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27/02/2017

L’illusione di un congresso democratico

Leggo il Corriere della Sera del 22 febbraio per puro caso. Ho da ingannare il tempo e per curiosità mi soffermo sull’editoriale di Alesina e Giavazzi, ricordo alcuni dei loro working papers mia materia di studio circa venti anni fa. Una riflessione sullo stato della politica italiana nel mentre il Pd fa questa strana e insignificante assemblea nazionale senza contenuti, raffazzonata ma più che altro disperata. Passo agli articoli interni e leggo di Emiliano nuovo prestigiatore che riesce a parlare solo di marcature e strategie per arrivare alla segreteria. Nella pagina seguente ho ancora lucidità per leggere l’intervista ad Epifani che si defila con un arrivederci e poi ripenso al “ganzino” Renzi volato in California a bersi una birretta. Rendiamoci conto a chi siamo in mano ed è facile infatti per i due economisti togliersi la soddisfazione di ridicolizzare un po’ tutti. Considerato il piano su cui dibattono è vero che la classe non è acqua ma su questo Pd è come sparare sulla croce rossa. Ce lo avevano detto loro che era meglio un mercato meno regolato che aumentasse la competizione e rendesse i vincitori più competitivi! È da vent’anni che lo ripetono.

La domanda che mi viene è: ma di chi stanno parlando? Di tassisti, di categorie protette, di ordini professionali, di pensionati e mangia pane a ufo, di lavoratori sindacalizzati che sotterrerebbero le speranze di quei cervelli in erba che attraverso una borsa di studio potrebbero rivelarsi veri e propri emergenti? Negli emoticon ci sono diversi tipi di faccine e gesti utili per fare una recensione sintetica a quell’editoriale ingiallito come le icone scissioniste emerse in assemblea, senza ancora una connotazione né un nome immaginiamoci con quale programma riformista. Chi doveva salvarsi in questo mondo opulento per pochi ce l’ha fatta al momento, utilizzando intelligenza umana rastrellata dalla massa ripagandola anche bene soprattutto con giochi di specchi. Gli opulenti hanno fatto in grande come Renzi, mentre tutti si azzuffavano per un tozzo di pane, si son levati dalla mischia vivendo nelle loro cerchie. Sto parlando di coloro che sulla crisi e sui differenziali di ogni tipo a livello economico e finanziario scommettono come il giocatore incallito presso un picchetto di un ippodromo.

Mentre miliardi di persone a breve mangeranno insetti una piccola categoria dei, purtroppo per loro, mortali appunto ha fatto come il “ganzino” fiorentino. Ma “il mondo è piatto” diceva un altro esaltato del liberismo, tale Thomas Friedman che utilizzava parole di encomio verso la trasformazione dei processi economici e sociali come ai tempi in cui l’uomo inventò il sapone. Oggi non è più così, su questo pianeta tondo e non piatto si inizia a sentire sulla nostra pelle la sua finitezza. Non parlano di questo il Pd neanche Alesina e Giavazzi. Non parlano di nuove economie, da perfezionare se fossero messe in moto delle politiche educative di apprezzamento del mondo e di vittorie nella preservazione della razza uomo. Ragionano sempre di mondi piatti, pieni di tabù e simbolismi opulenti.

A cosa dovrebbe tendere secondo loro il giovane studente intelligentissimo e abile nel competere? Dovrebbe diventare un buon econometrico per poter metter mano al computer quantico che prima o poi entrerà in funzione per aumentare i rendimenti e ridurre i rischi sugli investimenti di portafoglio oppure si potrà muovere verso una risoluzione dei problemi delle masse proprio grazie allo stesso computer che possa redistribuire risorse e benessere senza distruggere risorse come fino ad oggi si è fatto? Né i due economisti né il Pd intero ancor prima di perdere qualche vecchio impresentabile mostro della politica parla di questo: del rapporto tra potere vero dei giocatori di cavalli a livello internazionale che invece delle fiches usano pezzi di destino di intere popolazioni rispetto alle necessità di base di miliardi di persone.

Devono capire che tutti loro non servono già più da anni alla difesa della causa pubblica e bisogna che vadano a procurarsi uno stipendio in un altro modo perché il loro ruolo è completamente spiazzato dalla governance europea fatta di personaggi indicati direttamente da settori influenti della finanza internazionale. E poi visto che gli piace molto il privato vadano a guadagnare prestando lavoro in aziende private. Mi viene in mente di abbinare ironicamente un Gentiloni a una call option, un Renzi a un pronti contro termine denominato in valuta, un Salvini rispetto a un derivato e Grillo a un’obbligazione, di una azienda che prometta infrastrutture in project financing, acquistata direttamente dalla Bei. Sai che grasse risate si faranno nei cda di queste grandi società. Intanto li trattano da morti di fame perché non guadagnano niente rispetto a loro ma soprattutto perché gli rendono la vita agile anche senza corromperli. Sono già educati, sono già prostrati, sono perfetti nella loro sudditanza come delle scimmiette ammaestrate e soprattutto li paga il contribuente. È proprio il politico che non esiste più all’emergere però di una vera consapevolezza che il mondo è tondo, finito e purtroppo pubblico. Gli opulenti hanno il terrore di non poter scappare e quindi pompano a più non posso attraverso i media per non far capire ai giovani intelligenti che potrebbero esserci altre vie per la felicità anche dando merito e riconoscimento ai più bravi. L’intelligenza alla lunga però vince sempre.

Per Senza Soste, Jack RR
26 febbraio 2017

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