Presentazione


Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.
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12/01/2022

“Infettatevi tutti e se qualcuno muore, pazienza”

Cosa sta succedendo?

220.532 i nuovi casi Covid registrati in Italia nella giornata di martedì 11 gennaio, nuovo record di sempre (il precedente, circa mille casi in meno, risaliva al 6 gennaio).

In serio aumento anche i decessi, 294 (contro i 227 del giorno prima), record della quarta ondata. Il totale delle vittime sale a 139.559.

Terapie intensive con 71 pazienti in più, con 185 ingressi del giorno e arrivano a 1.677, mentre i ricoveri ordinari sono 727 in più, 17.067 in tutto.

Ma è così pressoché dappertutto, nell’Occidente neoliberista.

La Francia ha raggiunto un nuovo record di contagi, registrando oltre 368mila contagi e 270 morti nelle ultime 24 ore.

Nel Regno Unito sono stati invece notificati 120.281 contagi, in calo se confrontati con i 142.224 contagi di lunedì 10. Ma comunque una marea.

In Germania sembrava che le misure – “lockdown” per i non vaccinati, ecc. – fossero riuscite a frenare la corsa dei contagi. Invece il lieve calo registrato nelle ultime settimane era probabilmente dovuto in prevalenza al minor numero di tamponi effettuati. Infatti, nelle ultime 24 ore la Germania registra il nuovo record di casi: 80.430 i nuovi positivi individuati, e ben 384 morti in un solo giorno.

Eppure, quasi dappertutto, dopo le vacanze invernali si riapre ogni attività a “rischio assembramento”, a partire dalle scuole (con regole diverse e contagio incorporato), viene diminuito il periodo di quarantena – o addirittura cancellato, per chi ha fatto la terza dose. Come se fossimo alla fine della pandemia, invece che nel suo momento più alto.

Media e scienziati molto disponibili si lanciano in “assicurazioni” improbabili, che solo un mese fa avrebbero bocciato come fantasie.

Il famoso Anthony Fauci, dagli Stati Uniti, riconosce che “Omicron ha un livello molto alto di trasmissibilità e alla fine ‘troverà’ proprio tutti. Anche i vaccinati e chi ha preso la terza dose”. Ma ciò nonostante “non finiranno in ospedale e non moriranno” grazie all’efficacia del vaccino. A pagare il prezzo più alto “saranno i non vaccinati”.

Il meno quotato Matteo Bassetti propone di abolire il report giornaliero sui contagiati. “Non dobbiamo continuare a contare come malati di Covid quelli che vengono ricoverati per un braccio rotto e risultano positivi al tampone. Bisogna anche finirla col report serale, che non dice nulla e non serve a nulla se non mettere l’ansia alle persone, siamo rimasti gli unici a fare il report giornaliero“.

E si prende ovviamente la scomunica degli scienziati più seri. Per Andrea Crisanti “È una cosa senza senso, perché un’epidemia non si può controllare senza avere visibilità sull’indice di trasmissione e sull’incidenza dei casi. È come pretendere di tenere un’autostrada sicura, contando solo il numero di morti e di incidenti anziché verificare chi va veloce. È, insomma, come mettere la testa sotto la sabbia: non vogliamo vedere il problema, ma solo le sue conseguenze“.

Ma naturalmente l’ipotesi di infilare la testa sotto la sabbia piace moltissimo al governo Draghi: “Il numero dei contagi di per sé non dice nulla, è necessario soffermarsi essenzialmente sui dati delle ospedalizzazioni e occupazione delle terapie intensive“, ha detto il sottosegretario alla Salute Andrea Costa.

E, se qualcosa va male, è comunque colpa dei “no vax”, utili idioti sempre più indispensabili per un potere indifferente alla salute popolazione.

Si è fatta sentire anche l’Organizzazione Mondiale della Sanità, secondo cui al ritmo attuale dei contagi, da qui a due mesi oltre il 50% degli europei sarà contagiato dalla variante Omicron.

L’esplosione del numero dei contagi, e la più lenta crescita dei decessi, induce i responsabili del massacro a minimizzare i pericoli. “Trattiamola come una normale influenza”, è arrivato a proporre il “socialista” spagnolo Pedro Sanchez, di fronte a 100.000 casi al giorno e un numero di morti relativamente basso.

E immediatamente riscuote il consenso di reazionari e “riformisti”, di “progressisti responsabili” e chiacchieroni da bar.

“Omicron è meno letale” – anche se mancano ancora gli studi che lo provino – e quindi si può far finta che la pandemia non ci sia davvero. Ricorda il caso dell’atrazina nell’acqua; quando il governo capì che in alcune regioni non poteva garantire la percentuale considerata “non pericolosa”... alzò la percentuale, dichiarando comunque potabile l’acqua che fino al giorno prima era considerata “velenosa”.

È la linea di Trump, Johnson e Bolsonaro, quella che ha lasciato dilagare il Covid nei loro paesi e in tutto il mondo. Non c’è ufficialmente più differenza con i Draghi, i Macron e i Sanchez... Se mai c’è stata davvero.

La strategia del “convivere con il virus” si trasforma ne “il virus non è più pericoloso”, facciamo finta che non ci sia più e “se qualcuno muore, pazienza”.

300 morti al giorno, solo in Italia, sono 6.000 al mese. Ma si sa anche che, tra il momento della verifica del contagio e il possibile esito mortale della malattia, possono passare diverse settimane. Dunque certamente entro la fine di gennaio potremo verificare quanti morti questa quarta ondata sta effettivamente “preparando”.

Qual è la logica che muove i governi occidentali, allora?

La spiega – con parecchio stupore, tra l’altro – un economista liberista ma intelligente come Luca Ricolfi, in un’analisi pubblicata dalla Fondazione Hume e ripresa da Repubblica (quotidiano peraltro in prima linea sul fronte de “il Covid non è più un pericolo”).

Potete leggere il suo testo alla fine di questo articolo, ma la sostanza è questa: “la scommessa liberista di lasciar correre i contagi è incompatibile con i dati, ovvero con quel che si sa dei meccanismi che governano questa epidemia. Qualsiasi cosa si pensi del perché siamo arrivati fin qui, è difficile non prendere atto che lasciar (ancora) correre il virus è un azzardo che non ha alcun supporto nei dati”.

Lasciar dilagare il virus è stata una scelta dei governi neoliberisti occidentali. Pur di non fermare l’economia hanno messo in conto milioni di morti – 5,5 milioni in tutto il pianeta, 850mila nei soli Stati Uniti, 1 milione e 650 in Europa (Russia compresa, con 312mila) – e sono fermamente convinti di dover andare avanti su questa strada.

