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19/10/2023

Swift, lo specchio deformante della crisi USA

Tutti catturati dalle guerre in corso, converrà non perdere d’occhio i sommovimenti economici (finanziari e monetari) che in genere spingono le dinamiche belliche più delle retoriche patriottarde.

Da anni andiamo registrando – non solo noi, ma i principali analisti del pianeta – una diminuita centralità del dollaro nelle transazioni internazionali, compensata da un aumento del peso dell’euro e dall’ingresso dello yuan cinese, seppure con percentuali ancora minime.

Merito, o colpa, non solo della centralità strategica statunitense, ma anche del monopolio della piattaforma Swift riguardo ai pagamenti internazionali. Piattaforma controllata dagli Usa e quindi con la “vocazione” a privilegiare il biglietto verde.

Tanto più che, come si ripete ormai a mesi alterni, tutte le “sanzioni” unilateralmente decise dagli Usa e dai camerieri della UE – nei confronti della Russia, del Venezuela, dell’Iran e di a-chi-tocca-tocca – sono applicabili davvero solo attraverso questa piattaforma.

Ora, ci spiega Guido Salerno Aletta su TeleBorsa, utilizzando i dati forniti da Bloomberg, sulla piattaforma Swift le transazioni in euro sono improvvisamente crollate, mentre quasi tutto lo spazio perso è stato “riconquistato” dal dollaro.

Possibile che nessuno avesse capito nulla e abbia(mo) tutti preso lucciole per lanterne sulla diminuita centralità del dollaro?

L’analisi dei dati conferma, invece di smentire, questa crisi del biglietto verde. Che appare “relativamente più forte” (rispetto all’euro) solo perché lo Swift non è più l’unica piattaforma per le transazioni internazionali.

E, come dialettica vuole, il sorgere di piattaforme alternative è stato stimolato proprio dall’eccesso di prepotenza della Casa Bianca e dei suoi camerieri.

In altri termini, chi non poteva più effettuare le sue transazioni su Swift ha cominciato a farlo su altre piattaforme (una cinese, l’altra russa), costruite per tempo quando è iniziato ad esser chiaro che non conveniva più giocare con regole e carte “americane”. E che commerciare in dollari, tra paesi dotati di proprie monete, era un concedere agli Usa un vantaggio competitivo immeritato.

A rimetterci, nell’immediato, è naturalmente il “vaso di coccio”, ossia la “superpotenza erbivora” chiamata Unione Europea (e la sua moneta), improvvisamente privata – causa guerra e relative sanzioni – di una parte consistente dei propri partner non occidentali.

Almeno ufficialmente, certo. Sappiamo bene che, per esempio, gas e petrolio russi arrivano lo stesso in Europa sotto altre bandiere. Così come una quota rilevante di esportazioni continentali viaggiano in direzione contraria, verso il “pianeta Brics”.

Ma, appunto, le relative transazioni internazionali non possono più avvenire tramite lo Swift, ma devono utilizzare quelle altre piattaforme, diventando “invisibili” all’occhio del ‘Washington consensus’.

Ne risulta che “è lo Swift che non rispecchia più l’universo”.

Ma chi, come la presidenza Biden, come ogni altra “regina cattiva”, in quello specchio continua a vedere la conferma della propria “superiorità” non può che prendere – lei sì – lucciole per lanterne. Ossia decisioni sbagliate che aumentano i terremoti che vanno sconvolgendo il mondo che credeva di aver “globalizzato”, ossia asservito.

Le guerre non cadono dal cielo. Ma arrivano sempre sui piedi di chi le provoca.

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De-eurizzazione e Ri-dollarizzazione o New platforming?

Guido Salerno Aletta – TeleBorsa

Hanno destato grande sorpresa i dati relativi all’andamento delle transazioni internazionali sulla piattaforma SWIFT, la più utilizzata in assoluto: l’utilizzo dell’euro sta letteralmente crollando a favore del dollaro.

