L’economista Thomas Piketty, insignito dal governo francese della Legion d'Onore, ha rifiutato l’onorificenza. “Apprendo di essere stato proposto per la Legione d'Onore. Rifiuto questo riconoscimento perché non credo sia il ruolo del governo quello di decidere chi è onorevole” ha dichiarato l'economista.
L’autore de «Il capitale del XXI secolo», un testo diventato un bestseller in tutto il mondo, ha motivato la sua decisione sostenendo che non sta a un governo decidere chi ne sia degno. Piuttosto, secondo Piketty (che nei mesi scorsi non ha risparmiato critiche alla politica economica del presidente francese Francois Hollande) un governo dovrebbe dedicarsi “al rilancio della crescita in Francia e in Europa”. Eppure Piketty figura tra i 42 firmatari della lettera aperta a sostegno di François Hollande presidente, nella campagna elettorale del 2012. Ma tra le scelte di Hollande e le tesi dell'economista ben presto è maturata una rottura profonda. Gli ex ministri di Hollande, più affini alle tesi dell'economista, come Montebourg, hanno lasciato il governo, mentre la nomina di Valls a Primo Ministro ha segnato il punto di non ritorno tra l'economista e la presidenza. Nel suo editoriale di fine anno sul quotidiano Liberation, Piketty ha elogiato la sinistra greca di Syriza, che punta a guidare il Paese in caso di vittoria alle elezioni di gennaio e non la gauche di governo francese. Al quotidiano Le Monde Piketty aveva dichiarato mesi addietro che: “Il livello di improvvisazione della politica economica di Hollande è scioccante”.
La Legion d'onore è un ordine cavalleresco istituito nel 1802 da Napoleone Bonaparte ed è conferita a donne e uomini, sia cittadini francesi sia stranieri, per meriti straordinari nella vita militare e civile. Il presidente della Repubblica francese è il Gran Maestro dell'ordine e nomina i nuovi membri suggeriti per convenzione dal governo.
Per trovare un altro rifiuto eccellente nella storia recente francese, occorre riandare al 1945 quando a rifiutarlo fu Jean-Paul Sartre in nome della libertà e al cantautore Georges Brassens. Prima erano stati il compositore Hector Berlioz, che si disse totalmente indifferente a un riconoscimento per lui solo simbolico, mentre gli scienziati Pierre e Marie Curie motivarono il il loro rifiuto, sostenendo che “nelle scienze bisogna interessarsi alle cose, non alle persone”.
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Presentazione
Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.
02/01/2015
La Lituania è entrata nell'euro, più per la geopolitica che per l'economia
La Lituania ha abolito da ieri la sua valuta nazionale, la litas, per aderire all'Euro. Era l'ultima delle repubbliche baltiche, dopo Estonia (2011) e Lettonia (2014) a compiere questa scelta che, anche alla luce della crisi ucraina, assume un significato geopolitico, oltre che economico. In un'intervista rilasciata al Financial Times, il ministro delle Finanze Rimantas Sadzius, aveva descritto l'adesione all'euro come "l'ultima fase di integrazione della Lituania nel mondo occidentale" che ha avuto inizio 10 anni fa con il suo ingresso nella NATO e poi nell'Unione Europea secondo un ordine di priorità che lascia intendere gli scenari più inquietanti. Con i suoi tre milioni di abitanti, questa ex repubblica sovietica, dal 2004 è infatti parte della Nato di cui ospita alcune basi militari sul proprio territorio. Inoltre la Lituania circonda a est l'enclave russa di Kalinin stretta tra Polonia e Ucraina.
Sul piano economico il Wall Street Journal sottolinea l'importante cambiamento che l'ingresso della Lituania porterà nelle procedure di voto alla Banca Centrale Europea. Fino ad ora, tutti i membri del Consiglio direttivo hanno goduto del diritto di voto. Da ieri, invece, il diritto di voto sarà condiviso seguendo il criterio delle dimensioni dei paesi. I cinque maggiori paesi condivideranno quattro voti, mentre i 14 più piccoli 11. Ma, tenuto conto delle piccole dimensioni del paese, il peso della gepolitica appare superiore a quello dell'economia. "L'entrata nell'Euro – ha spiegato in una intervista a Bloomberg il governatore della banca centrale lituana, Vitas Vasiliauskas – è uno strumento per approfondire la nostra integrazione europea: più vicini siamo all'Occidente, più lontani siamo dall'Est. Come governatore della Banca centrale non dovrei intervenire in un dibattito geo-politico ma questa è oggi la situazione".
