Stavolta, a quanto pare, c’entrano poco sia la “guerra ibrida” che la Russia, ma l’episodio è significativo.
Il Ministero della Difesa ha infatti reso noto un incidente avvenuto nel tardo pomeriggio di venerdì in Lettonia, durante un’esercitazione a fuoco nell’area addestrativa di Ādaži.
Sono rimasti feriti quattro militari italiani dell’Esercito inviati in Lettonia, appartenenti all’11° Reggimento Bersaglieri e impegnati nell’ambito della missione NATO Forward Land Forces (FLF).
I soldati sono stati immediatamente soccorsi e trasferiti presso una struttura ospedaliera di Riga, dove sono tuttora sottoposti a cure e accertamenti. Secondo le prime informazioni, purtroppo uno dei quattro militari versa in condizioni più serie. In ogni caso nessuno risulta, al momento, in pericolo di vita.
Per quanto riguarda le cause dell’incidente, il Ministero della Difesa fa sapere che sono attualmente in corso di accertamento, ma conferma che l’episodio è avvenuto durante un’esercitazione militare.
Nello specifico, si tratta di un incidente legato a un’“arma da fuoco non automatizzata” installata su un veicolo militare italiano. In pratica, una raffica di mitragliatrice è partita accidentalmente da un veicolo corazzato Dardo manovrato da militari italiani e ha colpito un altro mezzo dello stesso tipo che lo precedeva con il portellone aperto, forse perché i militari stavano per scendere dal cingolato.
In Lettonia sono schierati circa 250 militari italiani della Brigata Garibaldi con mezzi blindati al seguito.
È utile rammentare che l’Italia è il paese europeo che ha più soldati impegnati all’estero in missioni militari. Il decreto che conferma questi impegni viene rinnovato – e confermato in modo bipartisan – tutti gli anni dal Parlamento e, indipendentemente dalla guerra in Ucraina, costa 1,48 miliardi di euro all’anno.
Più morti e feriti...
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27/09/2026
Soldati italiani feriti “sul fronte russo”, ma si sono sparati tra loro
20/12/2024
Reggio Emilia. Tre operai feriti in incidente ferroviario
Il 18 dicembre 2024 c’è stato un ennesimo incidente su un cantiere nella DOIT di Bologna (per DOIT si intende il perimetro territoriale attribuito, per gestione e responsabilità, alla città di riferimento. Di solito coincide con la regione, ma in alcuni casi i confini possono essere anche più ampi). Capiremo di preciso cosa è accaduto, ma è evidente che la responsabilità di quanto è successo è da ricercarsi nelle condizioni in cui i lavoratori, siano essi dipendenti di ditte appaltatrici o ferrovieri, sono costretti ad operare.
Ormai da quando è partito il processo riorganizzativo ogni limite è stato superato; l’impunità garantita ad RFI sta producendo quello che da un anno denunciamo e ci chiediamo come mai sia così difficile, per l’informazione, gli organi di controllo e chi dovrebbe essere preposto a garantire un sistema ferroviario sicuro per lavoratori e utenti, fare quanto serve perché ciò abbia la dovuta attenzione.
In questo caso le condizioni climatiche hanno sicuramente avuto un ruolo determinante; eseguire manovre con una fittissima nebbia che impedisce la visibilità getta le basi perché incidenti come questi avvengano.
Iconico l’incidente avvenuto a S. Giorgio di Piano dove, in quel caso, un lavoratore è morto durante un’attività effettuata sotto un diluvio.
Questo tipo di lavori non può essere fatto con condizioni ambientali avverse perché il rischio aumenta a dismisura.
Tutti lo sanno e chi lo permette lo fa con leggerezza perchè nella “repubblica delle banane” non si paga mai un prezzo; la colpa è sempre di chi si fa male e se muore è anche più facile sostenerlo: della responsabilità oggettiva di chi ti mette in quelle condizioni a lavorare nessuno ne parla, e conseguentemente anche la ricerca del contesto in cui si generano i possibili errori è, quando va bene, superficiale, altrimenti viene addirittura anche ignorato del tutto.
La strafottenza che la dirigenza dimostra è palese a chi vuole vederla. Sempre nella stessa DOIT, siamo al punto che non solo l’azienda obbliga lavoratori a lavorare anche due turni consecutivi per un totale di circa 16 ore, ma rifiuta pure il cambio turno quando un lavoratore alla 12esima ora di fila senza nemmeno una pausa pasto (usanza oramai abolita per i manutentori) prova a chiederlo essendo esausto.
Inoltre se quel lavoratore, al rientro dal doppio turno, va a sbattere su un guard rail, non provoca nemmeno la condizione per cui il direttore della DOIT debba almeno chiarire come mai ciò sia accaduto e quali provvedimenti abbia intenzione di prendere perché una cosa simile non debba più ripetersi.