Mentre nel maggio del 2021 questo rapporto era stato addirittura favorevole alla moneta unica europea, con il 39% della quota delle transazioni effettuate in euro rispetto al 38,3% effettuate in dollari, da allora il rapporto si è andato invertendo, per precipitare nel luglio scorso: appena il 24,4% delle transazioni era denominata in euro, rispetto al 46,5% denominate in dollari.

Il grafico diffuso in un articolo pubblicato da Bloomberg mostra una accelerazione improvvisa a partire dal precedente mese di giugno, quando le quote delle transazioni in euro erano ancora del 31,2% rispetto al 42% del dollaro: in un solo mese le transazioni in euro sono diminuite sul totale del 6,8%.

Se si prendono come base le transazioni rilevate a gennaio 2023, quando la quota di quelle effettuate in euro rappresentava ancora il 37,9% del totale, la riduzione è stata del 13,5%: il fenomeno è stato interpretato come una sorta di de-eurizzazione da una parte e di re-dollarizzazione dall’altra.

Sarebbe in corso una sorta di abbandono della moneta unica europea a favore di un ritorno alla dominanza assoluta del dollaro: il processo di progressiva ed inarrestabile de-dollarizzazione negli scambi commerciali internazionali non solo si sarebbe arrestato, ma addirittura invertito.

Le quote delle transazioni in yuan, sempre registrate sulla piattaforma Swift, per quanto raddoppiate, rimangono assolutamente irrisorie: a luglio scorso ammontavano al 3% del totale rispetto allo 0,03% del 2010. Non è certo lo yuan ad erodere sullo Swift la quota dell’euro.

Su Scenari Economici è stato rilevato che a danno dell’euro avrebbero giocato le minori transazioni commerciali con la Russia, derivanti dalle sanzioni che sono state rese molto più severe rispetto a quelle già irrogate dopo l'annessione della Crimea: le importazioni di gas, che venivano pagate in euro, sono state praticamente azzerate.

Eurostat conferma questo dato: nel periodo gennaio-agosto 2023, le importazioni dell’Unione europea dalla Russia sono ammontate ad appena 36,1 miliardi di euro mentre erano state di 154,1 miliardi di euro nel corrispondente periodo del 2022, con una riduzione del 76,6%.

C’è da dire, al riguardo, che il totale delle importazioni della Ue da Paesi extra Ue nel periodo gennaio-agosto 2023, fa riferimento ad un periodo di tempo che comprende anche le rilevazioni delle transazioni commerciali effettuate su Swift che arrivano al mese di luglio di quest’anno.

Il totale di queste importazioni della Ue è passato dai 1.968 miliardi di euro del periodo gennaio-agosto 2022 ai 1.701 miliardi del corrispondente periodo di quest’anno, con una riduzione di 267 miliardi di euro. In particolare, quelle di prodotti energetici, che è ragionevole ritenere siano state pagate in dollari e non più in euro come quelle che in precedenza erano provenienti dalla Russia, si sono ridotte da 542 miliardi a 371 miliardi di euro (-31,5%).

Sembra quindi che la maggior quota di transazioni in dollari registrata di recente su Swift rispetto a quelle in euro non dovrebbe dipendere dall’andamento delle importazioni europee, e soprattutto di quelle per prodotti energetici, pagate in dollari, che sono drasticamente diminuite.

C’è una altra ipotesi da prendere in considerazione per giustificare gli andamenti di ri-dollarizzazione e di de-eurizzazione delle transazioni rilevate sullo Swift: il processo di deplatforming, di abbandono di questa tradizionale piattaforma da parte dei Paesi BRICS.

In pratica, se questi Paesi avessero già cominciato ad usare massicciamente le nuove piattaforme di transazione commerciale internazionale in alternativa allo Swift per regolare le loro transazioni commerciali bilaterali, si spiegherebbero sia il maggior peso del dollaro sia il minor peso dell’euro: se fosse stato abbandonato dai BRICS, è lo Swift che non rispecchia più l’universo.

