Presentazione


Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.
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12/02/2022

Istruzione Tecnica Superiore. Formazione “à la carte” pagata dai soldi pubblici

Scrivo questa nota sull’ITS sull’onda, anche emotiva, della morte di Lorenzo Parelli, e delle manifestazioni degli studenti per ricordarlo.

Gli studenti ancora una volta si mobilitano per impedire che la scuola della Repubblica sia stravolta fino ad essere messa al servizio diretto delle imprese che usano l’alternanza scuola-lavoro per avere manodopera giovane e senza costi, con l’obiettivo generale di curvare la loro formazione alle proprie esigenze.

Le manifestazioni studentesche e l’assemblea nazionale del 4 febbraio hanno delineato una piattaforma di lotta per contrastare l’ulteriore trasformazione della scuola, di ogni ‘ordine e grado’, in un’agenzia delle imprese, che, attraverso l’incessante lavorio della Confindustria, vogliono farne una sede per la formazione di operai e tecnici adatti ai nuovi processi produttivi (la famosa industria 4.0).

Uno degli obiettivi di lotta del movimento studentesco, della Lupa, è l’abolizione dell’alternanza scuola-lavoro, ribattezzata PCTO senza che sia cambiata rispetto a quanto predisposto dalla legge ‘buona scuola’ del governo Renzi.

La centralità di questo obiettivo mette in luce la consapevolezza, da parte di questo movimento studentesco del 2022, del carattere classista della scuola, in quanto riproduce la gerarchia sociale (altro che ‘ascensore sociale!), e si va sempre più subordinando alle esigenze delle imprese.

Nessuno è contro il potenziamento delle discipline scientifiche, le famose STEM, o della formazione tecnica, se esso non fosse il paravento che mal nasconde il disegno di conformare i percorsi formativi agli interesse delle imprese.

Il problema per il governo, e per la Confindustria in primis, è il ‘mismatch’, il disallineamento tra la domanda e l’offerta di lavoro: si richiedono operai e tecnici per la transizione digitale e verde dell’economia.

La scuola e l’Università devono ‘allinearsi’ alle esigenze della produzione, non più educare persone in grado di sviluppare le proprie capacità orientando le scelte produttive, al contrario sono le scelte delle imprese a guidare i processi formativi.

Giusto dunque porre l’obiettivo di abolire, senza se e senza ma, l’alternanza scuola-lavoro, che non garantisce neppure la sicurezza dei luoghi della produzione, come la morte di Lorenzo testimonia, al pari delle migliaia di vittime sul lavoro.

Occorre, oltre a questo, mettere al centro anche la mobilitazione contro gli istituti tecnici superiori, che, istituiti con un DPCM del 25 gennaio 2008, sono in una fase di trasformazione attraverso un intervento legislativo che vede accomunati i partiti del governo Draghi.

Sono stati unificati, infatti, i vari disegni di legge, da quello della Gelmini a quello di Orfini, in un testo approvato dalla Camera il 20 luglio 2021, e ora all’esame del Senato che sta apportando alcune modifiche, richieste per altro dalla Confindustria.

Su questo disegno di legge, che porta il numero S. 2333, poco si è discusso e ancor meno ci si è mobilitati, mentre la Confindustria l’ha seguito passo dopo passo. Ed è un errore perché tra l’altro l’ITS è un capitolo tra i più importanti del PNRR, che stanzia ben 1,5 miliardi per rendere la scuola completamente subalterna alle ragioni dell’economia capitalistica.

In particolare, governo e Confindustria vogliono istituire un canale di formazione professionale che sia in grado di soddisfare la domanda di personale qualificato secondo i diversi comparti produttivi e secondo una diversificazione territoriale. Una formazione à la carte, pagata con i soldi pubblici.

La gravità del progetto emerge fin dall’articolo 1 del disegno di legge, come votato dalla Camera e fatto proprio dal Senato: ‘Anche in relazione alle finalità del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR), miranti a rafforzare le condizioni per lo sviluppo di un’economia ad alta intensità di conoscenza, per la competitività e per la resilienza, a partire dal riconoscimento delle esigenze di innovazione e sviluppo del sistema di istruzione, formazione e ricerca, in coerenza con i parametri europei, la presente legge reca disposizioni per la ridefinizione della missione e dei criteri generali di organizzazione del Sistema di istruzione e formazione tecnica superiore, istituito dall’articolo 69 della legge 17 maggio 1999, n. 144, e riorganizzato dal decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 25 gennaio 2008, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 86 dell’11 aprile 2008’.

