Le reazioni delle istituzioni, dei mass media e della opinione pubblica agli incidenti di Milano, hanno mostrato quanto sia oramai devastato lo spirito democratico in questo paese. È ovviamente comprensibile la rabbia delle 50 persone a cui è stata distrutta l'automobile, o dei quindici negozianti che hanno avuto le vetrine infrante. In effetti essi non c'entrano e colpire i loro beni per me è ingiusto. Tuttavia quanto è avvenuto non è minimamente paragonabile ai disordini nelle città europee in qualcuno degli ultimi grandi eventi . A Francoforte in occasione della inaugurazione della nuova sede BCE è successo molto di peggio. Per non parlare di quello che capita normalmente oramai negli Stati Uniti o della rivolta nelle strade di Rio alla vigilia dei mondiali di calcio. In tutti questi casi da noi si sono sprecate analisi comprensive e compassionevoli sul disagio. Ma appena questo disagio è comparso in casa nostra, i più moderati tra i commentatori di palazzo hanno chiesto la legge marziale.
Il peggiore mi è apparso il sindaco di Milano. Il grido di sapore biblico da lui lanciato, nessuno tocchi Milano, che cosa vuol dire, che altrove si può? E quando la città è stata devastata da ruberie, tangenti, mafie, disoccupazione, devastazioni ambientali, vetrine a migliaia chiuse in periferia per lo strangolamento della crisi e delle banche, non è stata toccata allora Milano? Certo scendere in piazza in quei frangenti era più duro e rischioso, magari si sarebbero pestati i piedi a qualche potere forte, per puro sbaglio naturalmente.
Ma la vera indignazione è stata in realtà per l'immagine dell'Expo offuscata dai disordini. L'Expo dà lavoro ha detto rabbioso uno dei pulitori volontari, rivolto ad una ragazza coraggiosa, che ha tutta la mia ammirazione e che da sola ha provato a discutere con i cittadini indignati.
Modello Expo si disse da destra e sinistra quando la Confindustria, le istituzioni e CGlL CISL UIL firmarono l'accordo che autorizzava poco lavoro sottopagato e tanto gratuito. Modello Expo si aggiunge ora, quando gli ipocriti della sinistra ben pensante e ancora meglio retribuita hanno presentato la fiera come una specie di Social Forum di sei mesi, impegnato a trovare ricette contro la fame nel mondo.
Modello Expo ha chiarito Renzi, celebrando la fiera come occasione di grandi affari, proprio per questo appaltata a quelle multinazionali che, dice Vandana Shiva, affamano il pianeta.
Expo è una fiera che serve a mostrare quanto è vendibile il nostro paese, il suo ambiente, il suo lavoro. L'Italia è sul mercato e Expo ne è la vetrina. Questa è la vera risposta alla crisi che Renzi propone e sulla quale, assieme a tutto il potere economico che lo sostiene, gioca la partita del consenso. Basta con i vecchi scrupoli, i lacci e lacciuoli che frenano lo sviluppo. Basta con l'articolo 18 e con i vincoli ambientali, ha promesso Renzi alla Borsa. Basta con i diritti, rimbocchiamoci le maniche e mettiamoci al lavoro e chi pone ostacoli è contro la nazione.
Questo messaggio reazionario di massa ha conquistato un PD sconfitto e rassegnato nei suoi valori, sottomesso al capitalismo globalizzato e alla ricchezza, ma abbarbicato al potere. Renzi è la sintesi perfetta di questa storia politica e per questo ridicolizza ogni opposizione interna, così come rende oramai inutile la vecchia destra berlusconiana.
Con il jobsact, la buona scuola, l'italicum il governo ha devastato ciò che restava dei principi e delle regole fondanti la nostra Costituzione. Resta solo da cambiare l'articolo uno, sostituendo lavoro con mercato e popolo con leader e poi tutto è fatto.
Questa Italia sul mercato è quella che ha assunto l'Expo come bandiera. La maggioranza del paese è d'accordo? Può essere, ma essa non è tutto e chi è contro non è piccola cosa. Solo che chi non accetta questo modello sociale e politico non ha diritto a veder riconosciute le proprie posizioni. La controriforma costituzionale di Renzi afferma la dittatura della maggioranza, anzi della più grossa minoranza. E sopra questo governo neoautoritario sta il potere delle Troika finanziaria e burocratica che comanda in Europa. La Grecia non può decidere liberamente di non far morire di fame i disoccupati, perché come si diceva una volta, è un paese a sovranità limitata. Un potere sempre più chiuso e autoritario è poi sostenuto da un sistema mediatico embedded, come la stampa che seguiva sui carri armati le guerre di Bush . Che gli incidenti abbiano oscurato le ragioni dei manifestanti della Mayday di Milano non è vero.
