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18/10/2022

Malati cronici? “Che muoiano il prima possibile…”

Cosa fa un governo di destra vera, di quelli che “non disturbano le imprese” e massacrano i più deboli? Taglia ogni spesa che possa anche minimamente servire l’interesse collettivo, anche se – o specie se – questo si tradurrà in una strage di “morti anticipate” (secondo l’espressione mengeliana di un dirigente della sanità lombarda, nella prima ondata del Covid).

Solo un governo lurido e truffatore, in più, riesce a prendere una decisione del genere mentre sta facendo gli scatoloni per uscire da Palazzo Chigi e lasciare il posto a chi ha ampiamente assicurato che andrà in “continuità” con la stessa “agenda”.

Senza dire niente a nessuno, nottetempo, con un tratto di pena che taglia le cure ai “malati cronici non autosufficienti”. Ossia ai più deboli tra gli ultimi, decretandone un’aspettativa di vita assai più limitata.

In gergo penale si chiamerebbe “omicidio multiplo”, con l’aggravante di essere perpetrato su larghissima scala (siamo mediamente una popolazione piuttosto anziana...). E le armi del potere sono in genere più letali di quelle da fuoco, anche se vengono usate con i guanti bianchi e non lasciano traccia di cordite alla prova del guanto di paraffina.

Maria Grazia Breda, della Fondazione Promozione Sociale, ha scoperchiato la fogna con un’intervista al Fatto Quotidiano. “Non ci aspettavamo questo colpo di mano all’ultimo consiglio dei ministri... far passare sotto la porta un provvedimento di tal portata!“

“Questa legge non dà nessuna risposta al 96% dei malati non autosufficienti e non la dà nemmeno agli altri, il 4% di anziani malati che risponde ai parametri Isee necessari per avere assistenza, perché il testo fa continuo riferimento alla disponibilità e ai limiti delle risorse economiche che non bastano.

Non c’è nessuna presa in carico del malato cronico non autosufficiente da parte del Servizio sanitario e salvo per le prestazioni sanitarie e socio-sanitarie già previste e la stragrande maggioranza delle famiglie che li cura a casa resta allo sbando: devono aggiustarsi da sole, improvvisarsi infermieri e oss...”
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Il tutto è compreso nel cosiddetto del “Ddl Anziani”, approvato nel corso dell’ultima seduta del governo Draghi. Volendo, si può cogliere anche una macabra ironia del titolare un decreto stragista come se fosse un “aiuto”...

“C’è tanta propaganda nel presentare il provvedimento – spiega Maria Grazia Breda – ma la sostanza è una tragedia per le famiglie: diritti non ce ne sono, le famiglie continueranno ad essere in balia di se stesse. Novità non ce ne sono, a parte il rischio che venga intaccato l’assegno di accompagnamento.

Invece c’è un taglio discriminatorio, perché adesso tutti i cittadini hanno pari diritti sanitari, mentre nel Ddl si ipotizza l’istituzione a parte di un Servizio di assistenza solo per gli anziani malati cronici. Quindi una sorta di ghettizzazione per chi non viene considerato più produttivo, con la creazione di un serbatoio dove si scaricano le persone ritenute inutili, per le quali le risorse saranno sempre meno”
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La motivazione ufficiale è come sempre la necessità di ridurre la spesa pubblica, destinando ai malati cronici quel che avanza del bilancio pubblico. Ma solo se avanza...

Per una classe dirigente che si sciacqua ogni giorno la bocca con i “diritti umani”, con “l’Europa che è un giardino mentre fuori c’è la jungla”, sembra così scomparire il primo diritto umano: quello alla vita. Una prova concreta si era avuta già con le prime fasi della pandemia, poi confermate ancora oggi: la vita di centinaia di migliaia di persone vale molto meno di una virgola di Pil e di profitto per le imprese.

