival per far conoscere un nuovo libro sul caso, anch’esso di eccezionale valore: Il Processo a Julian Assange di Nils Melzer, che esce oggi, 19/4/2023, in italiano per i tipi di Fazi Editore (in inglese: The Trial of Julian Assange, Verso Books, 2022).
Molti giornalisti, che finora hanno scritto poco o nulla sul cofondatore di WikiLeaks, lamentano la mancanza di spunti nuovi sul suo caso. Ebbene, il libro di Melzer ne fornirà loro tantissimi. Con il grande scrupolo da lui dimostrato in passato come Relatore ONU sulla Tortura, l’autore documenta la persecuzione giudiziaria di Julian Assange in quanto giornalista. Sì, perché sotto attacco non è semplicemente un coraggioso editore che ha osato rivelare le illegalità dei Potenti, ma lo stesso giornalismo investigativo e la libertà di stampa.
Come scrive Melzer:
Quando la verità viene soppressa dalla segretezza e dalla censura imperanti, quando i criminali di guerra e gli affaristi poco scrupolosi godono dell’impunità, quando le indagini sulle torture perpetrate dallo Stato vengono tenute all’oscuro, quando i documenti rilasciati ai sensi della FOIA sono quasi interamente redatti, quando la stampa ufficiale non esercita più il suo ruolo di controllo ma si autocensura arrendevolmente, allora viviamo davvero in un mondo contraffatto, privati di qualsiasi possibilità di scoprire cosa esattamente i nostri governanti stanno facendo in nostro nome. Allora ci servono davvero dei leak, ovvero delle falle nel sistema; ci servono crepe attraverso le quali la luce possa penetrare e consentirci di informarci.FREE ASSANGE Italia ha preparato un volantino sul libro di Melzer e anche un opuscolo sul caso Assange e la libertà di stampa; entrambi verranno distribuiti gratuitamente ai partecipanti dell’ijf giovedì, 20 aprile, ore 11-13 davanti alla Sala dei Notari e anche all’Auditorium San Francesco, ore 14 davanti al Hotel Brufani, ore 15 davanti all’Auditorium San Francesco, ore 17 davanti alla Sala Vaccara.
Per ulteriori informazioni visitate il nostro sito www.freeassangeitallia.it o scriveteci: info@freeassangeitalia.it.
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21/02/2018
Forza Nuova, il braccio violento e vittimista dell’establishment
Forza Nuova ha deciso di obbedire ai desideri del Pd e in generale dell’establishment, che fin dall’inizio hanno presentato la campagna elettorale divisa in due settori nettamente distinti: da un lato le liste “interne” ai giochi di potere (Pd, Forza Italia, Lega e e satelliti vari delle due coalizioni, più i Cinque Stelle, anche se sempre con filo di diffidenza), dall’altra “gli opposti estremismi”.
La prova? Tutte le (poche) volte che la “capa politica” di Potere al Popolo è stata chiamata in tv si è sempre vista proporre un confronto con Casapound o Forza Nuova. Di fronte ai ripetuti rifiuti i gestori delle varie trasmissioni hanno ripiegato chiamando anche esponenti di altre liste in corsa. Una di queste trasmissioni – Kronos, su RaiDue – è arrivata all’oscenità deontologica di registrare un’intervista a Viola in solitario e poi montarla come “intervista doppia” in abbinamento a un esponente di Casapound. Naturalmente senza avvertire la compagna del “pacchetto” che le sarebbe stato confezionato.
Nonostante tutti – ma proprio tutti – i media mainstream abbiano seguito la stessa linea, il gioco non è andato mai completamente a punto. Nonostante persino l’operato di Minniti, che ha dato ordine di proteggere militarmente i fascisti in tutte le piazze d’Italia, disponendo cariche indiscriminate sulle poteste degli antifascisti veri.
E’ qui che entra in gioco Forza Nuova – l’erede diretta di “Terza Posizione”, culla dei Nar negli anni ‘70 – che decide di “passare all’azione”.