Il divieto di utilizzare la piattaforma Swift, che è stato comminato come sanzione prima nei confronti dell’Iran e poi della Russia, ha accelerato il processo di creazione e l’utilizzo di due piattaforme alternative:

- CIPS (Cross-Border Interbank Payment System), gestito dalla People’s Bank of China e basato sulla valuta cinese, che è usato da circa 1.300 banche, soprattutto in Africa, Giappone e Russia;

- SPFS (System for Transfer of Financial Messages) un sistema russo usato, prevalentemente sul mercato interno, cui aderiscono 400 banche russe e altre straniere di Armenia, Bielorussia, Germania, Kazakistan, Kirghizistan e Svizzera.

In pratica, i BRICS diventerebbero progressivamente autonomi: non solo per quanto riguarda le transazioni bancarie internazionali con piattaforme alternative allo Swift, ma anche per la regolazione delle transazioni valutarie mediante sistemi di swap tra le rispettive Banche centrali che si scambierebbero vicendevolmente dotazioni di moneta da usare per il commercio.

In Argentina, un apposito Accordo di swap tra il Banco National e la Banca del Popolo cinese, consente al primo di avere la disponibilità di yuan da cedere alle proprie banche per finanziare le importazioni di merci dalla Cina, così come consente alla seconda di avere a disposizione peso da cedere alle proprie banche per finanziare le importazioni di merci dall’Argentina.

In pratica, non solo non si ricorrerà al dollaro come valuta per regolare le rispettive transazioni, ma non ci si dovrà neppure indebitare in dollari per finanziarle. Alla fine del periodo biennale, se le importazioni dei due Paesi saranno state bilanciate, gli yuan saranno ritornati in Cina ed i peso saranno tornati in Argentina.

Una eventuale differenza, nel caso di un commercio non perfettamente bilanciato, sarà regolata tra le due Banche centrali alle condizioni già predeterminate.

Questa sarebbe la spiegazione: se i BRICS abbandonano la piattaforma Swift per usare quelle alternative per gestire le loro transazioni bilaterali ed anche i Paesi europei iniziano ad usarle per gestire i loro rapporti commerciali con i BRICS, ne deriva l’effetto di de-eurizzazione e di re-dollarizzazione delle transazioni rilevato sullo Swift.

Fonte

24/03/2022

La guerra in Ucraina sta spingendo le relazioni Russia-Cina in nuove direzioni

Mentre la crisi ucraina può mettere a dura prova le relazioni russo-cinesi, ha anche stimolato una più profonda collaborazione tra loro. Sulla base di un desiderio condiviso di minare l’ordine globale degli Stati Uniti, la loro partnership costruttiva non solo sopporterà il contraccolpo dell’invasione ucraina, ma è probabile che si espanda.

Con l’attenzione del mondo concentrata sull’Ucraina da quando la Russia ha iniziato l'invasione del paese il 24 febbraio, c’è stato un fervente dibattito tra gli esperti di politica estera su come saranno influenzate le relazioni della Russia con l’Occidente. I funzionari di Mosca e delle capitali occidentali si sono scambiati frecciatine a vicenda nei media, mentre le sanzioni e le contro-sanzioni hanno già iniziato a mordere.

Ma gli effetti dell’invasione russa sulle relazioni russo-cinesi sono stati molto meno discussi. Negli ultimi anni, sia la Russia che la Cina hanno pubblicamente promosso la loro partnership sempre più forte. Il presidente cinese Xi Jinping ha chiamato il presidente russo Vladimir Putin il suo “migliore amico”, mentre sia Xi che Putin hanno descritto lo stato attuale delle relazioni cino-russe come “il migliore della storia”.

Questo si è riflesso nelle esercitazioni militari congiunte, nell’aumento delle armi e degli accordi energetici tra Cina e Russia, e nel sostegno pubblico l’uno verso l’altro tramite i rispettivi media di stato e nei loro rapporti all’interno delle organizzazioni internazionali come l’ONU.

Dalla precedente crisi ucraina del 2014, Mosca è stata particolarmente desiderosa di promuovere questi sviluppi nel suo rapporto con Pechino per limitare gli effetti dell’isolamento diplomatico e delle sanzioni economiche imposte dall’Occidente.

