È stata un’altra giornata di battaglia, ieri in Iraq, tra le Forze
armate e i miliziani jihadisti che hanno attaccato in forze la città di
Samarra, a circa cento chilometri dalla capitale Bagdad, prendendo il
controllo di alcuni quartieri. Esercito e aviazione sono riusciti a respingere l’offensiva, uccidendo un’ottantina di combattenti, secondo le fonti ufficiali. Le violenze settarie non si fermano e stamattina
è stato il villaggio di Tahrawa, vicino alla città settentrionale di
Mosul, a essere teatro di una serie di attentati con autobombe: sette
morti e 37 feriti.
L’offensiva contro Samarra non è stata rivendicata per il momento, ma il dito è puntato contro le milizie sunnite dello Stato islamico dell’Iraq e del Levante (Isil)
che hanno dichiarato guerra al governo a guida sciita. Dallo scorso
dicembre occupano parte della provincia occidentale dell’Anbar, la città
di Fallujah e stanno combattendo per la conquista della capitale della
provincia, Ramadi.
Ieri, verso le 3 del mattino, le milizie jihadiste hanno lanciato un
massiccio attacco contro Samarra, città a maggioranza sunnita, che però
ospita uno dei più importanti luoghi sacri sciiti, la Moschea d’Oro (o Moschea Askari),
dove sono sepolti due dei 12 imam sciiti, meta di pellegrinaggi. I
combattenti sono entrati in città usando mezzi pesanti per attaccare i
posti di blocco governativi, hanno poi preso possesso del palazzo del
municipio e dell’università, sui cui tetti hanno issato la bandiera nera
degli jihadisti. Dai megafoni dei minareti hanno annunciato la
“liberazione” della città e hanno fatto appello agli abitanti affinché
si unissero alla guerra contro il governo di Bagdad. Hanno poi
proseguito l’offensiva arrivando a circa due chilometri dalla Moschea
d’Oro, la cui distruzione nel 2006 è stata ritenuta la causa scatenante
della spirale di violenze settarie che travolse l’Iraq, con il suo
carico di decine di migliaia di vittime.
L’avanzata è stata bloccata dall’intervento degli elicotteri
dell’aviazione irachena e delle truppe di terra, con l’appoggio delle
milizie tribali fedeli al governo. “Abbiamo ricacciato i gruppi
armati da Samarra”, ha detto all’Afp il comandante delle operazioni, il
tenente generale Sabah al-Fatlawi. Almeno una dozzina di
soldati hanno perso la vita. In città è stato dichiarato il coprifuoco.
Si teme ora che le forze jihadiste in ritirata attacchino altri centri
abitati della zona. Ci sono notizie di scontri a Suleiman Beg e anche a
Baiji c’è il coprifuoco.
Intanto, nell’Anbar si sta deteriorando la situazione
umanitaria, ha detto la Croce Rossa Internazionale: mancano cibo, acqua e
farmaci per la popolazione. Dall’inizio dell’anno sono
centinaia di migliaia gli sfollati e centinaia le vittime, anche tra la
popolazione civile della provincia, che si aggiungono al tragico
bilancio dello scontro confessionale in atto in Iraq. Secondo le Nazioni
Unite, almeno 3.000 persone sono morte negli attentati e negli scontri
che fanno tremare il Paese. L’anno scorso sono state quasi 9.000.
Un conflitto settario alimentato anche dalla incapacità della classe
politica di aprire un dialogo tra sunniti e sciiti, in un Paese alle
prese con mancanza di servizi, alto tasso di disoccupazione e corruzione
diffusa nella pubblica amministrazione. I sunniti, al potere ai tempi
di Saddam Hussein, lamentano vessazioni da parte del governo sciita del
premier, appena rieletto, Nouri al Maliki. Le leggi
antiterrorismo, le decine di condanne a morte e lo schieramento
massiccio di Forze di sicurezza non hanno fermato le violenze,
mentre i gruppi antigovernativi trovano nel malcontento degli iracheni
terreno fertile per reclutare combattenti e guadagnare consenso. Una
situazione aggravata dalla vicina guerra siriana: l’Isil ha approfittato
del vuoto istituzionale che si è creato nell’area orientale della Siria
e adesso domina un territorio che si estende dalla città siriana di
Raqqa fino a Fallujah.
Fonte
Fortuna che a sentire Obama, quello iracheno è un "caso" di successo...
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