In Lituania la minoranza russa, rappresenta circa il 6% della popolazione, una percentuale molto minore di quella in Estonia e Lettonia, dove è intorno al 25% e subisce un apartheid di fatto. L’economia lituana è molto legata a quella di Mosca. La Russia gioca infatti un ruolo fondamentale per quel riguarda il settore energetico. Solo il 20% del fabbisogno interno della Lituania è soddisfatto dalla produzione nazionale, mentre l’80% è legato alle importazioni e il 75% dell’energia arriva dalla Russia, da cui Vilnius dipende al 100% per le forniture di gas.
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In un video le due ragazze sequestrate in Siria a luglio
Dopo un inquietante silenzio di cinque mesi, Greta Ramelli e Vanessa Marzullo, le due ragazze italiane sequestrate in Siria, sono riapparse in un drammatico video pubblicato dai sequestratori su Youtube. A rivendicare il sequestro è il gruppo jihadista Al Nusra, ritenuto il ramo siriano di al Qaida,
Nel video parla una delle due ragazze, Greta: "Siamo Greta Ramelli e Vanessa Marzullo", dice nel video, che sarebbe stato girato il 17 dicembre. "Supplichiamo il nostro governo e i suoi mediatori di riportarci a casa prima di Natale. “Siamo in estremo pericolo e potremmo essere uccise", prosegue . "Il governo e i suoi mediatori sono responsabili delle nostre vite", conclude senza mai guardare la telecamera. Le due ragazze hanno indosso una tunica nera lunga che copre loro il corpo e i capelli, ma lascia libero il volto. Greta, parla mentre Vanessa tiene in mano un foglio dove è leggibile la data di mercoledì 17 dicembre 2014. Il video è stato ritenuto autentico dai servizi segreti italiani.
Il Fronte al Nusra, il gruppo jihadista che combatte contro il governo siriano di Assad, ha confermato di tenere in ostaggio Greta e Vanessa perché, ha affermato un suo esponente ai media tedeschi, "l'Italia sostiene i raid in Siria contro di noi". Su Greta e Vanessa le ultime informazioni risalivano al 20 settembre. Le due ragazze erano arrivate in Siria a fine luglio per sostenere i gruppi ribelli contro Assad (tra questi, paradossalmente anche il gruppo Al Nusra) ma, secondo il quotidiano libanese Al Akhbar, le due ragazze erano cadute in una trappola, rapite e poi vendute da un gruppo armato ad un altro, ma non risultavano essere nelle mani dell'Isis. Le loro tracce erano state perse il 31 luglio ad Alabsmo vicino ad Aleppo. Avevano fondato il Progetto Horryaty ed erano entrate tre giorni prima in Siria da Atma, a pochi chilometri di distanza dal campo profughi allestito nella località.
Estrema riservatezza sulla vicenda da parte della Farnesina e dei servizi segreti e crescente imbarazzo tra i gruppi di sostegno italiani ai ribelli siriani con i quali collaborano le due ragazze sequestrate. La pubblicazione del video rivela però che sono ancora vive e questo fa sperare in un esito positivo della vicenda.
Fonte
Nel video parla una delle due ragazze, Greta: "Siamo Greta Ramelli e Vanessa Marzullo", dice nel video, che sarebbe stato girato il 17 dicembre. "Supplichiamo il nostro governo e i suoi mediatori di riportarci a casa prima di Natale. “Siamo in estremo pericolo e potremmo essere uccise", prosegue . "Il governo e i suoi mediatori sono responsabili delle nostre vite", conclude senza mai guardare la telecamera. Le due ragazze hanno indosso una tunica nera lunga che copre loro il corpo e i capelli, ma lascia libero il volto. Greta, parla mentre Vanessa tiene in mano un foglio dove è leggibile la data di mercoledì 17 dicembre 2014. Il video è stato ritenuto autentico dai servizi segreti italiani.
