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06/06/2014

Iraq - La battaglia per Samarra, esercito riconquista la città

È stata un’altra giornata di battaglia, ieri in Iraq, tra le Forze armate e i miliziani jihadisti che hanno attaccato in forze la città di Samarra, a circa cento chilometri dalla capitale Bagdad, prendendo il controllo di alcuni quartieri. Esercito e aviazione sono riusciti a respingere l’offensiva, uccidendo un’ottantina di combattenti, secondo le fonti ufficiali. Le violenze settarie non si fermano e stamattina è stato il villaggio di Tahrawa, vicino alla città settentrionale di Mosul, a essere teatro di una serie di attentati con autobombe: sette morti e 37 feriti.

L’offensiva contro Samarra non è stata rivendicata per il momento, ma il dito è puntato contro le milizie sunnite dello Stato islamico dell’Iraq e del Levante (Isil) che hanno dichiarato guerra al governo a guida sciita. Dallo scorso dicembre occupano parte della provincia occidentale dell’Anbar, la città di Fallujah e stanno combattendo per la conquista della capitale della provincia, Ramadi.

Ieri, verso le 3 del mattino, le milizie jihadiste hanno lanciato un massiccio attacco contro Samarra, città a maggioranza sunnita, che però ospita uno dei più importanti luoghi sacri sciiti, la Moschea d’Oro (o Moschea Askari), dove sono sepolti due dei 12 imam sciiti, meta di pellegrinaggi. I combattenti sono entrati in città usando mezzi pesanti per attaccare i posti di blocco governativi, hanno poi preso possesso del palazzo del municipio e dell’università, sui cui tetti hanno issato la bandiera nera degli jihadisti. Dai megafoni dei minareti hanno annunciato la “liberazione” della città e hanno fatto appello agli abitanti affinché si unissero alla guerra contro il governo di Bagdad. Hanno poi proseguito l’offensiva arrivando a circa due chilometri dalla Moschea d’Oro, la cui distruzione nel 2006 è stata ritenuta la causa scatenante della spirale di violenze settarie  che travolse l’Iraq, con il suo carico di decine di migliaia di vittime.

L’avanzata è stata bloccata dall’intervento degli elicotteri dell’aviazione irachena e delle truppe di terra, con l’appoggio delle milizie tribali fedeli al governo. “Abbiamo ricacciato i gruppi armati da Samarra”, ha detto all’Afp il comandante delle operazioni, il tenente generale Sabah al-Fatlawi. Almeno una dozzina di soldati hanno perso la vita. In città è stato dichiarato il coprifuoco. Si teme ora che le forze jihadiste in ritirata attacchino altri centri abitati della zona. Ci sono notizie di scontri a Suleiman Beg e anche a Baiji c’è il coprifuoco.

Intanto, nell’Anbar si sta deteriorando la situazione umanitaria, ha detto la Croce Rossa Internazionale: mancano cibo, acqua e farmaci per la popolazione. Dall’inizio dell’anno sono centinaia di migliaia gli sfollati e centinaia le vittime, anche tra la popolazione civile della provincia, che si aggiungono al tragico bilancio dello scontro confessionale in atto in Iraq. Secondo le Nazioni Unite, almeno 3.000 persone sono morte negli attentati e negli scontri che fanno tremare il Paese. L’anno scorso sono state quasi 9.000.

Un conflitto settario alimentato anche dalla incapacità della classe politica di aprire un dialogo tra sunniti e sciiti, in un Paese alle prese con mancanza di servizi, alto tasso di disoccupazione e corruzione diffusa nella pubblica amministrazione. I sunniti, al potere ai tempi di Saddam Hussein, lamentano vessazioni da parte del governo sciita del premier, appena rieletto, Nouri al Maliki. Le leggi antiterrorismo, le decine di condanne a morte e lo schieramento massiccio di Forze di sicurezza non hanno fermato le violenze, mentre i gruppi antigovernativi trovano nel malcontento degli iracheni terreno fertile per reclutare combattenti e guadagnare consenso. Una situazione aggravata dalla vicina guerra siriana: l’Isil ha approfittato del vuoto istituzionale che si è creato nell’area orientale della Siria e adesso domina un territorio che si estende dalla città siriana di Raqqa fino a Fallujah.

Fonte

Fortuna che a sentire Obama, quello iracheno è un "caso" di successo...

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