Ed entra in campo col suo solito “stile”: vittimismo e violenza vigliacca.
Il vittimismo parte con un oscuro episodio avvenuto ieri sera a Palermo. Massimiliano Ursino, dirigente locale di Forza Nuova, è stato legato con del nastro isolante e picchiato ieri sera da un gruppo di almeno sei persone. In linea teorica il fatto è incontrovertibile, visto che viene addirittura fatto girare in rete un video.
Però... Nel video non si vede assolutamente nulla. Tutto avviene al buio e si sente addirittura una ragazza dire chiaramente “ma dai, lo conosciamo, non è successo niente, è uno scherzo...”. Si sente anche una voce maschile urlare, come se lo stessero picchiando. Gli “aggressori” lo legano, perdendo altro tempo, mentre tutt’intorno il via vai di gente continua senza problemi.
Ma... La scena avviene ufficialmente alle 19, in via Dante, pieno centro, con i negozi ancora aperti, gente che cammina, telecamere a bizzeffe, pattuglie di polizia in servizio, ecc. Alla fine ad Ursino viene diagnosticato in ospedale: frattura al naso, sospetta lesione a una spalla, qualche ematoma.
Il dirigente di Forza Nuova non è un bambino alieno alle tecniche di combattimento. Nel 2006 aveva pestato e rapinato, insieme ad altri due militanti di Forza Nuova, due venditori ambulanti del Bangladesh. In pratica avevano tolto loro una borsa e un sacchetto di plastica contenente articoli di bigiotteria. La reazione degli immigrati al furto era bastata a scatenare la reazione dei tre, che li avevano colpiti con calci e pugni. Arrestato e poi rilasciato, aveva proseguito con l’organizzare “ronde” contro i pericolosissimi venditori di bigiotteria.
Due anni dopo altra “brillante operazione mediatica”: assieme a un altro esponente di Forza Nuova fu denunciato per per aver inviato alla sede palermitana dell’Adnkronos e ad altri media un pacco contenente una bambola insanguinata. Ai carabinieri, i due spiegarono di aver mandato i pacchi come “gesto dimostrativo contro l’aborto”.
In numerose foto e video, che ora stanno “finalmente” avendo circolazione in rete, lo stesso Ursino appare mentre si addestra nella boxe con fiero cipiglio.
Insomma, un tipo da trattare con le molle, che non si fa sbattere per terra dal primo venuto, e nemmeno da due o tre. A suo dire, almeno...
Non siamo particolarmente esperti di “azioni violente”, quindi abbiamo chiesto un parere a compagni che qualcosa ne masticano, e abbiamo ricevuto questa risposta.
La campagna elettorale di Forza Nuova ha finalmente trovato quel boost che la porta fuori dal cono d’ombra determinato da una presenza socialmente irrilevante (basta riguardare la foto del patetico comizietto per difendere il quale Minniti ha fatto mettere a ferro e fuoco Bologna, sabato scorso).
Nelle stesse ore un folto gruppo di miliziani di Forza Nuova tentava di entrare negli studi de La7 dove si stava registrando la puntata di Dimartedì, diretta da Giovanni Floris. In studio c’erano, o erano attesi, personaggi del calibro di Matteo Renzi, Massimo D’Alema e Alessandro Di Battista. E’ logico supporre che ci fosse una proporzionale presenza di scorte di polizia e anche qualche osservatore dei “servizi”. Eppure sono arrivati fin quasi dentro gli studi, obbligando lo stesso Floris a un “confronto” fuori programma.
Passa qualche ora e un compagno viene accoltellato a Perugia...
D’un colpo, la campagna elettorale viene piegata allo schema che i media mainstream aveva preparato fin dall’inizio: esiste solo la politica dell’establishment, fuori da quel perimetro ci scanna tra fascisti a antifascisti, ma in fondo non è importante...
Avete capito male, ma noi abbiamo capito voi. Saremo il vostro incubo, ben oltre il 4 marzo...
