Presentazione


Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.
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13/07/2025

Do you remenber Bibbiano? E dunque?

È arrivata la sentenza di primo grado del processo “Angeli e Demoni”, che riguardava presunti illeciti compiuti a danno di bambini da assistenti sociali, psicoterapeuti e amministratori locali di un paesino dell’Emilia Romagna. Caso mediatico e politico, oltre che giudiziario, che infiammò il dibattito qualche anno fa.

“Parlateci di Bibbiano”: come non ricordare questa frase, divenuta slogan, che veniva ripetuta come un mantra per stigmatizzare la bruttissima vicenda – per come si stava delineando – di Bibbiano, paesino in provincia di Reggio Emilia catapultato, tra il 2018 ed il 2019, alla ribalta del dibattito pubblico, mediatico e politico.

Un’inchiesta, partita da una serie di segnalazioni da parte dei servizi sociali, mise alla luce una serie di presunti illeciti commessi da parte di assistenti sociali e psicoterapeuti, con l’avallo di amministratori locali, a danno di famiglie a cui sarebbero stati sottratti i figli, perché vittime di altrettanto presunti abusi, per poi essere affidati ad altri nuclei familiari, in alcuni casi vicini e contigui (amici o parenti) a chi decideva sugli allontanamenti.

Le accuse di abuso sessuale nascevano, in alcuni casi, da dichiarazioni degli stessi bambini “fuorviati” dagli assistenti sociali e dagli psicoterapeuti coinvolti che avrebbero manipolato i minori inducendo in loro tali drammatiche convinzioni.

Terribile. Tutto terribile, se vero. Ma andava, appunto, verificato: dall’inchiesta e da tre gradi di processo, come si usa fare all’interno del sistema giudiziario italiano. Invece, come spesso – anzi quasi sempre – avviene, la vicenda divenne strumento di propaganda politica in maniera abnorme: gli amministratori locali di Bibbiano erano del PD, al governo c’erano il Movimento 5 Stelle e la Lega (ma sarebbe durato poco), Fratelli d’Italia era all’opposizione del governo giallo verde ma anche pronta a scagliarsi contro i Dem o chiunque altro per ottenere consensi. In più, all’orizzonte di breve termine c’erano le elezioni regionali in Emilia Romagna, con la leghista Bergonzoni (poi sconfitta) che provava a scalzare dal governo della regione Stefano Bonaccini ed il PD.

E dunque, in breve il partito guidato allora da Nicola Zingaretti divenne, nel discorso dei suoi oppositori, il partito dei sottrattori di bambini. Lo disse chiaramente Luigi Di Maio, allora alla guida del M5S: «Io col partito di Bibbiano non voglio averci nulla a che fare. Col partito che in Emilia toglieva i bambini alle famiglie con l’elettroshock per venderseli non voglio avere nulla a che fare». Fu dunque per lui uno sforzo terribile accordarsi, qualche mese dopo, proprio col PD per dare vita al governo ‘giallorosso’, nato in seguito al maldestro tentativo di Matteo Salvini di fare il colpaccio e diventare premier e terminato con la Lega all’opposizione insieme a Forza Italia e a Giorgia Meloni.

Anche lui, Matteo Salvini, partecipò all’attacco a testa bassa contro ‘il partito di Bibbiano’, addirittura portando una bambina ‘sottratta alla famiglia’ sul palco di un comizio elettorale: peccato che la minorenne in questione fosse lombarda, e nulla c’entrasse con Bibbiano. Ovviamente anche Fratelli d’Italia provò ad ottenere il massimo – elettoralmente parlando – dalla vicenda, spingendo forte sul ‘Parlateci di Bibbiano’ per mesi.

La vicenda – come spesso accade in casi del genere – perse con il tempo forza, sostituita da altre storie e questioni. Arrivò la pandemia, poi il governo Draghi (con Lega e M5S serenamente in maggioranza assieme al PD), la guerra, poi le elezioni, il governo di destra della Meloni, e chissà se un poco di quel successo elettorale nacque anche dalla potente operazione mediatica costruita sui presunti fatti di Bibbiano.

