Presentazione


Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.
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11/02/2018

Il fascismo militare di “Generazione Identitaria”, invisibile solo a Minniti

Il ministro Minniti sembra decisamente strabico, o comunque affetto da gravi problemi di visione. Non passa giorno che non spieghi i pericoli di violenza provenienti dall’”estrema sinistra ultra-radicale”, citando figure fantasmatiche (anarchici e black bloc sono le “parole evocative” spesso usate per sollevare “allarme”, e spende cifre folli per infiltrare le organizzazioni), ma risulta totalmente cieco davanti ai movimenti fascisti che si stanno dando un’organizzazione militare. Con tanto di addestramento al combattimento e “dichiarazioni di guerra” fatte coram populo.

Eppure non fanno quasi nulla per nascondersi – anche se i mitici “servizi” italiani potrebbero farsi venire la curiosità di conoscere quali siano gli “indirizzi riservati” in cui si concentrano gli appartenenti a questa falange fascista in formazione – dunque non dovrebbe essere difficile intervenire per sciogliere questa ennesima versione del fascismo militare.

In fondo sono gli stessi coglionazzi che questa estate giravano per il Mediterraneo con una nave – la C Star – con l’auto attribuito compito di bloccare i salvataggi in mare (obiettivo raggiunto con assai maggior efficacia dalla cosiddetta “marina di Tripoli” armata e addestrata dal democraticissimo Stato italiano), salvo farsi beccare con immigrati a bordo che avevano pagato un prezzo folle per il biglietto e venivano usati come “equipaggio”.

A diffondere notizie su questa microuniverso è un giornale della galassia Pd come L’Espresso, non un oscuro foglietto della sinistra antagonista... Insomma, un settimanale che sta sicuramente nella mazzetta dei giornali poggiata ogni mattina sulla sua scrivania...

Ma Minniti vede “i pericoli all’orizzonte”, mica quelli che crescono tra i suoi piedi. Men che meno quelli che fermentano negli organi repressivi che pure dovrebbe dirigere...

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“Pugni e calci contro i profughi”: i fascisti di Generazione Identitaria preparano lo scontro

L’organizzazione di estrema destra che aveva avviato la caccia alle Ong nel Mediterraneo organizza in una palestra romana sessioni di addestramento. «Per combattere la feccia puntiamo alla preparazione fisica»

Andrea Palladino

Pugni, calci, testate. Arti marziali, ore passate in palestra, con il simbolo degli spartani appeso sulle pareti. Addestramento, perché prima o poi ci sarà “lo scontro, anche fisico”. Il nemico? “I branchi di profughi, quella che qualcuno chiama feccia e di fatto alcuni di loro sono questo”. Si chiama Generazione Identitaria, organizzazione nata in Francia cinque anni fa, con l’occupazione del cantiere di una moschea a Poitiers. Presente in Germania, Austria, Regno Unito. E Italia, dove conta qualche centinaia di militanti, 48 mila followers su Facebook, sezioni a Milano, Roma, Torino, Bergamo, Modena e Brescia.

Ad usare la parola “feccia”, a dipingere le città come invase da “branchi di migranti” e richiamare lo scontro anche fisico è Francesco Piane, responsabile della sezione romana di Generazione Identitaria. Lo ha fatto lo scorso settembre durante una conferenza dell’organizzazione – in un albergo a pochi passi da Montecitorio, l’Hotel delle Nazioni – utilizzata come palco per il racconto della crociera estiva sulla C Star, la nave utilizzata tra luglio e agosto in una caccia surreale alle Ong impegnate nei salvataggi in mare dei rifugiati in fuga dalla Libia. Il video – pubblicato sul loro profilo Facebook – si apre con l’intervento di Piane, che annuncia l’apertura delle attività a Roma. L’indirizzo della sede? E’ “riservato”, spiega Piane, solo chi fa parte dell’organizzazione lo può conoscere. Il gruppo romano basa gran parte della comunicazione sui social sulla preparazione fisica, nell’attesa di quel combattimento futuro. Tantissime le foto postate con i militanti impegnati in addestramenti, con guantoni indossati, tra calci e pugni.

Il programma di Generazione Identitaria è radicale sul tema della migrazione: “Una società multiculturale alla lunga è completamente impossibile da attuare. L’integrazione non esiste, vorrebbe dire rinunciare all’identità”, ha spiegato il presidente italiano dell’organizzazione Lorenzo Fiato nella trasmissione “M” di Michele Santoro lo scorso 25 gennaio. Nel loro manifesto – che chiamano “dichiarazione di guerra” – l’immigrazione viene definita “meticciato imposto”. “Abbiamo smesso di credere che Kader potesse essere nostro fratello, il pianeta il nostro villaggio e l’umanità la nostra famiglia”, spiegano nel video-manifesto. Per poi proseguire: “La nostra sola eredità è la nostra terra, il nostro sangue, la nostra identità”. Il programma sul tema dell’immigrazione è più radicale di Forza Nuova e Casapound. Prevede “l’abolizione di qualsiasi tipo di ricongiungimento familiare” e la creazione di un “alto commissariato per la remigrazione”, ovvero l’espulsione di tutti i migranti dal nostro paese.



