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giovedì 20 luglio 2017

Roma, criminale ma senza mafia. Pesanti condanne per Mafia Capitale

Si è concluso oggi con pesanti condanne il processo su Mafia Capitale che adesso però dovrà trovarsi un nuovo acronimo. La sentenza infatti ha escluso l’aggravante mafiosa – cioè l’esistenza di una organizzazione e modalità riconducibili a quelle mafiose – ma ha confermato l’esistenza di una associazione a delinquere con l’obiettivo di estorcere soldi pubblici al Comune di Roma per la “gestione” di alcune emergenze come quella dei rifiuti, dell’accoglienza degli immigrati o dei campi rom.

Le condanne, anche senza l’aggravante mafiosa, sono comunque pesanti (tenendo conto che non ci sono stati fatti di sangue). L’ex Nar Massimo Carminati è stato condannato, in primo grado, a 20 anni di reclusione. Il cosiddetto “ras delle coop” Salvatore Buzzi è stato riconosciuto colpevole nell’ambito del processo ed è stato condannato a 19 anni di carcere. 11 anni di carcere per Luca Gramazio, l’ex capogruppo del Pdl in Comune poi passato alla Regione. Per l’ex presidente dell’assemblea Capitolina Mirko Coratti (Pd) la corte ha deciso una pena di 6 anni di reclusione. Luca Odevaine, ex capo di gabinetto di Veltroni e poi collaboratore di Zingaretti, responsabile del tavolo per i migranti, è stato condannato a 6 anni e 6 mesi. 11 anni per il presunto braccio destro di Carminati, Ricardo Brugia, 10 per l’ex Ad di Ama Franco Panzironi, entrambi squadristi fascisti di lungo corso. L’ex presidente del municipio di Ostia, commissariato per infiltrazione mafiose, Andrea Tassone è stato condannato a 5 anni.

Su 46 imputati tre sono stati assolti. Si tratta di Rocco Rotolo e Salvatore Ruggiero, per i quali la Procura aveva chiesto 16 anni di carcere, e l’ex dg di Ama Giovanni Fiscon, per il quale erano stati chiesti 5 anni. Secondo l’accusa Rotolo e Ruggiero avrebbero garantito i contatti tra Mafia Capitale e ambienti della ‘ndrangheta. Tra novanta giorni verranno depositate le motivazioni della sentenza e lì la Procura deciderà se ricorrere o meno in appello.

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