L’opinione pubblica, con il tempo, si scordò di quella storia: a differenza, immaginiamo, di chi era imputato nel processo. Ah, il processo: come dicevamo, è arrivata la sentenza di primo grado, che ha assolto undici imputati su quattordici, condannandone solo tre per reati che nulla c’entravano con i capi d’imputazione principale, relativi al presunto sistema di affidamenti illeciti.

Ovviamente il PD è immediatamente partito alla carica, chiedendo le scuse formali in particolare ai tre leader dell’epoca che tanto insistettero su quella storia: Giorgia Meloni, Matteo Salvini e Luigi Di Maio. Scuse che ovviamente non arriveranno mai. Anzi, da Fratelli d’Italia è arrivata una specie di supercazzola che più o meno suona così: “La sentenza non cancella un sistema indegno. Continueremo a chiedere conto alla sinistra”. Di cosa, non si capisce bene: a meno che la sentenza di secondo grado ribalti questa, al momento pare che a Bibbiano – rispetto a vicende di affidamenti illeciti e presunte manipolazioni di minori – non sia accaduto praticamente nulla.

Ma qualcosa va detto, come qualcosa doveva dire il PD: rappresentazione utile a quei pochi che, in questo paese, ancora si aspettano che la politica renda contro di quel che dicono, ed in caso di palesi e madornali errori, li riconoscano e si scusino.

Ma non funziona così, è chiaro. E non solo per la politica. Vale quel che si dice nel momento in cui lo si dice, già due giorni dopo non conta più. Altrimenti – tanto per fare un esempio – qualcuno avrebbe chiesto con forza conto al nostro ministro degli Esteri delle avventate dichiarazioni sull’attacco di Israele all’Iran: “Non ci sono segnali di un attacco imminente”, aveva detto neanche 24 ore prima che le bombe israeliane iniziassero ad esplodere. Il fatto che un Ministro degli Esteri faccia una simile figura, e confermi una così smaccata distanza dalla realtà di quel che succede nelle materie di sua competenza, sarebbe grave, in un luogo ed in un tempo normale. Ma non oggi, non in Italia.

Fonte

27/07/2019

Le domande che vengono da Bibbiano a cui bisogna rispondere


Quella di Bibbiano, provincia di Reggio Emilia, è una storia che fa orrore. Bambini strappati illegalmente ai genitori dalle istituzioni ed affidati ad altri, pare anche con qualche giro di soldi. Tutto questo dovrà essere appurato dalla magistratura, che dovrà anche chiarire le dimensioni del coinvolgimento nella vicenda del sindaco PD del luogo.

Ma in ogni caso anche se solo una piccola parte delle accuse fosse dimostrata, essa meriterebbe un confronto sulle due domande di fondo che è doveroso porsi: come è potuto succedere e che fare perché non avvenga più?

La destra in tutte le sue versioni, da quella legalitaria Di Maio a quella reazionaria di Salvini e Meloni, ovviamente ci si è buttata a pesce, trattandosi di un comune emiliano da sempre governato dalla sinistra. Come è sua naturale funzione, la destra ha prodotto ottusità nelle sue file, ma anche in quelle di chi afferma di contrastarla. In fondo è bastato rispolverare l’antica propaganda sui comunisti che mangiano i bambini, per affermare una responsabilità storica di tutta la sinistra su Bibbiano.

D’altra parte il PD, che non è un partito di sinistra ma una forza liberale moderata immeritatamente erede della sinistra emiliana, ha risposto solo lamentando le strumentalizzazioni, come se il fatto in sé non meritasse invece la giusta importanza.

Così la destra e la finta “sinistra” ancora una volta possono sottrarsi entrambe alla domanda che invece va posta: cosa succede ai figli delle famiglie e soprattutto delle donne povere quando entrano nella dimensione del disagio sociale e della sofferenza relazionale estrema?