Fin dalla nascita il movimento – che si presenta come costola giovanile del partito di estrema destra francese “Bloc identitaire”, legato a doppio filo con la Lega, soprattutto attraverso stretti legami con Mario Borghezio – ha sposato appieno le tesi di Renaud Camus, scrittore francese autore della tesi sulla “grande sostituzione”, la teoria della migrazione come complotto per la mutazione della popolazione europea sostenuta in Italia da Matteo Salvini. Camus è stato condannato, nell’aprile del 2014, a 4 mila euro di multa per “istigazione alla violenza e all’odio”. Secondo un documento del “Service de l’information générale (Sdig)”, organo di sicurezza francese, citato dal quotidiano francese Libération, almeno venti membri del movimento erano segnalati già prima del 2012 con la “Fiche S” (lettera che sta per “sicurezza dello Stato”) e ritenuti attivisti di estrema destra con diversi precedenti di violenza.

Lo scorso anno cinque militanti francesi di Generazione Identitaria sono stati condannati ad un anno di reclusione per l’invasione del cantiere della Moschea di Poitiers, prima azione pubblica della sigla di estrema destra. L’associazione a sua volta è stata condannata al pagamento di quasi 40 mila euro tra multa e risarcimento dei danni. Quindici giorni prima una loro manifestazione europea – che aveva visto la partecipazione anche dei militanti italiani – era stata vietata dalle autorità di Parigi.

Fonte

06/10/2017

Estrema destra. Nave anti-Ong e migranti, l’equipaggio è alla fame

Ogni tanto è giusto divertirsi un po’, stemperando con un pizzico d'ironia le asprezze del dovere d'informare.

Vi ricordate della famosa nave di “Defend Europe” che doveva arrestare il traffico dei migranti andando a rompere le scatole alle navi delle Ong impegnate nei soccorsi?

Sì, quella con a bordo una ventina di cingalesi che avevano pagato una fortuna per arrivare in Italia e iscritti a ruolo come “membri dell’equipaggio” (e ovviamente costretti a lavorare)...

Sì, quella il cui comandante – per questo motivo – era stato arrestato a Cipro per sospetto traffico di esseri umani...

Sì, quella per cui un ex ufficiale della Marina italiana reclutato dall’organizzazione neofascista – tal Gian Marco Concas – minacciava apertamente i giornalisti che si stavano occupando del caso...

Insomma – sì – quella che doveva “difendere i valori dell’Europa bianca e cristiana dall’invasione degli africani” musulmani, animisti e molto spesso cristiani.

Beh, già sapevate che stava andando alla deriva per guasti tecnici e che comunque aveva sdegnosamente rifiutato di essere soccorsa dalle navi delle Ong...

Alla fine se n’erano perse le tracce e in molti avevamo pensato che avessero risolto i loro problemi e quindi mollato il “pattugliamento” in mare, visto che tanto ci pensa lo Stato italiano e l’Unione Europea a pagare gli scafisti-miliziani-jihadisti perché non facciano più partire i barconi, almeno per un po’.

Ora la C-Star torna alla ribalta grazie proprio a uno dei giornalisti minacciati. La nave è rimasta alla deriva e alla fine è stata soccorsa dalla Croce Rossa... catalana!

Certo che ‘sti nazisti del mare sono nati sotto il segno della sfiga, peggio di Fantozzi!

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Estrema destra. Nave anti-Ong e migranti, l’equipaggio è alla fame

Andrea Palladino – L’Avvenire

La C Star, abbandonata a se stessa, è stata soccorsa dalla Croce rossa catalana

È finito sulle coste catalane il lungo viaggio nel Mediterraneo della C Star, la nave con bandiera mongola affittata per due mesi dall’organizzazione di estrema destra Generazione identitaria. A Barcellona lo scafo è apparso – «dal giorno alla notte», raccontano dalla Croce rossa catalana – alla fine della settimana scorsa, con l’equipaggio, composto da 8 marinai dello Sri Lanka ormai sfiniti, senza cibo, senza acqua, senza vestiti adeguati. E senza stipendio. La notizia è stata diffusa lunedì scorso dall’organizzazione umanitaria spagnola che ha soccorso il personale a bordo portando riso, pasta, zucchero, acqua. Dell’armatore, spiegano da Barcellona, non c’è traccia, nessuno ha pagato al momento i costi di approdo e il rifornimento del carburante. La nave di fatto è senza governo.

Il 27 agosto scorso i membri di Generazione identitaria – saliti sulla C Star lo scorso luglio da Cipro nord – hanno lasciato la nave, annunciando che la missione di caccia alle Ong, impegnate nel salvataggio dei migranti nella Sar zone libica, era finita. Lorenzo Fiato, presidente della sezione italiana dell’organizzazione, da giorni sta tenendo diversi incontri di promozione della campagna Defend Europe. A Roma hanno affittato una sala all’Hotel delle Nazioni, a pochi passi da Montecitorio, per raccontare ad una cinquantina di militanti il viaggio sulla C Star.

Per finanziare il tutto – ha spiegato Fiato – hanno raccolto quasi 300 mila dollari in donazioni, che ora verranno utilizzati per proseguire la campagna anti migranti e anti Ong. In terra e, ancora una volta, in mare. Dettagli riservatissimi, ovviamente, come riservato è l’indirizzo della sede romana appena aperta.

Nel frattempo la C Star vagava nelle acque del Mediterraneo. A metà settembre aveva cercato di sbarcare nel porto di Palamos, a sud della Catalogna, ma il governo locale aveva vietato l’approdo. Subito dopo le autorità portuali spagnole hanno contattato la Croce rossa, spiegando che la situazione a bordo era drammatica.