Siamo al paradosso che, sollecitato dall’RLS a confrontarsi sugli avvenimenti qui descritti, il dirigente può permettersi di ignorare il confronto e sottrarsi alle proprie responsabilità. Ci chiediamo, e lo chiediamo anche ai media, agli organi di controllo e al ministro dei trasporti, quanto ancora dovrà essere devastato il sistema manutentivo della rete ferroviaria, quanti incidenti ancora dovremo sopportare e quanti morti volete che vi offriamo per soddisfare gli interessi di chi dirige questa “baracca”.
Chiediamo inoltre al Ministro dei Trasporti Salvini cosa aspetti a precettare RFI; con questa riorganizzazione sta negando il diritto alla mobilità a tutto il paese dato che, aldilà di favole, PNRR, chiodi vari, etc., i ritardi dei treni sono da attribuire in gran parte, dal 3 giugno 2024, alla riorganizzazione che l’azienda ci ha imposto. Ed è sempre da attribuire ad RFI questa ulteriore spregiudicatezza nell’imporre condizioni di lavoro che producono gli incidenti come sopra descritti.
Non ci interessa concorrere alla ricerca della dinamica di questo incidente sul lavoro, perché a monte sappiamo che le responsabilità sono altrove e ci teniamo a ribadire che chi può fare qualcosa, qualsiasi cosa, ma giri la testa dall’altra parte, condivide la responsabilità di quanto accade, tragedie incluse.
Fonte
Ormai da quando è partito il processo riorganizzativo ogni limite è stato superato; l’impunità garantita ad RFI sta producendo quello che da un anno denunciamo e ci chiediamo come mai sia così difficile, per l’informazione, gli organi di controllo e chi dovrebbe essere preposto a garantire un sistema ferroviario sicuro per lavoratori e utenti, fare quanto serve perché ciò abbia la dovuta attenzione.
In questo caso le condizioni climatiche hanno sicuramente avuto un ruolo determinante; eseguire manovre con una fittissima nebbia che impedisce la visibilità getta le basi perché incidenti come questi avvengano.
Iconico l’incidente avvenuto a S. Giorgio di Piano dove, in quel caso, un lavoratore è morto durante un’attività effettuata sotto un diluvio.
Questo tipo di lavori non può essere fatto con condizioni ambientali avverse perché il rischio aumenta a dismisura.
Tutti lo sanno e chi lo permette lo fa con leggerezza perchè nella “repubblica delle banane” non si paga mai un prezzo; la colpa è sempre di chi si fa male e se muore è anche più facile sostenerlo: della responsabilità oggettiva di chi ti mette in quelle condizioni a lavorare nessuno ne parla, e conseguentemente anche la ricerca del contesto in cui si generano i possibili errori è, quando va bene, superficiale, altrimenti viene addirittura anche ignorato del tutto.
La strafottenza che la dirigenza dimostra è palese a chi vuole vederla. Sempre nella stessa DOIT, siamo al punto che non solo l’azienda obbliga lavoratori a lavorare anche due turni consecutivi per un totale di circa 16 ore, ma rifiuta pure il cambio turno quando un lavoratore alla 12esima ora di fila senza nemmeno una pausa pasto (usanza oramai abolita per i manutentori) prova a chiederlo essendo esausto.
Inoltre se quel lavoratore, al rientro dal doppio turno, va a sbattere su un guard rail, non provoca nemmeno la condizione per cui il direttore della DOIT debba almeno chiarire come mai ciò sia accaduto e quali provvedimenti abbia intenzione di prendere perché una cosa simile non debba più ripetersi.
Siamo al paradosso che, sollecitato dall’RLS a confrontarsi sugli avvenimenti qui descritti, il dirigente può permettersi di ignorare il confronto e sottrarsi alle proprie responsabilità. Ci chiediamo, e lo chiediamo anche ai media, agli organi di controllo e al ministro dei trasporti, quanto ancora dovrà essere devastato il sistema manutentivo della rete ferroviaria, quanti incidenti ancora dovremo sopportare e quanti morti volete che vi offriamo per soddisfare gli interessi di chi dirige questa “baracca”.
Chiediamo inoltre al Ministro dei Trasporti Salvini cosa aspetti a precettare RFI; con questa riorganizzazione sta negando il diritto alla mobilità a tutto il paese dato che, aldilà di favole, PNRR, chiodi vari, etc., i ritardi dei treni sono da attribuire in gran parte, dal 3 giugno 2024, alla riorganizzazione che l’azienda ci ha imposto. Ed è sempre da attribuire ad RFI questa ulteriore spregiudicatezza nell’imporre condizioni di lavoro che producono gli incidenti come sopra descritti.
