Presentazione


Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.
Visualizzazione post con etichetta Igor Plotnitskij. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Igor Plotnitskij. Mostra tutti i post

28/11/2017

Est: attacchi falliti e attacchi annunciati

Gli osservatori stanno ancora analizzando motivi e possibile evoluzione politica nella Novorossija, dopo il braccio di ferro tra Presidente e Ministro degli interni della LNR che la scorsa settimana ha portato alle dimissioni del primo, che, i fatti più appariscenti delle ultime quarantotto ore sono già divenuti altri.

Da un lato, il fallimento dell’offensiva ucraina nell’area di Gorlovka e, su scala ben più vasta, l’orientamento degli esperti di The National Interest, secondo cui Mosca, “basandosi sull’esperienza ucraina”, avrebbe deciso di far perno sulle forze di terra nella contrapposizione militare all’Occidente. Una contrapposizione che, stando alle notizie pressoché quotidiane – il tema è da tempo all’ordine del giorno di talk show televisivi, di interventi giornalistici e di pubblici interventi dei massimi leader politici – su ogni tipo di media, è vista come preludio a una guerra vera e propria.

Dopo il rinvenimento, tre giorni fa, da parte delle milizie della LNR, dei cadaveri di tre sabotatori ucraini e di un loro commilitone ferito, tutti vittime di un campo minato in prossimità del villaggio di Frunze (una cinquantina di km a ovest di Lugansk), è stata la volta della DNR a trovarsi di fronte all’ennesimo fallito attacco ucraino, questa volta in grande stile e su un fronte abbastanza ampio.

L’offensiva era pianificata lungo la direttrice tra Frunze, appunto, nella LNR e Gorlovka, un centinaio di km verso sudovest, nella DNR. Ma è abortita per una “fuga di informazioni”, di cui sarebbe stato responsabile lo stesso capo di Stato maggiore delle forze ucraine, Viktor Muženko; o meglio, i suoi addetti stampa. A quanto pare, nella foga di reclamizzare a tutti i costi l’attività del boss, questi avrebbero pubblicato sul sito del dicastero alcune foto della riunione dello Stato maggiore, da cui l’intelligence delle milizie avrebbe estrapolato la mappa delle operazioni pianificate.

D’altronde, nessuno può escludere che lo stesso conflitto interno ai vertici della LNR, potesse esser utilizzato dai Servizi ucraini per una massiccia introduzione a Lugansk del 3° reggimento della GUR (l’intelligence militare) ucraina, facilitato dall’effettiva infiltrazione di spie ai massimi livelli della Repubblica.

Ancor meno da escludere un indiretto intervento yankee nella questione della “prova di forza” a Lugansk, conclusasi – “ciò fa onore alle milizie”, scrive la maggior parte dei media russi – senza alcuno spargimento di sangue e con la onorevole presa d’atto del Presidente Igor Plotnitskij dell’ulteriore insostenibilità delle proprie posizioni e le conseguenti dimissioni.

Un intervento yankee che ha senza dubbio foraggiato la rete spionistica filo-ucraina; che continua a introdurre istruttori militari ai vertici di esercito e battaglioni neonazisti ucraini; che invia gruppi di “osservatori” militari in prima linea; che ora, come riporta il Washington Post, si oppone ufficialmente, per bocca del rappresentante statunitense Kurt Volker, alla presenza russa nella prospettata missione ONU nel Donbass. Un intervento che si esplicita nelle analisi pubblicate da The National Interest circa lo sviluppo, da parte russa, dei sistemi d’arma terrestri che, sulla base “dell’esperienza in Ucraina”, potrebbero già ora indirizzare l’industria bellica alla loro produzione in serie.

Secondo la rivista americana, il piano di armamenti russo 2018-2027 punterebbe proprio in quella direzione, privilegiando gli investimenti in armi di terra, a partire dai carri T-90 e T-14, ai blindati “Kurganets-25” e “Bumerang”. Parallelamente, Mosca continuerebbe la produzione di sistemi missilistici e d’artiglieria, sostituendo, ad esempio, i vecchi obici semoventi “Msta” coi nuovi “Koalitsija”.