L’attuale crisi in Ucraina sta spingendo verso ulteriori sforzi da parte della Cina e della Russia a confrontarsi con gli Stati Uniti. Mentre l’interesse principale della Russia è quello di impedire all’Ucraina di aderire all’Organizzazione del Trattato del Nord Atlantico (NATO), la Cina è desiderosa di sfruttare qualsiasi opportunità che si presenta durante il conflitto tra Russia e Ucraina che sfida l’influenza americana.

Le sanzioni e i nuovi sistemi di pagamento

Le ulteriori sanzioni imposte alla Russia dall’Occidente nelle ultime settimane per “paralizzare il sistema finanziario della Russia e danneggiare i suoi cittadini più ricchi” sono suscettibili di stimolare maggiori investimenti da parte di Cina e Russia nello sviluppo di proprie alternative alle istituzioni finanziarie dominate dagli Stati Uniti, come il sistema di verifica dei pagamenti SWIFT (Society for Worldwide Interbank Financial Telecommunication).

Sia la Russia che la Cina hanno iniziato a investire nei propri sistemi di pagamento internazionali dopo che diverse banche russe sono state messe nella lista nera di SWIFT nel 2014.

Questi nuovi sistemi di pagamento internazionali includono il Sistema di trasferimento dei messaggi finanziari (SPFS) della Russia e il Sistema nazionale delle carte di pagamento (ora noto come Mir), così come il Sistema di pagamento interbancario transfrontaliero (CIPS) della Cina e UnionPay.

Le banche russe e cinesi sono attive su queste piattaforme, e il numero di banche che utilizzano questi sistemi alternativi in Russia e in Cina non farà che aumentare man mano che i due paesi cercano di mantenere e “approfondire” i loro legami commerciali e di aggirare le sanzioni dell’Occidente.

Incoraggiare lo sviluppo di sistemi finanziari separati al di fuori del controllo occidentale porterà anche a una maggiore partecipazione dei cosiddetti “stati canaglia” nella finanza globale, che sono spesso abituati a condurre affari sul mercato nero.

Lo scambio di materie prime energetiche

All’inizio di febbraio, poche settimane prima dell’invasione ucraina, Cina e Russia hanno anche concordato un accordo trentennale per il gas naturale attraverso un nuovo gasdotto. Le transazioni saranno condotte in euro per questo accordo, che fa parte di sforzi più ampi sia della Russia che della Cina per abbassare la loro vulnerabilità al dollaro statunitense e alla minaccia di sanzioni.

Dopo che centinaia di aziende occidentali hanno dichiarato la loro intenzione di “ritirarsi” dalla Russia dopo l’invasione dell’Ucraina, Mosca ha dichiarato che sta cercando di nazionalizzare le infrastrutture di queste aziende straniere e le priverà della protezione dei brevetti. I beni occidentali e i diritti di proprietà intellettuale possono essere utili alla Cina, che è altrettanto diffidente nei confronti delle aziende occidentali che operano a livello nazionale, e i cinesi sembrano anche intenzionati a sfidare queste aziende a livello globale.

La cooperazione diplomatica

L’attuale escalation in Ucraina ha anche rafforzato il sostegno diplomatico tra Pechino e Mosca, compresa l’astensione cinese dal voto dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite del 2 marzo per condannare la Russia per l'invasione dell'Ucraina.

I media statali cinesi hanno anche promosso il punto di vista della Russia sulla guerra su Facebook e Instagram, dopo che i media russi sono stati vietati da diversi paesi occidentali, e ha anche sostenuto le affermazioni della Russia che gli Stati Uniti “finanziano laboratori di armi biologiche in Ucraina”.

Pur non esistendo ancora un’alleanza ufficiale, l’annuncio da parte di Mosca e Pechino di un partenariato “senza limiti” fatto il giorno di apertura delle Olimpiadi invernali del 2022 a Pechino nel mese di febbraio ha dimostrato che gli interessi russi e cinesi sono sempre più convergenti.