Questo è l’incipit, che dietro parole altisonanti (‘economia ad alta intensità di conoscenza’), mira a creare un sistema altamente flessibile, cioè adattabile, per rispondere alle esigenze dei processi produttivi in continua evoluzione.

Così si potranno licenziare le persone non più rispondenti all’uso di tecnologie del momento e prenderne altre con formazione più consona. Come è sempre accaduto: alle imprese capitalistiche servono alcuni gruppi di operai e tecnici specializzati, riservando alla stragrande maggioranza lavori precari e da gig economy – alto sviluppo tecnologico per pochi lavoratori, temporaneamente ben qualificati, per la maggioranza lavori poveri professionalmente ed economicamente.

Gli istituti tecnici superiori continueranno a essere Fondazioni a cui partecipano soggetti pubblici e privati, e agli imprenditori spetterà la loro presidenza, e anche i docenti dovranno essere per il 60% di provenienza aziendale in modo che la formazione sia tagliata come un abito su misura per le aziende.

Così ogni territorio avrà il suo sistema di istruzione tecnica superiore per rispondere alla domanda delle aziende di quel particolare territorio – un’anteprima dell’attuazione dell’autonomia differenziata!

Insomma una vera scuola professionale nella più pura tradizione dei Salesiani, che però erano finanziati dai privati – rimane famosa la scuola professionale per la Fiat che gli Agnelli utilizzavano e si pagavano.

Ora invece è la suola pubblica a divenire un’agenzia di formazione per le imprese. Se poi si vanno a leggere i documenti depositati presso la Commissione 7a del Senato si scopre che, naturalmente, CGIL-CISL-UIL sono della partita come lo sono già con gli enti bilaterali della formazione.

Ultima chicca è il titolo, che sarà ITS Academy, perché l’anglicismo sta a ‘richiamare il ruolo dei centri di formazione e di ricerca delle aziende’ – come ci spiega Il Sole 24 Ore (6 febbraio 2022). Occorrerebbe, forti delle mobilitazioni e delle piattaforme di lotta studentesche, riprendere una riflessione sull’insieme dei processi di infeudamento delle istituzioni dell’istruzione pubblica alle imprese. O continueremo a tacere sulle accademie per l’istruzione tecnica superiore?

Fonte

06/02/2022

A Roma “la Lupa” diventa un movimento studentesco nazionale

Si è da poco conclusa la prima assemblea nazionale del Movimento la Lupa, lanciata prima di Natale sulla valanga di occupazioni delle scuole romane a seguito della prima triade autunnale Rossellini-Albertelli-Ripetta.

Una due giorni come non si vedeva da tempo, centinaia di studenti da tutta Italia, da Catania a Treviso, in rappresentanza di decine e decine di collettivi delle scuole del paese.

Nel pomeriggio di ieri (sabato 5 febbraio) c’è stato spazio per il racconto di tutte le esperienze che hanno caratterizzato gli ultimi mesi, con le occupazioni che da Roma sono straripate nelle altre città e hanno coinvolto migliaia di studenti e studentesse.

Stamattina invece è stato il momento della pars costruens, con un confronto politico serrato che ha costruito una piattaforma rivendicativa e soprattutto ha lanciato il 18 febbraio come prima data di mobilitazione nazionale del movimento.

Una discussione vera, con un livello di dibattito molto elevato e non racchiuso, come raccontiamo da mesi su questo giornale, solo nello specifico della condizione studentesca.

Una discussione forte dei centomila studenti scesi in piazza venerdì, a cui la madre di Lorenzo – il ragazzo morto di alternanza scuola-lavoro – ha dedicato un pensiero speciale: “sono stati una carezza per mio figlio”.

L’abolizione dell’alternanza (Pcto, come la chiamano adesso) senza se e senza ma è il punto di raccolta della Lupa, che proprio venerdì a Roma ha avuto modo di allontanare senza complimenti dalla piazza la Rete degli Studenti Medi (Rsm), la giovanile di movimento della Cgil che provava a smorzare la posizione studentesca sulla questione e ad annacquare il livello di conflittualità politica espressa dagli studenti (per approfondimenti, leggi qui).

Ma la “maturità” del pur neonato movimento emerge non tanto dalla radicalità delle posizioni sulle questioni specifiche, ma dall’orizzonte entro cui questo vuole muoversi: l’unione delle lotte.