Innovazione anche nei sistemi di intercettazione, rilevamento e guerra elettronica. The National Interest sostiene che i sistemi d’arma tradizionali sarebbero sufficienti affinché Mosca possa contenere i propri vicini dello spazio postsovietico; mentre, per far fronte a Cina e Nato, dovrebbe basarsi sull’arsenale nucleare.

Ed ecco che Interfax scrive che Vladimir Putin avrebbe sollecitato la grande industria, sia privata che statale, a orientarsi su “binari militari”. Nel corso di un incontro sulle questioni del complesso militare-industriale, egli avrebbe detto che “La capacità di aumentare rapidamente e nel momento necessario la produzione per la difesa, è una delle principali condizioni per garantire la sicurezza militare dello stato. Tutte le imprese strategiche e semplicemente grandi dovrebbero esservi preparate”.

Nel biennio precedente, Putin aveva già dato indicazioni per la “modernizzazione degli impianti di produzione, la formazione di riserve materiali e assicurare il rapido trasferimento di truppe”. Che quelle del presidente russo non fossero indicazioni di circostanza, lo testimonia anche, indirettamente, il volume di export russo di armamenti, di cui lo stesso Putin aveva parlato un mese fa e che, a fine anno, dovrebbe superare i 15 miliardi di dollari, stante un portafoglio di commesse tra gennaio e settembre 2017 di oltre 45 miliardi. Accanto alle grosse commesse già da tempo avviate, come le quattro divisioni del complesso missilistico S-400 “Triumf” alla Cina, spiccano ora contratti quali quelli per S-400 alla Turchia, sistemi razzo “Iskander-E” all’Armenia, blindati “Terminator-2” e “Iskander-E” all’Algeria, caccia Su-30SM al Kazakhstan e Su-30K allo Sri Lanka, ecc.

Ma, come detto, ormai da tempo l’argomento guerra è all’ordine del giorno praticamente su tutti media. Tanto che l’osservatore Sergej Aksenov scriveva appena quattro giorni fa su Svobodnaja Pressa che “Putin esorta i russi a esser pronti alla guerra”.

Oltre alle parole di Putin citate da Interfax, concreti indizi sarebbero le sempre più frequenti esercitazioni militari – pur in risposta alla ininterrotte manovre NATO ai confini russi, terrestri e marittimi – la nuova legge sullo “Stato di guerra”, che riguarda la difesa territoriale contro sabotaggi e diversioni, la subordinazione al Ministero della difesa, in caso di conflitto, di Governatori, Servizi di sicurezza e polizia. Così come lo “spostamento in avanti” della linea di un ipotetico fronte, con l’acquisizione di basi lontane dai confini geografici: la scorsa settimana, a Soči, Vladimir Putin e il Ministro della difesa Sergej Šojgu hanno discusso con il presidente Omar al-Bashir la possibilità della costruzione di una base militare russa in Sudan.

Vero è che Aksenov riferisce di commenti sarcastici all’esortazione presidenziale, tra cui quella “Ma davvero Vovan pensa che la gente con salari da fame andrà in guerra per i miliardi offshore suoi e della sua banda?”. La maggior parte degli osservatori, sembra però prendere abbastanza sul serio le parole di Vladimir Vladimirovič, ponendo tuttavia interrogativi sull’effettiva volontà della grande industria privata a orientarsi alla produzione bellica: un passaggio da molti ritenuto come minimo in ritardo di dieci anni e, comunque, poco compatibile con l’economia russa offshore, con un’esportazione di capitali che solo nell’ultimo anno si dice triplicata. E, comunque, il politologo Aleksandr Khramčikhin scrive su Russkaja Vesna che i russi dovrebbero davvero prepararsi a una guerra su vasta scala: anche solo per il fatto che sempre più spesso si parla del concetto USA di “rapido attacco globale”: un attacco nucleare portato nel giro di mezz’ora da velivoli ipersonici (5 volte il Mach 1) e concentrato inizialmente proprio sulle forze atomiche russe. Un attacco che, per evitare colpi di ritorsione, deve distruggere simultaneamente il 100% delle forze nemiche.

