Presentazione


Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.
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14/09/2014

Montezemolo aveva già il salvagente pronto: Alitalia

Per qualche deficiente dotato di spirito "nazionale", la sortita di Luca Cordero di Montzemolo davanti alla sfanculata di Sergio Marchionne ("Ferrari non vince da sei anni, nessuno è indispensabile"), era sembrata la dimostrazione che ci poteva essere una borghesia "anti-europea", o se non altro anti-americana. Aveva infatti chiosato a beneficio dei giornalisti "Ormai Fiat è americana...". E chi vuole intendere intendesse.

Si scopre ora - in realtà s'era intuito da qualche giorno - che il buon Luca è in trattative serissime con un altro gigante dell'imprenditoria globale. Certo, non un americano, ma un a ricchissimo arabo come Etihad. Oggetto: la presidenza di Alitalia, o almeno un ruolo di primissimo piano.

Tranquilli: non vedrete Luca con la fascia da kamikaze attendere Sergio all'uscita del Lingotto. Il contratto che sta contrattando è più che buono. Ovviamente.

Tutto è diventato chiarissimo oggi, a Roma, quando ha incontrato il ceo (l'amministratore delegato, in italiano) di Etihad James Hogan (che proprio arabo non è). L'oggetto dell’incontro doveva rimanere rigorosamente segreto, ma dalle parti della nuova azienda di trasporto aereo - o dall'entourage del buon Luca - è stato fatto trapelare il punto centrale: la definizione dei poteri del nuovo numero uno di Alitalia, su cui i soci sono d'accordo già da qualche settimana.

Tutta l'operazione ha una sola incognita: il via libera da Bruxelles. La morte di Alitalia come vettore indipendente, in grado di competere sul mercato globale, era già stata decisa ai tempi del trattato di Maastricht. Ma secondo quello schema, tutto interno all'Unione Europea, sarebbe dovuta diventare una spalla per Air France (così come Iberia per British Airways e SwissAir per Lufthansa). L'ingresso degli arabi su "slot" appetitosi come quelli italiani non è piaciuto in diversi ambienti continentali. Non si possono dunque escludere sorprese "protezionistiche".

Per i padroni di Etihad, che non vogliono neppure pensare all'ipotesi di un veto Ue, resta decisivo completare l'assetto di guida della nuova società, dopo aver scelto Silvano Cassano per la carica di amministratore delegato.

Per il rampollo laterale di casa Agnelli si prospetta comunque un incarico operativo, non solo d'immagine (come ex presidente della Ferrari e di Poltrone Frau è molto noto tra i clienti del lusso globale). Non dovrebbe insomma ricoprire soltanto il ruolo di "volto" della compagnia nel mondo, ma ricevere anche le deleghe operative su marketing e comunicazione aziendale. Le uniche materie su cui la sua esperienza ha effettivamente un valore vero.
Come dicevamo qualche giorno fa, o addirittura a giugno, "Non piangeteci sopra, please". In fondo si è messo in tasca 27 milioni solo per uscire da Maranello...

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10/09/2014

Montezemolo lascia Ferrari, Marchionne prende tutto


«Con effetto il 13 ottobre prossimo a conclusione del festeggiamento dei 60 anni di Ferrari in America. La Presidenza della Ferrari sarà assunta dall’Amministratore Delegato della Fiat, Sergio Marchionne».

Montezemolo era presidente della Ferrari dal 1991, «ha portato l’azienda a conseguire risultati molto importanti sia dal punto di vista economico sia dal punto di vista sportivo. Una lunga storia di grandi successi alla Ferrari dove Montezemolo ha raggiunto traguardi di assoluto rilievo, con un team di eccellenza mondiale».

La nota della Fiat-Fca ammorbidisce i toni dispetto alla brutale rottura pronunciata da Marchionne due giorni fa, ma naturalmente non cambia una decisione che viene da lontano.

Quel che la nota non dice è che una Ferrari che non vince - alla lunga - fa perdere quota al mito. La Ferrari non vince un titolo di Formula Uno da ormai sei anni, nonostante abbia due piloti considerati tra i migliori, sebbene non più giovanissimi.

E il mito ha una sua sporca influenza sul prezzo di ogni singolo veicolo venduto sul mercato. Perché è certamente vero che il marchio è "un mix di tecnologia ed estetica, reputazione e manifattura artigianalizzata", tale da rappresentare "un paradigma della cultura industriale e del saper fare italiano"; ma tutta questa eccellenza deve continuamente nutrirsi di vittorie, altrimenti diventa modernariato. A prezzi troppo cari.