Il Fronte al Nusra, il gruppo jihadista che combatte contro il governo siriano di Assad, ha confermato di tenere in ostaggio Greta e Vanessa perché, ha affermato un suo esponente ai media tedeschi, "l'Italia sostiene i raid in Siria contro di noi". Su Greta e Vanessa le ultime informazioni risalivano al 20 settembre. Le due ragazze erano arrivate in Siria a fine luglio per sostenere i gruppi ribelli contro Assad (tra questi, paradossalmente anche il gruppo Al Nusra) ma, secondo il quotidiano libanese Al Akhbar, le due ragazze erano cadute in una trappola, rapite e poi vendute da un gruppo armato ad un altro, ma non risultavano essere nelle mani dell'Isis. Le loro tracce erano state perse il 31 luglio ad Alabsmo vicino ad Aleppo. Avevano fondato il Progetto Horryaty ed erano entrate tre giorni prima in Siria da Atma, a pochi chilometri di distanza dal campo profughi allestito nella località.
Estrema riservatezza sulla vicenda da parte della Farnesina e dei servizi segreti e crescente imbarazzo tra i gruppi di sostegno italiani ai ribelli siriani con i quali collaborano le due ragazze sequestrate. La pubblicazione del video rivela però che sono ancora vive e questo fa sperare in un esito positivo della vicenda.
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01/01/2015
La biografia «ufficiale» di Giorgio Napolitano tra importanti omissioni e falsità
Riceviamo e pubblichiamo:
In un mondo dominato dalle apparenze, le balle hanno libera circolazione.
Un bell’esempio è la fantasiosa biografia (ufficiale) di Giorgio Napolitano.
Fantasiosa? Non tanto.
Napolitano fu sempre all’avanguardia nella difesa nazionalista degli interessi della borghesia italiana:
prima con Mussolini (Hitler), poi con Togliatti (Stalin).
Infine, ha pensato ai propri, di interessi, e ha strizzato l’occhio al Berlusca, pronto a sganciar quattrini.
In combutta o in proprio, fu sempre contro i proletari.
(GIORGIO NAPOLITANO, in “BÒ”, giornale universitario del GUF di Padova, Luglio 1941).
Fonte
*****
In un mondo dominato dalle apparenze, le balle hanno libera circolazione.
Un bell’esempio è la fantasiosa biografia (ufficiale) di Giorgio Napolitano.
Fantasiosa? Non tanto.
Napolitano fu sempre all’avanguardia nella difesa nazionalista degli interessi della borghesia italiana:
prima con Mussolini (Hitler), poi con Togliatti (Stalin).
Infine, ha pensato ai propri, di interessi, e ha strizzato l’occhio al Berlusca, pronto a sganciar quattrini.
In combutta o in proprio, fu sempre contro i proletari.
Per biografia ufficiale intendiamo
quella curata dal Quirinale (1). Di questa biografia colpiscono le
omissioni e, in particolare, questa notizia consapevolmente falsa:
«Fin dal 1942, a Napoli, iscrittosi all’Università, ha fatto parte di un gruppo di giovani antifascisti».
Clamorosamente falsa perché, leggendo
tra le altre varie biografie, si capisce infatti che Napolitano si
iscrisse già nel 1941 ai GUF (gioventù universitaria fascista).
Leggiamo (2)
«Nel 1941 la famiglia si trasferisce a
Padova e così il giovane Napolitano è costretto a terminare le scuole
secondarie al liceo Tito Livio di Padova».
Ancora liceale dell’ultimo anno al Tito Livio patavino, accede pertanto, sedicenne, al GUF già nel 1941 (Napolitano è della classe 1925), nella città del
famoso giornale universitario, il “BO’”, dove il massone latinista
Concetto Marchesi era rettore dell’Università e obbediente alla Gran
Loggia di Londra. Col 1941 correva l’ anno dell’“Operazione
Barbarossa”, concordata da Rudolph Hess con Winston Churchill, per
portare una guerra dai connotati razziali contro la Cristianissima
Russia, dove a sua volta Stalin aveva schiacciato quella che considerava
la setta anti-partito ‘cosmopolita’ del bolscevismo, diventato il
comune nemico.