“È un disegno che è partito da analisi e documenti del consiglio Superiore di sanità. L’obiettivo è scaricare dalla sanità tutti coloro che non guariscono e che creano la necessità di cure di lunga durata e quindi investimenti – ricostruisce Breda –. Hanno iniziato negli anni 2000 a ledere il diritto di cure senza limiti temporali che è invece previsto dalla legge 833 del 1978, con la previsione di termini oltre i quali il malato cronico deve pagare il 50% delle cure.

Siccome non è bastato, le Regioni hanno iniziato a inventare delle commissioni per valutare non tanto la tua malattia e la tua necessità di cure, quanto l’entità del patrimonio che ti permetterebbe di curarti da solo, per negarti il contributo della sanità. Così si sono impoverite e continueranno a impoverirsi le famiglie e le generazioni future”
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In particolare il ceto medio, o medio basso come lo definisce Breda, i cui risparmi fanno gola alle compagnie di assicurazione che non a caso sono tra i sostenitori del provvedimento.

“Lo scopo è dimenticarsi di questo ambito: sarà l’ambito in cui se ci sono soldi bene, se non ci sono pazienza. Il socio-assistenziale, dove è collocato il disegno di legge delega per la non autosufficienza, non è come in sanità: si accede in base all’Isee e quando finiscono i soldi, finisce il diritto. Sempre meno sanità pubblica per spingere i cittadini a comperare polizze assicurative.

Ma, come è riportato nella nostra tessera sanitaria, la legge 833/1978 è già la nostra assicurazione, pagata con il versamento delle tasse, per avere le prestazioni a cui abbiamo diritto anche quando siamo inguaribili, ma sempre curabili”
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Anche la presidentessa di Diana Onlus, Donatella Oliosi non risparmia le critiche: “Il diritto alla salute non può essere vincolato alla programmazione di bilancio, deve essere il contrario”.

Non è un caso, quindi, che nel provvedimento “la persona malata non autosufficiente non venga presentata per quello che è, cioè un malato cronico: vengono usati vari modi per indicare il destinatario del provvedimento, ma non viene mai usata la parola malato ed è fatto con malizia, perché riconoscere che si tratta di malati vorrebbe dire che la garanzia delle cure di queste persone sono i livelli essenziali di assistenza. Cure che non vengono erogate a lungo termine, ma erogate solo in base alle risorse”.

“Lo scopo è quello di normalizzare un comportamento che viola la normativa: mentre adesso è possibile ricorrere in giudizio per vedere tutelati i diritti del malato non autosufficiente, con questa normativa non lo sarà più. E sia i disabili che i malati non autosufficiente saranno fuori”.

Le associazioni e famiglie dei malati sono pronte a dar battaglia, ma è completamente assente qualsiasi sponda politica in Parlamento. Ricordiamo infatti che tutti i partiti hanno appoggiato il governo Draghi (i Cinque Stelle ne sono usciti a pochi mesi dalle elezioni, e i fascisti di FdI hanno già garantito – come dicevamo – la “continuità” in materia di rispetto dei vincoli di bilancio europei).

Come ricorda giustamente Il Fatto, “che in pentola non bollisse molto di buono era chiaro fin dalle premesse. Non solo per le previsioni delle missioni 5 e 6 del PNRR in tema ‘confusione’ tra livelli essenziali di assistenza e livelli essenziali di prestazioni sociali, ma anche nel fatto che all’interno della Commissione interministeriale per le politiche in favore della popolazione anziana costituita dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri a inizio anno al fine di assicurare un supporto tecnico scientifico al capo del governo, non erano stati previsti interventi dei rappresentanti di famiglie e malati.

C’era però un comitato tecnico-scientifico che ha incluso anche un rappresentante della lobby dei banchieri (Abi) e degli assicuratori (Ania).”


Non si tratta però di un “progetto di sterminio” partorito negli ultimi mesi. Come alcuni dei nostri lettori forse ricorderanno, l’ordine “dovete morire prima” era stato dato parecchi anni fa. Ora lo stanno facendo con gelida “efficienza” tecnocratica, con “cuore da banchiere”...

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