Quali che siano i pericoli (certamente non astratti e purtroppo nemmeno remoti) di un conflitto che, coinvolgendo le due massime potenze nucleari, non potrebbe che essere planetario, colpiscono la determinazione, la precisione, la consapevolezza dell’effettivo pericolo odierno, con cui i media russi espongono al largo pubblico gli aspetti e i compiti che la difesa del paese (quanto sia possibile arretrare le linee difensive; quanto, al contrario, il loro avanzare sia il risultato necessario del sempre più pericoloso avvicinarsi di postazioni missilistiche e forze di terra NATO ai confini occidentali, assieme al dispiegamento dei THAAD americani in estremo oriente, ecc.), che contrastano in maniera stridente con l’allegra spavalderia di chi, in ottemperanza agli ordini di Washington e di Bruxelles, si dà allegramente a propagandare la necessità di rimpinguare, coi soldi delle masse italiane, le casse dei complessi militari yankee e ad allargare lo schieramento di sempre nuovi mezzi di distruzione nucleare nel nostro paese.

Quasi a volerci far dimenticare, nell’euforia di portare la “civiltà” a sud e a est a bordo di F-35 e cacciatorpediniere, degli ordigni stivati in casa.

Fonte

22/11/2017

A Lugansk regna l’incertezza

Notizie sempre più contraddittorie dalla Repubblica popolare di Lugansk, sul conflitto che da lunedì scorso (in realtà, da molto prima) vede contrapposti il Presidente della LNR, Igor Plotnitskij e il Ministro degli interni Igor Kornet.

Si va da voci di appoggio del Cremlino al Ministro degli interni (a questo punto, difficile dire chi dei due rivesta ancora la propria carica) Kornet, contro il leader Igor Plotnitskij, ad altre di una fuga a Mosca dello stesso Plotnitskij. E mentre la Russia smentisce le voci di un appoggio a questa o quella delle parti, ieri pomeriggio si era addirittura adombrato un coinvolgimento dei vertici della DNR, che avrebbero tentato di unificare le due Repubbliche popolari, con capitale Donetsk. Tant’è che ieri sera, erano apparsi in rete alcuni video in cui si mostrava una colonna di mezzi blindati che, apparentemente, data l’oscurità, avrebbero dovuto appartenere alle milizie della DNR e che si stavano dirigendo verso Lugansk.

Fatto sta che, al momento, sembra che il centro della capitale della LNR continui a esser presidiato da reparti armati: non si capisce bene agli ordini di chi, se del Ministero degli interni o della presidenza della repubblica. Ieri, si era anche fatto notare che l’agenzia ufficiale (GTRK) di informazioni della LNR, aveva dato conto solo delle dichiarazioni di Kornet, circa la smentita del suo esautoramento da parte di Plotnitskij e avrebbe omesso qualsiasi dichiarazione di quest’ultimo. Stamani però Russkaja Vesna riporta un breve video, trasmesso dalla stessa GTRK, in cui Plotnitskij dà conto della situazione e conferma l’esautoramento di Kornet e la sua sostituzione con Vladimir Čerkov, il quale, d’accordo con il Ministro per le situazioni d’emergenza Sergej Ivanuškin, sta tentando di venire a capo “del tentativo di colpo di stato”.

Sullo sfondo, rimane comunque lo smascheramento di una rete di sabotatori ucraini, che sarebbero penetrati nel territorio della Repubblica popolare, con l’appoggio o la connivenza di questa o quella – a questo punto ogni certezza è molto vacillante – delle alte cariche della repubblica. Che tale rete sia molto attiva, sia all’interno della LNR che della DNR, sembra essere l’unico fatto certo; quale apparato di vertice della LNR abbia facilitato il lavoro di diversione, appare molto più difficile da appurare.

Dunque, per tutto il resto, non si può che parlare di voci. Così, nella tarda serata di ieri, il sito Vzgljad riportava le dichiarazioni di un miliziano della DNR, secondo cui Plotnitskij sarebbe volato a Mosca, avendo perso il controllo della situazione. Ma, sempre tra le altei voci, la Tass riporta quelle della smentita da parte del Cremlino su un presunto appoggio di Mosca a “precisi personaggi politici” della LNR, facendo quindi intendere di non parteggiare per nessuna delle due parti – cosa difficile da credere. Smentita anche da parte del Ministero della difesa della Repubblica popolare di Donetsk la voce di un coinvolgimento della DNR negli avvenimenti della LNR. La stessa “fonte” che aveva parlato del sostegno di Mosca a Kornet, avrebbe detto anche che “se Donetsk è abbastanza indipendente dal Cremlino e si possono dipingere i loro rapporti come di protettorato non particolarmente pesante, per quanto riguarda Lugansk, Mosca tenderebbe a correggere alcuni processi in corso nella LNR e ad aumentare la propria influenza”. Inoltre, qualcuno a Mosca sembra ritenere che “il caos odierno a Lugansk sia in parte anche il risultato della tattica non del tutto accorta del leader della LNR”.

