Il conflitto è arrivato alla porte di Baghdad. Mentre si combatte a
Baquba, a una sessantina di chilometri a nord della capitale, la massima
autorità sciita del Paese, Ali al-Sistani, ha chiamato gli iracheni alle armi per fermare l’avanzata dei miliziani dell’Isis.
L’appello del Grande Ayatollah è arrivato durante la preghiera del
venerdì. Con una fatwa ha esortato chiunque “sia in grado di farlo a
imbracciare le armi per difendere la patria”, una difesa “sacra”
dell’Iraq perché il “terrorismo è lontano dallo spirito dell’islam”.
Il chierico avevo già espresso i suoi timori per gli sviluppi dello scontro nella provincia settentrionale di Niniveh e il mese scorso era finito nel mirino degli islamisti che lo hanno minacciato di morte se non avesse lasciato l’Iraq.
Intanto, Washington ha spostato i cittadini statunitensi dalla base di Balad, uno dei maggiori centri di addestramento del Paese. Per il momento resta invariato lo lo status dello staff dell’ambasciata americana a Baghdad.
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