È una decisione presa fin dall’inizio della pandemia, anche se mascherata con tanta esibita preoccupazione. Probabilmente ha contribuito il fatto che inizialmente la morte toccava soprattutto ai più anziani, o comunque ai “fragili”. Tutta gente ormai “improduttiva”, che non poteva più contribuire ad aumentare il Pil e che anzi richiedeva una certa quantità di spesa pubblica.

Insomma, hanno usato la pandemia anche come una componente della “riforma pensionistica” in stile Fornero. Non potendo per ora aumentare ulteriormente l’età pensionabile, hanno ritenuto conveniente accorciare l’aspettativa di vita, lasciando che fosse un virus a selezionare chi doveva morire in anticipo.

Una logica liberista, certamente, ma spaventosamente uguale all’eugenetica nazista, secondo cui “i deboli” meritano di essere eliminati.

Lì dove è l’”iniziativa privata” ad avere il comando sulle scelte politiche generali – quelle che riguardano l’intera popolazione – questa è la logica che si impone nei momenti di crisi, quando “la torta” si restringe e, invece di redistribuirla almeno un minimo (molto minimo), si punta a diminuire il numero degli aventi diritto a una porzione. O almeno a una briciola...

Poi, però, il virus dimostra di essere indipendente dal capitale multinazionale. Dopo aver falciato deboli e vecchietti, da qualche mese colpisce generazioni molto più giovani. Fino ai bambini.

“Ci stiamo preparando per una guerra, proprio come abbiamo fatto nella prima ondata”, dice Moshe Ashkenazi, dello Sheba Medical Center, il più grande ospedale di Israele, il paese che ha vaccinato prima e più frequentemente di tutti. È stato quindi deciso di aprire un reparto ad hoc, ma “purtroppo i contagi si stanno diffondendo così velocemente che mi aspetto che questo nuovo reparto si riempia entro 10-14 giorni, quindi dovremo aprirne un altro“.

Con il Covid – diciamolo in altro modo – la sognata “immunità di gregge” sembra impossibile. Si contagiano i guariti e i vaccinati, anche più volte. Succede anche ad atleti sanissimi in attività, a campioni come Edin Dzeko (due volte).

E se pure il tasso di mortalità è molto inferiore rispetto ai non vaccinati, comunque è significativo. Soprattutto per quanto riguarda le conseguenze a lungo termine degli “effetti collaterali” (miocarditi, parziale “bruciatura” dei polmoni, cefalee, ecc).

Con questa strategia, e con questa “logica” stragista, dalla pandemia non si uscirà tanto presto (le varianti continuano a prodursi, anche perché la difesa dei brevetti di Big Pharma rende impossibile vaccinare miliardi di persone nei paesi più poveri).

Inutile ripetere che esistono strategie alternative, decisamente più serie. E non solo in Cina o a Cuba. Anche paesi capitalistici orientali (Nuova Zelanda, Australia, Corea del Sud, Taiwan, ecc.) hanno fatto di meglio.

I nostri “cari governanti col pilota automatico” lo sanno benissimo. E se ne fregano.


di Luca Ricolfi

Ero già stupito a fine ottobre, quando i primi chiari segnali di ripartenza dell’epidemia (incidenza e Rt) vennero ignorati dalle nostre autorità politiche e sanitarie.

Da allora non ho fatto che ristupirmi, perché né la scoperta di Omicron e della sua trasmissibilità, né i rischi connessi alle vacanze natalizie hanno condotto al varo di misure tempestive e incisive.

Ma giovedì il mio stupore si è trasformato in incredulità. Nel giorno in cui i contagi hanno superato la cifra record di 200 mila casi al giorno, il Consiglio dei ministri ha deciso che entro lunedì 10 gennaio tutti gli ordini di scuole riapriranno, e che solo nelle scuole materne lo faranno con la cautela minima necessaria, ossia con la regola: se c’è anche un solo positivo in classe la frequenza si interrompe per tutti.

Non me lo aspettavo, non tanto perché lo giudico molto imprudente (a decisioni che considero incaute sono abituato da due anni, ma può essere che sia io a essere troppo cauto), ma perché sui rischi di apertura si erano espressi chiaramente molti presidenti di Regione e molti dirigenti scolastici.

I primi invocando il via libera preventivo del Comitato tecnico-scientifico, i secondi spiegando dettagliatamente perché le scuole e le Asl non erano in condizione di garantire un rientro “in sicurezza”.

Quando succede una cosa che non ti aspetti, la domanda da farsi non è “perché sbagliano?” ma “che cosa gli fa pensare di fare la cosa giusta?“. Perché se l’esecutivo agisce come agisce, e il Comitato tecnico-scientifico avalla tacendo, una logica ci deve pur essere.

Ma quale può essere questa logica?

A me pare che la logica che guida la filosofia di “apertura a oltranza” poggi su una scelta di fondo, maturata e ribadita innumerevoli volte in questi mesi: lasciamo pure correre i contagi, tanto – grazie ai vaccini – si muore poco e si va poco in ospedale.

Questa scelta di “liberismo sanitario”, paradossalmente, è stata rafforzata e non indebolita dalla comparsa della variante Omicron, di cui si è preferito sottolineare la mitezza condizionale (“poco più di un raffreddore, se si è vaccinati”) che l’estrema contagiosità.

Di qui l’idea che il vero problema sia la resistenza del popolo No Vax, e che obbligando tutti a vaccinarsi usciremo dall’incubo.

Ma regge questo ragionamento?

Sfortunatamente no. La scommessa liberista è incompatibile con i dati su quattro punti fondamentali.

Primo, l’esperienza degli altri Paesi mostra che la vaccinazione di massa è necessaria ma non sufficiente a fermare il contagio. Lo mostra senza ombra di dubbio il fatto che Rt è sopra la soglia critica di 1 in tutte le società avanzate, compresi i Paesi che hanno vaccinato tutti i vaccinabili (Portogallo) o sono molto avanti con le terze dosi (Israele, Regno Unito).

Secondo, noi discutiamo come se il nostro problema fossero i 5 milioni di maggiorenni non vaccinati, o i 2 milioni di ultra-cinquantenni non vaccinati (che sarebbero tenuti a vaccinarsi entro metà febbraio), ma i non vaccinati sono ben 11 milioni, di cui circa 3 non vaccinabili in assoluto (bambini fino a 4 anni), e altri 3 (bambini da 5 a 11 anni) vaccinabili solo nei casi in cui i genitori superassero i loro dubbi, peraltro condivisi da una parte della comunità scientifica e delle istituzioni sanitarie (nel Regno Unito la vaccinazione dei più piccoli non è ammessa).