Fonte
La prova? Tutte le (poche) volte che la “capa politica” di Potere al Popolo è stata chiamata in tv si è sempre vista proporre un confronto con Casapound o Forza Nuova. Di fronte ai ripetuti rifiuti i gestori delle varie trasmissioni hanno ripiegato chiamando anche esponenti di altre liste in corsa. Una di queste trasmissioni – Kronos, su RaiDue – è arrivata all’oscenità deontologica di registrare un’intervista a Viola in solitario e poi montarla come “intervista doppia” in abbinamento a un esponente di Casapound. Naturalmente senza avvertire la compagna del “pacchetto” che le sarebbe stato confezionato.
Nonostante tutti – ma proprio tutti – i media mainstream abbiano seguito la stessa linea, il gioco non è andato mai completamente a punto. Nonostante persino l’operato di Minniti, che ha dato ordine di proteggere militarmente i fascisti in tutte le piazze d’Italia, disponendo cariche indiscriminate sulle poteste degli antifascisti veri.
E’ qui che entra in gioco Forza Nuova – l’erede diretta di “Terza Posizione”, culla dei Nar negli anni ‘70 – che decide di “passare all’azione”.
Ed entra in campo col suo solito “stile”: vittimismo e violenza vigliacca.
Il vittimismo parte con un oscuro episodio avvenuto ieri sera a Palermo. Massimiliano Ursino, dirigente locale di Forza Nuova, è stato legato con del nastro isolante e picchiato ieri sera da un gruppo di almeno sei persone. In linea teorica il fatto è incontrovertibile, visto che viene addirittura fatto girare in rete un video.
Però... Nel video non si vede assolutamente nulla. Tutto avviene al buio e si sente addirittura una ragazza dire chiaramente “ma dai, lo conosciamo, non è successo niente, è uno scherzo...”. Si sente anche una voce maschile urlare, come se lo stessero picchiando. Gli “aggressori” lo legano, perdendo altro tempo, mentre tutt’intorno il via vai di gente continua senza problemi.
Ma... La scena avviene ufficialmente alle 19, in via Dante, pieno centro, con i negozi ancora aperti, gente che cammina, telecamere a bizzeffe, pattuglie di polizia in servizio, ecc. Alla fine ad Ursino viene diagnosticato in ospedale: frattura al naso, sospetta lesione a una spalla, qualche ematoma.
Il dirigente di Forza Nuova non è un bambino alieno alle tecniche di combattimento. Nel 2006 aveva pestato e rapinato, insieme ad altri due militanti di Forza Nuova, due venditori ambulanti del Bangladesh. In pratica avevano tolto loro una borsa e un sacchetto di plastica contenente articoli di bigiotteria. La reazione degli immigrati al furto era bastata a scatenare la reazione dei tre, che li avevano colpiti con calci e pugni. Arrestato e poi rilasciato, aveva proseguito con l’organizzare “ronde” contro i pericolosissimi venditori di bigiotteria.
Due anni dopo altra “brillante operazione mediatica”: assieme a un altro esponente di Forza Nuova fu denunciato per per aver inviato alla sede palermitana dell’Adnkronos e ad altri media un pacco contenente una bambola insanguinata. Ai carabinieri, i due spiegarono di aver mandato i pacchi come “gesto dimostrativo contro l’aborto”.
In numerose foto e video, che ora stanno “finalmente” avendo circolazione in rete, lo stesso Ursino appare mentre si addestra nella boxe con fiero cipiglio.
Insomma, un tipo da trattare con le molle, che non si fa sbattere per terra dal primo venuto, e nemmeno da due o tre. A suo dire, almeno...
Non siamo particolarmente esperti di “azioni violente”, quindi abbiamo chiesto un parere a compagni che qualcosa ne masticano, e abbiamo ricevuto questa risposta.
Un atleta in media forma possiede una vitalità fisica che gli permette di affrontare senza problemi più persone ‘normali’, se disarmate, come in questo caso. Può darsi che gli aggressori fossero altrettanto ‘fisici’ e allenati, ma questo restringerebbe di parecchio il raggio dei ‘sospetti’.Fin qui l’analisi tecnica della dinamica. Ma “l’aggressione” di Palermo ha anche altre curiosità singolari. A quell’ora Roberto Fiore era negli studi Rai di Roma per registrare l’intervista poi trasmessa in tarda serata a Porta a Porta. E infatti ha potuto impegnarsi a fondo quasi soltanto su questo tema.