Che la destra leghista e fascista risponda a questo con la reazione ipocrita ed il grido “viva la famiglia” ci sta, è nella sua natura. Il disegno di legge Pillon sulla famiglia esprime in norme questa natura. Lo fa colpendo la donna separata con figli, imponendo la gestione di essi assieme al maschio, anche se padrone e violento. E a questo scopo prevede persino la sottrazione coatta dei figli al genitore e l’affidamento di essi ad una “struttura specializzata”, con lo scopo del “pieno recupero della bigenitorialità del minore”. Testuale.

Insomma, se il bambino vuol stare solo con mamma o solo con papà, lo Stato lo ruba al genitore egoista e lo “rieduca” fino a che non vorrà stare con tutti e due. Qui gli orrori di Bibbiano diventerebbero legge.

Ma per contrastare questa mostruosità della destra non si può semplicemente circoscrivere Bibbiano ad una eccezione strumentalizzata, bisogna rispondere alla domanda di fondo: cosa è successo in una regione in cui il movimento operaio ha praticamente inventato e costruito lo stato sociale? Cosa è passato da quando a Reggio Emilia venivano esperti di tutto il mondo per studiare servizi sociali tra i più avanzati, cosa è passato da allora a Bibbiano?

Tolti tutti gli aspetti sui quali indaga ora la magistratura, tre sono le caratteristiche di fondo che emergono da quella vicenda.

La prima è la privatizzazione dei servizi, le strutture specializzate alle quali si affida anche il disegno di legge Pillon sono in realtà appalti. Qui c’è una questione centrale: il sistema pubblico deve essere pubblico, non affidato a privati. Occorre una gigantesca reinternalizzazione dei servizi sui quali si gioca la vita delle persone. Come è possibile che lo psicologo cui si è affidato il comune di Bibbiano sia della onlus Hansel e Gretel, invece che un dipendente pubblico? È questo che deve cambiare, deve tornare il pubblico, prima di tutto là dove sono in gioco le vite delle persone, a partire dai bambini.

Questo non basta però se il pubblico non torna in campo consapevole di questione e disagio sociali. Chi sono i poveri e in particolare le famiglie disagiate di donne povere? Come si lotta contro la povertà ed i suoi impatti sulla famiglia? Come si sostiene la parte più debole?

Assieme alla privatizzazione dei servizi sociali si è diffusa la loro spersonalizzazione, la loro trasformazione in macchine a punti dove anche gli operatori devono rispondere a protocolli e prescrizioni sempre più impersonali, se non disumane. Riumanizzare e ripersonalizzare i servizi sociali, ecco il vero antidoto ai bambini rubati nel nome della legge.

Ed infine il sistema dei servizi sociali, pubblico e consapevole, deve tornare ad essere sottoposto al controllo democratico della cittadinanza, alla partecipazione popolare. Non so se sia vero quanto ha urlato Salvini, che a Bibbiano si sapeva e si taceva. Ma so che si deve sapere e poter intervenire su come vanno i nostri servizi pubblici.

Se il PD fosse diverso da com’è, considererebbe quanto avvenuto a Bibbiano un campanello d’allarme, che segnala che si è presa una via sbagliata e che bisogna tornare al pubblico, alla eguaglianza e alla solidarietà sociali, al controllo popolare. Ma il PD è un partito neoliberale sottomesso alla grande privatizzazione imposta dal mercato, per questo balbetta di fronte ad una destra leghista che usa quanto avvenuto nel comune emiliano per imporre la sua concezione patriarcale della famiglia e affaristica della società.

Solo la ricostruzione del sistema sociale pubblico, prodotto da un secolo di lotte in Emilia ed oggi in via di smantellamento, lì come in tutto il paese, solo la riconquista dell’eguaglianza e della solidarietà possono fermare la barbarie che dilaga. E tutto questo si può fare solo in alternativa ai punti di vista e alla politica oggi dominanti, in tutte le loro versioni.

Nella foto: il monello, bambino che ama Charlot che lo ha allevato nella povertà, e che lo Stato vuol portar via.

Fonte