Tutto questo significa che l’obbligo per gli ultra 50-enni, ove venisse rispettato integralmente, coprirebbe circa il 20% della popolazione non vaccinata, mentre più del 50% del problema sta precisamente negli allievi delle scuole materne, elementari e medie, che ci apprestiamo a riaprire da lunedì.

Terzo, oggi il problema principale non è che 5 milioni di adulti non si vogliono vaccinare, ma che 15 milioni di adulti non riescono a farlo, perché gli hub vaccinali non sono in grado di coprire la richiesta di terze dosi per coloro che hanno perso la protezione.

Quarto, il calcolo secondo cui possiamo permetterci di lasciar correre il contagio perché la probabilità di ammalarsi gravemente è bassa, si scontra con l’aritmetica dell’epidemia: se la letalità si dimezza, ma i contagi quadruplicano (cosa per cui bastano 2 settimane), il numero di morti e di ospedalizzati raddoppia, rendendo catastrofica una situazione che negli ospedali di molte Regioni è già oggi drammatica.

Ecco perché dicevo che la scommessa liberista di lasciar correre i contagi è incompatibile con i dati, ovvero con quel che si sa dei meccanismi che governano questa epidemia. Qualsiasi cosa si pensi del perché siamo arrivati fin qui, è difficile non prendere atto che lasciar (ancora) correre il virus è un azzardo che non ha alcun supporto nei dati.

Possiamo dolerci della chiusura delle scuole e del ritorno alla Dad, ma se siamo lucidi dovremmo riconoscere che è prima che avremmo dovuto tutelarle, le nostre amate scuole, con le tante cose che sono state invano proposte, dall’aumento delle aule alla ventilazione meccanica controllata.

Ora ci resta solo da prendere atto che rimandarne l’apertura, come per primo ha proposto il governatore della Campania, non è certo la soluzione, ma è il minimo sindacale per provare a rallentare l’epidemia.

Fonte

05/01/2022

Francia - Identificata nuova variante Covid

Nonostante le rassicurazioni di governi e media – “le cose stanno migliorando almeno un po’, perché la variante omicron, pur essendo più contagiosa, ha spesso un decorso più mite della delta” – è già emersa una nuova variante.

Nessuno sa dire ancora quanto sia pericolosa, né dove abbia avuto origine. Bisognerà fare come sempre degli studi, analizzare un certi numero di casi, fare le verifiche empiriche, ecc.

La nuova variante è stata rilevata all’inizio di dicembre in un viaggiatore tornato in Francia dal Camerun, all’ospedale IHU Mediterrannee di Marsiglia. Il viaggiatore di ritorno dal Camerun avrebbe infettato 12 persone nel sud della Francia.

Ancora più mutazioni di omicron

Questo nuovo mutante, chiamato B.1.640.2, ha 46 mutazioni in una “combinazione atipica”. Si tratta di molte più mutazioni di omicron, che già ne presentava 37, secondo uno studio preprint ancora non sottoposto a peer-review.

Secondo questo studio, le due mutazioni già note della proteina spike N501Y e E484K si trovano anche nella nuova variante. La mutazione N501Y, per esempio, è stata rilevata molto presto nella variante alfa. Fa sì che l’agente patogeno si leghi più saldamente alle cellule umane e quindi si diffonda più facilmente nel corpo.

E484K è una delle mutazioni di fuga situata direttamente nella proteina spike e quindi probabilmente riduce l’efficacia dei vaccini COVID-19.

Poco conosciuto il pericolo e l’origine

Ma cosa significhino queste mutazioni e se la nuova variante del coronavirus B.1.640.2 sia effettivamente più contagiosa del virus originale della SARS-CoV-2 non si può ancora dire con sicurezza, a causa della mancanza di dati disponibili e del numero ridotto di casi.

Non sappiamo ancora nulla neanche sull’origine di questa nuova variante. Il fatto che sia stato rilevato per la prima volta in un rimpatriato dal Camerun non significa che la variante sia emersa anche nel paese dell’Africa centrale.

Tuttavia, i tassi di vaccinazione molto bassi generalmente favoriscono l’emergere di nuove mutazioni di coronavirus. In Camerun, solo il 2,4% della popolazione è completamente vaccinata, secondo i dati della Johns Hopkins University di Baltimora negli Stati Uniti.

Finché la campagna di vaccinazione non sarà avanzata a livello globale, nuove varianti continueranno a svilupparsi. A volte sono più innocue, a volte più pericolose. Resta da vedere quanto sarà dannosa questa nuova variante.

Possibili ragioni per un decorso omicron più mite

Sappiamo già che la variante omicron è molto più contagiosa e si sta diffondendo rapidamente nel mondo. Ma allo stesso tempo, i corsi sono molto più lievi nella maggior parte dei pazienti, come sempre più studi stanno confermando.

Sta anche diventando gradualmente più chiaro quali fattori sono all’opera in questo caso. Le cellule T delle persone vaccinate e recuperate reagiscono all’omicron, proteggendo così la maggior parte delle persone infettate da un decorso grave di COVID-19.

È però anche vero che le mutazioni in omicron hanno alterato la proteina spike in modo tale che gli anticorpi generati da precedenti infezioni o vaccinazioni non sono più così protettivi.

Ma, come hanno scoperto i ricercatori di Città del Capo, Sud Africa, la risposta immunitaria acquisita dalle cellule T funziona ancora nel 70-80% dei casi, come nelle vecchie varianti beta e delta. Le cellule T dei pazienti vaccinati e recuperati hanno riconosciuto omicron quasi altrettanto bene come la variante originale del coronavirus, ha concluso il gruppo di ricercatori.

Omicron attacca i polmoni meno gravemente

Inoltre, la variante omicron attacca i polmoni molto meno frequentemente, i ricercatori del Giappone e degli Stati Uniti lo hanno scoperto in studi su animali.

Invece, la variante omicron riesce più facilmente ad attaccare il tratto respiratorio superiore – naso, gola e trachea – secondo lo studio non ancora peer-reviewed.

A metà dicembre, i ricercatori dell’Università di Hong Kong sono arrivati a conclusioni molto simili. Hanno scoperto che anche se la variante omicron infetta il bronco fino a 70 volte più velocemente della variante delta e si moltiplica lì, si diffonde fino a 10 volte meno nel tessuto polmonare.

Meno pazienti – in percentuale – hanno quindi bisogno di respirazione artificiale. Ma in numeri assoluti è evidente che la maggiore contagiosità va a “compensare” la minore letalità. Cambiando l’ordine dei fattori, insomma, il prodotto non cambia.

Questi risultati della ricerca sono in linea con le osservazioni della Gran Bretagna. Anche lì, la variante omicron, altamente contagiosa, sta causando un forte aumento del numero di infezioni.