Ma le cose che non tornano sono parecchie. Intanto, per condurre un’azione organizzata di questo tipo si presuppone esista un’organizzazione di un certo numero di persone, addestrate nel tempo per condurre le varie fasi di qualsiasi azione: studiare orari e abitudini dell’obiettivo scelto (senza farsi notare...), predisporre un minimo di ‘piano d’azione’, vie di fuga, assicurarsi che il luogo scelto non sia nel mirino di telecamere di negozi o altro e, infine, un ‘nucleo operativo’ con doti fisiche non secondarie.
Faccio notare che un ferimento a colpi d’arma da fuoco è militarmente più semplice, perché non serve un grande numero di partecipanti, né è indispensabile un fisico bestiale.
Inoltre, legare l’obiettivo è un’operazione che richiede molto tempo – si immagina senza sforzo che l’obiettivo non se ne stia buono e fermo – e che appare assolutamente illogica per quello che, in definitiva, sarebbe un banale pestaggio.
L’orario e il luogo scelto, oltretutto, sono da suicidio in diretta. In via Dante ci dovrebbero essere decine di telecamere attive e non credo davvero che gli ‘aggressori’ si siano mascherati in un luogo nascosto, magari a centinaia di metri di distanza dal punto dell’azione, girando poi incappucciati per il centro di Palermo.
Infine, per sottolineare la particolarità siciliana, ricordo che neanche negli anni ‘70 – quando la disponibilità allo scontro era enormemente diffusa – si riuscì ad organizzare dei gruppi armati da quelle parti.
La campagna elettorale di Forza Nuova ha finalmente trovato quel boost che la porta fuori dal cono d’ombra determinato da una presenza socialmente irrilevante (basta riguardare la foto del patetico comizietto per difendere il quale Minniti ha fatto mettere a ferro e fuoco Bologna, sabato scorso).
Nelle stesse ore un folto gruppo di miliziani di Forza Nuova tentava di entrare negli studi de La7 dove si stava registrando la puntata di Dimartedì, diretta da Giovanni Floris. In studio c’erano, o erano attesi, personaggi del calibro di Matteo Renzi, Massimo D’Alema e Alessandro Di Battista. E’ logico supporre che ci fosse una proporzionale presenza di scorte di polizia e anche qualche osservatore dei “servizi”. Eppure sono arrivati fin quasi dentro gli studi, obbligando lo stesso Floris a un “confronto” fuori programma.
Passa qualche ora e un compagno viene accoltellato a Perugia...
D’un colpo, la campagna elettorale viene piegata allo schema che i media mainstream aveva preparato fin dall’inizio: esiste solo la politica dell’establishment, fuori da quel perimetro ci scanna tra fascisti a antifascisti, ma in fondo non è importante...
Avete capito male, ma noi abbiamo capito voi. Saremo il vostro incubo, ben oltre il 4 marzo...
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Perugia. Accoltellato attivista di Potere al Popolo. Chi soffia sul fuoco?
Un attivista di Potere al Popolo è stato accoltellato ieri sera intorno alle 22.30 a Perugia, mentre stava affiggendo dei manifesti elettorali di Potere al Popolo nella zona di Ponte Felcino alla periferia di Perugia.
Il compagno è stato accerchiato da alcune persone non ancora identificate. E’ stato quindi colpito con tre colpi di arma da taglio mentre un altro uomo che era con lui è stato colpito alla testa. Sono stati medicati all’ospedale Santa Maria della Misericordia.