Già venerdì scorso la C Star si era posizionata a cinque miglia dal porto di Barcellona, chiedendo di poter entrare: «Non sappiamo come sia arrivata qui, era a 45 miglia, senza carburante e, all’improvviso, l’abbiamo vista davanti Barcellona», raccontano gli ufficiali della Croce rossa saliti a bordo.

L’armatore è la società di Cardiff Maritime Global Service Limited, diretta dallo svedese Sven Tomas Egerstrom. Il 26 giugno scorso Generazione identitaria aveva annunciato di aver affittato la C Star. La nave i primi di luglio è partita dal porto di Gibuti e, dopo un blocco da parte delle autorità egiziane, è arrivata nel Mediterraneo. I primi problemi seri sono arrivati con lo sbarco a Famagusta, porto della zona nord di Cipro, sotto controllo turco.

L’armatore e il capitano – il militante austriaco Alexander Shleyer – vengono arrestati con l’accusa di immigrazione clandestina. Alcuni marinai cingalesi avevano dichiarato di aver pagato per il viaggio dal Corno d’Africa, con la promessa di essere poi sbarcati in zona Shengen. Dopo due giorni i due vengono rilasciati e la nave fatta allontanare.

Generazione identitaria spiegherà in un comunicato che in realtà i cingalesi avevano pagato l’armatore per poter svolgere uno stage a bordo. A fine luglio la C Star entra nella ‘Sar zone’ e inizia gli inseguimenti delle navi Ong. Ora è in attesa del permesso per attraccare a Barcellona: «Il problema è che al momento nessuno si sta facendo carico dei costi – spiegano dalla Croce rossa catalana – e per ora la nave è ferma, sotto la vigilanza delle equipe di salvataggio. Gli otto marinai cingalesi si trovano in una situazione psicologica complicata: vogliono solo tornare a casa, ci hanno raccontato».

Fonte

10/09/2017

Fascisti “identitari”. Un reticolo di mazzieri razzisti al servizio della Ue

La vicenda dei neonazisti “identitari” che avevano messo in mare una nave per dare addosso a quelle delle Ong (vedi qui, qui e qui) non è affatto conclusa, nonostante la penosa figura fatta a Cipro (avevano imbarcato da qualche parte dei migranti disposti a pagare un prezzo carissimo per essere portati in Italia, qualificati come “equipaggio”).

L’ottimo Andrea Palladino (in passato collaboratore de il manifesto, poi con Il Fatto e altre testate) prosegue la sua inchiesta con un nuovo dossier apparso su Famiglia Cristiana. A quanto pare sono rimasti soltanto i giornali cattolici di stretta osservanza ad ospitare articoli che difendono i migranti, criticano (almeno implicitamente) le politiche europee-minnitiane in materia e svelano un reticolo neonazista continentale che si è messo esplicitamente al servizio di queste politiche.

Un’osservazione va fatta subito. Questo reticolo non è un “pericolo politico”, anche se può essere usato in termini militare contro chiunque si opponga a governo e Ue. Non lo è intanto per “costituzione”, visto che è nato dall’incontro tra gruppetti neofascisti e società che reclutano mercenari (se vi piace di più il termine inglese, contractors). Insomma, non una progettualità politica con ambizioni egemoniche (al di là delle dichiarazioni battagliere), ma una normalissima offerta di manodopera senza scrupoli per interessi capitalistici poco presentabili. Nulla di nuovo, si dirà, il fascismo – specie italiano – si è comportato sempre in questo modo nel rapporto con il capitale.

Ma non è un “pericolo politico” anche per un’altra ragione. L’ideologia fascista e i suoi corollari “identitari” sono figli di un’epoca ormai finita, perlomeno in Europa. L’epoca della “modernizzazione reazionaria” sia della struttura economica che delle istituzioni statali, tipica degli imperialismi nazionali.

Nell’armamentario fascista c’era ovviamente il manganello (la distruzione del movimento operaio, la repressione di tutte le organizzazioni politiche, ecc.), ma c’era soprattutto molto intervento statale in economia, sviluppo di industrie che la borghesia nazionale non era in grado di promuovere privatisticamente (la storia dell’Iri in Italia, per esempio), riorganizzazione radicale del settore agricolo (riforma agraria, bonifiche, ecc.), strutturazione di un sistema dell’istruzione funzionale al sistema produttivo in via di espansione e ammodernamento, disperato accaparramento di colonie in un panorama in cui “il meglio” era già stato conquistato dai concorrenti, ecc.

Diciamo, insomma, che il fascismo storico aveva la sua ragion d’essere in una “crescita forzata” della potenza di una nazione in concorrenza con quelle limitrofe.

Palesemente siamo in una fase storica praticamente opposta. Le funzioni statuali più importanti – politica economica e di bilancio, politica estera, gestione della moneta, alleanze militari e strategie del controllo sociale – sono in fase terminale di trasferimento all’Unione Europea. Sul piano strettamente “nazionale italiano” c’è da gestire un declino di gran parte del sistema-paese, mentre alcune isole “fortunate” si modernizzano legandosi e subordinandosi alle filiere produttive altrui (tedesche, in primo luogo). Viviamo in una paese che sta smantellando il sistema dell’istruzione di massa – anche qui, salvaguardando alcune “eccellenze” – perché chiaramente inservibile in un mondo del lavoro fatto di precarietà assoluta, dove le “competenze” sono temporanee ed evanescenti. Viviamo in un contesto europeo ordoliberista che vieta interventi pubblici nell’economia reale (ma permette i salvataggi delle banche...). In una zona economica e commerciale che pretende una certa quota di immigrazione, da qualsiasi area del mondo, purché rispondente alle necessità del sistema produttivo.