Dunque, vista la situazione odierna, diventa difficile anche dare una valutazione certa degli avvenimenti di un anno fa, tant’è che anche ieri, tra la ridda di voci, Kornet era tornato a parlare di un tentativo di colpo di stato condotto nel settembre 2016, nel corso del quale era rimasto ucciso l’ex Primo ministro della LNR Gennadij Tsypkalov. Intervistato da Dmitrij Rodionov per Svobodnaja Pressa, il politologo Eduard Popov ha raccontato che, nei giorni scorsi, a Donetsk, da più parti gli è stato detto più o meno che nella DNR “non tutto è rosa e fiori; ma la situazione non è certo nemmeno così drammatica come nella LNR”. Il giornalista della DNR Aleksandr Dmitrievskij ricorda che tra la popolazione di Lugansk molte domande sono rimaste senza risposta anche nella morte di comandanti carismatici delle milizie della LNR, quali Aleksej Mozgovoj, Pavel Drëmov, Nikolaj Kozitsyn. Per quanto riguarda la Russia, Popov ritiene che questa sia oltremodo interessata al “processo di Minsk”, mentre, secondo lui, tale processo non avrebbe riscosso particolare entusiasmo da parte di Plotnitskij, pur se quegli accordi recano anche la sua firma.

Di abbastanza sicuro, c’è da ricordare, ad esempio, il conflitto tra Igor Plotnitskij e il Ministro per la sicurezza nazionale, dopo che questi, in assenza del presidente, aveva ordinato l’arresto del Ministro per l’industria carbonifera: altro punto dolente, a quanto pare, nella LNR, con un pesante ristagno anche nell’industria metallurgica. Ci sono da ricordare le dichiarazioni rilasciate un paio di settimane fa dal facente funzioni di Ministro degli esteri ai negoziati di Minsk, Vladislav Dejnego, secondo cui la LNR, per venire incontro a Kiev e appianare la strada a quegli accordi, potrebbe esser disposta a cambiare denominazione alla Repubblica e addirittura a tornare nella compagine statale ucraina. Dichiarazione criticata dall’omologo della DNR, Denis Pušilin e categoricamente smentita da Igor Plotnitskij.

Non del tutto tranquilla, in fondo, sembra esser da tempo la situazione interna alla LNR, con le lunghe mani delle forze esterne, non solo dei golpisti ucraini, di cui sarebbe semplicemente ridicolo dubitare. Tanto meno, dopo la recente visita a Kiev dell’inviato USA Kurt Volker, dopo la quale, per la prima volta era stata data notizia ufficiale di un colloquio telefonico tra Vladimir Putin e i capi di DNR e LNR, Aleksandr Zakharčenko e Igor Plotnitskij sulla questione dello scambio di prigionieri con Kiev: chiaro segnale lanciato a Washington sull’appoggio di Mosca alle Repubbliche popolari, i cui leader Volker si era rifiutato di incontrare o semplicemente contattare.

Ieri, sul sito Vzgljad, Evgenij Krutikov faceva ricadere l’intera responsabilità della situazione su Igor Plotnitskij, sostenendo che questi avrebbe anche “messo lo sgambetto” alla diplomazia russa, nel senso che, dopo il passo di Putin nei confronti di Ucraina e USA, proprio il leader della LNR rischierebbe di compromettere “l’immagine” delle Repubbliche popolari sullo scenario internazionale. Soprattutto, proprio nel momento in cui da Washington sempre più concreta si fa la possibilità delle forniture di “armi letali” (come se ne fossero di innocue) all’Ucraina.

Fonte

21/11/2017

Lugansk: arresti ai vertici dell’intelligence della LNR

Situazione non esattamente chiara in queste ore a Lugansk. Uomini armati del Berkut e di altri non meglio precisati reparti delle forze armate della Repubblica popolare stanno presidiando gli edifici e le aree attigue al Ministero degli interni.