In tale contesto, ecco cosa scriveva il nostro volontario militante dei GUF:
«L’Operazione Barbarossa
civilizza i popoli slavi: dato che il nostro sicuro Alleato [è]
lanciato alla conquista della Russia vi è la necessità assoluta di un
corpo di spedizione italiano per affiancare il titanico sforzo bellico
tedesco, allo scopo di far prevalere i valori della Civiltà e dei
popoli d’Occidente sulla barbarie dei territori orientali.»
(GIORGIO NAPOLITANO, in “BÒ”, giornale universitario del GUF di Padova, Luglio 1941).
L’anno successivo, il 1942, si iscrive
alla facoltà di giurisprudenza dell’Università Federico II di Napoli.
Durante gli anni universitari, entra a far parte politicamente e
concretamente dei Gruppi universitari fascisti (GUF), collabora
attivamente al settimanale dei fascisti universitari di Napoli “IX
maggio” in una rubrica di critica teatrale che si coniuga con la sua
passione per il teatro, per cui debutta anche come attore, per parti di
secondo piano, grazie alla compagnia teatrale GUF presso il Teatro degli
Illusi al Palazzo Nobili. Nell’autobiografia, Dal Pci al socialismo
europeo (Laterza), Napolitano tenta di stravolgere quell’esperienza di
fascista autentico millantandola come una sorta di infiltrazione di
antifascismo dentro quel crogiolo della brodaglia culturale della
gioventù fascista maturata e condivisa (interventista, guerrafondaia a
favore dell’Asse e contro le demoplutocrazie):
«L’organizzazione degli universitari fascisti era in effetti un vero e proprio vivaio di energie intellettuali antifasciste mascherato e fino a un certo punto tollerato». (sic !)
«L’organizzazione degli universitari fascisti era in effetti un vero e proprio vivaio di energie intellettuali antifasciste mascherato e fino a un certo punto tollerato». (sic !)
In realtà, il futuro presidente preferì imboscarsi nell’isola di Capri,
nella villa di un facoltoso amico. Soltanto a conflitto terminato
(dicembre 1945) aderiva al Pci. Successivamente giustificherà
l’ennesima esperienza di voltagabbana “migliorista” maturando e
affinando la pratica delle giustificazioni sofistiche delle frequenti
giravolte al servizio del nuovo mentore stalinista e togliattiano, come
lo schiacciamento della rivolta ungherese, per cui... i barbari dei territori orientali, diventano poi, a soli 15 anni di
distanza, i salvatori della pace, mentre lui stesso smette la veste
interventista e guerrafondaia per assumere quella dell’angelo bianco
della pace:
«l’intervento sovietico in
Ungheria, evitando che nel cuore d’Europa si creasse un focolaio di
provocazioni e permettendo all’Urss di intervenire con decisione e con
forza per fermare la aggressione imperialista nel Medio Oriente
[operazione anglo-egiziana in Egitto, a Suez, con l'intervento
israeliano], abbia contribuito, oltre che ad impedire che l’Ungheria
cadesse nel caos e nella controrivoluzione, in misura decisiva, non già a
difendere solo gli interessi militari e strategici dell’Urss ma a
salvare la pace nel mondo.»
(Giorgio Napolitano, novembre 1956, giovane dirigente del P.C.I.)
Naturalmente le tappe della biografia
del Quirinale di colui che ormai è consuetudine chiamare re Giorgio,
vanno sottoposte a vaglio critico, ma qui non c’è tempo, se non per
ricordare il suo messaggio, in un’ANSA del 26 giugno di quest’anno per
il centenario dell’omonimo Giorgio, il fascista segretario di redazione
della rivista Difesa della Razza nel 1938, Almirante:
«è stata espressione di una
generazione di leader di partito che, pur da posizioni ideologiche
profondamente diverse, hanno saputo confrontarsi mantenendo reciproco
rispetto, a dimostrazione di un superiore senso dello Stato che ancora
oggi rappresenta un esempio».
Vediamo solo un’ultima questione, la
brutta faccenda dei marò, emblema di una diplomazia quella italiana,
degenerata fin dai tempi di Vittorio Emanuele II. A natale, la
narrazione mediatica nazionalista, dopo Monti, La Russa, Casapound e
tanto sinistrume, ha raggiunto il parossismo della tossicità, proprio col presidente della repubblica intento a onorare lui pure due soggetti
comunque imputati di aver ammazzato due poveracci (certo, di quel paese
delle vacche sacre…), ma questi killer pagati dalle Forze Armate
italiane per servire armatori privati secondo la legge voluta da La
Russa e Berlusconi, erano e sono celebrati come… eroi nazionali.