Con un’orizzonte storico del genere, non c’è molto spazio per le “eroiche gesta”, la “seconda Roma”, i “destini manifesti”, la “gloria patria”, l'“antica grandezza”, ecc.

Dunque i neofascisti “identitari” non hanno alcuna possibilità di diventare “egemoni” in quest’area. Certo, ne vanno contrastati i tentativi di inserimento nel nostro blocco sociale di riferimento; ne vanno studiate le mosse e respinte le aggressioni; va sputtanata l’ideologia che disseminano come l’eroina che spacciavano negli anni ‘70 (l’”Operazione Blue Moon”). Ma non diventeranno regime. Sono uno strumento, anche militare, e in questo senso può essere anche molto pericoloso.

Ma non c’è alcun regime fascista di ritorno, all’orizzonte. Questa Unione Europea sa fare di meglio e di più, anche come strutturazione autoritaria e repressiva. Se li coccola e protegge, come ha sempre fatto lo Stato italiano. Li usa come spauracchio per far rientrare qualunque ipotesi alternativa – in posizione totalmente subordinata – nel solito schemino dell’“unità antifascista” guidata dal nemico.

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Identitari: la “soluzione” per l’immigrazione? La deportazione di massa

Loro la chiamano remigrazione. Prevede un progetto per “ripulire” l’Europa dagli stranieri: niente nuovi ingressi, niente ricongiungimenti familiari, costituzione di un ministero dell’identità nazionale e di un alto commissariato per la remigrazione. “Lo scrive anche Mein Kampf”, dice un dirigente di Bloc Identitaire registrato da una telecamera nascosta.

Deportazione. Parola tanto tetra, quanto netta. È il programma che anima la galassia “identitaria” sul tema migranti. Espulsioni di massa, viaggi di ritorno forzati verso quelle terre in guerra dove chi è partito rischia la vita. Battelli carichi di famiglie ormai radicate in Europa, con legami familiari, affettivi, di lavoro da recidere di netto. La chiamano “Remigrazione”, è un manifesto politico nato “obbedendo alla dichiarazione di guerra lanciata all’atto della nostra fondazione”, spiegano i testi di Generazione identitaria, l’organizzazione di estrema destra che ha diretto la missione anti Ong e anti rifugiati della C Star, la nave battente bandiera mongola ancora ferma davanti al porto di Malta. Un documento suddiviso in 23 punti (link: https://generazione-identitaria.com/remigrazione/), che racconta il volto duro del gruppo politico, fuori dagli schemi della propaganda e dei social, derivato direttamente dall’omonimo manifesto dei francesi di “Les identitaire”. Tesi da destra radicale, che fin dalla sua fondazione tesse alleanze con la Lega di Matteo Salvini.

Il ministero dell’identità

L’ultimo punto del manifesto richiama appartenenza locale, purezza, tradizione. Lo chiamano il “Ministero delle identità nazionali”, ha il compito di “proteggere, valorizzare, studiare” l’identità “sarda, piemontese, lombarda, veneta, siciliana, ecc.”. È la conclusione di una serie di provvedimenti che l’organizzazione propone come azione politica e di governo. Tutti finalizzati a espellere e deportare, di fatto, la maggior parte dei migranti dal nostro Paese. Vietata la preparazione tradizionale degli alimenti per islamici – la macellazione Halal – vietata la costruzione di minareti, riduzione drastica delle moschee, vietata la “propaganda a favore dell’immigrazione”, preferenza nel lavoro per gli italiani, nessun servizio sociale per chi non è cittadino italiano, blocco di tutti i processi di naturalizzazione. Razzismo? Piuttosto, scrivono gli identitari, va introdotto il reato di discriminazione a favore degli italiani. E, alla fine, la norma che di fatto porterebbe all’espulsione di gran parte dei migranti, “l’abolizione di qualsiasi tipo di ricongiungimento familiare”. Dunque, anche per le coppie miste, anche per le famiglie residenti da decenni in Europa. E di ius soli neanche a parlarne. Via tutti.

Chi si occuperà della deportazione – spiega “Generazione identitaria” ‒ sarà un “Alto commissariato per la remigrazione”, creato per attuare “nella maniera più pacifica e indolore possibile” il programma, con “un team formato e competente incaricato di gestire queste procedure in maniera onesta e corretta, nel rispetto dei diritti di tutti”. Estremismo minoritario?

Che cos’è l’identitarismo?