Ieri, era circolata la notizia secondo cui il leader della LNR Igor Plotnitskij, avrebbe esautorato dall’incarico il Ministro degli interni Igor Kornet. Oggi, a quanto pare, lo stesso Kornet, secondo le sue dichiarazioni, avrebbe presentato a Plotnitskij documenti comprovanti il coinvolgimento di alti funzionari del Ministero in una rete di legami con i servizi segreti ucraini, che tentavano di introdurre gruppi di sabotatori nel territorio della Repubblica.

In una dichiarazione rilasciata oggi, Igor Plotnitskij ha assicurato che la Repubblica sta prendendo tutte le misure per garantire la sicurezza degli abitanti della città. Il leader della LNR ha detto che quanto dichiarato a giornalisti e cittadini da parte dei suddetti reparti militari che presidiano la città, secondo cui si tratterebbe di “una esercitazione programmata dal Ministero degli interni”, costituisce di fatto “il proseguimento dell’avvicendamento di quadri iniziato ieri per l’allontanamento del Ministro degli interni”. Plotnitskij, riferisce la Tass, ha assicurato che la situazione si trova sotto controllo”.

Già ieri si era parlato dello smascheramento a Lugansk di legami tra alti funzionari della LNR e i servizi segreti ucraini e dell’allontanamento dalle proprie funzioni del Ministro degli interni Igor Kornet, che però oggi sembra riversare le accuse su alti funzionari del Ministero e della stessa amministrazione presidenziale, che avrebbero condotto opera di disinformazione nei confronti di Plotnitskij. Kornet ha parlato anche di un tentativo di colpo di stato condotto nel settembre 2016, nel corso del quale era rimasto ucciso l’ex Primo ministro della LNR Gennadij Tsypkalov.

In ogni caso, si continua a parlare di elementi in vista del Ministero degli interni, che sarebbero legati all’intelligence ucraina.

Fonte

09/08/2016

Il presidente della LNR Igor Plotnitskij è di nuovo al lavoro

Dopo l’attentato di sabato scorso, il leader della Repubblica popolare di Lugansk, Igor Venediktovič Plotnitskij ha ripreso il proprio posto alla guida della LNR e ha rivolto un appello, pubblicato dal Centro informazioni di Lugansk, in cui invita i cittadini della Repubblica “alla fermezza, all’unità e al sostegno reciproco”. Dopo aver ringraziato “tutti coloro che in questi giorni mi hanno augurato buona salute: Federazione dei sindacati della LNR, Consiglio sociale, collettivi dei ministeri e dei deputati, compagni d’armi, in particolare il capo della DNR Alexander Vlaimirovič Zakharčenko, veterani delle milizie provenienti da molti paesi, ma, soprattutto, i cittadini comuni che, con fermezza e con fede nella vittoria, sopportano le inevitabili difficoltà della nostra guerra patriottica non dichiarata”, Plotnitskij ha confermato di essere di nuovo “in pieno regime e fedele al giuramento dato al popolo del Donbass nel 2014! Sono con voi, a dispetto di quanto strombazzato dalla propaganda nemica e di qualunque storia essa non abbia raccontato sul mio stato di salute. L’attentato alla mia vita dimostra che ai nemici del Donbass è particolarmente inviso il corso da noi scelto e che stiamo seguendo conseguentemente”.

L’attentato, ha detto Igor Venediktovič, “è una manifestazione non solo di collera impotente, ma anche di livore. Del resto, essi, partiti da condizioni migliori, stanno distruggendo e perdendo tutto. Mentre noi, nonostante tutti i problemi e i pericoli, stiamo costruendo e acquisendo. E’ per questo che essi esplodono contro di noi non solo granate e proiettili, ma anche voci velenose. Fate attenzione a questo”.

Plotnitskij ha poi assicurato di aver “impartito immediatamente tutte le istruzioni necessarie per assicurare la vita quotidiana e la difesa della repubblica. Ora il lavoro governativo continua in regime normale e io conduco regolarmente appuntamenti e riunioni”.