Il bilancio 2013 si è chiuso in ampio attivo, così come quella della "sorella" Maserati. Ma il futuro ha un'altra dimensione. C'è da quotare Ferrari in borsa, magari a Wall Street, visto che "Fiat ormai è americana" (Luca stesso dixit); bisogna riportare dentro Exor (la scatoletta finanziaria di famiglia che controlla tutta la matrioska multinazionale) quote azionarie che dovrebbero subire un'impennata verticale con la quotazione; c'è da vedere se tutte le società del "lusso" interne o vicine a Fiat (compresa la società di Giorgio Armani) possano essere in qualche misura fuse o rese "sinergiche", per conquistare quote più ampie di mercato dai margini altissimi.

Ma, per l'appunto, questi margini si allargano e si restringono nella misura in cui "si vince" anche sportivamente. Quindi Marchionne prende la guida anche di questa fetta di ex Lingotto e dovrà trovare un manager in grado di risollevare l'immagine sportiva del Cavallino. Fuori dalla sua porta si farà presto la fila, ma non è detto che sarà facile fare la scelta giusta. Ossia vincente.

E' il capitalismo multinazionale, bellezza! Il paese d'origine vale solo come suggestione o immagine (nel lusso "made in Italy", però, bisogna fare attenzione a non dare l'impressione che il distacco sia troppo radicale; puoi vendere la Panda anche se è fatta in Polonia, ma se pretendi 300mila euro - minimo - per una quattroruote devi tenerti anche Maranello, o gestire il passaggio con lentezza e attenzione). Suona dunque quasi patetico il lamento di Montezemolo ("ormai Fiat è americana"), spazzato da una logica ferrea che lui stesso ha contribuito a rendere strangolante (è stato anche presidente di Confindustria, non dimentichiamolo).

Si consolerà con una bella liquidazione, che potrà variare dai 14 ai 50 milioni. Non piangeteci sopra, please.

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19/06/2014

Alitalia-Etihad. 2.251 licenziamenti e un'assunzione: Montezemolo

La “nuova” Alitalia araba ancora non è nata, ancora non ha sciolto il nodo degli “esuberi” sbrigativamente dichiarati dall'a.d. uscente Del Torchio, ma già si conosce il suo futuro presidente-immagine: Luca Cordero di Montemolo.

Ieri la compagnia italiana avrebbe inviato una lettera ad Abu Dhabi per ufficializzare l'esito favorevole dell'ultimo cda, che ha dato mandato ai vertici per chiudere un accordo definitivo. Naturalmente, vengono anche accettate senza discussioni tutte le “condizioni” poste da Etihad, a cominciare dai 2.250 licenziamenti immediatamente definitivi (senza passaggio in cassa integrazione o “contratti di solidarietà”, per capirci).

Non secondario neanche il nodo della ristrutturazione del debito pregresso (accumulato in appena cinque anni di “professionale” gestione privata), ma che risulta meno inquietante dopo l'accordo raggiunto con le banche.
Secondo l'Adnkronos ci sarebbe già l'accordo sul nome del presidente della Ferrari, uomo “di prestigio” internazionale, riconosciuto anche dal mondo arabo, utile per dare un tocco di “lusso made in Italy” a una compagnia depressa, scalcagnata e dal futuro incerto. Secondo diverse indiscrezioni, Montezemolo sarebbe intervenuto direttamente nei passaggi più delicati della trattativa per sbloccare alcune situazioni e “facilitare la comprensione tra le parti”. Lui si schermisce, nelle dichiarazioni ufficiali, ma solo perché «L’accordo con Etihad non è ancora chiuso e quindi è assurdo porre il problema di un ruolo in questo momento». Aspettate qualche giorno ancora, insomma... Anche perché il Montezemolo si sente in corsa anche per la presidenza di Unicredit (che vanta ormai a sua volta una forte partecipazione azionaria araba, traite il fondo Aabar).

La trattativa sui licenziamenti dovrà essere chiusa entro la metà di luglio, per esplicita affermazione di Etihad e del ministro delle Infrastrutture, Maurizio Lupi, auto investitosi del ruolo di garante del negoziato. Oggi la trattativa prosegue con i rappresentanti dei piloti e degli assistenti di volo.
La posizione dei sindacati è ufficialmente di chiusura, ma Cgil-Cisl-Uil ci hanno abituato a qualsiasi voltafaccia anche davanti al nulla. Dicono ovviamente di conoscere le linee del piano industriale (servizi, tratte, investimenti, ecc.) prima di parlare di tagli agli organici.