Potenza della neolingua ! Da killer a eroi!
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Aumentano le autostrade dei capitalisti bollettari
Gli auguri di nuovo anno arrivano sempre puntuali e con la stessa formula: le tariffe autostradali aumentano dal primo gennaio. Ricordiamo - è necessario per gli smemorati - che le autostrade italiane sono state costruite con soldi pubblici (ovvero "nostri", con le tasse), ma ad un certo punto sono state date in "concessione" a società private. In nome della "concorrenza" che avrebbe dunque dovuto anche far abbassare le tariffe.
Ideologia spicciola per regalare un business facile facile a imprenditori senza voglia di rischiare (capofila è naturalmente Benetton, che gestisce la tratta più lunga e importante con "Autostrade per l'Italia"). Quale concorrenza è mai possibile tra tratte autostradali? Avete forse mai visto un "privato" costruire un'autostrada alternativa a quella esistente? Mica sono matti: costi altissimi, lievitazione delle perdite assicurata, tempi di ammortamento infiniti...
Bene. Questo carico negato è lasciato ancora adesso allo Stato - con i nostri soldi - mentre ai "privati" è lasciato il privilegio di riscuotere al casello, senza aver investito una lira.
Siccome "c'è la concorrenza", ma le autostrade sono anche un servizio di interesse pubblico, ogni anno i concessionari chiedono l'aumento delle tariffe. E l'ottengono.
La maggior parte delle società ha ottenuto un incremento dell'1,5%, più dell'inflazione 2014 ed anche di quella attesa nel 2015. Il ministero dei trasporti ha giustificato la decisione parlando di misura necessaria «in attuazione di quanto previsto nei vigenti atti convenzionali stipulati da Anas ora ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti con le Società Concessionarie di autostrade, nonché dalla vigente normativa, maturano specifici adeguamenti dei pedaggi autostradali, da determinarsi in applicazione delle formule tariffarie previste negli atti convenzionali approvati e vigenti».
Non manca un tocco di presa per i fondelli. Il ministero delle Infrastrutture unitamente al ministero dell'Economia «hanno ritenuto obiettivo prioritario di interesse pubblico l'adozione di ogni misura idonea a consentire il superamento dell'attuale negativa congiuntura economico-finanziaria e considera la calmierizzazione degli adeguamenti tariffari per l'anno 2015, entro l'1,5%, una misura necessaria al conseguimento di tale obiettivo. Tale misura, peraltro, per non ostacolare il completamento degli investimenti previsti, deve necessariamente inserirsi nel contesto dei rapporti di concessione così come oggi sottoscritti e vincolanti per le parti».
Insomma: siate contenti, perché abbiamo limitato gli aumenti all'1,5%. Loro avevano chiesto naturalmente di più, ma noi pensiamo al vostro bene... Soprattutto a quello dei concessionari, però, che hanno promesso misteriosi "investimenti" da realizzarsi soltanto se c'era l'aumento. Tenuto conto che gli unici investimenti dei concessionari riguardano l'ordinaria manutenzione della rete autostradale, si può facilmente capire anche il margine di guadagno realizzato anno dopo anno. Della questione - e della sollecitudine del governo nei loro confronti - ci eravamo occupati già diversi giorni fa.
L'elenco degli aumenti: Asti-Cuneo 0,00%; ATIVA 1,50%; Autostrade per l'Italia 1,46%; Autostrada del Brennero 0,00%; Autovie Venete 1,50%; Brescia-Padova 1,50%; Consorzio Autostrade Siciliane 0,00%; CAV 1,50%; Centro Padane 0,00%; Autocamionale della Cisa 1,50%; Autostrada dei Fiori 1,50%; Milano Serravalle Milano Tangenziali 1,50%; Tangenziale di Napoli 1,50%; RAV 1,50%; SALT 1,50%; SAT 1,50%; Autostrade Meridionali (SAM) 0,00%; SATAP Tronco A4 1,50%; SATAP Tronco A21 1,50%; SAV 1,50%; SITAF 1,50%; Torino - Savona 1,50%; Strada dei Parchi 1,50%.
