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21/10/2022

L'atlantismo bipartisan svela il trucco

“Intendo guidare un governo con una linea di politica estera chiara e inequivocabile. L’Italia è a pieno titolo, e a testa alta, parte dell’Europa e dell’Alleanza atlantica. Chi non fosse d’accordo con questo caposaldo non potrà far parte del governo, a costo di non fare il governo”.

La premier in pectore Giorgia Meloni ha decretato in una nota dai toni drammatici la linea di politica estera euroatlantista che guiderà il suo esecutivo, una linea che però è del tutto simile a quella dei suoi oppositori (Pd, Calenda, Conte) e dei suoi precedessori. Conte soprattutto, alla vigilia di una manifestazione nazionale per la pace tanto attesa, sulla politica estera del nuovo governo ha perso l’occasione per tacere.

Le dichiarazioni sulla guerra in Ucraina di Berlusconi, azionista di minoranza del nuovo governo, avevano seminato il panico nel castello di carte costruito intorno al nuovo esecutivo guidato direttamente dalla destra.

Se dunque destra, centro e centro-sinistra hanno la stessa posizione di obbedienza alla Nato e all’Unione Europea su cosa si sono accapigliati o si accapiglieranno? Sarà sufficiente ruotare all’indietro la storia sui diritti civili, perseguitare gli immigrati e perseguire il rovescismo storico per marcare differenze serie? È evidente che con i presupposti di subalternità riaffermati dalla Meloni su politica estera ed economia il suo totem sulla primazia “dell’interesse nazionale” vada a farsi benedire.

C’è però un passaggio molto interessante della nota di Giorgia Meloni e che merita la dovuta attenzione: è quando afferma che “L’Italia con noi al governo non sarà mai l’anello debole dell’occidente, la nazione inaffidabile tanto cara a molti nostri detrattori. Rilancerà la sua credibilità e difenderà così i suoi interessi. Su questo chiederò chiarezza a tutti i ministri di un eventuale governo”.

Riemerge così, nero su bianco, la sindrome dell’anello debole evocata dalla Meloni, che si presta a letture antagonisticamente diverse tra il ceto politico dominante e le forze che spingono per una alternativa politica e sociale a tutto campo, ossia una alternativa sistemica.

Se quella della Meloni appare la preoccupazione della rappresentanza politica delle classi dominanti, in modo diametralmente opposto l’Italia come anello debole della catena imperialista euroatlantica è esattamente lo spazio di rottura e di iniziativa che va perseguito dalla sinistra antagonista nel nostro paese.

Indebolire e, se possibile, rompere l’anello debole della catena, è la strada da seguire per portare il nostro paese non solo fuori dalla rovinosa guerra in cui è stato trascinato da Draghi, Nato e Ue, ma anche per indicare una politica estera radicalmente diversa da quella subalterna e guerrafondaia seguita fino ad ora sia della destra che dal Pd e collaterali.

La neutralità attiva, il non allineamento, la cooperazione multilaterale, la reciprocità dei vantaggi negli scambi con i paesi euro-afro-mediterranei e non solo, disegnano un’altra visione e un’altra opportunità per la collocazione del nostro paese dentro un mondo che spinge al multipolarismo. Una tendenza questa che viene vissuta con timore dalle classi dominanti nelle vecchie potenze imperialiste euroatlantiche, le quali vedono sgretolarsi decenni di egemonia incontrastata, di obbedienze servili e di subalternità sul piano ideologico.

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