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03/04/2013

La casta nascosta

di Giorgio Cremaschi

Escono i compensi annuali dei super manager. "Le giuste indignazioni contro le ruberie da ladri di polli della casta politica suonano stranamente. Appaiono quasi un depistaggio rispetto ad ingiustizie più grandi..."


Sergio Marchionne sette milioni e mezzo senza i benefit, che potrebbero assommare a ben quindici milioni aggiuntivi.

Oltre cinque milioni e mezzo a Luca Cordero di Montezemolo.

Undici milioni a Giovanni Perissinotto, ex Generali.

Pier Giorgio Peluso, figlio della ministra Cancellieri, ex di Fonsai e ora Telecom, cinque milioni.

Antonio Vinci, ex del Monte dei Paschi, quattro milioni e mezzo.

Franco Bernabè, Telecom, tre milioni.

Enrico Cucchiaini, Intesa San Paolo, tre milioni.


Potremmo andare avanti un bel po' nell'elenco dei guadagni pasquali dei top manager italiani, mentre la maggioranza dei loro concittadini deve tagliare anche le uova di cioccolato e la gita fuori porta.

Questo è il socialismo dei ricchi. Non c'è mercato o crisi che contino. Quelle sono regole che riguardano gli operai e tutti i poveri.

Per i ricchi e la loro casta privilegiata di bravi fattori del capitale, i guadagni sono indipendenti dall'andamento dell'economia.

In questi anni di crisi i manager delle cento maggiori aziende del nostro paese hanno visto aumentare le loro entrate del trenta per cento mediamente. Mentre il PIL del paese calava del sette per cento. I premi di risultato e produttività ci sono solo per gli sfruttatori.

Bertold Brecht scriveva che è molto meglio fondare una banca che rapinarla.

Certo di fronte a questo scandalo legittimato da sua maestà il mercato, le giuste indignazioni contro le ruberie da ladri di polli della casta politica suonano stranamente. Appaiono quasi un depistaggio rispetto ad ingiustizie più grandi e purtroppo sinora accettate.

La democrazia italiana ricomincerà a vivere solo quando lo scandalo popolare colpirà tutte le caste in proporzione al loro peso reale e ai danni effettivi che hanno procurato. Compresa ovviamente la casta intoccabile dei super manager.

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30/12/2012

Elezioni 2013, Montezemolo e il conflitto di interessi delle scatole nere

Ci sono tante ragioni per cui un impegno in politica di Luca Cordero di Montezemolo è poco opportuno nel Paese del conflitto di interessi: i suoi rapporti con la famiglia Agnelli-Elkann (è ancora presidente di Ferrari, controllata di Fiat), la sua recente vicepresidenza dell’Unicredit in quota dei fondi arabi, l’investimento nel più regolato dei business, quello ferroviario, con il Nuovo Trasporto Viaggiatori di cui ha da poco lasciato la presidenza. Ma c’è un’altra storia, solo in apparenza minore, che spiega meglio la tela avvolgente di interessi e tentazioni in cui si troverebbe (meglio dire si troverà) Montezemolo quando la sua associazione Italia Futura diventerà la colonna su cui si regge la lista Monti. La storia è quella della Octo Telematics e delle scatole nere da mettere nelle automobili per ridurre le frodi in caso di incidente.

IL DECRETO - La Octo Telematics è un’azienda di Reggio Emilia in cui il fondo Charme promosso da Montezemolo ha investito nel 2010. E ora, secondo quanto rivelato da Carlo Festa sul Sole 24 Ore, è pronta per essere ceduta al colossale valore di un miliardo di euro, stando alle stime riservate di Goldman Sachs. Le fortune della Octo Telematics, nata nel 2002, derivano dal talento emiliano del fondatore Germano Fanelli, ma le prospettive future sono rosee soprattutto grazie a uno dei ministri più montezemoliani del governo Monti, Corrado Passera. Nell’ultimo bilancio della Octo Telematics si legge che “il mercato assicurativo, nel ramo responsabilità civile auto, sta attraversando una nuova fase in seguito della recente introduzione del decreto legge 24 gennaio 2012 recante disposizioni urgenti per la concorrenza, lo sviluppo delle infrastrutture e la competitività”. E’ il decreto Liberalizzazioni che ha messo le premesse per il boom del mercato delle scatole nere sulle auto come strumento antifrode. All’articolo 32 si legge infatti che se l’assicurato installa la scatola nera sull’auto, tutti i costi sono a carico della compagnia che offre anche una “riduzione significativa” della tariffa, tanto poi si rifà grazie alla riduzione delle frodi e dei costi di contenzioso. Non solo: il decreto lascia la possibilità al ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (oggi inglobato nel superministero dello Sviluppo) di stabilire per quali altri “ulteriori dispositivi” valga questo regime che è forse nell’interesse di tutti, ma i cui beneficiari maggiori sono i produttori della tecnologia richiesta.