Ma allo stesso tempo, il rischio statistico di dover essere trattati in un ospedale è ridotto di un terzo rispetto alla variante delta. Il numero di pazienti che richiedono la respirazione artificiale è quindi in gran parte invariato, nonostante il tasso di infezione significativamente più alto.

Questo è molto propagandato come motivo di speranza, per giustificare il mantenimento delle aperture di tutte le attività e addirittura la riduzione dei tempi di quarantena.

Tuttavia, le preoccupazioni rimangono. Il numero di casi significativamente più alto è una grande sfida per i sistemi sanitari sovraccarichi.

E coloro che non sono ancora stati vaccinati, o si sono ripresi da una precedente infezione da COVID-19, possono ancora ammalarsi gravemente se contraggono la variante omicron.

Primo caso di ‘flurona’ in Israele

Nel frattempo, in Israele, una donna incinta di 31 anni ha contratto COVID-19 e il virus dell’influenza stagionale allo stesso tempo. È il primo caso registrato al mondo di “flurona”, un neologismo composto da influenza e coronavirus.

La donna incinta era solo leggermente malata, secondo il Ministero della Salute israeliano. Israele sta assistendo a un forte aumento delle infezioni influenzali nelle ultime settimane, e il suo Ministero della Salute sta indagando sul caso per vedere se la “flurona” potrebbe causare malattie più gravi. Questo ha alimentato i timori di una “twindemic” sia del COVID-19 che dell’influenza.

Israele ha visto un aumento particolarmente drammatico di casi di influenza grave quest’inverno. Secondo il Times of Israel, quasi 2.000 persone hanno dovuto essere ricoverate in ospedale con l’influenza alla fine del 2021.

Le autorità sanitarie temono che con un’ondata influenzale così forte, potrebbero esserci molti più casi di infezioni doppie in arrivo.

Come si vede, insomma, la doppia strategia demente – “convivere con il virus” e “difendere i brevetti privati sui vaccini” – produce il risultato pratico di riprodurre ed estendere i contagi in tutto il mondo, rendendo impossibile quel “ritorno alla normalità” che i governi dicono di voler raggiungere.

Fonte

Prezzi alle stelle nel “libero mercato” dei tamponi molecolari

Aver investito tutto sui vaccini e poco o niente sul tracciamento, ha visto il governo e le strutture pubbliche abdicare a quelle private nella redditizia attività sui tamponi molecolari. Il risultato è la conferma che con il boom dei tamponi i privati si stanno arricchendo in modo sfacciato, esattamente come avviene per le visite mediche e gli interventi intra moenia rispetto ai tempi biblici messi a disposizione dalle strutture della sanità pubblica.

Se hai necessità o urgenza di un tampone molecolare oggi devi metterti nelle mani dei laboratori privati e, secondo le leggi del mercato, se cresce la domanda i prezzi salgono. Le strutture pubbliche infatti sono già in tilt per il sovraccarico di lavoro e le persone si rivolgono ai laboratori privati accreditati. Se non si è disposti ad aspettare settimane per avere un tampone molecolare la soluzione diventa quella di aprire il portafogli e pagare, ma in molti casi il prezzo raddoppia.

Un servizio dell’Agi rileva come il boom dei contagi dovuti alla variante Omicron stia spingendo la caccia al tampone con i prezzi per un test molecolare, nei laboratori privati accreditati, che stanno lievitando in tutta Italia anche se in modo differenziato da città a città.

Nelle città del nord, infatti, il costo si impenna fino ad arrivare a 140 euro, mentre al sud l’aumento sarebbe più contenuto raggiungendo comunque i 60 euro. Prezzi due o tre volte superiori rispetto ad alcuni mesi fa quando la curva epidemica era molto meno ‘aggressiva’.

Il virus, dunque, non fa sconti nemmeno alle tasche degli italiani. Per oltre un milione di persone ancora in isolamento domiciliare o per i cittadini ‘liberi’ pronti ad abbracciare i propri cari per le feste, il tampone diventa, gioco forza, l’oggetto del desiderio.

Milano è una delle città italiane con il record dei tamponi più cari. Nella capitale lombarda, dove si può arrivare a pagare di più è al Gruppo San Donato: il costo varia tra gli 80 e i 145 euro in base alla struttura che si sceglie e al giorno in cui si esegue il tampone (è possibile farlo anche nei giorni festivi). Insomma un sistema di offerte e di prezzi variabili che sembra quello dei posti sui treni ad altla velocità Freccia Rossa o Italo. Sopra la media anche laboratori come Dna Milano (98 euro con esito in 48 ore) e Centro Polisalute (95 euro in 72 ore). Il Centro Medico Sant’Agostino offre una doppia possibilità sul tampone molecolare: 75 euro con risultato in 3 giorni; 90 euro con esito entro il giorno successivo. Tra i centri più convenienti Amu Ambulatori (70 euro ed esito in 24 ore) e Synlab (50 euro e referto tra 24 e 36 ore).

Secondo l’inchiesta dell’Agi a Bologna i prezzi si aggirano tra gli 85 e i 110 euro circa. A Firenze il prezzo medio si aggira sui 65 euro, con una forchetta che oscilla da 50 euro fino a toccare anche il doppio. A Roma città il costo medio per un tampone molecolare si aggira intorno ai 60 euro. Se ci si sposta sul litorale di Ostia si arriva a 55 euro per un test con il risultato pronto in 24-36 ore. A Napoli nel centro tamponi dedicato ai passeggeri dell’aeroporto internazionale di Capodichino il prezzo è di 60 euro. Stesso costo in un’altra struttura della zona ‘ricca’ della città partenopea.

A Palermo la corsa al test non fa schizzare i prezzi in alto in questa fase. Contattando alcuni tra i principali laboratori privati della città si va dai 45 ai 50 euro. Con l’avvertenza che bisognerà attendere un po’ perché numerose sono le richieste.

Ma i disagi per chi necessita di un tampone molecolare non si limitano, tuttavia, solo ai costi. Tra gli ostacoli ci sono anche le lunghe file, già di prima mattina davanti alle strutture, oppure i centralini in tilt e i siti web dedicati alle prenotazioni ‘paralizzati’.

Insomma la quarta ondata della pandemia caratterizzata dalla variante Omicron si sta rivelando una Caporetto per il governo che – nella fregola di salvare il Pil e dichiarare la normalità – ha puntato tutto su una vaccinazione di massa, che però sta mostrando i suoi limiti ma niente su quel tracciamento di massa che avrebbe dovuto essere la stella polare sin dall’inizio della pandemia nel 2020. Ma le strutture sanitarie pubbliche erano state mandate al collasso già prima della pandemia e così sono state lasciate, mentre la sanità privata – approfittando della prateria lasciata vuota dal pubblico – sta facendo profitti stellari anche in questa occasione.

