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mercoledì 8 febbraio 2017

Un’altra Roma entra in campo, per cambiare sul serio la città


Il colpo d'occhio aiuta a capire. La grande sala della Protomoteca in Campidoglio è gremita. La composizione sociale dell'assemblea è più ampia di quella tenutasi lo scorso 4 ottobre sulle scale del Campidoglio (l'allora dirigente Marra, oggi in carcere, aveva negato la sala). Ci saranno ben 35 interventi in quasi quattro ore di discussione. Si comprende sulla base di questi dati tutta la tensione e l'attenzione sull'appuntamento di ieri a Roma convocato da Carovana delle Periferie, Decide Roma, Forum Salviamo il Paesaggio, Unione Sindacale di Base. Gli scossoni della e sulla giunta Raggi alimentano domande, sollecitano risposte, riaffermano aspettative sociali ampiamente disattese.

Le due introduzioni mettono subito i piedi sul piatto. E' vero che i poteri forti attaccano la giunta comunale e Roma (con un pressing per ora sottotraccia teso a spostare la capitale a Milano), ma non si vede la reazione contro i poteri forti, anzi. In ballo non c'è questa o quella vertenza ma una visione complessiva della città, delle sue priorità e degli interessi sociali che hanno urgenza di un vero cambiamento in antagonismo con altri interessi, quelli dei poteri forti appunto. C'è la speculazione sullo Stadio a Tor di Valle ma anche le privatizzazioni delle municipalizzate (con il pubblico che si accolla i costi industriali e il privato che si prende in mano solo i servizi che producono profitti). L'altra questione è quella del bilancio appena approvato. E' un bilancio da “commissariamento di fatto”, tutto interno ai vincoli del pareggio di bilancio e che non ha rimesso in discussione – come promesso in campagna elettorale – il macigno del debito. Una camicia di forza che, se accettata, impedisce ogni cambiamento significativo. L'audit sul debito comunale era stato annunciato ma non è stato fatto. Infine la questione che viene emergendo come paradigma: il nuovo Stadio della Roma a Tor di Valle. In realtà si tratta di una classica speculazione sul cemento (lo stadio rappresenta solo il 13% delle cubature chieste dal progetto dei costruttori e delle banche) sulla quale si delinea uno scontro frontale nella città.

Si dipana da questi spunti un lungo elenco di vertenze e problemi aperti sui quali la giunta Raggi o non dà segnali o li sta dando sbagliati. Intervengono i lavoratori delle aziende municipalizzate (Ama, Atac, Multiservizi, Corpa) ma anche quelli di Almaviva e Alitalia (su Roma incombono quasi 5mila licenziamenti in varie aziende che acutizzeranno la micidiale connessione tra povertà e lavoro), un giovane lavoratore del canile comunale tira giù la sala con un intervento forte e sentito a rappresentare una realtà dove proprio le scelte del Comune sta producendo il licenziamento di metà degli operatori. E poi c'è la questione di sempre: quell'emergenza abitativa intorno al quale si snoda lo scontro frontale tra rendita fondiaria e diritti sociali, tra legalità e giustizia sociale. La truffa dei Piani di Zona, le famiglie ghettizzate nei residence, gli occupanti di case per necessità, le case popolari abbandonate al degrado nelle periferie. Ci sono gli spazi sociali (Corto Circuito, Alexis, Esc, Puzzle) sgomberati, sotto sgombero o pignoramento come conseguenza dei diktat del commissariamento Tronca. E poi le donne impegnate contro la chiusura dei centri antiviolenza e che stanno preparando lo sciopero dell'8 marzo; c'è lo scandalo dei Punti Verde Qualità ancora non scalfito dalle inchieste su Mafia Capitale; e la questione irrisolta, costosa e decisiva dei trasporti con la Metro C che assorbe il 90% delle risorse per gli investimenti annunciati sulla mobilità. “La giunta Raggi non dà segnali di discontinuità, sulle questioni di fondo si procede con la vecchia politica” dice Guido Lutrario (Usb). “I 43 risultati della giunta Raggi decantati da Grillo sul suo blog sono robetta, fumo negli occhi rispetto alle aspettative alimentate in campagna elettorale. Accanto a 43 risultati ci sono altrettanti fallimenti”.

C'è una tensione e una questione “implicita” in molti interventi: questa accumulazione di questioni, ma anche di conflitti sociali, dove e come può trovare una sintesi? E' ovviamente una sintesi politica quella capace di comprendere il tutto in una visione complessiva della e sulla città, sulle sue relazioni sociali e su chi decide le scelte prioritarie per una cambiamento vero.

Si colgono alcuni elementi emblematici della de/responsabilizzazione delle istituzioni pubbliche verso la società. Ad esempio a fronte dell'emergenza abitativa non è stato ancora nominato un assessore alla casa, un buco della “politica” che lascia mano libera ai dirigenti e funzionari “Rambo” per gestire sgomberi, sfratti, assegnazioni gettando benzina sul fuoco nella guerra tra poveri (vedi i casi di San Basilio e Trullo) funzionali alle campagne mediatiche e alle soluzioni razziste della destra e alla “guerra contro i poveri”. Ma c'è anche il ricorso ai bonus, come nel caso della casa a chi vive nei residence o dei servizi sociali, che individualizzano le soluzioni, precarizzano ancora più sia gli utenti che gli operatori e consentono che le istituzioni se ne possano lavare le mani.

L'assemblea, iniziata poco dopo le 15.30 si conclude dopo quattro ore. Viene annunciata una mobilitazione di piazza in primavera per imporre un cambiamento di passo e una più ravvicinata come la manifestazione a Ostia (municipio commissariato) per sabato prossimo dopo l'aggressione dei fascisti contro un attivista sociale in un territorio storicamente connubio tra fascisti, malavita organizzata e malaffare istituzionale.

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