“Stiamo lavorando per organizzare questa sera in piazza a Perugia un presidio popolare, contro il fascismo e l’austerity che lo alimenta” scrive in una nota Potere al Popolo di Perugia, “Il clima di odio scatenato in questi mesi da una classe politica irresponsabile che ha soffiato sul fuoco sta producendo i suoi frutti avvelenati. A Pagare il prezzo di questa violenza siamo noi, i migranti, i diversi, gli attivisti solidali. Chiediamo lo scioglimento delle organizzazioni neofasciste, vogliamo in questa campagna elettorale parlare di lavoro e giustizia sociale, di abolizione della Fornero e Jobs act”.
Si conferma così la prevista escalation auspicata e istigata dalle forze di governo e dai mass media. Il tentativo è quello di riprodurre lo schema di uno scontro tra gli “opposti estremismi” (incluso il tentativo ripetuto di fare dibattiti televisivi tra organizzazioni neofasciste e Potere al Popolo, rifiutati da quest’ultimo) in cui il governo – e il Pd – possano ergersi a tutori della sicurezza e della convivenza civile. Si punta così a creare artificiosamente e concretamente una inquietante simmetria – vedi quanto accaduto a Palermo dove è stato pestato un fascista con molti precedenti di aggressioni contro immigrati – funzionale alle forze di governo. Una operazione fin troppo spudorata, del tutto complementare con le mazzate distribuite nelle piazze dagli apparati di polizia di Minniti contro gli antifascisti.
La mappa delle aggressioni fasciste nel centro-nord
Fonte
Il compagno è stato accerchiato da alcune persone non ancora identificate. E’ stato quindi colpito con tre colpi di arma da taglio mentre un altro uomo che era con lui è stato colpito alla testa. Sono stati medicati all’ospedale Santa Maria della Misericordia.
“Stiamo lavorando per organizzare questa sera in piazza a Perugia un presidio popolare, contro il fascismo e l’austerity che lo alimenta” scrive in una nota Potere al Popolo di Perugia, “Il clima di odio scatenato in questi mesi da una classe politica irresponsabile che ha soffiato sul fuoco sta producendo i suoi frutti avvelenati. A Pagare il prezzo di questa violenza siamo noi, i migranti, i diversi, gli attivisti solidali. Chiediamo lo scioglimento delle organizzazioni neofasciste, vogliamo in questa campagna elettorale parlare di lavoro e giustizia sociale, di abolizione della Fornero e Jobs act”.
Si conferma così la prevista escalation auspicata e istigata dalle forze di governo e dai mass media. Il tentativo è quello di riprodurre lo schema di uno scontro tra gli “opposti estremismi” (incluso il tentativo ripetuto di fare dibattiti televisivi tra organizzazioni neofasciste e Potere al Popolo, rifiutati da quest’ultimo) in cui il governo – e il Pd – possano ergersi a tutori della sicurezza e della convivenza civile. Si punta così a creare artificiosamente e concretamente una inquietante simmetria – vedi quanto accaduto a Palermo dove è stato pestato un fascista con molti precedenti di aggressioni contro immigrati – funzionale alle forze di governo. Una operazione fin troppo spudorata, del tutto complementare con le mazzate distribuite nelle piazze dagli apparati di polizia di Minniti contro gli antifascisti.
La mappa delle aggressioni fasciste nel centro-nord
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14/01/2018
Paolo Sollier: “Dov’è scritto che un calciatore non debba avere idee?”
Paolo Sollier nasce a Chiomonte il 13 gennaio 1948. Nasce in Val Susa, terra orgogliosamente antifascista custode delle lotte partigiane prima e della resistenza No Tav poi.
Sollier è figlio di operai e a 20 anni inizia a lavorare nello stabilimento Fiat a Mirafiori, Paolo lavora, milita in Avanguardia Operaia e gioca a calcio in Serie C.
Paolo Sollier diventerà un calciatore professionista nelle file del Perugia nel 1974, addio fabbrica, addio padrone Agnelli. Paolo Sollier è un calciatore di serie B, un buon centrocampista ma soprattutto un comunista militante, il primo calciatore italiano che fa apertamente politica, perchè è quello che vuole, quello che per lui rappresenta il giusto.
