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25/10/2022

La paura della parola “sovranità” genera imbecilli

Chiudiamola con sta storia della sovranità alimentare.

Smettiamola, su, di spaccare il pelo in quattro per la orrenda denominazione del ministero del “Lollo”.

Il Lollo è fascio, no? Dobbiamo discutere pure questo? No, vero? Allora, è il tono che fa la musica. È pur vero che è grave, da parte di sedicenti progres-sinistri, neppure conoscere i fondamentali: abbiamo trascorso anni a parlare di sovranità alimentare, sin dai tempi del Genoa Social Forum.

Ma anche solo limitandosi ai titoli, non vi pare che “IL CIBO NON È UNA MERCE, LA SOVRANITÀ ALIMENTARE È UN DIRITTO UNIVERSALE” ci parli di temi terzomondisti e noglobal, di tutela dei paesi poveri dal colonialismo alimentare dei paesi ricchi, dei disastri che Monsanto e soci hanno perpetrato da decenni nei paesi poveri, di sementi ogm imposte a forza, di dipendenza e asservimento?

Coniughiamola come INDIPENDENZA ed EQUITÀ alimentare, ok?

Dovete sapere che 20 anni fa “SOVRANITÀ” non aveva lo stesso significato fascio e nazionalista di adesso.

Per riassumere:

– Chi si è inalberato subito sulla parola SOVRANITÀ senza approfondire, ha fatto una gran brutta figura da superficiale, con la memoria da pesce rosso. O da sardina. Dovrebbe osservare almeno un anno di silenzio per espiare.

– D’altra parte, non è difficile capire che i destri qui intendono ben altro: SOVRANISMO alimentare, cioè sovvenzione e protezionismo ad oltranza di quanto è italiano rispetto a tutto il resto del mondo. Prima (i prodotti) italiani.

Qui – per approfondire un po’ – si innesta l’ultimo malo frutto del secolare discorso della “destra sociale”, abile ad impadronirsi delle istanze più popolari – trasformandole in becere e nazionaliste – della lotta al capitalismo.

In una frase: le destre combattono il “capitalismo internazionale” solo per tutelare quello nazionale, dato che le destre sono sempre state e rimangono SERVE DEI PADRONI: degli agrari un secolo fa, di Confindustria oggi.

Poi, fiutano come segugi i nodi dove più si addensa ignoranza e sanfedismo panciafichista, trovano qualche categoria di poveri da incolpare, e allèz.

Il loro “sovranismo alimentare” pesca nei trattori leghisti contro le quote latte, qualcuno li ricorderà. O più di recente, puzza di “forconi”. E della cara vecchia “autarchia”.

D’altra parte, se la sinistra si radical-chicchizza occupandosi à-la-Boldrini di “genere” inteso come grammatica, oppure si atlantizza e gareggia in militarismo coi peggiori guerrafondai, facendo pagare a noi i suoi vincoli con gli americani, se idolatra Draghi, se elegge Cottarelli e Casini, è ovvio che il ceto popolare e anche il ceto medio vota Meloni.

Esiste una terza via?

Certo. Gramsci disse: ISTRUITEVI, avremo bisogno di tutta la vostra intelligenza.

Per capire come la sinistra possa tornare a fare la sinistra, a lottare per quello che sta a cuore alle classi medio-basse, “mollando le menate e mettendosi a lottare” (cit. il sommo Finardi) occorrerà ristudiare i fondamentali e partire da lì.

Occorrerà cultura popolare, visione politica e storica, e andare oltre i facili slogan.

Non si dovrà inseguire le destre o mischiarsi a loro – come gli sciagurati dell’epoca dei vaccini – ma inceppare con tutti i mezzi i loro ingranaggi populisti e padronali da fascismo di stato, e mostrare che ci sono altre possibilità, che può esistere una nuova classe politica che tuteli i lavoratori, senza leccare il culo ai padroni e senza far finta a parole di contrastarli, in realtà placando il popolo col corporativismo e il facile populismo.

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