di Guido Salerno Aletta
La crisi energetica che colpisce l'Europa deriva da più fattori: dalle sanzioni comminate alla Russia per aver invaso l'Ucraina, con la conseguente ricerca affannosa di approvvigionamenti alternativi di gas; dalla indisponibilità dei gasdotti North Stream; dalla recentissima decisione di introdurre un price cap sul petrolio che la Russia esporta via mare. Gli oleodotti sono chiusi, fatta eccezione per le forniture all'Ungheria.
In giro per il mondo, altri Paesi grandi importatori di fonti energetiche fossili, come la Cina e l'India, non si sono uniti alla decisione di sanzionare la Russia e stanno approfittando di questa situazione per comprare gas e petrolio a sconto.
Gli Usa, che sono ormai autosufficienti dal punto di vista energetico, hanno a loro volta immesso sul mercato aliquote importanti delle scorte petrolifere strategiche per ridurre il prezzo dei carburanti automobilistici.
In Occidente si sta facendo di tutto per ridurre i prezzi al consumo della elettricità, del gas e dei carburanti: occorre ridurre l'inflazione che falcidia i redditi delle famiglie e che aumenta a dismisura i costi di produzione delle imprese. Le Banche Centrali aumentano continuamente i tassi di sconto per raffreddare il ciclo economico: indebitarsi ora, e soprattutto essersi indebitati in passato a tassi variabili costa sempre di più.
Le prospettive di crescita economica in Europa e negli Usa volgono dunque al ribasso. I Paesi esportatori netti come la Cina non possono che risentire di questa congiuntura e dunque devono rivedere al ribasso le previsioni circo l'andamento del pil.
La prospettiva di un raffreddamento della crescita mondiale, e corrispondentemente della domanda di energia, ha già influito al ribasso sui prezzi del petrolio.
L'OPEC+, il cartello dei Paesi produttori di petrolio e di gas, ha reagito in modo drastico, decidendo di ridurre di 2 milioni di barili giornalieri la produzione di petrolio.
Non solo si contrasta l'andamento al ribasso del prezzo del barile di petrolio che già si rileva sul mercato per via della contrazione della attività economica, ma si anticipa la decisione - che è stata già annunciata dalla Russia – di non vendere più petrolio ai Paesi che adotteranno il price cap che è stato adottato dal G7 ed ora recepito dalla Ue.
I prezzi dell'energia non scenderanno, nonostante la riduzione della domanda mondiale e la probabile recessione.
La decisione del G7 e del COP 26 di abbandonare le fonti energetiche fossili con l'orizzonte al 2050, per evitare il continuo riscaldamento ambientale, condanna alla povertà i Paesi che le producono.
La loro reazione è ovvia.
Fonte
Nessun commento:
Posta un commento