L’organizzazione Bloc Identitaire – nata nel 2003 e divenuta lo scorso anno semplicemente “Les identitaire” ‒ spiega così il concetto di identità sul documento “Pour mieux connaitre les identitaires” (Per meglio conoscere gli Identitari, link): “L’identità difesa dagli identitaristi è molteplice e si articola su più livelli: identità carnale (regionale), identità storica (francese) e identità di civilizzazione (europea)”. La base è dunque il forte radicamento regionale che, sostiene l’organizzazione, è un qualcosa che si eredita dalla nascita, non può essere acquisita. L’analisi della migrazione va in questo senso, partendo dall’assioma dell’impossibilità di integrazione per i migranti e riconducendo tutti i mali del millennio allo sradicamento, al multiculturalismo, alla convivenza tra più culture. Lo stesso simbolo dell’organizzazione, il Lambda greco degli scudi degli spartani, riprende ‒ romanzando e semplificando la storia ‒ la contrapposizione con Atene, “contaminata” culturalmente dai Persiani. La conseguenza della visione identitaria è immediata: “In poche parole, finiamola con ‘gli immigrati’ e ritorniamo a ‘gli stranieri’. L’identità è qualcosa che si eredita”. Dunque espulsione immediata per “clandestini e delinquenti” e deportazione in un tempo stabilito (“ad esempio 15 anni”) per tutti i migranti.

“Lo dice anche il Mein kampf”

Dietro le parole, già di per se radicali, dei testi pubblici del movimento identitario si nasconde una realtà molto più cruda e diretta. In un film documentario di Paul Moreira una camera nascosta ha raccolto il discorso di un quadro di Bloc Identitaire: “A Norimberga non è stato condannato solo l’ariano bianco, è stato condannato l’uomo europeo e i valori che rappresenta. (…) La grande battaglia oggi è contro il meticciato. Mi sembra enorme. In quale famiglia oggi non c’è un meticcio? Tutti abbiamo una cugina che è sposata con un tipo di una razza improbabile. Come ha scritto un altro pensatore: ‘L’animale si accoppia solo con un congenere della stessa specie’. È scritto in Mein Kampf”. Torna l’incubo nazista, l’antisemitismo che i fondatori di Bloc Identitaire oggi evitano di richiamare, ma che si ritrova nei testi delle loro canzoni. Nel 1998 il gruppo nazirock Fraction Hesagon – composto, tra gli altri, dai due fondatori del movimento identitario Fabrice Robert e Philippe Vardon – cantava: “Une balle pour les sionistes, une balle pour les cosmopolites, une balle pour les yankees, une balle pour les élus, et une balle pour la p… (polizia, ndr)”. Ovvero una pallottola per i sionisti, per i cosmopoliti, per gli yankees, per gli eletti e per la polizia.

Per ora si sono accontentati di una nave contro migranti e Ong.

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All’armi siam leghisti

Generazione identitaria può contare su rapporti personali e politici con esposnenti della Lega Nord da almeno un decennio. Primo fra tutti Mario Borghezio, che alle convention francesci degli identitari partecipa di sicuro dal 2009. Dicendo, ad esempio: “Dobbiamo bastonare, quando è necessario”

Generazione identitaria è una galassia opaca e in fermento. Ha però un punto fermo, un’alleanza storica mai rinnegata, anzi. Rapporti antichi – che risalgono almeno ad una decina di anni fa – con il mondo della Lega nord con la galassia identitaria francese. Alleanze strette tra esponenti di punta del leghismo, con in prima fila Mario Borghezio, e i fondatori di Bloc identitaire, Robert Fabrice e Philippe Vardon. Quest’ultimo leader indiscusso della formazione regionalista Nissa rebela, cuore della nouvelle droite francese, laboratorio dell’estremismo xenofobo. I legami e le alleanze politiche ‒ nate oltralpe – arrivano fino ad oggi, entrando a pieno titolo nella strategia di alleanze di Matteo Salvini.

La federazione identitaria e i Salvini boys

Il vice presidente della Lega Lorenzo Fontana in un’intervista del 25 febbraio 2015 a “La voce”, ripresa dal think tank legista “Il Talebano”, spiegava: “È evidente che con Salvini è in atto un’evoluzione: da partito solo territoriale ci proponiamo come riferimento nazionale, mediante i movimenti federati e identitari riuniti sotto all’ala ‘Noi con Salvini’”. Una federazione che include, in posizione di forza, anche gli organizzatori della missione Defend Europe. Era la vigilia della manifestazione romana di Matteo Salvini, salito sul palco di piazza del Popolo insieme a Casapound il 28 febbraio 2015. Il viatico per alleanze future, una federazione della destra, anzi, delle destre, che ha preso forma nel convegno – solo ad inviti ‒ “Mille patrie”, organizzato da “Il Talebano” qualche ora prima del comizio. Anche in quella occasione in prima fila c’era l’organizzazione francese “Bloc identitaire” e l’italiana “Generazione identitaria”. Vincenzo Sofo, agit-prop vicinissimo a Salvini, fondatore de “Il Talebano”, su questo fronte è l’uomo chiave. Nell’incontro “Verso una Lega nazionale” organizzato da Mario Borghezio a Roma il 21 aprile del 2015, ha concluso il suo intervento parlando di “progetto identitario”, come della via per l’unione dei vari gruppi della destra italiana.