Paolo è un antidivo, rifiuta di firmare autografi, non vuole essere un feticcio, la sua firma d’autore è rappresentata dal saluto a pugno chiuso con cui si presenta ad ogni pubblico in ogni partita.
Paolo è comunista e questo è giusto per lui; anche se è il solo ad esporsi così tanto in un mondo già troppo patinato per i suoi gusti. Si fa nemiche gran parte delle tifoserie avversarie, ma fa quello che per lui è giusto, da comunista militante.
Paolo gioca e fa volare il Perugia dalla serie B alla massima serie nel 1975 per la prima volta nella storia la squadra umbra gioca in serie A. Questo non cambia di una virgola la militanza di Sollier, anzi lo spronerà soprattutto nel guidare la sua squadra contro la Juventus del padrone Agnelli, combattuto in fabbrica e poi sconfitto sul campo di calcio. Quello scudetto a fine stagione andrà al Torino, per la Juve fatale la sconfitta contro il Perugia di Paolo Sollier, centrocampista comunista.
Nel 1976 esce il suo libro “Calci e sputi e colpi di testa” che lo rende celebre in tutto il movimento italiano, vendendo in pochi mesi trentamila copie. Andatelo a cercare quel libro e scoprirete la vita e la carriera di un calciatore militante che ha sempre fatto quello che riteneva giusto, per la squadra, per il comunismo.
Buon compleanno Paolo Sollier, a pugno chiuso.
Fonte
Sollier è figlio di operai e a 20 anni inizia a lavorare nello stabilimento Fiat a Mirafiori, Paolo lavora, milita in Avanguardia Operaia e gioca a calcio in Serie C.
Paolo Sollier diventerà un calciatore professionista nelle file del Perugia nel 1974, addio fabbrica, addio padrone Agnelli. Paolo Sollier è un calciatore di serie B, un buon centrocampista ma soprattutto un comunista militante, il primo calciatore italiano che fa apertamente politica, perchè è quello che vuole, quello che per lui rappresenta il giusto.
Paolo è un antidivo, rifiuta di firmare autografi, non vuole essere un feticcio, la sua firma d’autore è rappresentata dal saluto a pugno chiuso con cui si presenta ad ogni pubblico in ogni partita.
Paolo è comunista e questo è giusto per lui; anche se è il solo ad esporsi così tanto in un mondo già troppo patinato per i suoi gusti. Si fa nemiche gran parte delle tifoserie avversarie, ma fa quello che per lui è giusto, da comunista militante.
Paolo gioca e fa volare il Perugia dalla serie B alla massima serie nel 1975 per la prima volta nella storia la squadra umbra gioca in serie A. Questo non cambia di una virgola la militanza di Sollier, anzi lo spronerà soprattutto nel guidare la sua squadra contro la Juventus del padrone Agnelli, combattuto in fabbrica e poi sconfitto sul campo di calcio. Quello scudetto a fine stagione andrà al Torino, per la Juve fatale la sconfitta contro il Perugia di Paolo Sollier, centrocampista comunista.
Nel 1976 esce il suo libro “Calci e sputi e colpi di testa” che lo rende celebre in tutto il movimento italiano, vendendo in pochi mesi trentamila copie. Andatelo a cercare quel libro e scoprirete la vita e la carriera di un calciatore militante che ha sempre fatto quello che riteneva giusto, per la squadra, per il comunismo.
Buon compleanno Paolo Sollier, a pugno chiuso.
Fonte
30/03/2015
Knox-Sollecito. Una sentenza che sa di Coca-Cola
Premesso che non sono né colpevolista né innocentista e che il livello umano e morale di cui hanno dato prova Amanda Knox e Raffaele Sollecito nel corso della lunga vicenda giudiziaria che li ha visti imputati mi è parso piuttosto basso, ritengo che la sentenza di assoluzione pronunciata nei loro confronti dalla Corte di Cassazione susciti dubbi e interrogativi. Provo ad elencarne alcuni.
