Colpendo in maniera simmetrica le basi del mercato (la domanda e l'offerta di beni e servizi) ha impresso un'accelerazione enorme a tutti i fattori di crisi emersi dopo il fallimento di Lehman Brothers, che in 12 non sono stati affatto risolti, ma solo "mitigati".
Il tutto nell'attesa di una nuova crisi – da anni data per scontata dai più scaltri operatori del settore – che alla fine, si è materializzata sul versante più inatteso, quello sanitario, per un sistema economico che ama narrarsi come capace di anticipare tecnicamente tutto. Evidenze dei fatti alla mano, compresi 30.500 morti solo in Italia, anche la "casalinga di Voghera" ha capito che le classi dirigenti non solo hanno smarrito il dono della preveggenza, ma non hanno la minima idea di dove indirizzare la propria azione nei confronti di un mondo entrato irreversibilmente in crisi sistemica.
Si incarica di sottolinearlo all'appena citata classe dirigente, il sempre preciso Guido Salerno Aletta, che nel pezzo seguente dettaglia l'accelerazione che sta subendo la crisi del modello europeo degli ultimi 20 anni, quello che tramite l'Euro e l'imposizione dell'austerità tedesca a tutto il continente ha fatto le fortune della borghesia germanica e di quelle (quasi) di pari livello degli altri paesi comunitari (in casa nostra i sempreverdi Agnelli Elkann e i novelli Ferrero o Del Vecchio) mentre ha sbriciolato le aspettative di vita dei salariati, attivi e non, maciullati da deflazione salariale, delocalizzazioni produttive, smantellamento di ogni genere di stato sociale, precarizzazione di ogni ambito dell'esistenza.
Tre mesi scarsi di diffusione in Occidente del coronavirus, hanno palesato come questo sistema abbia esaurito la propria convenienza anche per la borghesia che ne ha tratto maggior profitto, quella tedesca, che tramite la Corte Suprema del proprio paese, apre il contenzioso con le istituzioni comunitarie che ha sempre governato nei fatti per chiamarsi fuori dalle stesse, in quanto i benefici sono diventati minoritari rispetto ai costi.
Sì tratta di un passaggio epocale, destinato molto probabilmente a finire nei libri di storia, così come è candidato a finirci il percorso che pare intravedersi oltre il verdetto della corte tedesca: quello ritorno all'ognun per sè cui l'Italia si affaccia con impreparazione totale.
Dal lato borghese perchè i padroni di casa nostra sono da sempre sdraiati sull'interesse straniero di cui elemosinare le briciole. Dal lato "proletario" perchè ideologicamente gli sfruttati sono confusi da troppi decenni di narrazioni che hanno volutamente scambiato l'internazionalismo con il cosmopolitismo borghese e anteposto i diritti individuali a quelli collettivi. Una confusione che, soprattutto, ha fatto strage di pensiero critico, al punto che di cervelli pensanti, capaci di abbozzare alternative che non siano mera riproposizione del passato o utopie estraniate dalla complessità odierna, non se ne vedono.
In un modo o nell'altro, però, è necessario rimettere in moto l'intelletto di classe.
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di Guido Salerno Aletta
La Germania non ci sta.
Gli acquisiti di titoli di Stato da parte della BCE, portando i tassi di interesse tedeschi tutti in territorio negativo, hanno stravolto i mercati, taglieggiato i risparmiatori, affossato le banche.
Hanno premiato invece i Paesi con un alto debito pubblico tra cui l'Italia, togliendo valore ai titoli di Stato tedeschi, il cui rendimento è sceso al di sotto dello zero.
È una vera follia, davvero, quella della BCE di aver puntato sui tassi negativi sui titoli e sui depositi. Una decisione che fa orrore anche alla stessa Federal Reserve statunitense: distrugge valore, come e peggio della inflazione dei prezzi.
La sentenza con la quale la Corte di Karlsruhe ha chiesto alla BCE di giustificare entro tre mesi la proporzionalità degli acquisti di titoli di Stato, iniziati con il Qe da Mario Draghi nel 2015 e di recente ripresi con il PEPP da Christine Lagarde, cioè la coerenza tra obiettivi attesi e conseguenze, avrà una risposta negativa: la BCE non darà alcuna spiegazione, perché la sua azione è indipendente da qualsiasi altro potere europeo e nazionale.