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01/01/2022

Il governo Draghi si è incartato su omicron e Covindustria tira dritto di Sergio Scorza

Fra un po’ facciamo due anni di pandemia e non se ne può più. La variante omicron sta davvero sparigliando le carte mandando all’aria i buoni risultati della campagna vaccinale.

Onde evitare di inerpicarmi in dettagli su argomenti riguardo ai quali non possiedo alcuna competenza specifica, riporto di seguito due tweet del 22 dicembre scorso di Giorgio Gliestro, che è Neurobiologo e Professore Associato (SL) presso l’Imperial College di Londra.

Poche semplici righe che spiegano cosa è davvero #omicron: “Vediamo se così si capisce: in questi giorni nel Regno Unito omicron ci sta regalando 100.000 positivi al giorno e di questi il 4‰ (400) finirà ricoverato. Delta qualche settimana fa ci dava 30.000 casi al giorno e il 7‰ finiva ricoverato (210). Ma non finisce qui! Delta raddoppiava quel numero di ospedalizzati ogni due settimane. Omicron raddoppia quel numero ogni due giorni. Così è più chiaro?“.

Gravissime sono state, fin qui, le inadempienze del governo Draghi in ordine alla totale inadeguatezza dei tracciamenti; al mancato rafforzamento della sanità, sia territoriale che ospedaliera pubblica; alla immutata situazione dei trasporti; alla evidente insufficienza dei provvedimenti sulla situazione delle scuole.

E tutto ciò a fronte di una situazione che era ampiamente prevedibile e che non potrà di certo essere contrastata efficacemente da un’ennesima farraginosa babele di misure che cambiano continuamente e che la gente ormai fatica a seguire.

Che senso ha, allora, la proroga dello “stato di emergenza” se poi non si affronta in modo adeguato l’emergenza sanitaria?

Rispetto a quest’ultima domanda, forte è il sospetto che si usi lo stato di eccezione non per garantire la salute pubblica, ma per mettere in sicurezza i grandi interessi privati ed, allo stesso tempo, tenere un po’ a bada i settori sociali corteggiati più esplicitamente da una parte della maggioranza di governo.

E così, cercando di gestire alla bell’e meglio una situazione di prolungato caos, assai probabilmente si stanno mettendo nel conto altre decine di migliaia di morti da offrire in sacrificio alla “loro” ripresa.

Diversamente non si spiegherebbe perché il governo sia, tutto ad un tratto, divenuto così “sensibile” alla spinta demenziale delle Regioni, scegliendo di traccheggiare e minimizzare la situazione proprio per non intralciare le imprese (ovvero, la produzione ed i profitti) rischiando così seriamente di provocare un’altra ecatombe simile a quella che avvenne nella bergamasca e nel bresciano, un anno e mezzo fa.

E poi come è finita le altre volte che abbiamo iniziato dicendo “non si può bloccare il paese” in questi due anni? Male, molto male.

Nel mondo, ad oggi, si contano 287 milioni di casi e 5,46 milioni di morti per e da coronavirus. Perché in Cina – paese che, da solo, fa quasi un miliardo e mezzo di abitanti – si contano soltanto 102.00 casi e 4.636 decessi? Come si spiega il bassissimo impatto che la malattia ha avuto in un paese così grande e complesso?

A parte piccoli focolai sporadici, il grandissimo colosso asiatico è infatti riuscito a fermare la diffusione del covid19 sin dalla primavera del 2020 e la popolazione ha ripreso una vita quasi normale. Una «vittoria» momentanea della Cina sul virus di cui, in Occidente, nessuno parla.

Di sicuro il governo cinese ha scelto di applicare, sin da subito, una drastica politica di prevenzione mediante una gestione ferrea dell’emergenza sanitaria ed un controllo quasi militare finalizzato al rigido rispetto delle regole sanitarie da parte della popolazione.

A ciò si aggiunge la riduzione drastica dei movimenti di persone verso l’esterno e all’interno del paese oltre alle rigide quarantene imposte a tutti gli stranieri in visita o di passaggio nel paese. Ed ha avuto certamente il suo peso la forte ripresa del mercato interno.

Ma, soprattutto, ciò che ha contato davvero tantissimo è stata la totale mancanza di subordinazione e di sudditanza del decisore politico nei confronti delle forze economiche del paese.

Quest’ultimo fondamentale fattore ha permesso di fare ciò che altrove non è stato fatto oppure è stato messo in atto con notevole e colpevole ritardo: brevi ed intensi lockdown con la rapida istituzione di zone rosse impenetrabili laddove, di volta in volta, si ravvisavano dei focolai del virus.

La Cina ha resistito anche alla variante delta proveniente dalla vicina India e pare non sia stata minimamente interessata dalla nuova variante omicron e, ad oggi, continua, a registrare solo alcune decine di contaminazioni giornaliere, quasi tutte “di importazione”.

Nulla a che vedere con le cifre catastrofiche registrate, solo per fare un esempio minimamente comparabile, con un paese come gli Stati Uniti (con meno di un quarto della popolazione cinese), in cui il coronavirus ha già totalizzato 54,2 milioni di casi e causato il decesso di 823.000 persone.

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27/12/2021

Covid-19, l’ora del caos

In qualche modo era previsto. Se affronti una pandemia globale con una strategia demenziale – “convivere con il virus” – il punto in cui si perde il controllo del sistema non è mai troppo lontano.

In tutto il mondo occidentale si accavallano notizie simili, dati in crescita per i contagi e i morti, anche se questi ultimi in numero minore, rispetto a un anno fa, grazie alle campagne di vaccinazione.

Come per ogni “ondata”, la preoccupazione dei governanti neoliberisti si attiva solo quando gli ospedali – falcidiati dai tagli di spesa degli scorsi decenni e senza grandi risorse aggiuntive nemmeno in piena pandemia – si avvicinano al punto di collasso.

A quel punto, come in questi giorni, scattano misure precauzionali che prevedono la chiusura di alcune attività ma non di altre. In modo così bislacco da sollevare comprensibili – ma altrettanto irrazionali – reazioni di protesta da parte dei diretti interessati (esercenti, in genere).

I governi e i media di regime, felicemente sotto controllo ferreo, si ritrovano così intrappolati tra la necessità di “comunicare allarme” perché la popolazione reagisca, adottando la prudenza nei comportamenti quotidiani, e la volontà di “tranquillizzare”, per dimostrare di avere la situazione sotto controllo.

