di Roberto Prinzi
“Una
grande nazione come lo Yemen non sarà sottomessa alle bombe. Pensiamo a
come terminare la guerra, pensiamo ad un cessate il fuoco”.
L’invito è stato lanciato stamane dal presidente iraniano Ruhani durante
un discorso televisivo. “Portiamo gli yemeniti al tavolo dei negoziati
affinché siano loro a decidere del loro futuro – ha aggiunto il
presidente – accettiamo il fatto che il destino dello Yemen è nelle mani
del popolo yemenita e non di nessun altro”. Rivolgendosi ai paesi
rivali della coalizione sunnita, Ruhani è stato poi netto: “queste
campagne militari sono sbagliate”.
Dello stesso avviso è il ministro degli esteri iraniano Mohammad Javad Zarif
che, in queste ore, sta incontrando ad Islamabad il premier pakistano
Nawaz Sharif. Tra i temi di discussione vi è il conflitto in corso in
Yemen. Zarif, che è arrivato ieri nella capitale pakistana, ha affermato
che Teheran è pronta a facilitare i negoziati di pace da cui
dovrebbe nascere un governo yemenita di ampie intese e ha chiesto un
immediato cessate-il-fuoco per permettere i soccorsi umanitari.
“Dobbiamo lavorare insieme per porre fine alla crisi nel Paese – ha
affermato l’alto diplomatico iraniano – dobbiamo raggiungere una
soluzione politica che dia vita ad un governo di unità attraverso il
dialogo”. Zarif ha ammesso però che la parola finale spetta solo agli
yemeniti: “noi possiamo facilitare i negoziati, come paesi della
regione, come paesi che possono esercitare qualche influenza, ma la
soluzione politica spetta agli yemeniti”.
La
visita di Zarif ha luogo mentre il parlamento pakistano sta discutendo
se schierarsi attivamente (militarmente) con la coalizione a guida
saudita contro i ribelli huthi. Il Pakistan e l’Oman avevano espresso
ieri la loro “preoccupazione” per quanto sta accadendo in Yemen e per le
conseguenze che questa guerra in corso potrebbe avere per la pace e la
stabilità dell’intera regione. Partecipando al “Quinto incontro sulle
consultazioni politiche bilaterali tra Pakistan e Oman”, Islamabad e
Masqat avevano inoltre concordato a rafforzare la cooperazione in campo
economico, difensivo e nella lotta al terrorismo.
All’atteggiamento
conciliatorio iraniano (almeno a parole), fa da contraltare quello
bellicoso statunitense. Intervistato ieri dal programma PBS Newshour, il
segretario di Stato Usa John Kerry ha nuovamente accusato Teheran di
sostenere i ribelli houthi (accusa negata categoricamente dagli iraniani)
mostrando i muscoli. Gli Stati Uniti, ha dichiarato Kerry,
sosterranno ogni stato in Medio Oriente che si sente minacciato
dall’Iran, e “non resteranno fermi” qualora la repubblica islamica
dovesse destabilizzare la regione. Il segretario statunitense
ha poi denunciato l’aiuto offerto dagli iraniani ai ribelli zaiditi
houthi: “ci sono rifornimenti che evidentemente vengono dall’Iran”.
Quello
che non ha ricordato Kerry è che anche gli Usa stanno fornendo aiuto ad
una parte del conflitto, la coalizione sunnita a guida saudita.
Washington, infatti, sta inviando carichi di armi per aiutare la
campagna militare di Riyad contro gli houthi e gli uomini dell’ex
presidente Saleh. A dichiararlo pubblicamente senza troppe reticenze è
stato ieri il vice segretario di Stato, Tony Blinkern, durante la sua
visita a Riyad: “I sauditi stanno mandando agli houthi e ai loro alleati
un messaggio forte: ‘voi non potete invadere il Paese con la forza’. Per
questo motivo abbiamo consegnato armi aumentando la nostra condivisione
di informazioni di intelligence e stabilendo una cellula di
coordinamento unificato nel centro delle operazioni saudite”.
Gli
americani, però, farebbero meglio a preoccuparsi soprattutto di
al-Qa’eda. Ieri il Segretario alla Difesa Usa, Ash Carter, ha affermato
preoccupato che il ramo yemenita di al-Qa’eda sta facendo “grandi
conquiste” nel Paese approfittando del caos in corso e ha esortato
pertanto gli Usa a ripensare alla loro strategia contro l’organizzazione
fondamentalista islamica. Da Tokyo, dove si trova per
rafforzare l’alleanza con il Giappone in termini di sicurezza, Carter ha
aggiunto che il crollo del governo centrale yemenita ha reso più
difficile condurre operazioni di anti-terrorismo contro “al-Qa’eda nella
Penisola Araba”. I timori del Segretario alla difesa non sono del tutto
infondati: i qa’edisti yemeniti hanno invaso la città di Mukalla la
scorsa settimana liberando diversi jihadisti tra cui un leader
dell’organizzazione fondamentalista islamica e sono particolarmente
forti nella regione orientale dell’Hadramawt. Carter ha però voluto
rassicurare i suoi concittadini: “questo non vuol dire che non
continueremo a prendere provvedimenti per proteggerci. Lo dobbiamo fare,
ma in un modo differente” confermando che Washington già sta fornendo
intelligence, informazioni logistiche e “qualche rifornimento di armi e
munizioni” ai sauditi.
Al-Qa’eda,
intanto, avrebbe offerto in queste ore una taglia di 20 kg di oro per
la cattura o l’uccisione del leader dei ribelli houthi Abdel Malek
al-Huthi e dell’ex presidente yemenita Ali Abdullah Saleh. L’offerta,
fatta attraverso un video distribuito dal canale mediatico
dell’organizzazione estremista islamica, è stata rivelata dal gruppo di
monitoraggio SITE.
Continuano
per il 15esimo giorno consecutivo i raid aerei della coalizione a guida
saudita nel Paese, mentre si registrano violenti combattimenti tra
houthi e sostenitori del presidente Hadi nella città di Aden. Secondo
l’organizzazione Mondiale della Sanità (WHO), da quando è iniziato il
conflitto il 19 marzo scorso sono morte almeno 643 persone e più di
2.200 sono state ferite. Il WHO afferma che migliaia sono le famiglie
disperse e denuncia la situazione “critica” in cui versa il Paese.
Nonostante le violenze in corso, sono incominciati ad arrivare ad Aden i primi aiuti sanitari
grazie ad una nave contenente due tonnellate e mezzo di medicine.
Secondo il portavoce militare saudita, il porto della città non è sicuro
e per questo motivo ci sarebbero dei ritardi nella consegna dei
rifornimenti umanitari. La Commissione internazionale della Croce Rossa
(ICRC) ha detto che ieri un suo team chirurgico è giunto nell’ex
capitale dello Yemen del Sud. “[La situazione] è quasi catastrofica – ha
dichiarato alla Reuters Marie Claire Feghali, portavoce dell’ICRC in
Yemen – i negozi sono chiusi per cui le persone non possono procurarsi
né cibo né acqua. Ci sono cadaveri nelle strade e gli ospedali sono
ormai allo stremo”.
A rendere ancora più teso il clima in città, è l’annuncio dell’arrivo di due navi da guerra nel golfo di Aden. L’emittente iraniana in lingua inglese Press Tv, riportando una dichiarazione dell’Ammiraglio Habibollah Sayyar, ha provato a stemperare gli animi. Gli incrociatori non interverranno militarmente – sostengono gli iraniani – ma “saranno impegnati in una missione anti-piratesca volta a salvaguardare le rotte delle navi della regione”.
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