La Cina ha anche “approvato una proposta di sicurezza russa” per escludere l’Ucraina dall’adesione alla NATO attraverso una dichiarazione fatta da Xi con Putin il 4 febbraio, secondo il New York Times, e non c’è dubbio che la Cina ha ricevuto un avvertimento da Mosca che stava progettando un’invasione dell’Ucraina nelle settimane successive a questa dichiarazione.

Emergono nuovi problemi

Tuttavia, l’attuale fiammata in Ucraina ha esacerbato una maggiore instabilità economica globale, e diverse conseguenze immediate e a lungo termine derivanti dall’invasione russa possono causare qualche tensione alla partnership Cina-Russia.

Per esempio, l’Ucraina è un importante esportatore di mais in Cina. Con i prezzi dei prodotti alimentari in aumento a livello globale, anche prima dell’invasione russa, l’offensiva russa ha già avuto effetti negativi sulla sicurezza alimentare cinese. Mentre la Russia è anche un grande esportatore di cibo verso la Cina, il primo ministro russo Mikhail Mishustin ha firmato un ordine il 14 marzo che ha vietato le esportazioni di grano ai membri dell’Unione Economica Eurasiatica (EAEU), indicativo della difficoltà che la Russia sta affrontando nel soddisfare le richieste di esportazione di cibo all’estero anche agli stretti alleati russi.

La Cina è anche fortemente dipendente dalle importazioni di energia da altri paesi. In confronto alla Russia o agli Stati Uniti, è molto meno in grado di influenzare il prezzo delle risorse ed è molto più vulnerabile alle interruzioni di energia. Mentre la Russia può essere in grado di aiutare a soddisfare la domanda cinese di energia, l’attuale picco dei prezzi probabilmente accelererà la spinta della Cina verso l’autosufficienza energetica, rimuovendo un pilastro vitale della relazione russo-cinese.

E in una rara manifestazione pubblica di frustrazione verso la Cina, un funzionario russo ha ammesso che la Cina ha rifiutato di fornire alla Russia parti di aerei dopo che la Russia si è ripresa circa 10 miliardi di dollari di aerei Boeing e Airbus. Il rifiuto della Cina ha mostrato una chiara esitazione a rischiare un confronto più ampio con l’Occidente, nonostante la crescente mediazione della Russia sul tema.

La Cina è anche prudente nel non essere percepita come una facilitatrice di Putin, e l’approccio pesante della Russia in Ucraina ha attirato più attenzione sulla sicurezza di Taiwan. Dalla terza crisi dello Stretto di Taiwan nel 1995, Pechino ha evitato di affrontare militarmente gli Stati Uniti. A parte limitate scaramucce nelle regioni di confine con l’India, negli ultimi decenni la Cina ha preferito usare il suo potere economico piuttosto che quello militare per spingere altri paesi alla sottomissione.

Ma l’assistenza della Cina alla Russia farà crescere i timori tra i vicini della Cina con le loro dispute con Pechino. Questo sostegno fornito alla Russia dalla Cina potrebbe essere sufficiente a galvanizzare un antagonismo regionale coordinato verso Pechino, sostenuto da una maggiore presenza militare degli Stati Uniti nella regione Asia-Pacifico.

Nonostante queste conseguenze reali e potenziali, l’invasione russa dell’Ucraina ha già innescato una maggiore cooperazione tra Cina e Russia – una tendenza che continuerà. Il bisogno della Russia di puntellare la sua situazione può aver ampliato l’influenza della Cina su di essa, ma sia Pechino che Mosca sono ben consapevoli della necessità di lavorare insieme per minare il dominio degli Stati Uniti negli affari mondiali – e vedono la più ampia instabilità globale derivante dal conflitto in Ucraina come un modo efficace per farlo.

Questo articolo è stato prodotto da Globetrotter.

John P. Ruehl è un giornalista australiano-americano che vive a Washington, D.C. È un redattore di Strategic Policy e un collaboratore di diverse altre pubblicazioni sugli affari esteri. Attualmente sta completando un libro sulla Russia che sarà pubblicato nel 2022.

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