I rapporti con la Lega dell’era salviniana di Lorenzo Fiato, 24 anni, il presidente di Generazione Identitaria in Italia, sono evidenti e mai nascosti. Partecipa come rappresentante di Generazione Identitaria al convegno “Verso una Lega nazionale”. E ancora, nel tour di lancio della missione Defend Europe – che tra giugno e agosto ha toccato una decina di città, soprattutto nel nord Italia – in almeno due occasioni organizza gli incontri insieme al “Movimento dei giovani padani”, sigla giovanile della Lega Nord. Rapporti, quelli con gli identitari, di vecchia data: “La Convenzione Identitaria ci ha permesso, da un lato di ritrovare movimenti con i quali avevamo relazioni più vecchie come i Joventuts Identitàries per Catalunya, il Movimento Giovani Padani della Lega Nord, o ancora il sindacato dei studenti fiamminghi KVHV, e dall’altro di incontrare i militanti del W.I.R. – Wiens Identitäre Richtung, gli Identitari di Vienna, e di rinforzare i nostri legami”, si legge in un comunicato del 2012 pubblicato sul sito della francese Generation Identitaire. Link, legami, connessioni nati e cresciuti nella Francia meridionale, dove è più forte la presenza degli identitari.

Borghezio in missione

Mario Borghezio, eurodeputato storico della Lega nord, ha un’antica e consolidata frequentazione con gli ambienti della destra estrema francese, soprattutto con l’area identitaria. Nel 2009 le telecamere di Canal+ lo hanno sorpreso mentre forniva consigli e strategie ai camerati di Nissa rebela: “Bisogna insistere molto sul lato regionalista del nostro movimento”, spiegava in privato dopo il suo intervento, “è un buon modo per non essere classificati come fascisti nostalgici, ma come un nuovo movimento regionale, cattolico. Ma sotto, noi siamo sempre gli stessi”. Borghezio quello stesso anno partecipa con un intervento applauditissimo alla convenzione identitaria nazionale in Francia, dove incita il pubblico con lo slogan “Una Democrazia con una precisa identità, Populista, si Populista!”. Sostegno che si ripete poi nel 2012, con parole poi riprese – criticandole ‒ da moltissimi media francesi: “Dobbiamo usare i libri, le idee, ma anche il bastone, dobbiamo bastonare quando è necessario”. Per poi aggiungere entrando nel cuore dell’identitarismo: “Un popolo è il sangue, una etnia, le tradizioni, i nostri ancestrali. Viva i bianchi, viva l’Europa, viva la nostra etnia, viva la nostra razza!”. Seguono applausi che valgono più di un qualunque patto scritto. In quella stessa assise poco prima era intervenuto un altro leghista in missione ufficiale, il giovane Massimiliano Bastoni. “Il programma prevedeva un intervento di mezz’ora”, ricordano le cronache d’oltralpe (link), “ma lui pronuncia appena qualche frase banale per tre minuti. Era per lasciare spazio all’intervento di Borghezio”. Ubi maior.

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Gli identitari: le radici, la storia, i veri obiettivi

Un percorso che nasce da lontano, dall’inizio degli anni ’70. Riferimenti culturali eterogenei, da Evola a Gramsci, da De Benoist a Latouche. Una galassia che prende le mosse da Unité Radicale, gruppo sciolto nel 2002 dal governo francese per odio razziale e antisemitismo. Ecco i loro reali scopi…

Due le parole chiave per capire il movimento identitario. Egemonia culturale e metapolitica. Ed è Gramsci il principale intellettuale – scippato alla sinistra – usato per indicare la strategia che ha marcato l’ascesa degli identitari nel mondo dell’estrema destra europea in un ventennio. La differenza con partiti storici e consolidati, come il Front National della famiglia Le Pen, è tutta qui: il voto è solo un mezzo, il potere va conquistato penetrando la cultura, la musica, il discorso politico. Creando egemonia, appunto. Puntando alla “metapolitica”, “quell’insieme di valori che non rientrano nel campo della politica nel senso tradizionale del termine, ma che hanno un’incidenza diretta sulla stabilità del consenso sociale gestito dalla politica”, scriveva uno dei teorici della nuova destra Jean-Claude Valla, caporedattore del Figaro-Magazine.

La nouvelle droite

La radice profonda della destra identitaria nasce alla fine degli anni ’70, con il pensiero di Alain de Benoist, l’intellettuale francese della “nouvelle droite”. Dopo aver abbandonato la vecchia militanza neofascista degli anni ’60, inizia un percorso di rinnovamente della destra, creando il GRECE, ovvero Groupement de Recherches et Etudes pour la Civilisation Européenne. Una corrente di pensiero, che si allarga lentamente ad altri paesi europei, spesso con l’Italia in prima fila, includendo tra gli altri Gabriele Adinolfi, ideologo di Casapound, uno dei tre fondatori di Terza Posizione. O Mario Borghezio, organizzatore di incontri tra l’ideologo francese e i giovani padani. De Benoist utilizza il tempo e le risorse intellettuali per costruire l’humus culturale del vasto mondo identitario, che oggi si allea con la Lega, monopolizza il dibattito sulla migrazione con una nave lanciata nel Mediterraneo, detta sempre più spesso l’agenda politica della destra.

Il vero nemico – spiegano gli identitari – non sono i migranti, i poveri, le vittime del capitalismo globale (sempre che rimangano a casa loro, ça va sans dire). Il nemico giurato che promettono di combattere sono in realtà la braccia aperte di chi accoglie. Le Ong, la società civile, i diritti umani, figli della Rivoluzione francese, ma soprattutto del pensiero liberale che ha ricostruito le nazioni europee dopo la seconda guerra mondiale. Attingono all’ecologismo di Serge Latouche – ideologo della decrescita felice – mescolandolo con il romanticismo tedesco di Fichte. Nell’apparenza un pensiero che fugge dalle ideologie novecentesche del fascismo e del nazismo. Nella prassi, però, le cose sono più complesse.