Contribuiscono al caos anche gli scienziati che fin qui hanno fiancheggiato, da irresponsabili, la scelta dei governi di “convivere con il virus”. C’è chi, tardivamente, consiglia più restrizioni e chi, occhieggiando spudoratamente alle esigenze dell’economia, vorrebbe metter fine al ”tracciamento e alle quarantene dei contatti. Chi è malato deve stare a casa e dobbiamo finire con il tracciamento. Non possiamo continuare a mettere in quarantena e in isolamento forzato decine di persone (i contatti) per ogni tampone positivo”.

Pilastro di questa linea “libera quasi tutti” è la definizione della variante omicron come un “semplice raffreddore”. Formulazione però decisamente contestata da altri scienziati, che se non altro invitano ad attendere studi affidabili su questo punto.

Aggravano il caos parecchi media che si autodefiniscono “attendibili”, che indicano ad esempio il “successo tedesco”, consistente nel bloccare qualsiasi attività per i non vaccinati. In questo modo, ci raccontano, “i contagi quotidiani sono passati da 100.000 a diecimila”. Salvo poi ammettere che il dato migliore è del giorno di Natale, quello in cui ovviamente sono stati fatti molti meno tamponi.

La tentazione è sempre la stessa. Negare il carattere criminale delle decisioni dei governi e scaricare tutte le responsabilità sui cittadini che non si comportano come consigliato (da governi che si vantano di aver “lasciato libertà di scelta”).

Silenzio assoluto, infine, sulle scelte diverse fatte da governi che non si fanno determinare dalle associazioni imprenditoriali e che hanno messo la lotta al virus al primo posto (nessuna “convivenza”).

Anche perché in quei paesi – Cina prima di tutti, per le dimensioni di popolazione ed economia – la strategia adottata (confinamento e tracciamento di massa ad ogni segnalazione di contagio, vaccinazione di massa e misure di protezione individuali sempre attive) risulta palesemente più efficace: sia nel proteggere la salute sia nel far funzionare il sistema produttivo.

Qui in Occidente, invece, mettendo al primo posto il Pil rispetto alla vita si è riusciti a raggiungere il doppio risultato negativo di ammazzare milioni di persone e di inchiodare l’economia (la “grande crescita” del 2021 copre appena la metà delle perdite del 2020; e i risultati del 2022 sono in forse per gli effetti dell’attuale ondata).

Non basta, naturalmente. Le “varianti” – a volte più letali, a volte solo più contagiose – arrivano ormai da paesi con bassa copertura vaccinale perché poveri, con poche risorse e strutture sanitarie insufficienti.

Anche in questo caso la scelta criminale di non sospendere i brevetti sui vaccini, per garantire a poche multinazionali Big Pharma di spremere il massimo profitto da una sciagura mondiale, ha prodotto il risultato che ci si poteva aspettare fin dall’inizio: “convivere con il virus” significa lasciarlo dilagare, mutare, tornare e colpire popolazioni sempre più stressate, sfiduciate, incredule.

“Don’t look up”, è la parola d’ordine neoliberista. Che si tratti di un virus o di una cometa, basta chiudere gli occhi e andare avanti come prima, convinti che fare soldi sia possibile in qualsiasi situazione. Anche in punto di morte.

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01/12/2021

Una variante non fa primavera

Mentre politica e mass media alternano allarmismi e rassicurazioni sulla variante Omicron del Covid, la sostanza del problema – e delle sue possibili soluzioni – viene ancora una volta rimossa.

Il vulnus rimane quello di sempre: fare di tutto ed a qualsiasi prezzo pur di non fermare l’economia e non mettere in discussione la primazia dei profitti privati, in questo caso quelli delle multinazionali di ogni genere, a cominciare da Big Pharma.

In tal senso, i governi dei paesi capitalisti europei stanno prendendo in esame – molto tardivamente – il ricorso all’obbligo vaccinale. Ovviamente tale misura riguarderebbe solo ed eventualmente le economie avanzate, mentre i paesi in via di sviluppo possono anche schiattare, di Covid in questo caso, di tutto il resto negli altri.

Questi due aspetti rivelano la contraddizione irrisolta e forse irrisolvibile di sistemi dominati dall’attuale classe dominante/dirigente.

Da un lato l’ultima variante del Covid – definita Omicron – conferma che se la parziale immunizzazione tramite i vaccini viene praticata massicciamente solo in alcuni paesi, tagliando fuori quelli più poveri, le varianti del virus continueranno a riprodursi falcidiando ovunque, nel frattempo, le popolazione senza vaccinazioni. Sia nei paesi senza un soldo che in quelli del centro.

La decisione iniziale in tutti i paesi neoliberisti è stata quella – scellerata – di “raccomandare” la vaccinazione, ma lasciando “libertà di scelta”. La speranza era che comunque avrebbe fatto la “scelta giusta” una percentuale tale di cittadini da risolvere il problema, raggiungendo l’ormai dimenticata “immunità di gregge”.

Il virus si è dimostrato più intelligente del capitale, mutando e riproducendosi al punto da rendere solo temporanea – e di breve durata – la copertura. Così anche l’arma dei vaccini ha perso parte della sua efficacia, seminando ancora più dubbi, domande, dietrologie e fake news.

A quel punto tutti i governi hanno preso a rendere obbligatori non i vaccini stessi, ma dei “documenti” che attestavano vaccinazione, guarigione o anche solo l’effettuazione di un tampone diagnostico. E a subordinare la libertà di movimento al possesso di questi green pass.

Quando poi, dai soli luoghi di socialità, sono stati estesi anche ai luoghi di lavoro, sono state innescate proteste di diverso genere e “taglio politico”, che si nutrivano spontaneamente – più spesso con interventi mirati – di sospetti e fantasie “no vax”.

Il disastro non poteva essere più completo, qui in Occidente. Al punto che si ricomincia a ragionare sui lockdown (ma “leggeri”, per carità) e sulla chiusura di alcune attività, mettendo di conseguenza in forse le speranze di ripresa economica.

Insomma: questa strategia demente non ha permesso di salvaguardare né la salute delle popolazioni (di cui è palese che se ne fregano completamente), e neanche la tenuta dell’economia (che era l’obiettivo principale).

Tutto al contrario in Cina e altri paesi variamente orientati al socialismo, a seconda dei livelli di ricchezza, ma con Cuba che – unico caso al mondo – è riuscita a produrre ben tre vaccini proteici e a coprire il 95% della popolazione.

Va da sé che continuare a garantire a Pfizer, Moderna, Johnson il monopolio privato dei brevetti dei vaccini esclude materialmente miliardi di persone dalla possibile e parziale immunizzazione vaccinale.

Ma, nonostante tale evidenza, i governi europei e Usa sia in sede Wto che Onu continuano a rifiutare ogni proposta di liberalizzazione dei brevetti privati sui vaccini, che consentirebbe invece la produzione e la somministrazione anche in quei paesi che non dispongono delle risorse economiche per acquistarli.