Non ci interessa concorrere alla ricerca della dinamica di questo incidente sul lavoro, perché a monte sappiamo che le responsabilità sono altrove e ci teniamo a ribadire che chi può fare qualcosa, qualsiasi cosa, ma giri la testa dall’altra parte, condivide la responsabilità di quanto accade, tragedie incluse.
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01/02/2020
USA - Aumenta il numero dei militari feriti nel corso dell'attacco missilistico iraniano
A 64 militari statunitensi è stato diagnosticato un trauma cranico in seguito all'attacco missilistico dell'Iran dell'8 gennaio contro la base di Ain Al-Asad in Iraq. Lo hanno riferito ieri due funzionari della difesa degli Stati Uniti alla CNN.
Questa è la quarta volta che funzionari statunitensi esaminano il numero di truppe che ricevono cure per lesioni cerebrali traumatiche dovute all'attacco. A partire da lunedì scorso, a 50 soldati statunitensi erano stati diagnosticati lesioni cerebrali, secondo le informazioni fornite dal Pentagono.
Sono stati segnalati più casi nei 22 giorni successivi all'attacco, poiché continuano le valutazioni mediche di quasi 250 persone, ha aggiunto la CNN.
In seguito all'annuncio della CNN, Thomas Campbell, un portavoce del Pentagono ha confermato il numero indicando quello di questa cifra, 39 sono tornati in servizio. Almeno 21 sono andati in Germania per "ulteriore valutazione e trattamento", e 8 stanno ricevendo un trattamento negli Stati Uniti, come riporta Bloomberg .
Le lesioni cerebrali traumatiche nelle truppe sono spesso causate da una pressione intensa e rapida causata da un'esplosione vicina.
Sempre ieri, il capo dello stato maggiore delle forze armate statunitensi, il generale Mark Milley, ha dichiarato che ci sono altri soldati americani feriti dall'attacco missilistico iraniano. “C'erano migliaia di persone nella base aerea di Ain Al-Asad. Tutte queste persone sono state esaminate e abbiamo verificato un numero (di feriti) e quel numero sta crescendo”, ha spiegato.
Poco dopo l'attacco dell'Iran, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump annunciò che "tutto andava bene". Il Pentagono, tuttavia, annunciò il 16 gennaio scorso che 11 dei suoi soldati erano stati feriti. La cifra salì poco dopo, a "un numero maggiore di soldati feriti", poi a 34, 50 e ora a 64.
L'attacco fu una rappresaglia per l'omicidio degli Stati Uniti del generale Qasem Soleimani, comandante della forza Quds, avvenuto la mattina del 3 gennaio a Baghdad.
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Questa è la quarta volta che funzionari statunitensi esaminano il numero di truppe che ricevono cure per lesioni cerebrali traumatiche dovute all'attacco. A partire da lunedì scorso, a 50 soldati statunitensi erano stati diagnosticati lesioni cerebrali, secondo le informazioni fornite dal Pentagono.
Sono stati segnalati più casi nei 22 giorni successivi all'attacco, poiché continuano le valutazioni mediche di quasi 250 persone, ha aggiunto la CNN.
In seguito all'annuncio della CNN, Thomas Campbell, un portavoce del Pentagono ha confermato il numero indicando quello di questa cifra, 39 sono tornati in servizio. Almeno 21 sono andati in Germania per "ulteriore valutazione e trattamento", e 8 stanno ricevendo un trattamento negli Stati Uniti, come riporta Bloomberg .
Le lesioni cerebrali traumatiche nelle truppe sono spesso causate da una pressione intensa e rapida causata da un'esplosione vicina.
Sempre ieri, il capo dello stato maggiore delle forze armate statunitensi, il generale Mark Milley, ha dichiarato che ci sono altri soldati americani feriti dall'attacco missilistico iraniano. “C'erano migliaia di persone nella base aerea di Ain Al-Asad. Tutte queste persone sono state esaminate e abbiamo verificato un numero (di feriti) e quel numero sta crescendo”, ha spiegato.
Poco dopo l'attacco dell'Iran, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump annunciò che "tutto andava bene". Il Pentagono, tuttavia, annunciò il 16 gennaio scorso che 11 dei suoi soldati erano stati feriti. La cifra salì poco dopo, a "un numero maggiore di soldati feriti", poi a 34, 50 e ora a 64.
L'attacco fu una rappresaglia per l'omicidio degli Stati Uniti del generale Qasem Soleimani, comandante della forza Quds, avvenuto la mattina del 3 gennaio a Baghdad.
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