Unité radicale

L’organizzazione madre dell’identitarismo nasce negli anni ’90, in contrapposizione polemica con i gruppi tradizionali della destra francese. All’interno una fazione legata territorialmente al sud-est della Francia si lega a Guillaume Faye, esponente di punta per un lungo periodo del GRECE di de Benoist, ideologo dell’identitarismo contrapposto al meticciato, cardine oggi del movimento Genenerazione Identitaria. Il manifesto di Unité radicale era chiaro sulla strategia: “La nostra non è una strategia di presa del potere (la lasciamo al Movimento nazionale repubblicano o al Front national), di sviluppo interno e influenza esterna”. Un laboratorio, dove far crescere l’identitarismo.

Il gruppo era però ben noto per le posizioni estremamente radicali. Il 14 luglio del 2002 un militante di Unité radicale, Maxime Brunerie, tenta di uccidere in un attentato il presidente della Repubblica francese Jacques Chirac. Meno di un mese dopo, il 6 agosto 2002, viene firmato il decreto che porta allo scioglimento dell’organizzazione (link). L’accusa era diretta: “Unité radicale propaga nelle sue pubblicazioni e nelle sue riunioni delle idee che incoraggiano la discriminazione, l’odio e la violenza (…); propone ugualmente l’antisemitismo”.

Dal Bloc identitaire a Generation identitaire

Il 6 aprile 2003 alcuni ex esponenti di punta di Unité radicale – tra i quali Fabrice Robert, oggi a capo del movimento identitario ed editore dell’agenzia di notizie “d’area” Novopress – fondano una nuova organizzazione, Bloc Identitaire. Tra i principali ispiratori della nuova sigla c’è un altro intellettuale francese di destra, Dominique Venner, morto suicida pochi anni fa a Parigi. L’agenda è completamente assorbita dalla questione dei migranti e dal concetto di identità. Iniziano a presentarsi alle elezioni comunali, raggiungendo nel 2009 il 7,68% nel sesto cantone, piazzandosi appena cinque voti dietro il Front National. In Alsazia ottengono qualcosa in meno, il 5%. Oggi i militanti attivi sono stimati tra i 2.000 e i 3.000 a livello nazionale (in forte crescita, fino a 4-5 anni fa erano appena 500). Lo scorso anno la sigla è nuovamente cambiata, diventando semplicemente “Les identitaires”.

Nel 2012 nasce il gruppo giovanile divenuto noto con l’operazione Defend Europe, Generation Identitaire. Gli aderenti, almeno in Francia, non superano i 30 anni di età. In pochi mesi – ed è la prima volta – la sigla si espande velocemente in Germania, in Austria e in Italia. Con curiosi legami che portano oltre oceano.

Il network, dall’Ruropa all’America di Trump

Generazione identitaria ha un forte radicamento in Austria, paese da dove proviene uno dei principali portavoce di Defend Europe, Martin Sellner, e il comandante della C Star, l’ex sergente della marina tedesca Alexander Schleyer (Link al pezzo sugli squali Defend Lampedusa). Austriaco è anche Markus Willinger, il giovanissimo autore di “La generazione identitaria: una dichiarazione di guerra ai sessantottini”, tradotto in diverse lingue. La casa editrice del libro è la londinese Arktos Media ltd., che si presenta come punto di riferimento della nuova destra. Nel catalogo tra gli autori oltre a Julius Evola – riferimento storico della destra neofascista italiana – c’è anche il russo Alexander Dugin, esponente di spicco del nazionalismo russo, vicinissimo al presidente Putin e amico di lunga data della Lega nord (ha partecipato all’incontro “Verso una Lega nazionale”, organizzato da Mario Borghezio nel 2015). Amministratore delegato e socio al 50% dell’editrice Arktos è Daniel Friberg, esponente molto noto della destra svedese. Qualche mese fa è stato pubblicizzato un nuovo progetto editoriale, per la fondazione di una società specializzata in presenza digitale. I promotori? Oltre Friberg c’è il nome di Richard Spencer come partner (link): politico ed imprenditore statunitense legato al movimento “Alt-right”, ovvero destra alternativa. Sostenitore convinto di Donald Trump, sponsor dell’identitarismo oltreoceano, è divenuto famoso quando, dopo l’elezione del neo presidente Usa, gridò in una convention “Hail Trump, hail our people, hail victory!” (link), provocando nel pubblico un tripudio di braccia tese. Friberg in una intervista rilasciata all’associazione tedesca “Europa terra nostra” ha richiamato Antonio Gramsci per spiegare la strategia della “destra alternativa”: “Va conquistato prima di tutto il discorso politico”. Torna l’egemonia culturale. Il cerchio si chiude.

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19/08/2017

Nave nera. Gravi minacce fasciorazziste al compagno Vasta

“Nella più completa indifferenza della magistratura, i mercenari fascio-razzisti di Defend Europe – la rete neonazista che ha messo in mare la C-Star, con il compito di impedire i salvataggi in mare da parte delle navi delle Ong – continuano a minacciare di aggressione i giornalisti che si sono occupati della loro squallida azione.