In primo luogo, nel nostro ordinamento, che è garantista, esiste, come è noto, il terzo grado di giudizio, la Cassazione, il che non solo ha permesso alla signorina Knox di tornarsene nel suo paese, ma anche, presumibilmente, le avrebbe permesso, siccome gli Usa non sono soliti concedere l’estradizione, di restarvi, qualora la Cassazione avesse emesso un verdetto di colpevolezza. Il dubbio è che, considerando episodi precedenti che hanno visto coinvolti in qualità di responsabili di gravi reati di omicidio membri delle Forze Armate statunitensi, come accadde con la strage del Cermis in Italia e l’uccisione del nostro agente per la sicurezza, Nicola Calipari, in Iraq, i giudici della Cassazione, dilatando al massimo il carattere indiziario del processo, abbiano voluto evitare che con la condanna della Knox si verificasse una situazione tale da mettere allo scoperto nel modo più crudo il regime di ‘sovranità limitata’ che vige tacitamente nel nostro paese anche nell’ambito della giurisdizione penale, giacché non esiste alcun dubbio che, condannando la Knox per l’omicidio della povera Meredith Kercher, si sarebbe resa evidente tutta l’impotenza dello Stato italiano di fronte al netto rifiuto di concedere l’estradizione della ragazza nel nostro paese da parte degli Stati Uniti.
In secondo luogo, suscita notevole perplessità il ribaltamento dei verdetti precedenti emessi da altre Corti, e questo non perché la Corte di Cassazione sia in alcun modo tenuta ad uniformarsi meccanicamente alle risultanze pregresse del processo, ma perché è difficile comprendere il valore determinante delle scriminanti emerse a discarico dei principali indiziati e fatte valere, nelle centinaia di pagine del suo ricorso, da una ‘principessa del foro’, quale è l’avvocato difensore di Sollecito, Giulia Buongiorno, nota anche per la sua efficace difesa del potente uomo politico Giulio Andreotti, processato a suo tempo per associazione mafiosa.
In terzo luogo, va riconosciuto che l’unico ad aver pagato il conto alla giustizia (probabilmente per tutti) è l’ivoriano Rudy Guede, il quale ha già scontato metà della pena inflittagli (16 anni).
In quarto luogo, va sottolineato come non sia stata resa la debita giustizia alla vittima dei comportamenti perversi e, alla fine, omicidi, posti in essere dai partecipanti agli incontri perugini che avevano luogo nella villetta di via della Pergola.
La conclusione è che, mai come in questa vicenda, è apparso con tanta spietata chiarezza non solo il carattere di classe della giustizia borghese, ma anche la natura semi-coloniale del rapporto che vincola, a distanza di settant’anni dalla fine della seconda guerra mondiale, il nostro paese alla superpotenza statunitense. Questo non significa che avrei desiderato, mosso da un insano piacere per le punizioni inflitte a persone scarsamente simpatiche, la condanna di Sollecito e della Knox, ma che il sospetto che costoro possano brindare con la Coca-Cola al felice esito della loro vicenda giudiziaria getta un’ombra non facilmente diradabile su di essa.
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In primo luogo, nel nostro ordinamento, che è garantista, esiste, come è noto, il terzo grado di giudizio, la Cassazione, il che non solo ha permesso alla signorina Knox di tornarsene nel suo paese, ma anche, presumibilmente, le avrebbe permesso, siccome gli Usa non sono soliti concedere l’estradizione, di restarvi, qualora la Cassazione avesse emesso un verdetto di colpevolezza. Il dubbio è che, considerando episodi precedenti che hanno visto coinvolti in qualità di responsabili di gravi reati di omicidio membri delle Forze Armate statunitensi, come accadde con la strage del Cermis in Italia e l’uccisione del nostro agente per la sicurezza, Nicola Calipari, in Iraq, i giudici della Cassazione, dilatando al massimo il carattere indiziario del processo, abbiano voluto evitare che con la condanna della Knox si verificasse una situazione tale da mettere allo scoperto nel modo più crudo il regime di ‘sovranità limitata’ che vige tacitamente nel nostro paese anche nell’ambito della giurisdizione penale, giacché non esiste alcun dubbio che, condannando la Knox per l’omicidio della povera Meredith Kercher, si sarebbe resa evidente tutta l’impotenza dello Stato italiano di fronte al netto rifiuto di concedere l’estradizione della ragazza nel nostro paese da parte degli Stati Uniti.