I medici avevano dimesso Plotnitski già nella giornata di domenica, mentre addirittura nella tarda serata di sabato, il giorno dell’attentato, Igor Venediktovič aveva rivolto un radiomessaggio agli abitanti della LNR in cui chiedeva “a tutti di conservare la calma. Non è accaduto nulla di serio. Ma tutti quelli che parlano della mia inidoneità sono traditori e nemici della Repubblica popolare di Lugansk”.

Il presidente della Repubblica popolare di Donetsk, Alexander Zakharčenko, già nella giornata di sabato aveva fatto visita a Plotnitskij e, all’uscita dall’ospedale, aveva ricordato che “in Ucraina già un mese fa avevano dichiarato che stavano preparando un attentato contro di me, Plotnitskij e i nostri Ministri. Quindi, ciò che è accaduto, era da aspettarsi. Per fortuna è passata, le condizioni sono stabili. Sono sicuro che si rimetterà”.

Ad ogni buon conto, fedeli alla loro missione di guerra, anche la notte scorsa le artiglierie ucraine hanno bombardato centri abitati della LNR e della DNR. Edifici distrutti o danneggiati a Stakhanov, per i colpi di mortaio da 120 mm esplosi alle prime luci dell’alba di oggi. I villaggi di Logvinovo, Kalinovka e Lozvoe sono stati colpiti da granate da 120 e 82 mm. Per fortuna, in queste aree non si lamentano vittime. Nella DNR, invece, un miliziano è rimasto ucciso e altri due gravemente feriti, in seguito agli oltre 300 colpi esplosi ieri con artiglierie da 122 e 152 mm e mortai da 82 e 120 mm. Colpite ancora una volta Zajtsevo, Gorlovka, Krasnyj Partizan, Jasinovataja, Spartak, Dokučaevsk, Kominternovo, Sakhanka, e alcuni rioni di Donetsk. Numerosi gli edifici danneggiati, mentre, secondo la ricognizione militare delle milizie, continua il concentramento di mezzi corazzati e blindati ucraini nelle immediate vicinanze della linea del fronte.

Fonte

06/08/2016

L’attentato a Plotnitskij alla vigilia di un attacco ucraino al Donbass?

Fornendo aggiornamenti sulle condizioni di Igor Plotnitskij, il presidente dell’ex parlamento della Novorossija, Oleg Tsarev, nel primissimo pomeriggio aveva raccontato di come, subito dopo l’attentato, i soccorritori disperassero che “potesse arrivare vivo all’ospedale. Era tutto coperto di sangue. Lui stesso stava dicendo addio alla vita. Poi lo hanno ripulito completamente del sangue e riempito di farmaci. Niente di mortale. Molto sangue. Molti tagli. Un barotrauma. Sopravviverà”. Più tardi, lo stesso Tserev, ha fornito un quadro completo della situazione fisica di Plotnitskij, ribadendo che le ferite riportate non costituiscono pericolo di vita. Numerose contusioni ed ematomi, lacerazioni superficiali alla testa, trauma addominale, ferite di scheggia all’avambraccio, numerosissime lesioni superficiali dei tessuti molli, lividi e abrasioni, forte contusione e barotrauma, danni al vitreo e alla cornea, senza pericoli per la vista. “Prive di fondamento”, ha sottolineato Tsarev “le voci diffuse da alcuni media di ferite al fegato e gravi danni a organi vitali”, avendo forse in mente le amene parole scritte su feisbuc dall’ex capo del dipartimento di polizia ucraina per la lotta al narcotraffico, Ilja Kiva, che, con versetti hitleriani, non aveva perso tempo a diffondere la “notizia” della morte di Plotnitskij: “E’ fatta. La carogna è cotta. Bruci all’inferno!”.

Il capo del governo della LNR, Sergej Kozlov, ha qualificato l’attentato a Igor Plotnitskij come atto terroristico, ribadendo che la pista più probabile è quella di sabotatori ucraini. Kozlov ha dichiarato che è stato messo in piedi uno speciale pool investigativo, di cui fanno parte agenti di tutte le strutture di sicurezza della Repubblica. Da parte sua, la portavoce del Ministero per la sicurezza nazionale della LNR, Elena Ljubenko, ha dichiarato che la Commissione mista (Ministero degli interni, Procura generale e Ministero per la sicurezza nazionale) esamina quella di un’azione di sabotaggio ucraina come una delle piste di indagine, accanto ad altre. “Al momento”, ha detto la Ljubenko, “è stato attivato un piano di “cattura” per intercettare gruppi di sabotatori”.