Buon anno dal governo Renzi! Ci sono altri 364 giorni così che ci attendono...
Fonte
Ideologia spicciola per regalare un business facile facile a imprenditori senza voglia di rischiare (capofila è naturalmente Benetton, che gestisce la tratta più lunga e importante con "Autostrade per l'Italia"). Quale concorrenza è mai possibile tra tratte autostradali? Avete forse mai visto un "privato" costruire un'autostrada alternativa a quella esistente? Mica sono matti: costi altissimi, lievitazione delle perdite assicurata, tempi di ammortamento infiniti...
Bene. Questo carico negato è lasciato ancora adesso allo Stato - con i nostri soldi - mentre ai "privati" è lasciato il privilegio di riscuotere al casello, senza aver investito una lira.
Siccome "c'è la concorrenza", ma le autostrade sono anche un servizio di interesse pubblico, ogni anno i concessionari chiedono l'aumento delle tariffe. E l'ottengono.
La maggior parte delle società ha ottenuto un incremento dell'1,5%, più dell'inflazione 2014 ed anche di quella attesa nel 2015. Il ministero dei trasporti ha giustificato la decisione parlando di misura necessaria «in attuazione di quanto previsto nei vigenti atti convenzionali stipulati da Anas ora ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti con le Società Concessionarie di autostrade, nonché dalla vigente normativa, maturano specifici adeguamenti dei pedaggi autostradali, da determinarsi in applicazione delle formule tariffarie previste negli atti convenzionali approvati e vigenti».
Non manca un tocco di presa per i fondelli. Il ministero delle Infrastrutture unitamente al ministero dell'Economia «hanno ritenuto obiettivo prioritario di interesse pubblico l'adozione di ogni misura idonea a consentire il superamento dell'attuale negativa congiuntura economico-finanziaria e considera la calmierizzazione degli adeguamenti tariffari per l'anno 2015, entro l'1,5%, una misura necessaria al conseguimento di tale obiettivo. Tale misura, peraltro, per non ostacolare il completamento degli investimenti previsti, deve necessariamente inserirsi nel contesto dei rapporti di concessione così come oggi sottoscritti e vincolanti per le parti».
Insomma: siate contenti, perché abbiamo limitato gli aumenti all'1,5%. Loro avevano chiesto naturalmente di più, ma noi pensiamo al vostro bene... Soprattutto a quello dei concessionari, però, che hanno promesso misteriosi "investimenti" da realizzarsi soltanto se c'era l'aumento. Tenuto conto che gli unici investimenti dei concessionari riguardano l'ordinaria manutenzione della rete autostradale, si può facilmente capire anche il margine di guadagno realizzato anno dopo anno. Della questione - e della sollecitudine del governo nei loro confronti - ci eravamo occupati già diversi giorni fa.
L'elenco degli aumenti: Asti-Cuneo 0,00%; ATIVA 1,50%; Autostrade per l'Italia 1,46%; Autostrada del Brennero 0,00%; Autovie Venete 1,50%; Brescia-Padova 1,50%; Consorzio Autostrade Siciliane 0,00%; CAV 1,50%; Centro Padane 0,00%; Autocamionale della Cisa 1,50%; Autostrada dei Fiori 1,50%; Milano Serravalle Milano Tangenziali 1,50%; Tangenziale di Napoli 1,50%; RAV 1,50%; SALT 1,50%; SAT 1,50%; Autostrade Meridionali (SAM) 0,00%; SATAP Tronco A4 1,50%; SATAP Tronco A21 1,50%; SAV 1,50%; SITAF 1,50%; Torino - Savona 1,50%; Strada dei Parchi 1,50%.
Buon anno dal governo Renzi! Ci sono altri 364 giorni così che ci attendono...
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Niente blocco degli sfratti. Renzi manda le famiglie per strada
Il segno di un governo si vede da certi dettagli. Dopo decenni di rinnovi, motivati da ragioni umanitarie urgenti e ricorrenti, stavolta dal solito decreto "milleproroghe" è sparita l'unica proroga di grande importanza sociale: quella degli sfratti. Nel testo apparso sulla Gazzetta Ufficiale manca.