Il 28 febbraio in diecimila abbiamo manifestato a Milano contro il jobsact e il lavoro gratuito per Expo. Eravamo in gran parte militanti del sindacalismo di base e della corrente di opposizione in Cgil, moltissimi erano i migranti. È stata una manifestazione serena e viva che si è conclusa con una assemblea popolare in Piazza S.Babila. Non abbiamo lasciato per terra neppure le carte delle caramelle e siamo stati semplicemente ignorati dal circuito dei mass media. D'altra parte dove ci sono stati pubblici confronti sulle ragioni dei Noexpo, dove si son potute liberamente confrontare le due diverse posizioni? Non facciamo gli ipocriti, chi è contro il dominio di imprese e mercato nell'Italia di oggi è sostanzialmente clandestino e se prova a metter fuori la testa c'è chi minaccia di tagliargliela. I tranvieri di Milano hanno scioperato il 28 aprile contro i turni gravosi e pericolosi imposti per Expo. Apriti cielo, ministri della Repubblica han chiesto di liquidare il diritto di sciopero e i più moderati hanno aggiunto: solo durante le fiere. In questi giorni in Germania i macchinisti dei treni scioperano per sei giorni di seguito bloccando il paese, ma nessun governante chiede leggi speciali. Da noi avremmo talkshow ove tra gli applausi si invocherebbe la galera. Subito dopo i fatti di Milano, Renzi è stato contestato pacificamente a Bologna, ma non uno dei telegiornali ha fatto vedere gli insegnanti precari bastonati duramente dalla polizia
C'è una sordità ed una prepotenza del potere che porta naturalmente alla ribellione di chi non ci sta. E chi si ribella lo fa nei modi che questa società stessa offre. Certo Manpower e un'automobile non sono la stessa cosa. Certo le azioni dirette non sono gesto fine a sé stesso, devono comunque essere parte di un conflitto più vasto e riconosciuto da chi lo pratica. Ma il tempo delle dissociazioni, della distinzione in buoni e cattivi è finito. Certo che ci sono azioni sbagliate, ma sarà chi lotta a giudicarle. Bisogna che si capisca che non si può distruggere la Costituzione nata dalla Resistenza, ridurre tutto a merce e mercato e poi usare il linguaggio della prima repubblica quando si spaccano le vetrine. Per me la distruzione del mondo dei partiti di massa, del potere sindacale, dei diritti certi e dello stato sociale è stata una catastrofe. Per chi governa oggi, invece, questo è il progresso. Di questo progresso i fatti di Milano sono inevitabile conseguenza. Per questo sto con tutti quelli che sono scesi in piazza il 1 maggio, anche con coloro che han fatto azioni che non condivido.
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Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.
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06/05/2015
05/05/2015
Quei borghesi piccoli piccoli...
Ieri, incensata di media mainstream, è scesa per strada la Milano “per bene” e la parola d’ordine era una e una sola: ripulire la città. Strano senso del decoro quello di questa borghesia piccola piccola, che si indigna e si mobilita per le scritte sui muri e l’arredo urbano, ma poi tace immobile di fronte a morte, sfruttamento e speculazione. Dove eravate quando Klodian Elezi è morto cadendo da un ponteggio in un cantiere legato all’Expo? Perché non vi siete indignati del fatto che non avesse nè casco né imbracatura? Dov’erano allora gli attori “di sinistra”, i sindaci “progressisti” e i cantanti “impegnati”? Domande retoriche, lo sappiamo. Il fatto è che abbiamo punti di vista inconciliabili. Loro provano piacere a manifestare con le pezzette in mano, noi proviamo rabbia per l’essere costretti a girare con le pezze al culo.
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A vedere e leggere di piccoli borghesi mi è tornato alla mente una caposaldo della critica più aspra e dissacrante di tal pattume sociale:
E a te ragazza
che mi dici che non è vero
che il piccolo borghese è solo un po’ coglione
che quell’uomo è proprio un delinquente
un mascalzone, un porco in tutti i sensi, una canaglia
e che ha tentato pure di violentare sua figlia.
Io come Dio inventato
come Dio fittizio
prendo coraggio e sparo il mio giudizio e dico:
speriamo che a tuo padre gli sparino nel culo, cara figlia.
Così per i giornali diventa
un bravo padre di famiglia.
Come dire, 35 anni e non sentirli, purtroppo...
04/05/2015
Milano. Prove di maggioranza silenziosa
Il giorno dopo, diradate le cortine fumogene, tutto diventa più chiaro. A Milano, il governo e i suoi servitorelli servizievoli hanno inscenato la "grande pulizia" dopo la "grande polizia". Qualche migliaio di persone scese in strada con i rulli da pittura per cancellare le scritte lasciate dalla manifestazione del Primo Maggio, nel frattempo elevate al rango di "ferite" per la città, e poi un mini-corteo. Tutti "volontari", per carità, perchè ormai lo Stato si limita a fare il servizio d'ordine al "partito della nazione", mentre per tutto il resto - dall'assistenza domiciliare al welfare in genere, fino al restauro delle vie cittadine - deve provvedere il "volontariato".