D'altra parte, la Corte europea di Giustizia ha già dichiarato la legittimità di queste misure. Ma la Corte tedesca ha ritenuto che questa sentenza non è valida, perché non è entrata minimamente nel merito delle misure disposte dalla BCE. Per questo ha ordinato alla Bundesbank di chiedere una giustificazione, entro tre mesi.
La crisi in corso farà stragi: non ci può essere solidarietà europea, perché solo i più forti si salveranno. E la Germania non ha alcuna voglia di offrire solidarietà ai Paesi più deboli, non solo l'Italia e la Spagna.
La Germania deve tirarsi fuori da questo orrido pantano che è diventato l'euro, visto che la BCE con i suoi acquisti schiaccia i rendimenti dei titoli di Stato tedeschi ampiamente sotto lo zero, facendo fuggire così i risparmiatori e gli investitori verso i titoli americani, che offrono tassi ampiamente positivi.
Se la Germania vuole, come ha annunciato, offrire protezione alle proprie aziende in difficoltà, chiedendo al mercato capitali per oltre 750 miliardi di euro, di certo non può offrire rendimenti penalizzanti sui Bund.
Se i BPT italiani hanno visto ridurre lo spread rispetto al Bund, è ancor più vero che il rendimento di questi ultimi è peggiorato ancora, scendendo ulteriormente in territorio negativo. Per aiutare alcuni, altri ci rimettono l'osso del collo.
Ed i capitali, ora, fuggono anche dalla Germania per rifugiarsi in Treasury bond statunitensi.
Siamo giunti all'epilogo.
Per venti anni, a partire dalla sua introduzione, la Germania ha beneficiato dell'euro sul piano commerciale, perché la moneta unica impediva agli Stati europei, e soprattutto all'Italia, di svalutare competitivamente la propria valuta. Ha conquistato impunemente il mercato dell'Unione ed ha approfittato della relativa debolezza dell'euro sul dollaro per fare strage anche negli Usa.
Se, come appare ovvio, la BCE si rifiuterà di fornire giustificazioni circa il proprio operato, dal 5 di agosto la Bundesbank non procederà più all'acquisto di titoli di Stato tedeschi sulla base del PEPP: non immetterà più liquidità che schiacci verso il basso i rendimenti.
Il mercato ha intuito questa prospettiva, ed infatti i tassi sui Bund stanno già risalendo, così come lo spread dei BPT si sta aprendo.
L'Euro dimostra la sua vera natura: è un sistema di cambi fissi in una area monetaria non ottimale. Regge solo quando l'economia cresce, ma è soggetto a frantumarsi quando ci sono crisi.
Dopo il 2008, sono stati messi sotto pressione i Paesi dell'Eurozona che avevano uno passivo strutturale nei conti con l'estero e debiti eccessivi: non avevano potuto svalutare tempestivamente per sanare questi squilibri. L'Euro aveva impedito questi aggiustamenti.
Ora si tratta di affrontare una crisi sistemica, di raccogliere capitali per finanziare le spese pubbliche anticicliche ed immettere liquidità sul mercato per evitare che tracollino i valori di Borsa.
Il dramma dell'Eurozona è sempre lo stesso: non ci sono tassi di interessi uguali per tutti, perché sono diversi i rischi e le prospettive economiche di ciascun Paese.
Cercare di ridurre gli spread come fa la BCE, per rendere sostenibili gli oneri per interessi sui debiti nei Paesi più deboli, porta ad una compressione inaccettabile a danno di quelli più forti come la Germania.
L'Euro è un progetto sbagliato: la Germania ne ha ampiamente approfittato fin quando le ha fatto comodo. Ora lo rifiuta: si è accorta che è un lager, uno strumento di repressione finanziaria.
I Tedeschi non hanno lavorato una vita, duramente, per vedersi alla fine taglieggiati i risparmi, distrutta la redditività delle banche, demolita la sostenibilità delle assicurazioni sulla vita. Per loro è una catastrofe, un tradimento inaccettabile.
La stabilità della moneta non può essere manomessa, mai e da nessuno.
Euro, la Germania si chiama fuori
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