Come sappiamo tutti, anche la proroga non avrebbe risolto il problema di decine di migliaia di famiglie inseguite da uno "sfratto esecutivo" (per una lunga lista di cause, dalla morosità in su). Ma il governo ha deciso che era l'ora di "cambiare verso", aprendo le porte per buttare fuori di casa chi finora ci aveva vissuto col cuore in gola.
Potreste pensare che, magari, la mancata proroga viene accompagnata da una ripresa dell'edilizia popolare residenziale, costruendo quelle abitazioni che mancano per dare un tetto alle famiglie bisognose... Naturalmente non è vero.
Dal ministero delle infrastrutture spiegano che non è stata inserita visto che nel decreto casa sono stati incrementi i fondi affitti e morosità incolpevole. Due "fondi" che concedono spiccioli, con procedure apparentemente pensate per ridurre al minimo la platea dei beneficiari, assolutamente insufficienti a coprire - in media - la differenza tra affitti di mercato e redditi familiari.
I due fondi in tutto prevedono uno stanziamento di 446 milioni di euro, con cui sarebbe praticamente possibile costruire almeno diecimila alloggi popolari. Invece saranno convogliati verso i proprietari di casa delle famiglie che avranno la fortuna di ricevere il sussidio. Il meccanismo è infatti semplice: i soldi che una famiglia riesce miracolosamente ad avere dallo Stato (tramite Regione e Comune) vengono seduta stante "girati" al proprietario al momento di pagare l'affitto. La situazione di bisogno viene dunque prorogata, mai risolta; ma al tempo stesso si riempiono le tasche dei proprietari con denaro pubblico. Tutto in nome della "legalità", della "difesa della proprietà" e addirittura della "solidarietà sociale". Il prossimo anno ci si ritroverà esattamente nelle stesse condizioni, e se magari mancheranno i soldi per rimpinguare il fondo alle famiglie verrà indicata la porta d'uscita.
Il precedente Milleproroghe, per il 2014, aveva prorogato il blocco degli sfratti per fine locazione fino al 31 dicembre 2014. Nei giorni scorsi si erano fatte sentire le associazioni degli inquilini che chiedevano un altro anno di stop. Le prime stime parlano di almeno 30.000 famiglie a rischio di sfratto nei prossimi mesi.
Fonte
Come sappiamo tutti, anche la proroga non avrebbe risolto il problema di decine di migliaia di famiglie inseguite da uno "sfratto esecutivo" (per una lunga lista di cause, dalla morosità in su). Ma il governo ha deciso che era l'ora di "cambiare verso", aprendo le porte per buttare fuori di casa chi finora ci aveva vissuto col cuore in gola.
Potreste pensare che, magari, la mancata proroga viene accompagnata da una ripresa dell'edilizia popolare residenziale, costruendo quelle abitazioni che mancano per dare un tetto alle famiglie bisognose... Naturalmente non è vero.
Dal ministero delle infrastrutture spiegano che non è stata inserita visto che nel decreto casa sono stati incrementi i fondi affitti e morosità incolpevole. Due "fondi" che concedono spiccioli, con procedure apparentemente pensate per ridurre al minimo la platea dei beneficiari, assolutamente insufficienti a coprire - in media - la differenza tra affitti di mercato e redditi familiari.
I due fondi in tutto prevedono uno stanziamento di 446 milioni di euro, con cui sarebbe praticamente possibile costruire almeno diecimila alloggi popolari. Invece saranno convogliati verso i proprietari di casa delle famiglie che avranno la fortuna di ricevere il sussidio. Il meccanismo è infatti semplice: i soldi che una famiglia riesce miracolosamente ad avere dallo Stato (tramite Regione e Comune) vengono seduta stante "girati" al proprietario al momento di pagare l'affitto. La situazione di bisogno viene dunque prorogata, mai risolta; ma al tempo stesso si riempiono le tasche dei proprietari con denaro pubblico. Tutto in nome della "legalità", della "difesa della proprietà" e addirittura della "solidarietà sociale". Il prossimo anno ci si ritroverà esattamente nelle stesse condizioni, e se magari mancheranno i soldi per rimpinguare il fondo alle famiglie verrà indicata la porta d'uscita.