L’agenzia Russkaja Vesna ricorda come, lo scorso aprile, il Ministero per la sicurezza nazionale della Repubblica popolare di Donetsk avesse diffuso una nota in cui si rendeva noto di come il presidente ucraino Petro Poroshenko avesse impartito l’ordine di eliminazione fisica dei leader di DNR e LNR. Nella nota si informava anche di come l’allora capo del Servizio di sicurezza ucraino, Vasilij Gritsak, avesse dichiarato all’ucraino “Korrespondent” che “Zakharčenko, Plotnitskij e altri capi terroristi devono pensare che verrà fatta piazza pulita di loro”.

D’altra parte, il vice decano della Scuola superiore di economia di Mosca e membro del Consiglio russo per gli affari internazionali, Andrej Suzdaltsev, ritiene che l’attentato a Igor Plotnitskij costituisca il tentativo di eliminare il capo della LNR alla vigilia di gravi avvenimenti nel Donbass. Dopo i fatti odierni, secondo Suzdaltsev, ci si deve attendere un acutizzarsi delle situazione nel Donbass e anche la vita di Zakharčenko può esser minacciata. Non si deve dimenticare, ha detto, il crescente concentramento di forze ucraine lungo la linea di separazione: una situazione analoga a un anno fa, quando Poroshenko fu dissuaso dall’attacco da Hollande e Merkel. “Ora la situazione è molto simile” afferma Suzdaltsev; “è concentrata praticamente tutta la parte operativa dell’esercito ucraino, si sono ammassate una gran quantità di munizioni e, di fatto, si sta già combattendo, pur se a bassa intensità. L’inizio delle ostilità è possibile in qualsiasi momento”. Anche all’interno dell’Ucraina, ci sono tutte le condizioni di crisi economico­sociale che spingono Poroshenko alla guerra. E, sottolinea Suzdaltsev, non vanno assolutamente dimenticate le elezioni presidenziali in USA fra tre mesi: “Gli Stati Uniti hanno molti conflitti aperti e nessuno di essi è stato risolto. Ovviamente, sarebbe molto vantaggioso se l’Ucraina, all’improvviso, risolvesse “il problema” per proprio conto. Sarebbe una forte spinta nella campagna di Hillary Clinton”, ha concluso Suzdaltsev.

Il capo della Milizia popolare della LNR, Oleg Anaščenko, ha dichiarato che le “unità della Milizia sono state poste in stato di massima allerta, per respingere possibili provocazioni, sia lungo la linea di separazione al fronte, sia nel resto del paese”.

Fonte

Repubblica di Lugansk. Attentato nazista contro il presidente


Attentato al leader della Repubblica popolare di Lugansk, Igor Plotnitskij. Un ordigno rudimentale, piazzato dietro un palo della illuminazione viaria, è esploso al momento in cui transitava l’auto su cui Plotnitskij viaggiava insieme a due suoi collaboratori. Secondo le prime informazioni, Plotnitskij sarebbe vivo, ma in gravi condizioni; stessa situazione anche per gli altri due passeggeri a bordo della vettura.

Secondo gli ultimi lanci di Interfax, “i medici stanno lottando per salvare la vita di Igor Plotnitskij”.

La versione al momento più accreditata è quella di un’azione di un gruppo di sabotatori ucraini, come indicherebbero alcune tracce rinvenute sul luogo dell’attentato.

Secondo Russkaja Vesna, il capo del Servizio di sicurezza ucraino Jurij Tandit avrebbe confermato, in un intervista a una tv ucraina, che si è trattato di un attentato, evitando ovviamente di entrare nel merito delle versioni sull’accaduto e sui possibili autori. Tandit ha detto di aver ricevuto la notizia “da canali riservati” e, in modo sibillino, ha aggiunto di “essere vicino alle persone che, effettivamente, si trovano ora in gravi condizioni, compreso lui come persona...”, riferendosi con ogni evidenza a Igor Plotnitskij.

Dalla Repubblica popolare di Donetsk fanno sapere che l’attentato contro Plotnitskij non determinerà l’adozione di supplementari speciali misure di sicurezza nella DNR, già di per sé a livelli elevati.

Fonte