E’ di ieri una dura risposta de Il Fatto Quotidiano alle minacce rivolte dal “portavoce” dei nazisti, l’ex ufficiale di marina Gian Marco Concas, giustamente intitolata “Cari razzisti del mare, Andrea Palladino non è solo”. E anche noi, che abbiamo riportato i servizi di Andrea sulla C-Star accompagnando altri servizi dei nostri collaboratori in Sicilia, siamo fermissimi nel dire “Andrea non è solo”.

Allo stesso modo ci teniamo a segnalare a tutta la stampa mainstream – quella che lancia alti lai sui neonazisti di Charlottesville e tace sui banderisti al governo in Ucraina (per non parlare della benevola neutralità con Casapound o Forza Nuova) – che questa banda di mercenari ha già iniziato a minacciare per le stesse ragioni, con telefonate anonime, il compagno Orazio Vasta, militante dell’Usb e collaboratore di Contropiano.

Non nutriamo molte illusioni sul preteso antifascismo di facciata della stampa mainstream. Ci limitiamo a ricordare che se certe telefonate minatorie venissero fatte da “anarchici” le manette sarebbero già scattate da tempo. Se ci sono due pesi e due misure, com’è evidente, la legge non è uguale per tutti. E lo Stato non è quel dice di essere.

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“Orazio Vasta, sei convinto che non riusciremo a raggiungerti? Sono io quello che ti spaccherà il fegato”. Questa è la frase che sintetizza le gravi minacce telefoniche subite dal compagno Orazio Vasta, militante della Federazione di Catania dell’USB, in seguito ai suoi articoli sulla “nave nera”, pubblicati da vari giornali on line.

Minacce, che Vasta ha denunciato ai carabinieri del capoluogo etneo: “Come militante dell’USB e come giornalista, insieme ad altri colleghi e compagni, mi sono occupato della nota “nave nera”, che sarebbe dovuta arrivare a Catania, imbarcare dei mercenari legati all’estrema destra fascista, recarsi nel Mediterraneo, intercettare le navi delle ONG, sequestrare le migranti e i migranti e, poi, consegnarli alle autorità libiche... Per mettere in atto la nostra strategia di contrasto all’arrivo di questa nave, come USB, abbiamo attivato, assieme a tantissime associazioni catanesi, una campagna di vigilanza antirazzista e antifascista al porto di Catania... Dal 20 luglio sono iniziate le telefonate anonime con le minacce fasciste... : “Orazio Vasta, sei convinto che non riusciremo a raggiungerti? Sono io quello che ti spaccherà il fegato”... “Il comunismo internazionale non riuscirà a distruggere l’Europa bianca. A Catania, vi staneremo tutti”.

Le minacce dei fasciorazzisti – che, in queste ore, hanno anche raggiunto il giornalista Andrea Palladino – non hanno intimidito il nostro compagno e tutte e tutti coloro che erano a conoscenza della situazione.

CATANIA ANTIFASCISTA NON SI FA INTIMIDIRE.

ANTIFASCISMO, MILITANTE, ORA E SEMPRE.

USB C’E’!

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12/08/2017

I fascio-mercenari di Defend Europe ridotti a barcone di naufraghi

Se uno fosse minimamente tentato dal credere nell’esistenza di un dio, questa storia sembra fatta apposta per convincerlo. A noi atei impenitenti, invece, basta sapere che sulla testa dei fascisti-mercenari-poliziotti di Defend Europe aleggia la nuvola di Fantozzi, oltre al consueto tanfo di fogna.

La nave C-Star era stata lanciata come inizitiva per disturbare fisicamente l’operato delle navi delle Ong impegnate nei salvataggi in mare dei migranti provenienti dalla Libia, ma si era già coperta di vergogna in almeno due occasioni: fermata lungo il Canale di Suez per documentazione irregolare e nel porto di Cipro per aver ospitato a bordo una ventina di migranti che avevano pagato 10.000 euro a testa per essere portati in Italia, ma registrati sommariamente come “membri dell’equipaggio”. Si erano visti rifiutare l’approdo nei porti tunisini, sull’onda di una mobilitazione dei pescatori, fino al punto di dover essere rifoniti in mare – come gli appestati – al largo di Sfax. Il tutto condito da una lunga serie di rivelazioni sul loro essere in realtà il braccio propagandistico di una società che recluta mercenari, alcuni di quali attivi come “agenti sotto copertura” (quindi agli ordini dei servizi segreti italiani) su una nave di “Save the children” impegnata a pedinare i volontari tedeschi di Jugend Rettet, a bordo della nave Juventa.

Non contenti di aver già lasciato questa scia nauseabonda nel martoriato Mediterraneo, oggi ne hanno inanellato un’altra: sono andati in avaria mentre “pattugliavano” al largo delle coste libiche e hanno lanciato una sorta di Sos. In pratica, pari pari quel che accade a qualunque barcone carico di migranti. La marina militare ha giustamente avvertito la “nave più vicina” di portare loro soccorso. Il destino cinico e baro ha voluto che i più vicini fossero gli attivisti di un’altra associazione tedesca, la Sea Eye. I quali hanno ovviamente provveduto a contattare i “terrori dei sette mari”, ricevendo – con loro atentico sollievo – un semi-indignato diniego; forse temevano di essere contagiati e di perdere dunque “l’identità”.



Ironizzare su questa gente sarebbe il minimo, ma lo schifo supera di gran lunga ogni tentazione di ghignare divertiti. Vorremmo essere almeno un poco religiosi e poter invocare Nettuno perché metta fine a questo avvilente spettacolo...

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