Il precedente Milleproroghe, per il 2014, aveva prorogato il blocco degli sfratti per fine locazione fino al 31 dicembre 2014. Nei giorni scorsi si erano fatte sentire le associazioni degli inquilini che chiedevano un altro anno di stop. Le prime stime parlano di almeno 30.000 famiglie a rischio di sfratto nei prossimi mesi.
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L'addio di Napolitano, senza più conigli nel cilindro
Inutile nasconderlo. Ci attendevamo un discorso "epocale", retorico - sì - ma con indicazioni di prospettiva comprensibili, anche se totalmente da respingere.
E invece nulla. Il discorso di un uomo stanco e senza colpi d'ala. Sostegno al governo, certo. E ci mancherebbe pure, visto che questo è proprio il "suo" esecutivo, quello più extraparlamentare della storia, nato tra primarie "aperte" - ampiamente truccate, dunque - e con l'obbligo di far convivere quello che era stato il partito erede del Pci e il finto antagonista storico, la formazione tenuta insieme da un Berlusconi più stanco di lui.
Sostegno alle "riforme costituzionali", anche. A partire da quel bicameralismo perfetto che ha più volte indicato come unico responsabile delle lungaggini legislative (come se invece gli interessi concreti fossero ininfluenti...). Un percorso "da portare con decisione fino in fondo", lasciandosi definitivamente alle spalle la Carta nata dalla Resistenza (non male come contraddizione logica e costituzionale...). Costituzione citata, sarà un caso, soltanto per definire "legittime" le sue ormai prossime dimissioni.
Sostegno pieno alle "riforme socioeconomiche", a partire dal Jobs act, e quant'altre Renzi - o chi per lui - partorirà a breve.
Difesa dell'Unione Europea contro i "populismi" che cavalcano il sogno idiota del ritorno alle "monete nazionali" (un'investitura indiretta di Salvini come unico antagonista legittimo della maggioranza, a ben vedere). E soprattutto dai "pericoli veri", identificati senza tema del ridicolo nell'estremismo islamista e nelle vicende ucraine.
Appunto. Sostegno a quel che già è in moto, ma nulla di più. Finiti i conigli nel cappello, le uscite spiazzanti da dover decodificare, gli slanci retorici sostenuti da qualche contenuto concreto. Di repertorio anche l'analogia tra la necessità attuale di "mantenere la coesione" e "rimboccarsi le maniche" e il clima della "ricostruzione postbellica" (sorvolando sulla non banale constatazione che - ufficialmente - non c'è stata in anni recenti alcuna guerra, anche se "le perdite" contabilizzate in termini di Pil e disoccupazione cominciano a somigliarci).
Depressivo l'invito a "ognuno" a darsi da fare, a "intraprendere" per uscire dalla crisi. Lo Stato, su questo, sembra non aver più quasi nulla da dire o da proporre, arreso alle dinamiche di un mercato sovranazionale che le regole europee impongono di favorire abbattendo ostacoli, resistenze, diritti umani.
Al massimo - e ci mancherebbe anche - può "disboscare il sottosuolo" dalle varie mafie, capitali e non. Curiosa comunque la diversa stratificazione operata da Napolitano, pur mutuando la categorizzazione "der Cecato", Massimo Carminati. Quest'ultimo identificava se stesso e tutta la politica come "il mondo di mezzo", posto al servizio del "mondo di sopra" per mangiare sulla testa del "mondo di sotto". Napolitano parla di questo "mondo di mezzo" come "sottosuolo". Si può capire... quello "di sotto" non interessa affatto; si tratta solo di liberare quello "di sopra" dalle intermediazioni non convenzionali (e non più necessarie, probabilmente) esosamente fornite da quello "di mezzo" ("sottosuolo" ormai indesiderabile, nel salotto buono di Bruxelles o Francoforte).
Il vuoto che ora lascia, Napolitano lo ha rappresentato fino all'ultimo nel più fedele dei modi. Quel tanto di retorica che ancora può sgorgare dall'alto pescherà senza ritegno nel paniere della "fiducia", del "credere in se stessi", dell'"orgoglio nazionale". Senza che la "nazione" - e lo Stato che la governava - sia più un valore, però.
Tutto e il contrario di tutto, per coprire il nulla. L'uroboro - da ultimo - mangia se stesso. E' il futuro, questo, bellezza!
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