Ovvero il lavoro gratuito. Curioso, no? Tra le ragioni principali della protesta No Expo c'era appunto l'"esperimento" fatto con la mostra internazionale: qualche migliaio di persone, per lo più giovani, messe al lavoro per 15 giorni, con turni di cinque ore e mezza di "prestazione effettiva" (dunque molte di più), senza un euro di retribuzione. Nell'orgia di parole vomitate dai media mainstream - ed anche da qualche sito "di sinistra" - le parole "lavoro gratuito" non sono mai state pronunciate, scomparse, sommerse. Un vero successo per l'informazione schierata a protezione di Renzi come e meglio della Celere.
Ma nella "mobilitazione dei cittadini" organizzata domenica, cui ha prestato la faccia un sindaco Pisapia ormai completamente dimentico dei suoi innamoramenti giovanili, abbiamo visto all'opera la stessa logica da "maggioranza silenziosa" messa in scena 46 anni prima, dopo la strage di Piazza Fontana addebitata immediatamente agli "anarchici".
Si può dire che per fortuna stavolta la prova arriva dopo qualcosa di immensamente meno grave, ed è anche vero, se si rammenta quel detto per cui "la prima volta è tragedia, la seconda farsa". Ma pur nella sua sceneggiatura farsesca non bisogna comunque sottovalutare questo "esperimento collaterale" di costruzione di una base sociale reazionaria, indifferenziata (altrimenti ogni figura sociale dovrebbe fare i conti con i propri reali interessi), mobilitabile a km zero e sempre a supporto dell'"ordinato procedere" della vita quotidiana. Legge e ordine al tempo della crisi...
Non bisogna sottovalutarla perché in tutta la retorica renziana vive un "tic" sistematico, che scatta ogni qualvolta un soggetto sociale alza la voce contestando questa o quella misura del governo: "noi pensiamo agli interessi degli italiani, non a quelli di una piccola casta" (o una parola dal significato simile). Quali siano questi "italiani", chi abbia chiesto loro di identificare univocamente i propri interessi e per quali vie misteriose questi coincidano sempre con quanto il governo va sconquassando, resta domanda senza risposta.
Diciamo che è un assioma che non necessita di dimostrazione. Ma che alla lunga può mostrare la corda. A forza di rispondere così a tutte le critiche può fatalmente insorgere il sospetto che, in fondo, questo governo non rappresenti nessuno, oltre che - all'evidenza - le imprese, i costruttori di grandi opere (e il sistema di corruzione collegato) e il capitale multinazionale sintetizzato nelle "prescrizioni" dell'Unione Europea.
Dunque, diventa urgente che quella presunta "maggioranza silenziosa" filo-governativa acquisti una fisicità. E Milano, storicamente "capitale" della malmessa borghesia italica, gentrificata dalla scomparsa degli insediamenti produttivi entro l'arco delle tangenziali, "purificata" quindi nella composizione sociale con l'espulsione della stragrande maggioranza del proletariato industriale, si presta perfettamente allo scopo.
I fondali di plastica e cartone dell'Expo corrispondono in pieno alla costruzione di un contesto scenografico e fasullo. Lo spazio ideale per una "rappresentazione" di quello che il potere attuale vorrebbe che fosse "la nazione" per cui sta costruendo il "partito adeguato".
Una narrazione come tante, certamente. Ma che ha bisogno di nutrirsi di "nemici", costruendone di sostanzialmente innocui (i "black bloc" sono perfetti allo scopo, anche senza cadere in dietrologie ridicole), in modo da delegittimare qualsiasi critica sociale e politica e affermarsi come unico centro delegato a decidere di tutto. Sopra tutti.
Dal nostro lato, una volta capito il contesto e come sta cambiando, resta il problema da risolvere: come si dà efficacia alle lotte? Questo potere non contratta più niente con nessuno, nemmeno con la Camusso, Barbagallo e Furlan. Tanto meno, dunque, con i soggetti sociali e politici conflittuali, indipendenti, antagonisti. Ma nessun movimento può avanzare o durare in eterno senza ottenere risultati tangibili. La trappola predisposta è solare: "sono accettabili solo le proteste che si svolgono secondo le regole che noi decidiamo, ma se le proteste si svolgono secondo queste regole non verranno prese in considerazione; tutte le altre forme sono vietate e vanno represse, quindi verranno ancor ameno prese in considerazione".
Siamo al "comma 22" del conflitto politico e sociale. E' ora di rendersene conto e darsi una svegliata, Nel cervello, innanzitutto.
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