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Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.
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22/05/2015

Baltimora. A processo i sei poliziotti che arrestarono e uccisero Freddie Gray

Con una decisione senza precedenti negli ultimi anni e che ha scatenato l'entusiasmo di una parte della popolazione afroamericana e di alcune associazioni per la difesa dei diritti umani, nel corso dell'udienza preliminare il grand jury di Baltimora ha incriminato per omicidio tutti e sei i poliziotti accusati di aver ucciso Freddie Gray, un ragazzo afroamericano di 25 anni morto il 19 aprile a causa delle ferite riportate durante un brutale arresto. Gli agenti incriminati saranno citati in giudizio il prossimo 2 luglio, ha fatto sapere il procuratore di stato, Marilyn J. Mosby, che il primo maggio aveva chiesto l'incriminazione dei poliziotti, tre bianchi e tre neri, tra cui una donna.

Freddie Gray è stato arrestato il 12 aprile da tre agenti in bicicletta a Baltimora anche se dopo più di un mese non è ancora chiaro il motivo del loro intervento. Gli agenti hanno raccontato che il ragazzo, vedendoli, è scappato e per questo hanno deciso di fermarlo, pensando che fosse un trafficante di droga. Gli agenti gli hanno trovato in tasca un coltello, che secondo loro era illegale (il procuratore di stato sostiene di no) e l’hanno caricato a forza e a testa in giù su un furgone della polizia dopo averlo ammanettato, trascinandolo e sbattendolo con forza a terra.

Quando è arrivato alla stazione di polizia, Freddie Gray aveva danni molto gravi alla spina dorsale e non respirava più. È stato trasportato in ospedale, dove è entrato in coma ed è morto una settimana dopo.

Le accuse più pesanti sono state sollevate contro l’agente Caesar Goodson, 45 anni, il più anziano del gruppo. Quel giorno era alla guida del furgone sul quale fu caricato Freddie Gray. Goodson è accusato tra l'altro di non essersi fermato quando richiesto e di aver guidato in maniera spericolata provocando o aggravando i danni fisici che hanno portato alla morte di Gray per una lesione alla colonna vertebrale. Gli agenti e alcuni ambienti politici cittadini hanno provato nelle scorse settimane ad addebitare le ferite riportate dal ragazzo all’autolesionismo, accusando Gray di essersi volontariamente gettato contro le pareti del furgone per ferirsi. Una versione che era stata ad un certo punto sostenuta in maniera goffa da un altro detenuto che era rinchiuso in un altro settore del furgone – e che quindi poteva udire solo i tonfi di Gray sulle paratie e non certo capirne la causa – probabilmente convinto a testimoniare proprio da alcuni agenti prima di tirarsi indietro.

La morte di Gray ha causato una ondata di proteste contro le forze dell’ordine a Baltimora e nel resto degli Stati Uniti, soprattutto da parte della comunità afroamericana ma non solo. Dopo il funerale del ragazzo manifestazioni e scontri si sono registrati a Baltimora ed in altre città dove era ancora viva la rabbia per l’uccisione da parte di agenti di polizia di numerosi afroamericani disarmati e innocenti.

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28/04/2015

Baltimora in rivolta come Ferguson


Il primo presidente nero non è servito a far capire ai poliziotti statunitensi che era ora di mettere il Ku Klux Klan nel museo, e hanno continuato a uccidere neri come e forse più di prima. Ma i neri hanno preso maggiore consapevolezza di avere dei diritti, e reagiscono alle uccisioni con più sistematicità di prima.

L'uccisione di Freddie Gray a Baltimora, morto dopo l'arresto, con la spina dorsale spezzata, pur con le scuse del capo della polizia “per non aver chiamato i medici in tempo”, ha fatto saltare gli equilibri sociali di una tranquilla cittadina della costa atlantica, trasformandola in una nuova Ferguson.


Ieri era il giorno del funerale di Freddie, ma subito dopo le preghiere migliaia di persone – non solo di colore – hanno dato vita a una protesta durissima, che l'intervento della polizia ha contribuito soltanto ad esasperare. Auto civili e mezzi della polizia dati alle fiamme, fuoco appiccato ai negozi, vetrine spaccate, un enorme incendio appiccato a un edificio in costruzione, più di un centro commerciale preso d'assalto e saccheggiato. E un fittissimo lancio di pietre e bottiglie contro la polizia, che ha portato al ferimento di almeno una ventina di agenti.

Non è la prima volta che Baltimora accende il fuoco della rivolta, ma il precedente più recente risale ai moti del 1968 quando, in seguito all'assassinio a Memphis di Martin Luther King, a Baltimora si registrarono le proteste più violente, e la città per ben otto giorni fu trasformata in un vero e proprio campo di battaglia.

Barack Obama ha ricevuto nello Studio Ovale la neo ministra della giustizia Loretta Lynch, la prima afroamericana a ricoprire questa carica. E ha chiamato il sindaco di Baltimora Stephanie Rawlings-Blake, anch'essa afroamericana. Ma non è il colore della pelle che conta quando si ricopre una carica importante. E' stata infatti proprio la sindachessa ad annunciare il coprifuoco dalle 10 di sera alle 5 del mattino, per una settimana intera. E a garantire il potere – quello delle multinazionali, decisamente a maggioranza bianca – che "Riporteremo l'ordine. Ci sono criminali in azione che vogliono distruggere la nostra città".


Il governatore del Maryland (lo stato di cui Baltimora è capitale), Larry Hogan, ha decretato lo stato di emergenza e annunciato l'arrivo di 5.000 paramilitari della Guardia nazionale. Una situazione quasi da legge marziale.

Perché qualsiasi sia il colore o il sesso di chi siede alla Casa Bianca, negli Stati Uniti chi “sta sotto” è condannato dal potere a restarci o morire.

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