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27/10/2022

Fascisti dentro

Nel nostro paese uno dei problemi più inquietanti non è tanto il fascismo stile Ventennio, ma i fascisti nelle filiere di comando.

Sarà stata una coincidenza, ma resta il fatto che mentre Giorgia Meloni presentava il suo programma di governo liberista e conservatore in Parlamento, la polizia manganellava brutalmente e gratuitamente – a detta di molti ed anche insospettabili testimoni – gli studenti, a mani nude, all’università La Sapienza di Roma.

Mentre la premier esprimeva la sua “comprensione” per i giovani e gli studenti che in futuro contesteranno legittimamente il nuovo governo, i funzionari di piazza sceglievano la linea manganellante invece del “contenimento”.

Se si sia trattato di un “eccesso di zelo”, o un via libera dalla catena di comando “alla Genova 2001”, lo si capirà ben presto. Con un governo così tutte le pulsioni alle soluzioni di forza contro i movimenti sociali antagonisti e antifascisti si sentono più forti e legittimate.

È significativo che il ministro degli Interni Piantedosi, nonostante i plateali video che sono circolati ovunque, abbia negato che la polizia abbia manganellato gli studenti universitari a Roma. Al contrario, a suo avviso, “La polizia ha fatto in modo che una manifestazione autorizzata potesse svolgersi liberamente“.


A molti ha ricordato il Cossiga ministro degli Interni che negava che la polizia avesse sparato nella manifestazione del 12 maggio 1977, mentre decine di fotografie pubblicate su tutti i giornali dimostravano l’esatto contrario.

Per capire il rapporto tra il nuovo governo e le manifestazioni di protesta, è utile anche sottolineare quanto dichiarato domenica scorsa, dal neoministro della Difesa in quota Fratelli d’Italia – Guido Crosetto – che aveva evocato lo scenario secondo cui “l’interesse della Russia in questo momento è indebolire tutti i Paesi che sostengono l’Ucraina, a partire dall’Italia. Soprattutto puntando sulle opinioni pubbliche: fare attaccare i singoli Paesi dall’interno, dagli elettori, impauriti e scontenti”.

E per essere più chiaro aveva affermato che: “In realtà è la speculazione sulla guerra la cosa che sta incidendo di più su gas e materie prime. Sto dicendo che la rabbia cerca sempre colpevoli e le piazze arrabbiate non fanno male ai governi. Ma alle nazioni. Quindi dico che, mai come in questo momento, serve maturità per affrontare un periodo difficile”.

E di periodo difficile per il paese – anzi “di tempesta” – aveva parlato Giorgia Meloni già nel suo intervento alla Camera.

Non solo. Appena insediato, il nuovo titolare del Viminale ha firmato una direttiva che definisce la condotta delle due imbarcazioni delle Ong nel Mediterraneo (Ocean Viking e Humanity One) “non in linea con lo spirito delle norme europee e italiane in materia di sicurezza e controllo delle frontiere e di contrasto all’immigrazione illegale”, valutando pertanto di poter imporre loro il divieto di ingresso nelle acque territoriali.

Insomma, in soli tre giorni si sono già accumulati segnali che vanno letti nel loro insieme e non scollegati tra loro.

Il fascismo del Ventennio fu la reazione violenta delle classi dominanti, e dei “liberali”, alla crescita del movimento operaio a seguito della Rivoluzione d’Ottobre e al Biennio Rosso in Italia. Inoltre, al regime fascista fu dato l’incarico di coniugare repressione e modernizzazione del paese.

Oggi, nella migliore ipotesi e in assenza di un movimento comunista organizzato che possa inquietare le classi dominanti, ai fascisti di governo viene affidato il “lavoro sporco” per accompagnare e gestire al massimo il declino economico, sociale e civile del nostro paese.

Ed ecco dunque che la facciata “europeista”, “atlantica”, quasi “costituzionale”, serve a occultare e a convivere con la natura del personale politico chiamato ai posti di comando: quelli che potremmo definire – mutuando Bart Simpson – “i fascisti dentro”.

Ma se questa assegnazione di ruolo è diversa da quella del Ventennio fascista, o dal ruolo di miliziani anticomunisti nel dopoguerra e negli anni Settanta, che cosa è oggi un esecutivo come quello disegnato da Giorgia Meloni? Si tratta pur sempre di “lavoro sporco” che qualcuno “deve fare”.

L’inganno neoliberale, nella versione piddina o in quella tecnocratica, non hanno più questa forza. Sono troppe e troppo profonde le contraddizioni che presenta la realtà (recessione economica, bassi e bassissimi salari, aumento dei prezzi, guerra, infarto ecologico, regressione civile) e quelle sedimentate dallo loro ricette, antipopolari nella sostanza ma liberal nelle forme (o nella propaganda dei media).

Oggi tecnocrazia capitalista, governi euro-atlantici e destra al governo parlano esattamente lo stesso linguaggio e perseguono i medesimi obiettivi.

Affrontare questo nemico richiede una forte determinazione che la sedicente “sinistra” ha smobilitato e de-nobilitato da tempo, ma richiede anche la maturità politica per superare le trappole che questo nuovo blocco di potere disseminerà nelle strade, nelle piazze e nel paese. Trappole con cui cercherà di stroncare il conflitto sociale e l’opposizione politica, senza badare troppo per il sottile. “Alla fascista”, insomma...

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