Non bisogna infatti dimenticare che in molti di quei paesi esistono le fabbriche in grado di produrre le dosi necessarie (l’India, per esempio, dove si producono discrete percentuali di dosi poi inviate in Occidente), ma non possono farlo unicamente perché altrimenti dovrebbero “pagare i diritti” a quelle multinazionali.

Dall’altra in Italia e in Europa si continuano a mettere orride pezze sui buchi rivelati dalla pandemia. Il tracciamento sistematico viene escluso, il potenziamento della sanità pubblica pure, le chiusure degli eventuali cluster pandemici anche.

E questo nonostante le esperienze in altri paesi – soprattutto in Asia, ma non solo – abbiano dimostrato una maggiore efficacia nel contrasto della pandemia anche in presenza di una vaccinazione meno intensiva di quella che vediamo in Italia.

La sindemia di Covid ha rivelato tutta la vulnerabilità di sistemi che hanno prima smantellato la sanità pubblica e poi si sono avviati verso un approccio coercitivo sulle vaccinazioni con l’unica ossessione di salvaguardare le attività delle imprese. Lo hanno fatto in piena pandemia e senza vaccini, lo stanno facendo anche con i vaccini.

I risultati sono sotto gli occhi di tutti: con la stagione fredda il virus ha ricominciato a colpire duro, attenuato ma non sconfitto dalla estesa vaccinazione. E di fronte a questa variante è ricominciato il ridicolo balletto di circolari smentite il giorno dopo (vedi le scuole); di allarmi per giorni e di rassicurazioni in altri (su Omicron); di controlli anche sui mezzi di trasporto che si presentano ingestibili nelle grandi aree metropolitane perché cozzano con la pretesa di far funzionare tutto come prima e come se niente fosse; di denunce sul possibile nuovo collasso delle strutture sanitarie rimaste da ventuno mesi sostanzialmente con lo stesso personale e le stesse carenze di prima.

È sufficiente verificarlo con qualche sondaggio nelle AS,L relativamente alla impossibilità di gestire il tracciamento nelle scuole come pure indicato dalle circolari del Miur e dell’intero governo.

La pezza forse peggiore è la vaccinazione ai bambini come ripiego per non essere riusciti a vaccinare qualche milione di adulti e anziani, con le restrizioni del green pass che diventano ogni giorno più stringenti, ma mai risolutive.

In tal senso la soluzione dell’obbligo vaccinale diventa così l’ultima spiaggia, ma proprio per questo segnala il completo fallimento delle mezze misure adottate in ventuno mesi di pandemia conclamata.

Un atteggiamento indecente dovuto al fatto che gli interessi privati e dell’economia hanno dovuto prevalere ad ogni costo sul bene pubblico. Per questo è bastata una variante del virus, magari neanche più letale, per mettere in fibrillazione l’intero sistema.

Il vero virus sono proprio i Ceo di Big Pharma, i loro azionisti, i tecnocrati e i governanti europei e statunitensi. È contro la loro influenza (economica e politica) che serve una cura da cavallo per immunizzare l’umanità.

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28/11/2021

Vaccinare il mondo si può, se...

di Fabrizio Chiodo

Che i vaccini a mRNA non proteggessero per un lungo periodo dopo due dosi era abbastanza ovvio immunologicamente, soprattutto senza testing, misure non farmaceutiche e senza aver vaccinato il Mondo.

Sono vaccini straordinari, ottimi per una prima ondata di protezione, ma da soli non avrebbero risolto.

Considerare i “boost” con vaccini proteici, soprattutto se RBD-based (basati sul frammento della Spike che induce gli anticorpi più neutralizzanti), è una valida soluzione, sicura ed immunologicamente intelligente.

Bisognava vaccinare il Mondo, lo abbiamo già detto, ed ora guarda caso ci sorprendiamo della variante B.1.1.529 dal Sud dell’Africa.

Terze dosi e pediatria non possono e non devono essere un tema da risolvere solo con vaccini a mRNA.

Senza distanziamento e testing, senza una imparziale divulgazione scientifica che parli del Mondo, rimanendo egoisticamente aggrappati a standard produttivi da Paesi ricchi, non penso risolveremo a breve la “pandemia”.

Ci sono diversi vaccini al Mondo che combinati tra loro aiuterebbero sia da un punto di vista immunologico che produttivo.

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Cigno nero invincibile se i paesi ricchi continuano a prendere ordini da Big Pharma

E così abbiamo pure la nuova variante Sudafricana più contagiosa e con 32 mutazioni. Per ora, pare sia circoscritta al solo Sudafrica ma almeno tre casi sono già stati segnalati in Belgio, Israele e ad Hong Kong.

Ma, si sa, nel mondo interconnesso del capitale globale tutto si sposta velocemente da un luogo all’altro e – come è già avvenuto per la variante Delta – anche questa nuova variante del Covid-19, incurante delle draconiane circolari del ministri degli interni, passerà allegramente (si fa per dire) le frontiere degli Stati con il serio rischio di nuove ondate pandemiche o, comunque, di prolungare, per chissà quanto, quella già in atto.

A fine ottobre l’Organizzazione Mondiale della Sanità aveva avvisato che la pandemia di Covid «si trascinerà anche nel 2022» perché i Paesi più poveri non ricevono i vaccini di cui hanno bisogno. Bruce Aylward, ricercatore di punta dell’OMS aveva rilanciato l’appello a donare le dosi a chi ne ha bisogno.

Proprio in Africa, ad esempio, è stato vaccinato meno del 5% dell’intera popolazione del continente. Persino quei noti “filantropi” del Fondo Monetario Internazionale avevano avvertito “occupiamoci dei paesi poveri o la pandemia non finirà”.

Niente da fare, perché l’11 marzo di quest’anno, i Paesi più ricchi e potenti del WTO(L’Organizzazione mondiale del commercio), completamente succubi delle grandi lobbie farmaceutiche e dei loro giganteschi interessi speculativi sul covid, hanno detto un bel NO alla deroga sui brevetti per la produzione di vaccini Covid. In testa ai contrari alla deroga gli USA, il Regno Unito e la Commissione UE.

Sulla stessa posizione, i 27 Stati membri dell’Unione Europea, Italia compresa. Si perchè, la settimana prima, 67 organizzazioni avevano firmato una lettera aperta proprio a Mario Draghi perché sostenesse la sospensione chiesta da India e Sudafrica, che a causa dei brevetti, non possono produrre le dosi su larga scala.

Ma il nostro superbanchiere nonché supercommissario per conto della Troika, ovviamente, ha fatto orecchie da mercante.