In secondo luogo, suscita notevole perplessità il ribaltamento dei verdetti precedenti emessi da altre Corti, e questo non perché la Corte di Cassazione sia in alcun modo tenuta ad uniformarsi meccanicamente alle risultanze pregresse del processo, ma perché è difficile comprendere il valore determinante delle scriminanti emerse a discarico dei principali indiziati e fatte valere, nelle centinaia di pagine del suo ricorso, da una ‘principessa del foro’, quale è l’avvocato difensore di Sollecito, Giulia Buongiorno, nota anche per la sua efficace difesa del potente uomo politico Giulio Andreotti, processato a suo tempo per associazione mafiosa.
In terzo luogo, va riconosciuto che l’unico ad aver pagato il conto alla giustizia (probabilmente per tutti) è l’ivoriano Rudy Guede, il quale ha già scontato metà della pena inflittagli (16 anni).
In quarto luogo, va sottolineato come non sia stata resa la debita giustizia alla vittima dei comportamenti perversi e, alla fine, omicidi, posti in essere dai partecipanti agli incontri perugini che avevano luogo nella villetta di via della Pergola.
La conclusione è che, mai come in questa vicenda, è apparso con tanta spietata chiarezza non solo il carattere di classe della giustizia borghese, ma anche la natura semi-coloniale del rapporto che vincola, a distanza di settant’anni dalla fine della seconda guerra mondiale, il nostro paese alla superpotenza statunitense. Questo non significa che avrei desiderato, mosso da un insano piacere per le punizioni inflitte a persone scarsamente simpatiche, la condanna di Sollecito e della Knox, ma che il sospetto che costoro possano brindare con la Coca-Cola al felice esito della loro vicenda giudiziaria getta un’ombra non facilmente diradabile su di essa.
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04/10/2011
Cronaca nera.
E' stato il caso (una passeggiata con la mia dolce metà per le splendide vie del centro di Perugia) a riportarmi alla memoria il fatto di sangue che alcuni anni fa consegnò alla cronaca più morbosa il capoluogo umbro.
A qualche giorno di distanza da quelle incantevoli (per compagnia e luoghi) passeggiate, leggo che gli imputati Knox e Sollecito sono stati completamente scagionati in secondo grado dall'accusa di omicidio perché il fatto non sussiste.
Non ho intenzione di entrare nel merito dell'ennesimo omicidio che ha scandito la storia recente di questo Paese, tuttavia, mi domando come sia possibile assistere così frequentemente al rovesciamento totale di una sentenza nel corso dei gradi di giudizio che compongono il sistema penale italiano.
Senza arrivare alle invettive politiche contro la magistratura mi pare, comunque, chiaro che ci sia qualcosa che non va, e che la giustizia sia un concetto estremamente interpretativo e aperto a mille variabili che poco hanno a che fare con la ricerca del vero e la tutela del cittadino.
L'Italia è di merda anche per questo.
A qualche giorno di distanza da quelle incantevoli (per compagnia e luoghi) passeggiate, leggo che gli imputati Knox e Sollecito sono stati completamente scagionati in secondo grado dall'accusa di omicidio perché il fatto non sussiste.
Non ho intenzione di entrare nel merito dell'ennesimo omicidio che ha scandito la storia recente di questo Paese, tuttavia, mi domando come sia possibile assistere così frequentemente al rovesciamento totale di una sentenza nel corso dei gradi di giudizio che compongono il sistema penale italiano.
Senza arrivare alle invettive politiche contro la magistratura mi pare, comunque, chiaro che ci sia qualcosa che non va, e che la giustizia sia un concetto estremamente interpretativo e aperto a mille variabili che poco hanno a che fare con la ricerca del vero e la tutela del cittadino.
L'Italia è di merda anche per questo.
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