L’AFFARE È PRONTO - Infatti nel bilancio della Octo Telematics, alla voce “evoluzione prevedibile della gestione” è indicato praticamente solo l’impatto del decreto grazie al quale “sono in corso negoziazioni con alcuni clienti attuali per adeguare i contratti vigenti al modello di business regolato dalla legge e parimenti sono stati avviati contatti con clienti potenziali che dovranno implementare nel loro portafoglio le polizze telematiche”. La norma governativa è arrivata al momento giusto: un fatturato già considerevole per la Octo Telematics, 70 milioni di euro, è considerato in crescita potenziale da Goldman Sachs fino a 100 milioni. Proprio a gennaio, lo stesso mese del decreto, il fondatore Germano Fanelli e i suoi soci vendono il loro 30 per cento detenuto tramite la MetaSystem alla Octobi, società capogruppo, che così detiene il 90 per cento (tutto in pegno alle banche). La Octobi è controllata al 60 per cento dalla Montezemolo & Partners sgr, con un investimento di 18,5 milioni di euro tramite il fondo di investimento Charme 2 (in cui con Montezemolo ci sono vari soggetti, tra cui il gruppo indiano Tata). Se fossero corrette le valutazioni di Goldman Sachs riportate dal Sole 24 Ore e la Octo Telematics venisse valutata un miliardo, il fondo di Montezemolo potrebbe vendere la sua quota del 90 per cento realizzando una plusvalenza teorica colossale, oltre 880 milioni di euro. Difficile che vada davvero così, ma comunque si prospetta un buon affare. Sempre che al ministero dello Sviluppo non arrivi un ministro poco compiacente che magari cambi le regole sulle scatole nere, rovinando le prospettive della società emiliana. E sempre che Enrico Bondi, il superconsulente ingaggiato da Monti per la spending review e che ora deve vigilare sui conflitti di interesse dei candidati nelle liste montiane, non abbia qualcosa da ridire sulla vicenda (pare poco probabile).

INQUIETUDINI FERROVIARIE - C’è un solo ministro dello Sviluppo che Montezemolo teme davvero ed è Mario Moretti, l’amministratore delegato delle Ferrovie dello Stato che secondo alcuni retroscena giornalistici Pier Luigi Bersani vorrebbe portare al governo. Nei giorni scorsi Massimo Mucchetti, sul Corriere della Sera, ha ipotizzato che dopo le elezioni si affronti la nuova crisi di Alitalia con un’alleanza con le Fs, invece che con una ricapitalizzazione o cedendo le quote dei “patrioti” italiani al partner industriale Air France. Così la concorrenza si ridurrebbe ancora, concentrando i due operatori principali del trasporto (soprattutto sulla redditizia tratta Roma-Milano) a tutto danno della Ntv di Montezemolo. Ieri Alitalia ha smentito ogni ipotesi di alleanza “ in modo assoluto e categorico”. Ma gli azionisti di Ntv, e soprattutto le banche creditrici che hanno in pegno gran parte delle azioni, si sentiranno più rassicurati se la lista Monti sostenuta dalla montezemoliana Italia Futura avrà un buon risultato alle urne. Luca Cordero di Montezemolo probabilmente non sarà candidato, ma se le cose vanno bene (per lui) potrebbe ritrovarsi ministro. Ma se Monti è coerente con le proprie dichiarazioni sulla volontà di evitare conflitti di interesse, Montezemolo non potrà occuparsi di automobili, banche, assicurazioni, giornali, immobili, televisione (la ex compagna produce fiction e lui, dicono le intercettazioni dell’inchiesta P4, faceva il possibile per farla lavorare in Rai). Magari gli daranno il ministero delle Pari opportunità.

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