Ed ecco che, dopo la variante indiana, ora è il turno della variante sudafricana, che parrebbe essere più potente, contagiosa e, forse, più refrattaria ai vaccini della precedente variante Delta. Per ora si sa che la nuova variante “B11529” ha 32 nuove mutazioni nella sola proteina spike SARSCoV2, la parte del virus che la maggior parte dei vaccini usa per innescare il sistema immunitario contro il Covid.

Le mutazioni nella proteina spike possono influenzare la capacità del virus di infettare le cellule e diffondersi, ma rendono anche più difficile per le cellule immunitarie attaccare l’agente patogeno. Tuttavia, nei casi rilevati fino ad oggi, sia in Sudafrica che altrove, i sintomi manifestati appaiono di lieve entità e comunque non gravi.

Il dottor Tom Peacock, un virologo dell’Imperial College di Londra, ha pubblicato i dettagli della nuova variante su un sito web di condivisione del genoma, osservando che “la quantità incredibilmente alta di mutazioni spike suggerisce che ciò potrebbe essere motivo di vera preoccupazione”.

In una serie di tweet, Peacock ha affermato che “molto, molto dovrebbe essere monitorato a causa di quell’orribile profilo di picchi”, ma ha aggiunto che potrebbe rivelarsi uno “strano cluster” che non è molto trasmissibile. “Spero che sia così”, ha scritto [1].

Intanto l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha designato il nuovo ceppo “B11529” come una “variante preoccupante ad alta priorità di classificazione dei rischi” e gli ha dato il nome greco “Omicron”.

[1]https://www.theguardian.com/world/2021/nov/24/scienti

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27/11/2021

Non si convive con il virus. Le borse mondiali si arrendono

Contrordine, finanzieri! La ripresa non ci sarà, anzi, forse, vediamo... ‘Sto cavolo di virus ci ha tolto le certezze...

Nell’economia dominata dalla finanza, che credeva di aver eliminato i fastidi del mondo reale – con tutte le sue ineliminabili lentezze, inciampi, incertezze – il Covid semina scompiglio.

Tutta colpa, o merito, della variante “Omicron”, apparsa in Sudafrica solo tre settimane fa, ma già dominante nell’Africa australe “grazie” alla sua estrema variabilità (ben 32 versioni differenti, pare).

Peggio ancora: già presente sul territorio europeo (un caso in Belgio), rilevata in Estremo Oriente (Hong Long) e in altri paesi.

Immediati e isterici i riflessi: borse attraversate da un’ondata di panic selling su tutti i titoli, meno che – ovviamente – quelli di Big Pharma, che ha in mano la produzione di vaccini e non solo, e quindi non soffre quando gli altri soffrono.

Crolli che vanno in media dal 3 al 5%, al di qua e al di là dell’Atlantico o del Pacifico.

Tutte le previsioni fatte fino al giorno prima – grande ripresa mondiale, dopo un 2020 da infarto – sono azzerate. Se neanche la vaccinazione di massa nei paesi ricchi (per quanto in completa e insufficiente, viste le “diffidenze” no vax rilevanti soprattutto nei paesi più importanti ed “evoluti” (Germania, Stati Uniti, Gran Bretagna, Olanda, ecc) mette al riparo da una improvvisa ricaduta, le prospettive diventano nere.

Se la nuova variante sarà effettivamente più contagiosa e pericolosa delle precedenti, per il momento, non lo sa nessuno. Ma è chiaro che un super-mutante in grado di presentarsi in 32 versioni differenti ha qualche probabilità in più di “bucare” i vaccini fin qui prodotti. E dunque di far ripiombare i paesi industrializzati nell’incubo dei lockdown e della produzione a ritmi ridotti, con circolazione e commerci al minimo vitale.

Al di là delle conseguenze economiche immediate – il prezzo del petrolio è crollato di oltre il 10% in un solo giorno – sembra evidente che la strategia adottata dall’Occidente neoliberista per affrontare la pandemia sta clamorosamente fallendo anche sull’obiettivo principale: preservare l’economia, a costo di far ammalare e morire decine di milioni di persone.

E’ la strategia del “convivere con il virus”, chiudendo alcune delle attività solo quando l’occupazione dei posti letto in ospedale – mai aumentati, in due anni, in nessun paese “sviluppato” – superava il livello di guardia.

Una strategia che affidava al solo vaccino la soluzione del problema, nella convinzione idiota che tanto sarebbe bastato per “tornare alla normalità”.

La realtà fisica – il virus, in questo caso – si è dimostrata come sempre più complessa. Le varianti si moltiplicano, per il banale motivo che gran parte della popolazione mondiale non è stata vaccinata e non è previsto che lo sia a medio termine.

Perché – altra idiozia derivante dal servilismo nei confronti della multinazionali farmaceutiche – non si è provveduto a liberalizzare i brevetti sui vaccini, consentendo così di produrli anche fuori dalle “case madri” (Pfizer e Moderna, in pratica, visti i limiti dei prodotti di AstraZeneca e Johnson&Johnson), a prezzi infinitamente minori (è uscito fuori che il prezzo imposto dalle due major è 24 volte il costo di produzione!)

Siamo così dentro la tempesta perfetta, stretti tra varianti più aggressive e vaccini a copertura comunque breve (4-6 mesi, in pratica), che riduce la popolazione effettivamente protetta resta troppo bassa per ipotizzare qualsiasi “ripresa” di dimensioni mondiali e di spessore adeguato.

In pratica la prospettiva diventa una corsa alla vaccinazione comunque più lenta del decadimento della copertura vaccinale. Bisognerebbe insomma somministrare ogni giorno, su tutto il pianeta,e a tutta la popolazione, molte più dosi di quante persone vengono a perdere la “copertura anticorpale”.

Oltre a raggiungere tutti quelli che, per mancanza di fondi pubblici degli Stati di appartenenza o suicida “convizione anti-vaccinista”, sono tuttora senza alcuna coertura, anche se temporanea.

Un problema immenso, che coinvolge tutta l’umanità, e che non può certo dipendere dalla ristretta visione di due multinazionali preoccupate soltanto di massimizzare il profitti sui prodotti che hanno in mano (da riprogrammare comunque per affrontare le varianti). Secondo logica del “mercato” infatti, i prezzi spuntati possono essere più alti solo se c’è una certa scarsità… E al momento ce n’è tantissima.

La soluzione razionale è evidente: abolizione totale dei brevetti sui vaccini “euro-atlantici”, rapido esame di quelli “nemici (i tre vaccini cubani, più quelli cinesi e lo Sputnik russo), produzione militarizzata a valanga e moltiplicazione delle squadre sanitarie per la somministrazione di massa su tutto il pianeta.

Ma quel che è razionale per l’umanità nel suo insieme è una bestemmia per la follia neoliberista.

E anche le borse se ne stanno accorgendo.

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