La presenza ieri e oggi di lavoratori del sindacalismo conflittuale segna il passo da tenere, quello della ricerca di una convergenza tra le lotte degli studenti e quei focolai di resistenza presenti nel mondo del lavoro, soprattutto operaio o nel settore della logistica (dai porti ai magazzini al trasporto merci).

In discussione dunque non c’è più solo il fallimento della DaD, la follia degli scaglionamenti, l’inadeguatezza degli edifici scolastici, la precarietà del personale, l’incapacità del governo (da quello Conte a quello Draghi) di produrre soluzioni ragionevoli alla difficile condizione pandemica, gestita come peggio non si poteva.

In questione c’è il fallimento di un modello di società, il capitalismo per come affermatosi storicamente nella forma della “democrazia liberale occidentale”, anche di quelle nate dalle costituzioni antifasciste del Secondo dopoguerra – dopotutto, Buona scuola, Jobs Act, riforma del Titolo V o dell’articolo 81, la Turco-Napolitano ecc., sono tutte leggi contro cui la Costituzione ha potuto ben poco.

Un fallimento che emerge con forza nel modello scolastico odierno, imperniato sul concetto di scuola-azienda per come imposto dall’Unione europea, di asservimento alle richieste padronali e del mercato del lavoro (di cui l’uccisione di Lorenzo ne rappresenta l’esempio più drammatico), fatto di competenze specifiche e settoriali, e non di conoscenza e spirito critico.

È il mondo in un tornante storico importante, in cui gli studenti vogliono cominciare a correre verso una società più giusta, senza tentennamenti o compatibilità di sorta con chi sfrutta il lavoro, depreda l’ambiente, uccide per profitto, rallenta il movimento per convenienza.

“Noi studenti abbiamo una responsabilità storica e politica”, dice Tommaso in chiusura della due giorni, “i grandi movimenti che hanno cambiato la storia del Novecento hanno avuto il coraggio di reclamare un posto nel mondo. Noi dobbiamo riannodare i fili con la storia del movimento rivoluzionario e unire le lotte con i lavoratori. Studenti e lavoratori insieme sono benzina sul fuoco di questo sistema”.

Un programma di lotta ambizioso, come solo chi vuole cambiare il mondo può avere. Altro che “buona alternanza”...

Di seguito, il comunicato dell’Opposizione Studentesca d’Alternativa appena diramato sulla due giorni, una delle organizzazioni che hanno dato vita alla Lupa e tra le più attive in questo ciclo di mobilitazioni.

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L’OPPOSIZIONE STUDENTESCA A DRAGHI CRESCE: RILANCIAMO IL CONFLITTO IN TUTTO IL PAESE

Riflessioni e prospettive dall’assemblea studentesca nazionale a Roma

L’assemblea studentesca nazionale di ieri e oggi a Roma rappresenta un avvenimento politico che segna uno scarto importante nel movimento studentesco: più di 400 studenti da tutta Italia, da Aosta a Palermo, si sono riuniti per discutere in maniera unitaria, ma su un terreno di dichiarata conflittualità le prospettive e le proposte da portare avanti dentro e fuori gli istituti scolastici.

Da anni non si vedeva un’assemblea nazionale che riunisse tutte le realtà che agiscono al di fuori e contro le compatibilità delle organizzazioni studentesche organiche al centrosinistra.

Le parole d’ordine uscite dalla due giorni romana parlano di un modello di scuola da abbattere, costruito a immagine e somiglianza di un modello di sviluppo capitalista individuato da tutti gli studenti presenti come irriformabile.

Ma non solo, l’assemblea ha assunto come prospettiva la necessità di tenere insieme le battaglie contro lo sfruttamento nel mondo del lavoro e operaio e la crisi di prospettive che vivono le giovani generazioni. Interventi dal coordinamento dei lavoratori portuali dell’Unione Sindacale di Base, dei lavoratori della logistica napoletani, della Gkn di Firenze hanno rilanciato l’alleanza di classe tra studenti e operai.

La scrittura di una piattaforma nazionale comune e il lancio della mobilitazione nazionale del 18 febbraio in opposizione al governo Draghi sono un passo in avanti importante nel movimento studentesco.

Ringraziamo tutte le realtà studentesche per aver raccolto l’appello per costruire l’assemblea nazionale lanciato al Miur con la mobilitazione del 17 dicembre.

Gli studenti lanciano un messaggio a tutto il paese: accendiamo la miccia del conflitto, organizziamoci per costruire la forza, rimettiamo in moto la storia.

Fonte